Roma: Con la creta si pensa. Il restauro del Pastore di Arturo Martini

Il prossimo appuntamento di Colloqui nelle Stanze (ciclo di incontri nell’ambito della mostra “Stanze d’artista. Capolavori del ’900 italiano” alla Galleria d’Arte Moderna

Martedì 30 maggio 2017 alle ore 17.00

CON LA CRETA SI PENSA. IL RESTAURO DEL PASTORE DI ARTURO MARTINI

Con Laura D’Agostino, storica dell’arte e docente presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro

 
Nel suo personale approccio al “Ritorno all’Ordine”, lontano dalle esperienze delle Avanguardie, Arturo Martini si volge al passato e al riferimento certo della scultura etrusca. Il Pastore, opera in terracotta dalle superfici scabre e dalla posizione instabile, è un ritorno alle origini sia nella forma sia nel materiale usato: la creta, una materia povera e utile. Martini predilige le materie naturali e deperibili come il gesso, l’argilla o il legno, una scelta in controtendenza rispetto alle richieste dell’arte ufficiale dell’epoca. L’antico per Martini non è usato come mezzo di propaganda ma come ritorno alla radice stessa della scultura.
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"Colloqui nelle Stanze" alla Galleria d'Arte Moderna di Roma: 23 e 30 maggio 2017

Colloqui nelle Stanze

Ciclo di incontri nell’ambito della mostra “Stanze d’artista. Capolavori del ’900 italiano”

Galleria d’Arte Moderna

23 e 30 maggio 2017 |  16 giugno 2017

Primo appuntamento martedì 23 maggio ore 17.00 Nel prisma di Ferruccio Ferrazzi

 
La diversità dei linguaggi artistici è il tema conduttore dei “Colloqui nelle Stanze”, il ciclo di incontri dedicato ad alcuni tra i più interessanti artisti del Novecento italiano tra gli anni Venti e Trenta. Si tratta di pittori e scultori che, in modo molto personale, elaborarono le ricerche delle avanguardie artistiche legandole alla tradizione figurativa italiana.
Gli incontri, nell’ambito della mostra “Stanze d’artista. Capolavori del ’900 italiano”, in corso alla Galleria d’Arte Moderna di Roma fino al 1° ottobre prossimo, pongono al centro proprio le diverse personalità degli artisti contribuendo a restituire il panorama vario e sfaccettato dell'arte italiana della prima metà del Novecento.
Il primo appuntamento, il 23 maggio, analizza la visione frammentaria venata di ermetismo di Ferruccio Ferrazzi che contrasta con la rappresentazione di una realtà scarna e sofferente di Fausto Pirandello. È la scultura, invece, la protagonista del secondo incontro, il 30 maggio, con l’opera di Arturo Martini il cui richiamo alla radice antica, sia nell’uso del materiale che nei risultati formali, mostra un approccio del tutto lontano dall’esaltazione retorica di quegli anni. Un ritratto intimo tra immagini e parole di Fausto Pirandello, infine, l’ultimo appuntamento, il 16 giugno.
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Roma: l'arte di Augusto Vanarelli si racconta

L’arte di Augusto Vanarelli si racconta: alla Galleria d’Arte Moderna il libro che raccoglie il suo percorso  

Autoritratto, olio su tela, 1939

L’arte di Augusto Vanarelli raccontata attraverso gli occhi di sua figlia.
Martedì 14 marzo alle ore 17 la Galleria d’Arte Moderna di Roma verrà presentato il libro “Augusto Vanarelli pittore scultore arredatore” a cura di Ester Coen.
Attraverso un centinaio di immagini, il libro, autrice la figlia Maria Cristina, descrive il percorso artistico di Augusto Vanarelli (1913-1980), ripercorrendone i diversi periodi, dalle tele degli anni '30 alle sculture in acciaio degli anni '60 e, a seguire, le Serie: Dipinti Ripetibili del 1969, Eros design del 1972, i Multipli per l'arredamento del1973, fino ai Geometrici filtrati del 1975, ultima produzione caratterizzata da forme geometriche riproducibili e colore filtrato.
Nel volume è messo in risalto l'eclettismo dell'artista che affronta varie forme espressive, ciascuna con la stessa intensa dedizione: pittura, scultura, design.
Metalli, resine, colori riflessi o filtrati, di cui l'artista fa uso fin dagli anni '50, sono utilizzati da Vanarelli anche nei lavori di architettura degli interni, parte dei quali pubblicati nella monografia.
Sono contenute nel libro anche alcune opere vincitrici di vari Concorsi Nazionali, tra cui “Farfalla” del 1972, scultura in acciaio inox collocata  nel “Giardino dei profumi e degli aromi” della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.
 
Galleria d’Arte Moderna di Roma - via Francesco Crispi, 24
Per i portatori di handicap ingesso da via Zucchelli,7
 
Info: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00), www.museiincomune.it; www.galleriaartemodernaroma.it
 
Archivio Augusto Vanarelli: [email protected]
 
Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura


"InterGAM-il Museo visibile" alla Galleria d'Arte Moderna di Roma

Capolavori diventano “touch”: alla Galleria d’Arte Moderna InterGAM, il museo visibile


Il lavoro, che ha coinvolto cinque docenti e dieci studenti dell’Accademia delle Belle Arti, propone, attraverso tre dispositivi touch-screen, una modalità di comunicazione interattiva che consente l’esplorazione di 26 capolavori della collezione del museo, non sempre visibili ai visitatori, se non attraverso le mostre tematiche temporanee.
È parte integrante del progetto una multivisione immersiva su schermo curvo, installata in una saletta ovale a essa appositamente dedicata. Il video ricostruisce il contesto storico, artistico, culturale e il costume, del periodo nel quale le opere selezionate sono state realizzate. Il racconto è affidato alle immagini accompagnate dal commento musicale e dei radiocronisti e da brevi titoli. La multivisione immersiva tesa a stimolare suggestioni ed emozioni è frutto di un accurato lavoro di selezione e montaggio di foto d’epoca, filmati d’archivio, della Roma tra 1870 e gli anni Cinquanta, e si avvale di un vasto repertorio a volte inedito, messo generosamente a disposizione dall’Istituto Luce, e dagli archivi della Quadriennale, del Mondo Operaio e della Scuola Romana.
I dipinti e le sculture sono stati selezionati per il loro valore artistico e per il forte legame con la storia cultuale e artistica della città di Roma, nel periodo compreso tra il 1860 ca. e il 1955. Le immagini delle opere di Sartorio, Balla, Scipione, Morandi, Turcato, Manzù e molti altri suggeriscono un percorso fatto di rimandi e associazioni visive. La comunicazione è, infatti, affidata soprattutto alle immagini, lasciando al visitatore la possibilità di scegliere e soffermarsi per approfondire la visione attraverso i brevi testi che le accompagnano. Gli accostamenti tra le immagini guidano alla costruzione di un senso e inducono il pubblico a un atteggiamento interattivo stimolandone la curiosità e rendendolo partecipe nella costruzione del significato. Due dei tre dispositivi touch-screen sono collocati su cavalletti ergonomici la cui altezza da terra consente la consultazione anche a un utente con disabilità motoria. Un file audio permette agli utenti ipovedenti e non vedenti di accedere a una descrizione dettagliata delle opere. Attraverso i dispositivi touch-screen è inoltre possibile prendere visione con immagini ad alta definizione proiettate a schermo intero di altri 10 capolavori potendone apprezzare caratteristiche esecutive, stilistiche e tecniche.
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Ritratto di Giacomo Balla e Maschera di Giovanni Prini alla GAM di Roma

Ritratto di Giacomo Balla e Maschera

di Giovanni Prini in mostra alla Galleria d’Arte Moderna


Un inedito Ritratto di Giacomo Balla e una Maschera in bronzo acquistata dal Re e proveniente dalle collezioni del Quirinale. Due nuove prestigiose opere di Giovanni Prini arricchiscono la mostra Giovanni Prini, il potere del sentimento, ospitata alla Galleria  d’Arte Moderna di Roma fino al 26 marzo 2017.
Il Ritratto di Giacomo Balla, eseguito da Prini nel 1902/3, attualmente conservato nella Casa Balla di Via Oslavia a Roma è un busto di gesso a grandezza naturale che sembra emergere con forza dalla pietra grezza. Balla, allora trentenne, era uno dei fraterni amici di Giovanni Prini, come dimostra il quadro coevo Noi allo specchio, realizzato dal pittore e presente in mostra, che ritrae Prini, sua moglie Orazia e lo stesso Balla. L’opera, presentata alla mostra degli Amatori e Cultori nel 1905, insieme a molti altri lavori di Prini, è riproposta al pubblico, per la prima volta, in occasione di questa mostra.
La Maschera, un bronzo proveniente dalle collezioni del Quirinale, è il ritratto del figlio di Prini, Ferdinando, che nel 1903 aveva due anni. L’opera testimonia con efficacia lo stile dell’artista nei primi del Novecento e la sua attenzione al tema dell’infanzia raccontato dalle piccole sculture in bronzo, molto amate dal pubblico, rappresentanti ritratti di  bambini o  gruppi di bambini.
L’opera è stata acquistata dal Re e dalla Regina in occasione della Prima mostra della Secessione a Roma del 1913. Le collezioni del Quirinale conservano altre cinque opere di Giovanni Prini.
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Roma: mostra "Giovanni Prini - Il potere del sentimento"

 

Giovanni Prini

Il potere del sentimento

Galleria d’Arte Moderna

21 dicembre 2016 – 26 marzo 2017

Inaugurazione: 20 dicembre ore 18.00

L’arte di Giovanni Prini (Genova 1877 – Roma 1958) attraverso la scultura, i dipinti, i disegni, le ceramiche, i mobili, i giocattoli

Il salotto Prini a Roma, la moglie Orazia e le opere degli amici artisti

Giovanni Prini, scultore, pittore, artigiano, si trasferisce da Genova a Roma agli inizi del Novecento dove, insieme alla moglie Orazia Belsito, apre le porte della sua casa-studio sulla via Nomentana agli esponenti più giovani della vita culturale della capitale, amici, intellettuali e artisti tra cui Duilio Cambellotti, Umberto Boccioni, Cipriano Efisio Oppo, Sibilla Aleramo, Gino Severini, Ettore Ximenes, Antonio Maraini, Giacomo Balla.

Giacomo Balla è ospite assiduo del “salotto”di casa Prini tanto da ritrarne l’ambiente nel quadro Nello specchio, una tra le circa 130 opere esposte nella prima mostra istituzionale dedicata all’artista: Giovanni Prini. Il potere del sentimento, ospitata alla Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 21 dicembre 2016 al 26 marzo 2017, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Archivi delle Arti Applicate italiane del XX secolo, a cura di Maria Paola Maino.

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Roma: La tempesta di Fausto Pirandello, capolavoro ritrovato

La tempesta (1938) di Fausto Pirandello

Un capolavoro ritrovato

Martedì 29 novembre 2016 alle ore 16.00

alla Galleria d’Arte Moderna

si terrà la presentazione dello straordinario ritrovamento

Interverranno Fabio Benzi e Flavia Matitti

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Da mercoledì 30 novembre a domenica 4 dicembre 2016 la Galleria d’Arte Moderna di Roma espone il dipinto La tempesta (1938), un capolavoro assoluto del pittore Fausto Pirandello (Roma 1899-1975). L’opera, della quale dal 1939 si erano perse le tracce, è stata recentemente ritrovata in una collezione privata italiana. L’eccezionale riscoperta sarà presentata al pubblico in anteprima martedì 29 novembre 2016 alle ore 16.00 da Fabio Benzi e Flavia Matitti, curatori dell’importante mostra antologica Fausto Pirandello. Opere dal 1923 al 1973 in corso a Roma negli spazi della Galleria Russo, fino al 14 dicembre 2016. Promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Benii Culturali.

Fausto Pirandello dipinse La tempesta nel 1938, all’apice della sua attività creativa (olio su compensato, cm 150x225, firmato in basso a sinistra: «Pirandello 1938»). Opera di dimensioni ambiziose e impressionanti (è la composizione più grande dipinta dall’artista) è certamente uno dei massimi capolavori non solo della sua produzione, ma dell’arte italiana tra le due guerre. L’opera venne esposta per la prima volta nel febbraio 1939 alla III Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma, dove Fausto Pirandello, pittore quarantenne già premiato nella precedente edizione, era stato invitato con una sala personale che fece scalpore. «In questa serenità paradisiaca e in tanta monotonia di purgatorio – osservava acutamente Raffaele De Grada sulle pagine di «Corrente di Vita giovanile» – alcune sale, come quella di Fausto Pirandello, rappresentano l’inferno».

La Galleria d’Arte Moderna, che fino al 4 dicembre ospita l’esposizione dal titolo Roma anni Trenta. La Galleria d’arte Moderna e le Quadriennali d’arte 1931 – 1935 – 1939, dedicata alle prime edizioni storiche delle Quadriennali d’Arte Nazionale, appare dunque la cornice ideale in cui esporre per la prima volta al pubblico questa eccezionale riscoperta.

La tempesta venne poi inviata negli Stati Uniti ed esposta nell’autunno del 1939 al Carnegie Institute di Pittsburgh. Da quel momento il dipinto scompare dalla circolazione. Considerato disperso dagli studiosi, era noto solo grazie alle illustrazioni in bianco e nero pubblicate all’epoca.

«La tempesta – spiega Fabio Benzirappresenta una scena che, come sempre in Pirandello, accentua gli aspetti surreali e drammatici di una realtà scarna, esistenzialmente sofferente. L’idea nasce da una visione di tempesta estiva nella campagna di Anticoli Corrado, il paese vicino Roma dove molti artisti risiedevano. Qui in particolare vivevano Emanuele Cavalli e Giuseppe Capogrossi, suoi amici e sodali nella prima elaborazione della Scuola Romana. Il tonalismo, che partendo dalla loro ricerca era divenuto il linguaggio giovanile di punta nell’Italia degli anni Trenta, si esprime qui attraverso una ricerca di scavo nella realtà dei corpi e delle cose, che genera un senso di allarme e di inquietudine. Il dramma della tempesta, metafora di un disastro incombente, sembra presagire le distruzioni della guerra che di lì a poco scoppierà, con la fuga disordinata di figure il cui terrore è reificato nelle sottane sollevate che trasformano le donne in lugubri fantasmi, immagini di disperazione e terrore senza volto. Il miracoloso stamparsi di una foglia secca sul nero violaceo della gonna strappata dal vento mostra come a quel terrore sia impassibile l’ineluttabilità della natura. Pirandello dà della scena una soluzione visionaria e inquietante, attraverso figure spatolate, dalle posizioni e dai gesti quotidiani, ma come bloccate in composizioni ritmiche e innaturali: figure dominate da un’ansia immanente, conturbante e surreale. L’artista compone attraverso l’indagine di uno spazio distorto, sempre planato su schemi diagonali e instabili, quegli spazi vuoti che la coscienza non riesce a colmare nel suo rapporto complesso con la realtà. Ci restituisce senza retorica, attraverso una materia scabra e allo stesso tempo sontuosa, una condizione umana dolorosa, di straordinaria forza spirituale».

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Roma: Me ne frego! Film documentario di Vanni Gandolfo - Come il fascismo tentò di cambiare la lingua italiana

Incontro nell’ambito della mostra “Roma anni Trenta. La Galleria d’Arte Moderna e le Quadriennali d’arte 1931 - 1935 – 1939” in corso fino al 30 ottobre 2016 alla Galleria d’Arte Moderna di via F. Crispi (Roma)

Me ne frego! Film documentario di Vanni Gandolfo

Come il fascismo tentò di cambiare la lingua italiana

14 Settembre 2016 ore 20.30

a cura di Vanni Gandolfo e Valeria Della Valle 

Produzione Istituto Luce-Cinecittà

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Il film documentario si presenta come un viaggio attraverso la bonifica della lingua italiana tentata dal regime fascista. La storia poco conosciuta di un esperimento destinato a fallire. Il documentario analizza le parole del duce, l’indottrinamento dell’infanzia, la repressione di tutto ciò che era diverso rispetto all’ideale dell’ "italiano nuovo" che doveva adeguarsi al dogma di “credere, obbedire, combattere”.

L'Italia della Marcia su Roma è un paese povero e ignorante che parla una miriade di dialetti e ME NE FREGO parla di questo, di un esperimento di manipolazione messo in atto per uniformare la lingua degli italiani, dimenticandosi che la lingua delle persone non è una divisa che si indossa. Dal 1931 il Luce abolisce la presa diretta, che viene sostituita da una voce narrante ufficiale, la voce del regime.

Questi rarissimi documenti sono il centro di ME NE Frego!, contraltare di un insieme di voci, propaganda e citazioni da testi d'epoca, che raccontano la follia dell’altra inevitabile disfatta del regime, quella sulla lingua degli italiani.

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Luigi Freddi. l’uomo che inventò Cinecittà. Estratti del documentario

Luigi Freddi. l’uomo che inventò Cinecittà. Estratti del documentario

7 Giugno 2016 ore 20.30

Incontro a cura di Vanni Gandolfo e Valeria Della Valle in occasione della mostra in corso in Galleria.

Produzione Istituto Luce-Cinecittà.

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Cinecittà è nata come una Hollywood fascista, sogno di un paese povero e megalomane, è stata, poi, distrutta dalla guerra, per poi rinascere come una vera e propria Hollywood Coloniale per il kolossal americani; abbandonata dagli occupanti e conquistata da Federico Fellini, che vi gira tutti i suoi film.
Cinecittà è stata, e forse lo è ancora, uno dei centri più importanti ed efficienti della produzione cinematografica mondiale.
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Roma: visite tattili di Maggio

VISITE TATTILI MAGGIO
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L'accessibilità museale come superamento delle barriere architettoniche e sensoriali.
Visite guidate gratuite su prenotazione in cui è proposta l’esplorazione tattile di sei opere selezionate dalle collezioni permanenti del museo.

MAGGIO 2016
4 maggio MACRO. Via Nizza. 138 - dalle ore 10.30 alle 13.30
5 maggio Galleria d’Arte Moderna. Via Francesco Crispi. 24 - dalle ore 16.00 alle 18.30
11 maggio Museo di Roma. Piazza di S. Pantaleo. 10 - dalle ore 10.30 alle 13.30
18 maggio Galleria d’Arte Moderna. Via Francesco Crispi. 24 - dalle ore 10.30 alle 13.30
24 maggio MACRO. Via Nizza. 138 - dalle ore 16.00 alle 18.30
25 maggio Museo Napoleonico. Piazza di Ponte Umberto I. 1 - dalle ore 10.30 alle 13.30
 
 
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