18 – 28 Gennaio 2016
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380 milioni di persone oggi parlano le lingue austronesiane, tra Taiwan, Malesia, Indonesia, Filippine, Madagascar e isole del Pacifico. La spiegazione del perché e delle modalità per cui popolazioni così distanti possiedono oggi lingue analoghe costituisce un tema dibattuto per l’archeologia, l’antropologia e la genetica.
La teoria prevalente fino ad oggi vedeva una diffusione principale a partire da Taiwan, quattromila anni fa, dove la coltivazione del riso era giunta in precedenza dalla Cina.
Una nuova e approfondita analisi genetica mette però in dubbio questa teoria, perché il mtDNA degli isolani del Pacifico era già presente molto prima nell’Asia sud orientale insulare. Si propone perciò uno schema diverso, sulla base pure dei cambiamenti climatici alla fine dell’Era Glaciale, per cui l’espansione dall’Indonesia sarebbe avvenuta ottomila anni fa. Per quanto riguarda invece l’espansione linguistica, questa sarebbe effettivamente avvenuta quattromila anni fa a partire da Taiwan: questa spiegherebbe però solo una minoranza delle popolazioni coinvolte nella regione, non più del 20%.
[Dall’Abstract: ] Ci sono due interpretazioni molto differenti sulla preistoria dell’Asia insulare sud orientale (NdT: Island Southeast Asia – ISEA), con prove genetiche invocate a supporto di entrambe. Il modello “fuori da Taiwan” propone un’espansione principale nel Tardo Olocene, con popoli neolitici di lingue austronesiane, a partire da Taiwan. Come alternativa, la proposta che l’incremento del livello dei mari nella tarda Era Glaciale o in epoca postglaciale avrebbe scatenato ampie dispersioni autoctone: questo spiegherebbe alcuni pattern genetici altrimenti enigmatici, ma non riesce a spiegare la dispersione del linguaggio austronesiano. Combinando i dati dal DNA mitocondriale (mtDNA), dal cromosoma Y e sul genoma, si è effettuata l’analisi più approfondita ad oggi riguardo la regione, ottenendo risultati altamente coerenti per tutti e tre i sistemi, e permettendo di riconciliare i modelli. Prima di tutto si deduce una stirpe comune per le popolazioni Taiwan/ISEA, stabilitasi prima del Neolitico, ma si sono rilevati pure segnali chiari di due migrazioni minori del Tardo Olocene, probabilmente in rappresentanza di input sia dal Sud Est asiatico continentale e dal Sud della Cina, via Taiwan. Quest’ultima può perciò aver mediato la dispersione del linguaggio austronesiano, suggerendo migrazioni su scala inferiore e un cambiamento di linguaggio, piuttosto che un’espansione su vasta scala.

Lo studio “Resolving the ancestry of Austronesian-speaking populations”, di Pedro A. Soares, Jean A. Trejaut, Teresa Rito, Bruno Cavadas, Catherine Hill, Ken Khong Eng, Maru Mormina, Andreia Brandão, Ross M. Fraser, Tse-Yi Wang, Jun-Hun Loo, Christopher Snell, Tsang-Ming Ko, António Amorim, Maria Pala, Vincent Macaulay, David Bulbeck, James F. Wilson, Leonor Gusmão, Luísa Pereira, Stephen Oppenheimer, Marie Lin, Martin B. Richards, è stato pubblicato su Human Genetics.
Link: Human GeneticsAlphaGalileo, EurekAlert! via University of Huddersfield.
Le lingue austronesiane oggi, di Vrata (modified file:Indo-Pacific_biogeographic_region_map-fr.svg), da WikipediaCC BY-SA 3.0.