“L’Egitto di Belzoni”: in mostra a Padova il "forzuto" agli albori dell'egittologia

Gli inizi dell'archeologia in generale e dell'egittologia in particolare, al di là della curiosità, a volte morbosa, che le rovine scatenarono nell'antichità e nel Medioevo, avvenne tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo, essendo  da una serie di nomi che anche per "i non addetti ai lavori" sono già quasi familiari: Jean-François Champollion o Karl Richard Lepsius; altri sarebbero William Flinders Petrie, Bernardino Drovetti, Henry Salt, John Gardner Wilkinson, Amelia Edwards, Ippolito Rosellini… Però probabilmente il più importante di tutti fu Giovanni Battista Belzoni.

​Belzoni, nativo di Padova, allora facente parte alla Repubblica di Venezia, nacque nel 1778. Aveva non meno di tredici fratelli e, poiché suo padre era un barbiere modesto in perenne lotta per la sopravvivenza di una famiglia tanto numerosa, un adolescente Giovanni fu inviato a Roma, la città da cui proveniva la sua famiglia paterna (che era anche in migliori condizioni economiche), per guadagnarsi da vivere. Tuttavia, la sua idea era un'altra: aveva una profonda vocazione religiosa che lo spingeva a prendere in considerazione di entrare in un monastero. Pensate a come sarebbe avrebbe cambiato il suo futuro - e quello dell'egittologia - se avesse esaudito questo desiderio. Tuttavia, si verificò un evento imprevisto: nel 1798 le truppe francesi occuparono la città, revocarono l'autorità del Papa e proclamarono la Repubblica Romana; sembra che Belzoni avesse preso parte ad qualche intrigo e che, minacciato di essere imprigionato, decise di fuggire il più lontano possibile. ​
Ritratto di Giovanni Belzoni ad opera di Jan Adam Kruseman (1824)(Artdaily.com), conservato al Fitzwilliam Museum, pubblico dominio

Così, nel 1800 cercò di ricominciare daccapo e si trasferì nei Paesi Bassi, esercitando l'ufficio imparato da suo padre. Questa nuova vita non durò però non a lungo; dopo tutto, Napoleone aveva trasformato quel territorio nella Repubblica Batava e il pericolo di essere riconosciuto e detenuto era sempre presente, anche nel caso in cui fosse riuscito a passare inosservato (grazie al suo aspetto settentrionale e ai capelli rossi). Tre anni dopo si trasferì in Inghilterra. E fu in quel Paese che incontrò sua moglie, Sara Bane, l'artefice del totale cambiamento della vita del giovane Belzoni. Sara era uno spirito irrequieto e convinse il suo futuro marito - si sarebbero sposati nel 1813 - a unirsi a un circo itinerante con cui giravano il paese.​
Belzoni superava i due metri e aveva una costituzione robusta, che avrebbe fatto invidia ai migliori influencer e body builder di Instagram. Il suo contributo al mondo circense consisteva in dimostrazioni di forza - era il classico "forzuto" - finché non andò ad esibirsi all'Astley's Anphitheatre, un prestigioso circo permanente situato nel quartiere londinese di Lambeth. Lì si interessò ad altre sfaccettature di quel mondo, come la cosiddetta "fantasmagoria" (una sorta di spettacolo spaventoso, basato sulla proiezione di immagini terrificanti: scheletri, fantasmi, demoni...) con una lanterna magica. Il nostro connazionale si interessò così tanto a questa forma di proiezione che iniziò a studiare ingegneria meccanica - qualcosa che era già iniziato durante il suo soggiorno a Roma - progettando ingegnosità idrauliche che applicò anche nelle esibizioni circensi di Covent Garden. Tutto ciò gli sarebbe stato parecchio utile in futuro. ​
Nel 1812 lasciò l'Inghilterra per un tour europeo. Visitò la Spagna, l'Olanda, il Portogallo e Malta, non perdendo mai l'occasione (da bravo italiano) di vendere il progetto per una ruota panoramica totalmente idraulica che aveva concepito. Questo è esattamente ciò che gli ha permise di mettersi in contatto con un diplomatico egiziano, Ismael Gibraltar, interessato ad al progetto dato che il pascià d'Egitto, Mehmet Ali, stava perseguendo una politica di modernizzazione e voleva espandere le aree in crescita. Così Belzoni visitò per la prima volta il paese dei faraoni e, anche se l'esperienza non fu così soddisfacente come si aspettava - dato che alla fine il pascià respinse l'invenzione - lui decise di rimanere.​
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Il "Giovane Memnone", in realtà Ramesse II, statua in granito (1270 circa a. C.), conservata al British Museum. Foto di Nina Aldin Thune, CC BY-SA 3.0

Durante questo periodo progettò nuove cose ingegnose, questa volta destinate a facilitare il trasporto di grandi blocchi di pietra, poiché era consuetudine rimuoverli dagli antichi monumenti, per riutilizzarli in edifici moderni. Inoltre, attraverso lo storico svizzero Jacob Burckhardt, che era in visita in Egitto (e con il quale strinse amicizia) poté mettersi in contatto anche con Henry Salt, il console britannico. Costui gli assegnò una missione: andare a Tebe per prendere l'enorme busto di Ramses II (che all'epoca tutti chiamavamo Giovane Memnone per errore, ma questa è un'altra storia...) che decorava il tempio di quest'ultimo, il Ramesseum, e trasferirlo al British Museum, così come autorizzato da una firma (ordine) del pascià. La "statuetta" pesava sette tonnellate e Belzoni dovette attingere a tutte le sue conoscenze e trucchi circensi per poterla spostare; ci riuscí sollevandola per mezzo di leve e rulli, proprio come, molto probabilmente, era stato fatto nell'antico Egitto. Fu un duro lavoro che lo tenne occupato per diciassette lunghi giorni e con più di centotrenta uomini, finché raggiunse il fiume, dove imbarcarono il "piccolo" reperto.​
Il successo di questa impresa gli aprì la porte ad altre commissioni analoghe, quasi tutte dovendo superare difficoltà complesse. Ad esempio, un obelisco che stava trasportando in barca fino ad Alessandria si inabissò nelle acque del Nilo e dovette salvarlo costruendo una sorta di ponteggio acquatico.​
Giovanni Battista Belzoni
Giovanni Battista Belzoni, come da raffigurazione nel suo libro Narrative of the Operations and Recent Discoveries Within the Pyramids, Temples, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia and of a Journey to the Coast of the Red Sea, in search of the ancient Berenice; and another to the Oasis of Jupiter Ammon, Londra, John Murray, 1820

Nel 1815 accompagnò William Beechey, il segretario di Salt, in un viaggio ad Abu Simbel per vedere come potevano scavare i templi scavati nella roccia, scoperti da Jacob Burckhardt un paio di anni prima. Questi ultimi erano coperti da migliaia di tonnellate di sabbia, che rendevano impossibile l'accesso al loro interno. Il nostro Belzoni dovette dimettersi, deluso, ma tornò nel 1817, accompagnato dalla moglie che colse l'occasione per lasciare testimonianze scritte della vita delle donne egiziane. Questa volta, con tanto sforzo e pazienza, Belzoni riuscì a rimuovere abbastanza sabbia da scoprire parzialmente l'ingresso, di modo da poter entrare in cerca di pezzi per collezionisti. Non trovò quasi nulla ed è per questo che i templi, sia quelli di Ramses II che di Nefertari, ricaddero nell'oblio per qualche altro anno. ​
Nello stesso anno, Belzoni scavò nella Valle dei Re, dove scoprì - tra le altre cose - le tombe dei faraoni Ay e Ramesse I, e dissoterrò tutti gli oggetti per venderli (sigh). So che adesso griderete tutti allo scandalo, ma questo atteggiamento non dovrebbe sorprendere, poiché in quella prima metà del XIX secolo l'archeologia era, fondamentalmente, una raccolta di pezzi e reperti per i collezionisti e lo spoglio era visto come normale per il bene della scienza che, naturalmente, aveva sede in Europa occidentale. Ecco perché Belzoni non esitò a portare via le cose senza il loro contesto e non esitò neanche a far saltare in aria i coperchi dei sarcofago (con la dinamite) in cerca di gioielli.​
Il nostro forzuto connazionale era una miscela tra l'avventuriero e il collezionista, ma fu anche grazie al suo lavoro che l'egittologia ha cominciato a prendere forma. ​
Dal momento che scoprì anche la tomba di Seti I (che fu battezzata la Tomba di Belzoni perché, non avendo ancora tradotto Champollion la scrittura geroglifica, non si sapeva a chi apparteneva), studiò i templi di File, di Edfu e di Elefantina, ed effettuò scavi in Karnak.​

Giovanni Battista Belzoni
La firma di Giovanni Battista Belzoni all'interno della piramide di Chefren. Foto di Jon Bodsworth (www.egyptarchive.co.uk), Copyrighted free use
Nel 1818, dopo un viaggio in Terra Santa (accompagnato dalla moglie Sara), dedicò la sua attenzione alle piramidi di Giza, convinto che - contrariamente alla visione dei suoi compagni - avrebbe trovato le cose di interesse proprio al loro interno. Divenne così il primo ad entrare in quella di Chefren (dove lasciò un'enorme iscrizione col carbone che diceva "Scoperta da G. Belzoni 2 mar. 1818"). Fu anche il primo a visitare El-Wahat el-Bahariya, un'oasi nel mezzo del deserto che Alessandro Magno avrebbe superato sulla strada per Siwa (in realtà, vi costruí solo un tempio lì), e nell'indagare le rovine del porto Berenice sul Mar Rosso (costruito da Tolomeo II). ​
A questo punto Belzoni e sua moglie erano stati in Egitto per sei anni e per un totale di ben venti anni fuori dall'Inghilterra: decisero così di farvi ritorno. Lo fecero nell'autunno del 1819 e - ça va sans dire - portandosi dietro il sarcofago di Seti I come bagaglio a mano.​

Giovanni Battista Belzoni
Giovanni Battista Belzoni è raffigurato in un medaglione a Palazzo della Ragione, opera di Rinaldo Rinaldi (1793-1873), foto di Colin Rose

 

Se tutto questo che avete letto e scoperto vi ha interessato, allora vi consiglio vivamente di fare un salto alla mostra “L’Egitto di Belzoni”, visitabile al Centro Culturale Altinate - San Gaetano di Padova fino al 28 Giugno 2020.​
La sua città natale gli rende omaggio con una una mostra che vuole raccontare una vita avventurosa e ricca di imprese. Il percorso espositivo alterna sistemi di visita tradizionali a momenti di grande impatto emotivo, grazie a tecnologie immersive, effetti multisensoriali ed enormi riproduzioni in scala reale. Gli ambienti storici, ricostruiti con la massima precisione, diventano spazi scenici che coinvolgono in spettacoli teatrali e in giochi d’acqua virtuali.​
Inoltre, da buon nerd quale sono, non posso che consigliarvi una lettura edita niente meno che da Sergio Bonelli Editore dal titolo "Il Grande Belzoni". Il talentuoso Walter Venturi ha ricreato magistralmente il mondo e la vita di Belzoni in forma di fumetto.​
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Raffigurazione di Giovanni Battista Belzoni dal libro Viaggi in Egitto ed in Nubia, Tomo I, Livorno, 1827.

Risultati della seconda Conferenza Internazionale su Tutankhamun

8 Maggio 2016

Risultati della seconda Conferenza Internazionale su Tutankhamun

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“È fondamentale effettuare ulteriori scansioni, utilizzando altri strumenti presso la Tomba di Tutankhamun (KV62) nella Valle dei Re a Luxor, impiegando ulteriori metodi tecnici e scientifici e apparecchiature radar”. Questa è una delle diverse raccomandazioni concordata alla fine della seconda Conferenza Internazionale su Tutankhamun, che si è tenuta oggi (8 Maggio 2016) presso il Museo Nazionale della Civiltà Egizia (National Museum of Egyptian Civilization - NMEC).
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Il Ministero delle Antichità, dott. Khaled El-Enany ha rimarcato durante la discussione scientifica aperta che si è tenuta alla fine della conferenza, che nessun foro sarà effettuato sui muri della tomba a meno che non si sia sicuri al 100% che c'è una cavità dietro di essi. Esperti di Egittologia e di radar hanno partecipato alla sessione finale, tra loro: i precedenti ministri delle antichità, dott. Zahi Hawas e dott. Mamdouh Eldamaty, l'esperto di radar giapponese, prof. Watanabe, il dott. Yaser El-Shayeb dalla Facoltà di Ingegneria dell'Università del Cairo e diversi archeologi egiziani e interessati.
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Nel suo discorso, l'ex ministro delle antichità, dott. Zahi Hawas ha affermato che la scansione radar non è sufficiente da sola per fare una nuova scoperta archeologica, sottolineando che è contrario all'ipotesi dello scienziato britannico Nicholas Reeves (che sostiene che la tomba della Regina Nefertiti esista dietro quella del faraone Tutankhamun). Hawas ha aggiunto che si dovrebbe formare immediatamente una commissione di archeologi, esperti di radar e telerilevamento, per supervisionare i lavori all'interno della tomba.
Il precedente ministro delle antichità, dott. Eldamaty, ha anche tenuto un discorso intitolato “la Riscoperta della Tomba di Tutankhamun”, nel quale ha riassunto tutti i passi del lavoro che sono stati effettuati nell'ambito del progetto di scansioni radar presso la tomba del Faraone Dorato, affermando che i risultati raggiunti indicano che ci sarebbe una possibilità del 50% di una cavità dietro i muri della Tomba.
In un contesto correlato, il dott. Tarek Tawfik – Supervisore Generale del Progetto del Gran Museo Egizio (Grand Egyptian Museum - GEM) ha aggiunto che tra le raccomandazioni da questa conferenza c'è quella della formazione di una Commissione Archeologica Egiziana con l'assistenza di esperti stranieri che miri a disegnare una road map per il processo di trasferimento dei fragili manufatti del Faraone Dorato, che sono sensibili alla luce e al movimento. Anche il Centro di Ricerca di Tutankhamun che è stato fondato l'anno scorso sarà fornito di un canale web per pubblicare tutte le ricerche e gli studi correlati al Faraone Bambino.
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Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa, scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto di Khalil Elsayed, dal Ministero delle Antichità Egizie.
Gli sviluppi precedenti della vicenda: 12345678, 9.

Egitto: al 90% una stanza nascosta nella Tomba di Tutankhamun

28 Novembre 2015

Risultati preliminari della scansione infrarosso e radar della Tomba di Tutankhamun

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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty ha annunciato poco fa i risultati preliminari dei lavori di scansione effettuati all'interno della Tomba di Re Tutankhamun negli ultimi due giorni. I lavori di scansione radar e infrarosso hanno rivelato uno spazio vuoto dietro il muro settentrionale della tomba, altamente indicativo dell'esistenza di una nuova camera di sepoltura. L'annuncio è stato effettuato durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina (ieri, NdT) presso la Howard Carter Rest house – Valle dei Re – Luxor.

Eldamaty ha chiarito che le procedure vere e proprie all'interno della tomba del Faraone Dorato non cominceranno fino a quando tutti i dati e le informazioni ottenute dalle apparecchiature radar e infrarossi non saranno attentamente studiati e analizzati dagli esperti giapponesi. Un piano di lavoro sarà quindi impostato in seguito, secondo le informazioni ricevute, e dopo cominceranno i lavori.
Eldamaty ha ulteriormente spiegato che il lavoro di squadra ha fatto cominciare la scansione radar all'interno della tomba KV5 che appartiene ai figli di Ramesse II, al fine di ottenere letture differenti. Questa tomba è stata scelta in particolare, ha aggiunto Eldamaty, perché non contiene alcuna scena o iscrizione, e pure quello che giace al di sotto della tomba è già noto, il che facilita il confronto tra la stessa e quella di Re Tutankhamun.
Eldamaty ha aggiunto, infine, che il piano di lavoro per la Tomba sarà annunciato dopo che l'Esperto Giapponese avrà terminato i suoi lavori, nella speranza che un'enorme scoperta archeologica sia presto dichiarata!

Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano.
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28 - 29 Novembre 2015

Rassegna Stampa

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Secondo quanto affermato dal Ministro delle Antichità Mamdouh al-Damaty, se in precedenza le possibilità che ci sia qualcosa dietro i muri della Tomba di Tutankhamun erano del 60%, ora - con la lettura iniziale delle scansioni - questa probabilità salirebbe al 90%. L'egittologo britannico Nicholas Reeves ha invece affermato che dalle prove del radar, sembra che la tomba prosegua, come da lui previsto. Le scansioni sono state condotte da Hirokatsu Watanabe, professionista giapponese, e fornirebbero prove pure di un secondo passaggio dal muro occidentale.
Le analisi in questione sono cominciate in seguito all’ipotesi formulata dall’egittologo Nicholas Reeves, che aveva prospettato la possibilità di ritrovare la sepoltura di Nefertiti all’interno della Tomba. Rilevamenti successivi hanno poi confermato la possibilità che esistano due spazi vuoti nella Tomba di Tutankhamun (KV62), dietro i muri dipinti, a nord e a ovest, nella camera sepolcrale.
In conclusione, dopo due giorni di scansioni radar, la teoria dell'esistenza di camere ulteriori nella Tomba di Tutankhamun ne uscirebbe fortemente rafforzata.
Link: BBC News 1, 2; National GeographicThe IndependentThe Telegraph; Daily MailScience Daily via AFP; Science Daily via Newsy; The TimesNPRLe VifArchaeology News Network via AFP; Repubblica.
Gli sviluppi precedenti della vicenda: 1234, 5.
La maschera funeraria di Tutankhamun, foto di Bjørn Christian Tørrissen (Own work by uploader, http://bjornfree.com/galleries.html), da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Uspn.
Il busto di Nefertiti dal Neues Museum di Berlino, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Xenon 77 (Philip Pikart).
 


Egitto: apertura di tre Tombe del Nuovo Regno a Luxor

29 Ottobre 2015

Apertura di tre Tombe del Nuovo Regno a Luxor

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Il prossimo Giovedì 5 Novembre 2015, il Ministro delle Antichità, dott. Eldamaty inaugurerà tre tombe del Nuovo Regno di fronte ai loro visitatori, per la prima volta dalla loro scoperta (presso l'Area Qurnat Marey' a Luxor). Il Ministero delle Antichità celebra pure la riapertura di altre due tombe; quella di Horemheb e del Faraone Thutmose III presso la Valle dei Re, al termine dei normali lavori di manutenzione.
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Eldamaty ha chiarito che le tre tombe che saranno aperte al pubblico per la prima volta sono tra le più importanti di nobili di quel periodo e sono:  la Tomba TT 40 di " Imn hotep – Hwy" Vicerè del Faraone Tutankhamun a Kush e Governatore delle Terre Meridionali, laTomba TT 277 di " Imnement" che portava il titolo di Divino Padre del palazzo di Imn hotep III, oltre alla Tomba TT 278 di " Amunemheb" che fu Pastore di Amon Ra nel Nuovo Regno.
Eldamaty ha aggiunto che questo passo viene compiuto nell'ambito del piano generale del Ministero di aprire nuovi siti archeologici al fine di incoraggiare il turismo.
D'altra parte, il dott. Mostafa Wsiry, Direttore Generale dell'Area Archeologica di Luxor, ha spiegato che le due tombe di Ramesse III e Ramesse IX saranno chiuse al fine di terminare il progetto di illuminazione lì.
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Tutte queste aperture coincidono con le celebrazioni del Governatorato di Luxor nel suo giorno nazionale (4 Novembre 015). Parecchie attività avranno luogo in quel giorno e saranno testimoniate dal Ministro delle Antichità, accompagnato da diversi Ministri e figure pubbliche. Tra le attività ci sarà una performance di balletto faraonico, organizzato dalla Cairo Opera House di fronte al Tempio di Hatshepsut. Le Forze Armate Egizie parteciperanno pure con una performance di musica militare per un tour dell'intero paese, inoltre vi saranno danze pop e fuochi d'artificio.
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Egitto: approvato l'uso del radar nella Tomba di Tutankhamun

22 Ottobre 2015
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Approvato l'utilizzo del radar nella Tomba di Tutankhamun, da parte di un comitato di esperti egiziano. La decisione segue gli sviluppi dell'ipotesi formulata dall'egittologo Nicholas Reeves, che sospetterebbe la presenza della sepoltura di Nefertiti all'interno della Tomba.
Link: The Guardian via Agence France-Presse
Il busto di Nefertiti dal Neues Museum di Berlino, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Xenon 77 (Philip Pikart).
 


Egitto: esiti della Conferenza Stampa Internazionale “Sepoltura di Nefertiti”

2 Ottobre 2015

Esiti della Conferenza Stampa Internazionale

“Sepoltura di Nefertiti”
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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty, ha dichiarato che le prove alle quali si è affidato lo scienziato britannico Nicholas Reeves, utilizzando una nuova tecnologia alla quale le precedenti generazioni non avevano accesso, fanno emergere questa sua nuova ipotesi che potrebbe condurci a una fenomenale scoperta archeologica, che potrebbe essere simile a quella della stessa scoperta della Tomba di Tutankhamun. La dichiarazione è stata effettuata durante la conferenza stampa internazionale tenuta il primo Ottobre 2015 presso il Servizio di Informazione di Stato, un evento al quale ha assistito un enorme numero di egittologi, scienziati, reporter e giornalisti da tutto il mondo.
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Nuove scansioni indicherebbero due passaggi nella Tomba di Tutankhamun

1 - 2 Ottobre 2015
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Nuove scansioni ad alta risoluzione fornirebbero ulteriori prove circa l'esistenza di due passaggi verso due camere nascoste della Tomba di Tutankhamun (KV62). Questi passaggi si troverebbero dietro i muri dipinti, a nord e a ovest, nella camera sepolcrale.
L’archeologo inglese Nicholas Reeves aveva prospettato la possibilità di trovare lì la tomba di Nefertiti, moglie del faraone Akhenaton. Reeves ritiene che i resti del Faraone sarebbero stati collocati di fretta in quella che era la Tomba di Nefertiti. Reeves ha anche prospettato che molti (80%) dei reperti ritrovati, a partire dalla celebre maschera funeraria (che presenterebbe fori per orecchini coperti con dischi d'oro), sarebbero appartenuti originariamente alla Regina. La Tomba sarebbe inoltre più piccola di quella di altri faraoni.
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Queste alcune delle dichiarazioni durante la conferenza stampa tenuta il primo Ottobre, durante la quale sono anche giunte rassicurazioni circa il fatto che i lavori per raggiungere le camere richiederanno da uno a tre mesi (comprendendo l'ottenimento delle attrezzature radar non invasive necessarie), per garantire che non saranno causati danni alle pitture sui muri della Tomba.
Già si parla della possibilità di ritrovare nuovi manufatti nelle camere ipotizzate, e di quella che potrebbe essere la scoperta del secolo. Non è però neppure mancato lo scetticismo.
Link: BBC News; The TelegraphAhram Online; Science Daily via Newsy; Science Daily via AFP; Sky News; ABC.net.au; Sunday Times; AFP; Archaeology News Network via Associated Press; Xinhua; Huffington Post.
La maschera funeraria di Tutankhamun, foto di Bjørn Christian Tørrissen (Own work by uploader, http://bjornfree.com/galleries.html), da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Uspn.
 
Il busto di Nefertiti dal Neues Museum di Berlino, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Xenon 77 (Philip Pikart).
Gli sviluppi precedenti della vicenda: 12, 3.


Alla ricerca della Tomba di Nefertiti: Eldamaty e Reeves visitano tre tombe a Luxor

29 Settembre 2015

Eldamaty e Reeves visitano tre tombe a Luxor
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Nel contesto dei lavori iniziali di esame effettuati presso la Tomba del Faraone Tutankhamun a Luxor, al fine di provare la recente ipotesi del luogo di sepoltura della Regina Nefertiti, sia il dott. Mamdouh Eldamaty che l'Egittologo britannico Nicholas Reeves hanno visitato tre tombe a Luxor; quella del Faraone Amenhotep (KV 35), del Faraone Horemhab (KV 57) e la (KV 55).
Eldamaty ha chiarito che lo scopo dietro queste visite era quello, per la commissione scientifica che li ha accompagnati, di esaminare e studiare gli elementi artistici e architettonici, e di confrontarli con quelli della Tomba di Tutankhamun.
Eldamaty ha spiegato che dopo il termine dei lavori iniziali di esame, c'è una grande possibilità (70%) che ci siano camere ulteriori dietro i muri della Tomba di Tutankhamun, e forse una di queste abbraccia la sepoltura della Regina Nefertiti.
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