Puerto Rico: primi incontri religiosi e pitture rupestri

19 Luglio 2016

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Pitture rupestri testimoniano come alcuni nelle prime generazioni di Europei ad arrivare in America siano stati coinvolti dalle credenze spirituali degli indigeni, nelle grotte di una remota isola nei Caraibi.

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

L'isola di Mona era infatti una tappa chiave nel percorso dall'Europa all'America: era al cuore dei progetti coloniali spagnoli del sedicesimo secolo e fu pure indicata da Cristoforo Colombo nel 1494.

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Nella grotta si sono ritrovate più di 30 iscrizioni con nomi di individui, frasi in Latino e Spagnolo, date e simboli cristiani, offrendo uno spaccato sulle dinamiche religiose dell'epoca.

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Milano: “Cuba. Tatuare la storia”, viaggio nella creatività contemporanea

Cultura

“Cuba. Tatuare la storia”, viaggio inedito nella creatività contemporanea in bilico tra mostra e performance

Al PAC dal 5 luglio al 12 settembre un viaggio nell'arte dell'isola caraibica. Esposte le opere di 31 artisti cubani tra i più noti e influenti nel panorama artistico internazionale

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Milano, 4 luglio 2016 - Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, da martedì 5 luglio sino a lunedì 12 settembre 2016, presenta CUBA. Tatuare la storia, una mostra che, per la prima volta su iniziativa di uno spazio pubblico italiano, propone una riflessione organica e approfondita sull’arte cubana, dentro e fuori dall’isola, con l’obiettivo di trecciarne le linee guida utili alla corretta comprensione e conoscenza.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea e Silvana Editoriale, l’esposizione è curata da Diego Sileo, curatore del PAC, e Giacomo Zaza, curatore del Padiglione Cubano alle ultime due Biennali di Venezia e curatore associato della 12a Biennale dell’Avana. Il progetto si estende alla città di Milano con due installazioni: la prima al MUDEC Museo delle Culture e la seconda all'Edicola Radetzky di Viale Gorizia (Darsena).

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Dai relitti e dagli anelli degli alberi, informazioni sull'uragano atlantico

7 Marzo 2016

L'uragano Katrina, il 28 Agosto 2005. Credit: NOAA
L'uragano Katrina, il 28 Agosto 2005. Credit: NOAA

Valutare l'influenza del cambiamento climatico sull'attività dell'uragano atlantico è di cruciale importanza, eppure la quantità limitata di registrazioni in merito incide sulla possibilità di effettuare proiezioni.
Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha studiato la variabilità dell'uragano atlantico (a partire dal 1500), utilizzando le registrazioni relative ai relitti spagnoli nei Caraibi (1495-1825) e agli anelli degli alberi (da Florida Keys, 1707-2009). Gli autori sono così giunti alla conclusione che tra il 1645 e il 1715, periodo noto come Minimo di Maunder e caratterizzato dalla più notevole riduzione nell'attività solare (oltre che da basse temperature nel Nord Atlantico), si è pure verificato il minor numero di uragani.
Gli studiosi hanno pure utilizzato due testi per l'elenco dei relitti nell'area: "Shipwrecks in the Americas: A Complete Guide to Every Major Shipwreck in the Western Hemisphere" di Robert F. Marx e "Shipwrecks of Florida: A Comprehensive Listing" di Steven D. Singer.
Gli autori dello studio hanno utilizzato questa conta dei relitti per creare registrazioni degli uragani fino al 1500. Credit: Valerie Trouet, University of Arizona
Gli autori dello studio hanno utilizzato questa conta dei relitti per creare registrazioni degli uragani fino al 1500. Credit: Valerie Trouet, University of Arizona

Sapere che una pausa degli uragani caraibici corrisponde a un periodo di diminuita radiazione solare può permettere di comprendere meglio l'influenza dei grandi cambiamenti delle radiazioni, anche derivanti da attività antropiche (come per i gas serra).
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Dalla storia del parassita Schistosoma mansoni, nuove conoscenze sulle popolazioni

16 Febbraio 2016
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Il nuovo sequenziamento del genoma del parassita Schistosoma mansoni rivela nuove conoscenze sulla storia delle popolazioni.
Questo platelminta (o verme piatto) è responsabile della schistosomiasi (anche nota come bilharziosi o distomatosi sanguigna), una parassitosi che ancora oggi affligge le popolazioni di diversi paesi in via di sviluppo, prevalentemente in Sud America, nei Caraibi, in Africa (Madagascar in particolare) e Medio Oriente. Lo Schistosoma mansoni infetta oggi oltre 250 milioni di persone e causa la morte di 11  mila persone ogni anno.
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Il nuovo sequenziamento rivela che il parassita avrebbe colpito per la prima volta i pescatori nei laghi dell'Africa Orientale. Si sarebbe quindi diffuso nell'Africa Occidentale (Senegal e Camerun), e poi nel Nuovo Mondo (Guadalupe) a causa del commercio di schiavi nei secoli tra il sedicesimo e il diciannovesimo.
Lo studio è partito dall'analisi delle differenze tra lo Schistosoma mansoni e lo  Schistosoma rodhaini, un parassita che colpisce invece i roditori. Si è calcolato che i due avrebbero un antenato comune nell'Africa Orientale, databile tra i 107.500 e i 147.600 anni fa. La specie risulterebbe pure più giovane di quanto ritenuto. La sua comparsa coincide coi primi ritrovamenti archeologici relativi alla pesca nelle acque dolci dell'Africa Orientale.
Il confronto dei genomi mostra poi una divergenza tra quelli dell'Africa Occidentale e quelli presenti nei Caraibi. La divergenza sarebbe da collocarsi tra il 1117 e il 1742 d. C., sovrapponendosi col commercio di schiavi nell'Atlantico, tra il sedicesimo e il diciannovesimo secolo. Oltre 22 mila Africani furono allora trasportati a Guadeloupe, nel Nuovo Mondo, sulle navi francesi.
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Effetti del cambiamento climatico e delle attività umane sulla fauna delle Bahamas

15 Settembre - 19 Ottobre 2015
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I moderni umani ebbero sulla fauna dei Caraibi un impatto persino maggiore di quello del cambiamento climatico. Queste le conclusioni di un recente studio che ha preso in esame gli oltre cinquemila fossili di 95 specie, ritrovati presso Sawmill Sink sull'isola Grande Abaco delle Bahamas.
Il clima più caldo e umido, con crescenti livelli del mare, produsse la scomparsa di diciassette specie di volatili, tra 15 mila e 9 mila anni fa. Un effetto persino più devastante è stato prodotto però negli ultimi mille anni di attività umane, che hanno portato all'estinzione di 22 tra rettili, uccelli e mammiferi. E si ritiene che per il futuro questi costituiscano un pericolo maggiore che il cambiamento climatico.
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Panama: identificato il relitto della Nuestra Señora de Encarnación

12 Maggio 2015
Il relitto al largo della costa Caraibica di Panama, presso la foce del fiume Chagres, è stato identificato come la nave mercantile Nuestra Señora de Encarnación, un nao coloniale spagnolo affondato nel 1681 insieme ad altre imbarcazioni durante una tempesta. Il relitto contiene l'intera parte inferiore della nave, oltre a svariati manufatti.
 
Encarnación excavation video A from San Marcos Mercury on Vimeo.

Link: Texas State University; The History Blog; National Geographic


I cooperanti dovrebbero leggere le note degli archeologi sulla costruzione delle case

24 Aprile 2015
Archeologi e i decision maker nelle questioni umanitarie dovrebbero parlarsi di più (testo Inglese cortesemente fornito da Springer, e qui tradotto)
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I cooperanti che forniscono rifugio a seguito di disastri naturali come uragani o terremoti, dovrebbero considerare le informazioni archeologiche a lungo termine sulle modalità di costruzione delle case nel passato, da parte degli abitanti locali; e cosa questi facevano quando riparavano e costruivano. Gli archeologi e le organizzazioni umanitarie internazionali sono entrambi impegnati nelle operazioni di recupero, con i primi che lo fanno per il passato, e gli ultimi per il presente. Così dice Alice Samson dell'Università di Cambridge nel Regno Unito, leader di una visione d'insieme archeologica sulle pratiche di costruzione utilizzate nei Caraibi da 1400 a 450 anni fa. È pubblicata sul giornale di Springer Human Ecology.
Human Ecology
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Cuba: piante coltivate nei Caraibi prima di quanto ritenuto finora

5 Aprile 2015
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Fino ad oggi si riteneva che prima del 500 d. C., a Cuba e nei Caraibi non fossero utilizzate piante coltivate. Un nuovo studio, opera di un team internazionale di studiosi, ha però rovesciato questi assunti, datando alcuni resti, individuati con tecniche innovative, fino al 1000 a. C.
Il metodo utilizzato ha permesso di ricavare la dieta a partire dal tartaro dei denti, da grani di amido e da isotopi del collagene delle ossa. I "pescatori raccoglitori" di Caminar Abajo, nella provincia cubana di Matanzas, facevano già uso di fagioli coltivati, patata dolce e di zamia, una pianta tossica se non trattata adeguatamente. I locali praticavano pesca, caccia, e facevano uso di cultigeni (cioè di piante deliberatamente alterate o selezionate dagli uomini) come di piante selvatiche.
Lo studio "Starch analysis and isotopic evidence of consumption of cultigens among fisher–gatherers in Cuba: the archaeological site of Canímar Abajo, Matanzas", di Y. Chinique de Armas, W.M. Buhay, R. Rodríguez Suárez, S. Bestel, D. Smith, S.D. Mowat, M. Roksandic, è stato pubblicato su Journal of Archaeological Science.
Link: Journal of Archaeological Science; University of Winnipeg; Past Horizons
La provincia di Matanzas a Cuba, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Cuba location map.svg (by NordNordWest).)
 


Esperti cercano di salvare i siti archeologici haitiani

1 Settembre 2014
Nonostante i furti avvenuti recentemente ad Haiti, i siti dell'area rimangono fondamentali per la comprensione della regione caraibica. Saranno perciò necessari sforzi in varie direzioni per raccontare la storia di quest'area.
Link: The New Zealand Herald; Phys.org