Getty Museum sigla accordo per restituzione statua Zeus in trono I secolo a. C.

FRANCESCHINI, IL GETTY MUSEUM SIGLA ACCORDO CON L’ITALIA PER LA RESTITUZIONE DELLO ZEUS IN TRONO RIENTRA A NAPOLI STATUA DEL I SECOLO A.C.

Statua di Zeus in trono, artista sconosciuto, Grecia, 100 a.C. circa.
Il J. Paul Getty Museum di Malibu ha annunciato oggi la restituzione volontaria di una statuetta in marmo raffigurante Zeus databile intorno al 100 a.C. acquistata dal museo nel 1992.
Il Getty ha preso la decisione di restituire la scultura di Zeus in trono, alta 74 centimetri, recependo le informazioni fornite dalle autorità italiane corroborate dalla recente scoperta di un frammento della statua. La scultura potrebbe essere stata oggetto di culto in una cappella privata di una ricca dimora greca o romana. Le pesanti incrostazioni marine che in parte la ricoprono fanno supporre un prolungato periodo di immersione in mare. Il lato sinistro della statua, intatto, era probabilmente immerso nella sabbia e perciò protetto.
“Il ritorno dello Zeus in trono – dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini - restituisce all’Italia un reperto che è parte integrante del patrimonio culturale nazionale. La statua verrà esposta in un primo momento al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per poi venir destinata, una volta determinatane l’esatta provenienza, alla comunità alla quale è stata illecitamente sottratta”.
“Siamo felici di riportare lo Zeus in trono a casa – dichiara il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Nunzio Fragliasso – e di poterlo condividere con i cittadini italiani e i visitatori che giungono da tutto il mondo per apprendere la storia e la cultura del nostro Paese”.
“Il Getty da’ un grande valore alle sue relazioni con i colleghi italiani nei musei e in altri settori culturali” – ha dichiarato il direttore del J. Paul Getty Museum, Timothy Potts – “La decisione di restituire questo reperto da un lato prosegue la nostra pratica di collaborazione con il Ministero per risolvere questioni riguardanti la provenienza e la proprietà di opere della nostra collezione in maniera tale da rispondere a ogni nuova informazione disponibile e dall’altro lato rispetta la buona fede e la missione culturale di entrambe le parti”.
L’antica scultura è stata consegnata oggi alle autorità italiane presso la Villa Getty alla presenza del Console Generale italiano a Los Angeles, Antonio Verde, che si è complimentato con la decisione del museo di restituire il reperto: “E’ meraviglioso che il Getty abbia una relazione così positiva con l’Italia, sia riguardo alle restituzioni di opere d’arte che alle mostre speciali e ai prestiti che espongono capolavori italiani al museo”.
Roma, 13 giugno 2017
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone


8 cantieri di scavo nel Parco Archeologico di Pompei

“NUOVI SCAVI E RICERCHE NEL PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI”
Nuove tracce nella storia della antica città. Per la prima volta un’indagine così estesa nell’area archeologica: 8 i cantieri di scavo


Pompei e la ricerca: nuovi tasselli per la storia di Pompei emergono attraverso studi e ricerche negli spazi pubblici e nei luoghi di culto della città antica. Dalla primavera di quest’anno sono iniziati i nuovi cantieri di scavo che stanno interessando ben 8 aree di indagine all’interno del perimetro del sito, oltre al cantiere di scavo nel suburbio meridionale.

Si tratta del Foro, dell’Insula Occidentalis, della Torre di Mercurio con le mura antiche, della  Schola Armaturarum  e delle aree sacre del Santuario di Apollo, del Foro Triangolare, del Tempio di Iside e del Santuario extraurbano del Fondo Iozzino. Di particolare rilievo nei luoghi di culto, le ricerche finalizzate a ricostruire l’aspetto del sacro e l’urbanistica della Pompei più antica.

La presenza di aree transennate che il pubblico incontrerà, sarà dunque connessa a tali interventi che prevederanno, in talune occasioni, l’illustrazione da parte degli archeologi delle attività svolte.

In attesa del grande cantiere che interesserà tutti i fronti di scavo, oggetto di consolidamento e che vedrà il dissotterramento di un’intera porzione di area sepolta della Regio V, le indagini  in corso stanno portando alla luce dati significativi per la conoscenza della città antica, e che risultano altresì indispensabili per la definizione di nuove strategie di conservazione e valorizzazione.

Tre i cantieri già avviati da metà marzo/aprile: l’Insula Occidentalis, la Torre di Mercurio e le relative mura, il Santuario del Fondo Iozzino.
L’Insula  Occidentalis corrisponde al settore ovest di Pompei, compreso tra Porta Ercolano e Porta Marina,. L’area  di indagine si  concentra  nella zona  della  Regio VI, in  corrispondenza della cosiddetta Casa del Leone. Dalle prime indagini si è potuta confermare la presenza di un portico di considerevoli dimensioni posto all'esterno della linea delle mura, in relazione alla Casa del Leone, già indagato in età borbonica, del quale si erano perse le tracce, in quanto parzialmente nascosto anche dal cumulo borbonico, nonché ambienti mosaicati mai esplorati. Tale scoperta fornisce nuovi elementi alla definizione del progetto urbanistico che caratterizzava questo versante della città con un sistema di case-villa a ridosso della cinta muraria, in posizione panoramica verso il mare. Le indagini sono finalizzate anche a individuare un accesso idoneo al museo di reperti organici di prossima realizzazione.
Le antiche mura nei pressi della Torre di Mercurio. In quest’area sono stati riaperti due saggi già condotti nel 1927-29  da Amedeo Maiuri, allo scopo di sondare le fasi più antiche della fortificazione della città e il suo impianto urbanistico. Particolarmente interessanti sono le tracce dei solchi delle macchine da guerra utilizzate per difesa durante l’attacco di Silla dell’89 a.C., emerse lungo il camminamento di ronda. Mentre nel luogo dell’altro saggio è venuta alla luce la fondazione della cortina a lastre di calcare di impianto greco.
Nel suburbio di Pompei, nel pieno centro della città moderna, sono riprese le indagini archeologiche nel Santuario del Fondo Iozzino. L’area, un tempo cava di estrazione del lapillo di proprietà Iozzino, indagata a più riprese a partire dal 1960, ha visto dal 2014 l’avvio  di una ricerca approfondita e continuativa che ha  portato alla scoperta  di una ricca messe di offerte votive, con testimonianze epigrafiche in lingua etrusca che  hanno  gettato  nuova  luce  sulla  Pompei  arcaica,  restituendo  quello  che  al  momento  è  il  più  ricco repertorio di iscrizioni etrusche della Campania.

Da pochi giorni sono inoltre partiti i cantieri nei principali luoghi di culto all’interno di Pompei: il Santuario di Apollo, il Tempio di Iside e il Foro Triangolare. Lo studio degli spazi sacri,  grazie ad un accordo stipulato dal Parco Archeologico di Pompei con un gruppo di Università e Istituzioni, sta consentendo una lettura nuova circa l’ utilizzo di questi spazi  e le forme di frequentazione rituale in periodo arcaico e nella successiva epoca romana.
Il Santuario  di Apollo, già alla quarta campagna di scavo condotta in collaborazione con l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, si affianca in parallelo alle ricerche che con l’Università Federico II si stanno conducendo presso il Santuario di Atena nel Foro Triangolare. Già nelle precedenti campagne era emerso un tratto di strada, presente per tutto il periodo arcaico fino a quello ellenistico, di cui si era da sempre ignorata l’esistenza in quanto scomparso nel periodo di monumentalizzazione dell’area del Foro. L’attuale scavo, invece,  interesserà l’area centrale del tempio, ovvero gli spazi rituali attorno all’altare. Gli studi condotti finora hanno già fornito sorprendenti elementi relativi ai momenti rituali che dal Santuario si estendevano al Foro con l’organizzazione dei giochi in onore di Apollo.

Al Foro Triangolare gli scavi si stanno concentrando in punti diversi dell’area sacra, nell’Heroon (luogo sacro di sepoltura di Ercole, mitico fondatore della città) e all’interno del portico occidentale. A ridosso di quest’area già indagata, le nuove ricerche hanno portato alla luce un grande pozzo ovale, profondo circa 4,5 m, comunicante con una cisterna  coperta da una volta a botte. Numerosissimi gli ex-voto rinvenuti nell’area, tra i quali una miriade di vasetti miniaturistici offerti alla dea Atena che qui presiedeva ai passaggi di status di fanciulle e fanciulli pompeiani.
Il Santuario di Iside, fu l’unico tempio interamente ricostruito dopo il terremoto del 62 d.C. e come tale, nella sua interezza, si restituiva  agli scavatori  del XVIII secolo, fornendo un modello chiaro dello spazio rituale di un tempio antico.
Anche il Foro è oggetto di campagne di scavo condotte in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, che sta concentrando le ricerche sul Capitolium (Tempio di Giove) per approfondire la storia urbana di Pompei in relazione alle trasformazioni dell’area del Foro a seguito della sua monumentalizzazione nel corso del tempo. I dati appena emersi gettano luce sul cuore della Pompei pre-romana.
E non ultima, la Schola Armaturarum che, a poco più di 100 anni dalla sua scoperta, torna ad essere scavata.  Il suo carattere pubblico militare fu fin dall’inizio chiaro per via delle grandi dimensioni e della sua decorazione ( i trofei all'ingresso, poi danneggiati dal bombardamento del 1943, e le figure alate e armate che decorano le pareti). Tuttavia la sua esatta destinazione, deposito di armi o scuola di formazione della gioventù pompeiana, continua a non essere chiara. Lo scavo degli ambienti retrostanti ha come obiettivo quello di  chiarire tali aspetti.
“Le attività di studio e ricerca archeologica – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna - costituiscono la base imprescindibile delle attività di tutela e valorizzazione, in quanto solo la conoscenza approfondita del contesto archeologico può garantirne la corretta salvaguardia nel tempo. Gli scavi in corso si concluderanno entro l’estate e i numerosissimi reperti rinvenuti  saranno esposti all’Antiquarium al termine delle mostre temporanee attualmente in corso. “

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Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Ritornati in Siria i due busti di Palmira restaurati dall'ISCR

RITORNATI IN SIRIA I DUE BUSTI DI PALMIRA RESTAURATI DALL’ISCR
Franceschini, restauro dimostra eccellenza italiana

Hanno fatto rientro in Siria i due busti in alto rilievo provenienti dal Museo Nazionale di Palmira e consegnati all’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo al termine dell’esposizione nella mostra Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmira tenutasi al Colosseo dal 7 ottobre all’11 dicembre scorso.
Le due opere, vandalizzate dalle milizie di Daesh durante l’occupazione del sito archeologico, sono state sottoposte a un intervento conservativo ad elevata tecnologia presso il laboratorio di restauro dei materiali lapidei nella sede di San Michele a Ripa, dove ampie porzioni di modellato, dopo un’accurata campagna diagnostica condotta con le tecniche più avanzate, sono state ricostruite in virtuale e poi, tramite stampa in 3D, riprodotte per sinterizzazioni di polveri e ancorate all’originale con vincolo reversibile.
“I tecnici dell’Istituto Centrale per la Conservazione e il Restauro – dichiara il Ministro Dario Franceschini - hanno terminato mirabilmente il restauro dei due busti di Palmira sfregiati dalla violenza distruttrice dell'ISIS. Questo importante restauro, che ha coinvolto l’alta professionalità, la dedizione e la passione espressa dai tecnici dell’ISCR, ha avuto un’ampia eco nazionale e internazionale ed è stato il  frutto di una complessa operazione diplomatica, favorita anche dall’associazione Incontro di Civiltà guidata da Francesco Rutelli, capace di dimostrare l’affidabilità e la serietà del nostro Paese e l’eccellenza riconosciuta a livello internazionale dei nostri istituti di restauro. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questo delicato lavoro permettendo di sottrarre all’oblio iconoclasta due opere di inestimabile valore”.
Nelle foto di Edoardo Loliva dell’ISCR di seguito riportate è possibile ammirare il risultato finale del restauro e confrontarlo con le immagini che documentano la devastazione subita e lo stato di conservazione delle opere al loro arrivo in laboratorio.
 
Roma, 28 febbraio 2017
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Pompei: cedimento porzione muro casa del Pressorio di terracotta


27 Gennaio 2017
Nel corso dei sopralluoghi del personale di custodia di questa mattina è stato rilevato il cedimento di una porzione di muro di circa 1,5  mq,  pertinente alla parete non affrescata di un cubicolo che affaccia sull’atrio di una domus chiusa al pubblico, nota come la casa del Pressorio di terracotta, posta sulla via dell’Abbondanza al civico 22 (Insula IV) della Regio I.  Sono in corso i sopralluoghi dei tecnici e dei Carabinieri di Torre Annunziata per le verifiche del caso.
La Regio I  assieme alla Regio II sono le ultime Regiones  del sito di Pompei, nelle quali deve avviarsi la messa in sicurezza prevista dal Grande Progetto Pompei. Gli interventi che interessano la zona sono sospesi a causa di un ricorso al Tar. In tutte le altre Regiones la messa in sicurezza è stata portata a compimento e ha consentito la riapertura di tutte le reti viarie relative, oltre alla restituzione alla fruizione di domus, nella maggior parte dei casi anche restaurate. All’inizio di marzo sarà inaugurata la Regio VII dove sono in corso di rifinitura gli interventi a completamento della messa in sicurezza, e saranno aperte per la prima volta al pubblico le case dell’Orso ferito e  di Sirico, quest’ultima oggetto anche  di restauro architettonico. Le messe in sicurezza del Grande Progetto Pompei sono lo strumento più efficace di tutela applicata all’intero sito. Il loro completamento, con le Regio I e II, permetterà in futuro di evitare il ripetersi di simili episodi.
Foto e immagine da UFFICIO STAMPA Soprintendenza Pompei
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Inaugurazione dell'Area Archeologica dell’Antica Lavinium

Inaugurazione dell'Area Archeologica dell’Antica Lavinium

Un’importante azione di tutela e valorizzazione giunge oggi a compimento nell’antica città di Lavinium, oggetto di estese e pluriennali campagne di scavo e interventi di restauro della Sapienza-Università di Roma e del Mibact. L’area archeologica meridionale con il complesso sacro dei XIII altari riapre al pubblico in un rinnovato percorso di visita.
Lavinium si trova nei pressi del Borgo di Pratica di Mare, all'interno della tenuta agricola di proprietà dei Principi Borghese, un’oasi naturalistica di suggestiva bellezza.
I celebri XIII altari, eretti nell'ampia vallata in prossimità della grande laguna lavinate tra il VI e l’IV secolo a.C., si mostrano al visitatore in tutta la loro monumentalità che, in tempi lontani, doveva essere ancor più sottolineata dal colore rosso con cui erano dipinti. La luce solare colpiva gli altari, orientati nella direzione est-ovest, in maniera particolarmente suggestiva all’alba e al tramonto, creando forti zone d'ombra e rafforzando il colore acceso, tanto da accrescere l’intensa sacralità al complesso. L’ultima campagna di scavo ha messo in luce un quattordicesimo altare, già restaurato e reso visitabile. Il nuovo allestimento didattico dell’Antiquarium dei XIII altari, realizzato con il contributo della Soc. Fòndaco, è arricchito dall’opera fotografica “Il Mare di Enea” di Nico Marziali.
L’Heroon di Enea, un tumulo di circa 18 metri di diametro risalente al VII sec.a.C., è dalla leggenda identificato come la sepoltura di Enea, eroe fuggitivo da Troia in fiamme e fondatore della città di Lavinium, dopo aver sposato Lavinia, figlia del locale re Latino.
L’obiettivo della Soprintendenza è stato quello di realizzare un'area archeologica che, nel rispetto dell’ambiente naturale, facilitasse la riconoscibilità e la leggibilità degli antichi resti e del mito che li ha resi racconto. Tutto questo anche grazie al contributo della Soc. Johnson&Johnson Medical che, utilizzando la formula “Art Bonus”, ha reso il sito uno dei primi beneficiari di una erogazione liberale per il sostegno della cultura, come previsto dalla legge, D.L. 31.5.2014, n. 83 (http://artbonus.gov.it/i-luoghi-di-enea.html). L’evento di inaugurazione sarà l’occasione per la stipula di un protocollo d’intesa tra Soprintendenza e Comune di Pomezia che prevede l’inserimento del Museo Lavinium e dei suoi percorsi didattici nella “rete” di conoscenza del territorio. Una importante riappropriazione del passato, per un futuro più consapevole.

Adattato da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Heroon di Enea, foto di Mac9, da WikipediaCC BY-SA 4.0.
Santuario delle XIII Are, foto di Mac9, da WikipediaCC BY-SA 4.0.


Pompei: messa in sicurezza Regio V e IX, nuove domus visitabili

COMPLETATA LA MESSA IN SICUREZZA DELLA REGIO V E IX (50 MILA METRI QUADRI)
NUOVE DOMUS VISITABILI E UN NUOVO SCAVO

Casa di Obellio Firmino
Il piccolo Lupanare, la casa di Obellio Firmo, la casa di Marco Lucrezio Frontone ma anche lo scavo inedito di un ambiente totalmente occultato dal terreno. Sono gli altri tesori che Pompei restituisce alla fruizione, al termine del grande lavoro di completamento degli interventi di messa in sicurezza delle Regiones V e IX realizzati nell’ambito del Grande Progetto Pompei dalla Soprintendenza e dalla Direzione Generale del GPP con le risorse POIn 2007-2013 e PON 2014-2020.  Un’area di 50mila metri quadrati, che si estendeva tra il centro e il confine settentrionale della città antica, ora interamente percorribile.
Piccolo Lupanare
Piccolo Lupanare
I lavori della messa in sicurezza hanno interessato le murature (integrazione di lacune e mancanze, stilatura dei giunti, revisione delle creste murarie, manutenzione o sostituzione di piattabande), gli apparati decorativi (pulizia, consolidamento, piccole integrazioni, sostituzione di materiali non idonei di vecchi restauri), oltre a prevedere interventi su strade e marciapiedi, cancelli e coperture, consentendo anche di conoscere e documentare dettagli finora ignoti delle aree interessate.
Piccolo Lupanare
Piccolo Lupanare
In particolare tra le novità di questo grande cantiere, vi è la messa in luce di due edifici vicini, ma distinti: una domus e un impianto commerciale adibito in epoche diverse all’attività prima di panificio (pistrinum) e in una seconda fase di lavanderia (Fullonica).
Atrio casa Obellio Firmo
Atrio casa Obellio Firmo
Gli interventi strutturali sulle murature più compromesse hanno, invece, consentito la rimozione di puntellature che impedivano l’accesso a strade e case finora irraggiungibili, e  finalmente resi accessibili gli edifici del piccolo lupanare (Regio IX, insula 5, 16),  custode di un’altra serie di affreschi erotici in uno degli ambienti,  la maestosa Casa di Obellio Firmo ( Regio IX insula 14 civico 4) aperta sul decumano di Via di Nola e   la casa  di Marco Lucrezio Frontone (Regio V) completata con il restauro  dell’ambiente triclinare, con lo splendido affresco che raffigura l’uccisione di Neottolemo da parte di Oreste.
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Domus di M. Obellio Firmo (IX 14, 3-4)
La dimora, tra le più grandi e articolate di Pompei, si apre sul lato meridionale di uno dei decumani maggiori, via di Nola.
Una famiglia aristocratica vi abitò: l'ultimo proprietario fu M. Obellius Firmus, il cui nome era iscritto nell'angolo N-O del peristilio. Il padre veniva menzionato nelle tavolette cerate rinvenute nella casa del banchiere Cecilio Giocondo. Simbolo della ricchezza è la cassaforte in bronzo e ferro rinvenuta nell'atrio.
La casa si articola su due ingressi, dei quali il più grandioso, chiuso da un poderoso portone, è quello posto al n. 4, aperto su un monumentale atrio a quattro colonne in tufo che raggiungono un'altezza di 7,20 m. Visibile anche dalla strada, a ribadire lo status sociale della famiglia, arredava l'atrio un gruppo di arredo composto dal cartibulum (tavolo) in marmo, un monopodio di sostegno per una statuetta e un bacino su sostegno scanalato.
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Un atrio secondario era destinato all'accoglienza dei clientes: sedili in muratura arredavano l'ambiente. Al suo ingresso si ripararono cinque individui in fuga durante l'eruzione del 79 d.C., come attestano i resti scheletrici messi in luce. Su questo atrio gravitava anche il settore privato della casa, con la cucina e il piccolo quartiere termale, tra i più antichi di Pompei.
I due atri affacciano sull'ampio peristilio circondato su tre lati da un colonnato dorico in tufo. Nel braccio di fondo del peristilio si apre l'oecus, sala di rappresentanza, con la bellissima decorazione parietale; nello zoccolo un paesaggio lacustre, e due quadri di soggetto religioso: l'uno con donne offerenti presso una tomba, l'altro raffigurante Cibele con timpano sotto al braccio.
L'esame delle decorazioni attesta due fasi distinte: una prima, a cui si riferiscono alcuni affreschi in I Stile (prima metà del I sec. a.C.), e una di II Stile, risalente a circa 50 anni più tardi, quando la casa modificò verosimilmente l'articolazione planimetrica e il ciclo pittorico adeguato alle nuove mode: in alcuni ambienti il ciclo pittorico di II Stile si mescola a interessanti graffiti di argomento gladiatorio.
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Domus di Marco Lucrezio Frontone (V 4, A)
Su uno dei vicoli perpendicolari al decumano di Via di Nola si apre una raffinata abitazione, datata al II sec. a.C. e attribuita, grazie alle iscrizioni elettorali rinvenute durante gli scavi, a Marcus Lucretius Fronto che aveva intrapreso una brillante carriera politica, candidandosi alle principali cariche pubbliche della città. Sebbene di modeste dimensioni (circa 460 m²) la domus vanta un apparato decorativo di notevole qualità, attribuibile per la maggior parte al III stile finale e ricco di rimandi intellettuali degni dello status sociale del proprietario. Il fulcro planimetrico dell’abitazione è rappresentato dall’allineamento atrio-tablino, in cui spicca l’elegante decorazione ad affresco su fondo nero, con quadretti raffiguranti immaginarie ville marittime che affiancano i quadri principali: quello con il trionfo di Bacco e Arianna (lato destro) e quello con gli amori di Venere e Marte (lato sinistro). A fianco del tablino si apre un piccolo cubicolo sulle cui pareti, di colore giallo ocra intenso, amorini in volo fanno da contorno a due scene moraleggianti in cui si riconoscono Narciso e Perona, rappresentata mentre allatta il vecchio padre Micone per salvarlo dalla morte a cui era stato condannato. L’esempio di amore filiale del mito proposto è celebrato dai distici elegiaci dipinti nell’angolo superiore sinistro della composizione che recitano: “triste pudore fuso con pietà”.
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I ritratti di fanciulli nella coppia di medaglioni dipinti ai lati dell’ingresso suggeriscono di identificare l’ambiente con la camera dei figli del proprietario a cui probabilmente erano rivolti i due esempi di insidia e virtù dell’età giovanile. Sul lato sud dell’atrio si apre un secondo cubicolo forse di pertinenza della domina per l’atmosfera tipicamente femminile dei soggetti rappresentati; sul quadro della parete destra Arianna porge a Teseo il filo che gli consentirà di uscire dal labirinto visibile sullo sfondo, mentre sul lato opposto è raffigurata una scena di toelette di Venere. A conclusione dei lavori di Messa in Sicurezza viene riaperto e restituito alla fruizione della Casa il grande triclinio, affacciato sull’atrio, in cui campeggia il quadro con l’episodio dell’uccisione di Neottolemo per mano di Oreste davanti al tempio di Apollo a Delfi. La parte posteriore della casa è occupata dal quartierino di servizio, con cucina e latrina, dal viridario e da un portico con tre colonne su cui si affacciano diversi ambienti di soggiorno. Da uno di essi provengono gli scheletri di cinque adulti e tre bambini schiacciati dal crollo del tetto durante l’eruzione che distrusse la città nel 79 d.C. Sulle pareti del giardino è ancora visibile l’affresco con scena di paradeisos in cui si articolano episodi di caccia tra belve (leoni, pantere e orsi) e animali domestici (tori, buoi, cavalli). Sul lato sud del dipinto l’animale contro cui si avventa il leone, forse un orso, è stato danneggiato dal foro praticato dagli scavatori antichi detti cunicolari.
Regio IX, insula 3: nuovi edifici.
Impianto commerciale (n. 21) e domus (n. 22)
Sono stati messi in luce due distinti edifici, ciascuno servito da un ingresso accessibile dal Vicolo di Tesmo (civici 21, a sud, e 22, a nord), con uguale orientamento e analoga articolazione planimetrica, oltre che dimensionale.
L'edificio 21 si apriva su un atrio sul quale affacciavano, a sinistra, cucina e latrina, sugli altri lati cubicula e tablinum; sul fondo si apriva il giardino.
Il pavimento in basoli, individuato in diversi parti dell’edificio al civico 21, unitamente ad altri elementi quali, ad esempio, la meta di una macina in uno dei vani, attestano la trasformazione di questa casa in un panificio (pistrinum); contestualmente a questa trasformazione, a causa delle nuove esigenze, si intervenne in due modi: aprendo un più ampio ingresso lungo il lato est dell’insula e articolando diversamente gli ambienti. A una seconda fase appartiene l’ulteriore trasformazione del pistrinum in un'officina di fulloni, lavoratori che si occupavano di lavare e smacchiare le vesti (fullonica). In questo periodo si realizza un vano con vasca e annesso lavatoio, mentre, all’ingresso dell’edificio, si colloca un contenitore per la raccolta delle urine, il quale mostra il reimpiego, come base d’appoggio, di un catillus delle macine e, infine, la disposizione accanto alla soglia di un orinatoio. Sempre in questo stesso periodo s’innalzano le quote pavimentali, mentre un battuto in lavapesta copre il piano pavimentale a basoli del pistrinum.
L'edificio al 22 è una domus articolata in atrio e peristilio. Il terremoto del 62 d.C. costituisce un momento di profondo cambiamento: s’interviene modificando l’apparato decorativo. Gli affreschi di IV stile degli ambienti del civico 22 risalgono probabilmente a questo momento, mentre i pavimenti in signinum attestano l'impianto più antico.
A ridosso dell’eruzione del 79 avviene l’ultima trasformazione dei due edifici: i muri di entrambe le strutture, abbandonate forse a causa di ulteriori danneggiamenti legati a nuovi eventi sismici, vengono rasati, si chiude l’ingresso al civico 21 mediante l'impiego di blocchi in calcare, si ostruisce il passaggio tra alcuni vani e l’intera area è adibita a deposito di scarti di costruzione, così come la ritroverà Giuseppe Fiorelli circa ottocento anni dopo.
Regio V
Regio V
Pompei, 07/12/2016
fonte dati:
UFFICIO STAMPA Soprintendenza Pompei

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Pompei: apre al pubblico la Casa dei Mosaici Geometrici dopo i restauri

APRE AL PUBBLICO LA CASA DEI MOSAICI GEOMETRICI  AL TERMINE DEI RESTAURI
 
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Mercoledì 16 novembre un’ulteriore Domus pompeiana è stata restituita al pubblico. La Casa dei Mosaici Geometrici (Regio VIII), così denominata per la ricca decorazione pavimentale con mosaici a tessere bianche e nere su motivi a labirinto e a scacchiera, apre al termine degli interventi di restauro. Si tratta di una delle più grandi Domus di Pompei con più di 60 ambienti su una superficie di 3000 mq e una scenografica disposizione a terrazze panoramiche. La casa è stata oggetto, assieme al Comitiume agli edifici municipali che affacciano sul Foro, anch’essi restituiti al pubblico, di interventi di restauro degli apparati decorativi nell’ambito del Grande Progetto Pompei.

Testo dall'UFFICIO STAMPA Soprintendenza Pompei, adattato.

Le rovine di Pompei, foto di McLillo, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Nightscream.


La famosa “Tomba del Tuffatore” di Paestum non è più sola

La famosa “Tomba del Tuffatore” di Paestum non è più sola
Scoperta archeologica suggerisce legami con architettura templare

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Il Parco Archeologico di Paestum in Italia (circa 100 km a Sud di Napoli) annuncia un’importante novità sulla celeberrima Tomba del Tuffatore, trovata nei pressi della colonia greca di Poseidonia-Paestum e datata agli anni intorno al 480/70 a.C. La tomba, unica nel suo genere e fonte di ispirazione per artisti e scrittori come Eugenio Montale e Claude Lanzmann, finora era considerata come un reperto isolato. Mentre alcuni studiosi ne vedevano un singolare esempio della (perduta) pittura greca di grandi dimensioni, altri sostenevano che si trattava di una tomba ispirata dalla pittura etrusca o persino di un sepoltura di un etrusco a Paestum.
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Secondo i dati acquisiti di recente, la Tomba del Tuffatore si inserisce invece in una tradizione locale, ricostruibile grazie ad altre tombe custodite nel deposito del Museo di Paestum. Tra esse, è soprattutto la “Tomba delle Palmette” a gettare nuova luce sulla Tomba del Tuffatore, dal momento che presenta sul coperchio la stessa cornice con quattro palmette negli angoli come la Tomba del Tuffatore – manca solo il Tuffatore.
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“Possiamo a questo punto scartare l’ipotesi secondo la quale la Tomba del Tuffatore sarebbe il risultato di un intervento di artigiani etruschi. La Tomba delle Palmette ci fa capire che a Paestum esisteva una produzione locale di cui la Tomba del Tuffatore rappresenta l’ultima, la più audace e splendida, innovazione” spiega il direttore del Parco Archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel.
Gli archeologi adesso eseguiranno ulteriori analisi per comprendere meglio le tecniche e le tradizioni artistiche e soprattutto il legame tra pitture tombali e architettura templare. “Abbiamo il sospetto che gli autori delle decorazioni di queste tombe e dei templi siano gli stessi”, dice Zuchtriegel, “ma aspettiamo i risultati degli esami archeometrici  per averne la certezza.”
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Nel frattempo riprendono anche gli scavi nell’abitato antico, intorno ai templi dorici di VI-V sec. a.C.
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Pompei attraverso i social network

I SEGRETI DI POMPEI ATTRAVERSO I SOCIAL I CANTIERI IN CORSO, LE CURIOSITÀ DEL SITO, I DIETRO LE QUINTE DEL LAVORO QUOTIDIANO, LE IMMAGINI E LE STORIE PIÙ BELLE DI POMPEI IN PICCOLI RACCONTI
GRANDE SUCCESSO DI PUBBLICO A SEI MESI DAL LANCIO

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6mila fan su Facebook, più di 2000 su Twitter e Instagram, quasi duecento nuovi utenti al giorno che entrano in contatto con i social della Soprintendenza, una forte presenza di pubblico femminile (58%), su una rete di provenienza mondiale. Pompei, a sei mesi dall’avvio delle piattaforme social registra una più che soddisfacente crescita di interesse da parte del pubblico virtuale, ovvero da parte di quegli utenti  che sono già stati o verranno in visita al sito. Questo nuovo canale di comunicazione, obbligato e più adeguato ai tempi correnti, non poteva non coinvolgere il sito di Pompei allo scopo di comunicare in tempi veloci le varie attività della Soprintendenza oltre che divulgare la bellezza del luogo e della sua storia attraverso il racconto, soprattutto per immagini, del sito e puntando a coinvolgere fasce trasversali di pubblico di ogni età, provenienza e background culturale.
E dunque attraverso i  principali canali social Facebook, Twitter e Instagram (https://www.facebook.com/Pompeii-Soprintendenza; https://twitter.com/pompeii_sites; http://instagram.com/pompeiisites/ ) che si aggiungono al sito internet www.pompeiisites.org, la Soprintendenza mantenendo una linea scientifica, racconta delle attività in corso, dei cantieri di restauro, delle riaperture al pubblico di edifici restaurati e svela luoghi nascosti o prospettive particolari del sito. L’utente della nuova comunicazione social di Pompei ha modo di scoprire  novità e curiosità del sito attraverso rubriche settimanali, interviste ad archeologi, architetti e restauratori, l’illustrazione del prima e dopo “com’era e com’è”, il dietro le quinte di Pompei, con il lavoro degli operai in azione nelle operazioni quotidiane e fondamentali di gestione del sito, la celebrazione di anniversari legati alle scoperte e ai più importanti avvenimenti storici per il sito, i personaggi che hanno fatto la storia di Pompei, le fotografie a 360° degli ambienti più belli. E ancora le dirette streamig e periscope  delle conferenze stampa, ma anche occasioni dedicate per interagire con gli archeologici come per la rubrica Twitter #Askacurator, per porre domande dirette agli esperti o per chiedere informazioni in tempo reale sulla visita e i servizi.

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Due state di Afrodite da Petra

12 Settembre 2016

Credit: Tom Parker
Credit: Tom Parker

Due statue in marmo di Afrodite sono state recuperate a Petra, in Giordania. La scoperta è stata effettuata da ricercatori dell'Università della Carolina del Nord presso gli scavi in corso nell'antica città dei Nabatei. Le due statue sono in buona parte intatte (dal piedistallo alle spalle) e presentano ancora un Cupido. Il prof. Tom Parker, che fa ricerca sul campo da 45 anni qui, afferma di non aver mai effettuato una scoperta di questa rilevanza finora.

Anche se il ritrovamento è per certi versi inaspettato, le statue raccontano molto della città: risalgono all'epoca della presenza romana nell'area. Il Regno Nabateo fu annesso nel 106 d. C. Il prof. Tom Parker spiega che una delle caratteristiche di questa popolazione fu l'apertura ad influenze esterne: fu così con i vicini Egiziani, e in seguito coi Romani.

Nella statua in foto, un piccolo Cupido guarda su verso la dea, in basso a destra. Sulla gamba sinistra è possibile vedere una fiala in vetro di una figura ora perduta. La statua data probabilmente al secondo secolo d. C.

Credit: courtesy of Tom Parker
Credit: courtesy of Tom Parker

Link: EurekAlert! via North Carolina State University.