Little Boy di Lawrence Ferlinghetti: un secolo di auto-indagine

Infinito come una Route 66: così possiamo concepire l’esercizio metanarrativo di Lawrence Ferlinghetti in Little Boy. Un romanzo che non è un romanzo, ma molto di più. Little boy è un testamento spirituale di joyciana memoria, immenso come un Ulisse californiano, visionario come il canto di una poesia della Beat Generation.

Non è semplicemente un' autobiografia di quel ragazzino nato nel 1919 a Yonkers, New York, che “si sentiva completamente perso. Non sapeva chi fosse né da dove venisse", ma il tentativo più sperimentale di andare oltre la narrativa stessa, il ricordo e l’esperienza personale. Il libro del centenario Ferlinghetti scardina tutte le etichette del caso, dei generi e delle più asettiche nomenclature della letteratura “alta”.

Lawrence Ferlinghetti. Foto di Christopher Michel, CC BY-SA 4.0

“Non sono memorie, le memorie sono per le ragazze vittoriane. Non è nemmeno un’autobiografia, è semplicemente un io immaginario, il tipo di libro che ho scritto per tutta la mia vita. Diciamo che è un romanzo sperimentale.” Così ci suggerisce lo stesso autore parlando del suo lavoro; e leggendolo, come dargli torto? Un Io immaginario indomabile, inafferrabile e spesso incomprensibile.

Prima di comprare e leggere questo libro - edito da Clichy - allacciatevi le cinture di sicurezza, perché la prosa di questa leggenda della poesia americana è una supernova che sfreccia a 300 chilometri orari e ossida l’asfalto di tutte le autostrade del mondo. Il trip narrativo è indescrivibile, un arazzo retorico di rarissima potenza con un linguaggio ispiratissimo e colmo di citazionismi, erudizioni “beat” e richiami culturali così variegati da richiedere tutta l’attenzione del lettore.

Sembra un monologo senza un inizio e una fine o il mormorare sibillino di un’eterna divagazione, non c’è trama o messaggio; assistiamo alla potenza che diventa atto scrittorio, un flusso di coscienza possente che abolisce la punteggiatura stessa, come al tempo fece Saramago. Little Boy è un perpetuo divagare nel passato, nel cosmo di glorie perdute del calibro di George Whitman, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Samuel Beckett, Gregory Corso, William Burroughs e molti altri del magma “beat”. Fiorisce un’estetica anarchica nel destrutturare la propria coscienza, nel vivisezionare l’anima e lasciar fluire liberamente la linfa sanguigna della poesia. In sintesi, non c’è verso di uscire dal verso.

Little Boy è “un lungo respiro” di un uomo che va ormai oltre il centesimo anno d’età, che ci lascia come eredità un torrenziale inno alla filosofia e alla resistenza, alla lotta intellettuale contro i parossismi di cui il nostro mondo è vittima sacrificale. Si potrebbe dire molto di più, ma la verità è che tutto questo non è facile da spiegare, è un fardello emotivo non indifferente. Non rimane che leggere.

Little Boy di Lawrence Ferlinghetti
La copertina del romanzo Little Boy di Lawrence Ferlinghetti, per la collana di Edizioni Clichy. Traduttrice Giada Diano

 

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


"Generazione Piper" alla Casa del Cinema di Roma

Generazione Piper

Roma tra via Veneto e Carnaby Street

Casa del Cinema, Teatro all’aperto – Villa Borghese

Martedì 28 giugno ore 21.30

Ingresso libero

La zanzara 1966 giro in macchina dopo festa in maschera 1953_023
La zanzara (1966). Giro in macchina dopo festa in maschera

Martedì 28 giugno alle ore 21.30, il Teatro all’aperto della Casa del Cinema di Villa Borghese ospita l’evento “Generazione Piper – Roma tra via Veneto e Carnaby Street”. Ospite della serata Massimo Ghini.
Negli anni ’50 e ’60 Roma non è stata solo Dolce Vita, ma molto, molto di più. Per ripercorrere questa storia si parte da Via Veneto, si passa per Carnaby Street e si approda nel luogo simbolo di un’epoca: il Piper Club. Lo storico locale di via Tagliamento è il punto di partenza e di arrivo di questo viaggio a ritroso negli anni ’50 e ’60.
Nel giro di pochissimo tempo, il Piper si trasformò nel ritrovo più amato dai giovani, finalmente liberi di rivoluzionare abitudini e costumi. Il suo palco ospitò alcuni tra i musicisti più celebri di tutti i tempi: Jimi Hendrix, i Pink Floyd, i Rolling Stones. Qui i ragazzi potevano finalmente lanciarsi andare a balli scatenati, mentre le giovani promesse della canzone italiana (Renato Zero, Loredana Berté, Patty Pravo...) trovavano uno spazio all’altezza del loro talento.
Festival Rock and Roll 1961 a Roma (Celentano)
Festival Rock and Roll 1961 a Roma (Celentano)

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Come On the Road di Kerouac ha influenzato la nostra generazione

1 Settembre 2014
Segnaliamo questo articolo di Jacquelina Arruda, brasiliana, sulla figura di Jack Kerouac e la sua influenza sulle ultime generazioni in Brasile.
Link: Popanth