Confermata l'autenticità del Codice Grolier

Di tutti i codici della Mesoamerica precolombiana, il più discusso è probabilmente il Codice Grolier. Recuperato in Chiapas da saccheggiatori negli anni sessanta, a lungo ha suscitato lo scetticismo degli studiosi, tanto che in passato era quasi un dogma considerarlo un falso.

Le discussioni in merito sono andate avanti per decenni, con i detrattori che ne sottolineavano la provenienza e l'essere il più "brutto" dei Codici Maya sopravvissuti. Persino lo stile veniva messo in discussione.

Non sono mancati anche studi volti a riabilitare la reputazione del codice, ma ora gli studiosi dell'INAH (Instituto Nacional de Antropología e Historia di Città del Messico) confermerebbero - grazie ad analisi chimiche - l'autenticità tanto delle pagine quanto dell'inchiostro utilizzato. Oltre al nero e al rosso, si è riscontrata la presenza ad esempio del blu maya e di pigmenti dalla cocciniglia e dalla resina chapopote.

Non solo, ma si tratterebbe addirittura del più antico tra i documenti precolombiani giunti fino a noi: la datazione al radiocarbonio lo colloca tra il  1021 e il 1054 d. C. Sarebbe proprio l'epoca della realizzazione, un'epoca di crisi in Mesoamerica, ad essere il motivo dietro l'austerità dell'opera.

Il Codice Grolier è stato anche ribattezzato "Códice Maya de México", cioè Codice Maya del Messico. Esso contiene un calendario divinatorio sul ciclo del pianeta Venere, da relazionarsi con il raccolto e con predizioni relative al clima. Temi fondamentali per società agricole del passato.

Il codice conteneva originariamente venti pagine con una larghezza di 12,5 cm e un'altezza di circa 19 cm, ma ne sono pervenute a noi soltanto una decina. La carta utilizzata è nota come amatl, tipicamente utilizzata nella Mesoamerica precolombiana e ricavata a partire dalla corteccia di alberi del genere Ficus.

Si annuncia anche che il Codice sarà esposto a settembre presso il Museo Nacional de Antropología.

Link: INAH, El Universal, NBC via AP.

Pagina 6 dal Codice Grolier, foto da Wikipedia (Maya Civilization – Private Collection; Maya Grolier Codex, Page 6), Pubblico Dominio.


Rovereto: mostra "Il mondo che non c'era"

IL MONDO CHE NON C’ERA
L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue
Fondazione Museo Civico di Rovereto
Palazzo Alberti Poja
1 ottobre 2016 – 6 gennaio 2017

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Vita, costumi e cosmogonie delle culture Meso e Sudamericane prima di Colombo, raccontati da circa 200 opere d’arte.
Arriva a Rovereto, dopo il successo di Firenze, la grande mostra che ci fa conoscere “Il mondo che non c’era”.
Capolavori della Collezione Ligabue ci accompagnano in uno spettacolare viaggio nelle civiltà precolombiane.
Tra la fine del XV e gli albori del XVI secolo l’Europa viene scossa da una scoperta epocale: le “Indie”, “Il mondo che non c’era”. Un evento che scardina la visione culturale del tradizionale asse Roma - Grecia – Oriente; l’incontro di un nuovo continente; l’evento forse più importante nella storia dell’umanità secondo l’antropologo Claude Lévi-Strauss.
Dopo il grande successo ottenuto a Firenze al Museo Archeologico Nazionale giunge alla Fondazione Museo Civico di Rovereto nelle eleganti sale di Palazzo Alberti Poja, dal 1 ottobre 2016 al 6 gennaio 2017, “Il mondo che non c’era” straordinaria esposizione dedicata alle tante e diverse civiltà precolombiane che avevano prosperato per migliaia di anni in quella terra. Un corpus di capolavori - esposti al pubblico in gran parte per la prima volta grazie a questo progetto - espressione delle grandi civiltà della cosiddetta Mesoamerica (gran parte del Messico, Guatemala, Belize, una parte dell’Honduras e del Salvador) e il territorio di Panama. Dagli Olmechi ai Maya, dagli Aztechi ai Coclé.

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Nuovo studio ribadisce l'autenticità del Codice Grolier

7 Settembre 2016
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Da quando fu recuperato da saccheggiatori in Chiapas, negli anni sessanta, il Codice Grolier è stato avvolto nello scetticismo degli studiosi, che ritenevano si trattasse di un falso. Le discussioni in merito sono andate avanti per decenni.

Un nuovo studio, pubblicato su Maya Archaeology, afferma che non solo il codice è un'opera genuina dei Maya, ma che è addirittura il più antico dei codici giunti fino a noi. I professori Stephen Houston, Michael Coe, Mary Miller e Karl Taube hanno rivisto tutte le ricerche disponibili sull'argomento.

Nell'analisi, gli studiosi hanno esaminato tutte le critiche e le analisi degli ultimi cinquant'anni. In passato era quasi un dogma considerare il Codice Grolier come un falso. La datazione al radiocarbonio ha quindi rilevato come il codice sarebbe persino il più antico tra quelli ancora conservati.

Link: Maya ArchaeologyEurekAlert! via Brown University.

Pagina 6 dal Codice Grolier, foto da Wikipedia (Maya Civilization - Private Collection; Maya Grolier Codex, Page 6), Pubblico Dominio.


Un coccodrillo in un monumento in pietra da Lambityeco

1 Settembre 2016

Credit © Linda Nicholas, The Field Museum
Credit © Linda Nicholas, The Field Museum

Scoperto un monumento in pietra che ritrae un coccodrillo, presso l'antica città di Lambityeco (500-850 d. C.), dove sorge l'odierna Tlacolula de Matamoros, nella regione messicana di Oaxaca.

La scoperta è stata effettuata dagli archeologi del Field Museum, e potrà cambiare il punto di vista sul sito scoperto negli anni '60. Durante gli scavi sono emersi affreschi che indicano una stretta correlazione con la vicina Monte Albán, grande insediamento della regione. Dall'altra però i manufatti ritrovati hanno fatto emergere differenze rispetto a quest'ultima città, e si è quindi attribuita Lambityeco a un'epoca successiva. La nuova analisi però ritorna sul punto concludendo che i due insediamenti erano effettivamente contemporanei.

Quando fu fondata, Lambityeco rifletteva l'architettura di Monte Albán, ma poi, durante l'occupazione, non è più possibile verificare questo, il che riflette il crearsi di una distanza tra i due centri. Gli abitanti di Lambityeco volevano probabilmente differenziarsi. Il monumento in pietra col coccodrillo riflette questo cambiamento, poiché fu spostato. Originariamente era parte di una scala del centro civico e cerimoniale della città, ma fu spostato per collocarsi sulla facciata del nuovo edificio, dove continuò ad avere un valore rituale.

Link: EurekAlert! via Field Museum.


Un nuovo codice precolombiano dal retro del Codice Selden

18 Agosto 2016

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Un nuovo codice precolombiano sarebbe emerso, grazie all'imaging iperspettrale, dietro uno strato di gesso e malta sul retro del Codice Selden. La scoperta è stata presentata sul Journal of Archaeological Science: Reports. Già dagli anni cinquanta si sospettava che il codice fosse in realtà un palinsesto, e furono effettuati test invasivi che scoprirono una vaga immagine che poteva accennare a un codice nascosto.

Il Codice Selden è uno dei cinque manoscritti a essere sopravvissuti per i Mixtechi (attuale regione di Oaxaca in Messico), ed è collocato presso la Biblioteca Bodleiana ad Oxford. I codici costituiscono una delle forme più importanti di manufatti per l'area, sebbene purtroppo molto rari: ne sono sopravvissuti meno di venti per il Messico precolombiano e per il primo periodo coloniale.

Finora non si erano utilizzati altri metodi non invasivi per esaminare il manufatto: le pitture organiche utilizzate assorbono i raggi X, escludendo così quella tecnologia. Dopo quattro o cinque anni di tentativi, gli studiosi sono riusciti a rivelare numerose immagini senza danneggiare il reperto, molto vulnerabile. Quanto ritrovato non coinciderebbe con quanto negli altri manoscritti Mixtechi, e la scoperta potrebbe rivelarsi inestimabile per la nostra valutazione dei resti archeologici del Messico meridionale.

Un individuo in particolare comparirebbe con frequenza, ed è rappresentato con una corda contorta e un pugnale di selce. Sarebbe presente pure in altri codici, il Codice Bodley (nella collezione Bodleiana) e il Codice Zouche-Nuttall (nel British Museum). Ulteriori analisi si renderebbero però necessarie per una conferma.

La tecnica dell'imaging iperspettrale fu in origine utilizzata dagli astrofisici per studiare il colore delle stelle, ma è ora utilizzato dai ricercatori per rivelare immagini e testi nascosti e identificare sostanze e pigmenti sconosciuti.

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Allevamento di leporidi a Teotihuacán

17 Agosto 2016

Scultura di leporide dal complesso di Oztoyahualco a Teotihuacán. Credit: F. Botas
Scultura di leporide dal complesso di Oztoyahualco a Teotihuacán. Credit: F. Botas

Secondo un nuovo studio, pubblicato su PLOS One, gli abitanti di Teotihuacán avrebbero allevato lepri e conigli per ricavarne cibo, pelliccia e strumenti in osso.

Analisi dei resti di 134 tra conigli e lepri dall'antica città, confrontati con quelle relative alle moderne specie selvatiche, hanno evidenziato la loro dieta. I primi mostravano prove del consumo di vegetali da coltivazioni umane, ad esempio mais. Gli esemplari con i valori più alti provenivano dal complesso residenziale di Oztoyahualco, dove si sono pure ritrovati segni di macellazione animale e la statua di un leporide.

Poiché grandi mammiferi come capre, mucche o cavalli non erano disponibili per l'allevamento nel Messico preispanico, molti pensano che i Nativi americani non vivessero affatto intense relazioni tra umani e animali, come nel Vecchio Mondo. Risultati come quelli prodotti da questo studio, e verificati per Teotihuacán (che esistette tra l'1 e il 600 d. C. a nord est dell'odierna Città del Messico), dimostrano invece il contrario.

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Nuove interpretazioni per il Mound 72 a Cahokia

5 Agosto 2016

Credit, Graphic: Julie Mahon
Credit, Graphic: Julie Mahon

Un nuovo studio, pubblicato su American Antiquity, ha preso in esame il Mound 72 (Tumulo 72) a Cahokia, confutando alcune precedenti interpretazioni. In particolare, la zona centrale con la sepoltura che si riteneva un monumento al potere maschile (nota come "beaded burial", sepoltura imperlata) presenterebbe invece tanto uomini quanto donne di alto rango.

Il tumulo fu scoperto nel 1967 da Melvin Fowler: contiene 5 fosse comuni (ognuna contenente da 20 a 50 corpi), con dozzine di altri corpi pure seppelliti individualmente o in gruppi, anche direttamente sopra le fosse comuni, per un totale di 270 corpi. Tutte le sepolture sarebbero da datarsi tra il 1000 e il 1200, all'apice della potenza di Cahokia: alcune sarebbero da riferirsi ad individui di alto rango.

Credit, Graphic: Julie Mahon
Credit, Graphic: Julie Mahon

Le interpretazioni di Fowler - relativamente a questi tumuli -divennero allora il modello sul quale tutti gli altri studiosi dell'area si basarono per comprendere lo status, i simbolismi e il ruolo dei sessi. La nuova ricerca rileva come alcune di queste interpretazioni si basassero su informazioni incomplete o erronee, in particolare per la sepoltura centrale di cui sopra. Le due figure centrali non sarebbero due maschi di alto rango circondati dai loro servi, ma un uomo e una donna; inoltre gli individui in totale sarebbero 12 e non 6. La disposizione dei reperti - a formare un uccello - fu riferita alla cultura guerriera maschile; quella che si trova a Cahokia, però, non sarebbe solo una nobiltà esclusivamente maschile, ma che vede la presenza di esponenti dei due sessi, con importanti ruoli per entrambi.

Il simbolismo al Mound 72 sarebbe perciò da riferirsi alla rigenerazione, alla fertilità e all'agricoltura, coerentemente con quanto già noto circa simbolismo e religione a Cahokia. All'arrivo di Spagnoli e Francesi qui, questi ritrovarono una società nella quale tanto gli uomini quanto le donne potevano avere uno status importante.


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Insediamenti precolombiani e immagazzinamento dell'acqua in Amazzonia

28 Aprile 2016

Immagazzinamento dell'acqua oggi, a Bom Futuro. Credit: Per Stenborg
Immagazzinamento dell'acqua oggi, a Bom Futuro. Credit: Per Stenborg

Gli insediamenti precolombiani in Amazzonia non si limitavano a localizzarsi presso fiumi e laghi: ad esempio, nella regione di Santarém in Brasile, la maggior parte dei siti si colloca su di un altopiano.
Grande depressione nel paesaggio agricolo, presso Ramal do Funil. Credit: Per Stenborg
Grande depressione nel paesaggio agricolo, presso Ramal do Funil. Credit: Per Stenborg

Queste conclusioni, frutto di una ricerca decennale da parte di una squadra dell'Università di Goteborg, risultano in contrasto con la tradizionale visione sull'Amazzonia precolombiana, per la quale i villaggi sarebbero esistiti solo lungo i fiumi.
Esempio di ceramica tipica (ceramica Fase Santarém), che si diffuse dal 1300 d. C. Credit: Per Stenborg
Esempio di ceramica tipica (ceramica Fase Santarém), che si diffuse dal 1300 d. C. Credit: Per Stenborg

Si sono ritrovati oltre 110 insediamenti, la maggior parte dei quali sull'Altopiano di Belterra, a sud dell'odierna città di Santarém. Si sono trovate depressioni naturali e artificiali, utilizzate per l'immagazzinamento dell'acqua. Le seconde erano circondate da terrapieni, prodotti con argilla compatta e rifiuti domestici, tra i quali anche cocci di ceramiche e carbonella dai focolari.
È noto che le aree lungo i fiumi sono popolate da migliaia di anni, ma nel periodo tra il 1300 e il 1500 si sarebbero verificati dei grandi cambiamenti nelle comunità preistoriche in questa parte dell'Amazzonia, con significativa crescita della popolazione e nuove forme agricole e di gestione dell'acqua.
Link: AlphaGalileo, EurekAlert! via University of Gothenburg.


Fasi di espansione e crisi nel Sud Ovest nordamericano

1 Aprile 2016

Pueblo Bonito, Chaco Canyon, New Mexico. Credit: Nate Crabtree
Pueblo Bonito, Chaco Canyon, New Mexico. Credit: Nate Crabtree

La scomparsa dei Pueblo dal Colorado sud occidentale costituisce una delle questioni più aperte nell'archeologia del Sud Ovest nordamericano.
Non sarebbe però stata l'unica a verificarsi: nei cinque secoli si sarebbero verificate tre transizioni culturali. I ricercatori hanno pure documentato narrazioni nelle quali i Pueblo si accordavano su canoni, rituali, comportamenti e credenze, per poi verificare un dissolvimento in conseguenza dei cambiamenti climatici (con danni alle coltivazioni) e quindi con l'instabilità sociale derivante.
Siccità di cinque o dieci anni erano in grado di determinare grandi cambiamenti, che avevano conseguenze nel rituale e nel rapporto col sovrannaturale.
Queste le conclusioni di un nuovo studio, pubblicato su Science Advances, che ha preso in esame 29.311 anelli di alberi da oltre mille siti archeologici e per un periodo compreso dal 500 al 1.400 d. C., al fine di ricostruire la coltivazione del mais nel periodo.
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Popolazioni eterogenee e dissenso causarono la fine di Cahokia?

23 Febbraio 2016

Resa artistica delle popolazioni di Cahokia. Credit: Cahokia Mounds State Historic Site
Resa artistica delle popolazioni di Cahokia. Credit: Cahokia Mounds State Historic Site

La fine di Cahokia, la cui storia si colloca nello stato americano dell’Illinois tra il 600 e il 1400 a. C. circa, viene fatta spesso risalire a problemi di carattere ambientale. Secondo i dottori Thomas E. Emerson e Kristin M. Hedman, guardando ai fattori ambientali non si troverebbe alcuna "pistola fumante".
Gli autori sospettano invece come responsabili i conflitti interni, causato da fazioni sociali, politiche, etniche e religiose. Nuove prove di carattere bioarcheologico, infatti, evidenzierebbero che fino a un terzo degli abitanti di Cahokia era rappresentato da immigranti con origini culturali, etniche e forse linguistiche differenti da quelle delle popolazioni locali. Una popolazione eterogenea, un fallimento nell'unificazione e il dissenso sarebbero dunque da vedersi come possibili cause della fine di Cahokia.
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