Pompei vola a Parigi e racconta i nuovi scavi della Regio V

Pompei oltre Pompei. Grazie ad una collaborazione internazionale tra la Réunion des musées nationaux – Grand Palais e il Parco Archeologico di Pompei, nasce questa nuova interessante mostra che si preannuncia già spettacolare, per esclusivi contenuti in anteprima sulle recenti scoperte nella Regio V e per la modalità immersiva di visita che proietterà lo spettatore in una dimensione quasi realistica nella città vesuviana.

Pompei Grand Palais
Ricostruzione dell'eruzione del Vesuvio. Immagine © GEDEON Programmes

Per realizzare ciò è stata chiamata a collaborare la società GEDEON Programmes, leader francese nel settore dei documentari archeologici e del patrimonio che, utilizzando tecnologie d’avanguardia sul sito, cartografia laser, termografia a infrarossi, fotogrammetria, droni, ha effettuato riprese ad altissima risoluzione e realizzato fedeli riproduzioni in 3D di estrema precisione. Fin dalla sua riscoperta, nel XVIII secolo ad opera degli scavi organizzati da Carlo III di Borbone, Pompei ha affascinato archeologi, artisti, letterati che hanno scritto fiumi d’inchiostro sui “misteri” e segreti della città antica.

Jules-Léon Chifflot, Maison du Centenaire à Pompéi, gouache su carta, 69 cm x 156 cm (1903), Paris, École nationale supérieure des Beaux-Arts. Foto © Beaux-Arts de Paris, Dist. Rmn-Grand Palais / image Beaux-arts de Paris

Ricca, multietnica, popolosa, Pompei è stata al centro del Mediterraneo per traffici e scambi culturali tra diversi popoli, facendo proprie caratteristiche etniche e religiose delle genti che la attraversavano o che vi abitavano. L’arte era fiorente, ne sono testimonianza i bellissimi affreschi conservatesi nelle domus, e l’ombra del Vesuvio era benevola anche per la produttività ma tuttavia, proprio quella fonte ricca e benevola, ha cambiato per sempre le sorti della città romana annientandone la popolazione e conservandone perenne memoria nelle sue fragili rovine.

Via della Fortuna a Pompei. Foto © GEDEON Programmes

Nel corso della sua storia e soprattutto in quella più recente, la città ha attraversato nuovamente una fase di decadenza soprattutto per l’incuria del suo essere più fragile. Nel 2010 il crollo della Schola Armaturarum ha richiamato all’attenzione internazionale la fatiscenza di Pompei, imponendo alla comunità scientifica mondiale l’assoluta necessità di tutelare le rovine più famose al mondo patrimonio UNESCO.

Pompei, la scoperta dell'affresco con Adone e Venere. Foto © GEDEON Programmes

Nasce così il Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e il restauro del sito, associato, negli ultimi anni, a scoperte importanti  nel sito archeologico. Proprio queste scoperte e i reperti associati provenienti dalla Regio V, esposti in esclusiva per il pubblico francese, sono testimonianza della grande attività di scavo e ricerca che ha caratterizzato gli ultimi anni a Pompei e che hanno rilevato ambienti ed edifici ancora inediti e ricchi di nuovi dati.

https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/videos/1033505163755096/?epa=SEARCH_BOX

 

Ed è grazie all’esperienza digitale che i visitatori potranno entrare nel vivo della città, ammirare vie, vedere i ricchi affreschi e rivivere la freneticità dei luoghi più famosi di Pompei. Al centro del percorso, inoltre, un dispositivo inviterà il visitatore ad entrare nel cuore del dramma che distrusse la città nel 79 d.C. e la rese famosa nella storia.

Ricostruzione © GEDEON Programmes

L’eruzione  del Vesuvio ha distrutto Pompei e ha distrutto vite e la città costituisce oggi un tesoro archeologico unico al mondo per bellezza e importanza di informazioni sullo stile di vita di un sito di epoca romana più vivo che mai.

Pompei Grand Palais
La locandina della mostra. Immagine © Affiche de la Réunion des musées nationaux-Grand Palais, 2020 © GEDEON Programmes

Informazioni sulla mostra Pompei al Grand Palais: https://www.grandpalais.fr/en/event/pompeii

Pompei Grand Palais
Vénus sul suo carro trainato da elefanti, affresco del I° secolo a. C., 151 x 196 cm. Pompei, Officina dei Feltrai (IX 7, 5). Foto © Parco Archeologico di Pompei, Amedeo Benestante

Dai crolli al riscatto. A Pompei riaprono tre importanti domus

Pompei come simbolo di rinascita e di best practice nel mondo. In cinque anni, da città afflitta quasi quotidianamente dai crolli a modello internazionale, così si presenta Pompei ad un sempre più numeroso pubblico di visitatori grazie al lavoro di tecnici specializzati che sono riusciti a vincere importanti sfide riportando l'antica città vesuviana ad una situazione stabile di manutenzione ordinaria.

Pompei casa degli amanti
Foto: Pompei Parco Archeologico

Il grande cantiere di lavoro che ha portato alla messa in sicurezza delle Regiones I, II, III si è concluso dopo 15 mesi e ha interessato un’area nel quadrante sud orientale della città solo parzialmente scavato, compreso tra via dell’Abbondanza a sud e via di Nola a nord. Specifici lavori di restauro strutturale hanno permesso inoltre di mettere in sicurezza gli apparati decorativi di domus, botteghe ed edifici, oltre al rifacimento delle coperture. Resta in via di completamento il consolidamento dei fronti di scavo con 3 km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo della Regio V dove già dalla fine del 2018 i visitatori possono ammirare il cubicolo di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più importanti e suggestivi della Regio V.

Foto: Alessandra Randazzo

La casa degli Amanti è stata riaperta dopo una chiusura di 40 anni. Portata in luce nel 1933 prende il nome da un graffito inciso in esametri che recita: “Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt. Velle”. (Gli amanti come le api trascorrono una vita dolce. Magari). La domus che è sita nella Regio I si presentava in una situazione di estrema precarietà strutturale, tanto che, dopo il sisma degli anni ’80, si era reso necessario puntellare la copertura dell’atrio e del peristilio che aveva così occultato la lettura degli spazi e stravolto la vista delle decorazioni parietali. Negli anni la situazione era peggiorata tanto che l’accesso era stato interdetto anche ai tecnici.

Foto: Alessandra Randazzo

Di questa bella domus rimane pressoché intatto anche il secondo piano del peristilio, un tempo accessibile mediante una scala di cui ancora oggi è possibile vederne la traccia sulla parete di fondo. Il secondo piano sembra essere stato aggiunto in una fase edilizia riconducibile al I secolo d.C. e il buono stato di conservazione ha permesso, già dopo lo scavo, di recuperarne la configurazione originaria ridando a Pompei una percezione spaziale che è un unicum qui nella città vesuviana. La decorazione parietale si scandisce tra II e IV stile  nel corso del I secolo d.C. e alcuni oggetti che sono stati ritrovati nella casa hanno trovato esposizione all’interno di una vetrina collocata nell’atrio secondo il concetto di museo diffuso già portato avanti in altri edifici.

Pompei casa del frutteto
Foto: Alessandra Randazzo

Di pianta regolare, la domus del Frutteto venne scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951. Presenta il classico impianto su atrio attorno al quale si dispongono vari ambienti tra cui, nella parte posteriore, un triclinio estivo utilizzato durante la stagione più calda in alternativa allo spazio interno. Raffinatissime sono le pitture dei cubicola. A differenza di quanto attestato in altre abitazioni dove la pittura da giardino era riservata solo alle stanze di rappresentanza, qui alcuni ambienti sono arricchiti oltre che da un verde lussureggiante anche da motivi prettamente egittizanti con riferimenti alla dea Iside, indizio di una devozione particolare del proprietario della casa al mondo orientale. Ma a caratterizzare gli ambienti anche statue faraoniche, rilievi con il bue Api e figure egizie, idrie e situle che si mescolano a vasi-fontana e quadretti con Dioniso. La casa è stata interessata da interventi di messa in sicurezza e da importanti lavori di restauro degli apparati decorativi.

Foto: Alessandra Randazzo

Da un graffito inciso su una parete del peristilio e raffigurante una grande nave da carico di nome Europa prende il nome l’omonima casa. Il nucleo originario risale al III secolo a.C. ma nel corso del tempo ha subito diverse modifiche e ampliamenti che l’hanno portata, nella sua veste attuale, a presentare un ampio peristilio con ambienti disposti sia sul versante nord che occidentale. Alcune colonne in tufo del peristilio e decorazioni in I stile richiamano alla memoria le fasi più antiche e di maggior splendore della domus. Nell’ultima fase di vita, l’abitazione doveva presentare anche un’attività produttiva legata all’agricoltura; il settore retrostante della casa era occupato da un ampio spazio verde posto su due livelli.

Pompei Massimo Osanna
Massimo Osanna. Foto: Pompei Parco Archeologico

A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”, così il direttore Massimo Osanna al termine di questa importante giornata per la città di Pompei.


Massimo Osanna racconta la "sua"Pompei tra vecchi scavi e nuove sfide per la città vesuviana

Un omaggio, un diario corposo di eventi, sconfitte e vittorie. Dalla distruzione del 79 d.C. alla seconda rinascita dell’Araba Fenice, Pompei viene raccontata da colui che assieme ad una grande squadra di collaboratori ha saputo ridare un’ennesima vita alla città vesuviana. Massimo Osanna, Professore e Direttore del Parco Archeologico di Pompei ci racconta una città nuova, una città dalla doppia e dalle molteplici possibilità.

Nessuna avrà lo stesso punto di vista in quanto definire univocamente una città multietnica  e stratificata come Pompei, per un archeologo o un semplice appassionato, risulterebbe difficile. La città antica si è sempre intrecciata con un’altra Pompei fatta di sogni, miti, di quella creatività così tipica degli scrittori che l’hanno immaginata, descritta e raffigurata. Ognuno con la propria esperienza di specialista o artista ha lasciato un ricordo significativo della sua visita e ancora oggi, il ricco programma di visite che è possibile effettuare all’interno del sito, permette ad ognuno di noi di vivere una Pompei diversa e mai uguale.

Questo libro che vuole essere per tutti ma il cui taglio rimane scientifico è capace però di cogliere ogni sfumatura di questa lunga storia di una città che nasce intorno al VII secolo e muore nel I secolo d.C.; dalla catastrofica distruzione della città ad opera dello “sterminator Vesevo”così come scrive Giacomo Leopardi alla riscoperta borbonica e alla seconda morte con il terribile crollo nel 2010 della Schola Armaturarum. Un punto di svolta per la città. Da quel giorno la macchina mediatica ha puntato i suoi riflettori e attraverso un lungo processo ha portato nuovamente alla ribalta Pompei.

Nasce nel 2014 il Grande Progetto Pompei che ha trasformato in maniera evidente l’opinione e l’immagine della città. Quel degrado diffuso si è trasformato in una rivoluzione e dalle ceneri Pompei è nuovamente risorta. Non da sola, senza miracoli e con un lungo e difficile lavoro portato avanti da un’equipe di specialisti con professionalità diverse che hanno lavorato instancabilmente per portare avanti un progetto salva - Pompei. Grazie a questo sapiente lavoro e a tecniche innovative, Pompei ha fatto scuola nel campo della metodologia archeologica come esempio di best practice nel mondo.

L’approccio d’intervento è stato indirizzato verso le criticità più evidenti con la messa in sicurezza di tutte le regiones e la fruibilità di 32 ettari dei 44 scavati. Accanto a questi interventi sono stati portati avanti anche lavori di restauro su singole domus o interi complessi edilizi nell’ottica di una riapertura permanente di interi percorsi di visita all’interno degli scavi. Ma il GPP (Grande Progetto Pompei) ha rappresentato anche una palestra per una migliore conoscenza della civiltà romana all’interno di un contesto ben strutturato, attraverso lo studio e la riscoperta di importanti edifici in aree non ancora indagate.

Massimo Osanna

Oggetti, corpi, gioielli, pitture e tutto quello che un tempo era vivo all’interno delle domus adesso dialoga con i moderni ricercatori e viene presentato al grande pubblico in un racconto sempre attivo fatto di mostre e pubblicazioni scientifiche che girano il mondo. Il lettore anche non specializzato su Pompei troverà, all'interno di questo volume, diverse immagini a corredare l’esposizione anche sugli ultimi e più recenti scavi della Regio V. Per la prima volta si presentano i ritrovamenti più eclatanti come il mosaico di Orione, Leda con il cigno e gli edifici che ospitano questi splendori. Pompei, Il tempo ritrovato Le nuove scoperte edito da Rizzoli è un libro scientifico che non perde l’entusiasmo e l’emozione di un grande protagonista della nuova vita di Pompei.


La scoperta nella Regio V. Un gromatico forse il proprietario della Casa di Orione

Grazie ad un nuovo studio su alcuni ambienti della cosiddetta Casa di Orione, prima conosciuta come Casa di Giove, gli archeologi sono riusciti ad interpretare alcuni mosaici delineanti una professione molto nota nell’antica Roma e anche in Etruria. La scoperta, pubblicata su un articolo “Gromatics illustrations from newly discovered pavements in Pompeii” da Massimo Osanna, Direttore del Parco Archeologico di Pompei, e da Luisa Ferro e Giulio Magli della Scuola di Architettura del Politecnico di Milano, propone una nuova interpretazione di due mosaici recentemente rinvenuti nella Regio V. Essi avrebbero una chiara analogia con le illustrazioni dei codici dei gromatici romani.

Pianta della Casa di Orione. Foto: Pompei Parco Archeologico

Costoro erano tecnici civili o militari alle dipendenze dello stato romano che si avvalevano di uno strumento, la groma, da cui la denominazione di gromatici, il cui unico esemplare ci è noto proprio da un rinvenimento a Pompei, nello scavo di una bottega di un tale Verus, loro fabbricante. Le operazioni sul terreno definivano quella che si chiamava “forma”, documento che oltre ad avere valore cartografico, aveva valenza sia giuridica che amministrativa in quanto registrava le assegnazioni delle terre.

Ricostruzione Groma per Mostra Homo Faber presso Antiquarium di Boscoreale

Nello specifico, uno dei due mosaici mostra un quadrato inscritto in un cerchio tagliato da due linee perpendicolari, una delle quali coincide con l’asse longitudinale dell’atrio della casa e appare come una sorta di rosa dei venti che identifica una divisione regolare del cerchio in otto settori equidistanti. L’immagine tra l’altro è simile a quella usata nel codice medievale per illustrare il modo in cui i Gromatici dividevano lo spazio. La seconda immagine, invece, mostra un cerchio con una croce ortogonale incisa al suo interno, collegata da cinque punti disposti come una sorta di piccolo cerchio a una linea retta con una base.

Questa appare come la rappresentazione di una groma, lo strumento che gli agrimensori utilizzavano, costituito da due bracci uguali perpendicolari tra loro, imperniati su un’asta infissa nel terreno e portanti a ogni estremità un filo a piombo. Con la groma si potevano tracciare sul terreno allineamenti divisori ortogonali fra loro. L’importanza dei gromatici crebbe soprattutto in età imperiale laddove i compiti erano vari: misurazione dei terreni, il tracciare linee decumane e i cardini delle città, stabilire la pianta di un accampamento, suddividere l’ager da assegnare ai coloni. Le piante redatte dovevano essere in duplice copia: una rimaneva alla colonia mentre l’altra era inviata a Roma, nel Tabularium. I frammenti di piante sono documenti preziosissimi per la ricostruzione dell’aspetto del territorio in epoca romana. Il lavoro di questi tecnici aveva anche connessioni religiose e simboliche che risalivano alla tradizione etrusca.

Illustrazione dai testi medievali dei gromatici

Le uniche immagini che illustrano il lavoro dei Gromatici ci sono state trasmesse soltanto dal codice medievale risalente a molti secolo dopo che quest’arte, quella degli Agrimensores, non era più praticata.


Pompei tra "Il tempo ritrovato" e le nuove aperture

Giornata importante e densa di appuntamenti quella di lunedi 25 Novembre per il Parco Archeologico di Pompei. Si comincia con la riapertura di Via del Vesuvio, dove, in seguito agli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando circa 3 Km di perimetro che costeggia l'area non scavata della città è tornata fruibile al pubblico - grazie al Grande Progetto Pompei - un'ampia zona degli scavi.
Presentazione stampa. Foto: Pompei Parco archeologico
In particolare, proprio nell'area interessata, è stato possibile ammirare, ad un anno dal ritrovamento, lo splendido affresco raffigurante il mito di Leda e il Cigno, certamente uno dei più suggestivi ritrovamenti nell'area della Regio V. La visita continua ancora con l'ingresso negli ambienti delle Terme Centrali, riaperti dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza.
I visitatori, inoltre, potranno accedere  anche nella Casa degli Amorini Dorati, riaperta dopo alcuni anni in seguito ad importanti interventi di manutenzione.
Massimo Osanna. Foto: Pompei parco archeologico
Al termine dell'anteprima stampa,  presso la saletta convegni San Paolino, il direttore del Parco Archeologico di Pompei, prof. Massimo Osanna, ha illustrato le varie fasi dello scavo e della messa in sicurezza dell'area della regio V, presentando in anteprima alla stampa il suo nuovo libro edito da Rizzoli: "Pompei. il Tempo Ritrovato. Le Nuove Aperture", nel quale vengono trattati gli straordinari ritrovamenti sia nel loro aspetto puramente scientifico sia da un punto d'osservazione quasi romantico, legato certamente all'emozione della scoperta e alla responsabilità avvertita nell'adottare tutte le possibili cautele affinchè il pubblico dei visitatori ne potesse goderne appieno.
Leda e il Cigno. Foto: Pompei parco archeologico
La Domus di Leda 
La casa è stata cosi ribattezzata in seguito al ritrovamento, in uno dei cubicoli (forse una camera da letto), di un raffinato affresco che illustra la scena del congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta.
Dal doppio amplesso, prima con Giove poi con Tindaro, nasceranno i gemelli Castore e Polluce (I Dioscuri), Elena, futura moglie di Menelao, re di Sparta e generatrice della Guerra di Troia, e Clitennestra, sposa e assassina di Agamennone, re di Argo e fratello di Menelao.
L'intera stanza è impreziosita da decori raffinati in IV stile, caratterizzati da delicati ornamenti floreali intervallati da grifoni con cornucopie,amorini volanti, nature morte e scene di lotta fra animali; alle spalle di quest'ambiente, in una delle pareti dell'atrio, è l'Affresco di Narciso che si specchia nell'acqua rapito dalla sua immagine, secondo l'iconografia classica.
Interessante in questo ambiente, precisamente nello spazio del sottoscala, probabilmente utilizzato come deposito, il ritrovamento di una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo, mentre una situla (contenitore per liquidi) bronzea è stata rinvenuta accanto all'impluvio.
L'amore e la soavità dei sensi, raffigurate nelle più svariate forme, caratterizzano gli ambienti di questa elegante domus che già dal corridoio d'ingresso accoglieva gli ospiti con l'immagine apotropaica del Priapo, vigorosamente affrescato.
Terme Centrali. Foto: Pompei parco archeologico
Le Terme Centrali  
Il complesso è posto all'incrocio tra via di Nola e via Stabiana e si sviluppa occupando lo spazio di un intero isolato, quello dell'insula 4 nella Regio IX, riutilizzato a seguito dello spianamento di edifici preesistenti, probabilmente danneggiati in maniera irreversibile dal terremoto del 62 d.C.
Al momento dell'eruzione la costruzione del complesso non risultava ultimata ma l'ambiziosità del progetto si intuisce già dalla monumentale facciata che da sul cortile; le sale per i bagni erano molto più spaziose e luminose rispetto alle altre Terme pompeiane mentre risulta mancante la separazione tra ambienti maschili e femminili, che ha fatto supporre fasce orarie diverse per le donne e per gli uomini.
L'intero complesso e' stato sottoposto a interventi di consolidamento e di restauro, realizzati con fondi ordinari.
Bambino delle Terme Centrali. Foto: Pompei parco archeologico
Nell'Aprile del 2018, all'interno del complesso, è stato rinvenuto lo scheletro di un bambino di 7-8 anni, emerso durante la pulizia di un ambiente d'ingresso, al di sotto di uno strato di circa 10 centimetri, probabilmente travolto dal flusso piroclastico mentre cercava riparo nell'ambiente chiuso.
La Casa Degli Amorini Dorati    
La casa, certamente da annoverare tra le più eleganti abitazioni di età imperiale, deve il suo nome agli Amorini incisi su due medaglioni d'oro che decorano un cubicolo del portico.
Casa degli amorini dorati. Foto: Pompei parco archeologico
La dimora si sviluppa intorno allo scenografico peristilio caratterizzato da un giardino di tipo rodio, ossia munito su un lato di colonne di maggiore altezza sormontate da un frontone, che donava un accentuato tono di sacralità agli ambienti che vi si affacciavano.
Il carattere marcatamente religioso del peristilio è riscontrabile anche dalla presenza di ben due luoghi di culto al suo interno, ossia un edicola ed un sacello; l'edicola era infatti destinata al culto domestico dei Lari, divinità connesse agli antenati, mentre il sacello era destinato al culto delle divinità egizie ritratte nei dipinti, cioè Anubi, dio dei morti con la caratteristica testa da sciacallo, Arpocrate, dio bambino figlio di Iside, la stessa Iside e infine Serapide, dio guaritore.
La presenza di oggetti legati al culto isiaco fanno ritenere che il proprietario della casa, individuato da graffiti e da un anello-sigillo in Cnaeus Poppaeus Habitus, imparentato con Poppea Sabina Minore, era forse un sacerdote.
La Domus è stata interessata da interventi di manutenzione che hanno interessato principalmente la messa in sicurezza degli apparati decorativi mediante integrazioni delle lacune dei mosaici pavimentali e degli intonaci, la messa in opera di dissuasori anti volatili, la realizzazione di una passerella di accesso ed infine la pulitura delle strutture archeologiche.

Dalla Regio V di Pompei torna alla luce un affresco con gladiatori

“Il sito archeologico di Pompei, fino a qualche anno fa, era conosciuto nel mondo per la sua immagine negativa: i crolli, gli scioperi e le file dei turisti sotto il sole. Oggi è una storia di riscatto e di milioni di turisti in più. Oggi è un sito accogliente, ma soprattutto è un luogo in cui si è tornati a far ricerca, attraverso nuovi scavi. La scoperta di questo affresco dimostra che davvero Pompei è una miniera inesauribile di ricerca e di conoscenza per gli archeologi di oggi e del futuro”. Commenta così la nuova scoperta nel sito archeologico di Pompei, il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini.

https://www.youtube.com/watch?v=NvmRXTWRuYw

 

A darne l'annuncio il direttore Massimo Osanna che rivela la scoperta di un affresco con gladiatori da un'attività commerciale della Regio V, probabilmente una bottega. Un mirmillone e un trace, una coppia nota nei combattenti tra gladiatori in una città come Pompei così apertamente votata a questo tipo di spettacoli, vista la presenza di uno degli anfiteatri più famosi e antichi al mondo.

Affresco gladiatori. Foto: Parco archeologico di Pompei

Su uno sfondo bianco, delimitato su tre lati da una fascia rossa, così si compone la scena trapezoidale rinvenuta in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il Vicolo dei Balconi e il Vicolo delle Nozze d'Argento, probabilmente un sottoscala. Al di sopra della pittura si intravede anche l'impronta della scala lignea, facendo ipotizzare la presenza di ambienti superiori forse alloggi per il proprietario o per l'esercizio della prostituzione vista la possibile frequentazione della bottega da parte dei gladiatori.

Dalla scena raffigurata è possibile visionare le armi dei combattenti: il mirmillone impugna il gladium, corta spada romana e un grande scudo rettangolare (scutum) e veste un elemo a tesa larga dotato di visiera con pennacchi, il cimiero. L'altro, il trax, è in posizione soccombente con elmo (galea) a tesa larga ed ampia visiera a protezione del volto, anch'esso sormontato da un alto cimiero.

Affresco gladiatori. Foto: Parco archeologico di Pompei

“E’ molto probabile che questo luogo fosse frequentato da gladiatori - dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna. Siamo nella Regio V, non lontani dalla caserma dei gladiatori da dove, tra l’altro, provengono il numero più alto di iscrizioni graffite riferite a questo mondo. In questo affresco, di particolare interesse è la rappresentazione estremamente realistica delle ferite, come quella al polso e al petto del gladiatore soccombente, che lascia fuoriuscire il sangue e bagna i gambali.  Non sappiamo quale fosse l’esito finale di questo combattimento. Si poteva morire o avere la grazia. In questo caso c’è un gesto singolare che il trace ferito fa con la mano, forse, per implorare salvezza; è il gesto di adlocutio, abitualmente fatto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia. L’ambiente di rinvenimento  è solo parzialmente portato in luce - su un lato emerge un'altra piccola porzione di affresco che rivela la presenza di un’altra figura- in quanto lo scavo dello stesso è stato possibile a seguito dell’intervento di rimodulazione dei pendii dei fronti e alla loro messa in sicurezza, che costituisce l’esigenza prioritaria di tutto il cantiere della Regio V”.

https://www.youtube.com/watch?v=sqq__TTvu5g

 


Amuleti e monili le ultime scoperte dalla Regio V di Pompei

La Regio V di Pompei continua a raccontarci l’immensa ricchezza della città vesuviana e lo fa grazie ad una nuova scoperta fatta di oggetti portafortuna e protezione contro le forze negative.

Sorprende infatti l’ultimo ritrovamento fatto di materiali legati alla sfera femminile e al mondo della superstizione. Amuleti, gemme ed elementi decorativi erano contenuti all’interno di una cassa in legno in un ambiente secondario della Casa con il Giardino dove, qualche mese fa, era stata rinvenuta l’iscrizione che darebbe ulteriori prove all’eruzione autunnale del Vesuvio nel 79 d.C.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

I monili appartenevano probabilmente ad una delle donne della casa, non sappiamo se alla matrona o ad una schiava, ma sappiamo che certamente rimasero seppelliti sotto la cenere così come la sua proprietaria. La traccia della cassa in legno le cui cerniere bronzee si sono ben conservate all’interno dello strato vulcanico, a differenza della parte lignea che si è decomposta, è stata individuata accanto all’impronta di un’altra cassa o mobile nell’angolo di uno degli ambienti di servizio dell’abitazione, probabilmente utilizzato come deposito.

Sul fondo dell’impronta, sono stati ritrovati i numerosi oggetti, tra cui due specchi, diversi vaghi di collane, elementi decorativi in vari materiali, un unguentario vitreo, amuleti fallici, due frammenti di una spiga e una figura umana entrambi in ambra e dal grande valore apotropaico. Diversi pezzi si distinguono per la foggia preziosa e la ricchezza del materiale. Tra le paste vitree straordinarie sono quelle con incise la testa di Dioniso e un satiro danzante o tra le gemme emergono per bellezza una ametista con figura femminile e una corniola con figura di artigiano.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

Alcuni oggetti sono stati ritrovati anche in altri ambienti della casa, alcuni presso l’atrio dove si trovavano sepolti anche i resti scheletrici di donne e bambini sconvolti dagli scavi clandestini di epoca borbonica probabilmente finalizzati al recupero di preziosi all’interno delle stanze. Solo un anello in ferro e un amuleto in faience sono stati risparmiati dalle violazioni e dal saccheggio.

“Si tratta di oggetti della vita quotidiana del mondo femminile e sono straordinari perché raccontano microstorie, biografie degli abitanti della città che tentarono di sfuggire all’eruzione. – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna - Nella stessa casa, abbiamo scoperto una stanza con dieci vittime, tra cui donne e bambini, di cui stiamo cercando di stabilire le relazioni di parentela e ricomporre la biografia del gruppo familiare, attraverso le analisi sul DNA. E chissà che la cassetta di preziosi non appartenesse a una di queste vittime. Particolarmente interessante è l’iconografia ricorrente degli oggetti e amuleti, che invocano la fortuna, la fertilità e la protezione contro la mala sorte. E dunque i numerosi pendenti a forma di piccoli falli, o la spiga, il pugno chiuso, il teschio, la figura di Arpocrate, gli scarabei. Simboli e iconografie che sono ora in corso di studio per comprenderne significato e funzione”.

Cesare Abbate. Parco Archeologico di Pompei

Le straordinarie condizioni dei reperti hanno permesso ai restauratori del Parco Archeologico di Pompei di lavorare abbastanza celermente sugli oggetti così da volerne ben presto un’esposzione all’interno della Palestra Grande degli scavi. Gli oggetti prenderanno il posto dei gioielli precedentemente esposti nella mostra VANITY e daranno da sfondo ad un’altra grandiosa esposizione sulla ricchezza e la suggestione dei nuovi scavi nella Regio V di Pompei.


Le scoperte della Regio V candidano Pompei al premio della BMTA di Paestum

Tra le splendide scoperte candidate all’International Archaeological Discovery Award "Khaled al-Asaad"  vi sono anche quelle della Regio V di Pompei. Due dimore di particolare pregio con decorazioni raffinate, la Casa con Giardino e la Casa di Giove e l’iscrizione a carboncino su una parete che collocherebbe la data dell’eruzione del Vesuvio ad ottobre e non ad agosto del 79 d.C. hanno portato l’Italia a sfidare le rivali straniere nel prestigioso premio che a novembre verrà consegnato a Paestum in occasione della XXII edizione della BMTA.

Italia, dimore di pregio scoperte a Pompei_Quadretto idillico Casa a Nord del giardino
Italia, dimore di pregio scoperte a Pompei_Quadretto idillico Casa a Nord del giardino

La casa di Giove, così chiamata dopo il ritrovamento di un affresco raffigurante il padre degli dei nel larario del giardino, fu parzialmente scavata nell’Ottocento e al momento dell’eruzione era in corso di ristrutturazione. Lo scavo ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da ambienti decorati con ingresso lungo il Vicolo dei Balconi e sul fondo uno spazio aperto su cui si affacciano tre ambienti. La particolarità di alcuni ambienti e dell’atrio sta, con stupore, nella ricca decorazione in I stile pompeiano (II secolo a.C.) con riquadri in stucco imitanti lastre marmoree policrome e cornici con modanature dentellate. È probabile che il proprietario non abbia cambiato appositamente la tipologia decorativa mantenendo volutamente il primo stile che via via era stato sostituito in altre dimore da pitture più moderne. Ma è la Casa con Giardino ad aver incuriosito più di tutti proprio per l’iscrizione rinvenuta sulla parete di un ambiente. Sappiamo che si tratta di un’iscrizione a carboncino il cui testo è stato tradotto ed interpretato, vista la difficoltà paleografica, dall’epigrafista e pompeianista Antonio Varone.

XVI (ante) K (alendas) Nov (embres) in[d]ulsit pro masuri esurit[ioni]

Secondo quanto riportato, questa data sarebbe la “prova” che l’eruzione avvenne in autunno perché, trattandosi di carboncino, fragile ed evanescente, questo non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, ed è quindi probabile che la scritta sia stata realizzata una settimana prima della presunta data dell’eruzione che si sposta così ad ottobre.

La Casa con Giardino prende il nome dal ritrovamento di un ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state rinvenute tracce vegetali che, dopo accurate analisi paleobotaniche, stanno fornendo un quadro completo delle specie presenti nel giardino al momento dell’eruzione. Anche questo edificio fu interessato da scavi antichi, i cunicoli lo confermerebbero, tuttavia la maggior parte degli ambienti e degli apparati decorativi si sono mantenuti in buone condizioni e presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione. L’ingresso principale dell’abitazione si affacciava su vicolo dei Balconi. Lo stretto ingresso immetteva su un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura poggianti su una zoccolatura riccamente decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite. In una stanza con apertura sul portico e che a differenza di altre ha resistito alla prima fase dell’eruzione (quella con la caduta dei lapilli), per poi essere distrutta e riempita dal materiale piroclastico, sono stati rinvenuti i resti scheletrici di cinque fuggiaschi che evidentemente avevano cercato riparo nella stanza più interna della casa.

Venere e Adone dalla Regio V di Pompei

Le indagini hanno rivelato la presenza di fori sulle pareti, cunicoli forse antecedenti alle ricerche ufficiali del 1748 che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati. Portico e pareti di affaccio sull’atrio presentano una ricca decorazione. In particolare, una stanza ha restituito al centro della parete un quadretto con scena idilliaco sacrale in un ambiente boschivo. L’ambiente adiacente, invece, era decorato con megalografie. In una si riconosce Venere con una figura maschile (Paride o Adone) e con Eros, mentre in un altro riquadro la dea della bellezza e dell’amore è raffigurata mentre pesca insieme ad Eros. Sempre in questo ambiente vi è anche un raffinato ritratto femminile, forse la domina della casa.

Ad arricchire ulteriormente i tesori già scoperti, anche un affresco raffigurante il mito di Leda e il cigno, rappresentato in un affresco rinvenuto in un cubicolo (stanza da letto) di una casa di via del Vesuvio. La scena erotica rappresenta il congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta. Il ritrovamento è estremamente particolare per la fattura del soggetto “diverso da tutti gli altri fino ad oggi ritrovati in altre case” per l’iconografia decisamente sensuale.

Leda e il Cigno dalla Regio V di Pompei

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è l’unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.

Il Direttore della Borsa Ugo Picarelli e il Direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale.

La Cerimonia di Consegna si svolgerà venerdì 15 novembre in occasione della XXII BMTA, a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019.

Inoltre, sarà attribuito online uno “Special Award” alla scoperta archeologica che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico attraverso la pagina Facebook della Borsa dal 17 giugno al 30 settembre.

Le cinque scoperte archeologiche del 2018 candidate per la vittoria della quinta edizione sono:

  • Bulgaria: nel Mar Nero il più antico relitto intatto del mondo;
  • Egitto: a sud del Cairo un laboratorio di mummificazione;
  • Giordania: il pane più antico del mondo;
  • Italia: iscrizione e dimore di pregio scoperte a Pompei;
  • Svizzera: la più antica mano in metallo ritrovata in Europa.

Torna alla luce un Termopolio nella Regio V di Pompei

Gli scavi di Pompei ci permettono ancora una volta di ricostruire importanti tasselli della vita quotidiana della città prima dell’eruzione del 79 d.C. I recenti ritrovamenti nella Regio V, che da un anno entusiasmano stampa e pubblico, sempre più forniscono dettagli di quest’area del sito solo parzialmente indagata che si estende su una superficie di oltre 1.000 mq tra la Casa delle Nozze d’Argento e la Casa di Marco Lucrezio Frontone.

L’intervento in corso, il più grande scavo estensivo dal dopoguerra ad oggi a Pompei, prevede la messa in sicurezza di oltre 2,5 km di muri antichi e la mitigazione del rischio idrogeologico nell’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo nelle Regiones I, III , IV e IX.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

I dati emersi da marzo 2018 sono sorprendenti e l’ultima scoperta è davvero eccezionale. Pompei si racconta attraverso il suo quotidiano grazie al Termopolio recentemente affiorato ed emerso nello slargo che fa da incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi portato interamente alla luce.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

L’ attività commerciale, solo parzialmente scavata in quanto collocata sul fronte di scavo, restituisce un bancone riccamente decorato su cui vi sono raffigurati una bella Nereide su cavallo in ambiente marino e l’attività stessa che si svolgeva nella bottega, una sorta di insegna commerciale che faceva da pubblicità.  Quasi da riflesso, una scena singolare ritrovata al di sotto del bancone al momento dello scavo: anfore integre che erano da richiamo alla vendita.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Diversi erano questi esercizi commerciali sparsi per la città, solo a Pompei se ne contano una ottantina e tutti situati sulle vie. Il Termpolio sicuramente più celebre era quello di Asellina che sporgeva sulla celebre via dell’Abbondanza.

Foto del Parco Archeologico di Pompei

“Per quanto strutture come queste, siano ben note nel panorama pompeiano – dichiara la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo -  il rinnovarsi della loro scoperta, con anche gli oggetti che accompagnavano l’attività commerciale e dunque la vita di tutti i giorni, continua a trasmettere emozioni intense che ci riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione, che pur ci hanno consegnato  testimonianze uniche della civiltà romana”

Foto del Parco Archeologico di Pompei

Il nome originariamente greco, deriva da ϑερμός «caldo» e πωλέω «vendere», stava genericamente ad indicare, sia nel mondo greco che romano, un luogo in cui si bevevano bevande, non solo calde, secondo l’etimologia della parola, ma anche fredde e di altri generi.

Gli alimenti e non solo, venivano conservati in grandi giare, dolia, che erano incassate nel bancone di mescita in muratura e venivano consumati abbastanza velocemente soprattutto da coloro che non rientravano a casa per il prandium, il pasto leggero del mezzogiorno.

 


Bellezza e sensualità. La Regio V di Pompei regala ancora sorprese

Nuove immagini mitologiche si svelano sulle pareti di una domus di Pompei di recente scoperta nella Regio V.

Affresco con Narciso. Crediti: Pompei Parco Archeologico

L’abitazione, solo qualche mese fa, ci aveva regalato il bellissimo quadro con Leda e il Cigno riaffiorato durante lo scavo dell’ambiente e ora presenta altre scene sensuali e di incredibile raffinatezza. Alle spalle dell’alcova è riemerso dai lapilli anche l’atrio della domus, con pareti dai colori vividi e un affresco di pregevole fattura con il mito di Narciso. Il giovane, ritratto mentre si specchia e si innamora della sua stessa figura, richiama la sua iconografia classica.

Ma le scoperte continuano e ulteriori immagini impreziosiscono il raffinato ambiente. Il gusto per la delicatezza si riflette nella scelta di decorare l’intera stanza con Leda in IV stile e di arricchire le pareti e il soffitto con ornamenti floreali intervallati da grifoni con cornucopie, amori volanti, nature morte e scene di lotta tra animali. I restauratori, già all’opera, stanno ricostruendo le fitte trame del racconto mitologico attraverso i pezzi ritrovati nello strato di crollo che riflettevano il potente messaggio di sensualità dell’intera abitazione.

Decorazione stanza di Leda. Crediti: Pompei Parco Archeologico

Dalla stessa domus proviene anche l’esplicita immagine del dio Priapo mentre pesa il fallo sulla bilancia che accoglieva gli ospiti con un augurio di buon auspicio.

Nell’atrio di Narciso vi sono ancora le tracce delle scale che conducevano al piano superiore e nello spazio del sottoscala, probabilmente un deposito, sono stati ritrovati una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo. Una situla, invece, è stata rinvenuta accanto all’impluvio.

Massimo Osanna e Alfonsina Russo. Crediti: Pompei Parco Archeologico

La bellezza di queste stanze, evidente già dalle prime scoperte, ci ha indotto a modificare il progetto e a proseguire lo scavo per portare alla luce l’ambiente di Leda e l’atrio retrostante - dichiara la Direttrice Alfonsina Russo - Ciò ci consentirà in futuro di  aprire alla fruizione del pubblico almeno una parte di  questa domus. Lo scavo della stessa è stato possibile nell’ambito del più ampio intervento di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo, previsto dal Grande Progetto Pompei, che sta interessando gli oltre 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei.  Nel rimodulare la pendenza dei fronti che incombevano minacciosamente sulle strutture già in luce, sono venute fuori questi eccezionali ritrovamenti. In questa delicata fase, il collega Massimo Osanna sta proseguendo la direzione scientifica dello scavo per fornire il suo prezioso e competente supporto e garantire una linea di continuità scientifica alle attività di scavo.”

Restauratrice. Crediti: Pompei Parco Archeologico

“Proseguono le straordinarie scoperte di questo cantiere – dichiara Massimo Osanna – Si ripropone nell’atrio della casa la scena di un mito, quello di Narciso, ben noto e più volte ripetuto a Pompei. Tutto  l’ ambiente è pervaso dal tema della gioia di vivere, della bellezza e vanità, sottolineato anche dalle figure  di menadi e satiri che, in una sorta di corteggio dionisiaco, accompagnavano i visitatori all’interno della parte pubblica della casa. Una decorazione volutamente lussuosa e probabilmente pertinente agli ultimi anni della colonia, come testimonia lo straordinario stato di conservazione dei colori.”  

https://www.youtube.com/watch?v=NzGShhIU8tU