Villa Arianna Stabia

Villa Arianna viene riconsegnata al pubblico

Villa Arianna StabiaVilla Arianna (Stabia) è stata restituita al pubblico. Un avvenimento "atteso sin da quando l'ondata di maltempo dello scorso ottobre aveva arrecato danni importanti alla struttura" - commenta il Sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino.

Villa Arianna StabiaNella mattinata di martedì 16 aprile, Alfonsina Russo, Direttrice ad interim, insieme a Mauro Cipolletta (Direttore Generale del Grande Progetto Pompei), Francesco Muscolino (Direttore degli scavi di Stabia) e Gaetano Cimmino ha illustrato gli interventi attuati durante la forzata chiusura al pubblico in atto dall’ottobre scorso. Quest’ultima ha rappresentato, tuttavia, una “buona” occasione per apportare alcuni interventi di decoro complessivo della Villa, unitamente alla realizzazione e al rifacimento di strumenti per l’accoglienza dei visitatori, oltre alla prioritaria riparazione della copertura dell’atrio.

Le vecchie recinzioni, ormai estremamente danneggiate, se non divelte in alcuni punti, sono state sostituite da una serie di staccionate che localizzano i percorsi di visita, delimitando gli spazi a monte della Villa per una lunghezza totale di circa cinquecento metri.

I lavori hanno interessato anche l’esterno della Villa, mediante il riposizionamento di nuovi cartelli segnaletici, nell’ottica di una fondamentale integrazione con il contesto territoriale e del primo passo verso un imprescindibile incremento della segnaletica stradale per raggiungere facilmente sia Villa Arianna che la vicina Villa San Marco.

Villa Arianna StabiaInfine, non da ultimo, si è provveduto a salvaguardare alcuni fronti non ancora scavati, in modo tale da preservare dai danni futuri il patrimonio di informazioni ancora da indagare.

Villa Arianna Stabia"La riapertura della villa è solo l'inizio di una progressiva riqualificazione" sottolinea la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo.
Villa Arianna, così denominata per la presenza di un affresco a soggetto mitologico che raffigura Arianna lasciata sola da Teseo, sembra subire una sorte migliore della principessa cretese: non è stata abbandonata.

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Villa Arianna Stabia


incendio alla Cattedrale di Notre Dame de Paris

La vicinanza delle istituzioni italiane per l'incendio alla Cattedrale di Notre Dame

Diverse istituzioni culturali italiane hanno espresso il loro dolore e la loro vicinanza, anche concreta, alla Francia per l'incendio che ha gravemente danneggiato la Cattedrale di Notre Dame de Paris, nella giornata del 15 aprile 2019. Articolo in aggiornamento.

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Vi mostriamo la Domus Transitoria. La prima magnifica reggia di Nerone

Doveva essere una reggia lussuosa e opulenta la prima abitazione di Nerone sul Palatino e finalmente ora sarà fruibile al pubblico. Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili. Inoltre, questa straordinaria apertura, contribuisce a definire un itinerario neroniano all’interno dell’area archeologica che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore potrà fare un’esperienza reale, circondato da ciò che resta della residenza e virtuale, attraverso le ricostruzioni in alta definizione di quelle che dovevano essere le straordinarie decorazioni pittoriche e marmoree della Domus Transitoria.

Padiglione centrale visto dalla fontana - ninfeo. Ricostruzione virtuale. Credits: Parco archeologico del Colosseo. Foto: Progetto Katatexilux

Svetonio racconta che l’impegno di Nerone nella costruzione di questa sua prima residenza fu un vero e proprio scandalo. Sul Palatino sono ancora visibili alcuni suggestivi ambienti: tra questi spicca uno spazio originariamente occupato da un ricco ninfeo con giochi d’acqua, un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi che doveva fungere da luogo di riposo e svago dell’imperatore.

Fatta costruire per sé una casa che dal Palatino andava all’Esquilino, dapprima la chiamò Transitoria; poi, quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò Aurea”. (G. Svetonio, Vita di Nerone, 31)

È possibile ammirare altre due stanze di cui restano tangibili i segni preziosi della decorazione con affreschi, stucchi e pavimenti marmorei. Una buona parte di reperti sono oggi conservati nel vicino Museo del Palatino, ma altri ritornano a Roma dopo ben 300 anni e grazie ad un importante accordo siglato qualche mese fa con il Museo archeologico di Napoli. Alcuni affreschi furono distaccati al momento della scoperta da un ambiente coperto con volta a botte, due fregi e delle formelle che i visitatori potranno riammirare grazie a questo importante prestito. Lo stile delle immagini ha suggerito l’attribuzione a Famulus o Fabullus, il pittore della Domus Aurea citato da Plinio.

Decorazione pittorica del Ninfeo della Domus Transitoria. Particolare della lunetta. Roma, Museo Palatino. Credits: Parco archeologico del Colosseo

Identificati erroneamente come i Bagni di Livia, nel settecento furono scoperti dai Farnese e letteralmente depredati vista la preziosità delle decorazioni, dei marmi e delle colonne che man mano venivano fuori dagli sterri. Una parte delle decorazioni vennero portate a Parma, altre furono disperse e altre furono trasferite nel 1728 dal duca di Beaufort nella sua residenza di Badminton per rivestire un’intera sala. Un secolo dopo, l’area venne nuovamente indagata, questa volta con criteri scientifici da Giacomo Boni.

Oggi, dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza, viene offerto al pubblico un itinerario di visita unico, arricchito da un progetto multimediale che intende far rivivere lo splendore del I secolo d.C. Il percorso porterà il visitatore ad attraversare una delle due antiche scale d’accesso che si configurano come “parodoi”, accessi, ai lati della scaenae frons di un teatro fino ad arrivare in uno spazio anticamente scoperto e occupato da una fontana ornata da nicchie che si ripropone scenograficamente come una quinta teatrale arricchita da giochi d’acqua e zampilli. L’idea di Nerone era quella di stupire, anche con effetti scenografici strabilianti e l’acqua era onnipresente nell’edificio. Di fronte a quest’area, si apre poi un imponente triclinio estivo a padiglione, circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. In questo spazio, una proiezione introduce alla storia della prima residenza di Nerone e del suo inserimento topografico nel complesso palaziale, la sua costruzione e il rapporto con la successiva Domus Aurea.

Volta decorata (Ambiente A3, alcova) Roma, Domus Transitoria. Credits: Parco archeologico del Colosseo

L’itinerario prosegue in uno spazio con una grande latrina con 50 posti. Uscendo da questa si potrà ammirare un’intera parete completamente in rosso che reca le tracce dell’originaria decorazione con foglie ed elementi vegetali tipici della pittura da giardino.

Il progetto di valorizzazione scientifica, che potenzia la comprensione del monumento agli occhi del pubblico, si costituisce ancora da un'apposita illuminazione studiata per differenziare gli spazi originariamente scoperti rispetto a quelli chiusi, e da tre installazioni multimediali. In particolare, una postazione consentirà di indossare un visore per la realtà virtuale con cui si osserverà una ricostruzione realistica del triclinio e del ninfeo.

La Domus cosiddetta Transitoria fu costruita prima dell’incendio del 64 d.C. e deriva il suo nome dal “passaggio” che creava tra i possessi imperiali sul Palatino e sull’Esquilino (giardini di Mecenate) e costituisce un primo esempio di dimora regia ispirata alle grandi residenze dei sovrani orientali e in particolare a quelle dei faraoni d’Egitto. La concezione del palazzo a padiglioni, intervallato da boschetti e con fontane, ninfei e laghi si rifà, tra l’altro, alla grande reggia dei Tolomei ad Alessandria d’Egitto, luogo ben noto dalle fonti letterarie come un gigantesco complesso che occupava gran parte della città e descritto dal poeta Latino Lucano con riferimenti alla luxuria orientale ripresa da Nerone e causa dei tanti mali per Roma e per il suo Impero.

Con le lacune derivanti dall'asportazione delle losanghe (Ambiente A2. Particolare della volta) Roma, Domus Transitoria. Credits: Parco Archeologico del Colosseo

La reggia di Nerone sarà visitabile dal venerdì al lunedì e rientra nel nuovo biglietto Foro – Palatino SUPER di 16 euro e valido un giorno. Nel biglietto è compreso l’accesso al Museo Palatino e al Criptoportico neroniano, alle case di Augusto e di Livia, all’Aula Isiaca con la Loggia Mattei, al Tempio di Romolo, a Santa Maria Antiqua con l’Oratorio dei Quaranta Martiri e alla rampa di Domiziano.

La riapertura al pubblico si accompagna anche di una pubblicazione edita da Electa in cui si esamina la topografia e l’architettura delle due regge neroniane (Domus Transitoria e Domus Aurea) e delle loro decorazioni pittoriche e in marmo, fino al resoconto degli interventi di restauro più recenti.

Info biglietto SUPER: https://www.electa.it/iniziative-speciali/s-u-p-e-r/

 


Da Pompei all'Ermitage. Al via la mostra "Dei, uomini, eroi"

Sarà inaugurata il 18 aprile, la nuova mostra “Dei, Uomini, Eroi” al Museo Statale Ermitage, organizzata dal prestigioso museo russo in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei e il Museo Archeologico di Napoli. L’esposizione nasce grazie ad un accordo siglato nel 2017 tra le tre istituzioni, e vedrà esposti in un percorso che racconta la tragica distruzione di Pompei con quasi 200 opere tra affreschi, statue, mosaici e oggetti del quotidiano dell’epoca, capolavori unici e testimoni diretti della catastrofe che colpì la Campania e le città sotto l’ombra del Vesuvio nel 79 d.C.

Le sezioni tematiche pensate in questa grande mostra allestita nella sala del Menage del Piccolo Ermitage (un palazzo a due piani eretto accanto al Palazzo d’Inverno, antica residenza imperiale dei Romanov, e al Nuovo Ermitage, il primo palazzo in Russia a venire espressamente costruito per ospitare le collezioni del Museo), sono diverse e toccano diversi aspetti del quotidiano di una città in cui abitanti e situazioni si sono cristallizzati in un momento ben preciso.

Bacco e Arianna Pompei - Casa di Marco Fabio Rufo vetro cameo - cm 25,5x39,5 Pompei - Parco Archeologico

Ricordiamo, per chi non lo sapesse, come una città intera con case, edifici, vie, negozi, templi, botteghe, abitanti, animali e oggetti venne riscoperta, cristallizzata, a partire dal 1748 grazie agli scavi archeologici intrapresi dai Borbone e che continuano ancora oggi a rivelare nuovi e inediti dati sulla storia della città.

Per la parte italiana, il progetto espositivo è curato da Paola Rubino De Ritis, Valeria Sampaolo e Luana Toniolo, con la direzione scientifica di Paolo Giulierini direttore del MANN, Massimo Osanna, Professore ordinario presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e Alfonsina Russo, Direttrice ad interim del Parco Archeologico di Pompei; per il Museo Ermitage è curata dalla stessa Dott.ssa Anna Trofimova e Andrey Zuznecov. L’esposizione si avvale del supporto organizzativo di Villaggio Globale International, della collaborazione di Ermitage Italia, dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo, ed è accompagnata nel nostro Paese da catalogo Electa, con contributi di Luigi Gallo, Massimo Osanna, Federica Rossi, Valeria Sampaolo, Luana Toniolo e Anna Trofimova.

Dioniso e Arianna a Nasso Pompei - Casa del Bracciale d’oro affresco - cm 216x129 Pompei - Parco Archeologico

In mostra, Gli splendidi affreschi con “Zeus in trono” dalla Casa dei Dioscuri e “Achille e Briseide” dalla Casa del Poeta Tragico (MANN), il “Dioniso e Arianna” e “Alessandro e Rossane” dalla Casa del Bracciale d’Oro, “Eracle e Deianira” e “Giunone ed Ebe” dalle ville di Stabia - tutte dal Parco Archeologico di Pompei -  e ancora l’eccezionale tarsia in marmo con “Scena dionisiaca” riemersa dalla Casa dei Capitelli colorati, conservata nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, raccontano le gesta di divinità e eroi rappresentandoli, secondo l’uso del tempo, da soli o con gli attributi che ne rendono immediata l’identificazione. L’usanza di ornare i giardini con raffigurazioni di divinità è testimoniata da statue come quelle provenienti dalla Villa A di Oplontis - la piccola e raffinata Venere realizzata verso la fine del I secolo a. C., che ancora conserva labili tracce di colore, o la statua di Nike - mentre i rilievi neoattici in mostra, inseriti a Pompei lungo le pareti delle abitazioni, ricordano la moda del tempo e l’interesse dei proprietari per le opere della Grecia.

Diversi e numerosi sono gli oggetti d'uso comune riemersi a Pompei come i crateri in bronzo, le suppellettili in vetro e ceramica, le pentole e padelle, che sono stati selezionati per la mostra di San Pietroburgo e suddivisi per tipologia e materiali, consentendo così di ricostruire le usanze, i commerci, le attività artigianali, quelle quotidiane e quelle della tavola.

Oscillum decorato su entrambe le facce Pompei - Casa degli Amorini dorati marmo - cm 41,5x45 Pompei - Parco Archeologico

Tra i reperti, un braciere dalle terme Stabiane ormai in disuso, uno scalda liquidi in bronzo dalla Villa di Arianna di Stabia, con rubinetto a testa di leone e tre cigni ad ali spiegate sul bordo del fornello, alti candelabri per illuminare i triclini o un cratere come quello di Giulio Polibio, ageminato con effetti policromi; così come la bellissima cassaforte in ferro e bronzo con complessi e ingegneristici sistemi di chiusura, posta solitamente nell’atrio, lì dove il padrone di casa presentava se stesso, e - ancora - tavoli di marmo riccamente decorati (bellissimo quello prestato dal Parco Archeologico di Pompei con due animali fantastici) illustrano tanti aspetti degli usi pompeiani.

Il rilievo del capomastro (structor) Diogenes mostrerà gli strumenti utilizzati per le attività edili - un filo a piombo, una cazzuola, una mazza a taglio ortogonale, uno scalpello e un archipendolo – e i 4 affreschi dai praedia della ricca pompeiana Giulia Felice offriranno uno sguardo emozionante sui piccoli, grandi fatti che si svolgevano nel foro, in una giornata di mercato (le nundinae): “Vendita di vasellame”, “Vendita di tessuti”, “Lettura di editto”, “Punizione dello scolaro”.

 

Vaso blu dal Museo Archeologico di Napoli

Da Napoli, invece, oggetti di grande raffinatezza e prestiti eccezionali come l’assoluto unicum del “Vaso blu”, capolavoro in vetro blu e cammeo che costituisce una delle opere iconiche del MANN (scoperto dai Borbone nella necropoli di Pompei nel 1837) e i pannelli in vetro cammeo di “Arianna” e di “Dioniso e Arianna” dal Parco Archeologico di Pompei.

Non si potevano infine dimenticare le sezioni dedicate a due grandi passioni del mondo antico: il teatro e i giochi gladiatori.

Arredi in marmo per i giardini delle case pompeiane recanti a rilievo raffigurazioni teatrali, così come le matrici in gesso di maschere selezionate per l’occasione testimoniano la passione degli abitanti di Pompei per il teatro, mentre affreschi, elmi e cnemides in bronzo, decorati con scene mitologiche che raccontano a loro volta di Dei ed Eroi - riaffiorati dalle ceneri del tempo – ricorderanno ai visitatori dell’Ermitage l’importanza e la diffusione nel mondo romano dei giochi gladiatori, tanto amati dal popolo, e faranno sognare le meraviglie conservate in Italia nelle due prestigiose sedi campane.

 

 

 


I Severi si raccontano in una grande mostra tra Colosseo, Palatino e Foro Romano

Celebrare la potenza imperiale attraverso imponenti opere architettoniche e sociali è una prerogativa abbastanza comune tra i personaggi della storia romana che a partire da Augusto, primo imperatore, hanno caratterizzato il governo dell’Urbe e poi dei territori conquistati. Strutture diversificate per contesto e opulenza che ancora oggi possono essere ammirate e che costituiscono anche una base per il contesto urbano attuale. Roma, in modo particolare, nel corso della sua storia, ha visto una stratificazione urbana non indifferente tanto che ben poco rimane di quello che doveva essere il lusso della residenza dell’Impero.

Severi Settimio Severo Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa
COLOSSEO Roma Universalis. Foto C. Pescatori

Per chi organizza mostre, poi, ritagliare una fetta di storia e incorniciare un determinato periodo non è affatto semplice, soprattutto se a passare sotto l’attento giudizio di storici e archeologi è un’intera dinastia che per ben quaranta anni (193 – 235 d.C.) si è resa protagonista di uno degli ultimi grandi momenti dell’impero, portando a compimento opere politiche e sociali che ancora oggi fanno discutere e che sorprendono per l’estrema modernità. I Severi, con il loro capostipite Settimio Severo, impressionano per il messaggio di universalità che riescono a dare ai territori assoggettati, ricordando, cosa da tenere ben presente, che ormai il centro del potere si era spostato da Roma e che ora vede protagoniste le province e in particolare, sotto la dinastia venuta dall’Africa, centri particolarmente splendidi e fiorenti come Leptis Magna. Sotto il discusso Caracalla, addirittura, quello che era sempre stato un baluardo delle società antiche, cioè il diritto di cittadinanza, venne esteso a tutti gli abitanti liberi dell’Impero, garantendo e sancendo, di fatto, un’ingente integrazione tra le varie genti del Mediterraneo e dell’Europa e abolendo il divario che aveva sempre posto Roma al di sopra dei popoli vinti e assoggettati con la forza. Quello dei Severi è il periodo in cui l’Impero romano vive la sua dimensione più cosmopolita, dove i membri del senato e dell’ordine equestre vengono cooptati da ogni angolo del mondo vinto e in cui la mobilità di uomini e merci è garantita dall’assenza di frontiere.

Severi Settimio Severo Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa
COLOSSEO Roma Universalis. Foto C. Pescatori

Il latino e il greco non sono solo le uniche lingue letterarie ma grazie ad un ramo della discendenza imperiale dei Severi, anche il siriaco comincia ad entrare prepotentemente nei documenti. Roma si arricchì di nuovi edifici e molti altri furono restaurati e alla stessa stregua, molte città dell’Impero in Africa, Egitto, Siria e province anatoliche, fiorirono e divennero grandi capitali. Numerosi sono i provvedimenti assunti a favore dell’esercito e delle legioni e con essa seguì una grande propaganda legata alle campagne militari in difesa dei confini dell’Impero da cui derivano ingenti bottini. Per consolidare il proprio potere, Severo si presenta come diretto discendente degli imperatori Antonini e nomina, prima del 195 d.C., il figlio Caracalla quale Cesare e suo erede, legittimando la nuova dinastia. La politica dinastica, dopo l’intermezzo del prefetto al pretorio Macrino cui si deve l’uccisione di Caracalla nel 217 d.C. viene ripresa dalle donne della dinastia, Giulia Mesa e Giulia Mamea, che riportano sul trono la porpora con Elagabalo (218 – 222 d.C.) e Alessandro Severo (222 – 235 d.C.).

Comincia con questi presupposti l’articolato percorso della mostra “Roma Universalis. La dinastia venuta dall’Africa”, promossa dal Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Electa Editore, ideata da Clementina Panella e curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea.

Tre sono i luoghi coinvolti per narrare le vicende della dinastia dei Severi: Colosseo, Palatino e Foro Romano e attraverso le sezioni proposte si illustrano gli sviluppi storico – politici e l’evoluzione artistica e architettonica a Roma e nelle regioni dell’Impero.

Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa Severi Settimio Severo
COLOSSEO Roma Universalis. Foto C. Pescatori

Il percorso di visita

Dal secondo ordine del Colosseo, circa trecento reperti archeologici provenienti da importanti musei italiani e stranieri ripercorrono la storia della dinastia attraverso una serie di ritratti, ricordando le origini della famiglia. Settimio Severo, il capostitipe della dinastia che da lui prenderà il nome di "Severi", proviene da Leptis Magna, in Libia, e con la moglie Iulia Domna da Emesa, Siria, nominata Augusta e donna di grande influenza politica, dà inizio all’ultima rilevante famiglia imperiale che regnò per quarant’anni su Roma. Tra i pezzi in mostra e di particolare prestigio, tre rilievi provenienti dai recenti scavi della metropolitana di Napoli appartenenti ad un arco onorario. Senza dimenticare i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale di particolare rilievo per la topografia di Roma e che proprio con Settimio Severo viene ulteriormente ampliata. Inoltre, grande rilievo anche per l’artigianato, con i vetri finemente lavorati ad Alessandria d’Egitto e a Colonia, le ceramiche dalla Tunisia o gli argenti conservati al Metropolitan Museum of Art.

Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa Severi Settimio Severo
FORO ROMANO Roma Universalis. Foto C. Pescatori

Dal Colosseo, che proprio durante l’età severiana conobbe importanti restauri, si giunge al Foro Romano dove tra il Tempio di Romolo e la Basilica di Massenzio si percorre il Vicus ad Carinas, tra i più antichi percorsi di Roma che fin dall’età repubblicana collegava il quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino con il Foro. Nel Medioevo, la via più volte risistemata a causa della continua usura, era ridotta ad un impervio acciottolato che serviva come passaggio anche per la vicina basilica dei SS. Cosma e Damiano, sorta nel IV secolo d.C. Attraverso questo accesso, ci si può affacciare anche sul Templum Pacis di cui, dopo un lungo restauro, è visibile l’opus sectile pavimentale composto da marmi pregiati. L’intero edificio era dedicato alla cultura, un lusso possibile solo durante l’epoca di pace. Nel 192 d.C. un incendio distrusse quasi completamente l’edificio che venne ricostruito da Settimio Severo che ne ripropose la monumentalità originaria. In questa occasione fu collocata la Forma Urbis Romae di cui restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa. Nel vicino Tempio di Romolo il visitatore potrà ammirare trentatré nuovi reperti scultorei trovati negli scavi presso le Terme di Elagabalo e tutti riutilizzati, in frammenti, come materiale edilizio all’interno di due fondazioni murarie pertinenti ad un edificio di VI-VII secolo d.C. Le opere formano un gruppo cronologicamente omogeneo compreso tra la metà circa del II secolo d.C. e il 220 d.C. e ci restituiscono un’interessante testimonianza della ritrattistica di età imperiale. Proseguendo nel percorso, famoso e imponente è l’Arco di Settimio Severo costruito nel 203 d.C. in onore dell’imperatore e dei suoi figli Caracalla e Geta, il cui nome venne poi abraso per damnatio memoriae. Il monumento è decorato con scene delle battaglie combattute contro gli Arabi e i Parti, mentre vittorie alate e divinità di fiumi sono scolpite nelle fasce laterali. Da monete sappiamo che originariamente l’arco era sormontato da una grande quadriga a sei cavalli.

Il terzo e ultimo percorso di visita prosegue sul Palatino attraverso i luoghi dei Severi che si estendono su circa due ettari, di cui i segni più imponenti rimasti sono le grandi arcate e terrazze, insieme allo Stadio con la sua straordinaria sala dei capitelli dal soffitto a cassettoni stuccato. Per la prima volta saranno visibili le vestigia di uno straordinario complesso architettonico: le cosiddette Terme di Elagabalo, venute alla luce in un angolo delle pendici del colle lambito dalla via Sacra che racconta una lunga storia di trasformazioni edilizie. Il nome “Terme di Elagabalo” deriva dalla confusione tra una notizia delle fonti scritte che attribuivano a questo imperatore un “lavacrum publicum […] in aedibus aulicis” e il ritrovamento negli sterri dell’Ottocento, nella zona più vicina all’Arco di Tito, di un piccolo impianto termale. In realtà le Terme appartengono ad un intervento del IV secolo d.C., mentre la costruzione in laterizio è attribuita ad epoca severiana. Le indagini archeologiche, iniziate nel 2007, hanno ricostruito le diverse fasi dell’edificio dall’età imperiale fino al periodo tardoantico, sia la complessa maglia insediativa dell’area nelle epoche precedenti.

Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa Severi Settimio Severo
Ingresso al Complesso Severiano ©Electa Foto Luigi Spina

Nell’angolo sud-est del Palatino, visibile anche il cosiddetto “Complesso Severiano”, noto anche come Domus Severiana o Terme Severiane, un comparto monumentale a terrazze esteso tra le Arcate Severiane, parte integrante del complesso stesso, la via dei Cerchi e il settore centrale del colle a est dello Stadio. Queste strutture assumono la fisionomia di un grandioso Palazzo che si erge su 5 o 6 livelli, frutto di una stratificazione che portò a diverse fasi edilizie, ristrutturazioni, ampliamenti e varie modifiche d’uso.

Due sono le pubblicazioni edite da Electa. Un volume che racchiude numerosi contributi scientifici che ripercorre la storia della dinastia dei Severi senza tralasciare nessun aspetto, l’altro molto più maneggevole ideato come guida breve sia in italiano che in inglese che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della mostra e nel percorso tra Foro Romano e Palatino.

Severi Settimio Severo Roma Universalis. L'Impero e la dinastia venuta dall'Africa

Non è facile costruire una mostra così grande in un’area vasta nel cuore della Roma antica e soprattutto raccontare e far conoscere ad un pubblico variegato gli aspetti salienti di una dinastia di imperatori, i Severi, che hanno lasciato un’impronta forte e duratura in molti campi del sapere, della burocrazia e dell’arte, in un periodo che per Roma coincideva con l’avanzare del declino. “Roma Universalis. La dinastia venuta dall’Africa” offre un’opportunità di conoscenza unica nel suo genere sia per semplici appassionati sia per chi vuole approfondire una parte della storia romana che tutt’oggi non vanta di molte pubblicazioni ma in cui grandi trasformazioni sociali, culturali e religiose trovano una realizzazione “perfetta” e forse l’ultima prima del crollo dell’Impero e dell’avanzare dei barbari.

Info mostra Severi: https://www.electa.it/mostre/roma-universalis-limpero-e-la-dinastia-venuta-dallafrica/


I giovedì del Parco Archeologico del Colosseo

Una battaglia ritrovata nelle acque delle Egadi, in ricordo di Sebastiano Tusa

Giovedì 4 aprile, alle ore 16.30, il Parco archeologico del Colosseo ricorda il Prof. Sebastiano Tusa, la cui recente e improvvisa scomparsa costituisce una grave perdita per il mondo della cultura.

Era atteso al Parco, nella Curia Iulia, proprio il prossimo 4 aprile per una conferenza, quale primo segno tangibile della collaborazione attivata nei mesi scorsi in vista dell’apertura della mostra Carthago. Il mito immortale, che sarà allestita nei luoghi del Parco a partire dal 27 settembre 2019 e del cui comitato scientifico Sebastiano Tusa faceva parte. Sarà Adriana Fresina, Soprintendente del mare della regione Sicilia, a ricordare le numerose ricerche condotte da Sebastiano Tusa nella sua carriera, illustrando al pubblico forse una delle più straordinarie: il ritrovamento delle navi restituite dalle acque delle Isole Egadi.

Biografia Sebastiano Tusa

Archeologo di origini palermitane, Sebastiano Tusa è stato docente in numerose università italiane: professore dal 2000 di Paletnologia presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha ricoperto il ruolo di docente di Archeologia Subacquea per il corso di laurea in Archeologia navale dell’Università degli Studi di Bologna, presso la sede distaccata a Trapani. Per un anno, dal 2015 al 2016, è stato inoltre professore a contratto per l'Università Philipps di Morburgo. La sua attività di ricerca include la partecipazione e la direzione di numerose missioni archeologiche in Italia, Iraq, Iran, Pakistan, Libia, Turchia e Tunisia. Prima Soprintendente per i beni culturali e ambientali di Trapani, nel 2012 diviene Soprintendente del mare per la regione Sicilia. Da aprile 2018 ha ricoperto invece l’incarico di Assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana. Tra le sue pubblicazioni si distaccano monografie, articoli e saggi scientifici che affrontano il tema dell’Archeologia subacquea, prediligendo la Sicilia come zona di analisi e ricerca.

L’iniziativa I giovedì del PArCo, ciclo di conferenze previste i giovedì pomeriggio nella splendida sede della Curia Iulia, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, conferma la vocazione del monumento a spazio culturale vivo e per questo designato al dibattito, dedicato non solo a presentazioni di volumi, dialoghi tra specialisti e protagonisti del mondo della cultura, ma anche ad approfondimenti sulle mostre in corso e di progetti futuri, fornendo, al contempo, una pluralità di occasioni per rafforzare il legame della città con l’archeologia e confermare la strategia che il Parco archeologico del Colosseo, diretto da Alfonsina Russo, persegue con costanza.

Il primo appuntamento della rassegna si è tenuto il 14 febbraio con Aldo Schiavone, professore di Istituzioni di diritto romano, intervenuto sul tema La dinastia dei Severi e i suoi giuristi. Come nasce lo Stato in Occidente. È stata poi la volta di Francesca Ghedini, professore emerito di archeologia classica presso l’Università degli Studi di Padova, che ha approfondito il ruolo delle donne della dinastia dei Severi. Hanno fatto seguito Luisa Musso, professoressa di archeologia delle province romane presso l’Università di Roma Tre, e Matthias Bruno, archeologo, con un ulteriore intervento nell’ambito della mostra Roma Universalis.

L’impero e la dinastia venuta dall’Africa, illustrando i forti legami tra la dinastia dei Severi e la città di Leptis Magna e descrivendo i risultati dei recenti scavi condotti in Libia. L’incontro del 14 marzo con Rossella Rea, funzionario archeologo responsabile delle indagini al Templum Pacis, e Riccardo Santangeli Valenzani, professore di archeologia medievale e archeologia urbana di Roma presso l’Università di Roma Tre, ha indagato le trasformazioni del paesaggio urbano dall’antica topografia di Roma all’età moderna.

Moncef Ben Moussa, direttore dello sviluppo museografico presso l’Institut National du Patrimoine de Tunis, ha condotto il quinto appuntamento della rassegna, analizzando la politica museale tunisina.

La programmazione prosegue come da calendario seguente:

18 aprile
Ore 16.30
Il salotto culturale della contessa Ersilia Caetani Lovatelli
Paolo Sommella, linceo e professore emerito di topografia antica presso la Sapienza Università di Roma, parlerà del momento di transizione dalla Roma papale alla Capitale d’Italia, visto attraverso le presenze dei politici, degli artisti e degli studiosi al salotto letterario di Ersilia Caetani Lovatelli, archeologa e studiosa di storia e antichità romane, prima donna eletta membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei (1879)

9 maggio
Ore 16.30
Azedine Beschaouch, direttore del sito archeologico cambogiano Angkor Wat
(Titolo in definizione)

16 maggio
Ore 16.30
Adriano. Roma e Atene
Eugenio La Rocca, professore di archeologia classica presso l’Università la Sapienza di Roma, è stato Soprintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, direttore degli scavi dei Fori Imperiali, e dal 2004 degli scavi nel palazzo della Provincia di Roma. I suoi principali lavori scientifici vertono sulla cultura figurativa di età greca e romana, sui rapporti tra arte ed ideologia politica, sulla topografia e sui monumenti di città ellenistiche e principalmente di Roma. In occasione de I giovedì del PArCo, presenterà al pubblico il volume curato da Andrea Carandini ed Emanuele Papi Adriano. Roma e Atene, edito da Utet: un ritratto bifronte dell’imperatore, il cui sguardo è stato in grado di coprire le distanze che separano Occidente e Oriente, in una sintesi forse irripetibile che non ha mai smesso di nutrire una civiltà, la nostra, radicata nella classicità adrianea.


Torna alla luce un Termopolio nella Regio V di Pompei

Gli scavi di Pompei ci permettono ancora una volta di ricostruire importanti tasselli della vita quotidiana della città prima dell’eruzione del 79 d.C. I recenti ritrovamenti nella Regio V, che da un anno entusiasmano stampa e pubblico, sempre più forniscono dettagli di quest’area del sito solo parzialmente indagata che si estende su una superficie di oltre 1.000 mq tra la Casa delle Nozze d’Argento e la Casa di Marco Lucrezio Frontone.

L’intervento in corso, il più grande scavo estensivo dal dopoguerra ad oggi a Pompei, prevede la messa in sicurezza di oltre 2,5 km di muri antichi e la mitigazione del rischio idrogeologico nell’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo nelle Regiones I, III , IV e IX.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

I dati emersi da marzo 2018 sono sorprendenti e l’ultima scoperta è davvero eccezionale. Pompei si racconta attraverso il suo quotidiano grazie al Termopolio recentemente affiorato ed emerso nello slargo che fa da incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi portato interamente alla luce.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

L’ attività commerciale, solo parzialmente scavata in quanto collocata sul fronte di scavo, restituisce un bancone riccamente decorato su cui vi sono raffigurati una bella Nereide su cavallo in ambiente marino e l’attività stessa che si svolgeva nella bottega, una sorta di insegna commerciale che faceva da pubblicità.  Quasi da riflesso, una scena singolare ritrovata al di sotto del bancone al momento dello scavo: anfore integre che erano da richiamo alla vendita.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Diversi erano questi esercizi commerciali sparsi per la città, solo a Pompei se ne contano una ottantina e tutti situati sulle vie. Il Termpolio sicuramente più celebre era quello di Asellina che sporgeva sulla celebre via dell’Abbondanza.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

“Per quanto strutture come queste, siano ben note nel panorama pompeiano – dichiara la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo -  il rinnovarsi della loro scoperta, con anche gli oggetti che accompagnavano l’attività commerciale e dunque la vita di tutti i giorni, continua a trasmettere emozioni intense che ci riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione, che pur ci hanno consegnato  testimonianze uniche della civiltà romana”

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Il nome originariamente greco, deriva da ϑερμός «caldo» e πωλέω «vendere», stava genericamente ad indicare, sia nel mondo greco che romano, un luogo in cui si bevevano bevande, non solo calde, secondo l’etimologia della parola, ma anche fredde e di altri generi.

Gli alimenti e non solo, venivano conservati in grandi giare, dolia, che erano incassate nel bancone di mescita in muratura e venivano consumati abbastanza velocemente soprattutto da coloro che non rientravano a casa per il prandium, il pasto leggero del mezzogiorno.

 


I giovedì del PArColosseo. La politica museale in Tunisia

Giovedì 28 marzo si tiene il quinto incontro della rassegna I giovedì del PArCo: il ciclo di conferenze previste i giovedì pomeriggio nella splendida sede della Curia Iulia.

Ospite per l’occasione è Moncef Ben Moussa, già direttore del Museo nazionale del Bardo e attualmente alla
direzione dello sviluppo museografico presso l’Institut National du Patrimoine de Tunis, che alle ore 16.30
conduce un approfondimento sulla politica museale tunisina.

L’iniziativa, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, conferma la vocazione della monumentale Curia
Iulia a spazio culturale vivo e per questo designato al dibattito, dedicato non solo a presentazioni di volumi,
dialoghi tra specialisti e protagonisti del mondo della cultura, ma anche ad approfondimenti sulle mostre in
corso e anticipazioni di progetti futuri, fornendo, al contempo, una pluralità di occasioni per rafforzare il
legame della città con l’archeologia e confermare la strategia che il Parco archeologico del Colosseo,
diretto da Alfonsina Russo, persegue con costanza.

Il primo appuntamento della rassegna si è tenuto il 14 febbraio con Aldo Schiavone, professore di
Istituzioni di diritto romano, intervenuto sul tema La dinastia dei Severi e i suoi giuristi. Come nasce lo
Stato in Occidente. È stata poi la volta di Francesca Ghedini, professore emerito di archeologia classica
presso l’Università degli Studi di Padova, che ha approfondito il ruolo delle donne della dinastia dei Severi.

Hanno fatto seguito Luisa Musso, professoressa di archeologia delle province romane presso l’Università
di Roma Tre, e Matthias Bruno, archeologo, con un ulteriore intervento nell’ambito della mostra Roma
Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa, illustrando i forti legami tra la dinastia dei Severi e
la città di Leptis Magna e descrivendo i risultati dei recenti scavi condotti in Libia.

L’incontro del 14 marzo con Rossella Rea, funzionario archeologo responsabile delle indagini al Templum Pacis, e Riccardo Santangeli Valenzani, professore di archeologia medievale e archeologia urbana di Roma presso
l’Università di Roma Tre, ha indagato le trasformazioni del paesaggio urbano dall’antica topografia di Roma
all’età moderna, soffermandosi sulla descrizione della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da
Settimio Severo.

La programmazione prosegue come da calendario seguente:
28 marzo
Ore 16.30
La politica museale in Tunisia
Moncef Ben Moussa, direttore dello sviluppo museografico presso l’Institut National du Patrimoine
de Tunis.

18 aprile
Ore 16.30
Il salotto culturale della contessa Ersilia Caetani Lovatelli
Paolo Sommella, linceo e professore emerito di topografia antica presso la Sapienza Università di Roma,
parlerà del momento di transizione dalla Roma papale alla Capitale d’Italia, visto attraverso le presenze dei
politici, degli artisti e degli studiosi al salotto letterario di Ersilia Caetani Lovatelli, archeologa e studiosa di
storia e antichità romane, prima donna eletta membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei (1879)


Colosseo e MANN insieme per progetti di valorizzazione e future mostre

Il Parco Archeologico del Colosseo e il Museo Archeologico di Napoli insieme per una serie di iniziative che nel corso di un biennio vedranno le istituzioni impegnate in eventi e valorizzazione della storia e dell’archeologia di Roma, delle città vesuviane e del mondo romano. A firmare il protocollo d’intesa e di collaborazione scientifica anche per l’attività di ricerca e il restauro sono stati Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo e Paolo Giulierini, direttore del MANN.

Il programma vedrà come prossima iniziativa la riapertura a breve della Domus Transitoria (la residenza di Nerone sul Palatino prima della Domus Aurea) con il riallestimento, all’interno del Parco, degli affreschi conservati nei depositi del museo napoletano e che per l’occasione sono stati restaurati.

Gli enti, inoltre, lavoreranno insieme ad un progetto di ricerca e valorizzazione delle collezioni Farnesiane e della loro eredità romana e napoletana e ad un progetto di ricerca sulle armi dei gladiatori in vista di nuove esposizioni al MANN e all’Anfiteatro Flavio. In preparazione anche una futura mostra dedicata a Pompei e Roma, in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei e sulla scia della trilogia delle passate esposizioni “Pompei Egitto”, “Pompei Greci”, “Pompei Etruschi”.

Il protocollo d'intesa - dichiara Alfonsina Russo - non solo unisce due realtà culturali uniche al mondo come il Colosseo e il Museo archeologico di Napoli, ma soprattutto ribadisce l'importanza di studiare forme di gestione del patrimonio culturale attraverso la sinergia di reti museali e sistemi territoriali anche extraregionali. Sono queste strategie di collaborazione e cooperazione che portano all'incremento della fruibilità e alla più ampia partecipazione del pubblico all'interno dei nostri siti culturali.

Entusiasta anche il direttore del MANN Paolo Giulierini che dichiara che due grandi rappresentanti del mondo romano si incontrano per la prima volta, ognuno con la propria specificità. Il Museo di Napoli erede del Real Museo Borbonico con la straordinaria collezione Farnese e i reperti delle città vesuviane (Pompei, Ercolano, Stabiae) è pronto a dare il via ad una prestigiosa collaborazione  per lo studio dell'archeologia classica e anche su temi espositivi, di tutela e di valorizzazione.

Tutti i progetti avranno anche la prestigiosa collaborazione ed esperienza organizzativa di Electa.


Bellezza e sensualità. La Regio V di Pompei regala ancora sorprese

Nuove immagini mitologiche si svelano sulle pareti di una domus di Pompei di recente scoperta nella Regio V.

Affresco con Narciso. Crediti: Pompei Parco Archeologico

L’abitazione, solo qualche mese fa, ci aveva regalato il bellissimo quadro con Leda e il Cigno riaffiorato durante lo scavo dell’ambiente e ora presenta altre scene sensuali e di incredibile raffinatezza. Alle spalle dell’alcova è riemerso dai lapilli anche l’atrio della domus, con pareti dai colori vividi e un affresco di pregevole fattura con il mito di Narciso. Il giovane, ritratto mentre si specchia e si innamora della sua stessa figura, richiama la sua iconografia classica.

Ma le scoperte continuano e ulteriori immagini impreziosiscono il raffinato ambiente. Il gusto per la delicatezza si riflette nella scelta di decorare l’intera stanza con Leda in IV stile e di arricchire le pareti e il soffitto con ornamenti floreali intervallati da grifoni con cornucopie, amori volanti, nature morte e scene di lotta tra animali. I restauratori, già all’opera, stanno ricostruendo le fitte trame del racconto mitologico attraverso i pezzi ritrovati nello strato di crollo che riflettevano il potente messaggio di sensualità dell’intera abitazione.

Decorazione stanza di Leda. Crediti: Pompei Parco Archeologico

Dalla stessa domus proviene anche l’esplicita immagine del dio Priapo mentre pesa il fallo sulla bilancia che accoglieva gli ospiti con un augurio di buon auspicio.

Nell’atrio di Narciso vi sono ancora le tracce delle scale che conducevano al piano superiore e nello spazio del sottoscala, probabilmente un deposito, sono stati ritrovati una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo. Una situla, invece, è stata rinvenuta accanto all’impluvio.

Massimo Osanna e Alfonsina Russo. Crediti: Pompei Parco Archeologico

La bellezza di queste stanze, evidente già dalle prime scoperte, ci ha indotto a modificare il progetto e a proseguire lo scavo per portare alla luce l’ambiente di Leda e l’atrio retrostante - dichiara la Direttrice Alfonsina Russo - Ciò ci consentirà in futuro di  aprire alla fruizione del pubblico almeno una parte di  questa domus. Lo scavo della stessa è stato possibile nell’ambito del più ampio intervento di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo, previsto dal Grande Progetto Pompei, che sta interessando gli oltre 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei.  Nel rimodulare la pendenza dei fronti che incombevano minacciosamente sulle strutture già in luce, sono venute fuori questi eccezionali ritrovamenti. In questa delicata fase, il collega Massimo Osanna sta proseguendo la direzione scientifica dello scavo per fornire il suo prezioso e competente supporto e garantire una linea di continuità scientifica alle attività di scavo.”

Restauratrice. Crediti: Pompei Parco Archeologico

“Proseguono le straordinarie scoperte di questo cantiere – dichiara Massimo Osanna – Si ripropone nell’atrio della casa la scena di un mito, quello di Narciso, ben noto e più volte ripetuto a Pompei. Tutto  l’ ambiente è pervaso dal tema della gioia di vivere, della bellezza e vanità, sottolineato anche dalle figure  di menadi e satiri che, in una sorta di corteggio dionisiaco, accompagnavano i visitatori all’interno della parte pubblica della casa. Una decorazione volutamente lussuosa e probabilmente pertinente agli ultimi anni della colonia, come testimonia lo straordinario stato di conservazione dei colori.”  

https://www.youtube.com/watch?v=NzGShhIU8tU