Microbioma intestinale umano: dai cacciatori raccoglitori alla società industriale

25 Febbraio 2016

Mercato Bantu. Credit: Andres Gomez
Mercato Bantu. Credit: Andres Gomez

Il microbioma intestinale degli occidentali differisce da quello dei cacciatori raccoglitori: è meno diversificato. Perché e come questa divergenza sia venuta in essere non è però noto.
Una nuova ricerca, pubblicata su Cell Reports, ha preso in esame il microbioma intestinale di una comunità Bantu della Repubblica Centrafricana, una popolazione di agricoltori tradizionali che incorpora alcune pratiche tipiche dello stile di vita occidentale, come l'economia di mercato. Questa comunità coltiva tuberi, frutti e altre piante, utilizza farine e alleva capre per la loro carne, ma fa pure uso di antibiotici e farmaci. Questo gruppo rappresenterebbe dunque uno stadio intermedio tra quello dei cacciatori raccoglitori e quello degli appartenenti alle società occidentali industrializzate.
I cacciatori raccoglitori presi in considerazione dalla ricerca sono i BaAka, pigmei che si nutrono di selvaggina, pesce, frutta e vegetali. Dal confronto è risultato che il microbioma intestinale dei Bantu è a metà strada tra quello delle società occidentali industrializzate e quello dei BaAka, che a sua volta è più simile a quello dei primati selvatici che non a quello degli occidentali.
Lo studio conclude suggerendo - ma invitando egualmente alla cautela, poiché ulteriori analisi sono necessarie - che il microbioma intestinale possa essere legato alla dieta e al consumo di farmaci.
Donne e bambini BaAka preparano un cefalofo azzurro (Philantomba monticola). Credit: Carolyn A. Jost-Robinson
Donne e bambini BaAka preparano un cefalofo azzurro (Philantomba monticola). Credit: Carolyn A. Jost-Robinson

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Antico genoma dall'Africa sequenziato per la prima volta

8 Ottobre 2015

Antico genoma dall'Africa sequenziato per la prima volta

DNA da un teschio etiope di 4.500 anni fa rivela che un'enorme ondata migratoria di Eurasiatici Occidentali nel Corno d'Africa, attorno a 3.000 anni fa, ebbe un impatto genetico sulle moderne popolazioni lungo l'intero continente africano.

Gli Archeologi al di fuori dell'entrata della Grotta Mota sugli altopiani etiopi, dove i resti contenenti l'antico genoma furono scoperti. Foto di Matthew Curtis
Gli Archeologi al di fuori dell'entrata della Grotta Mota sugli altopiani etiopi, dove i resti contenenti l'antico genoma furono scoperti.
Foto di Matthew Curtis

[Nota in data 4 Febbraio 2016: si guardi il commento in conclusione del testo, per le importanti correzioni e modifiche apportate dagli autori della ricerca]
Il primo genoma umano antico africano ad essere sequenziato ha rivelato che un'ondata migratoria di ritorno nell'Africa dall'Eurasia Occidentale, attorno a 3.000 anni fa, fu due volte più significativa di quanto ritenuto in precedenza, e ha interessato la composizione genetica delle popolazioni per l'intero continente africano.
Il genoma è stato preso dal teschio di un uomo seppellito a faccia in giù 4.500 anni fa in una grotta chiamata Mota sugli altopiani dell'Etiopia – una grotta sufficientemente fredda e asciutta da preservare il suo DNA per migliaia di anni. In precedenza, l'analisi del genoma antico era limitato a campioni dalle regioni settentrionali e artiche.
L'ultimo studio è riuscito per la prima volta a recuperare e sequenziare un genoma umano antico dall'Africa, fonte di tutta la diversità genetica umana. I ritrovamenti sono stati pubblicati l'8 Ottobre sul periodico Science.
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"Il Professore è Coppa del Mondo": comprendere i linguaggi urbani ‘segreti’

22 Aprile 2015

"Il Professore è Coppa del Mondo": comprendere i linguaggi urbani ‘segreti’

La ricerca nell'ambito di un linguaggio urbano ‘giocoso’ e sempre più popolare, sorto dalla necessità dei criminali di nascondere il loro vero intento, potrebbe aiutare le organizzazioni che operano in Uganda a comunicare meglio con l'enorme popolazione giovane della Nazione.

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L'Uganda ha una delle maggiori percentuali di popolazione under 30 al mondo – più del 78% dei suoi 37 milioni di cittadini, secondo un rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA). Molti non utilizzano i linguaggi normalmente parlati in Uganda (Kiswahili, English and Luganda) nei discorsi quotidiani, ma si esprimono invece in un linguaggio di strada in perenne evoluzione, chiamato Luyaaye.
Originariamente un ‘linguaggio segreto’ parlato dai criminali, il Luyaaye è cresciuto in popolarità a causa del suo essere visto come più giocoso e meno tradizionale da molti di coloro che lo parlano, col suo utilizzo “gioioso” dell'Inglese, del Luganda e di altri linguaggi.

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