I Pittori di Pompei | Dal 23 settembre 2022 la grande mostra al Museo Civico Archeologico di Bologna in collaborazione con il MANN di Napoli


I PITTORI DI POMPEI
23 settembre 2022 – 19 marzo 2023
Museo Civico Archeologico, Bologna

Mostra a cura di Mario Grimaldi
Promossa da Comune di Bologna con Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Prodotta da MondoMostre

Sito web: ipittoridipompei.it

I pittori di Pompei
Locandina della mostra I Pittori di Pompei, dal 23 settembre 2022 al 19 marzo 2023 al Museo Civico Archeologico di Bologna

Bologna, 21 giugno 2022 – Si apre il 23 settembre 2022 al Museo Civico Archeologico di Bologna I Pittori di Pompei, una delle mostre più attese della stagione espositiva autunnale in Italia che resterà visibile fino al 19 marzo 2023.

Curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | Museo Civico Archeologico e Museo Archeologico Nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana appartenenti alla collezione del museo partenopeo, in cui è conservata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo.


Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe.


Sono pochissime le informazioni giunte a noi sugli autori di queste straordinarie opere e quasi nessun nome ci è noto. Grazie alle numerose testimonianze pittoriche conservate dopo l’eruzione avvenuta nel 79 d.C. e portate alla luce dalle grandi campagne di scavi borbonici nel Settecento, le cittadine vesuviane costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio l’organizzazione interna e l’operato delle officine pittoriche.

I pittori di Pompei
I Pittori di Pompei: Afrodite e Marte, Pompei, VII, 2, 23, Casa dell’amore punito, tablinum f, parete sud, sezione centrale, dipinto; Affresco, 154 x 116 cm, MANN, inv. 9249, I secolo d.C. – III stile

A Bologna, per la prima volta, verrà esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali  spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano.

I Pittori di Pompei: Filosofo con Macedonia e Persia, Boscoreale, Villa di Fannio Sinistore, oecus (H), parete ovest; affresco, cm 240 x 345, MANN, Inv. s.n. inv. 906, 1 secolo a.C. – II stile

Il visitatore potrà ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, osservando come alcuni artisti sapessero conferire una visione originale di modelli decorativi continuamente variati e aggiornati sulla base di mode e stili locali.
Rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclinilucernebrocchevasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio.

La mostra proporrà infine la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte, e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.

I Pittori di Pompei: Figura femminile, Pompei, VI, 9, 2-13, Casa di Meleagro, tablino (8), parete est, registro superiore
stucco – affresco, 178 x 188, MANN, inv. 9595, I secolo d.C. – IV stile

Se nel mondo della Grecia classica i pittori erano considerati “proprietà dell’universo” – come ricorda Plinio il Vecchio a sottolinearne l’importanza ed il ruolo – al tempo dei romani, i pictores erano visti come abili artigiani, e solo alcuni di loro conquistarono, per la qualità e la raffinatezza delle loro creazioni, il ruolo di artisti.
E la loro arte, da mestiere riservato alle classi sociali marginali – schiavi, liberti – diventa arte che qualifica chi la pratica.

In occasione dell’esposizione sarà proposta una ricca offerta didattica rivolta non solo alle scuole di ogni ordine e grado ma anche alle famiglie e al pubblico adulto.

SCHEDA TECNICA

Titolo:

I Pittori di Pompei

Sede:
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio 2, 40124 Bologna

Periodo:
23 settembre 2022 – 19 marzo 2023

A cura di:
Mario Grimaldi

Promossa da:
Comune di Bologna | Museo Civico Archeologico
Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Prodotta da:
MondoMostre

Progetto allestimento:
PANSTUDIO architetti associati, Bologna (Paolo Capponcelli, Mauro Dalloca, Cesare Mari con Carlotta Mari e Federico Maria Giorgi)

Lighting Design:
Light Studio, Milano (Iskra e Giuseppe Mestrangelo)

Biglietti:
Intero € 14 | Ridotto € 12 | Scuole € 5

Infoline e prevendite:
Tel. +39 02 91446110
mondomostre.vivaticket.it

Sito web:
ipittoridipompei.it

Catalogo:
MondoMostre

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Pictores: ruolo sociale, organizzazione e tecniche di artisti anonimi

(introduzione di Mario Grimaldi)

 

“Ma agli occhi dei Greci non era tra i marmi, i bronzi e gli ori la suprema bellezza: dei grandi eventi dell’arte fu la pittura l’inganno splendido, l’artificio per la perfetta realizzazione dell’immaginario, dove il tangibile e l’irreale si confondevano, e la memoria e i sensi erano condotti a esaltanti visioni”.1

Con queste parole Paolo Moreno introduceva una delle sue principali opere sullo studio e la conoscenza della pittura che definiva “inganno splendido” cogliendo così il reale senso che tale manifestazione d’arte ebbe soprattutto per le società antiche. Il concetto se da un lato accomunava il senso intrinseco di questo linguaggio, dall’altro dava vita a differenti concezioni del valore dell’artista a seconda delle società di riferimento. Per confrontare il diverso utilizzo e concetto di arte tra il suo passato (inteso come origine e storia della pittura in Grecia) e il suo presente (inteso come l’utilizzo che se ne fece in età romana, periodo al quale ci riferiamo per gli oggetti qui esposti) possiamo riprendere le parole di un contemporaneo quale Plinio il Vecchio:

In verità però non c’è gloria se non per coloro che dipinsero quadri; e a questo proposito tanto più ammirevole appare la saggezza degli antichi. Essi infatti non abbellivano le pareti soltanto per i signori e i padroni, né decoravano case che sarebbero rimaste sempre in quel luogo e sottoposte quindi alla distruzione per gli incendi … Non ancora era di moda dipinger tutta la superficie delle pareti; l’attività artistica di quei pittori era rivolta verso gli edifici cittadini e il pittore era considerato proprietà dell’universo (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXV, 118).

Per Plinio la differenza non risiede tanto nel concetto che è alla base dell’arte di dipingere, la ricerca di quell’inganno splendido che crea un rapporto tra l’opera e l’osservatore, ma nel diverso concetto di artista, tra quello che dipinge quadri e decora lo spazio pubblico (uomo o donna che fosse) considerato e da considerare proprietà dell’Universo, e quello ad egli contemporaneo, che semplicemente abbelliva le pareti delle case creando un’arte senza maestri conosciuti.

Nella società romana dunque, che comunque riconosceva nelle sue origini l’arte del dipingere

“Anche presso i Romani la pittura ebbe onore assai presto, dal momento che una celebre gens dei Fabi derivò da quest’arte il cognome di Pittori; e il primo che portò questo cognome dipinse di propria mano il Tempio della Salute …” (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXV, 19),

tale originario rapporto tra pittura e alta società patrizia andò poi deteriorandosi, riportando la manifestazione d’arte della pittura ai margini più bassi della comunità, relegandola come opera propria di liberti, schiavi, donne e persone inabili alla vita politica e militare, legata più al mondo del teatro.

Il caso delle città seppellite dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. – Ercolano, Pompei e Stabia – appare uno dei più completi per l’eccezionale contestualizzazione degli apparati decorativi che, conservati perfettamente in situ, permettono così di ricomporre quei rapporti spazio-funzionali del contesto decorativo dandoci la possibilità di tener fede metodologicamente al concetto di rapporto tra spazio e decorazione e soprattutto di contesto. Infatti sempre più si è integrato all’analisi tipologica degli “stili” l’interesse verso i rapporti esistenti tra la decorazione degli ambienti e la loro funzione. In questo contesto la figura del pictor appare essere fondamentale per tradurre in immagini il rapporto esistente e necessario per il committente tra spazio, la sua casa, e decorazione.

L’esperienza che si propone con questa mostra è dunque quella di rileggere, all’interno di questa prospettiva metodologica, alcuni grandi esempi decorativi facenti parte della Collezione degli Affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli provenienti da quelle città che, seppellite dalla grande eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., ci offrono ancora oggi la possibilità di indagare e far parte di quell’inganno splendido attraverso la personalità dei pictores che operarono in modo anonimo in quelle case.

1 Moreno P., Pittura greca. Da Polignoto ad Apelle, Milano 1987

 

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Concept e percorso della mostra

(a cura di Mario Grimaldi)

La mostra si propone di analizzare in maniera didattica e divulgativa la figura del pictor (pittore) in età romana, con particolare riferimento alle opere di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana presenti nei depositi e nella collezione permanente del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre che di altre di area romana, patrimonio del Museo Civico Archeologico di Bologna.

Sarà un’esperienza immersiva vista dal punto di osservazione del pictor all’interno del contesto sociale di riferimento.

Il visitatore compirà un viaggio nella società del tempo dei pictores comprendendo così il ruolo sociale, la forza economica, le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli.

Il centro della mostra è quindi la figura del pictor declinato attraverso la tecnica, i repertori e i contesti.

1 – Sezione Pictores

Per confrontare il diverso utilizzo e concetto di arte tra il suo passato (inteso come origine e storia della pittura in Grecia) e il suo presente (inteso come l’utilizzo che se ne fece in età romana, periodo al quale ci riferiamo per gli oggetti qui esposti) possiamo riprendere le parole di un contemporaneo quale Plinio il Vecchio: “In verità però non c’è gloria se non per coloro che dipinsero quadri; e a questo proposito tanto più ammirevole appare la saggezza degli antichi. Essi infatti non abbellivano le pareti soltanto per i signori e i padroni, né decoravano case che sarebbero rimaste sempre in quel luogo e sottoposte quindi alla distruzione per gli incendi … Non ancora era di moda dipinger tutta la superficie delle pareti; l’attività artistica di quei pittori era rivolta verso gli edifici cittadini e il pittore era considerato proprietà dell’universo” (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXV, 118). Per Plinio la differenza non risiede tanto nel concetto che è alla base dell’arte di dipingere, la ricerca di quell’inganno splendido che crea un rapporto tra l’opera e l’osservatore, ma nel diverso concetto di artista nel tempo e società, tra quello che dipinge quadri e decora lo spazio pubblico (uomo o donna che fosse) considerato e da considerare proprietà dell’Universo, e quello ad egli contemporaneo, che semplicemente decorava le pareti delle case creando un’arte senza maestri conosciuti ma per noi con un’anima tutta da leggere e interrogare.

La sezione nella sala d’ingresso alla mostra presenterà:

breve testo sullo scopo della mostra e il percorso espositivo;

Pictores: ruolo sociale e origini;

tabella con nomi famosi di pittori greci e romani;

fortuna dei pictores prima e dopo gli scavi settecenteschi e nascita dei falsi di imitazione.

2 – Sezione Tecnica e Colori

Entrando nell’ambiente si avrà sullo sfondo la megalografia dalla Villa di Fannio Sinistore sullo sfondo della parete in dialogo visivo con quanto espresso nella Sala iniziale dei pictores. Sul lato destro della sala delle tecniche, nelle due vetrine, verranno trattati i temi della tecnica (con strumenti e colori).

La sinopia da Oplontis verrà associata alla vetrina degli strumenti tecnici mentre la decorazione a
stucco da Stabia si collegherà a quella del colore. La vetrina del colore conterrà anche parte delle monete appartenenti alla collezione del museo di Bologna per definire la tabella dei prezzi.

Il lato sinistro dell’ambiente tratterà i seguenti temi:

foto del plastico di Pompei voluto nel 1861 da Giuseppe Fiorelli presente al MANN;

pianta di Pompei e degli altri siti vesuviani di provenienza dei materiali;

breve e sintetica tavolo cronologica degli stili e delle decorazioni;

tabella dei colori e dei loro costi rapportati alla vita contemporanea del 79 d.C.

Sala Multimediale:

video Foro di Pompei Altair (MANN);

video Casa del Poeta Tragico Altair (MANN);

video plastico Pompei MANN.

3 – Sezione Mito (dei ed eroi)

La sezione sarà articolata in 3 sale:

Sala 1: Achille a Sciro, Admeto e Alcesti, Polifemo e Galatea.

Si offrirà la possibilità di individuare gli elementi comuni atti ad individuare un originale “modello” di riferimento e i dettagli invece che faranno identificare la diversa esecuzione da parte dei diversi pittori.

Sala 2: Didone ed Enea, Ritratto di Paride, Profezia di Cassandra, Giudizio di Paride, Paride ed Elena Mico e Pero, Tre Grazie (affresco e versione a mosaico).

In questa sala il tema affronterà la fortuna, da un lato, dei soggetti tratti dai poemi omerici e virgiliani (quindi modelli famosi e codificati), dall’altro, dei modelli originali e anonimi di artisti greci e romani e del loro successo nelle epoche successive attraverso le diverse repliche (Mico e Pero e Tre Grazie).

Sala 3: Selene ed Endimione, Nascita Perseo, Eracle ed Onfale.

La sala sarà dedicata all’amore tra divinità ed eroi e alle sue conseguenze attraverso la fortuna dei vari esempi più famosi e presenti nel repertorio.

4 – Sezione Musica e Teatro

La sezione si comporrà di due sale, la prima delle quali riprenderà il tema dell’amore divino ed umano, riportandolo nel contesto reale del simposio dove musica e rappresentazione scenica diventano temi fondamentali per il pittore che si ispira anche ad oggetti di uso quotidiano all’interno delle proprie rappresentazioni.

Sala 4: in apertura sarà visibile il grande affresco di Eracle ed Onfale posto accanto alla vetrina contenente la coppa in marmo e lo strumento musicale a fiato. Ai lati del grande quadro centrale vanno posti i due quadretti con Eroti e Psychai che introducono il tema del simposio esplicato attraverso altri esemplari che introducono al discorso successivo di contesto.

Nella sala sarà prevista una vetrina contente oggetti utili a far comprendere come la scelta della decorazione delle pareti di una domus dipendesse anche dall’ispirazione e dalla rappresentazione di oggetti di uso quotidiano – per esempio lucerne, tavolini in bronzo, sgabelli da seduta – e del cibo, come la forma di pane carbonizzato.


Sala 5: la sala sarà aperta dalla figura dell’attore e introdurrà il tema della fortuna del teatro e delle maschere, attraverso i vari generi trattati nei diversi linguaggi.


Sala circolare: video di presentazione sulla mostra.

5 -Sezione Architettura e Paesaggio

La sezione illustrerà l’utilizzo di scenografie architettoniche all’interno della pittura decorativa parietale come elemento divisivo della scansione della parte (in tre o cinque pannelli), oltre che di rappresentazioni reali e fantastiche di architetture sacre (tempi, santuari) e private (ville) attraverso gli esempi dalla Villa dei Papiri di Ercolano, dalla Villa di San Marco a Stabia.

Da questa sala si accederà alla sala didattica passando davanti al modello di casa romana.

6 – Sezione Xenia (Natura Morta)

Nella sezione si tratterà della fortuna del genere degli xenia (le nature morte nel mondo antico) nel doppio ruolo di offerte sacrificali e cibo, da un lato, e diversi strumenti e materiali utilizzati nella vita quotidiana dall’altro.

Il grande affresco di fondo proveniente dal vasto complesso urbano dei Praedia di Giulia Felice sarà il punto finale che introdurrà al rapporto stretto tra decorazione e contesto nel senso più ampio, anche e soprattutto per i temi scelti e trattati nei singoli ambienti dai diversi committenti.

I pittori di Pompei
I Pittori di Pompei: Parete in IV stile con Nature Morte (xenia), Pompei, Praedia di Iulia Felix, Reg. II, 4, 3, tablino (92), parete sud, affresco, cm 298 x 447, MANN, Inv. 8598, I secolo d.C.

Una vetrina accoglierà gli oggetti di uso quotidiano (coppe in vetro, in sigillata, lucerne in terracotta e bronzo dorato, monete) e il cibo (forma del pane) che vengono fedelmente rappresentati nelle decorazioni.

7 – Sezione Contesti

La sezione Contesti è probabilmente la più importante: qui troverà compimento il senso del percorso attraverso cui si è voluto condurre il visitatore a comprendere il ruolo esistente tra committente e pittore/decoratore nella scelta dei temi da trattare in relazione all’ambiente di riferimento.

Molti degli esempi esposti in questa sala dimostreranno la stretta relazione tra architettura, giardini e decorazione, come il genere dei “paesaggi sacrali idilliaci” che spesso fungeva da “finestra” sui paesaggi bucolici extra moenia, e le “nature morte” (xenia o regali di ospitalità). Quest’ultimo gruppo di soggetti spaziava da frutti locali ed esotici ad animali – sia domestici che cacciatori di prede, in ambienti terrestri, aerei e marini – oltre alla rappresentazione di strumenti da scrittura, come lo stilo, tavolette
di cera o rotoli di papiro.

Pur non fornendo i loro nomi o identità, l’analisi dei “motivi distintivi” e dei dettagli rappresentati dai singoli pittori-artigiani ci darà la possibilità di riconoscere la loro opera dai singoli frammenti scoperti (come nel caso dei pannelli di predella di una casa presso il Teatro di Ercolano). Le testimonianze di modalità di lavoro in contesti originali (come nell’esempio della Casa dell’Amore punito o della Casa di Giasone), aiuterà inoltre a comprendere il rapporto tra spazio e decorazione che sta alla base delle scelte decorative compiute dal pittore per conto del proprio cliente.

In alcuni casi meravigliosi, il pittore dà libero sfogo a una trasposizione tra mondo mitologico e mondo reale inserendo oggetti tratti dalla vita quotidiana (tavole, coppe, anfore, strumenti musicali), come nel caso degli affreschi di Ercole e Onfale della Casa di Marco Lucrezio a Pompei (IX, 3, 5) e i suoi pannelli laterali.

I Pittori di Pompei: Ercole e Onfale, Pompei, IX, 3, 5, Casa di Marco Lucrezio, triclinio 16, parete est, sezione centrale, dipinto; Fresco, cm 195 x 155, MANN, inv. 8992, I secolo d.C. – IV stile


La pianta della casa consentirà di individuare gli ambienti di provenienza degli affreschi.

I contesti principali sono:

Casa dell’Amore punito: i due quadri, posizionati in modo contrapposto ma vicini, consentono di cogliere le peculiarità del pittore poste in evidenza.

Fregio da Ercolano: ad essere proposto è l’intero scorrere del fregio, componendo parti presenti in mostra e altre riportate dalle stampe settecentesche oggi conservate in diversi musei del mondo.

Casa di Giasone: ad essere qui documentati sono il triclinio, posto tra il cubicolo a nord e l’oecus/dieta a sud. Sono inoltre esposti oggetti e arredi emersi nel corso delle campane di scavo, analoghi a quelli raffigurati negli affreschi mostrati. Gli ambienti ricostruiti di questa domus consentono di comprendere l’aspetto dell’illuminazione artificiale e naturale degli spazi.

Casa di Gavio Rufo: i tre dipinti provenienti dall’esedra della domus vengono utilizzati come test per verificare la possibilità dei visitatori di individuare elementi comuni riferibili al pittore che li eseguì (mantello, xenia, dei ed eroi etc.).

Casa di Meleagro: le pareti nord (con registro superiore e quadro centrale posti uno sopra l’altro, sulla stessa parete) ed est chiudono la mostra con l’esempio dei nuovi orizzonti tecnici e stilistici della decorazione parietale prima dell’eruzione del 79 d.C., creando un ponte con l’evoluzione della decorazione parietale post eruzione visibile in altri siti come Ostia, Roma, etc.

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SCHEDA MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO DI BOLOGNA

Il Museo Civico Archeologico è l’istituto di più antica fondazione fra i musei civici di Bologna. Inaugurato nel 1881 nella sede dell’Ospedale della Morte del XIV secolo, costituisce una delle istituzioni cittadine più prestigiose e riveste un eccezionale interesse per la bellezza e la complessità del suo patrimonio.

Formato dal congiungimento delle collezioni universitarie Aldrovandi, Cospi e Marsili, dalla ricca raccolta del pittore Pelagio Palagi e dai materiali archeologici provenienti dagli scavi di Bologna e del suo territorio, il museo si colloca tra le più importanti raccolte italiane.

Oltre alla collezione egiziana, una delle più importanti d’Europa, tra le collezioni storiche, accanto a quella etrusco-italica e alla romana – da cui provengono i reperti che arricchiscono il percorso dell’esposizione I Pittori di Pompei, si segnala la collezione greca, che conserva la testa in marmo dell’Atena Lemnia, copia di età augustea della statua bronzea di Fidia che troneggiava all’ingresso dell’Acropoli di Atene nel V secolo a.C.

Nell’ambito della ricca documentazione archeologica bolognese, che illustra la storia più antica della città e del territorio circostante dal paleolitico fino all’età romana, i materiali della civiltà etrusca costituiscono il nucleo più importante del museo perché, attraverso migliaia di corredi funerari, documentano lo sviluppo di Felsina (il nome etrusco di Bologna) dal IX sec. a.C. fino agli inizi del IV sec. a.C.

Ampiamente documentata è anche la vita della città romana di Bononia, colonia latina dedotta nel 189 a.C. sul sito dell’etrusca Felsina. I miliari, i resti di decorazioni architettoniche e soprattutto le numerose lapidi, disposte nell’atrio e nel cortile, offrono uno spaccato vivace della storia cittadina in epoca repubblicana e imperiale. Alla decorazione del teatro, riportato alla luce nell’attuale centro cittadino, deve essere attribuita la bella statua acefala di Nerone.

Completano le raccolte del museo una delle collezioni numismatiche più importanti del nostro paese, con oltre 100.000 esemplari tra monete, medaglie, punzoni e conii, e la Gipsoteca.

Dopo circa un anno di chiusura al pubblico del primo piano del museo a causa di un importante intervento di adeguamento normativo, a partire dalla fine del mese di giugno 2022, le sale espositive (collezioni greca, etrusco-italica, romana, Gipsoteca e il percorso sulla “storia di Bologna”) ora non fruibili saranno progressivamente riaperte durante i mesi estivi. All’apertura de I pittori di Pompei il museo sarà integralmente visitabile, per tutti coloro che vorranno coniugare la visita alla mostra con quella all’esposizione permanente.

La sala mostre, situata al piano terreno, è uno spazio di quasi 1000 mq funzionale ed adeguato per accogliere mostre di grande rilevanza: nel corso degli ultimi 40 anni sono state qui proposte al pubblico centinaia di esposizioni temporanee, sia prodotte dal museo sia organizzate in collaborazione con altri partner.

Il museo è inoltre noto per la qualità dell’offerta didattica e della formazione permanente, che lo rendono un punto di riferimento primario per l’analisi delle pratiche educative museali.

Di fondamentale importanza per la valorizzazione del patrimonio permanente sono infine le relazioni con altri istituzioni nazionali e internazionali connesse alle attività di ricerca storica e scientifica, come testimoniano i numerosi progetti e il considerevole numero di prestiti, in cui ogni anno il museo è impegnato.

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SCHEDA MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI

L’istituzione del Museo Archeologico di Napoli è legata sia alle vicende culturali della città nel XVIII secolo che portarono alla nascita dell’archeologia come scienza, e agli interessi politici e dinastici del re Carlo di Borbone, salito al trono di Napoli nel 1734.

Si deve a Carlo l’intuizione di realizzare, all’interno della reggia di Portici, l’Herculanense Museum per custodire i primi reperti rinvenuti negli scavi delle città vesuviane distrutte dall’eruzione del 79 d.C. (avviati nel 1738 a Ercolano e nel 1748-49, a Pompei e Stabiae), e l’idea di allestire un Museo “Farnesiano” nel palazzo di Capodimonte (divenuto in seguito Reggia di Capodimonte), per accogliere l’eredità dell’immenso patrimonio, proveniente da Parma e Roma, che gli giungeva dalla madre Elisabetta, ultima discendente dei Farnese.

La crescente quantità di opere provenienti dall’area vesuviana e il timore che possibili, nuove eruzioni del Vesuvio potessero colpire la sede di Portici, indussero il successore Ferdinando a dotare la capitale del regno di un grande Museo, nel quale concentrare le numerose opere d’arte e i materiali archeologici, anche con la funzione di realizzare nel meridione dell’Europa un centro primario di studio dell’arte e del mondo antico.

Come sede fu scelto il Palazzo dei Regi Studî – una costruzione del XVI secolo che dal 1615 aveva ospitato l’Università e che, con opportune modifiche e ampliamenti, divenne Museo, Biblioteca e centro di attività culturali. Tra le innovazioni architettoniche la più rilevante fu quella di innalzare un primo piano sulle ali dell’edificio e di trasformare l’antica aula magna nel doppio scalone progettato dall’architetto Schiantarelli.

Formalmente istituito nel 1816, il Real Museo Borbonico accolse le collezioni Farnesiane (sculture antiche, quadreria, biblioteca, iscrizioni, gemme, monete), altre collezioni provenienti dai vari palazzi nobiliari (Carafa, di Noja, Avellino, Mastrilli etc.), e, tra il 1805 e il 1822, tutte le opere già custodite a Portici.

Nel corso dei decenni successivi, il nuovo Museo di Napoli si arricchì di numerose immissioni provenienti da collezioni private – tra cui degne di nota sono la Borgia, importante per il nucleo di reperti egiziani ed etruschi, la Santangelo e la Spinelli – e dagli scavi effettuati per lo più in Campania e in Italia meridionale.

Fu completata l’ala orientale e creato un secondo piano sotto la direzione degli architetti Maresca, Bonucci e Bianchi.

Nel 1860 il Museo, con l’Unità d’Italia, prese il nome di Museo Nazionale.

Tra il 1863 e il 1875, sotto la direzione di Giuseppe Fiorelli, le collezioni e l’istituto subirono un primo fondamentale riordinamento seguito da ulteriori sistemazioni, tra le quali significativa, tra il 1901 e il 1904, quella dello storico Ettore Pais che riordinò i materiali in sequenza cronologica secondo le istanze positivistiche del tempo. Il Museo di Napoli possiede capolavori unici al mondo quali: dal nucleo farnesiano, le sculture e i gruppi colossali di marmo, provenienti dalle terme di Caracalla, come la statua di Eracle in riposo, copia di età romano-imperiale dall’originale di IV secolo a.C. di Lisippo, o il gruppo del “Toro”, il più grande dei gruppi statuari superstiti dell’antichità, scolpito in un unico blocco, vera e propria “montagna di marmo”, raffigurante il sacrificio di Dirce, la Tazza in agata sardonica lavorata a rilievo con allegorie della fertilità dell’Egitto tolemaico; dal nucleo “vesuviano” i mosaici e gli affreschi, databili tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C., che per quantità e stato di conservazione sono unici al mondo, i materiali legati al vivere quotidiano dei romani, quali suppellettili in bronzo, vetro, argento, ceramica, osso e avorio. Tra i mosaici degno di menzione è il mosaico di Alessandro, il più grande emblema figurato restituitoci dal mondo antico, proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei, che rappresenta lo scontro decisivo tra l’esercito greco-macedone di Alessandro Magno e quello persiano di Dario. Tra gli affreschi (ca 1600 pezzi) si segnalano i contesti staccati da ville del suburbio pompeiano, come quelli da Boscoreale (50 a.C.) o da Boscotrecase (10 a.C.) o da edifici pubblici come la c.d. Basilica di Ercolano. Ancora è da segnalare il c.d. “Vaso blu”, rinvenuto a Pompei, eseguito con la tecnica del vetro-cammeo, databile alla prima metà del I secolo d.C.

Dagli scavi dei centri magno-greci provengono i giganteschi crateri di produzione apula, databili alla metà del IV sec. a. C., tra i quali questi si segnala il cosiddetto “Vaso del Pittore di Dario” rinvenuto a Canosa, che prende nome dalla rappresentazione del re Dario il quale, circondato dalla sua corte.

A seguito del trasferimento nel 1925 della Biblioteca nella attuale sede di Palazzo Reale, e nel 1957 della Pinacoteca (che andò a costituire il “Museo di Capodimonte”), l’Istituto napoletano acquisisce definitivamente l’identità di Museo Archeologico. Negli anni ’70 del 1900 è stato dato l’avvio ad un grande unitario progetto di riallestimento delle Collezioni che sarà completato entro l’autunno del 2023.

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I PITTORI DI POMPEI – SCHEDA TECNICA

TITOLO:

I Pittori di Pompei

SEDE:

Museo Civico Archeologico

Via dell’Archiginnasio 2, 40124 Bologna

PERIODO:

23 settembre 2022 – 19 marzo 2023

A CURA DI:

Mario Grimaldi

PROMOSSA DA:

Comune di Bologna | Museo Civico Archeologico

Museo Archeologico Nazionale di Napoli

PRODOTTA DA:

MondoMostre

PROGETTO ALLESTIMENTO:

PANSTUDIO architetti associati, Bologna (Paolo Capponcelli, Mauro Dalloca, Cesare Mari con Carlotta Mari e Federico Maria Giorgi)

LIGHTING DESIGN:

Light Studio, Milano (Iskra e Giuseppe Mestrangelo)

BIGLIETTI:

Intero € 14 | Ridotto € 12 | Scuole € 5

INFOLINE E PREVENDITE:

Tel. +39 02 91446110

mondomostre.vivaticket.it

SITO:

ipittoridipompei.it

CATALOGO:

MondoMostre

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Testo e foto dall’Ufficio Stampa Istituzione Bologna Musei

Dove i classici si incontrano. ClassiCult è una Testata Giornalistica registrata presso il Tribunale di Bari numero R.G. 5753/2018 – R.S. 17. Direttore Responsabile Domenico Saracino, Vice Direttrice Alessandra Randazzo

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