Scavo vittima Ercolano

Ercolano. Forse fra le vittime dell'eruzione un soldato di Plinio

Un recente studio del Direttore di Ercolano Francesco Sirano fa luce su alcune delle vittime dell'eruzione del 79 d.C.

Qualche mese fa il Parco archeologico di Ercolano annunciava un nuovo intervento di scavo nell’area dell’antica spiaggia della città vesuviana. Il lido dell’Herculaneum romana, indagato in parte già a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, aveva fornito importantissime informazioni sulla forma urbis, sul fronte della città lato mare e su un cospicuo numero di individui che proprio sulla spiaggia e sotto i fornici hanno trovato la morte durante l’eruzione del Vesuvio.

Ercolano
Spiaggia Antica di Ercolano. FOTO: paErco

Un nuovo lavoro di revisione del materiale recuperato durante gli scavi ha portato il direttore del Parco, Francesco Sirano, ad attenzionare in modo particolare alcuni elementi antropologici con reperti che accompagnavano una delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. L’individuo, denominato  come “scheletro Antica Spiaggia n.26”, in base al contesto di ritrovamento e ad alcune informazioni sul suo abbigliamento ha dato modo di poter considerare alcune ipotesi interessanti sul suo ruolo e sulla sua presenza ad Ercolano al momento della tragedia.

Il contesto, assieme alla ricerca antropologica e alle preziose attività di restauro sui materiali, rinvenuti spesso accanto ai fuggiaschi della spiaggia, ci rivelano storie interessanti. Sirano, con speciale attenzione quasi “investigativa”, ha ristudiato l’armatura di una vittima incrociando i dati dell’antropologia fisica con quelle del dato archeologico arrivando ad una serie di interpretazioni davvero interessanti sul chi fosse quell’uomo.

Ercolano vittime
Spiaggia Antica di Ercolano. FOTO: paErco

Dagli scavi degli anni ’80 sappiamo che oltre al recupero di resti umani, gli archeologi hanno individuato anche elementi di abbigliamento, averi, masserizie, effetti personali dei fuggiaschi stessi, elementi architettonici di crollo di ville con affaccio sul litorale, utensili e attrezzature riconducibili alla famosa barca di Ercolano che proprio all’interno di un padiglione del Parco archeologico trova una adeguata esposizione.

Gli studiosi hanno quindi individuato la spiaggia come probabile punto di raccolta per un nutrito gruppo di Ercolanesi in fuga, sia all’interno dei Fornici con masserizie e bagagli di occasione, sia sulla spiaggia vera e propria.  Il numero di individui presenti all’aperto sulla spiaggia, dai dati a disposizione, sembra però essere inferiore rispetto agli occupanti dei fornici ma in questo caso sarebbe da tenere in considerazione anche la violenta ondata del flusso piroclastico abbattutosi ad una velocità compresa tra gli 80-100 km/h che potrebbe aver spazzato e trascinato in mare un numero non ben precisato di individui.

Ercolano vittime
Scavo vittima Ercolano. Foto: PaErco

Tra le vittime, un individuo di sesso maschile ritrovato il 7 agosto del 1982 in corrispondenza del fornice 8, di età compresa tra i 40 e i 45 anni e di altezza intorno ai 170 cm, in buono stato di salute e trovato in giacitura primaria in posizione prona con le  braccia piegate in avanti e il volto schiacciato a terra. Indizi che richiamano immediatamente alla violenza dell’impatto al suolo sotto una spinta abbattutasi alle spalle della vittima, forse connessa all’onda d’urto all’arrivo del flusso piroclastico o forse al flusso stesso.

Lo studio antropologico ha messo in luce anche i traumi provocati dallo choc termico ma anche lo stato di salute dell’uomo e alcune particolarità come l’utilizzo superiore del braccio destro rispetto al sinistro. Dalla documentazione di scavo si è appurato inoltre che l’individuo conservava in parte tracce di abbigliamento, la modalità eruttiva del Vesuvio verso Ercolano ha permesso la conservazione di materiali deperibili che altrove non si sono ritrovati, e da alcune fotografie d’epoca è stato possibile  rintracciare anche la presenza di una cintura e sul fianco destro di una spada.

Ercolano vittime
Ercolano, scavo vittima foto d'archivio. Foto: PaErco

Tra le scapole, inoltre, vi era uno zainetto o una bisaccia di forma vagamente quadrangolare, probabilmente in materiale organico (pelle o stoffa) del quale si è conservato solo il contenuto. Ancora, al di sotto di uno dei fianchi doveva trovarsi un pugnale, recuperato solo dopo la rimozione dello scheletro, e ancora delle monete accanto al corpo, forse contenute dentro un piccolo sacchetto che dopo interventi di restauro è stato possibile quantificare in 12 denari d’argento e 2 aurei.

Ercolano vittime
Ercolano, armi vittima. Foto PaErco

All’interno dello zainetto erano presenti altri materiali: un punteruolo cilindrico, due scalpelli, una martellina, due anelli e una perlina in pasta vitrea. Per quanto riguarda le armi e il cinturone, le recenti analisi condotte dalla Venaria Reale, hanno permesso di dimostrare che il pugnale aveva un fodero in legno con due valve rivestite di cuoio. La lama era in ferro e si impugnava grazie all’elsa e al pomolo in materiale organico, forse avorio.

Il gladio, la spada, era anch’essa dotata di fodero in legno e parti metalliche in argento compreso il puntale con terminazione sferica. Lo studio del Direttore Sirano ha inoltre indugiato sui  dettagli decorativi delle armi, molto interessanti anche per approfondire i motivi iconografici in voga e soprattutto, non secondario, per individuare il grado militare e il corpo di appartenenza dell’uomo.

L’oro, individuato grazie a recenti analisi, era presente sulla superficie del gladio quanto nel cinturone per dare un effetto bicromato, elementi che sicuramente escludono un livello basso nell’esercito. L’armatura non precisa il corpo militare di appartenenza anche perché non vi sono significative differenze tra le varie tenute di un legionario, un membro della marina o un pretoriano. Ma quello che può con una certa probabilità emergere è che difficilmente la vittima era un militare di stanza ad Ercolano perché dalle fonti non sono note guarnigioni dell’esercito nell’area vesuviana se non in momenti accesi della storia romana.

Ercolano, vittime fornici. Foto: Daniele Enrico Moschetti

La documentazione archeologica al momento disponibile non fornisce dati sicuri sull’individuazione del soldato come pretoriano, però, focalizzando l’attenzione al decoro delle fibbie del cinturone con decorazioni di scudi ovali, è possibile trovare elementi di rimando  a caratteristiche tipiche dell’armamento pretoriano.

Anche le monete che l’individuo aveva con sé possono fornire interessanti spunti di riflessione. 62 denari d’argento è l’ammontare complessivo della somma ritrovata, somma che negli Annales di Tacito sarebbe compatibile ad uno stipendium di pretoriano che guadagnava 2 denari al giorno, il doppio di un legionario. Le monete quindi al momento dell’eruzione del 79 d.C. sarebbero riconducibili ad uno stipendio mensile di un pretoriano, coincidenza o casualità comunque da non scartare se riferita al potere di acquisto del momento e alla liquidazione degli stipendi che almeno fino al regno di Domiziano avvenivano tre volte l’anno.

Ma è ancora un’altra l’interessante ipotesi che si ricava da questa ricerca. In base al luogo di rinvenimento della vittima, l’antica spiaggia, la presenza nelle vicinanze di una barca, una lancia militare, si è proposto di identificare l’uomo come un classarius proveniente da Miseno e sbarcato ad Ercolano per aiutare nella fuga gli abitanti. Gli strumenti nello zainetto rimanderebbero alla lavorazione del legno. Nelle flotte romane i fabri svolgevano attività di carpenteria, connesse non solo all’esclusiva costruzione, ma sicuramente anche alla manutenzione e riparazione delle imbarcazioni. Un faber navalis quindi sembrerebbe identificare la vittima di Ercolano.

Potrebbe quindi essere un militare appartenuto alla flotta di Plinio il Vecchio che in seguito alla richiesta di aiuto dell’amica Rectina si era lanciato al salvataggio disperato sulla spiaggia organizzando una fuga?

Non esiste una certezza assoluta in archeologia, addirittura l’ingegnere Matrone che aveva organizzato alcuni scavi in località Bottaro a Pompei tra la fine dell’800 e gli inizi del‘900 aveva proposto l’ipotesi che l’uomo potesse addirittura essere il generale Plinio il Vecchio, ipotesi abbandonata almeno nell’osservazione dell’abbigliamento. L’interesse storico-archeologico, al di là del raccontare una storia tragica e ridare vita alle vittime di questo evento, risulta importante anche per la ricostruzione dei corpi militari dell’antica Roma.

Ercolano, foto Classicult

Le moderne tecnologie, unite ad uno studio archivistico e al riesame diretto sui materiali archeologici associati ai resti delle vittime potrà in futuro ampliare le conoscenze sugli abitanti di Ercolano in vista anche di nuovi scavi che proprio il Parco Archeologico di Ercolano ha annunciato in prossimità dell’Antica Spiaggia.

Si ringrazia il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano Francesco Sirano e l'Ufficio stampa per il materiale cortesemente concesso.


Il Parco Archeologico di Ercolano riapre ai visitatori il 30 aprile

Il Parco Archeologico di Ercolano riapre ai visitatori il 30 aprile

“Ritorna la vita tra le strade dell’antica Ercolano, a nome di tutto il team del Parco non vediamo l’ora di potere condividere con la comunità dei visitatori questo luogo della cultura e dell’anima. Vogliamo contribuire nel rispetto delle norme al graduale ritorno alla normalità senza privarci di un bene per troppo tempo restato fuori dal quotidiano e dalle esperienze del pubblico. Venerdì vi aspettiamo emozionati di poter di nuovo incrociare gli occhi di chi varcherà la soglia dell’ingresso del sito di Ercolano e di creare nuove connessioni. Vi aspettiamo con una novità sin dal primo giorno con i Close-Up ai cantieri di restauro per conoscere i protagonisti del lavoro continuo con il quale curiamo questo straordinario sito”.

Queste le parole del direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, per la riapertura di tutta l'area archeologica fissata al 30 aprile 2021. Infatti, grazie al passaggio della regione Campania in zona gialla il Parco potrà nuovamente accogliere i suoi visitatori.

Parco Archeologico di Ercolano riapre 30 aprile
Il 30 Aprile riapre il Parco Archeologico di Ercolano. Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano

Tale apertura si inserisce nel programma della  Direzione regionale Musei Campania, che prevede una Primavera dell'arte e della rinascita per il settore dei beni culturali e per riavvicinare i cittadini al loro patrimonio identitario.

L'accesso al Parco Archeologico di Ercolano seguirà tutte le norme sanitarie vigenti per la sicurezza dei visitatori. Difatti, l'ingresso sarà contingentato e i biglietti acquistabili per fascia oraria, al fine di controllare sia il numero di ingressi che la temperatura e l'utilizzo obbligatorio della mascherina al check- in del Visitor Center. Inoltre, i biglietti saranno disponibili anche online sul sito web Scavi di Ercolano Tickets - TicketOne, acquistabili entro le ore 24 del giorno precedente alla visita.

Il percorso da seguire comunicato dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Ercolano sarà come da indicazioni elencate.

L’accesso al Parco avverrà sia dall’ingresso monumentale di Corso Resina, attraverso i giardini del Parco Maiuri, sia da Via dei Papiri Ercolanesi. Una volta varcato il controllo biglietti, i cittadini potranno visitare il Padiglione della Barca, dove è esposta l’imbarcazione scoperta sull’antica spiaggia insieme ad una serie di oggetti che legano a filo doppio Ercolano con il mare, e l’Antiquarium, riaperto per la fruibilità pubblica nel 2018 per  l’esposizione permanente "SplendOri. Il lusso negli ornamenti a Ercolano" con circa 200 oggetti, preziosi appartenuti agli antichi ercolanesi.

Infine, l’area archeologica sarà raggiungibile attraverso la Galleria Martusciello, da dove il visitatore, attraverso un percorso circolare, potrà visitare l’intero scavo liberamente seguendo le indicazioni della segnaletica o la mappa dell'area disponibile sul sito web del Parco.

Parco Archeologico di Ercolano
Veduta del Parco Archeologico di Ercolano alla riapertura. Foto Ufficio Stampa Parco Archeologico di Ercolano

Tutte le informazioni su tariffe ed orari sono disponibili su Informazioni per la visita – Benvenuto nel Parco Archeologico di Ercolano (beniculturali.it).


Il ritorno dell’opera “Le Antichità di Ercolano Esposte” al Parco Archeologico

Il 16 Aprile 2021 l’opera settecentesca “Le Antichità di Ercolano Esposte” è stata restituita al Parco Archeologico in seguito al restauro dei primi 8 volumi. La collana potrà essere nuovamente fruibile ai visitatori grazie alla cura della Biblioteca Nazionale di Napoli.

Le Antichità di Ercolano esposte
"Le Antichità di Ercolano Esposte" Tomo 1 dopo il restauro. Foto Ufficio stampa Paerco 

“La collaborazione con la biblioteca Nazionale – dichiara Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano – si è giovata dell’altissimo livello professionale che da sempre ne caratterizza l’opera. I rapporti, già stretti per la presenza dell’officina dei papiri Ercolanesi proprio nella Biblioteca, si sono ulteriormente rafforzati.”

Papiri Ercolanesi dall'Officina dei Papiri Ercolanesi, Biblioteca Nazionale di Napoli. Foto di Gaia Anna Longobardi.

“La sinergia – aggiunge Salvatore Buonomo, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli – in questo caso ha costituito un’occasione per avvalersi al massimo delle risorse e delle potenzialità di cui disponiamo nell’ambito dei beni culturali, consentendoci l’allargamento del concetto stesso di patrimonio culturale componendo l’interesse di bene bibliografico con quello archeologico.”

I primi 6 volumi di “Le Antichità di Ercolano Esposte” hanno richiesto un restauro particolarmente difficoltoso. Difatti, Valerio Stanziano e Luigi Vallefuoco del Laboratorio “Alberto Guarino” della BNN e Elisabetta Canna funzionaria del Parco Archeologico hanno svolto un’azione di ripristino di tutti i dorsi in pelle con iscrizioni in oro a vista. Inoltre, il lavoro di restauro ha visto interventi sulle carte interne, le coperte con incartonatura e le preziose carte marmorizzate dipinte a mano. Infine, le ulteriori azioni di cura dell’opera, con uso di materiali comunicati dalla Biblioteca, sono state affidate alla Ditta Argentino Chiara.

Le Antichità di Ercolano Esposte
Tomo IV prima del restauro. Foto della Biblioteca Nazionale di Napoli.

Le Antichità di Ercolano Esposte
"Le Antichità di Ercolano Esposte " Tomo IV innesti sul dorso. Foto Biblioteca Nazionale di Napoli.

“Il lavoro di restauro – afferma Salvatore Buonomo – ci tengo a sottolinearlo è stato portato a termine grazie alla disponibilità dei nostri ultimi restauratori, che pur se collocati in pensione, hanno continuato il lavoro in forma volontaria per completare questo delicato restauro e le altre esecuzioni in corso. Allo stato il nostro importante e specializzato laboratorio non può continuare l’attività per mancanza di personale.”

La storia dell’opera “Le Antichità di Ercolano Esposte”

Per lungo tempo “Le Antichità di Ercolano Esposte” è stata un’opera di riferimento per gli artisti settecenteschi. Infatti, al suo interno troviamo meravigliosi esempi di decorazioni ellenistiche riportate con disegni ed incisioni, che diedero vita al neoclassicismo nell’arte europea.

La pubblicazione avvenne tra 1757 e 1792 a cura della Stamperia Reale Borbonica della Reale Accademia Ercolanense, centro di studi del materiale archeologico con sede presso la Reggia di Portici dove si trovava l’”Herculanense Museum” luogo di esposizione dei reperti.

Le Antichità di Ercolano Esposte
Herculanense Museum, Sala VII, quadri retroilluminati. Foto MUSA Reggia di Portici.

La prestigiosa opera editoriale non fu mai messa in commercio, ma voluta dal re Carlo di Borbone come dono agli aristocratici ed eruditi della corte napoletana. Infatti, fu proprio il re a strutturare una collezione bibliografica riguardante gli scavi borbonici delle antiche città di Pompei e Herculaneum.

Il direttore del Parco Archeologico Francesco Sirano ritiene fondamentale la riesposizione dell’opera, come fonte di ispirazione artistica inesauribile anche nell’epoca contemporanea. Difatti, sarà a breve disponibile il portale Open Data per l’Herculaneum Conservation Project per la condivisione delle conoscenze tra cui “Le Antichità di Ercolano Esposte”.


Villa dei Papiri

La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca

La Villa dei Papiri di Ercolano, a partire dalla sua scoperta a metà del Settecento, ha da sempre affascinato filologi, archeologi, storici e, in generale, tutti gli amanti del mondo antico. Non stupisce, dunque, l’ingente numero di pubblicazioni rivolte all’uno o all’altro aspetto della Villa, anche se fino ad ora nel panorama italiano mancava un libro che raccontasse in modo aggiornato la storia di quest’edificio. E proprio questo è l’obiettivo che si propone il recente volume La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, dedicato al filologo e papirologo Marcello Gigante. Scritto a quattro mani da Francesca Longo Auricchio, Giovanni Indelli, Giovanna Leone e Gianluca del Mastro, questo saggio vuole infatti ripercorrere le vicende riguardanti la Villa dal suo rinvenimento fino alle più recenti scoperte archeologiche, fornendo uno strumento aggiornato sugli studi relativi alla Villa dei Papiri.

La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca
La copertina del saggio La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, di Francesca Longo Auricchio, Giovanni Indelli, Giuliana Leone, Gianluca Del Mastro, pubblicato da Carocci Editore (2020) nella collana Frecce (290)

Sin dal primo capitolo si può notare la connotazione storico-archeologica del volume, con riferimenti alle diverse scoperte compiute a Ercolano soprattutto a partire dal 1738 con gli scavi borbonici. Un anno particolarmente importante fu il 1750, quando si iniziò a portare alla luce la Villa dei Papiri e, con essa, un ingente numero di statue e papiri carbonizzati. Nel ripercorrere le vicende storiche riguardanti la Villa si riportano numerosi documenti dell'epoca, dalle descrizioni degli ambienti portati alla luce durante le campagne di scavo alle riflessioni espresse da chi si trovava davanti un papiro carbonizzato. Possiamo dunque percepire, anche a molti anni di distanza, l'emozione che potevano suscitare la Villa e i suoi tesori durante queste scoperte, nonché l'entusiasmo degli intellettuali del tempo che speravano di rinvenire testi latini e greci ancora sconosciuti.

Ercolano. Foto di Giulia Freni

L’aspetto più affascinante legato alla Villa dei Papiri è sicuramente il ritrovamento dei papiri carbonizzati che dovevano far parte della biblioteca dell’edificio, come si mostra nel secondo capitolo del volume. La data canonica della scoperta è il 19 ottobre 1752, ma in pochi anni riaffiorarono molti papiri e iniziarono i primi difficili tentativi di svolgimento. Il metodo più efficace risultò la macchina di Antonio Piaggio, che ha permesso di leggere molti dei rotoli che conosciamo oggi, ma è solo negli ultimi anni che sono stati fatti grandi passi avanti con la tecnica a raggi X e con la tomografia a contrasto di fase. Si pensa che questa sia la strada giusta per gli studi futuri sulla papirologia ercolanese, con l'intreccio tra diverse discipline e tecnologie che un domani potrebbe permettere di leggere anche i papiri più difficili da aprire.

Come già espresso nel primo capitolo, anche nel terzo si ribadisce l'entusiasmo della scoperta della Villa dei Papiri e, soprattutto, dei papiri carbonizzati. Come testimonianza si riportano nuovamente vari documenti storici che mostrano il forte interesse degli intellettuali del tempo, primo tra tutti Johann Joachim Winckelmann, che compì frequenti soggiorni in Campania per vedere i rotoli con i propri occhi. Partendo dalla reazione davvero positiva a queste scoperte, si ripercorre quindi la storia della pubblicazione dei testi contenuti nei papiri ercolanesi, alla quale furono preposte la Reale Accademia Ercolanese e l'Officina dei Papiri Ercolanesi.

Tra il 1793 e il 1855 furono editi gli undici volumi dell’Herculanensium Voluminum quae supersunt. Collectio Prior; dal 1862 vide la luce la Collectio Altera e dalla fine del XIX secolo comparvero anche le prime pubblicazioni per la Bibliotheca Teubneriana. Insomma, possiamo riconoscere come l'interesse dimostrato per la Villa e i suoi papiri non sia circoscritto solo al momento della loro scoperta, ma sia anche cresciuto nel corso degli anni. Tuttavia, per l’annessione dell’Officina al Museo nazionale di Napoli, iniziò una fase di decadenza e della Collectio Tertia fu edito un solo volume.

Le cose cambiarono nel 1969, quando Marcello Gigante fondò il Centro internazionale per lo studio dei papiri ercolanesi e da allora la Villa dei Papiri ha riconquistato l'interesse di un tempo, o forse anche maggiore: questo è evidente non solo dalle nuove edizioni critiche pubblicate, ma anche dalle varie campagne di scavo e dai contributi offerti dalle più recenti tecnologie. In questo senso, si pone ancora una volta l'accento sull'interdisciplinarietà e la volontà di sfruttare gli apporti degli studiosi di vari ambiti, sicuramente un elemento importante da considerare per dedicarsi alla ricerca in modo completo e all'avanguardia.

Papiro di Ercolano carbonizzato. Foto di Paz estrada, CC BY-SA 4.0

Oltre alle questioni legate allo svolgimento dei rotoli, due aspetti che hanno suscitato molto interesse sono anche il loro aspetto esteriore e il loro contenuto, ai quali sono dedicati rispettivamente il quarto e il quinto capitolo del libro. Da un lato si illustrano dunque le caratteristiche formali dei papiri ercolanesi, con osservazioni circa le loro dimensioni e la disposizione del testo; dall'altro si ripercorrono gli autori di cui sono state identificate le opere, per lo più testi riconducibili alla filosofia epicurea, che sarebbero giunti a Ercolano grazie a Filodemo di Gadara (non mancano, comunque, tra i papiri ercolanesi anche opere stoiche, epiche, storiche, nonché un gran numero di scritti non ancora attribuiti).

Questi due capitoli del volume, trattando dell'aspetto esteriore e del contenuto dei rotoli, possono essere considerati complementari, dal momento che racchiudono due elementi imprescindibili per lo studio dei papiri di Ercolano, e in generale di qualunque testo antico: paleografia e filologia, due aspetti che si intrecciano a vicenda, permettendoci di conoscere e apprezzare in modo critico i testi che dall'antichità hanno attraversato molti secoli giungendo fino a noi.

letteratura greca
Immagine di Giacomo Castrucci dal libro: Tesoro letterario di Ercolano, ossia, la reale officina dei papiri ercolanesi, Stamperia e cartiere del Fibreno, Napoli, 1858, p. 27, in pubblico dominio

Il capitolo successivo tratta di uno degli aspetti più controversi della Villa dei Papiri, l’identità del suo proprietario: si passano dunque in rassegna varie teorie a riguardo, anche se oggi si tende a ricollegare la Villa dei Papiri a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino oppure a suo figlio Lucio Calpurnio Pisone Cesonino Pontefice. Infine, il volume si conclude con un capitolo interamente dedicato alle nuove prospettive per lo studio dei testi ercolanesi, rivolgendo nuovamente l'attenzione alla collaborazione tra diversi campi del sapere per lo svolgimento e la lettura dei rotoli e ricordando le principali banche dati realizzate negli ultimi anni.

Dopo aver ripercorso il contenuto dei vari capitoli che compongono il volume La Villa dei Papiri. Una residenza antica e la sua biblioteca, si possono trarre alcune riflessioni conclusive. Come si è cercato di mettere in luce, si tratta di un libro completo e accurato, con numerosi riferimenti bibliografici che permettono ai più e ai meno esperti di comprendere la storia archeologica della Villa dei Papiri. Gli autori hanno pertanto seguito un percorso che parte dagli scavi borbonici ed arriva alle scoperte più recenti o, per meglio dire, è addirittura proiettato nel futuro, come emerge più volte. Se tuttavia da un lato si guarda agli sviluppi futuri della papirologia ercolanese, dall'altro i documenti storici citati nei vari capitoli rappresentano le radici dalle quali far progredire la ricerca sulla Villa dei Papiri. Passato e futuro vengono quindi a intersecarsi, avendo in comune l'interesse della comunità scientifica nei confronti della Villa e dei suoi segreti. E tutto quello che possiamo sperare è che in futuro si prosegua su questa linea, con la passione e l’entusiasmo espresso da Marcello Gigante e dai suoi allievi.


musei chiusi direttori

#museichiusimuseiaperti: parlano i Direttori

#museichiusimuseiaperti:

La cultura italiana non si ferma e da appuntamento sui social, così i Direttori ci raccontano il loro lavoro

Articolo a cura di Alessandra Randazzo, Claudia Di Cera, Eleonora Brunori, Giusy Barracca

 

Un momento così difficile per l’intero Paese e per il mondo intero non fa dimenticare la bellezza e la cultura. L’Italia lo sa bene, il richiamo all’arte, ai monumenti, oggi come non mai, forma un fronte comune da nord a sud del Paese legando le più importanti istituzioni museali e culturali italiane in una battaglia di civiltà contro lo spettro del virus. Tante sono le iniziative che sfruttano il genio artistico nazionale e il boom di successi per la campagna social #iorestoacasa che ha unito artisti di ogni genere, comunicatori e cittadini nella condivisione di foto e contenuti legati all’arte e alla bellezza italiana ne è testimone.

Questo momento di stasi forzata non fermerà la cultura e la sua comunicazione e Musei e Parchi Archeologici già da alcune settimane sono attivi nel creare spazi innovativi e quanto più unici, dando la possibilità a tutti di intraprendere, seppur con la mente e con gli occhi, un viaggio all’interno di collezioni storiche, con racconti coinvolgenti e iniziative accattivanti per una fruizione universale. Preziosa è la voce dei Direttori che sono chiamati come comunicatori del Patrimonio del loro Museo e del loro Parco, da remoto, mettendoci la faccia e accogliendo i visitatori tra le sale vuote e le strade deserte, in una straniante quanto affascinante realtà in cui brillano i reperti, i tesori, e le testimonianze, svelate da guide di eccezione.

ClassiCult vuole oggi accompagnarvi in un inedito tour attraverso tutta la penisola e attraverso le parole e le idee di coloro che gestiscono il patrimonio unico al mondo dei nostri Musei e dei nostri Parchi Archeologici. Una testimonianza viva e sentita dei nostri Direttori che rappresenta anche un documento di questi giorni non facili, durante i quali hanno continuato a lavorare insieme ai loro staff.

Una domanda uguale per tutti per lasciare spazio alla loro voce e per svelarci cosa c'è in serbo per i nostri viaggi virtuali, perché è vero che #iorestoacasa ma è ancora più vero che #laculturavienedame

Elisa Nisticò, Museo Parco Scolacium

"Il Museo e Parco Archeologico di Scolacium rimane aperto virtualmente attraverso una serie di iniziative social che permettono la condivisione con gli utenti di contenuti, visite guidate ed eventi. Abbiamo messo in campo alcune attività social, aderendo alla campagna #iorestoacasa con la condivisione di foto e video per consentire passeggiate virtuali nel sito e nel museo archeologico. Stiamo proponendo visite virtuali tematiche per far conoscere le nostre collezioni. È stata già pubblicata su FB, incentrata sul ruolo della donna nell’antichità attraverso i reperti custoditi all’interno del museo e in queste settimane ne verranno proposte altre sui marmi e il ciclo statuario, sul parco e sulla Scolacium bizantina. Il museo è il promotore su FB del contest video e fotografico lanciato con l’#abbracciamuseo, con il quale si invitano i visitatori e gli utenti a raccontare le loro giornate e a salutare e abbracciare virtualmente il museo. Alla fine del contest, i video e le foto verranno raccolte in un unico video che verrà proposto sulla stessa piattaforma. L’iniziativa è stata poi allargata a tutti i musei del Polo museale della Calabria. Il museo continua a raccontarsi anche con l’hastag #pillolediarcheologia, un appuntamento ormai diventato settimanale in tempi normali, che verrà potenziato in queste settimane. Centrale sarà anche la condivisione di contenuti adatti ai bambini: si continua a fare didattica, anche se in maniera diversa dal solito. Il museo propone contenuti di vario tipo, giochi a tema archeologico, disegni dei reperti da colorare Mini guide da usare anche per la scuola e molto altro. Infine, stiamo predisponendo, lavorando assiduamente da tempo un catalogo della collezione del museo, al fine di renderli fruibili anche virtualmente. Da tempo ci occupiamo di rendere fruibile il nostro patrimonio tramite i nostri canali social e continueremo a farlo, anche potenziando la comunicazione, dopo questa emergenza. per noi, un piccolo ma prezioso museo della periferia, è un modo di farci strada in questo mondo e aprirci a tutti. Siamo anche attivi da pochi giorni su YouTube. Il profilo è curato dal nostro funzionario per la comunicazione, la dott.ssa Serena Passalacqua e raccoglie i video dei musei e parchi afferenti al polo Museale della Calabria".

Francesco Sirano, Parco Archeologico di Ercolano

“Il cancello del Parco Archeologico di Ercolano chiuso è per tutti noi del Parco una stretta al cuore – dichiara il direttore Francesco Sirano – ma è inevitabile nel momento storico che stiamo vivendo. Eppure so, sento che Ercolano è un luogo straordinario che nel tempo ci ha insegnato la resilienza, la capacità di riemergere da ogni catastrofe e da ogni tragedia e noi dalla nostra casa di lavoro, in attesa di potervi riaccogliere al più presto. In questi giorni di smart working stiamo portando avanti i nostri progetti di conservazione e di valorizzazione. Allo stesso tempo stiamo facendo davvero di tutto per raggiungere ogni singolo visitatore nella propria casa. Inutile dire che la chiusura al pubblico ha determinato la necessità di riorganizzare in maniera rapida ma efficace l’intera offerta di visita al pubblico, con una totale virtualizzazione della fruizione e la riformulazione del programma della nostra comunicazione con una forte implementazione delle risorse che viaggiano sui canali virtuali. Abbiamo subito lanciato I lapilli di Ercolano, un viaggio virtuale nel Parco Archeologico con il supporto oltre che dei nostri archeologi e restauratori dei collaboratori che si sono personalmente proposti per poter offrire maggiori possibilità di fruizione. I Lapilli sono pensati proprio per non interrompere quel filo che ci lega nell’amore per questi luoghi e nel dovere di condividere la conoscenza. Sui canali social del Parco vengono inoltre caricati contenuti aggiuntivi,  approfondimenti su reperti, declinazioni del Parco su temi ed eventi proposti dal Ministero. Il numero delle visualizzazioni è salito notevolmente con video che raggiungono le 35.000 visualizzazioni in quanto fruiti anche su canali diversi e questo ci dà il feedback del grande impegno messo in campo da tutto lo staff del Parco che con totale abnegazione sta mettendo in campo tutte le energie per raggiungere ognuno nella propria casa. Usciremo da questo momento complicato ma intanto seguiteci sui nostri canali social.”

Mariarosaria Barbera, Parco Archeologico Ostia Antica

"Ostia risponde con entusiasmo e con la convinzione che questo periodo in cui restiamo tutti a casa, possa essere un momento di approfondimento di una cultura che deve portare tutti noi al progresso civile''. Il Parco archeologico di Ostia antica può essere visitato sul web, in questi giorni, grazie all'iniziativa #iorestoacasa, il Parco di Ostia antica a casa tua'. Anche se, come tutti i luoghi della cultura i suoi cancelli sono chiusi al pubblico, il mondo di Ostia antica entra direttamente nelle case dei visitatori. Dalla homepage del sito web istituzionale del Parco, ci si trova proiettati tra contenuti digitali sempre nuovi: ci sono le storie dei popoli del Mediterraneo che vivevano nella prima e più importante colonia di Roma, si vedono all'opera gli archeologi, architetti e restauratori del Parco, i video delle conferenze del ciclo 'Vediamoci a Ostia antica', le mostre di 'Eppur si espone' allestite nel Museo Ostiense. La Commissione Europea ha conferito in data 31 marzo 2020, il Marchio del Patrimonio Europeo al Parco Archeologico di Ostia antica. Il Parco ha superato una selezione a livello dapprima nazionale e poi internazionale ed è stato scelto insieme ad altri 9 Luoghi della Cultura europei perché storicamente ha rivestito un ruolo chiave nella storia e nella cultura europea".

Fabio Pagano, Parco archeologico dei Campi Flegrei

"Il Parco Archeologico dei Campi Flegrei ha attivato una straordinaria strategia di comunicazione sui propri canali social con l’obiettivo di far passare il messaggio che il Parco è chiuso ma non spento. Abbiamo differenziato le programmazioni in relazione ai nostri differenti pubblici. Per le famiglie abbiamo lanciato il #Parco4Family che propone percorsi virtuali di conoscenza e di svago che ruotano intorno ai luoghi e alle storie del Parco. Abbiamo creato una mappa di comunità social #unparcodistorie dove coloro che hanno visitato o che vivono e lavorano nel territorio possono raccontare le proprie storie personali e condividerle. La nostra strategia si ancora sempre alla qualità dei contenuti e per questo abbiamo creato un #carteggiosocial dove il Parco dialoga virtualmente con le Università e i Centri di ricerca che svolgono attività di studio nel territorio. Si è innescato uno stimolante dibattito che ha coinvolto in un dialogo addetti ai lavori e appassionati di storia e archeologia flegrea. Da ultimo abbiamo lanciato la proposta #statueparlanti; in questo momento particolare abbiamo immaginato di far parlare le statue del Museo archeologico dei Campi Flegrei per raccontare le proprie storie e le sensazioni da museo chiuso. Tutto passa per la relazione tra il Parco e la propria “gente” nella prospettiva che la comunicazione social possa essere uno strumento di avvicinamento di nuovi pubblici; per questo con dei video appositamente realizzati io stesso ho portato alla scoperta de #ilparcochenonhaimaivisto aprendo “virtualmente” spazi solitamente non visitabili.  Le risposte dei nostri “seguaci virtuali” sono confortanti e stimolanti e ci spingono a insistere nell'accompagnare questa delicata fase continuando ad accendere i riflettori sul nostro Parco.”

Alfonsina Russo, Parco archeologico del Colosseo

"La cultura non si ferma: questa è l'importante campagna  di comunicazione condotta dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo per permettere agli italiani, attraverso i siti web e i canali social dei luoghi della cultura statali e non solo, di rimanere in contatto con l'arte e la cultura anche in questo periodo estremamente complesso di chiusura al pubblico dei musei, dei monumenti e dei parchi  archeologici, a  seguito dell'emergenza CoVID-19.  Il Parco archeologico del Colosseo partecipa attivamente a questa campagna e in tal senso ha potenziato la sua comunicazione sul sito web e sui social per continuare ad offrire lo spettacolo della storia e del patrimonio culturale, con i suoi monumenti, simbolo identitario di Roma e dell'intera nazione. Il racconto non si è fermato, ma si è ampliato con la creazione di nuovi percorsi virtuali (Il percorso delle donne nel PArCo; Il percorso dantesco per celebrare il Dantedì), con la realizzazione di rubriche dedicate alle famiglie (i quiz del mattino, le ricette di mezzogiorno), con foto e scatti rubati alla natura del PArCo; natura che, ignara di tutto, in un silenzio irreale che contrasta con il consueto vociare festoso delle  decine di migliaia di visitatori quotidiani del Parco,  si sta risvegliando nei fiori, nelle piante, negli animali. L'occhio attento del personale di vigilanza vigila su questa bellezza. Non si ferma la manutenzione dei monumenti. E altri colleghi, lavorando da casa, stanno preparando progetti e novità per accogliere ed emozionare il nostro pubblico, non appena sarà possibile ospitarli nuovamente, perchè continui ad essere per tutti un luogo amato dell'anima. A tutto il personale del Parco va il mio più sentito ringraziamento per quanto stanno facendo per preservare e valorizzare, con grande professionalità e massimo impegno, questo straordinario patrimonio culturale, di cui siamo responsabili custodi."

Enrica Pagella, Musei Reali di Torino

"Si dice spesso che le crisi possono trasformarsi in un’opportunità. Noi siamo persuasi che nulla possa sostituire l’esperienza viva e partecipata del museo, ma in questa emergenza abbiamo sentito la necessità di mantenere il contatto, con il nostro pubblico, e anche all’interno dello staff, per contrastare il vuoto e l’inquietudine. Così è nato “Closed in”, una serie di brevi video home made, diffusi quotidianamente su Youtube e su IG TV, che accompagnano i visitatori alla scoperta delle opere solitamente prigioniere di armadi e depositi, un po’come noi oggi. Aprire ciò che è chiuso ci è sembrato un gesto scaramantico adeguato alla situazione. Analogamente, dai primi di marzo è disponibile il catalogo online dei Musei Reali, con oltre 15.000 schede corredate da immagini: un mare aperto di suggestioni. Per le famiglie, abbiamo ideato semplici attività creative, cose da ritagliare, disegnare, comporre, colorare, come nel caso del mandala ispirato alla cupola della Cappella della Sindone".

Ilaria Fidone, Museo Archeologico di Venezia

musei chiusi direttori
Foto: Museo Archeologico Nazionale di Venezia

"Il Museo Archeologico Nazionale di Venezia è il museo più antico di Venezia e uno dei più antichi del mondo essendo stato aperto al pubblico nel 1596. Ci troviamo in Piazza San Marco e siamo stati in prima linea lo scorso novembre durante l'emergenza acqua alta. Il Museo è un luogo vivo, anche in questo periodo di chiusura al pubblico a causa dell'emergenza Covid-19. Abbiamo implementato la nostra presenza sui social (Facebook, Instagram e Twitter) creando delle nuove rubriche rivolte a diversi pubblici. Oltre ai consueti sondaggi e contest del lunedì (in questo periodo i followers sono invitati a votare per la loro gemma preferita con l'hashtag #MINIMAMIRABILIA), le #PILLOLEDIMITOLOGIA del martedì, gli episodi della storia del museo ogni giovedì con il titolo #SUPIAZZADAL1596 e la pubblicazione di nostre foto storiche il sabato con #FOTOVINTAGE, abbiamo voluto ideare una rubrica dedicata ai bambini che sono a casa da scuola (#UNGIOCODARAGAZZI) proponendo attività, laboratori e giochi a sfondo mitologico e archeologico. In marzo e aprile la nostra sezione didattica, nostro fiore all'occhiello, avrebbe normalmente accolto moltissime scuole di ogni ordine e grado. #UNGIOCODARAGAZZI vuole essere un messaggio di incoraggiamento per i ragazzi a casa, le loro famiglie e i docenti, che utilizzano i nostri contenuti per fare didattica a distanza. Ci ha fatto particolarmente piacere essere contattati anche da case di riposo e centri terapeutici psichiatrici, che hanno richiesto i nostri materiali per i loro ospiti. Inoltre, il mercoledì è diventato il giorno di #SENTICHIPARLA: cosa si dicono le statue in un museo chiuso? Sentono la mancanza dei visitatori? Da questo spunto sono nati dei post ironici e simpatici che stanno avendo un ottimo riscontro di pubblico, segno che in questo periodo i musei e le istituzioni culturali hanno il compito non solo di far conoscere le loro opere ma anche di risollevare il morale. A questo proposito, ci stiamo già proiettando alla riapertura e da oggi partirà la rubrica #IoNonVedoLOra, in cui andremo a ripassare, sempre con stile spigliato, le regole comportamentali da tenere in un museo: dal "non toccare le opere" al "non si mangia in sala". In questo periodo di chiusura, i musei statali e non, grandi e piccoli, hanno fatto rete tra loro, anche a livello internazionale sfidandosi a colpi di social battle. Noi ne abbiamo lanciata una, #BELLEZZEACQUAESAPONE, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua di domenica 22 marzo, invitando tutti i musei a postare foto di opere che riguardassero questo tema. Il feedback è stato molto positivo, infatti la sfida è stata accolta non solo da musei ma anche da soprintendenze e archivi. Ritenetevi tutti invitati al Museo Archeologico di Venezia non appena finirà l'emergenza".

Paolo Giulierini, Museo Archeologico di Napoli

"Il Mann prosegue la propria vita culturale, nonostante tutto, offrendo spazi di approfondimento e di riflessione che vanno dalle mostre virtuali e dai percorsi con google art ai corti di Lucio Fiorentino, dalle Mannstories alla nuova redazione in napoletano del videogame Father and Son. Ora più che mai il filo dei rapporti con il nostro pubblico va rafforzato. Ora più che mai va tenuta accesa la fiamma della speranza".

 Tiziana Maffei, Reggia di Caserta

"La Reggia di Caserta, come tutti i luoghi della cultura in Italia, in questo particolare momento storico sta affrontando una nuova importante sfida: quella di divulgare il proprio patrimonio a porte chiuse. Abbiamo ripensato alla comunicazione del nostro Museo, a nuove forme narrative e, grazie a un encomiabile lavoro di squadra del personale, riusciamo a proporre ogni settimana decine di iniziative attraverso il nostro sito internet, i social e altre piattaforme web. Stiamo affrontando questo periodo di difficoltà come un'opportunità per continuare nella nostra missione di incubatore di conoscenza e cultura ma anche per mostrare gli angoli più nascosti del Complesso vanvitelliano, per raccontare le storie intriganti dei personaggi che l'hanno animato, per svelare dettagli dei restauri e, perché no, anche per tenere la mano ai nostri visitatori costretti a casa. La realtà virtuale per un museo è complementare a quella effettiva: se prima del COVID -19 ci consentiva di accorciare le distanze, oggi ci chiede anche di mettere in gioco la capacità di costruire suggestioni, in attesa di restituire al pubblico lo spazio dell’emozione fisica che la magia della Reggia di Caserta possiede".

Christian Greco, Museo Egizio Torino

“Al sopraggiungere dell’emergenza sanitaria, fin dal primo istante in cui le porte del Museo Egizio si sono chiuse dinanzi il suo avanzare, privando le sale del loro consueto affollamento, ci siamo posti l’esigenza di mantenere viva la connessione col pubblico. In un periodo dell’anno caratterizzato da flussi importanti, il pensiero è subito andato alle centinaia di classi costrette a rinunciare alle consuete visite scolastiche di primavera, programmate da mesi. Ma anche alla moltitudine di visitatori e turisti in arrivo dall’Italia e dal mondo, nonché ai torinesi, ai piemontesi, alla nostra comunità di riferimento, che partecipa alle nostre conferenze, segue le iniziative speciali, anima le aperture straordinarie. È per loro, così come per tutte le persone che, durante l’isolamento, cercano nella cultura un’occasione di distrazione e arricchimento, che ci siamo impegnati per incrementare il ‘Museo digitale’, processo già avviato nei mesi scorsi e resosi nell’emergenza indispensabile. Dalla visita virtuale in 3D della mostra Archeologia Invisibile, alla piattaforma TPOP per la fruizione online della collezione papirologica, dalle pillole video con cui io e lo staff scientifico raccontiamo i reperti della collezione, fino alle mie “passeggiate” messe in onda a puntate ogni giovedì e sabato sul nostro canale YouTube: il Museo è vivo, attivo, vicino al suo pubblico anche in tempi di #iorestoacasa e pronto ad accoglierlo di nuovo non appena torneremo alla normalità”.

Simone Quilici, Parco Archeologico Appia Antica

"In questi giorni le attività del Parco Archeologico dell'Appia Antica procedono in modalità smart working. Il presidio dei siti attualmente chiusi al pubblico​ è garantito grazie all'impegno del nostro personale di vigilanza. Approfittiamo di questo momento di pausa forzata dalle attività dei cantieri e delle manutenzioni per ripensare ai percorsi di visita e mettere a punto nuove attività di valorizzazione del territorio.​ Speriamo che questa emergenza che ha portato tanti lutti e dolori in tutto il mondo si chiuda al più presto grazie all'impegno del mondo della scienza, conducendoci ad una nuova consapevolezza dei valori fondanti della convivenza sociale anche in rapporto al nostro patrimonio culturale. Il Parco si sta impegnando e continuerà a dare il suo contributo per una nuova ecologia della cultura, del turismo e del vivere in generale."

Alessandro Mandolesi, Montelupo fiorentino

"Il Sistema museale di Montelupo Fiorentino, imperniato sul Museo Archeologico e sul Museo della Ceramica, ha avviato sul proprio sito web un blog che raccoglie una serie di notizie e articoli tematici corredati di video, mini interventi e immagini, sotto il segno della ceramica di Montelupo. Si tratta di un racconto a più voci del museo e delle progettualità della Fondazione e del territorio, per documentare i progetti che abbiamo rimandato o che intendiamo realizzare in futuro. Si raccontano le curiosità della ceramica storica di Firenze, degli artigiani di oggi e degli artisti che hanno lavorato con noi. E che continueranno ancora in occasione della Festa Ceramica. Insomma, un buon modo di alimentare la comunicazione del museo e dare delle piccole anticipazioni sul futuro. Il blog (in onda da lunedì 6 aprile) vi racconta storie, esperienze e progetti sulla ceramica di Montelupo, del passato e del presente, con uno sguardo al futuro. Una serie di rubriche rivela notizie e propositi dietro le quinte della nostra organizzazione, a partire dal ruolo storico di grande protagonista nella produzione toscana fino alla diffusione nel mondo delle ceramiche montelupine, dalla conoscenza degli attuali artigiani alla loro preziosa interazione con l'arte contemporanea e il design. Proviamo a tenervi compagnia ricordando le edizioni di Cèramica, i Cantieri d'Arte, le nostre pubblicazioni e tutto il bello di questo territorio e delle sue capacità.
In questa difficile situazione Montelupo non si ferma e, in attesa della riapertura dei musei e della possibilità di organizzare nuove mostre e eventi importanti, attiva anche questa modalità fruibile da casa e che consente di rimanere in contatto virtuale con la nostra cultura e arte ceramica".

Giovanni Solino, Museo Provinciale Campano

https://www.facebook.com/museocampano/videos/668417080658557/

"La domanda contiene una sollecitazione che accolgo volentieri. In realtà, come Museo Campano, ma credo non solo noi, siamo stati colti un po' alla sprovvista dall'esplodere dell'emergenza Covid-19. La chiusura al pubblico e, immediatamente dopo, la pressante richiesta di mettere tutto il personale in lavoro agile, o smart working che dir si voglia, ci ha un po' scioccato e abbiamo impiegato qualche giorno per realizzare quanto ci stava accadendo. Se aggiungiamo che dal punto di vista della comunicazione, sia tradizionale che di tipo web, siamo in uno stato di grave arretratezza, completiamo un quadro di assoluta desolazione. Ripresici dallo shock, abbiamo provato a reagire. Abbiamo perciò attivato diversi canali social, da Fb a Instagram a YouTube, e stiamo per lanciare una prima campagna di comunicazione, che dovrà servire in primo luogo ad attrarre follower, o like, o visitatori. In queste ore daremo il via. Subito dopo cominceremo a pubblicare una serie di video, quasi degli spot, con i quali tanti amici del museo, docenti, studenti, artisti, rappresentanti delle istituzioni od accademici presenteranno qualche opera o reperto custodito dal nostro museo raccontando allo stesso tempo una storia, o un mito che l'opera o reperto reca in sé. Nel mentre questa catena di video sarà pubblicata, attiveremo anche dei forum di discussione con i nostri "amici" o "follower", in maniera da animare un vivace confronto e tenere sempre viva l'attenzione. Tutto questo richiede anche una forte implementazione sul piano delle immagini, che in questa fase non saranno soltanto intermediarie rispetto alla realtà museale bensì sostitutive, e perciò dovranno avere caratteristiche tecniche e artistiche oltremodo superiori rispetto a quelle tradizionali, e per questo pure ci stiamo attrezzando. Nello stesso tempo, speriamo di poter completare il lavoro, già avviato prima dell'emergenza, di realizzazione di un nuovo sito web, che vogliamo assolutamente innovativo e interattivo. L'appetito viene mangiando, come si dice, e perciò siamo convinti che sia nel corso dell'emergenza, che ci auguriamo possa finire quanto prima, sia soprattutto dopo, le nuove tecnologie e i nuovi sistemi di comunicazione trovino il Museo Campano non più in posizione di retroguardia ma in posizione di punta. Ogni crisi contiene sempre delle opportunità e noi faremo ogni sforzo per essere pronti a coglierle".

Marzia Cerzoso, Museo dei Bretti e degli Enotri

"Il Museo naturalmente, come tutte le istituzioni culturali, è chiuso al pubblico sin dal DPCM dell'8 marzo scorso e per sopperire a questa lontananza dal pubblico si sta molto impegnando nella promozione attraverso i social. Infatti sin dal giorno dopo della chiusura ci siamo attrezzati per poter offrire ai nostri visitatori, attraverso la nostra pagina Facebook, il nostro account Instagram e Twitter, delle occasioni varie per poter far sentire loro la nostra presenza. Abbiamo immediatamente aderito, come molti Musei italiani, all'iniziativa #iorestoacasa, che è diventato lo slogan delle nostre attività, attraverso le quali abbiamo creato iniziative tra le più varie per invitare i nostri follower a restare a casa e a seguirci attraverso il web. Pertanto, con un grande sforzo creativo, perché ogni cosa necessita di studio e approfondimento, ma che ci spinge a fare tutti i giorni compagnia al nostro pubblico, abbiamo proposto rassegne di approfondimento, giochi enigmistici ispirati alla collezione del Museo (ma non solo - tra l'altro per uno dei nostri giochi siamo approdati anche sulle pagine dell'inserto culturale del Corriere della sera), così da creare anche delle opportunità di svago in un momento come questo in cui spesso la paura e la preoccupazione prendono il sopravvento. Abbiamo partecipato alle challange lanciate da altri Musei italiani (per es. la sfida lanciata dal Museo Archeologico di Venezia domenica 22 marzo in occasione della Giornata mondiale dell'acqua), abbiamo aderito al #Dantedì il 25 marzo, iniziativa del MiBACT per ricordare Dante nella data che ricorda l'inizio del suo viaggio ultraterreno della Divina Commedia anticipando i festeggiamenti del prossimo anno per i 700 anni dalla sua morte. Domenica 29 marzo abbiamo partecipato al flashmob promosso dal MiBACT dal titolo #Artyouready per ricordare i tanti Musei oggi vuoti nella speranza che possano riempirsi di visitatori al più presto...insomma, tutta una serie di iniziative (che potrete visionare sui nostri canali social) che non ci tengono affatto inerti, ma che mantengono vivo il dialogo con il nostro pubblico, con l'augurio che dopo questo dialogo virtuale si possa riprendere il dialogo diretto, magari con una maggiore consapevolezza dell'importanza dei nostri Musei e del tanto lavoro che ci sta dietro. E speriamo che il nostro pubblico apprezzi".

Valentino Nizzo, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Nicoletta Frapiccini, Museo Archeologico Nazionale delle Marche

"La chiusura del Museo Archeologico Nazionale delle Marche ha comportato la cancellazione di molte attività didattiche, molti incontri con le famiglie, tante occasioni di incontro con bambini per attività ludiche e anche la chiusura di una mostra sul tema dell'acqua da poco allestita, che prevedeva visite già fissate con molte scolaresche.Abbiamo pertanto ritenuto imprescindibile proporre in altra veste e attraverso i social tutte le attività che avevamo già previsto, incrementandole con ulteriori percorsi virtuali da fruire su Fb, Instagram e Twitter.In primo luogo abbiamo riproposto 21 appuntamenti dal titolo "Pillole di Archeologia", servizi televisivi girati dalla TGR Marche, di pochi minuti ciascuno, dedicati all'illustrazione di un reperto particolarmente significativo o curioso esposto al Museo. Contemporaneamente abbiamo inserito una serie di post contrassegnati da #iorestoacasa, #andràtuttobene e #curiositàarcheologiche che illustrano altri reperti del Museo, in maniera giocosa o scherzosa, anche legata alla particolare situazione che stiamo vivendo, come i consigli su cosa fare a casa in queste lunghe giornate, prendendo spunto dal passato. Alcuni video o fotomontaggi hanno proposto inedite versioni dei nostri reperti, o hanno introdotto ugualmente i visitatori a curiosare nelle sale del Museo chiuso (#museichiusimuseiaperti) , mentre ai più piccoli sono state dedicate attività didattiche con laboratori da fare a casa, seguendo le istruzioni postate sul nostro profilo Fb: dal mosaico ai giochi da tavolo, dai laboratori di scultura alle realizzazioni con pane azzimo. Inoltre abbiamo aderito a varie campagne social, come #bellezzeacquaesapone, il Dantedì, e il Flashmob digitale lanciato dal MiBACT "Art you ready?", su Instagram. Inoltre saremo presenti nei prossimi giorni anche sul sito della Fondazione Marche Cultura con alcuni audiovisivi che illustreranno in maniera inedita alcuni temi legati al Museo, alla sua storia, ad alcuni reperti e alla sua prestigiosa sede, il cinquecentesco Palazzo Ferretti. I video in preparazione saranno inviati alla Fondazione Marche Cultura e ICOM Marche, che li posteranno attraverso la struttura del Social Media Team delle Marche. Anche se restiamo tutti a casa, possiamo visitare e giocare al Museo".

Massimiliano Valenti, Museo Civico Albano Laziale

https://www.facebook.com/189955664690848/posts/1075223472830725/

"Il mio lavoro come direttore è in modalità smart working, in accordo con l'amministrazione comunale. Le cose da fare non mancano! Per la specifica attività con i social-media, oltre ad aver informato il blocco delle attività e la chiusura dei musei, tramite il sistema museale "museumgrandtour", cui aderiamo, abbiamo lanciato una campagna di condivisione dei video dei singoli musei e ora degli articoli contenuti in una recente pubblicazione curata dal sottoscritto. Abbiamo anche realizzato la prima di una serie di riunioni in streaming con tutti i direttori del sistema per approntare anche altre iniziative sui social e andare avanti con gli altri progetti finanziati".

Marco Pierini, direttore dei Musei, Parchi Archeologici e ville storiche che fanno capo al Polo Museale dell’Umbria (di recente Direzione Regionale Musei dell’Umbria)

“Il patrimonio che i nostri Musei conservano è traccia e simbolo di resistenza, al tempo e alle contingenze. Per questa e per tante ragioni continueremo a raccontarli, con gli strumenti consentiti. E, per fortuna, sono tanti ed efficaci! Chiudere fisicamente non significa smettere di rispondere alla nostra missione di valorizzazione e promozione: significa trovare alternative che possano quantomeno regalare momenti di piacere e di conoscenza.
In questo momento di emergenza la comunicazione attraverso i social è di grande importanza, perché aiuta a mantenere il contatto con le comunità locali, per le quali il museo diviene una sorta di catalizzatore di affezioni comunitarie, che esorcizza in parte l’alienazione della situazione attuale..
Se oggi è difficile credere che possa essere la sola bellezza a salvare il mondo, è quanto mai attuale pensare che attraverso il nostro patrimonio possiamo ripercorrere la nostra storia e trovare in essa la certezza per un sereno domani. Per questo si è pensato di avviare delle rubriche in cui i fruitori sono parte attiva, raccontando in brevi video il loro rapporto con i monumenti del territorio.
Perché “l'arte non si può separare dalla vita. È l'espressione della più grande necessità della quale la vita è capace”, e allora quando il museo è chiuso, viene a cercarti, proponendo l’esperienza museale anche da casa.”

Anna Cinti, Museo Faldetta di Brindisi e Castello Dentice di Frasso Carovigno

Il Museo Faldetta, che si ringrazia per la foto

“Subito dopo l’emergenza, appena chiuse le due strutture culturali (Museo e Castello), si è avviata una più intensa campagna social, seguendo le direttive del ministro Franceschini. Ogni giorno si pubblica sulle pagine social. In più è stato avviato un rapporto con le scuole della città, tramite la didattica museale, ad esempio iniziative riguardanti le classi ceramiche dei vasi greci e romani.”

Il Castello Dentice di Frasso Carovigno. Foto di Claudia Di Cera

Katiuscia Di Rocco, Biblioteca Arcivescovile De Leo 

Biblioteca De Leo. Foto di Claudia Di Cera

“Non è cambiato molto dall’inizio dell’emergenza, anzi l’utenza è aumentata, si lavora molto bene via Internet.
Si continua a lavorare!
Le collaboratrici lavorano alacremente con il software da casa.
La direttrice, due volte alla settimana, in sicurezza, si reca in biblioteca e lavora per inviare i documenti richiesti.
L’utenza non ha smesso di fruire dei servizi erogati, infatti giungono richieste tramite email alla Biblioteca, sia dall’Italia sia dall’estero, con domande, di confronti bibliografici, riviste, ecc.
Sulla pagina social della Biblioteca, troviamo piacevoli approfondimenti, su documenti, sulle preziose Cinquecentine, e altro ancora!”

Donato Coppola, Museo Civico di Ostuni, Museo Diocesano, Parco Archeologico di Santa Maria di Agnano

Il Museo di Ostuni. Foto di Claudia Di Cera

“Come previsto dal DPCM del 1 aprile 2020, il Museo Civico di Ostuni, il Museo Diocesano ed il Parco Archeologico di Santa Maria di Agnano resteranno chiusi fino al prossimo 13 Aprile. Le altre informazioni sono recuperabili dal sito Museo di Ostuni.
Per mantenere il legame con il Bene Culturale ostunese, si consiglia di consultare il sito Internet e la pagina social del museo.”

Il Museo di Ostuni. Foto di Claudia Di Cera

 

Emilia Mannozzi, Polo BiblioMuseale di Brindisi (Museo Archeologico Ribezzo e Biblioteca Comunale)

Statua bronzea di Lucio Paolo. Foto di Claudia Di Cera

“Noi siamo un Polo BiblioMuseale, Museo e Biblioteca sono un’unica cosa.
Quando è scattata l’emergenza siamo stati presi alla sprovvista, costretti ad “abbandonare” il Bene Culturale, e improvvisamente il Museo è stato chiuso dalla Regione Puglia.
Ma subito si è partiti con lo smart working!
Si è pensato, con i preziosi collaboratori, ad un nuovo approccio lavorativo per continuare ad offrire una fruizione, seppur limitata dal non contatto dal vivo, ma comunque cercando di rimanere il più vicini possibili al pubblico, di tentare di diffondere la cultura materiale, il patrimonio.
Allora si è cercato di attivare una fruizione il più interattiva possibile.”
Certo, la presenza all’interno del museo è un conto, il rapporto emozionale che si instaura durante una visita “fisica” del museo è un qualcosa di unico, il vedere dal vivo, “non è lo stesso vedere il Lucio Paolo in foto”, dice rammaricata la Direttrice Mannozzi.

 

MAPRI, Museo Archeologico Provinciale Ribezzo di Brindisi. Foto di Claudia Di Cera

“Ma anche con la presenza virtuale si cerca di mantenere un contatto con il Bene Culturale, ovviamente, si auspica che si torni alla normalità. Per cercare di far conoscere il patrimonio esposto, anche con il museo fisicamente, chiuso, si è pensato a delle pillole on line, per avvicinare un più vasto pubblico.
Quindi, a breve sui social, partirà una intensa campagna di fruizione virtuale dei reperti archeologici presenti all’interno del museo.
Tema conduttore sarà la donna, la sua cura, la sua persona, la bellezza.
È nata l’idea di creare delle piccole schede, nelle quali, attraverso un linguaggio divulgativo, si tenta di far conoscere un oggetto del museo, legato al tema della cura della donna.”

“La Biblioteca ha attivato immediatamente lo smart working, tutto si svolge online. Già dal 18 di marzo, è stata inviata una email a tutti gli utenti.
Tutti i servizi digitali sono aperti, la biblioteca - virtualmente - non è chiusa, anzi è molto attiva! Proprio nei primi giorni della chiusura materiale della struttura bibliotecaria e attivando il servizio online, si è avuta un’impennata di richieste da parte degli utenti.
Il Polo BiblioMuseale offre una totale disponibilità, ovviamente online, di servizi, per permettere a chiunque di non avvertire la chiusura materiale della struttura. Le risorse sono accessibili anche senza registrazione.
A breve partirà, sui social, una mostra virtuale, “Saluti da Brindisi”, tramite un percorso guidato, sulle cartoline d’epoca di proprietà della Biblioteca.
La cultura non si ferma, è pronta a riaprire più forte di prima!”

Manuela Puddu, Museo archeologico nazionale di Cagliari

https://www.facebook.com/MuseoArcheoCA/videos/269432917406176/

"Il Museo archeologico Nazionale di Cagliari da tempo investe sui temi dell’accessibilità: anche per questo il sito del Museo e i suoi canali social sono costantemente arricchiti di contenuti che puntano a raggiungere i fruitori più lontani. A maggior ragione nella presente circostanza stiamo cercando di percorrere tutte le strade a disposizione per uscire dalle mura del Museo e raggiungere coloro che sono impossibilitati a venire da noi.
Abbiamo per questo rafforzato iniziative già presenti sui nostri social: per esempio la rubrica #vetrineaperte su Facebook, che illustra in ciascuna “puntata” una vetrina diversa e nel post successivo un reperto con una storia particolarmente interessante o poco nota; o ancora la rubrica #piccolioggettigrandebellezza su Twitter, che presenta un gran numero di gioielli o altri reperti di dimensioni molto piccole normalmente non esposti. Sempre sui social sono state attivate delle iniziative speciali per questo periodo, come, su Twitter, la rubrica #oggettidicasa, che presenta tutti quegli oggetti di uso domestico che dalle vetrine del museo raccontano la quotidianità delle case dei millenni passati, nell’ambito delle campagne nazionali #iorestoacasa e #laculturanonsiferma. Anche sul sito del Museo abbiamo attivato la rubrica #vetrineaperte, per riproporre, in modo più sistematico e più facilmente raggiungibile, il racconto che è stato pensato per l’allestimento del Museo archeologico e mettere in evidenza le storie più curiose o sconosciute. A partire dal 3 aprile, inoltre, il Museo archeologico di Cagliari ha aperto online i suoi quattro piani con il tour virtuale! I visitatori hanno la possibilità di ripercorrere, attraverso la navigazione all’interno di 15 immagini a 360°, le sale che espongono i reperti che amano oppure di esplorarle per la prima volta e ripromettersi una visita reale alla riapertura. La vita del Museo è nel contatto coi cittadini e nel continuo scambio che avviene tra noi e loro. In questo momento non possiamo vederci fisicamente, ma le grandi possibilità che ci offre la tecnologia ci consentono di tenere stretti i legami e riprometterci di incontrarci il prima possibile, ancora insieme".

Flaminia Gennari Santori Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini e Galleria Corsini

https://www.facebook.com/BarberiniCorsini/videos/248424432999486/

"Il nostro museo, dalla sottoscritta a tutti i funzionari e le persone che ci lavorano, è impegnato innanzitutto a riprogrammare le attività previste. Stiamo dialogando con i prestatori delle opere delle mostre in corso (Orazio Borgianni. Un genio inquieto nella Roma di Caravaggio, a cura di Gianni Papi a Palazzo Barberini, e Rembrandt alla Galleria Corsini: l’Autoritratto come san Paolo, a cura di Alessandro Cosma alla Galleria Corsini) per avere la possibilità di prorogarle. Stiamo in generale ragionando sulla programmazione 2020-2021 per mantenere tutti gli impegni presi: la riapertura delle sale dedicate al Cinquecento, l’inaugurazione delle nuove sale dedicate alle mostre temporanee a Palazzo Barberini, e la conclusione dei lavori di rinnovamento delle sale di ingresso di Galleria Corsini. Nel frattempo ci relazioniamo con il nostro pubblico consolidando la nostra presenza sui canali social per essere aperti nelle modalità consentite in questo periodo di crisi cercando di assolvere al nostro compito. La nostra redazione (a cura di Nicolette Mandarano con Paola Villari e Giuseppe Perrino) sta intensificando la narrazione del museo e delle mostre su Facebook, Twitter e Instagram. Alcune rubriche raccontano il museo (#lacollezione, in cui vengono descritte le opere esposte e #andavadimoda per scoprire, attraverso i quadri più importanti, i dettagli della moda del passato) e le due mostre in corso con storie, curiosità, dettagli di allestimento e brevi video con i due curatori. Il 14 aprile inauguriamo una nuova rubrica: #fictionbarberini, in cui raccontiamo Palazzo Barberini attraverso cinema e letteratura. Manteniamo il contatto con il nostro pubblico condividendo su INSTAGRAM con #vistidavoi e #conivostriocchi le foto più belle che i visitatori condividono con il Museo".

Bernardo Agrò, Parco Archeologico Selinunte e Cave di Cusa

Parco Archeologico di Selinunte
Parco Archeologico di Selinunte. Foto di Alessandra Randazzo

In questo momento di grande congiuntura legata alla emergenza che viviamo tutti con estrema attenzione, un ruolo significativo è assunto dal patrimonio culturale e dalla bellezza che ne concerne e che certamente potrà dare un forte impulso al sostegno sociale attivando specifici processi che aiuteranno a riconoscersi in rinnovate relazioni. La bellezza, che si manifesta attraverso le opere artistiche e architettoniche armoniosamente proporzionate, attraverso i dispositivi museografici di Franco Minissi oggi in restauro e inediti, costituisce per l’osservatore un invito a meravigliarsi affinché possa esso stesso di fronte al bello essere capace di crearlo in un mutuo crescendo di emozioni. I templi di Selinunte, concepiti attraverso un accurato studio formale come modelli ideali di perfezione, maestosi, si presentano come protagonisti della memoria di una città che tra le colonie greche di Sicilia ebbe un ruolo predominante e che ancora oggi conserva uno spiccato fascino. Tuttavia, è bene sapere che il Parco ha un “oltre il recinto”, si estende infatti alle Cave di Cusa, uno spazio dal rinomato fascino che rappresenta l’officina dei templi di Selinunte, dove il cantiere è visibile, ancora vivo e ripercorribile nello spazio e nel tempo. Ancora un’altra atmosfera, che merita di essere vissuta è quella de Il Museo del Satiro di Mazara del Vallo con la sua opera d’arte antica unica, il Satiro danzante, una delle più importanti evidenze della bellezza classica mediterranea. Le collezioni preistoriche del Castello Grifeo fanno da sommario, incuriosendo alla riscoperta dei resti archeologici di Partanna. Un sistema museale, quello del Parco, che offre al pubblico circuiti di visita coinvolgenti da un punto di vista emotivo e sensoriale. Questo stesso momento è stato ritenuto un prioritario step per un più intenso lavoro di programmazione. A far data dal nuovo insediamento della nuova direzione, condotta dall’arch. Bernardo Agrò, infatti, sono stati programmati, e in parte già attuati, vari interventi volti al riordino ed alla riorganizzazione degli standard di accoglienza e di fruizione del Parco di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria. Pertanto, il Parco continua il suo corso de “I Cantieri”, integrando a quanto già in realizzato adeguati dispositivi per la riorganizzazione, in attesa della ripartenza. A rafforzare questo percorso di ripartenza si annoverano insigni ospiti nonché grandi gruppi imprenditoriali, soprattutto legati al mondo della comunicazione, quali Google, i quali diventano loro stessi partner del parco di Selinunte in attività di valorizzazione in una continuità di azione che vede il nostro luogo quale grande scenario per le attività di promozione per rilanciare il Concept “Grande Selinunte”.

 

 

 

 

 

musei chiusi direttori
L'Italia ripresa nella sua interezza dalla ISS (2014). Foto NASA, licenza

Ercolano

“Lettere dal passato”: tornano le Tavolette cerate di Ercolano

In questi giorni, sotto l’hashtag #iorestoacasa, il Parco Archeologico di Ercolano ricorda, tramite la sua pagina Facebook, una vicenda relativa alla Casa del Bicentenario, già raccontata in un documentario realizzato nel 1953 da Antonio Federici, dal titolo “Lettere dal Passato”.

Da alcune tavolette di cera, sepolte in seguito all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e ritrovate grazie agli scavi del sito archeologico, emerge una storia che vede contrapposte due donne: una appartenente alla famiglia dei Petronii-Calatorii, molto in vista nella comunità e probabile proprietaria della Casa del Bicentenario all’epoca dell’eruzione, Calatoria Themis; l’altra, è Petronia Justa, figlia di Petronia Vitalis, che fu schiava della famiglia.

Il documentario radiofonico “Lettere dal passato” realizzato da Antonio Federici fa riferimento alle Tavolette cerate di Ercolano, il materiale più economico su cui scrivevano i Romani: piccole tavolette che messe insieme costituivano dei libretti detti dittici, trittici o polittici a seconda del numero di tavolette.

Spalmate di cera, ci si incidevano le parole con uno stilo acuminato; un sistema riciclabile perché grattando via il testo, lo strato di cera poteva essere cancellato per poterci riscrivere. Le “Lettere dal passato” sono dunque quelle tavolette che dopo duemila anni sono giunte fino a noi attraverso le mani esperte degli archeologi che le hanno analizzate e interpretate. Il documentario esplora la genesi di questi straordinari reperti con le testimonianze dirette dei professori: Vincenzo Arangio Ruiz (Giurista, esperto di Diritto Romano); Giovanni Pugliese Caratelli (Storico dell’antichità) e Amedeo Maiuri (Archeologo) che insieme hanno impiegato le loro conoscenze in un’appassionata ricerca, spesso difficile per le lacune dei ritrovamenti e per la frammentarietà dei resti.

Gli studiosi, ai microfoni della radio, raccontano le tappe fondamentali di questi importanti rinvenimenti, parlano di alcuni abitanti dell’antica Ercolano divenuti familiari attraverso le storie che man mano si delineavano dopo la decifrazione delle tabelle. Si soffermano in particolare su una serie di tavolette di argomento giudiziario ritrovate in occasione della scoperta della Casa del Bicentenario (nota anche con il nome dell’ultimo proprietario dell’abitazione Lucio Cominio Primo). Si tratta di una serie di documenti riguardanti il cosiddetto “Processo di Giusta”, una causa promossa nel 76 d.C dalla giovane Giusta Spurii contro una ricca ercolanese: Calatoria Temide. La donna per entrare in possesso dell’eredità lasciata alla ragazza da sua madre Petronia Vitale, sosteneva che Giusta fosse nata quando Petronia era ancora una schiava in casa sua. Il processo doveva accertare se Giusta fosse nata da una ex schiava prima o dopo la sua affrancatura, la sentenza emessa non è stata rinvenuta e, dunque, la conclusione del processo è sconosciuta.

La conservazione di questi piccoli reperti carbonizzati fa di Ercolano un caso unico in tutto il mondo romano, un osservatorio privilegiato sul mondo antico, che aiuta a comprendere aspetti più disparati dalla diffusione della scrittura a tutte le classi sociali, agli aspetti legati al diritto privato romano, ma anche a conoscere da vicino tantissimi nomi e mestieri degli abitanti della città antica.

Ercolano Lettere dal Passato Tavolette Cerate di Ercolano
Scavi di Ercolano. Foto di Lalupa, CC BY-SA 3.0

Il caso studio del restauro della Casa del Bicentenario dal Parco Archeologico di Ercolano

Dopo oltre trent’anni dalla chiusura e a seguito dell'avvenuto restauro, il Parco Archeologico di Ercolano ha restituito alla collettività la Casa del Bicentenario, così denominata in quanto portata alla luce da Amedeo Maiuri nel 1938, ovvero duecento anni dopo l’inizio degli scavi voluti da Carlo III di Borbone.

L'edificio, posto lungo il decumano massimo, è articolato su due livelli. L'elevato pregio artistico è evidente negli affreschi e nei pavimenti mosaicati.

Il giardino presentava in antico un roseto, come provato dalle indagini archeobotaniche condotte negli anni Trenta del Novecento. Si è dunque deciso di riproporre la medesima specie.

Casa del Bicentenario

L’impianto planimetrico rispecchia la canonica articolazione degli spazi della domus romana. Tuttavia è possibile leggere varie trasformazioni architettoniche dettate dal cambio di destinazione d’uso degli ambienti: sul fronte strada si trovano le botteghe, mentre ai piani superiori si trovano degli appartamenti. In una di queste unità abitative è stato scoperto uno straordinario archivio, costituito da tavolette cerate. Lo studio di questi reperti ha permesso di ricostruire le dinamiche sociali nella vita quotidiana dell’antica Herculaneum.

Uno dei particolari più interessanti si trova in uno degli appartamenti del primo piano: un taglio nell’intonaco della parete a forma di croce. Questo è stato giustificato inizialmente come segno di una precoce presenza cristiana. Studi successivi hanno dimostrato che si tratta della semplice traccia lasciata da un sistema di scaffalature.

Il progetto di restauro ha previsto il raddrizzamento di alcune partizioni murarie del livello superiore in opus craticium (costituite da un telaio portante ligneo con mattoni di riempimento in tufo) affrescate, soggette ad un abbassamento dovuto all'imbibizione delle travi in sommità, messe in opera all’epoca di Maiuri.

restauro Casa del Bicentenario

Come ha ricordato Paola Pasaresi, architetto del team “Herculaneum Conservation Project”, i lunghi tempi del progetto di restauro (durato circa otto anni) hanno contribuito considerevolmente ad aumentare il livello di conoscenza del manufatto oggetto di intervento, consentendo di poter implementare le stesse soluzioni anche per altre domus del sito archeologico.
Momento irrinunciabile del progetto - soprattutto del restauro degli apparati decorativi - è stato lo studio delle tecniche originali, dei precedenti interventi di restauro e delle cause di degrado, anche attraverso il monitoraggio ambientale, nonché le analisi condotte in laboratorio e in situ.

Il restauro della Casa del Bicentenario ha coinvolto un team internazionale. Hanno partecipato infatti l’Herculaneum Conservation Project (una partnership pubblica-privata che unisce insieme il Packard Humanities Institute, fondazione filantropica operante in Italia attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali, e il Parco Archeologico di Ercolano) e il Getty Conservation Institute.

 

Photo Credits per le immagini relative al restauro della Casa del Bicentenario: Parco Archeologico di Ercolano


Un cunicolo borbonico. La nuova scoperta ad Ercolano

A pochi passi dal teatro antico e dagli scavi di Ercolano, durante i lavori per la realizzazione di un’area giochi destinata ai bambini è stato rinvenuto un cunicolo borbonico. Grazie ad un accordo tra il Comune, il Parco e la Fondazione Packard in via Mare si stanno realizzando dei lavori di riqualificazione a cavallo tra città antica e nuova per riconnettere i due tessuti cittadini attraverso un’organizzazione di spazi caratterizzati in questo caso da giardini, spazi verde e percorsi panoramici.

Durante la rimozione di materiali di risulta e nel livellare le quote per l’installazione dei giochi, ecco il ritrovamento di un nuovo tunnel borbonico, una scoperta moderna che sicuramente richiama alla mente i primi pioneristici scavi nell’area nel ‘700 e che hanno permesso, proprio in questa zona, il ritrovamento dei muri del fronte scena del teatro antico.

Tunnel borbonico in via mare

Un lavoro pubblico programmato come questo di Via Mare-via Cortili – dichiara il direttore Francesco Sirano- ci riserva sempre affascinanti conferme. Sotto la superficie moderna, dove vediamo ancora il pavimento di una delle case del quartiere abbattuto da Amedeo Maiuri per fare posto al grande scavo, la storia plurisecolare delle ricerche si impone alla nostra attenzione. In questo caso ci richiama alla mente i tunnel che andavano verso l’Augusteum, ai tempi identificato come “Basilica”. Al vedere questa galleria ho immediatamente pensato che da qui potrebbero essere passati i meravigliosi affreschi con Achille e Chirone, con Teseo e il Minotauro e le grandi statue degli imperatori della discendenza di Augusto che oggi ammiriamo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Di questo specifico tunnel borbonico non vi era prima traccia e grazie a queste scoperte  si chiarisce ulteriormente la stratificazione della città moderna sulla città antica passando per il 700. Dopo la messa in sicurezza del materiale da costruzione si potrà esplorare il tunnel e approfondire le indagini”.​

Tutta l’area a ridosso dell’attuale Corso Resina era piena di pozzi attraverso i quali in maniera ufficiale e non si scendeva a livelli di 10 e 25 metri per inoltrarsi tra strade, edifici e monumenti dell’antica Herculaneum. Il tunnel, messo in evidenza proprio da quest’ultimo intervento, faceva sicuramente parte di questa rete di esplorazione.


Marco Nonio Balbo Parco Archeologico di Ercolano

Marco Nonio Balbo: il senatore diventato eroe

Una delle prime significative immagini che si presenta oggi agli occhi dei sempre più numerosi visitatori del Parco Archeologico di Ercolano è quella costituita dalla cosiddetta Terrazza Meridionale, una sorta di piattaforma posta scenograficamente verso il litorale costiero, sulla quale troneggia il profilo di una statua, che sembra voler celebrare un imperatore esaltandone la forza, la virilità e l'autorità.
Ma in questo caso non si tratta di un imperatore...
Il personaggio rappresentato con quella statua era in realtà un cittadino di Ercolano, non un semplice cittadino certo, il quale attraverso numerose opere di evergetismo, contribuì in modo decisivo a farne una delle più ricche e lussuose colonie romane in piena età augustea.
Si tratta di Marco Nonio Balbo, il quale, per ironia della sorte, non era nativo di Ercolano, essendo infatti nato nella vicina e potentissima Nuceria Alfaterna (l'attuale Nocera Superiore); tuttavia vi si trasferì ben presto, tanto che divenne la "sua" città. Questo avvenne sia perché mostrò per essa nel tempo un amore smisurato, sia soprattutto per gli onori che gli ercolanesi gli tributarono dopo la sua morte, al punto da eroicizzarlo, quasi come si sarebbe fatto con un imperatore.
Ma chi era Marco Nonio Balbo?
Egli fu un eminente esponente del Senato romano al tempo di Augusto, rivestendo la carica di pretore e proconsole delle province di Creta e di Cirene; nel 32 a.C. venne eletto tribuno della plebe, conquistando onori come partigiano di Ottaviano Augusto durante la Guerra Civile (44-31 a.C.).
A seguito di questi eventi, ed in particolare per la fedeltà sempre mostrata nei confronti dell'Imperatore, gli furono riservati diversi benefici, ed in tal modo accumulò molte ricchezze, tanto che nella sua città adottiva divenne proprietario di una lussuosissima residenza con giardini pensili e di un imponente impianto termale che si affacciava direttamente sul mare, corrispondente alle attuali Terme suburbane, le quali furono poi rese pubbliche e staccate dall'unità abitativa, la quale è oggi identificabile nello spazio relativo a due strutture: la Casa del Rilievo di Telefo e la Casa della Gemma.
Marco Nonio Balbo Parco Archeologico di Ercolano
La grandezza dell'uomo qui celebrata non risiedeva nelle ricchezze accumulate né tantomeno negli onori che riuscì a conquistarsi all'interno del Senato romano, ma fu la diretta conseguenza delle incredibili donazioni fatte alla città; egli infatti, a sue spese, finanziò  il restauro di importanti edifici, fra i quali la Basilica, le mura e le porte urbiche.
Dopo la sua morte, egli fu omaggiato dalla città che lo assunse al ruolo di patrono; vennero altresì fatte erigere in suo onore almeno una decina di statue in marmo e in bronzo e sempre a lui fu dedicata una imponente statua nel Teatro cittadino.
Sappiamo inoltre, dalla lunga iscrizione impressa sul lato rivolto a mare dell'altare a lui dedicato sulla Terrazza Meridionale, che, u proposta del duoviro M. Ofillus Celer, il senato locale stabili:
- di erigere in suo onore con denaro pubblico, in un luogo di rilievo, una statua equestre con l'iscrizione <A Marco Nonio Balbo, figlio di Marco, della tribù Menenia, pretore, proconsole, patrono. Il consiglio dei cittadini di Ercolano, per i suoi meriti>;
- di realizzare e collocare, nel luogo in cui sono raccolte le sue ceneri, un altare di marmo, apponendovi a nome della collettività, l'iscrizione < A Marco Nonio Balbo (figlio di Marco)> avendo cura di far partire da quel luogo una processione in occasione delle celebrazioni dei Parentalia, le cerimonie di commemorazione dei defunti che si celebravano ogni anno dal 13 al 21 Febbraio;
- di aggiungere un giorno in suo onore ai giochi ginnici che si tenevano di consueto;
- di collocare il suo sedile nel teatro durante le rappresentazioni teatrali che vi avevano luogo.
L'insieme degli onori che a lui furono tributati dopo la morte rimanda senza ombra di dubbio a una forma di culto eroico il cui modello monumentale può forse essere accostato a quello presente a Roma nel cenotafio di Agrippa.
Marco Nonio Balbo Parco Archeologico di Ercolano
La Terrazza occupata dalla sua statua dovrebbe essere quasi con certezza il luogo in cui il suo corpo fu cremato e le sue ceneri raccolte; un'ipotesi avvalorata dal recente ritrovamento di un dolio di terracotta nella terra di riempimento dell'altare che conteneva resti carbonizzati e una falange tagliata a scopo rituale.
Marco Nonio Balbo, l'uomo che da cittadino e senatore fu trasformato in Patrono ed Eroe!
Marco Nonio Balbo Parco Archeologico di Ercolano
Tutte le foto sono di Camillo Sorrentino, Itinerando.