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Yiddish: il viaggio millenario di una lingua e del suo popolo

YIDDISH: IL VIAGGIO MILLENARIO DI UNA LINGUA E DEL SUO POPOLO

Introduzione all'argomento con la professoressa Marisa Ines Romano

 

Parlare di lingua e cultura yiddish implica, inevitabilmente, il fatto che ci si occupi della lunga e travagliata storia del Popolo ebraico. Facciamo infatti riferimento ad una cultura millenaria, che affonda le sue radici nel X secolo.

Ad introdurci in questo mondo estremamente affascinante e variegato è stata la professoressa Marisa Ines Romano, docente di Lingua e Letteratura Yiddish presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Laureatasi nel 1993 in Lingue e Letterature Straniere Moderne (cum laude), ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Letterarie (Letterature Moderne Comparate) con una tesi dal titolo Le saghe familiari di Isaac Bashevis Singer, Israel Joshua Singer e Der Nister in rapporto di scambio con il canone di genere europeo e come specchio delle tensioni culturali e delle dinamiche sociali nel mondo yiddish del XX secolo. Da quel momento l’intera attività di ricerca della Professoressa è stata dedicata allo studio e alla divulgazione della cultura yiddish.

La sua ricca produzione scientifica, comprendente articoli, saggi, recensioni e conferenze, vanta svariate traduzioni dallo Yiddish, come Acquario verde di Avrom Sutskever (La Giuntina, Firenze 2010), Quando Yash è partito di Yankev Glatshteyn (La Giuntina, Firenze 2017) e Yiddish. Lingua, Letteratura e Cultura. Corso per principianti di Sheva Zucker (La Giuntina, Firenze 2007). Quest’ultimo testo, inoltre, rappresenta l’unico manuale in circolazione in Italia per l’apprendimento della lingua yiddish.

Col presente articolo andiamo alla scoperta dello straordinario mondo della cultura Yiddish assieme alla professoressa Marisa Ines Romano, che ha messo gentilmente a disposizione del pubblico di ClassiCult la sua conoscenza.

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Laprofessoressa Marisa Ines Romano sullo sfondo dell'Università di Bari. Collage di Chiara Torre, foto del riquadro di Marisa Ines Romano; foto dell'Università di Bari di Laura Beato, CC BY-SA 4.0

 

Non si può comprendere quanto importante sia questa cultura per le nostre radici se non si conosce a fondo la sua storia. Lo Yiddish nasce nel cuore dell’Europa e con l’Europa. Si sviluppa dalla peculiarità dell’ebraismo europeo, che vede il suo epicentro sulle rive del Reno, intorno a Mainz (Magonza), proprio nella zona di confluenza tra il Reno e il Mosella, che sarà anche punto di diramazione del Sacro Romano Impero. Come si vede, la cultura europea e quella ebraico-europea condividono il medesimo luogo e tempo di nascita e sviluppo. Va altresì ricordato che la lingua yiddish è classificata come lingua neogermanica, contraddistinta, dunque, da una doppia anima ebraico-europea.

Gli Ebrei erano arrivati in Europa dalla Palestina tempo addietro, in seguito alla grande diaspora, determinata dalla sconfitta dei rivoltosi ebrei all’epoca di Tito (I sec. d. C.). L’assoggettamento della Palestina da parte dei Romani era malvisto dalla popolazione ebraica, che si organizzò e diede origine a delle tremende rivolte, sedate nel sangue, e identificabili come guerre giudaiche, descritte dallo storico Yosef ben Matityahu, meglio conosciuto come Giuseppe Flavio. La sorte riservata ai rivoltosi sconfitti fu, nella maggior parte dei casi, la schiavitù, che è testimoniata dallo stesso arco di Tito, nel rilievo del quale riconosciamo una scena di deportazione di schiavi ebrei. Lo stesso Anfiteatro Flavio, simbolo della romanità, fu realizzato grazie alla manodopera servile ebraica.

I tesori di Gerusalemme, particolare dall'Arco di Tito. Foto di Jebulon, CC0

Prima ancora della diaspora, però, Roma conteneva al suo interno una comunità ebraica non poco rilevante, se si pensa che già nel II sec. d.C. gli Ebrei incidevano per il dieci per cento sul totale della popolazione urbana. Interessante sottolineare come una delle vie privilegiate della grande diaspora fu proprio la Puglia. Ci sono testimonianze di insediamenti ebraici lungo la via Appia: a partire da Brindisi, importanti tappe del percorso degli Ebrei su suolo italico furono Oria, Bari e Trani (solo per fare alcuni esempi). Notevole anche il caso di Benevento e di Venosa, città a maggioranza ebraica in alcuni periodi della sua storia.

Per raggiungere il cuore dell’Europa centrale, gli Ebrei seguirono le espansioni romane e il progressivo allargamento del limes, interagendo con le popolazioni locali. A questa spinta da sud e sud-est, si unisce tempo dopo la direttrice determinata dai flussi provenienti dall’Impero Romano d’Oriente. Lì gli Ebrei si erano stanziati, dopo la grande diaspora, presso le rive del Mar Nero e nelle città della Grecia. A Costantinopoli, la quantità di Ebrei era estremamente elevata e in città di dimensioni inferiori, come Smirne, raggiungeva, se si includono oltre ai circoncisi anche i cosiddetti giudeizzanti, il cinquanta per cento del totale degli abitanti.

Non va dimenticato neanche che l’Ebraismo esercitava un forte potere attrattivo soprattutto tra i ceti più umili, per il suo rigore e le sue regole chiare. Gli stessi Greci ne subirono il fascino e vi fu un’influenza reciproca tra la cultura greca e quella ebraica, in una fase in cui il paganesimo era entrato in forte crisi. L’altra alternativa, il Cristianesimo, risultava maggiormente attraente per i ceti intermedi, capace poi di espandersi fino alle vette del potere politico con conseguenze ben note. L’Ebraismo, nella sua radicalità, risultava però più diretto ed immediato e attirava i ceti più umili, facendo incrementare esponenzialmente il numero dei proseliti giudaizzanti ed entrando in competizione con il Cristianesimo stesso. Tra popolazione strettamente ebraica e giudaizzante, la percentuale di Ebrei nell’Impero Romano d’Oriente era considerevole.

Man mano che il Cristianesimo assumeva prestigio, diventando poi la religione di stato dell’Impero sotto Costantino, gli Ebrei furono colpiti da una serie di duri editti restrittivi e furono costretti ad abbandonare le grandi città per dirigersi più ad Est, verso le attuali aree di Crimea e Moldavia. Con le invasioni barbariche e la conseguente occupazione di questi territori da parte di gruppi di popolazioni scito-sarmatiche, gli Ebrei si trovarono a dividere lo spazio con popoli che subivano il fascino dei loro precetti, dando vita a delle interazioni tra le diverse culture e allo spostamento verso l’Europa centrale della lingua e della cultura ebraica, a causa della migrazione di questi popoli. Gli Ebrei provenienti dall’Europa orientale, portati nella parte centrale sotto la spinta delle popolazioni slave, chiamarono sé stessi aschenaziti (da Ashkenaz, nome, in ebraico medievale, della regione franco-tedesca del Reno). La lingua di questi Ebrei, per ovvie ragioni, entrò in contatto con quella germanica già presente.

Essendo una lingua neogermanica, lo Yiddish risulta fondamentale per comprendere le tappe dello sviluppo del tedesco, poiché ha fotografato la situazione della lingua tedesca non più recepibile, se non attraverso lo studio delle strutture yiddish. Questa lingua, peraltro, si è fatta anche veicolo di miti tipicamente germanici, come il mito di Kudrun, oggi attestati esclusivamente in Yiddish. Gli Ebrei hanno fuso la loro lingua a quella tedesca, dando vita ad un mosaico linguistico estremamente interessante, avente per base il tedesco con termini ebraici e slavi.

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Piastrelle in ceramica da Caltagirone. foto di Andrewb1990, in pubblico dominio

Per la scrittura, inoltre, venivano utilizzati i caratteri ebraici. Il fattore di riprendere le lingue locali e unirle all’idioma ebraico è comprovabile analizzando altri casi. Ad esempio, è stata rintracciata una parlata siculo-ebraica, che aveva per base il dialetto siciliano scritto in caratteri ebraici e contenente termini afferenti alla fede e alla quotidianità ebraica. Inoltre, ci sono testimonianze di ebraico livornese, ma si potrebbe continuare a lungo. Gli Ebrei che si stabilirono in Spagna, diedero vita al cosiddetto giudeo-spagnolo, detto anche judezmo o giudesmo. In spagnolo, la lingua è definita ladino, da non confondersi con il ladino dolomitico, ed è parlata ancora oggi dagli Ebrei sefarditi. In questo ricco panorama di varietà linguistiche, siamo in grado di rintracciare una tipicità: da un lato, emerge la volontà di interagire con le popolazioni circostanti per ragioni di natura economico-sociale, dall’altro, c’è il chiaro obiettivo di conservare una lingua distintiva, un socioletto, parlato e comprensibile soltanto da un gruppo specifico. Pertanto è questo il contesto in cui vanno inserite le parlate giudaiche e lo Yiddish, nate da una spinta centrifuga e centripeta al tempo stesso.

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Dal Makhazor di Worms, il testo yiddish è in rosso. Foto di joystick, in pubblico dominio

Un manoscritto ritrovato a Magonza, il Makhazor di Worms, risalente al 1272, conserva la più antica glossa in lingua yiddish, una piccola benedizione che recita: Colui che porta questo Makhazor nella sinagoga sia gratificato di una buona giornata.

Lo Yiddish dovette faticare molto prima di assumere la dignità di una lingua letteraria, sulla falsa riga di quanto accadde per il volgare italiano. Lo Yiddish, infatti, era sovrastato dal prestigio dell’Ebraico, la lingua sacra di un popolo legato visceralmente alle proprie tradizioni.

Si può dire che i primi esperimenti di produzione letteraria yiddish risalgano al XV/XVI secolo, quando iniziarono ad essere composte opere di carattere omiletico, destinate a fornire spiegazioni accessibili a tutti delle 613 mitzvòt, i precetti ebraici, che per i fedeli era necessario conoscere alla perfezione. Si diffusero anche versioni in Yiddish delle narrazioni della Torah, rivolti alle donne e a chi non aveva i mezzi per comprendere autonomamente i testi sacri. Tra il XVII e il XVIII secolo, si diffondono opere che imitano la letteratura europea. È proprio in questo periodo che la mobilità del popolo ebraico in Europa si intensifica, a seguito di vari fenomeni non slegati da ondate di antisemitismo. Si verificò un grande spostamento verso est e verso la parte meridionale del Regno di Polonia. A causa di questo travaso, nella lingua yiddish aumentarono gli elementi slavi.

Colonie di commercianti ebrei tedeschi si stanziarono anche nel Nord Italia, fino all’Emilia Romagna. Si trattava di individui attratti dalla Penisola per ragioni commerciali e non è un caso che uno degli esponenti principali di letteratura yiddish rinascimentale sia stato Elia Levita, nativo di Ipsheim, nei pressi di Norimberga, e trasferitosi ben presto nell’Italia settentrionale. Svolse l’attività di grammatico e interagì con il cardinale e umanista Egidio da Viterbo, che divenne suo amico e mecenate. Scrisse le 650 stanze in ottava rima del Bovo-Bukh, basato sul popolare romanzo Buovo d'Antona, a sua volta tratto dal romanzo normanno Sir Bevis of Hampton. Oltre ad essere la prima opera letteraria laica in Yiddish, il Bovo-Bukh è il più popolare romanzo cavalleresco scritto in Yiddish e adeguato alla dimensione della vita ebraica.

Una letteratura yiddish vera e propria, però, nasce con l’Illuminismo. L’Illuminismo yiddish nacque sulla falsa riga dell’Illuminismo francese e tedesco, grazie a Moses Mendelssohn, amico di Christoph Friedrich Nicolai e Gotthold Ephraim Lessing. Mendelssohn aveva tradotto la Torah in tedesco con l’intenzione di valorizzare una lingua considerata superiore, ma suo malgrado veicolò la lingua yiddish, in quanto la redasse in caratteri ebraici, proprio per farsi comprendere da un pubblico quanto più ampio possibile.

Jean-Pierre-Antoine Tassaert, busto di Moses Mendelssohn, presso la Neue Synagoge di Berlino; foto di Yair Haklai, CC BY-SA 4.0

Nacquero così le varie correnti fino ad arrivare ai fondatori della moderna letteratura yiddish: Mendele Moykher Sforim, Sholem Aleichem e Yitskhok Leybush Peretz. Si tratta di autori abbastanza tradotti in lingua italiana, ma le maggiori traduzioni sono state realizzate in lingua inglese. Questo è dovuto agli avvenimenti della fine del XIX secolo.

Il 1881, in particolare, è un anno cruciale per gli ebrei che vivevano nell’Impero russo. Peraltro, la Russia, in quegli anni, era riuscita ad appropriarsi di gran parte della Polonia, inglobando i territori maggiormente abitati dagli Ebrei. Ci fu una tremenda scossa di odio antisemita quando, nel 1881, Alessandro II fu vittima di un attentato da parte di un giovane ebreo anarchico. Questa vicenda scatenò una campagna di pogrom, attacchi di una violenza inaudita ed indiscriminata nei confronti della popolazione ebraica, caratterizzati da saccheggi, incendi, razzie e stupri.

Molti Ebrei decisero di emigrare e, tra il 1881 e gli anni Trenta del Novecento, gli Stati Uniti d’America accolsero oltre tre milioni di profughi. Questa cospicua immigrazione in un paese anglosassone fece in modo che si creasse un’interazione speciale con la lingua inglese e si traducessero molte opere dallo Yiddish. Pur rimanendo discriminati e vittime di pregiudizi, negli Stati Uniti gli Ebrei non subirono le violenze sistematiche perpetrate ai loro danni in Europa. Dopo la Shoah e la Seconda guerra mondiale, l’Europa risultò praticamente svuotata dagli Ebrei e molti superstiti decisero di raggiungere l’America. Altri, invece, raggiunsero la Palestina, aspirando alla creazione dello stato di Israele. Oggi gli Ebrei si trovano in gran parte distribuiti tra queste due realtà e in Europa ne è rimasto soltanto un milione, contro i 12 milioni  che vi abitavano agli inizi del Novecento.

A causa del nazismo, l’Europa ha divelto le proprie radici ebraiche, perdendo una cultura millenaria che sul suo suolo si era espansa, godendo degli apporti delle altre culture e donando menti geniali, in uno scambio vitale e prolifico. Se, per fortuna, il popolo ebraico è rinato e si è risollevato dalla catastrofe dell’Olocausto, la civiltà di lingua yiddish è pressoché scomparsa. Alcuni gruppi sociali ben definiti, però, utilizzano ancora lo Yiddish come lingua ufficiale. Gli ultraortodossi parlano in Yiddish nella quotidianità per non profanare l’ebraico biblico, la lingua sacra. In Israele, un gran numero di Ebrei parla lo Yiddish e a New York esiste una comunità che lo utilizza regolarmente, proprio per non dover adoperare l’inglese in alternativa all’ebraico. Appare quasi paradossale il fatto che lo Yiddish venga oggi usato dagli ultraortodossi, mentre un tempo aveva contraddistinto una letteratura laica, proletaria, nata dalle lotte sociali. Lo Yiddish, però, è usato oggi come seconda lingua da molti Ebrei in America e in Israele: una serie tv distribuita da Netflix, Shtisel, ben dipinge lo scenario bilingue del mondo ebraico ed ebraico-ortodosso. In forme meno specialistiche, il cinema mondiale continua a mostrare interesse per la lingua e la cultura yiddish. Come non menzionare, a tal proposito, l’incipit di A Serious Man di Ethan e Joel Coen.

I fratelli Coen. Foto di Rita Molnár, CC BY-SA 2.5

In Europa, lo Yiddish è parlato specialmente in Francia, dove si trovano Ebrei aschenaziti arrivati in seguito all’ondata migratoria che, nel 1905, li fece riparare lì dalla Russia. Non a caso, il più grande centro di studi per la lingua yiddish si trova proprio a Parigi. L’Inghilterra, terra di transito per molti Ebrei in fuga dalla Mitteleuropa tra le due guerre, ospita un risicato numero di parlanti yiddish, perlopiù anziani.

In ambienti universitari e di ricerca, la lingua, la letteratura e la cultura yiddish vengono ancora insegnate, ma, con il passare del tempo, sempre meno costantemente. Nelle università italiane ci sono stati più o meno significativi avvicinamenti allo Yiddish negli anni Novanta, quando Moni Ovadia iniziò la sua carriera teatrale. Ovadia è stato un grande divulgatore di questa cultura, mediante i suoi lavori e i suoi spettacoli, tra i quali è bene ricordare Golem (che ha portato in tournèe a Bari, Milano, Roma, Berlino, Parigi e New York), Oylem Goylem (con cui si è imposto all’attenzione del grande pubblico, unendo musica klezmer, umorismo ebraico, storielle e barzellette), Dybbuk (spettacolo sull’Olocausto), Taibele e il suo demone, Diario ironico dall’esilio, Ballata di fine millennio, Il caso Kafka, Trieste… ebrei e dintorni, La bella utopia. Nei suoi spettacoli, l’ebreo è l’estraneo per eccellenza e si guarda alla tradizione del popolo ebraico dell’Europa centro-orientale con la piena consapevolezza della distanza da quel mondo e dell’impossibilità di resuscitarne le vite e le forme. Quello dell’artista è uno sguardo strabico: fisso nostalgicamente sul passato e al contempo puntato ostinatamente sul futuro.

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La professoressa Marisa Ines Romano e Moni Ovadia. Foto courtesy Marisa Ines Romano

A ridosso del grande interesse per lo Yiddish nato tra gli ultimi anni Novanta e i primi anni Duemila, nelle università di Roma, Milano, Bologna, Venezia, Torino, Trieste (grazie a Claudio Magris, uno dei primi ad occuparsi di letteratura yiddish) nacquero degli esperimenti. Anche l’esperienza di studio della Professoressa Romano risulta legata a Moni Ovadia, preziosa fonte di ispirazione per una ricerca che avesse attinenza con la dimensione europea e delle letterature comparate. La lingua e la letteratura yiddish, avendo interagito con le varie culture, ben si prestavano al lavoro di comparazione portato avanti da Marisa Romano, specializzatasi in Lingua e Cultura Yiddish presso The Oxford Institute for Yiddish Studies e successivamente presso AEDCY/Bibliotheque Medem (Parigi). Nei suoi anni di formazione, è stata supportata dal professor Giuseppe Farese, Emerito dell’Università di Bari, grande germanista e principale studioso italiano dell'autore austriaco Arthur Schnitzler, di cui ha tradotto le opere. Farese appoggiò immediatamente il campo di indagine della Professoressa Romano, dimostrando grande interesse per lo Yiddish e introducendone a Bari l’insegnamento. Altri colleghi, come il professor Domenico Mugnolo, il professor Pasquale Guadagnella e la professoressa Marie Thérèse Jacquet, ex Presidi della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, hanno poi sostenuto la presenza dell’insegnamento.

A partire dal 1998, prima di diventare Professore a contratto di Lingua e Letteratura Yiddish (L/LIN/13) presso l’Università degli Studi di Bari, la Professoressa Romano ha tenuto corsi presso l’Associazione Culturale Italo-Tedesca (ACIT) di Bari, ambiente culturalmente vivace che ha accolto  con entusiasmo la sua ricerca. Un suo ambito di studio è quello della canzone yiddish colta, dove sussiste un’interazione diretta tra il mondo letterario e quello della musica. A tal proposito, occorre annoverare, tra i numerosi progetti realizzati, la traduzione, introduzione e cura di diverse liriche yiddish, racchiuse nei lavori Betàm Soul (CD, Digressione Music, 2010), Far Libe (CD, Digressione Music, 2012) e Mirazh: le città inaudite (CD, Digressione Music, 2014).

Diversamente da quanto è accaduto per gli altri ambienti accademici italiani, il caso barese nell’insegnamento della Lingua e della Letteratura Yiddish ha avuto una longevità e una costanza che rappresentano un unicum in ambito universitario. Da ben dodici anni, lo Yiddish attira presso l’Ateneo barese centinaia di studenti, incuriositi da questa cultura e desiderosi di apprenderne le principali caratteristiche e peculiarità. Solo nel corso di quest’anno accademico, il Seminario ha potuto vantare più di 180 iscritti, quota che stupisce persino i principali Maestri esteri di questo campo di ricerca. Per la Professoressa, un tale interesse per l’insegnamento si spiega alla luce del rapporto tra la Puglia e l’Ebraismo, che è stato documentato da vari percorsi e progetti, come un documentario realizzato da RAI 3 L’ebraismo a Bari, a cura di Enzo Del Vecchio, a cui la stessa Romano ha collaborato. La Professoressa, inoltre, ha realizzato per due volte di seguito un progetto patrocinato dalla Regione Puglia, Mai Più, consistente in un ciclo di sei seminari per docenti e alunni degli istituti superiori pugliesi, comprendente l’allestimento delle mostre Il treno della memoria, viaggio ad Auschwitz e SHOAH. Fotografie, Video storici, Documenti, Installazioni Incontri e Testimonianze. Grazie a queste iniziative, la Puglia ha assunto consapevolezza della sua importanza per il popolo ebraico. Non va dimenticato che la Puglia fu una terra di transito cruciale per gli Ebrei in fuga dalla Palestina nel corso della grande diaspora e le città pugliesi hanno ospitato importanti insediamenti.

La Sinagoga Scolanova a Trani. Foto di Tommytrani, CC BY-SA 3.0

A Trani è ancora presente una piccola comunità e le due sinagoghe presenti su quel territorio attirano gli Ebrei sparsi per tutta la Puglia. Il numero degli Ebrei in Puglia attualmente non è minimamente paragonabile a quello registrato in passato. Verso la metà del XVI secolo, in seguito alla cacciata dei Semiti da parte dei cattolicissimi re di Spagna, gli Ebrei vennero banditi anche dall’Italia meridionale e alcuni si convertirono, pur rimanendo legati alle proprie tradizioni (cf. Marranesimo). Anche in tempi più recenti, la Puglia ha rappresentato un punto di passaggio fondamentale per gli Ebrei. Dopo il 1943, molti Ebrei in fuga dai nazisti si imbarcarono per la Palestina dai porti pugliesi. Vennero creati diversi campi per rifugiati, come quello di Nardò o quello nei pressi di Barletta. Una grande comunità di sopravvissuti ha trovato accoglienza ed ospitalità in queste terre, conservando ricordi splendidi della sua permanenza. Furono celebrati qui molti matrimoni tra gente che aveva perso tutto e voleva rinascere, cominciare una nuova vita.

Angelo Fortunato Formiggini in una cartolina postale degli anni venti, dalla serie "Cartoline Parlanti"; dalla Collezione privata di Tony Frisina - Alessandria. Immagine di Tony Frisina, in pubblico dominio

Interessante anche occuparsi della diffusione e della traduzione della letteratura yiddish in Italia. Pioniere in tal senso fu, negli anni Venti del Novecento, l’editore modenese di origini ebraiche Angelo Fortunato Formiggini, fondatore dell’omonima casa editrice. Tra le collane principali, è bene ricordare Profili, Classici del ridere, Apologie, Medaglie e Guide radio-liriche. Formiggini pubblicò per la prima volta classici della letteratura yiddish in italiano a partire dalle traduzioni inglesi, poiché non disponeva di traduttori dallo Yiddish. Diede alle stampe, per la collana Classici del ridere, diverse opere di Sholem Aleichem, come La storia di Tewje il lattivendolo (1928) e Marienbad (1918). Angelo Fortunato Formiggini è stato un personaggio di spicco nel panorama editoriale e culturale italiano dei primi del Novecento, ma la sua tragica vicenda biografica pose ben presto fine al suo progetto. Nel 1938, il regime fascista proclamò le leggi razziali, accompagnate da una terribile propaganda antisemita, e Formiggini fu costretto a mutare proprietà e nome della Casa editrice per cercare di evitare l’espropriazione. Il 29 novembre del 1938, stremato su più fronti, decise di mettere in atto il suicidio che premeditava da tempo e si gettò dalla Ghirlandina, la torre del Duomo di Modena. La casa editrice continuò ad esistere fino al 1941, quando fu posta definitivamente in liquidazione.

In tempi più recenti, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, altre traduzioni sono state fatte dallo Yiddish, per conto di case editrici specializzate nella diffusione di letteratura ebraica, come la casa editrice La Giuntina di Firenze. Anche la casa editrice Adelphi ha pubblicato titoli fondamentali in materia, essendo stata fondata dagli editori ebrei Luciano Foà, Alberto Zevi e Roberto Olivetti nel 1962 ed essendosi avvalsa di collaboratori del calibro di Roberto Bazlen, Giorgio Colli, Sergio Solmi, Claudio Rugafiori, Franco Volpi, Roberto Calasso e Giuseppe Pontiggia. Le figlie di Zevi, Elisabetta e Susanna, continuano a tradurre tuttora opere letterarie dallo Yiddish e dall’Ebraico. Susanna Zevi, in particolare, cura le opere di Meir Shalev, Haim Baharier e del grande Moshe Idel.

Una lingua straordinaria, che rispecchia la storia del popolo più antico. Una lingua ricca, variegata, pregna di storia. La lingua di voci immortali, che continuano a riverberarsi in pagine uniche. Una cultura che merita attenzione e che è necessario conoscere, anche per recuperare l’essenza di un popolo massacrato (per citare il poeta polacco Itzhak Katzenelson, ucciso ad Auschwitz nel 1944). Ritengo sia importante concludere il percorso tracciato in questo articolo, reso possibile dalla competenza e dalla disponibilità della Professoressa Romano, con le parole del Premio Nobel Isaac Bashevis Singer, che, a proposito dello Yiddish, scrive:

C'è chi chiama lo Yiddish una lingua morta, ma così venne chiamato l'ebraico per duemila anni. È stato riportato in vita ai giorni nostri in modo sbalorditivo, quasi miracoloso. L'aramaico è certamente stata una lingua morta per secoli, ma poi ha dato alla luce lo Zohar, un'opera mistica di sublime valore. È un fatto che i classici della letteratura yiddish sono anche i classici della letteratura ebraica moderna. Lo Yiddish non ha ancora pronunciato la sua ultima parola. Serba tesori che non sono ancora stati rivelati agli occhi del mondo. Era la lingua di martiri e santi, di sognatori e cabalisti – ricca di spirito e di memorie che l'umanità non potrà mai dimenticare. In senso figurato, lo Yiddish è l'umile e sapiente linguaggio di noi tutti, l'idioma dell'umanità che teme e spera.

 

 

Si informano i lettori che la Summer School del Centro per la Cultura Yiddish di Parigi quest'anno (2021) si terrà su Zoom, risultando dunque facilmente accessibile da qualsiasi punto del globo.

Quest'anno sono disponibili molte borse di studio per studenti fino a 30 anni, che coprono fino all'intero importo della tassa di partecipazione (normalmente 680 o 450 euro per 3 settimane, a seconda del numero delle ore che si intende frequentare).

Registrazione: https://www.yiddishparis.com/registration/

Borse di studio: https://www.yiddishparis.com/fr/inscription/

Link al sito: https://www.yiddishparis.com/yi/aynshraybn/


XIX il libro possibile

Speciale XIX Edizione del Festival Il libro possibile

Si è conclusa la XIX Edizione del Festival Il libro possibile; è stata un'edizione sicuramente diversa dalle altre. La manifestazione che si svolge da sempre a Polignano a Mare, concentrando gli entusiasti partecipanti in spazi dagli scorci assai suggestivi ma limitati, non poteva rimanere completamente avulsa dal contesto pesantemente influenzato dal COVID-19. Fortunatamente, già dai giorni precedenti l'evento la Puglia ha registrato un numero di casi limitato.

Come sempre, il Festival porta a Polignano grandi nomi del mondo della letteratura, della politica, della scienza, dell'economia, dello spettacolo e della musica.

 

Cinque location rinnovate, misure per garantire la piena sicurezza dell’evento e i più grandi nomi del mondo della letteratura, della politica, dell’attualità, della scienza, dell’impresa, dello spettacolo e della musica pronti ad animare il dibattito culturale a Polignano. La XIX edizione consecutiva del Libro Possibile, primo festival di caratura nazionale a ripartire in presenza, in programma dall’8 all’11 luglio. Presentazioni letterarie, dibattiti e tavole rotonde si sono susseguite fino a tarda notte in: lungomare Cristoforo Colombo, nelle banchine ‘Pirelli Cinturato’ e ‘Puglia 365’ del Porto turistico – Cala Ponte Marina e alla Terrazza dei Tuffi. A queste si aggiunge il Libro Possibile Caffè in piazza Caduti di via Fani per lo spazio dedicato ai più piccoli. Confermata la media partnership con Sky Tg24 con dirette ogni sera dal palco principale e interviste agli ospiti. La manifestazione è finanziata dalla Regione Puglia; main sponsor Pirelli; con il patrocinio del Comune di Polignano.

Il tema della XIX edizione

Viaggiatori dello spazio e del tempo è il tema scelto per l’edizione 2020 del festival. Ad aprire la kermesse sul lungomare Cristoforo Colombo non poteva che essere l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea Luca Parmitano, con un contributo video da Houston. Sul palco il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il direttore del distretto tecnologico aerospaziale, Giuseppe Acierno, per un dibattito sul tema delle esplorazioni in orbita moderato da Francesco Giordano. Rimaniamo con gli occhi puntati verso l’alto con l’astrofisica Patrizia Caraveo, che presenterà in anteprima Il cielo è di tutti (Edizioni Dedalo) in Banchina Puglia 365. Nel libro l’autrice affronta il problema dell'inquinamento da luci a terra e da costellazioni di satelliti. Presenta Elisabetta Bissaldi, ricercatrice del Politecnico di Bari e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bari

Di Viaggiatori di oggi: il ruolo della politica parlerà il ministro per gli Affari regionali e Autonomie Francesco Boccia. Interviene l’assessore regionale all’Industria turistica Loredana Capone, modera il direttore di Tgnorba24, Enzo Magistà. Le battaglie quotidiane per difendere e valorizzare il patrimonio architettonico italiano sono al centro del libro di Massimo Bray Alla voce cultura (Manni Editore). Il direttore dell'Istituto dell'Enciclopedia Treccani ripercorrerà la sua esperienza da ministro nel Governo Letta insieme al giornalista di Repubblica, Giuliano Foschini, per svelare “il filo rosso che lega le miriadi di singoli e associazioni attive nella promozione culturale”. Focus su attualità e informazione con il direttore de Ilfattoquotidiano.it Peter Gomez, nell’appuntamento intitolato Dovere di cronaca. Ne discuterà con lui sulla Banchina Pirelli Cinturato il docente di Diritto Costituzionale dell’Università del Salento, Michele Troisi.

Narrativa, saggistica e musica in programma

La narrativa rimane la protagonista della XIX edizione del festival. Javier Cercas in collegamento dalla Spagna presenterà in anteprima il suo ultimo romanzo Terra Alta (Guanda), vincitore del Premio Planeta 2019. Una storia avvincente, in uscita il 2 luglio, che parte da un macabro antefatto: il ritrovamento dei corpi torturati dei proprietari della compagnia Gráficas Adell. Con lui sul palco lo scrittore e sceneggiatore Diego De Silva.

Preferisce non chiamarla libro, ma ‘quaderno’ la sua ultima opera, Chiara Gamberale. In Come il mare in un bicchiere (Feltrinelli) racconta le persone “con un desiderio così forte di assoluto, che si sentono nel corpo come l'immensità del mare dentro a un bicchiere”. Interviene Alessandro Monti, presenta la direttrice di IlikePuglia, Annamaria Ferretti. Atmosfere da crime story per I quattro Cantoni (Sonzogno), la nuova indagine del commissario Lolita Lobosco, personaggio nato dalla penna di Gabriella Genisi. Una poliziotta tutta pugliese che si prepara al grande salto nel mondo delle serie tv: l’autrice ne svelerà i dettagli in Banchina ‘Pirelli Cinturato’ insieme allo scrittore Nicky Persico. Alle parole sapeva dare una forma unica e pregna di significato anche Alda Merini, protagonista di un intimo ritratto scritto da Annarita Briganti. La firma culturale di Repubblica presenterà la biografia L’eroina del caos (Cairo Editore) in Banchina Puglia 365 con Antonella Maggi. Dopo ‘Tu sì che mi capisci’, lo youtuber Yuri Sterrore – in arte Gordon – torna a esplora i rapporti tra uomini e donne nel loro aspetto più complicato, affascinante e divertente: la sessualità. Sul palco della Banchina Pirelli Cinturato porterà il suo ultimo libro Lezioni d’amore (Rizzoli), già nelle classifiche dei best seller. Modera la capocronista della Gazzetta del Mezzogiorno Carmela Formicola.

Al lungomare Cristoforo Colombo l’incontro tra parole e musica. Il cantautore Niccolò Fabi racconterà il suo ultimo disco Tradizione e Tradimento, eseguendo anche qualche brano. “Un lavoro sulla ricerca di un equilibrio all’interno di un cambiamento tra la memoria e la prospettiva – racconta – La scelta difficile tra cosa conservare e cosa lasciare andare, come evolversi e trasformarsi rispettando la propria identità”. Presenta Giorgia Messa. Ha scelto invece un brano speciale, dedicato nel 2015 alla figlia, Edoardo Bennato per il titolo del suo libro: Girogirotondo (Baldini Castoldi). Lo presenterà al pubblico nell’evento di chiusura della prima giornata del festival. Presenta Mauro Pulpito.

Spazio anche allo sport con due grandi campioni. Marco Tardelli, protagonista della vittoria degli Azzurri nel Mondiale di Spagna ’82, parlerà di calcio e ricordi personali, durante l’incontro Il contropiede dell’Italia. Introduce il governatore Michele Emiliano. Dai campi in erba si passa alle piscine olimpiche con il nuotatore Filippo Magnini, che si racconterà al pubblico della Banchina Pirelli Cinturato a partire dall’autobiografia La resistenza dell’acqua – La mia storia (Sperling & Kupfer Editore). Quattro volte campione del mondo con 55 medaglie conquistate, il suo è un percorso di vita fatto di vittore, ma anche tante difficoltà. Presenta Rocco De Franchi.

Letteratura e scienza si incrociano sui palchi del festival. Lamberto Maffei tesse un Elogio della parola (Il Mulino) nell’omonimo saggio, vincitore del premio Asimov. L’assunto che vuole dimostrare l’ex presidente dell’Accademia dei Lincei è che noi umani ci differenziamo per un linguaggio particolare; appunto quello della comunicazione verbale. Presenta Francesco Vissani, dirigente di ricerca presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare. Il giornalista scientifico Pietro Greco racconta invece dei fallimenti in Errore (Doppiavoce Editore), dove, citando Karl Popper, ricorda che “tutti facciamo seri tentativi per evitarli; e dovremmo essere scontenti di averli commessi”.

I numeri possono poi diventare uno strumento per leggere la realtà. Come scopre il giovane protagonista del romanzo Pathemata Mathemata (Pendragron) di Antonio Cucciniello: un genio dell'informatica che trova nella programmazione dei computer il suo altrove, un luogo dove rifugiarsi dal mondo esterno. Presenta il professore universitario Francesco Paolo de Ceglia. La docente dell’Università di Bari Sandra Lucente porterà invece il pubblico della Terrazza dei Tuffi alla scoperta degli Itinerari matematici della Basilicata (Giazira scritture). Dalla Lucania torniamo infine in Puglia con Giuseppe Maiellaro per scoprire un gioiello storico risalente all’età Peuceta: il Grand Mausolée di Polignano.

Al festival anche l’incontro Biblioteca di comunità: work in progress. Si discuterà dell’avviso pubblico, lanciato dalla Regione Puglia, sulle Community library, nato per valorizzare, rendere fruibili e restaurare beni culturali da utilizzare come biblioteche nei Comuni, nelle Province e Città Metropolitane, nelle Università e in altri enti. Intervengono l’assessore regionale Loredana Capone, il sindaco di Polignano Domenico Vitto, il direttore del Dipartimento regionale Cultura Aldo Patruno, la direttrice della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Puglia, Annalisa Rossi e la direttrice artistica del festival, Rosella Santoro.

Tra gli altri autori che si sono alternati sui palchi del festival ci sono anche Marco Lozito, Alessandro Florio, Marco Tarantino, Giovanni Za, Marco Montrone, Giancarlo Di Paolo e Natale Petti.

 

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I riti della ‘Ndrangheta che si intrecciano con la religione nelle pagine di Nicola Gratteri, i collegamenti video degli scrittori statunitensi Lawrence Wright e David Quammen, il viaggio declinato nella visione dei giovani dal ministro Giuseppe Provenzano. E ancora: Fabio Volo, la cronaca americana di Marfé e Rampini, il romanzo vincitore del premio Dea Planeta di Federica de Paolis e una storia dedicata ai più piccoli nell’ultimo libro di Giobbe Covatta e Paola Catella.

Il programma della seconda giornata

L’attualità è il fil rouge che unisce gli incontri in programma dalla prima serata. Impossibile non pensare all’epidemia che ha trasformato la nostra quotidianità, nel leggere le pagine di Pandemia (Piemme) di Lawrence Wright. In collegamento dagli Usa, il vincitore del Premio Pulitzer ha svelato i dettagli di un libro da molti definito profetico: il protagonista Henry Parsons si troverà infatti ad affrontare una strana influenza, che da un campo profughi a Giacarta si diffonderà in tutto il mondo. Con Wright anche lo scienziato David Quammen in diretta video a Polignano per la presentazione di L’albero intricato (Adelphi). Nel saggio svela che la realtà dell’origine umana è molto più complessa di quella immaginata da Charles Darwin: “i geni non si tramandano solo ‘in verticale’ (di generazione in generazione), ma anche ‘in orizzontale’ (varcando i confini di specie)”. Modera il direttore di Sky Tg24, Giuseppe De Bellis.

Rimaniamo in terra americana con la presentazione di Yes, we Trump (Paesi Edizioni) della firma del Mattino e di Vanity Fair Luca Marfé, che risponde alla domanda che tutto il mondo si pone (Chi riuscirà a fermare il presidente degli Stati Uniti?), analizzando i cambiamenti politici, economici e sociali degli Usa dopo l'epopea trumpiana e la corsa alle presidenziali 2020. Modera la giornalista Valentina Petrucci. A firmare la prefazione del saggio di Marfé è l’inviato di Repubblica Federico Rampini, che sarà collegato in video dall’America per presentare Oriente e Occidente (Einaudi), lucido ritratto dell’incontro-scontro tra due realtà geografiche. Presenta l’incontro il giornalista Manlio Triggiani.

XIX il libro possibile

Sul palco del lungomare Cristoforo Colombo il vincitore del Premio Strega 2020. Sandro Veronesi ha presentato Il colibrì (La nave di Teseo), dove narra la vita di Marco Carrera, tra continue sospensioni ma anche di coincidenze fatali, di perdite atroci e amori assoluti. La sua abilità? Non precipita mai fino in fondo: il suo è un movimento incessante per rimanere fermo, saldo, esattamente come l’animale che dà il titolo al romanzo. Insieme a Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci che organizza il premio letterario, Veronesi ha ricevuto un omaggio dallo sponsor tecnico del Libro Possibile, Grafiche Deste. Sul palco anche la giornalista del Sole 24 Ore Eliana Di Caro e il comico Dario Vergassola, come da tradizione pronto fare da ‘disturbatore’ con le sue incursioni.

XIX il libro possibile

Ritorniamo in Italia con una cronaca che unisce sacro e profano nel nome del profitto. Nicola Gratteri, procuratore capo presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria racconta in La rete degli invisibili (Mondadori) le storie della 'Ndrangheta 2.0, sempre più collusiva e sempre meno violenta, e i suoi rapporti con i centri di potere economico, politico e finanziario, con la massoneria deviata, con il narcotraffico, con il ‘deep web’ e con i social network. Presenta il giornalista di Repubblica, Giuliano Foschini.

XIX il libro possibile

Guarda alle nuove generazioni, invece, il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano, protagonista in Banchina Pirelli Cinturato del dibattito I giovani: viaggio di andata e ritorno, con gli interventi del docente universitario di Diritto costituzionale dell’Università del Salento Michele Troisi. Incursioni di Dario Vergassola. Diritto all’oblio e diritto di cronaca, come si conciliano nel mondo dell’informazione? Ne discuterà il caporedattore centrale della Gazzetta del Mezzogiorno, Michele Partipilo, durante l’anteprima nazionale del suo ultimo libro Oblio della notizia (CDG edizioni). Sul palco anche il volto del Tg1 Rai Francesco Giorgino.

Focus sull’ambiente con Francesca Santolini, che in Profughi del clima (Rubbettino) disvela la nuova migrazione forzata dai cambiamenti naturali; un fenomeno che rischia di trasformarsi nella più grave crisi dei rifugiati dalla Seconda guerra mondiale. Con lei anche il comico Giobbe Covatta, il politico Marco Cappato e la giornalista Gabriella Guido, moderati dall’attivista Sonny Olumati. Il tema viene affrontato attraverso musica e parole dal geologo Mario Tozzi e dal cantante Lorenzo Baglioni nello spettacolo: Io al clima non ci credo. Le note sono anche al centro della storia del cantante Pago. Le difficoltà per reperire elementi primari per il sostentamento in Africa sono al centro di Qualcosa si è rotto. Amref, l'Africa, l'Acqua, la Terra, il Clima, dall’omonimo cortometraggio dedicato all’acqua, dove si narrano storie di donne narrate dalla voce straordinaria di Fiorella Mannoia. Sul palco, Gabriella Guido, Giobbe Covatta e Marco Cappato. Modera Sonny Olumati.

In Banchina Pirelli Cinturato si è raccontato nella biografia Vagabondo per amore (Sperling & Kupfer). Nasce per celebrare un compleanno speciale il libro di Laura Rizzo: in Il cielo in una stanza (Gm Press) regala aneddoti, analisi e ricordi di una canzone immortale, che quest’anno spegne 60 candeline dall’interpretazione di Mina che l’ha portata alla ribalta nazionale. Presenta l’attrice e regista teatrale Licia Lanera.

Nomi importanti della letteratura si susseguono nelle piazze del festival. In programma la presentazione di Le Imperfette (DeA Planeta) di Federica De Paolis, insignito del Premio DeA Planeta 2020. Nel romanzo l’autrice racconta dell’epifania di Anna, costretta all’improvviso ad aprire gli occhi sugli aspetti della sua vita che credeva colonne impossibili da abbattere. Diego De Silva in I valori che contano (Einaudi) porta il pubblico a confrontarsi con le tragicomiche avventure dell’avvocato Malinconico, tra ragazze in mutande in fuga da una retata al bordello e una malattia che all’improvviso sconvolge la sua vita così apparentemente tranquilla. Introduce la caposervizio Cultura della Gazzetta del Mezzogiorno, Enrica Simonetti. Fabio Volo in Una gran voglia di vivere (Mondadori) sviscera il lato difficile dell’amore: la crisi. Un sentimento che per i protagonisti del racconto si svela in un momento preciso: “Svegliarsi una mattina e non sapere più se ami ancora la donna che hai vicino, la donna con cui hai costruito una famiglia, una vita”. La presentazione, introdotta da Marco Garavaglia, vedrà anche le incursioni di Dario Vergassola, pronto a ‘solleticare’ lo scrittore con le sue domande caustiche. Sussidiario (Castelvecchi) del cantante e attore David Riondino è un libro che fa della varietà la sua forza: all’interno troviamo “poesiole, filastrocche, poemetti, racconti, raccontini, saggi filosofici e cronache sociali in versi, canzonette e altre amenità”. Sul palco sarà accompagnato da Dario Vergassola.

Importanti contributi anche dalla saggistica. Racconta le vite di chi non si è mai arreso, il professore emerito della Loyola University di Chicago Emilio Iodice in Quando il coraggio era l’esempio della leadership (Vite da seguire). Insieme al direttore di Tgnorba24, Enzo Magistà, traccerà i profili di personaggi da prendere a modello, da Theodore Roosevelt a Salvo D’Acquisto. Coraggioso è anche chi ogni giorno sfida le barriere, architettoniche e mentali, come racconta Marco Ferrazzoli in Il superdisabile (Lu.Ce Editore). L’incontro è impreziosito dagli interventi del nuotatore e paraciclista Luca Mazzone, vincitore di due ori e un argento ai Giochi paralimpici di Rio de Janeiro 2016. Maurizio Gentilini ricorderà invece la figura di Chiara Lubich (Città Nuova), fondatrice dei ‘Focolarini’, movimento laico nato nella Chiesa cattolica al fine di contribuire all'unità della famiglia. Sul palco anche il medico Università Cattolica del Sacro Cuore- Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma Antonia Testa e il regista Marco Aleotti. Lo storico Franco Cardini regala un potente affresco dell’evento che ha cambiato per sempre la concezione di ‘guerra religiosa’ in Il grande racconto delle Crociate (Il Mulino). Il computer è donna (Edizioni Dedalo) di Carla Petrocelli offre un ritratto in parole delle eroine geniali e visionarie che hanno fatto la storia dell'informatica. Per i 150 anni della istituzione della Ragioneria generale dello Stato, il sindaco di Oria Maria Carone, il procuratore regionale della Corte dei Conti di Puglia Carmela de Gennaro e il direttore della Ragioneria territoriale dello Stato di Bari/BAT Giuseppe Mongelli hanno approfondito i meccanismi di un’istituzione fondamentale per la salvaguardia della finanza pubblica italiana. Ci spostiamo nel regno fantasy della Terra di Mezzo con Tolkien e il vangelo di Gollum (Cacucci Editore), scritto da Ivano Sassanelli. Un incontro imperdibile per chi è cresciuto – o ha riscoperto in età adulta - i libri dell’indimenticato creatore della Saga dell’anello. Indagano il rapporto tra neuroscienze e religione, Vito Antonio Amodio e Pasquale Pellegrini in Scienze e spiritualità (Castelvecchi). Alla scoperta dei segreti della mente con Alessio Rocco Ranieri, autore di Psicologia al tuo servizio (Grimaudo).

Sono dedicati ai più piccoli, invece, gli incontri in programma al Libro Possibile Caffè. Gli appuntamenti sono stati aperti da Chiara Dell'Acqua e Antonietta Buttiglione con Narrami o musa (Progedit): un percorso di lettura alternativo di Iliade, Odissea ed Eneide, i tre celebri poemi dell’antichità classica. Parole e immagini per narrare il valore della diversità e sulla necessità di superare pregiudizi e stereotipi, nella presentazione dell’albo illustrato Celestino (Edizioni Gruppo Abele), a cura di Giobbe Covatta e Paola Catella.

Partito il 9 luglio lo spazio Il libro nel cassetto, al Museo Pino Pascali. Dalle 17 alle 19 Marco Garavaglia ha incontrato gli scrittori esordienti per farsi raccontare in 10 minuti la loro idea per un manoscritto inedito. “Un tempo sufficiente – assicura l’agente e consulente editoriale che ha curato la collana ‘Corti di Carta’ per il Corriere della Sera - per verificare se valga la pena leggere la tua proposta e tentare la strada della pubblicazione”.

Tra gli altri autori che si sono alternati sui palchi del festival ci sono anche Lilli Maria Trizio, Rita Cavallaro, Emilio Orlando, Gabriele Zanini, Giovanna De Crescenzo, Chiara Cannito e Antonio Romano.

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Il racconto dell’Italia negli interventi di Marco Tronchetti Provera e Walter Veltroni, le esperienze economiche di successo ‘nate per caso’ illustrate da Oscar Farinetti, il ritratto di Alda Merini tra parole e musica di Erica Mou e Cosimo Damiano Damato, tavole rotonde su agroalimentare e turismo. Un calendario di appuntamenti votato alla varietà, quello del 10 luglio, terza serata del festival Il Libro Possibile, in programma a Polignano a Mare fino all’11 luglio.

Passato, presente e futuro dell’Italia

Com’è cambiato il nostro Paese negli ultimi decenni? Hanno risposto a questa domanda Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato e vicepresidente esecutivo del gruppo Pirelli, e lo scrittore Walter Veltroni, già sindaco di Roma, nel dibattito Da Italia-Germania 4-3 al lockdown, storia di 50 anni d'Italia. Ospite dell’incontro, presentato dal direttore di Sky Tg24 Giuseppe De Bellis, anche il protagonista di un altro indimenticato Mondiale: Marco Tardelli.

Le scelte per costruire la nuova trama delle relazioni economiche e sociali in Italia sono al centro della presentazione di Oltre la fragilità (Egea), il nuovo saggio del direttore della Fondazione Pirelli Antonio Calabrò. Sul palco anche l’economista Carlo Cottarelli, già commissario alla spesa pubblica e direttore esecutivo al Fondo monetario internazionale, che ha anticipato i temi del prossimo libro. A moderare il dibattito, ‘disturbato’ dalle incursioni di Dario Vergassola, il caporedattore del Tgr Rai Puglia Giancarlo Fiume.

Antonio Padellaro, editorialista del Fatto Quotidiano, in La strage e il miracolo (Paper First), ha raccontato un capitolo poco conosciuto della stagione delle bombe del 92/94: il fallito attentato mafioso allo stadio Olimpico durante la partita della Roma del 23 gennaio 1994. Una ricostruzione storica supportata dalle parole del procuratore generale della Corte d'Appello di Palermo Roberto Scarpinato. Ha moderato il direttore editoriale della casa editrice Paper First, Marco Lillo. C’è chi combatte la criminalità organizzata solo con la verità e la penna: la giornalista di Repubblica Federica Angeli ha portato a Polignano la storia della sua vita, stravolta dopo aver svelato i traffici dei clan a Ostia. E la racconterà attraverso gli occhi del figlio maggiore, narratore di Il Gioco di Lollo (Baldini & Castoldi), nell’appuntamento moderato dal caporedattore di Repubblica Roma, Stefano Costantini. Il patron di Eataly, Oscar Farinetti, ha presentato sul palco del lungomare Cristoforo Colombo 50 storie di altrettante eccellenze alimentari diventate di successo ‘per caso’, protagoniste del suo ultimo libro Serendipity (Slow Food Editore). L’incontro, moderato dal direttore di Tgnorba24, Enzo Magistà, vedrà anche gli interventi del cantante Edoardo Bennato e le comiche incursioni di Dario Vergassola. L’imprenditrice Gabriella Nobile, fondatrice dell’associazione Mamme per la pelle, ha parlato de I miei figli spiegati a un razzista (Feltrinelli): nel libro descrive l’Italia attraversata dall’intolleranza, dalla discriminazione e dalla brutalità fisica e verbale. Insieme all’attivista Sonny Olumati, mostrerà al pubblico una minaccia che non si è mai spenta, perché “esistono modi diversi di essere razzista”. Ha moderato la giornalista Francesca Biagiotti. Don Mattia Ferrari e Nello Scavo hanno ripercorso in Pescatori di uomini (Garzanti) l'esperienza a bordo della nave Mediterranea, attraverso gli occhi dei volontari impegnati a salvare i migranti in fuga da fame e guerra. Ha presentato la capocronista della Gazzetta del Mezzogiorno Carmela Formicola. Milano raccontata nelle sue mille sfaccettature dagli autori di Reboot (Bookabook), chiamati a raccolta dalla firma culturale di Repubblica Annarita Briganti. Insieme a Giorgia Messa, una delle scrittrici coinvolte nel progetto, ha presentato l’antologia benefica nata per sostenere il comune lombardo duramente colpito dal Coronavirus.

XIX il libro possibile

Le altre presentazioni in programma

Non mancano poi approfondimenti di respiro internazionale. Ci spostiamo nelle ampie foreste pluviali del Sudamerica con Querida Amazonia amata Italia (Palumbi), il nuovo libro di monsignor Filippo Santoro, presentato in anteprima al festival. Una terra che l’arcivescovo di Taranto conosce bene, avendovi svolto per anni attività episcopale, e che ora si ritrova devastata dalla potenza distruttiva degli incendi. Intervengono il geologo Mario Tozzi e il segretario regionale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo. Focus su L’unione europea dopo il Coronavirus nel dibattito con il consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali Franco Passacantando, il presidente della Banca Popolare di Puglia e Basilicata Leonardo Patroni Griffi e Aurelio Valente, già direttore della Banca d’Italia. Intervenuto in collegamento web il presidente di Tim, Salvatore Rossi. Egidio Ivetic in Storia dell’Adriatico (Il Mulino) parla di “un mare chiuso, un mare di passaggio, una frontiera tra Oriente e Occidente; un mare che ad un tempo unisce e divide”. Sono partiti dalla Puglia per poi analizzare la situazione economica sociale italiana ed europea dopo la crisi del Covid-19, Luciano Sechi e Luigi Triggiani in Decollare controvento (Edizioni Dal Sud).

XIX il libro possibile

L’economia è al centro delle due tavole rotonde in Banchina Puglia 365. Il territorio e le filiere agroalimentari: un legame da raccontare ha visto protagoniste le suggestioni del presidente di Eataly Oscar Farinetti, del presidente di Selezione Casillo Srl Beniamino Casillo, del presidente di Delizia Spa Giovanni D’Ambruoso e del presidente del Gruppo Megamark Francesco Pomarico. Dal turismo archeologico al turismo spaziale: quali prospettive è il titolo dell’incontro di approfondimento che muove le fila dal saggio Archeologia Viva di Giuliano Volpe, presidente emerito del Consiglio superiore ‘Beni culturali e paesaggistici’ del MiBACT. Intervenuti Giuseppe Acierno, presidente del Distretto tecnologico aerospaziale, e di Loredana Capone, assessore regionale all’Industria turistica e culturale. Si parla del Programma regionale per lo sport in Puglia nell’omonimo incontro in Banchina Puglia 365: sul palco il direttore generale dell’Asset Puglia, Elio Sannicandro, il viceministro dell'Economia e delle Finanze Antonio Misiani e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Spazio alla narrativa nel cartellone del Libro Possibile. Spazio ai nuovi talenti con il Premio Fondazione Megamark, concorso letterario riservato agli esordienti: gli attori Antonio Stornaiolo ed Emilio Solfrizzi hanno dialogato con le autrici Lavinia Petti, Carmela Scotti ed Emanuela Canepa. Una storia di vite che s'incontrano, stringono patti di alleanza, si perdono, si cercano ancora nel romanzo Le amiche imperfette di Maria Pia Romano. Durante la presentazione in Terrazza dei tuffi interviene Francesca Palumbo.

La cantautrice pugliese Erica Mou e il regista Cosimo Damiano Damato hanno delineato un ritratto di Alda Merini in musica e parole con il recital Fate l’amore…, a pochi giorni dall’uscita del libro di Damato dedicato alla poetessa. Si confessano tra le pagine di L’amore non è un numero (Mondadori), i ballerini Andreas Müller e Veronica Peparini, ripercorrendo i momenti salienti del loro rapporto nato ‘a passo di danza’ durante il talent Amici. Presenta Giorgia Messa.

Il corpo umano fa dal fil rouge a diverse presentazioni in programma. Metodo scientifico, non terapie alternative: il virologo Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare ‘Luigi Luca Cavalli Sforza’, svela come combattere i tumori in Quando la cellula perde il controllo (Zanichelli). “Omeopatia, cristalloterapia, diete miracolose a base di cartilagine di squalo o bicarbonato sono trappole mortali” ha ricordato l’esperto nell’incontro introdotto dal professore ordinario dell’Università degli studi di Bari Graziano Pesole. Descrive i Fatti di quotidiana follia (Giunti) la psichiatra Liliana Dell’Osso nel suo ultimo saggio: “Non uno strappo nell’ordine della natura – spiega l’autrice - ma emerge in continuità con le vicende della vita; tuona a lungo nella mente prima del temporale”. Unendo le sue competenze di chirurgo ortopedico a una lunga esperienza nel mondo del fitness, Giovanni Angiolini ha spiegato in Banchina Puglia 365 quali sono i quattro cardini su cui si fonda la nostra salute. La presentazione de Il mio metodo wellness (Mondadori) è introdotta dalla giornalista di Tgnorba24 Daniela Mazzacane. La musicista e ricercatrice Chiara Liuzzi ha raccontato i segreti di uno dei più potenti strumenti comunicativi in Sono la mia voce (Progedit editore).

Al Libro Possibile Caffè spazio ai i più piccoli con Domenica Romanelli e le avventure de La famiglia White (Wip edizioni). Il libro fa parte di un progetto di educazione alimentare, che sfrutta il linguaggio delle favole per spiegare ai bambini il buono (e cattivo) mangiare, con l’ausilio di uno speciale ricettario.

Il Museo Pino Pascali ha ospitato dalle 17 alle 19 lo spazio Il libro nel cassetto: Marco Garavaglia, agente e consulente editoriale che ha curato la collana ‘Corti di Carta’ per il Corriere della Sera, incontrando gli scrittori esordienti per farsi raccontare in 10 minuti la loro idea per un manoscritto inedito.

Tra gli altri autori che si sono alternati sui palchi del festival ci sono anche Raffaella Rizzi, Giuseppe Scaglione, Vincenzo Alba, Stefano Di Lauro e Dominique Venner.

 

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Si è conclusa l’11 luglio, la XIX edizione del festival Il Libro Possibile; e lo ha fatto regalando al pubblico di Polignano a mare l’anteprima mondiale, in diretta dagli Usa, dell’ultimo romanzo di David Leavitt. Ciliegina sulla torta di un programma che include anche nomi del calibro di Luciano Canfora, Moni Ovadia, Walter Veltroni, Luca Bianchini e Luca Telese.

Anteprime speciali per l’ultima giornata

Le restrizioni dovute al coronavirus hanno imposto allo scrittore David Leavitt di presentare in collegamento video il suo ultimo libro: Il decoro (Sem). Le vicende della protagonista Eva si intrecciano tra le pagine con l’attualità americana: tema portante è la paura degli americani di fronte a un nuovo clima politico seguito all’elezione del presidente Donald Trump. Un’analisi approfondita di una nazione in pieno fermento (anche rivoluzionario), di cui si discuterà con Myrta Merlino, conduttrice e giornalista di La7, e con l’attore Gianmarco Saurino.

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Anteprima assoluta anche per l’ultimo saggio del filologo Luciano Canfora: in Europa gigante incatenato (Edizioni Dedalo) mette in luce per quali ragioni economiche, politiche, strategiche e culturali, l’Europa – attualmente in piena crisi – può salvarsi. Ne ha parlato con il giornalista Luca Telese sul palco del lungomare Cristoforo Colombo.

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La pandemia ‘invade’ gli incontri del festival

XIX il libro possibileIl focus sull’attualità non può prescindere dall’analisi dei cambiamenti legati alla pandemia. Tema al centro dell’incontro Prima e dopo la cura, condotto dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio. Quella che abbiamo passato è Una stranissima primavera: ne è certo Beppe Severgnini, firma del Corriere della Sera, che ha raccontato come la quarantena e la quotidianità alterata dal virus ci hanno trasformati. Il quesito a cui rispondere è: in meglio o in peggio? Entrambi gli incontri sono introdotti dalla direttrice artistica del festival Rosella Santoro.

XIX il libro possibile

Tra le pagine di Il dopo, la direttrice del Centro di Eccellenza One Health dell'Università della Florida Ilaria Capua ha spiegato come il virus ci ha costretti a cambiare mappa mentale. Insegnandoci anche che “dobbiamo modificare il nostro atteggiamento nei confronti della natura e della biodiversità, ponendoci come guardiani anziché invasori”. Con lei sul palco del lungomare Cristoforo Colombo, il direttore del Messaggero Virman Cusenza. Racconta con le immagini le battaglie quotidiane in ospedale per debellare il Covid, il libro fotografico Io resto in corsia (Adda Editore). A presentarlo sono stati coloro che hanno raccontato la loro esperienza in questo periodo straordinario: il presidente della Scuola di Medicina di Bari Loreto Gesualdo, il direttore generale del Policlinico di Bari Giovanni Migliore, il direttore dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Bari Franco Introna, la dottoressa Lucilla Crudele e il fotografo Christian Mantuano. Ha introdotto la giornalista Francesca Russi. Paolo Giacovelli e Chiara Pepe hanno portato in Terrazza dei Tuffi i 21 racconti contro il Coronavirus della raccolta L’unico vaccino è l’amore (Giacovelli Editore). L’incontro, presentato da Antonella Girolamo, ha visto gli interventi di Pippo L'Abbate.

XIX il libro possibile

Le altre presentazioni in programma

Walter Veltroni, già sindaco di Roma, in Odiare l’odio (Rizzoli) ha sviscerato la malattia sociale del nostro tempo, che “stravolge coscienze e rapporti umani, si impadronisce delle nostre parole, è il grande incubatore della violenza” come spiega nel suo ultimo saggio. La presentazione in Banchina Pirelli Cinturato è introdotta dal docente di Diritto costituzionale dell’Università del Salento, Nicola Grasso.

XIX il libro possibile

Se vuoi dirmi qualcosa, taci (La nave di Teseo) fa dialogare sull’ebraismo due voci apparentemente lontane anni luce: quelle del drammaturgo Moni Ovadia e del comico Dario Vergassola. Due mondi che nell’appuntamento di apertura del lungomare Cristoforo Colombo si incontrano per parlare di attualità e antisemitismo, di intolleranza, razzismo, Olocausto, del bisogno di confini e del loro superamento. Intervenuto il filosofo Stefano Bonaga. Tra racconto mozzafiato e serrata inchiesta, Cuori rossoblù (Solferino) del giornalista Luca Telese ha trattato un’epopea calcistica: quella del Cagliari di Gigi Riva e dello ‘scudetto impossibile’ conquistato nel 1970. Un emozionante ricordo sportivo, tracciato insieme a Giuseppe Cruciani, conduttore del programma ‘La zanzara’ su Radio24. Rivela Una nuova economia ecologica, la senatrice Patty L’abbate: di vantaggi e nuove sfide del settore green se ne è parlatocon il giurista Stefano Leoni, già presidente di Wwf Italia, nell’incontro moderato dal giornalista Leonardo Metalli. Focus su Vaccini e minori tra disinformazione e falsi miti nell’incontro con il consigliere regionale Fabiano Amati e il primario di Neonatologia del Policlinico di Bari Nicola Laforgia. A portare il suo expertise sul tema, anche il direttore del Dipartimento regionale Salute, Vito Montanaro. Sono “storie di gente della nostra terra, persone comuni che scrivono pagine emozionanti nella loro vita al fianco della malattia” quelle narrate dal medico anestesista e rianimatore Pierfrancesco Di Masi in La sofferenza perfetta (Cacucci editore). Insieme a don Gaetano Amore, parroco della Chiesa matrice di Polignano, si sono ricordate le battaglie di chi fino all’ultimo ha affrontato con coraggio malattie oncologiche e patologie neurodegenerative come la Sla e la Sma.

La grande narrativa protagonista sui palchi del festival. È un metaforico ‘ritorno a casa’ per Luca Bianchini, che tra le scogliere a picco e il mare cristallino pugliese ambienta Baci da Polignano (Mondadori). Tra panzerotti e lacrime, viaggi a Mykonos e tuffi all'alba, i suoi protagonisti continuano a sbagliare senza imparare mai niente. La firma del Fatto Quotidiano Marco Lillo e la scrittrice Sara Loffredi hanno portato il pubblico della Banchina Pirelli Cinturato in un viaggio nei luoghi simbolo della lotta alla mafia a Palermo. La storia del romanzo La casa di Paolo (Paper First) è pensata per i ragazzi, gli stessi che all’inizio della narrazione propongono ai compagni di classe un progetto su Paolo Borsellino. Intervenuto in collegamento web il fratello del magistrato simbolo della lotta ai clan, Salvatore Borsellino. Dopo ‘Gli autunnali’, Luca Ricci ci consegna il secondo tassello della quadrilogia delle stagioni con Gli estivi (La nave di Teseo): un romanzo visionario ed esatto allo stesso tempo, capace d’indagare l’ossessione d’amore in tutte le sue forme. Ha introdotto il responsabile di Strategy and Investor Relation di Exprivia, Gianni Sebastiano. Onofrio Pagone, vice caporedattore centrale della Gazzetta del Mezzogiorno, ha portato a Polignano la raccolta di racconti Le radici al tempo dei social (Edizioni Il Castello). L’incontro di presentazione dell’antologia, contenente gli scritti dei vincitori della prima edizione del Premio letterario nazionale Melina Doti, ha visto gli interventi delle giornaliste Carmen Lasorella e Anna Langone. Lo stalking è il tema portante del libro di Nicky Persico Ragazze contro (Les Flaneurs), presentato in Terrazza dei Tuffi. Spazio, nella stessa location, anche ai giovanissimi autori degli 11 racconti contenuti in Il testo e i suoni (Ombre), prodotto dell’omonimo laboratorio curato dall’associazione culturale Ombre.

Raccontano e si raccontano nei libri gli ospiti in cartellone. È il ritratto di un ragazzo simbolo di una generazione, quello tracciato da Paolo Borrometi in Il sogno di Antonio (Solferino): il giornalista ha ricordato Antonio Megalizzi, appassionato di Europa e giornalismo, insieme a Luana Moresco, compagna del 29enne morto in seguito all’attentato a Strasburgo del 2018. Ha presenttoa l’incontro il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Massimiliano Scagliarini. La dj e conduttrice Ema Stokholma ha rivissuto il suo passato in Per il mio bene (HarperCollins); l’epoca in cui il suo nome era ancora Morwenn Moguerou. E insegna che dal dolore si può uscire, che si può sbagliare e cambiare, che il lieto fine è possibile. La presentazione in Banchina Puglia 365 è introdotta dalla giornalista Elisa Forte. Georgette Polizzi, stilista, personaggio televisivo e influencer con 600mila follower su Instagram, tra le pagine di I lividi non hanno colore (Mondadori) rivela la sua vita, dal rapporto complicato con la madre – morta drammaticamente quando era ancora molto giovane – alla malattia che sta affrontando con grande coraggio e determinazione, passando per le prime esperienze nel mondo della moda e nei reality. Ha presentato l’autore televisivo Gabriele Parpiglia. Si svela “Senza filtri Instagram né linee guida da rispettare” Giulia Salemi in Agli uomini ho sempre preferito il cioccolato (Mondadori). Un racconto che tocca i chiaroscuri della notorietà, i sogni, gli amori intensi e le scelte controcorrente della modella di origini iraniane. Ha introdotto l’incontro Giorgia Messa. L’avvocato Pierluigi De Palma ha parlato insieme all’attore Rocco Papaleo di Bari calling (Laterza), un’autobiografia rock ispirata dall’unica città al mondo che può vantare una squadra di calcio declinata al maschile e al femminile.

Si sono indagati territori con le parole negli incontri in Terrazza dei Tuffi. Jean Paul Stanisci in Viaggi Bianchi (Aga Editrice) tramanda racconti ed aneddoti dei suoi viaggi nei luoghi della memoria di Hiroshima, Auschwitz, Killing Fields e Chernobyl. Alla scoperta della Puglia con Mario Pennelli e Nick Difino, che hanno svelato i dettagli del progetto Route 16 da Lesina a leuca in 14 giorni e 14 tappe.

Otello cane d’Aprile (Manni Editore) di Paolo Comentale ha chiuso gli appuntamenti dedicati ai più piccoli al Libro Possibile Caffè in piazza Caduti di via Fani. Una storia delicata e poetica che racconta di un cane fedele e coraggioso, di un fazzoletto rosso e di un dono prezioso per due fratelli fuggiti in montagna nel tentativo di evitare la guerra. Ha introdotto il musicista Andrea Gargiulo.

Il Museo Pino Pascali ha ospitato dalle 17 alle 19 lo spazio Il libro nel cassetto: Marco Garavaglia, agente e consulente editoriale che ha curato la collana ‘Corti di Carta’ per il Corriere della Sera, incontrando gli scrittori esordienti per farsi raccontare in 10 minuti la loro idea per un manoscritto inedito.

Tra gli altri ospiti che si sono alternati sui palchi del festival ci sono anche Angela Sara Ciafardoni, Francesco Maria Bovenzi, Mara Battista e Marina Saponari.

XIX il libro possibile

Sito ufficiale: https://www.libropossibile.com

Testi, video e foto di anteprima dall'Ufficio Stampa nazionale e regionale Il libro possibile.