Pompei vola a Parigi e racconta i nuovi scavi della Regio V

Pompei oltre Pompei. Grazie ad una collaborazione internazionale tra la Réunion des musées nationaux – Grand Palais e il Parco Archeologico di Pompei, nasce questa nuova interessante mostra che si preannuncia già spettacolare, per esclusivi contenuti in anteprima sulle recenti scoperte nella Regio V e per la modalità immersiva di visita che proietterà lo spettatore in una dimensione quasi realistica nella città vesuviana.

Pompei Grand Palais
Ricostruzione dell'eruzione del Vesuvio. Immagine © GEDEON Programmes

Per realizzare ciò è stata chiamata a collaborare la società GEDEON Programmes, leader francese nel settore dei documentari archeologici e del patrimonio che, utilizzando tecnologie d’avanguardia sul sito, cartografia laser, termografia a infrarossi, fotogrammetria, droni, ha effettuato riprese ad altissima risoluzione e realizzato fedeli riproduzioni in 3D di estrema precisione. Fin dalla sua riscoperta, nel XVIII secolo ad opera degli scavi organizzati da Carlo III di Borbone, Pompei ha affascinato archeologi, artisti, letterati che hanno scritto fiumi d’inchiostro sui “misteri” e segreti della città antica.

Jules-Léon Chifflot, Maison du Centenaire à Pompéi, gouache su carta, 69 cm x 156 cm (1903), Paris, École nationale supérieure des Beaux-Arts. Foto © Beaux-Arts de Paris, Dist. Rmn-Grand Palais / image Beaux-arts de Paris

Ricca, multietnica, popolosa, Pompei è stata al centro del Mediterraneo per traffici e scambi culturali tra diversi popoli, facendo proprie caratteristiche etniche e religiose delle genti che la attraversavano o che vi abitavano. L’arte era fiorente, ne sono testimonianza i bellissimi affreschi conservatesi nelle domus, e l’ombra del Vesuvio era benevola anche per la produttività ma tuttavia, proprio quella fonte ricca e benevola, ha cambiato per sempre le sorti della città romana annientandone la popolazione e conservandone perenne memoria nelle sue fragili rovine.

Via della Fortuna a Pompei. Foto © GEDEON Programmes

Nel corso della sua storia e soprattutto in quella più recente, la città ha attraversato nuovamente una fase di decadenza soprattutto per l’incuria del suo essere più fragile. Nel 2010 il crollo della Schola Armaturarum ha richiamato all’attenzione internazionale la fatiscenza di Pompei, imponendo alla comunità scientifica mondiale l’assoluta necessità di tutelare le rovine più famose al mondo patrimonio UNESCO.

Pompei, la scoperta dell'affresco con Adone e Venere. Foto © GEDEON Programmes

Nasce così il Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e il restauro del sito, associato, negli ultimi anni, a scoperte importanti  nel sito archeologico. Proprio queste scoperte e i reperti associati provenienti dalla Regio V, esposti in esclusiva per il pubblico francese, sono testimonianza della grande attività di scavo e ricerca che ha caratterizzato gli ultimi anni a Pompei e che hanno rilevato ambienti ed edifici ancora inediti e ricchi di nuovi dati.

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Ed è grazie all’esperienza digitale che i visitatori potranno entrare nel vivo della città, ammirare vie, vedere i ricchi affreschi e rivivere la freneticità dei luoghi più famosi di Pompei. Al centro del percorso, inoltre, un dispositivo inviterà il visitatore ad entrare nel cuore del dramma che distrusse la città nel 79 d.C. e la rese famosa nella storia.

Ricostruzione © GEDEON Programmes

L’eruzione  del Vesuvio ha distrutto Pompei e ha distrutto vite e la città costituisce oggi un tesoro archeologico unico al mondo per bellezza e importanza di informazioni sullo stile di vita di un sito di epoca romana più vivo che mai.

Pompei Grand Palais
La locandina della mostra. Immagine © Affiche de la Réunion des musées nationaux-Grand Palais, 2020 © GEDEON Programmes

Informazioni sulla mostra Pompei al Grand Palais: https://www.grandpalais.fr/en/event/pompeii

Pompei Grand Palais
Vénus sul suo carro trainato da elefanti, affresco del I° secolo a. C., 151 x 196 cm. Pompei, Officina dei Feltrai (IX 7, 5). Foto © Parco Archeologico di Pompei, Amedeo Benestante

Attività commerciali a Pompei. A cosa serviva una fullonica?

L’attività di una fullonica era una delle più redditizie per quanto riguarda l’economia dell’antica Pompei, diverse erano sparse per la città, ma le due più importanti si trovavano su due degli assi viari principali: via dell’Abbondanza e via Stabiana.

Ma cos’è una fullonica? Oggi potremmo chiamarla “lavanderia”, ma l’articolazione interna dei vari passaggi è ben più complessa. Si trattavano non solo vesti usate che venivano portate a lavare ma l’attività della fullonica si concentrava anche nel lavaggio di vesti e tessuti nuovi appena lavorati che dovevano splendere per poi essere esposti e venduti al mercato. A volte questi venivano anche tinti, si sa infatti che il colore nell’abbigliamento romano era sinonimo di ricercatezza ma anche possibilità di seguire la moda del momento. Economicamente non era costoso portare un vestito in lavanderia, il lavaggio costava un denario e gli affari dovevano girare abbastanza bene se si pensa che l’affitto annuo di una fullonica arrivava ad essere di 1652 sesterzi.

fullonica Stephanus Pompei
Fullonica di Stephanus. Foto: Alessandra Randazzo

La prima fase prevedeva il ripulire il tessuto, questo avveniva in una vasca di forma ovale e gli schiavi pestavano con i piedi in un misto di acqua, soda e urina. La fullonica si sa, non era di certo un luogo profumato, ma l’urina umana o animale era molto ricercata per questo lavoro. La quantità richiesta era cospicua ogni giorno, e la più pregiata sembrava essere quella di dromedario che addirittura veniva portata dall’Oriente. Non potendone però farne arrivare una quantità tale per tutto il lavoro necessario, agli angoli della strada spesso venivano messe delle anfore con un’apertura laterale dove chiunque poteva depositare; regolarmente poi passava uno schiavo della fullonica a ritirare il contenuto.

Fullonica di Veranius Hypsaeus. WolfgangRieger / Public domain

Ai tempi dell’imperatore Vespasiano aveva fatto scandalo la tassa sull’urina usata dalle tintorie, tanto che le voci di protesta arrivarono fino all’imperatore che pronunciò la famosa frase “Pecunia non olet”, "i soldi non puzzano", proprio perché l’utilizzo fruttava molto.

Terminato il lavaggio, su vasche messe a livelli diversi e comunicanti fra loro a cascata, venivano sciacquati con cura i panni pigiati prima per eliminare ogni traccia di ciò che si era usato. Anche qui le sostanze utilizzate erano importate; per questa fase si prevedeva l’uso di argilla smectica del Marocco, oppure dell’isola di Ponza e continuava così il lavaggio e la battitura per rendere la trama dei tessuti più compatta.

A questo punto non restava che stendere i “panni” e l’ampio terrazzo sembrava essere il luogo più adatto, lì avveniva anche la zolfatura dove i panni bianchi venivano stesi sopra un piccolo braciere ingabbiato da canne (vimea cava)  che emanava esalazioni. Ultimo passaggio non poteva che essere la stiratura. I panni li si stirava sotto grandi presse a vite e dovevano assolutamente risultare privi di pieghe.

fullonica Stephanus Pompei
Fullonica di Stephanus. Foto: Alessandra Randazzo

Ancora oggi passando per la Regio I 6,7 è possibile ammirare uno dei luoghi dove avveniva tutto ciò, proprio nella Fullonica di Stephanus. Lo scavo venne effettuato per la prima volta tra il 1912-1913, e quello che vediamo oggi è la risultante di un’ulteriore modifica avvenuta già nell’antichità.

Gli ambienti in cui si articola la fullonica derivano infatti da una precedente abitazione, una casa ad atrio e peristilio, ristrutturata dopo il rovinoso terremoto del 62 d.C., cambiando così l’uso dei locali originali e riadattandoli a quelle della nuova attività commerciale. Gli ambienti principali e tipici di una domus come l’atrio, la sala da soggiorno (l’oecus), e il triclinio vennero trasformati e dotati di vasche per la lavorazione, così come l’impluvium dell’atrio che venne dotato di una vasca a bordi alti.

La corporazione dei fullones ricopriva un ruolo molto importante all’interno della vita economica e politica della città di Pompei, come mostrano le numerose iscrizioni elettorali, visibili anche nell’officina di Stephanus, e la dedica della statua di Eumachia nell’edificio fatto costruire da lei stessa nel Foro. La corporazione era dotata anche di un animale totem, l’ulula (la civetta) sacra a Minerva.

Stephanus non sopravvisse alla catastrofe del 79 d.C. Il suo corpo venne ritrovato al momento dello scavo della domus presso l’ingresso. Portava con sé un gruzzolo di monete, l’ultimo incasso di una ricca giornata lavorativa.

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A Happy Death Peter Greenaway Saskia Boddeke

A Happy Death: Saskia Boddeke e Peter Greenaway al MAV di Ercolano

Articolo a cura di Rita Roberta Esposito e Sveva Ventre

Immaginate di ritrovarvi verso la fine della vostra vita a contemplare il paesaggio fertile di un Vesuvio incontaminato o, ancora, di pensare alla brezza del mare che solleva gli odori di quella terra riaccendendo i vostri sensi.

Campi coltivati, pini spontanei, il mercato di Pompei e lo sfarzo di Ercolano. Vi sorprendereste, con grande probabilità, a pensarvi felici di poter passare gli ultimi anni della vostra vita nella villa che Marcus Agrippa, che sposò la figlia Julia dell’imperatore Augusto, fece costruire a Boscotrecase (NA) con lo stesso scopo.

Il tema della morte ricorre spesso nelle opere dell'artista Peter Greenaway e questa volta, con una capsula del tempo, ci riporta indietro ai tempi della dinastia giulio-claudia. Insieme alla regista Saskia Boddeke, questi ci accompagnano in un viaggio alle pendici del Vesuvio, poco prima della catastrofe del 79 d.C., con un percorso immersivo verso la “morte felice” alla quale si riferiva Agrippa, da cui il nome dell’installazione «A happy death».

 

Guidati dalla voce di P. Greenaway, i visitatori dominati da stimoli sensoriali e visivi, effettuano questo percorso verso “la fine della vita”, intesa nella visione storica di Plinio il Vecchio. La challenge di investigare la morte come tema artistico tiene insieme diversi elementi, come la sacralità dell’acqua e la fertilità del verde, dettagli importanti nella sequenza della storia e nell’installazione dei due artisti.

Peter Greenaway dice:

«La storia non esiste è solo letteratura, è l'interpretazione dei fatti ciò che conta». Per questo ha combinato la storia di Ercolano con la sede del MAV – Museo Archeologico Virtuale, dove la mediazione del video riesce a coinvolgere tutti.

 

Collocato al centro della green room, la prima stanza che visitiamo, un impluvium pieno di acqua su sfondo rosso richiama il legame di sangue che legava gli avi di Plinio. Al centro della narrazione vi sono i membri scelti della dinastia giulio-claudia, figure in legno basate sui suoi modelli “Parti del corpo”, la base per molte delle sue opere dipinte che l’artista ha voluto sospendere sulla vasca d’acqua.

Questi corpi decadenti e il racconto del tragico destino di molti componenti della dinastia si frappongono tra il visitatore e la seconda sala, la black room, dove due figure giganti, Plutone e Cerere, incorniciano come guardiani la porta d’accesso all’altro mondo, introducendoci verso la prossima vita.

L'intervento site specific dell'artista Peter Greenaway e della registra Saskia Boddeke rappresenta un importante traguardo per il MAV di Ercolano al termine di un anno estremamente produttivo e sarà possibile visitarlo fino al 30 aprile 2020.

A Happy Death Peter Greenaway Saskia BoddekeTutte le foto dell'installazione «A Happy Death» sono opera di Rita Roberta Esposito e Sveva Ventre.


Positano

L'otium a Positano, oggi come 2000 anni fa

Non ​c'è possibilità di essere contraddetti o smentiti, se affermiamo che esistono luoghi creati dalla Natura e sapientemente modellati dalla mano dell'uomo che appaiono come eterni contenitori di rinnovata bellezza.
Parliamo di Positano, autentica perla della Divina Costa d'Amalfi, e della Villa di epoca romana che dopo due distinte campagne di scavo qui condotte (2003/2006-2015/2016) ha svelato uno degli ambienti più raffinati che la caratterizzavano, cioè nel "triclinio", ossia la sala per pranzi e banchetti, affrescata da magnifiche pitture di IV stile pompeiano.
L'ambiente, scoperto a ben 11 metri di profondità, al di sotto della Chiesa di s. Maria Assunta, è oggi aperto e visitabile dal pubblico, essendo stato inaugurato il 18 Luglio del 2018, e costituisce un vero e proprio gioiello oltre che per la conoscenza della storia antica dei borghi costieri amalfitani, anche per la eccezionale conservazione delle pitture murarie e per alcune chicche qui rinvenute.
Tra queste, una gigantesca lucerna di ceramica invetriata decorata a doppio foro di accensione, i resti dei due battenti lignei di una porta che separava il triclinio da un ambiente ancora interrato. Particolarmente significativa è poi l'impressionante immagine (ancor più evidenziata dalla vivacità degli affreschi) dello spostamento, in seguito al parziale crollo della stessa, della parte superiore della muratura orientale della sala, che ha restituito uno sfasamento di ben 40 cm rispetto alla parte inferiore.
Altra interessante particolarità della villa è data dal suo essere posizionata su un piano immediatamente inferiore rispetto ad un ambiente ipogeo all'interno del quale, oltre ad essere ancora presenti numerose tracce della primitiva chiesa, venivano posizionati i cadaveri degli ecclesiastici e dei personaggi di condizione economica più agiata in appositi scolatoi in muratura rivestita di stucco bianco, secondo una pratica che ha consentito di recuperare ben 59 scolatoi. In particolare, i colatoi della cripta sono del XVIII secolo, mentre quelli della cripta inferiore risalgono al XVI secolo.
L'intero ambiente ipogeo di conseguenza è stato musealizzato ed al suo interno è stata esposta una serie di reperti provenienti dall'ambiente della villa, comprendenti vasellame bronzeo impiegato nella preparazione dei banchetti e nella cottura dei cibi, oltre a reperti di origine medievale e a una interessante serie di scheletri umani di epoca moderna, che evidenziano le particolari patologie ossee degli abitanti del luogo.
La rilevanza dei ritrovamenti, con la suggestiva collocazione ad una quota significativamente inferiore rispetto all'attuale piano di calpestio, ha evidenziato - una volta concluse le operazioni di scavo - la necessità di adottare le migliori tecniche di conservazione soprattutto delle pareti affrescate.
Positano
Risultato che si è ottenuto da un lato attraverso la realizzazione di percorsi aerei mediante passerelle e scale in vetro e acciaio corten, così da rendere accessibile e fruibile al pubblico l'ambiente ipogeo, e dall'altro con l'adozione di un sofisticato sistema di monitoraggio del microclima, per cui, attraverso la continua registrazione da remoto dei parametri, gli impianti assicurano automaticamente valori costanti.
Attualmente la fruizione degli ambienti descritti è assicurata quotidianamente attraverso l'attivazione del progetto MAR, acronimo di Museo Archeologico Romano, risultante dalla collaborazione fra la Soprintendenza ai Beni Archeologici di Salerno, il Comune di Positano e la Curia Vescovile.
​La Villa      
L'esistenza della villa di Positano era nota gia alla metà del '700, quando l'addetto agli scavi borbonici Karl Weber, descrisse (nel 1758) strutture con affreschi e mosaici, al di sotto della Chiesa madre e del campanile. Lo studioso Matteo Della Corte pensò di aver ritrovato la villa di Posides Claudi Caesaris, potente liberto dell'imperatore Claudio, dal quale deriverebbe lo stesso nome di Positano.
La struttura è databile alla fine del I secolo a. C. e doveva certamente essere in corso di restauro dopo il violentissimo terremoto che nel 62 d. C. coinvolse tutta la regione. Nel 79 d. C. l'eruzione del Vesuvio pose invece fine anche alla vita della villa di Positano, oltre che nei più noti centri di Pompei, Ercolano e Oplontis.
Della composizione artistica della zona del triclinio, unico ambiente posto in luce e visitabile attualmente, colpisce sicuramente la vivacità dei colori impiegati e la complessità delle scene raffigurate, che riflettono certamente il gusto e l'elevatissima condizione economica del proprietario.
Positano
Sulle pareti, ricoperte con motivi attribuiti alla pittura di IV stile pompeiano, sono visibili architetture a più piani; nella parte superiore la scenografia architettonica viene parzialmente celata da una tenda con mostri marini, delfini guizzanti e amorini in stucco.
Positano
La zona mediana è decorata da pannelli con sfondo monocromo ornati da eleganti ghirlande, mentre una serie di medaglioni conteneva ritratti e scene mitologiche, come la raffigurazione del centauro Chirone che impartisce lezioni al giovane Achille; ad arricchire l'insieme quadretti con nature morte e un paesaggio marino, con una baia attorniata da edifici porticati e da scogli.
Positano
Tutte le foto sono di Camillo Sorrentino, Itinerando

Nuceria Alfaterna: antiche glorie e moderne disillusioni

«Urbem inexpugnabilibus muris cinctam.»
«Città cinta da mura inespugnabili.»
(Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri IX, IX, 6)

Nocera Superiore - 13/10/2019
L'attuale comune di Nocera Superiore, insieme a parte del limitrofo comune di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, ha ospitato nel passato le glorie di un'antica città. Nuvkrinum prima, Nuceria Alfaterna in un secondo momento, fu fondata dai Sarrasti attorno al IX sec. a.C. e successivamente colonizzata dagli Etruschi nel VII sec. a.C. Dopo la loro disfatta nella battaglia di Cuma del 474 a.C., fu conquistata dai Sanniti che ne mantenerono il possesso per i tre secoli successivi, fino a quando la dilagante potenza romana nel III sec. a.C. la sottomise alla fine delle guerre puniche (216 a.C.). Questi ultimi la resero, nel corso dei secoli a venire, una florida e vitale colonia, nota in età augustea con l'appellativo di Constantia e dedita soprattutto alle attività agricole e commerciali.

L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e le mutate direttrici viarie dell'Impero Romano segnarono per Nuceria una fase di progressivo declino; questo non le impedì tuttavia di diventare sede vescovile a partire dal III sec. d.C., grazie all'opera del vescovo Prisco, ed in epoca bizantina di concepire e realizzare lo splendido Battistero di S. Maria Maggiore.

Nuceria Alfaterna

L'antica città di Nuceria, in cui in epoca romana si parlava il greco in segno di distinzione, si sviluppava nei tempi di massimo splendore su una superficie superiore a quella della vicina Pompei. I rapporti tra i due insediamenti non furono sempre idilliaci, come ricorda un passo degli Annali di Tacito, il quale descrive una furiosa lite tra nocerini e pompeiani presso l'anfiteatro di Pompei nel 59 d.C., a seguito del quale lo stesso edificio fu chiuso per ben dieci anni dall'imperatore Nerone.

Era provvista di un foro, di terme, case, teatri ed un anfiteatro, recentemente riscoperto al di sotto di un moderno quartiere residenziale; purtroppo molte di queste costruzioni oggi versano in uno stato di profondo e desolante abbandono.

Strano il destino delle due città: Pompei distrutta dalla furia del vulcano in passato e riscoperta in modo capillare e nella sua massima bellezza nei tempi moderni; Nuceria Alfaterna risparmiata dal Vesuvio ma sepolta negli ultimi decenni da uno strato spesso di noncuranza e desolante abbandono...

Il Teatro ellenistico-romano, venuto alla luce in località Pareti e ormai invaso dalla vegetazione, Le Terme del Foro nelle immediate vicinanze del Battistero abbandonate (pur se rinchiuse in uno spazio verde cittadino) sono solo due piccolissimi esempi di una tendenza frequente nell'amministrazione della cosa pubblica, cioè il valorizzare i beni massicciamente visitati, in quanto fonte di reddito, mentre si lasciano nell'incuria quelli che potenzialmente potrebbero crearlo, il reddito, ma che abbisognano di investimenti e manutenzioni che forse si ritiene non ripaghino gli sforzi.

Nuceria Alfaterna

 

Tutte le foto sono di Camillo Sorrentino

Nuceria Alfaterna


"Con il Vesuvio sotto i piedi" di Marisa de’ Spagnolis

Con il Vesuvio sotto i piedi; le avventure di una archeologa vissuta negli scavi di Pompei è un libro di memorie dell’archeologa Marisa de’ Spagnolis, edito in formato digitale nel 2015.

L’autrice racconta i suoi dieci anni di vita tra Pompei e la Valle del Sarno, accompagnando il lettore alla scoperta del territorio e dei ritrovamenti avvenuti tra gli anni ’80 e ’90, quando era funzionaria della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno.

Ogni capitolo è dedicato a un luogo e a una scoperta diversa: il territorio pompeiano con Villa Vesuvio e i monumenti funerari dei Lucrezi Valenti; la Valle del Sarno con il santuario della dea Mefitis e la necropoli protostorica; Scafati con la Villa di Popidius Narcissus Maior e, soprattutto, Nocera, protagonista di una serie di straordinari ritrovamenti come il Tempio della Fortuna, le iscrizioni ebraiche, la necropoli monumentale di Pizzone. Non mancano le notizie sulla città di Pompei, all’epoca interessata dagli scavi nella Casa della Gemma e nella Casa dei Casti Amanti.

Marisa de’ Spagnolis ha il pregio di raccontare con chiarezza e sensibilità i risultati delle indagini archeologiche: particolarmente toccante è il resoconto del cantiere di scavo nella Villa di Popidius Narcissus Maior a Scafati, dove i resti dell’uva raccolta nei pressi del torcularium, perfettamente conservati a distanza di secoli, testimoniano con immediatezza una vendemmia interrotta a metà dall’eruzione del Vesuvio.

L’autrice narra con altrettanta sensibilità anche gli aspetti personali del periodo trascorso nel territorio pompeiano: il trasferimento da Roma a Pompei al seguito del marito, il nuovo incarico alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, i tentativi di intimidazione da parte della camorra ma, soprattutto, i ricordi delle tante persone incontrate: operai, funzionari, guardiani e vicini di casa, protagonisti di una Pompei ormai molto diversa.

Marisa de’ Spagnolis
Pompei. Foto ad opera di Jose Pimenta, da Pixabay

Regio V Pompei Casa Giardino Giove

Sorprese in Regio V. A Pompei continuano ad emergere preziosi tasselli per la storia della città

Mettiamo da parte per un attimo la famosa iscrizione a carboncino datata 17 ottobre anno (?) che sta dividendo web e pompeianisti e parliamo di due splendide domus che man mano stanno mostrando il loro antico splendore: la casa di Giove e la casa con Giardino, entrambe situate nella Regio V in corso di scavo a Pompei.

Dai lapilli emergono pitture vivaci, megalografie, suppellettili, mosaici e ancora una volta preziose informazioni che aggiungono tasselli alla storia della città e all’eruzione del 79 d.C.

Regio V Pompei
La Casa di Giove. Immagine Pompeii sites

La casa di Giove, così chiamata dopo il ritrovamento di un affresco raffigurante il padre degli dei nel larario del giardino, fu parzialmente scavata nell’Ottocento e al momento dell’eruzione era in corso di ristrutturazione.

Diversi sono i cunicoli rinvenuti e praticati in passato dagli scavatori borbonici per recuperare vasellame e oggetti preziosi che purtroppo hanno compromesso anche irrimediabilmente la struttura della casa. Gli archeologi moderni, però, seguendo una precisa metodologia stratigrafica sono riusciti a recuperare preziose informazioni sui metodi di scavo antichi e darne nuove sugli strati ancora integri, arrivando fino ai livelli pavimentali che hanno riservato grandiose scoperte e in alcuni casi anche ricca suppellettile fittile e metallica.

Lo scavo ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da ambienti decorati con ingresso lungo il Vicolo dei Balconi e sul fondo uno spazio aperto su cui si affacciano tre ambienti. La particolarità di alcuni ambienti e dell’atrio sta, con stupore, nella ricca decorazione in I stile pompeiano (II secolo a.C.) con riquadri in stucco imitanti lastre marmoree policrome e cornici con modanature dentellate. È probabile che il proprietario non abbia cambiato appositamente la tipologia decorativa mantenendo volutamente il primo stile che via via era stato sostituito in altre dimore da pitture più moderne.

Regio V PompeiLa pavimentazione spesso in semplice signino, in due ambienti è impreziosita da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazione che non hanno, fino ad ora, precisi confronti e che, ad un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, forse di carattere astrologico.

Regio V PompeiAnche tracce di un incendio sono state pervenute in un ambiente confinante con la vicina casa delle Nozze d’Argento, già largamente indagato in epoche passate. Il fuoco aveva annerito la parete affrescata e aveva distrutto elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto e la relativa stoffa. Ancora una volta un prezioso reperto vista la rarità di ritrovamenti di tessuti a Pompei.

Regio V Pompei
La Casa con Giardino. Immagine Pompeii sites

Ma è la Casa con Giardino ad aver incuriosito più di tutti proprio per l’iscrizione rinvenuta sulla parete di un ambiente. Ma cosa c’è scritto esattamente? Sappiamo che si tratta di un’iscrizione a carboncino il cui testo è stato tradotto ed interpretato, vista la difficoltà paleografica, dall’epigrafista e pompeianista Antonio Varone.

XVI (ante) K (alendas) Nov (embres) in[d]ulsit pro masuri esurit[ioni]

“Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”

Regio V PompeiSecondo quanto riportato, questa data sarebbe la “prova” che l’eruzione avvenne in autunno perché, trattandosi di carboncino, fragile ed evanescente, questo non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, ed è quindi probabile che la scritta sia stata realizzata una settimana prima della presunta data dell’eruzione che si sposta così ad ottobre. Prima di poterci esporre sulla scoperta che rimane comunque grandiosa, aspettiamo ulteriori analisi scientifiche ma ci sentiamo di dire che al massimo questo elemento verrebbe a costituire un ulteriore indizio di un filone di studi che dura da anni e che ha visto in tempi recenti la direttrice degli scavi di Pompei, Grete Stefani, apportare nuove e interessanti tesi a favore della datazione autunnale, tesi che nasce da un’attenta analisi dei testi antichi e quindi da una ricerca filologica degli autori che parlano dell’eruzione del 79 d.C. e di una approfondita analisi archeologica sui siti vesuviani colpiti dall’evento, in cui i reperti botanici e la frutta di carattere autunnale (melegrane, fichi secchi, vendemmia, noci, pigne) hanno particolare rilievo.

La Casa con Giardino prende il nome dal ritrovamento di un ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state rinvenute tracce vegetali che, dopo accurate analisi paleobotaniche, stanno fornendo un quadro completo delle specie presenti nel giardino al momento dell’eruzione. Anche questo edificio fu interessato da scavi antichi, i cunicoli lo confermerebbero, tuttavia la maggior parte degli ambienti e degli apparati decorativi si sono mantenuti in buone condizioni e presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.

L’ingresso principale dell’abitazione si affacciava su vicolo dei Balconi. Lo stretto ingresso immetteva su un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura poggianti su una zoccolatura riccamente decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.

In una stanza con apertura sul portico e che a differenza di altre ha resistito alla prima fase dell’eruzione (quella con la caduta dei lapilli), per poi essere distrutta e riempita dal materiale piroclastico, sono stati rinvenuti i resti scheletrici di cinque fuggiaschi che evidentemente avevano cercato riparo nella stanza più interna della casa. Le indagini, ancora in corso, hanno rivelato la presenza di fori sulle pareti, cunicoli forse antecedenti alle ricerche ufficiali del 1748 che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati.

Regio V PompeiPortico e pareti di affaccio sull’atrio presentano una ricca decorazione. In particolare, una stanza ha restituito al centro della parete un quadretto con scena idilliaco sacrale in un ambiente boschivo. L’ambiente adiacente, invece, era decorato con megalografie. In una si riconosce Venere con una figura maschile (Paride o Adone) e con Eros, mentre in un altro riquadro la dea della bellezza e dell’amore è raffigurata mentre pesca insieme ad Eros. Sempre in questo ambiente vi è anche un raffinato ritratto femminile, forse la domina della casa.

Regio V PompeiCome già fatto presente, l’abitazione si trovava in fase di ristrutturazione al momento dell’eruzione e questo si può spiegare con il fatto che, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, vi erano alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura prive di pavimento, come l’atrio e il corridoio d’ingresso.

Non solo l’iscrizione a carboncino, ma diversi sono i graffiti trovati sulle pareti dell’atrio e del corridoio d’ingresso, alcuni di carattere osceno, altri con disegni stilizzati, tra cui alcuni volti. In buone condizioni si sono mantenuti anche disegni tracciati con calce e gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo e con carbone altri volti umani.

Regio V PompeiScavi ricchi di suppellettili, oggetti di uso quotidiano a testimonianza della vita che scorreva tranquilla prima dell’imminente tragedia. Dalla Casa con il Giardino provengono due oionochoai in bronzo con anse figurate e piccoli inserti in argento e un braciere in ferro rinvenuto nel portico. Più cospicua la suppellettile rinvenuta all’interno della Casa di Giove, concentrata in due stanze. Nell’ambiente decorato in I stile, il pavimento era completamente coperto di vasi fittili e bronzei di varia tipologia, probabilmente lì riposti a causa dei lavori di ristrutturazione degli ambienti di casa.

Le indagini in corso coprono una superficie di oltre 1000 metri quadrati, nella zona chiamata “cuneo”, posta tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. A tutti gli effetti uno dei più grandi interventi di scavo in aree non ancora indagate, dal dopoguerra. Il cantiere rientra nel progetto di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo di tutta una parte di area non scavata della città vesuviana che si estende per circa 22 ettari. I lavori porteranno alla messa in sicurezza di oltre 2.5 km di muri antichi, mentre i fronti di scavo delle Regiones I-III-IV-V-IX saranno oggetto di interventi per mitigare il rischio idrogeologico, consentendo così un adeguato drenaggio del suolo, problema che ha sempre afflitto la città durante le piogge e riducendo così la spinta del terreno sui muri antichi.

Regio V PompeiGli interventi globali dureranno circa due anni per un costo complessivo di 8,5 milioni di euro e rientrano nei lavori del Grande Progetto Pompei.

Tutte le foto dalla Soprintendenza Parco Archeologico di Pompei


Una nuova ricerca sulle vittime dell'eruzione del 79 d.C. ad Ercolano

Ancora novità sull’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Nuove indagini interdisciplinari al Parco Archeologico di Ercolano

Il Parco Archeologico di Ercolano continua a essere terreno di sperimentazione e ricerca multidisciplinare con risultati di rilievo internazionale. Stavolta l’indagine, condotta da un gruppo di ricerca della Federico II guidato dall'antropologo Pier Paolo Petrone, svela aspetti unici circa gli effetti del calore sui corpi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.

L'analisi si è concentrata sui resti degli scheletri di oltre 300 ercolanesi ritrovati nell’area dell’antica spiaggia, colti nell’attimo del loro disperato tentativo di fuga.

Le indagini per la prima volta hanno mostrato la eccezionale preservazione di residui minerali ricchi di ossidi di ferro sulle ossa e negli strati di cenere. La presenza di questi prodotti testimonia la rapida vaporizzazione dei tessuti e dei fluidi corporei dopo la morte, a causa dell'impatto con le nubi di cenere e gas a temperature di almeno 500° C.

Lo studio "A hypothesis of sudden body fluid vaporization in the 79 AD victims of Vesuvius", autori Pierpaolo Petrone, Piero Pucci, Alessandro Avergara, Angela Amoresano, Leila Birolo, Francesca Pane, Francesco Sirano, Massimo Niola, Claudio Buccelli, Vincenzo Graziano, è stato pubblicato oggi dalla prestigiosa rivista PLOS ONE.

Gli straordinari risultati ottenuti dai ricercatori napoletani evidenziano la portata degli effetti termici associati alla deposizione dei flussi piroclastici a distanza considerevole dal vulcano, anche nel caso di persone riparate all'interno di edifici.

Il direttore Francesco Sirano sottolinea come la nuova vita autonoma del Parco Archeologico di Ercolano abbia dato nuova linfa alla costruzione di una rete sempre più vasta di ricercatori e scienziati mondiali attratti ad Ercolano da stimoli eccezionali e da un contesto applicativo unico al mondo.

Testo e immagine da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano


Stanotte a Pompei. Con Alberto Angela in viaggio nel 79 d.C.

“Stanotte a…” è un programma TV macina ascolti. Gli Angela, si sa, ormai sono un marchio di garanzia per qualità e professionalità e i complessi meccanismi televisivi hanno sempre premiato con fedeltà i programmi in cui padre e figlio sono stati protagonisti. Ma quando l’accoppiata riguarda Alberto Angela e Pompei, le aspettative sono nettamente superiori. Il divulgatore più amato della TV e il sito archeologico più bello e famoso al mondo sbarcano in prima serata su RAI1 con uno speciale tutto dedicato alla tragedia del 79 d.C. Nasce così Stanotte a Pompei.

Pitture antiche, mosaici, tesori, corpi bloccati nell’ultimo istante di vita. Pompei e gli altri siti vesuviani raccontano storie e la notte amplifica sensazioni ed emozioni. Tutto sembra dormire, il tempo si blocca ed ecco che inizia il viaggio. Siamo nel 79 d.C., la notte prima dell’eruzione. Il programma seguirà la storia della tragedia, gli abitanti, gli attimi concitati e lo smarrimento per un evento ignoto. Le telecamere RAI percorreranno le strade di Pompei, di Ercolano, con le sue meravigliose terme ancora intatte, di Stabia e Oplontis con le faraoniche ville affacciate sul Golfo di Napoli. Ad accompagnare Alberto Angela e i telespettatori saranno via via ospiti illustri e soprattutto il testimone della tragedia, Plinio il Giovane, che ha raccontato della morte dello zio Plinio il Vecchio e di come invece lui si sia salvato. A farne rivivere la testimonianza sarà Giancarlo Giannini, una presenza costante nelle avventure notturne di “Stanotte a…”.

Alberto Angela: “Per oltre vent'anni abbiamo filmato di notte nei luoghi storici più importanti del mondo. È l'unico momento possibile per filmare le sale vuote o i reperti preziosi fuori dalle vetrine perché non ci sono visitatori. Ma di notte questi ambienti cambiano volto. Siete solo voi davanti ai capolavori immersi nel silenzio. L’ambiente si trasforma e sembra quasi mostrarvi e offrirvi i suoi tesori in un'atmosfera di intimità. Ho sempre voluto trasmettere e regalare questa atmosfera che ho respirato ai telespettatori. Così negli anni mi è venuta l'idea di questo programma. Immaginate: uscito l'ultimo visitatore, il direttore vi consegna le chiavi di un sito storico che è "vostro" per tutta la notte fino all'alba. Solo voi e i capolavori della genialità dell'uomo nei secoli. Passo dopo passo il passato vi svela i suoi segreti facendo riemergere cio’ che era dimenticato da millenni...

Le sorprese però non mancano. Alla conferenza stampa di lancio presso il Museo Archeologico di Napoli, Angela spiega una grandiosa scoperta. Una bottiglia di vetro quasi piena di quello che sembra olio d’oliva è stata trovata nei depositi immensi del MANN, durante le riprese televisive RAI effettuate qualche mese fa per il programma. Attualmente, l’eccezionale reperto è oggetto di studi approfonditi, proprio per l’eccezionale caratteristica. Non contiene infatti tracce labili di olio o residui, bensì, rispetto ad altri ritrovamenti in zone vesuviane, la bottiglia contiene un importante quantitativo di liquido biancastro e solidificato, quello che, secondo gli esperti, può essere appunto una sostanza grassa e non vino come si era ipotizzato in un primo momento. Entusiasta anche il direttore del MANN Paolo Giulierini perché proprio grazie a trasmissioni come questa si riesce ad incentivare la ricerca. E presto altri reperti saranno oggetto di approfondite analisi grazie ad una collaborazione con il dipartimento di Agraria dell'Università Federico II di Napoli nell'ambito di una convenzione quinquennale.

Foto Ufficio Stampa RAI

L'eruzione del 79 d.C. sui social media oggi

Pierre-Henri de Valenciennes, Eruzione del Vesuvio del 24 Agosto dell’anno 79 d.C. sotto il regno di Tito (1813), Olio su tela, Toulose, Museé des Augustins

Il 24 agosto del 79 d.C. è la data in cui, dall’esito di un’analisi filologica di un passo della lettera di Plinio il Giovane a Tacito, si colloca convenzionalmente l’eruzione del Vesuvio che portò alla devastazione di tutta l'area circumvesuviana. 

Per ricordare quel fatidico giorno, i social network del parco archeologico di Pompei hanno fatto rivivere ai propri utenti i terribili istanti dell’eruzione, attraverso una sequenza di immagini fortemente evocative ed il racconto di Plinio il Giovane contenuto nelle sue famose epistole.
Stratigrafia eruzione

I canali social del Parco, in continua crescita di numeri ed interazione, rappresentano la  piattaforma principale per la promozione e la quotidiana comunicazione di notizie e curiosità che riguardano  Pompei e i siti vesuviani di Oplontis, Stabiae e Boscoreale, luoghi che oggi, a centinaia di anni dalla loro scoperta, ancora riservano importantissime novità grazie ai recenti e sensazionali rinvenimenti che continuano ad affiorare dai lapilli di quella tragica eruzione.
Karl Brjullov L’ultimo giorno di Pompei olio su tavola San Pietroburgo Hermitage
Testo e immagini da UFFICIO STAMPA
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Thomas Burke, Plinio il Giovane rimproverato, Incisione a colori su rame ispirata ad un dipinto di Angelika Kauffmann del 1785