traffici d'arte 2019

I traffici d’arte prima del coronavirus, mentre riaprono i luoghi della cultura

I traffici d’arte prima del coronavirus, mentre riaprono i luoghi della cultura

Novecentomila beni recuperati: è il bilancio del 2019

dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC)

Sono 902.804 i beni recuperati nell’anno passato dai Carabinieri del comando di piazza S. Ignazio, alle dirette dipendenze del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, che oggi conta trecento unità fra i quindici nuclei più una sezione sparsi lungo lo Stivale, il reparto operativo ubicato a Trastevere in via Anicia e i vari uffici, che gestiscono fra l’altro la banca dati più antica ed estesa al mondo (quasi 1.300.000 files di opere da ricercare). È un numero che porta a circa tre milioni i beni resi al pubblico o ai legittimi proprietari in mezzo secolo di storia di questa Unità specializzata.

«L’Italia - afferma il ministro Franceschini- è il Paese che per primo ha investito con convinzione nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio culturale. Un lavoro quotidiano e capillare da parte degli uffici e delle soprintendenze del Mibact a cui si affianca l’attività silenziosa e preziosa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale che sono un’eccellenza italiana riconosciuta in tutto il mondo.

Gli ultimi dati dell’attività operativa mostrano risultati molto importanti di cui dobbiamo essere orgogliosi».

La maggior parte dei recuperi del 2019 riguarda il settore antiquariale, archivistico e librario (857.003); a seguire vi sono i reperti archeologici, paleontologici e numismatici provenienti da scavi clandestini (45.801). Per quanto attiene alla contraffazione, sono 1.083 le opere sequestrate: falsi di arte contemporanea – ma non solo – che, qualora immessi sul mercato, avrebbero fruttato alle organizzazioni criminali quasi 200 milioni di euro.

Fra le opere più importanti tornate a casa, un ritratto di Lorenzo Lotto rubato nel 1976 a Firenze e una Madonna del Pinturicchio asportata a Perugia nel 1990. Numerosi i beni rimpatriati a seguito di indagini, rogatorie e interventi della “diplomazia culturale”, come un rilievo dei Della Robbia rientrato dal Canada e il Vaso di fiori del fiammingo Van Huysum che, trafugato nel corso della Seconda guerra mondiale, era rimasto da allora in Germania. Fra le opere di sospetta falsità tolte dal mercato spiccano vari dipinti attribuiti a Modigliani, ma il fenomeno ha colpito artisti di ogni epoca e stile, da Leonardo da Vinci a Giorgio De Chirico, da Andy Warhol a Michelangelo Pistoletto.

Ci sono queste e altre buone notizie, sul contrasto dei traffici d’arte, nella pubblicazione “Attività operativa 2019” edita dal Comando Carabinieri TPC, a breve disponibile sui siti www.beniculturali.it e www.carabinieri.it. Registrano un decremento del 27,2% i furti in genere, che sono 345 a fronte dei 474 del 2018. Anche più sensibile il calo di quelli in danno della collettività: presso archivi - 50% (= da 16 a 8), biblioteche - 42,8 % (= da 21 a 12), luoghi di culto - 35,4% (= da 209 a 135), musei - 33,3% (= da 21 a 14).

Al contrario, come si leggerà in dettaglio nel documento, sono aumentati i risultati delle indagini e dei controlli in ambito nazionale: gli arresti e le denunce, le associazioni per delinquere perseguite, le sanzioni amministrative a salvaguardia del paesaggio elevate, in linea con l’articolo 9 della Costituzione.

In più i carabinieri, forti di una tradizione di difensori del patrimonio comune che risale a Belisario e Raffaello e passa per Antonio Canova, Ugo Ojetti, Rodolfo Siviero e i tanti sovrintendenti alle Belle Arti attivi nell’ultima guerra, hanno dato un contributo anche fuori dai confini.

Lo hanno fatto sul piano investigativo, rintracciando in Italia opere sottratte all’estero, come i 594 dipinti ex voto restituiti al Messico e i 796 antichissimi reperti ridati alla Cina. Oppure attraverso la formazione, svolgendo corsi in Europa, Asia e Africa a favore di tanti partner internazionali. O ancora con l’assistenza sul campo, fornendo esperti in via permanente all’Iraq e, secondo l’esigenza, in altri territori. Giova ricordare che il MiBACT, d’intesa con l’UNESCO, ha originato nel 2015 su iniziativa del ministro Dario Franceschini “Unite4Heritage”: inedite task-force di funzionari italiani e carabinieri del TPC pronte a intervenire per la messa in sicurezza e la conservazione dei beni nei Paesi devastati da conflitti o calamità naturali.

Di particolare rilievo l’operazione “Achei” del 18 novembre, originata dal Nucleo TPC di Cosenza, che ha portato a 23 misure cautelari e 103 perquisizioni sul territorio nazionale, nel Regno Unito, in Francia, in Germania e in Serbia, con ingentissimi recuperi di reperti archeologici trafugati in Italia e all’estero. Le indagini hanno visto l’uso dei droni per l’individuazione degli scavi clandestini e si sono giovate del coordinamento e dello scambio informativo da parte di EUROPOL (sul piano investigativo) e di EUROJUST (sul piano giudiziario).

Questo, in sintesi, il fatturato di un reparto che, come scrive il generale Roberto Riccardi nella sua introduzione al resoconto annuale, esiste «per restituire allo sguardo di tutti le meraviglie che la nostra civiltà ha prodotto nei secoli».

Ma il 2019 è stato importante per un’altra ragione. Il Comando TPC ha celebrato al Quirinale il cinquantenario della fondazione, alla presenza del Capo dello Stato, con una mostra di capolavori recuperati fra i quali si citano la Triade Capitolina, il Cratere di Eufronio, la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, una Sacra Famiglia del Mantegna, il Giardiniere di Van Gogh e il Cabanon de Jourdan di Cézanne. Per la ricorrenza sono stati realizzati un libro, una moneta, una serie di francobolli e ulteriori mostre. L’ultima dell’anno si è svolta in ottobre al quartier generale UNESCO di Parigi con una padrona di casa d’eccellenza, la direttrice generale Audrey Azoulay.

traffici d'arte 2019 Carabinieri
Testo, video e foto dall'Ufficio Stampa Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC)


Operazione Internazionale Pandora IV: 101 arresti e 19.000 beni sequestrati in 103 Paesi

I traffici d’arte non hanno frontiere:

condotta l’operazione internazionale “PANDORA IV”

101 arresti e 19.000 beni sequestrati in 103 Paesi

Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) ha partecipato per l’Italia all’operazione internazionale “Pandora IV”, coordinata da Interpol ed Europol, finalizzata a contrastare, simultaneamente in più Paesi, la commercializzazione di beni d’arte di provenienza illecita.

Nell’ambito dell’operazione, giunta alla sua quarta edizione, il TPC ha ospitato a Roma, per la settimana del cyberpatrolling, funzionari di polizia e doganali di numerosi Paesi europei, rappresentanti di Europol, Interpol e del World Custom Organization. I partecipanti, sfruttando le potenzialità di verifica offerte dalla Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti in possesso del TPC, sovente utilizzata in ambito internazionale essendo la più completa, hanno effettuato un esteso controllo del web (siti di case d’asta, pagine di commercio elettronico specialistico e generico, piattaforme social media) finalizzato all’individuazione di beni culturali di sospetta provenienza, da rendere oggetto di approfondimento durante la fase operativa dell’operazione. Questa sola attività è valsa il sequestro di 8.670 beni culturali provento di reato o contraffatti, corrispondenti al 28% del totale dei beni sequestrati durante “Pandora IV”.

Nel periodo di azione coordinata, in cui ogni Paese ha dato il massimo impulso alla tutela sviluppando indagini sulle aggressioni criminali al patrimonio culturale ed effettuando mirate attività di controllo e prevenzione, il TPC con il supporto dei Comandi territoriali dei Carabinieri ha:

  • effettuato 124 controlli ad aree d’interesse archeologico e monumentale;

  • verificato 130 esercizi antiquariali, case d’asta, gallerie, restauratori e trasportatori;

  • contestato 3 violazioni amministrative;

  • denunciato 14 persone in stato di libertà;

  • verificato 1.368 beni nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, di cui 35 sono ancora oggetto di indagini sulla provenienza;

  • sequestrato 372 beni culturali per un valore complessivo di € 502.000,00, tra cui:

  • Roma1 ricamo su tela falsamente attribuito ad Alighiero Boetti; 1 aureo di Claudio/Agrippina; 1 disegno, matita su carta, falsamente attribuito a Giorgio de Chirico; 3 sculture antiche in marmo riproducenti angeli, trafugate nel 1999 dalla Chiesa di Santa Maria del Plesco a Casamarciano (NA); 2 dipinti, olio su tela, falsamente attribuiti a Eliano Fantuzzi;

  • Castel Gandolfo (RM), 13 reperti archeologici di epoca romana;

  • Cupra Marittima (AP), 141 reperti archeologici di epoca romana risalenti al periodo compreso tra il I secolo a.C. e il II d.C.; 150 reperti litici preistorici;

  • Montesilvano (PE), 4 documenti archivistici risalenti al XIV e XVIII secolo, con classificazioni riconducibili a Comuni dell’Abruzzo;

  • Giuliano Teatino (CH), 3 manoscritti del secolo XVIII appartenenti ad un ente ecclesiastico;

  • Comunanza (AP), 48 reperti archeologici risalenti al periodo compreso tra il I secolo a.C. ed il II d.C.;

Pandora IV

Comunanza (AP) - Selezione dei 48 reperti archeologici, risalenti al periodo compreso tra il I secolo a.C. ed il II d.C., sequestrati nell’ambito dell’operazione “PANDORA IV” in quanto illecitamente detenuti
  • Genzano di Roma (RM), 1 libro edito nel 1676, trafugato in data imprecisata dalla Biblioteca Diocesana di Narni (TR); 2 libri pubblicati rispettivamente a Roma nel 1779 e a Napoli nel 1834, con timbri riconducibili a biblioteche statali;

  • Padova, 1 dipinto, olio su tela, di Giulio Carpioni, trafugato nel 1975 dall’Accademia di Belle Arti di Napoli;

Padova - Dipinto olio su tela del pittore Giulio CARPIONI (1613-1678) sequestrato nell’ambito dell’operazione “PANDORA IV” oggetto di furto perpetrato da ignoti nel 1975 ai danni dell’Accademia di Belle Arti di Napoli
  • Monza, 1 dipinto, olio su tavola, falsamente attribuito a Pompeo Mariani.

Pandora IV
Monza - Dipinto olio su tavola attribuito al maestro impressionista Pompeo MARIANI (1857-1927), contraffatto (per “alterazione”) e sequestrato nell’ambito dell’operazione “PANDORA IV”

Testo e foto dalla Sala Stampa Comando Carab


Hera Vigna Nuova Crotone

Il santuario della dea Hera a Vigna Nuova di Crotone

Conversazione

Il santuario della dea Hera a Vigna Nuova di Crotone

Museo Archeologico Nazionale di Crotone

Martedì 3 marzo 2020 – Ore 17.00

santuario di Vigna Nuova Crotone HeraMartedì 3 marzo 2020, alle ore 17.00, a Crotone, presso il Museo Archeologico Nazionale di Crotone, diretto dal dottor Gregorio Aversa, afferente al Polo museale della Calabria, guidato dalla dottoressa Antonella Cucciniello, nell’ambito della mostra Il cavallo, compagno di viaggio. Equipaggiamento equino e arte della cavalleria presso gli antichi greci, si terrà una conversazione sul tema Il santuario della dea Hera a Vigna Nuova di Crotone.

Verrà tenuta dal dottor Roberto Spadea, già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Crotone.

Sebbene poco noto, il santuario di Vigna Nuova risale ad età greca ed era dedicato al culto della principale divinità degli Achei, Hera. Da qui proviene la museruola in bronzo esposta lo scorso dicembre nel Museo archeologico nazionale di Crotone che l’ha ricevuta in consegna dal Comando del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dopo un rocambolesco recupero. Del santuario di Vigna Nuova, dell’eccezionale contesto e dei suoi rinvenimenti parlerà, assieme al Direttore del Museo Gregorio Aversa, il dott. Roberto Spadea che negli anni '90 effettuò una campagna di indagine a Vigna Nuova ed ebbe l'opportunità di discutere dell’eccezionale reperto (che ha recentemente arricchito il museo archeologico nazionale di Crotone) con la grande archeologa francese Juliette de La Géniere, allora professore ordinario presso l'Università di Lille.

Gregorio Aversa - Direttore Museo Archeologico Nazionale di Crotone e Museo Archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone)

Sarà un modo interessante per sentire dalla viva voce di uno dei protagonisti, quanto sia importante preservare e indagare con scrupolo e sistematicità contesti di assoluta rilevanza  quali appunto il santuario greco di Vigna Nuova, uno dei principali della grecità d'Occidente.

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Importante recupero di reperti archeologici da parte del Nucleo TPC dei Carabinieri

L’importante recupero è il frutto di un’attività investigativa della Sezione Archeologia del Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Marsala.  

I beni, frutto di scavi clandestini perpetrati in varie località italiane, sono stati individuati nel corso delle consuete attività di controllo sul portale di aste on line www.eBay.it, dove è stata riscontrata la vendita, da parte di un pensionato di Castelvetrano (TP), di numerose monete sicule e romane, di notevole interesse archeologico/numismatico.

In particolare, le indagini dei Carabinieri del TPC hanno consentito di accertare che il pensionato - nei cui confronti si procede per ricettazione - aveva realizzato presso la propria abitazione un vero e proprio laboratorio di restauro,  all’interno del quale il materiale numismatico, proveniente da scavi clandestini, veniva ripulito, fotografato, catalogato e successivamente spedito agli acquirenti.

Le successive investigazioni hanno permesso di denunciare altre ventidue persone coinvolte a vario titolo nei traffici illeciti e sequestrare, complessivamente, 265 reperti archeologici, tra cui: monili, fibule, pesi da telaio, oggetti ceramici, nonché 7.905 monete antiche, quest’ultime prevalentemente di epoca magno greca, in bronzo, argento ed oro, per la maggior parte relative a zecche della Sicilia (Panormus, Siracusa, Catania, Camarina, etc). Le consulenze disposte dalla Autorità Giudiziaria hanno evidenziato che le monete sono tutte di notevole interesse, perché aventi carattere di rarità, pregio e varietà di coniazione, tali da essere di grande aiuto per lo studio della sequenza dei conii, della tipologia e delle medie ponderali.       

I beni, altissima espressione storico-scientifica del patrimonio culturale italiano, hanno una stima puramente commerciale valutata in circa tre milioni cinquecentomila Euro. 

 


Scudo di Garibaldi

Roma: rinvenuto lo scudo di Garibaldi

È stato rinvenuto dai Militari del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Stazione di Roma Gianicolense lo Scudo di Garibaldi, opera che il popolo siciliano donò l’11 maggio del 1878 al condottiero in segno di rispetto, dopo lo sbarco dei Mille sulla costa marsalese.

La scultura bronzea fu realizzata da Antonio Ximenes (padre del più noto Ettore Ximenes), è policroma e di forma circolare, ha un diametro di 118 cm e pesa 50 chilogrammi. Fu successivamente donata da Garibaldi alla città di Roma, che la custodì nel Museo Capitolino, per poi essere spostata nel Museo Nazionale del Risorgimento nel Palazzo del Vittoriano, da qui sparì, probabilmente, a partire dai primi anni del 2000, in circostanze non ancora chiarite.

Mancava dalla struttura ospitante già dopo il 1982, anno del centenario della scomparsa del generale. Lo scudo presenta la testa di Garibaldi al centro ed è attorniato da una corona di quercia. Sulle foglie sono incise le principali battaglie da lui combattute e la scultura è divisa in otto raggi. Su ognuno di essi si trovano gruppi allegorici che rappresentano gli stemmi delle principali città italiane e delle icone che simboleggiano la Carità, la Giustizia, la Gloria e la Scienza strategica. La scultura è attorniata da una corona d’alloro su cui sono incisi i nomi di tutti i Mille, guidati dallo stesso Garibaldi, che arrivarono a Marsala con l’intento di annettere la Sicilia al Regno sabaudo.

Scudo di Garibaldi

Foto dall'Ufficio Stampa del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale


impossibile noto Giorgio de Chirico

I Carabinieri TPC con l'indagine “L’Impossibile è noto” sequestrano 26 opere

Indagine “L’Impossibile è noto”

I militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno sequestrato 26 opere d’arte falsamente attribuite ad artisti di fama internazionale.

impossibile noto Giorgio de Chirico
Opera sequestrata dei Carabinieri TPC: Il Trovatore, 1952 (gouache), attribuita a Giorgio de Chirico

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Siracusa e condotte dai carabinieri del Reparto Operativo - Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea, coadiuvati dalla Sezione TPC di Siracusa, traggono spunto dalla denuncia del Presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico il quale, a seguito dell’inaugurazione della mostra presso il Convitto delle Arti Noto Museum, aveva riscontrato e denunciato l’esposizione di quattro opere falsamente attribuite a Giorgio de Chirico e, peraltro, sconosciute alla medesima Fondazione. Nel dettaglio, il denunciante indicava le seguenti opere: Il Trovatore, 1952” (gouache), “Studio neoclassico, 1950” (inchiostro su carta), “Il Trovatore, 1952” (matita su carta), “Il Grande metafisico” (olio su tela).

impossibile noto Giorgio de Chirico
Opera sequestrata dei Carabinieri TPC: Il Grande metafisico (olio su tela), attribuita a Giorgio de Chirico

Le prime investigazioni consentivano di acquisire la documentazione di accompagnamento delle opere presso gli organizzatori dell’evento, l’associazione “Sicilia Musei”, che forniva le schede di prestito dei quattro “de Chirico” riconducibili ad una società estera e ad un privato italiano. In tale contesto, al fine di conseguire un giudizio sull’autenticità, la Procura della Repubblica di Siracusa nominava un proprio C.T.U. che, dopo una ispezione dei luoghi ed un esame de visu di tutte le opere esposte nella mostra, confermava la falsità delle quattro opere oggetto della perizia. Lo stesso consulente, incaricato peraltro di verificare le ulteriori opere oggetto dell’evento, rilevava la presenza di 22 lavori di dubbia autenticità. Infatti, l'esame visivo ed i successivi approfondimenti bibliografici svolti dal C.T.U. inducevano in quest’ultimo alcune perplessità rispetto all'autografia delle opere, tali da far richiedere approfonditi accertamenti rispetto alla tecnica, ai materiali utilizzati ed alla rispondenza della produzione certa degli artisti ai quali fanno riferimento.

impossibile noto Giorgio de Chirico
Opera sequestrata dei Carabinieri TPC: Il Trovatore, 1952 (matita su carta), attribuita a Giorgio de Chirico

In tale quadro e sulla base della relazione del C.T.U., il GIP del Tribunale di Siracusa emetteva un decreto di sequestro preventivo per le quattro opere a firma Giorgio de Chirico su richiesta della Procura della Repubblica di Siracusa che, contestualmente, emetteva anche un decreto di sequestro penale per le 22 opere di dubbia autenticità, queste ultime riconducibili ad importanti artisti nazionali ed internazionali quali: Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Luigi Russolo, Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Max Jacob, Hans Richter, Paul Klee, Joan Mirò e Salvador Dalì, in parte risultavano prestate da un terzo soggetto privato.

Opera sequestrata dei Carabinieri TPC: Studio neoclassico, 1950 (inchiostro su carta), attribuita a Giorgio de Chirico

Allo stato dell’indagine una persona risulta indagata; l’ipotesi di reato contestata è quella dell’art. 178 del D.L.vo 42/2004.

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Testo e foto per l'indagine "L'Impossibile è noto" forniti dall'Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale


Pandora III

Interpol ed Europol coordinano l'operazione "Pandora III"

OPERAZIONE “PANDORA III”

-Italia-

L’Italia ha partecipato all’operazione internazionale denominata “Pandora III”, coordinata centralmente da Interpol ed Europol e finalizzata a contrastare, simultaneamente in più Paesi, la commercializzazione di beni d’arte di provenienza illecita.

Nella settimana di azione coordinata, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con il supporto dell’Arma territoriale e in collaborazione con la Direzione Centrale Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato ha:

  • effettuato 56 controlli ad aree terrestri d’interesse archeologico e monumentale;

  • verificato 108 esercizi antiquariali, case d’asta, gallerie, restauratori e trasportatori;

  • controllato 17 opere in transito presso porti, aeroporti e aree doganali;

  • contestato 3 violazioni amministrative;

  • identificato 116 persone;

  • denunciato 26 persone in stato di libertà;

  • verificato 329 beni nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, localizzando 17 opere su cui sono in corso indagini tese al recupero;

  • sequestrato 367 beni culturali per un valore complessivo di € 5.510.000, tra cui:

  • Roma: 2 capitelli corinzi lignei del XVIII secolo, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2013 in danno della chiesa “San Martino” di Rocca Santa Maria (TE);

  • Ancona: 2 opere falsamente attribuite all’artista Michelangelo Pistoletto;

  • Jesi (AN), Falconara Marittima (AN), San Severino Marche (MC) e Matelica (MC): 2 dipinti raffiguranti “Annunciazione, Madonna con angelo”, parziale provento del furto commesso, nel marzo 2001, ai danni di un privato di San Silvestro Curatone (MN) e “Deposizione di Cristo”, parziale provento del furto, commesso nel giugno 1974, ai danni della Chiesa “Santa Maria Assunta” di Castel d’Arco (MN);

  • Rimini: rocchio di colonne in pietra di natura archeologica; elemento architettonico;

  • Galatone (LE): 70 monete in bronzo di natura archeologica; 17 oggetti archeologici in bronzo tra cui 2 anelli;

  • Firenze: statuetta egizia del VII secolo a.C., raffigurante “Ushabti in Faience”, provento del furto, commesso nel dicembre 1964, in danno del Museo Civico Archeologico di Modena

Pandora III
“Ushabti”, in faience, VI sec a.C.
  • Bologna: dipinto dal titolo “Half Dollar”, falsamente attribuito all’artista Franco Angeli;

  • Firenze: dipinto del XVII secolo, raffigurante “Natura morta”, provento del furto, commesso nel novembre 1988, in danno di un antiquario di Firenze;

  • Taormina (ME): 109 monete in bronzo di natura archeologica;

  • Perugia: opera grafica, raffigurante “Sacco e Rosso”, falsamente attribuita all’artista Alberto Burri;

  • Modena: 33 volumi dell’Enciclopedie ou dictionnaie raisonnè des sciences….. del XVIII secolo, scritta da Diderot e D’Alembert, asportati in data imprecisata ad un privato di Città di Castello (PG);

  • Grottammare (AP): dipinto del XVI secolo, raffigurante “Madonna con Bambino e Santi”, dell’artista Cesura Pompeo, provento del furto, commesso nel settembre 2013, in danno di privato di Ofena (AQ);

  • Bronzolo (BZ): dipinto senza titolo falsamente attribuito all’artista Gerardo Dottori;

  • Ochsenhausen (Germania): statua raffigurante “Sant’Agata”, asportata nel 1984 dalla chiesa di Commezzadura (TN)

Statua di Sant’Agata
  • Udine e Bronzolo (UD): 3 statue policrome appartenenti alla Civiltà Maya; dipinto falsamente attribuito all’artista Georges Mathieu.


Madonna con Bambino Pinturicchio

La “Madonna col Bambino” del Pinturicchio torna a Perugia dopo 30 anni

Pinturicchio torna a Perugia dopo 30 anni

 

L’opera “Madonna col Bambino” esposta fino a gennaio 2020 alla Galleria Nazionale dell’Umbria

PERUGIA, 9 AGOSTO 2019 – Torna a Perugia il dipinto su tavola “Madonna col Bambino”, trafugato nel 1990 e attribuito al Pinturicchio.

L’opera, che resterà esposta nella Galleria Nazionale dell’Umbria dal 10 agosto al 26 gennaio prossimo, è rientrata in Italia grazie all’efficace opera di diplomazia culturale condotta dal Ministero per i Beni e le attività culturali e all’attività investigativa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio culturale.

Madonna col Bambino Pinturicchio"Questo ennesimo recupero mi rende particolarmente contento - ha detto in un video messaggio il Ministro Bonisoli - sia perché un altro frammento del nostro immenso patrimonio culturale è tornato nel nostro Paese, sia perché sarà possibile renderlo fruibile, per un periodo di tempo, ai cittadini e ai turisti che andranno a visitare la Galleria Nazionale dell’Umbria. L’evento di oggi sottolinea, ancora una volta, quanto sia importante che questo Paese porti avanti, nel modo più efficace, costante e determinato possibile, le iniziative di diplomazia culturale".

“Grazie alla diplomazia culturale – ha dichiarato il Ministro plenipotenziario Marco Ricci, intervenuto su delega del Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli - si restituiscono alle culture di appartenenza opere d’arte illecitamente sottratte, ma, altresì, si contribuisce a promuovere un mercato dell’arte internazionale basato su principi e valori etici universalmente accettati”.

Per il Generale di brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale “ancora una volta, grazie alle preziose informazioni contenute nella Banca Dati dei Beni culturali illecitamente sottratti, anche a distanza di quasi trent’anni, è stato possibile individuare il dipinto rubato, che da oggi fa ufficialmente il suo ritorno”.

“Questo recupero - ha aggiunto il Generale Parrulli - dimostra, ancora una volta, da un lato il carattere sempre più transnazionale delle attività criminali in questo settore e dall’altro l’importanza dello scambio di informazioni, anche tra le Forze di polizia di diversi Paesi, come sistema consolidato di cooperazione internazionale per contrastare efficacemente i reati in danno del patrimonio culturale”.

Madonna col Bambino Pinturicchio
La Madonna col Bambino del Pinturicchio

Il Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria Marco Pierini ha sottolineato: “Il Museo è il luogo dove le opere sottratte al territorio, un tempo con violenza, adesso per amorevole premura, trovano una nuova casa e assumono una funzione e un valore diversi”.

“È bello - ha concluso - che anche opere abituate da sempre a mostrarsi nell’intimità delle raccolte private possano godere di un pubblico più vasto, come accadrà per qualche mese alla splendida ‘Madonna col Bambino’ la cui pertinenza con la raccolta della Galleria Nazionale dell’Umbria è palesemente testimoniata dalle tante consorelle che la accolgono dalle pareti del museo”.

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Sala Stampa dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale


Firmato protocollo d'intesa tra Parco Archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata

GIOVEDÌ 1 AGOSTO 2019

Procura della Repubblica - Tribunale di Torre Annunziata

 

Da Pompei un modello pilota per contrastare il saccheggio e il traffico di reperti archeologici

 

FIRMA DEL PROTOCOLLO D'INTESA

TRA IL PARCO ARCHEOLOGICO DI POMPEI

e LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TORRE ANNUNZIATA

protocollo d'intesa
Il momento della firma del protocollo d'intesa

Un modello pilota di contrasto al fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di  traffico dei reperti e opere d’arte è l’obbiettivo alla base dalla collaborazione istituzionale tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, già avviata con successo da tempo e che si è formalizzato, con la firma di un protocollo d’intesa tra i due enti.

Giovedì 1 agosto 2019 presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata, il Procuratore F.F, Pierpaolo Filippelli e il Direttore Generale, Massimo Osanna hanno firmato il protocollo e illustrato i vari punti e gli impegni reciproci, del Parco e della Procura, alla base dell’accordo.

Il territorio di competenza del Parco Archeologico di Pompei, in particolare l’area suburbana dove sono presenti vari insediamenti (tra cui alcune ville e necropoli), la cui tutela è anche tra gli obbiettivi di natura giurisdizionale  della Procura,  è stato interessato negli anni da diversi episodi di danneggiamento e di furto.

Scopo del protocollo è l’attivazione di un costante e rapido canale di scambio di informazioni e notizie e l’attuazione di procedure condivise, nel rispetto delle reciproche attribuzioni e competenze, volte ad interrompere l’azione criminale e arrestare la spoliazione di siti archeologici, spesso reiterata, scongiurandone la prosecuzione.

L’ efficace operazione congiunta degli scorsi anni, che ha visti impegnati il  Parco e la Procura, assieme  agli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri  di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli per salvare il patrimonio archeologico in pericolo presso l’area suburbana di Civita Giuliana (nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei), oggetto di cunicoli clandestini, ha sottolineato l’importanza di formalizzare le buone prassi operative avviate, allo scopo di creare uno strumento modello da riproporre in diverse situazioni.

In quel caso la Procura che da tempo aveva rilevato l’esistenza di attività illecite di tombaroli aveva richiesto al Parco archeologico di avviare un vero e proprio scavo, per le acquisizioni probatorie, che ha consentito tra l’altro di portare in luce ambienti di una ricca villa suburbana oltre al rinvenimento di importanti reperti archeologici e scientifici.

Tra i principali punti dell’accordo:

la Procura si impegnerà a trasmettere tempestivamente e formalmente al Parco tutte le notizie in proprio possesso relative ad attività clandestine nelle aree di competenza ed eventualmente a richiedere la realizzazione di saggi archeologici o vere e proprie attività di scavo. Sul cantiere sarà autorizzata la presenza di ufficiali della Polizia Giudiziaria autorizzati a ispezionare tunnel e cunicoli, a sequestrare gli oggetti e strumenti di reato, oltre che  a prendere visione dei reperti rinvenuti, che saranno affidati in custodia al Parco.

Il Parco, per sua parte, si impegnerà ad attivare in caso di richiesta, procedure di somma urgenza per avviare i relativi scavi, nell’area di interesse investigativo. Le attività di scavo, oltre a garantire il rispetto di tutti gli standard di intervento scientifico, contribuiranno a fornire tutti gli elementi di prova di attività illecite, utili alle indagini.

Dovrà fornire, inoltre, periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazione delle aree d’interesse non esplorate e suddivise per tipologia (necropoli, ville suburbane, monumenti infrastrutturali ecc), eventuali scavi legalmente condotti  e re-interrati, o anche scavi clandestini precedenti, di cui si abbia avuto notizia.

E ancora il Parco si impegnerà a fornire un dettagliato elenco dei beni trafugati, anche quelli che attraverso varie fonti risultino attualmente esportati in territorio estero, al fine di consentire una visione complessiva e aggiornata del fenomeno e poter meglio orientare le azioni investigative.

La validità del protocollo sarà di due anni, con possibilità di rinnovo.

 

Testo e immagini dall'UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale


Operazione Antiques Carabinieri TPC

Carabinieri TPC: con l'Operazione "Antiques" beni sequestrati per un valore di € 1.500.000

ESECUZIONE DI PROVVEDIMENTO DI ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE

Operazione “ANTIQUES”

La mattina del 26 luglio, al termine di una complessa attività d’indagine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore dott. Giovanni Bombardieri, in Reggio Calabria, Napoli, Brescia, Catania, Torre del Greco (NA), Arzano (NA), Melito di Napoli (NA), Sant’Antonio Abate (NA), Ischia (NA), Castrezzato (BS), Isola del Liri (FR), Grana (AT), i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Cosenza, coadiuvati da quelli del Reparto Operativo TPC di Roma, dei Nuclei TPC di Napoli, Roma, Bari, Perugia, Firenze, Monza, Torino, della Sezione TPC di Siracusa e dell’Arma territoriale hanno dato esecuzione a 4 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale Ordinario di Reggio Calabria e a 20 decreti di perquisizione, emessi dalla locale Procura della Repubblica nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione di opere d’arte, quali dipinti, sculture in bronzo e marmo, oggetti chiesastici, provento di furto in territorio nazionale ed alla loro esportazione illecita, per la successiva commercializzazione in ambito internazionale.

I suddetti provvedimenti scaturiscono dall’esito di un’indagine, convenzionalmente denominata “ANTIQUES”, svolta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza supportati dai militari del Nucleo TPC di Napoli e coordinata dal Procuratore Aggiunto Gerardo Dominijanni e dai Sostituti dott. Giovanni CALAMITA e dott. Alessandro MOFFA.

Le investigazioni, avviate nel novembre del 2015 a seguito di un controllo ad esercizio commerciale d’antiquariato di Reggio Calabria e corroborate anche da attività tecniche e di riscontro mediante l’utilizzo della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, hanno consentito di:

  • acquisire numerosi elementi investigativi di colpevolezza nei confronti dei componenti di un pericoloso sodalizio criminale, con base a Napoli e provincia e con ramificazioni nel bresciano, dedito alla ricettazione di beni antiquariali trafugati sul territorio nazionale e commercializzati anche tramite antiquari calabresi compiacenti ovvero esportati illecitamente per essere venduti presso fiere di settore in Francia, come Avignone e Montpellier;

  • recuperare diverse opere trafugate, alcune di rilevante importanza, nonché un ingente quantitativo di oggetti d’antiquariato esportati in territorio francese, senza la prescritta autorizzazione dei competenti organi del MiBAC.

Nello specifico venivano recuperati beni di rilevanza storico artistica, provento di furto ai danni di abitazioni private del territorio nazionale, tra i quali emerge, per importanza, un dipinto, olio su tela, del ‘700, raffigurante “Madonna con Bambino”, di Scuola Napoletana, trafugato nel 2014 da un palazzo nobiliare di Arcevia (AN) (visibile nel video), nonché di sequestrare, al valico di Ventimiglia (IM), al confine con la Francia, centinaia di beni antiquariali, costituiti prevalentemente da elementi di arredo antico e di pregio, quali sculture in marmo e bronzo, consolle, dipinti su tavola e su tela, suppellettili antichi in argento, ceramica e porcellana, trasportati a mezzo di furgoni presi a noleggio per l’occasione dagli appartenenti al sodalizio criminale (visibili nel video).

Il valore economico di tutti i beni sequestrati è stato stimato in circa 1.500.0000 Euro.

Cosenza, 26 luglio 2019

Operazione Antiques Carabinieri TPC

Video e testo per l'Operazione Antiques forniti dalla Sala Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale