IX Edizione Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea

I vincitori della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea

Si è conclusa la IX Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica

À la rencontre de Néandertal” miglior film per la giuria di qualità

I Leoni di Lissa” si aggiudica il premio del pubblico

All’archeologo di frontiera Massimo Vidale il premio “Antonino Di Vita”

IX Edizione Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
Massimo Vidale

L’ultima serata della nona edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, realizzata con il sostegno di Sicilia Film Commission e la collaborazione dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea diretta da Giacomo Caruso, si è conclusa con la cerimonia di premiazione, nel corso della quale sono stati assegnati tre premi. “I leoni di Lissa” documentario prodotto da “Allegria Film” e diretto dal regista Nicolò Bongiorno, si è aggiudicato il premio “Archeoclub d’Italia”, assegnato dal pubblico votante. Il regista, secondogenito del noto conduttore televisivo Mike Bongiorno, ha ricevuto il premio dalla mani di Enzo Piazzese (Archeoclub d’Italia di Ragusa).

IX Edizione Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
da sx il regista Nicolò Bongiorno e Enzo Piazzese

Il premio “Archeovisiva”, assegnato da una giuria internazionale di qualità composta da Diego D’Innocenzo, Anthony Grieco, Lada Laura, Laura Maniscalco e Brian McConnell è stato assegnato alla produzione francese “À la rencontre de Néandertal”, di Rob Hope e Pascal Cuissot, prodotto dalla Fred Hilgemann Films, presentato in anteprima nazionale a Licodia Eubea. La giuria di qualità ha inoltre assegnato una menzione speciale al film “C’era una volta Iato”, prodotto dall’Istituto Comprensivo di San Giuseppe Jato.

Due dei cinque giurati del premio 'ArcheoVisiva', la dott. Laura Maniscalco e il prof. Brian McConnell

Infine, il premio “Antonio Di Vita”, attribuito dal comitato scientifico del festival, a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico, è stato attribuito all’archeologo Massimo Vidale, che ha svolto negli ultimi quaranta anni ricerche archeologiche ed etnoarcheologiche in Italia, Iran, Kuwait, Iraq, Pakistan, Turkmenistan, India, Nepal, Indonesia, Tunisia ed Eritrea.

IX Edizione Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
Maria Antonietta Rizzo Di Vita consegna il premio a Massimo Vidale

La premiazione è stata preceduta dalla consueta Finestra sul documentario siciliano, che quest’anno è stata dedicata alla Sicilia di Vittorio De Seta, padre del documentarismo moderno, raccontata da Alessandro De Filippo, critico cinematografico e docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva presso il DISUM di Catania.

Alessandro De Filippo nel corso della 'Finestra sul documentario siciliano'

Nel corso dei quattro giorni di festival, addetti ai lavori, registi, produttori, archeologi e centinaia di visitatori, si sono ritrovati a Licodia Eubea, da nove anni punto di riferimento, a livello internazionale, per il cinema archeologico.  I direttori artistici del festival, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, soddisfatti dell’eccezionale riuscita di questa nona edizione e della grande affluenza di pubblico, complice il clima quasi estivo che ha caratterizzato i quattro giorni, hanno già fissato le date della decima edizione dell’evento, che sarà dal 16 al 19 ottobre 2020.

Licodia Eubea, 21/10/2019

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica
di Licodia Eubea


Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

Licodia Eubea (CT), 12/10/2019

IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, dal 17
al 20 ottobre l'Antico protagonista di documentari, docu-fiction e film
di animazione
Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica
Tutto pronto per la IX edizione della Rassegna del Documentario e della
Comunicazione Archeologica. Dal 17 al 20 ottobre l'ex chiesa di San
Benedetto e Santa Chiara di Licodia Eubea ospiterà uno dei più
importanti festival cinematografici italiani (l'unico nel Sud Italia)
dedicato alla DIVULGAZIONE DELL'ANTICO attraverso le arti visive.
L'evento, organizzato dall'Associazione ArcheoVisiva in collaborazione
con l'Archeoclub d'Italia di Licodia Eubea "M. Di Benedetto" e con il
sostegno della SICILIA FILM COMMISSION (programma Sensi Contemporanei),
offre anche quest'anno un calendario ricco di appuntamenti, tra
proiezioni di film in prima visione da tutto il mondo, incontri con
archeologi e registi, laboratori didattici, visite guidate e aperitivi
al museo, mostre fotografiche e workshop, che avranno come filo
conduttore il fascino dell'Antico e i suoi legami con il CONTEMPORANEO.
Licodia Eubea
Si comincia giovedì 17 ottobre alle ore 17 con i saluti del presidente
dell'Archeoclub d'Italia Giacomo Caruso, i direttori artistici del
festival Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, il sindaco Giovanni Verga,
la Soprintendente ai Beni Culturali di Catania Rosalba Panvini e il
direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici
dell'Università di Catania Dario Palermo. A seguire, la proiezione in
prima nazionale del film "À LA RENCONTRE DE NÉANDERTAL" (Francia,
2019) di Rob Hope e Pascal Cuissot che racconta, sulla base di recenti
scoperte, la vita dei nostri progenitori vissuti oltre 200 mila anni fa;
a seguire "PROGETTO ALBANUS: DENTRO L’ANTICO EMISSARIO& RDQUO;
(ITALIA, 2019) DI MASSIMO D’ALESSANDRO, CHE DOCUMENTA L’ESPLORAZIONE
DI UNA DELLE PIÙ ANTICHE TESTIMONIANZE ROMANE DI INGEGNERIA IDRAULICA;
“ANTIQUARIUM. MEMORIE DEL PASSATO" (Italia, 2018) di Giovanni
Giordano, un viaggio nella necropoli di Pedemonte (Gravellona Toce, in
Piemonte), rinvenuta negli anni Cinquanta del Novecento. Alle 21:00,
subito dopo l'"Aperitivo al Museo", si concluderà con la visione del
film fuori concorso "SICILIA GRAN TOUR 2.0" (Italia, 2019), prodotto da
Fine Art Produzioni srl, viaggio in chiave moderna sulle orme del
viaggiatore francese Jean Houel. Si tratterà, in questo caso, di una
prima regionale.
Licodia Eubea
La mattina di Venerdì 18 sarà dedicata alle scuole con un laboratorio
didattico condotto dall'archeologa Stefania Berutti e la proiezione dei
film "APUD CANNAS" (Italia, 2017) di Francesc o Gabellone, che
ricostruisce la battaglia di Canne in 3D, e "C’ERA UNA VOLTA IATO"
(Italia, 2017) di Donatella Taormina, dove le ombre cinesi narrano la
storia della città elimo-sicana sorta nei pressi di San Cipirrello
(Palermo). Il programma pomeridiano comprende, dalle ore 17, "THE BATTLE
OF JERASH" (Giordania, 2017) di Carlos Cabrera e "LA SIGNORA MATILDE.
GOSSIP DAL MEDIOEVO" (Italia, 2017) di Marco Melluso e Diego Schiavo,
dove finzione e storia si mescolano rievocando rispettivamente il
passato romano della Giordania e la vita di Matilde di Canossa. Seguirà
un'altra anteprima nazionale, "OS ENIGMAS DO CABEÇO DA MINA"
(Portogallo, 2019) di Ruy Pedro Lamy, sull'enigmatico sito, ricco di
rarissimi menhir antropomorfici. In serata verrà proiettato il
pluripremiato "VOCI DAL SILENZIO" (Italia, 2 01 9) di Joshua Wahlen e
Alessandro Seidita, un viaggio attraverso l'Italia alla scoperta degli
eremiti.
Sabato 19, alle ore 11, ancora un momento dedicato alle scuole con il
progetto "ArcheoMovies. L'Archeologia al Cinema", realizzato in
collaborazione con l'Istituto comprensivo "D. Costa" di Augusta,
nell'ambito del Piano Nazionale Cinema per la Scuola del MiBac-Miur. Il
cartellone pomeridiano, con inizio alle ore 17, prevede l'anteprima
nazionale "THE PREHISTORIC NIGHT OF MARS AND VENUS" (Croazia, 2018) di
Darko Puarich, sui Vucedol, popolo vissuto tra il 3000 e il 2500 a.C.
sulla sponda del Danubio, film segnalato dal Festival Internazionale di
Cinema Archeologico di Split, che da due anni ha attivato un
partenariato con il festival di Licodia Eubea. A seguire "PECUNIA NON
OLET. L’ODORE DEI SOLDI NELL’ANTICA POMPEI" (Italia/Francia, 2018)
di Doroth&e ac ute;e Neyme, un viaggio olfattivo nelle attività che
generavano ricchezza; "RAGUSA TERRA IBLEA" (Italia, 2019) di Francesco
Bocchieri, un omaggio al capoluogo ibleo e alla sua storia; "IL
‘RAGAZZO’ CON LA NIKON" (Italia, 2019) di Lucio Rosa, sulle oasi dei
berberi di Libia, luoghi abbandonati e prossimi alla scomparsa; "IL
CONTE MAGICO" (Italia, 2019) di Melluso e Schiavo, che racconta le
avventure di un Youtuber alle prese con un misterioso conte bolognese
dell'Ottocento.
Domenica 20, dalle ore 17, saranno proiettati "#INMINIMISMAXIMA"
(Francia, 2018) di Pierre Gaignard e Laura Haby, che invita a pensare
l'umanità di ieri con l'occhio rivolto a quella di oggi; "ADOLF
VALLAZZA, SCIAMANO DEL LEGNO ANTICO" (Italia, 2019) di Lucio Rosa, sul
celebre scultore ligneo gardenese; " I LEONI DI LISSA" (Italia /
Croazia, 2019) di Nicolò Bongiorno, figlio dell'amatissimo Mike, in cui
l'esplorazione subacquea fa rivivere la leggendaria battaglia navale
nell'Adriatico tra austriaci e italiani (1866). Gran finale, alle ore
20,30 con la cerimonia di premiazione. Due i premi in palio: "Archeoclub
d'Italia" al FILM PIÙ VOTATO DAL PUBBLICO (a consegnarlo sarà Enzo
Piazzese, presidente dell'Archeoclub Italia di Ragusa) e "ArcheoVisiva"
(consegnato da Laura Maniscalco, dirigente del Servizio Archeologico
della Soprintendenza BB.CC.AA. di Catania) al FILM SELEZIONATO DALLA
GIURIA internazionale di qualità (Diego D'Innocenzo, Anthony Grieco,
Lada Laura, Laura Maniscalco, Brian McConnell). Infine, il premio
"ANTONINO DI VITA", intitolato all'archeologo chiaramontano, la
scomparsa del quale, nel 2011, ha stimol at o la nascita del festival di
Licodia Eubea. Il premio, consegnato dalla moglie Maria Antonietta Rizzo
Di Vita, "madrina" dell'evento e docente presso l'Università di
Macerata, viene assegnato a chi, nel corso della propria attività
professionale, ha contribuito alla divulgazione dell'Antico. Il nome del
premiato verrà annunciato la stessa sera di domenica 20.
Tra gli eventi collaterali, si segnalano la MOSTRA FOTOGRAFICA "Vivere
l'Antico" a cura del gruppo fotografico "Obiettivo Grammichele"
(giovedì 17, ore 19,45); gli INCONTRI con Sandro Garrubbo, social media
strategist del Museo archeologico Salinas di Palermo, sui "Linguaggi
contemporaneamente archeologici" (venerdì, ore 18,45) e con Alessandro
De Filippo, docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva
all'università di Catania, sul documentarista Vittorio De Se ta
(domenica, ore 19,45); la mostra di COSTUMI TEATRALI "Abitare il
racconto" di Ariana Talio. Tutte le sere: visite guidate e APERITIVO AL
MUSEO etno-antropologico "P. Angelo Matteo Coniglione". Domenica
mattina, visita al centro storico di Licodia Eubea e ai suoi principali
LUOGHI DI INTERESSE.
Tanti saranno gli ospiti, tra registi, produttori, archeologi e addetti
ai lavori. Tra questi anche Dario Di Blasi, direttore artistico di
FIRENZE ARCHEOFILM, festival creato dalla rivista ArcheologiaViva
(Giunti editore), che da sempre collabora con Licodia Eubea in uno
spirito di positiva sinergia tra manifestazioni con lo stesso tema. Qui
il link [1] al programma completo. L'ingresso alla manifestazione è
gratuito.
Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di
Licodia Eubea

"Degas - passione e perfezione" al cinema

DEGAS PASSIONE E PERFEZIONE AL CINEMA

Riprende la stagione cinematografica dedicata alla Storia dell’Arte con Degas: Passione e Perfezione, il docufilm diretto da David Bickerstaff, ideato per la Grande Arte al Cinema dalla Nexo Digital.

Dal 28 al 30 gennaio, l’artista parigino viene raccontato attraverso le opere esposte nel museo Fitzwilliam a Cambridge, Regno Unito.

Edgar Degas (Parigi, 1834 - Parigi, 1917), padre francese madre creola, pittore, scultore, ritrattista, sonettista, personalità complessa, concepisce la sua arte amando stare nel suo studio e uscendo raramente, ma allo stesso tempo, come ci racconta chi con lui ha trascorso del tempo, quando si trova nei salotti letterari è catalizzatore di attenzioni, pieno di spirito d’invettiva, molto arguto, e a volte anche tagliente nel parlare.

Nel creare le sue opere è molto preciso, ma come lui stesso ci dice, ha piacere nel distruggerle e ricrearle, anche se le stesse, prima della distruzione erano perfette.Si forma, in un primo tempo in una delle principali scuole d’arte di Parigi, poi, si reca dal nonno, a Napoli, il quale, si trovava stabilmente dopo essere scappato dalla Rivoluzione francese. In Italia, accresce la sua formazione artistica, compie quel Grand Tour formativo, ed è attratto soprattutto dai grandi artisti Rinascimentali.

Soggiorna in America e si reca a trovare il fratello a New Orleans (terra natia della madre); del periodo Americano ci ha lasciato anche un bel dipinto con tema il commercio del cotone.

Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, dettaglio dal video
Edgar Degas passione e perfezione
Edgar Degas, Il mercato del cotone a New Orleans, 1873, olio su tela, Musée des Beaux-Arts, Pau

Gravi disturbi alla vista lo affliggono, fino quasi a rischiare la cecità, ma non demorde, trova un modo per eludere questo problema di salute: si dedica al modellare statue in cera, creta, bronzo, plasmando mirabili figure di ballerine.

Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, dettaglio dal video
Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, dettaglio dal video
Edgar Degas, Piccola danzatrice di quattordici anni, 1878-1881, bronzo/cera, National Gallery of Art, NGA 110292, CC0

Degas predilige il disegno per dare forma alla sua arte, e sarà una caratteristica certa di tutta la sua vita artistica. Ritratti, composizioni storiche, ma anche soggetti ispirati alla vita quotidiana (e contemporanea dell’artista), rappresenta la quotidianità in movimento: ballerine, balletti all'Opera, cantanti di caffè, cantanti sul palcoscenico, fantini, cavalli in corsa, stiratrici, serie di donne nell'atto di compiere la propria toilette. Tutte figure mai in posa, ma raffigurate in gesti e atteggiamenti naturali. Crea il movimento attraverso l’esaltazione del colore, un cromatismo tessuto riccamente e in maniera trasparente.

Edgar Degas, Ballerina che guarda la suola del piede destro, dettaglio dal video


Il documentario "Mother Fortress" di Maria Luisa Faenza alla Casa del Cinema

Alla Casa del Cinema la proiezione del documentario

Mother Fortress di Maria Luisa Faenza

La proiezione, in programma mercoledì 19 dicembre alle ore 17 sarà introdotta dal Prof. Paolo Matthiae, dal Sen. Raniero La Valle e dall’Abate Primate della Confederazione

Benedettina Gregory J. Polan

Roma, 18 dicembre 2018 – La Casa del Cinema di Roma è lieta di ospitare mercoledì 19 dicembre alle ore 17, la proiezione del documentario diretto da Maria Luisa Forenza Mother Fortress, unico film italiano in concorso per il Tertio Millennio Film Fest promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Il film approda a Villa Borghese dopo essere stato proiettato in prima mondiale il giorno 12 dicembre alle ore 16.30 nella sede della Filmoteca Vaticana. L’importante appuntamento sarà preceduto dal saluto del Direttore della Casa del CinemaGiorgio Gosetti e dall’incontro introduttivo con il Prof. Paolo Matthiae, il Sen. Raniero La Valle e lo statunitense Gregory J. Polan O.S.B., Abate Primate della Confederazione Benedettina. Dopo il film, invece, seguirà un dialogo con il pubblico e gli altri ospiti presenti in sala.

Mother Fortress racconta la storia della Madre Badessa Agnes, la quale assieme a monaci e monache di diversi continenti (Libano, Portogallo, Francia, Belgio, Cile, Venezuela, Colorado-USA), affronta gli effetti della guerra in Siria sul suo Monastero, situato ai piedi di montagne al confine con il Libano sulle cui alture Al-Qaeda e ISIS insidiosamente si nascondono.

Nonostante sia esso stesso bersaglio di attacchi terroristici, il monastero accoglie orfani, vedove, rifugiati (cristiani e sunniti), vittime di una guerra fratricida che dal 2011 ha prodotto caos e devastazione dal nord al sud della Siria. Organizzando un convoglio di ambulanze e camion, che percorrono strade controllate da cecchini dell’ISIS, Madre Agnes persegue la missione di fornire aiuti umanitari (cibo, vestiti, medicine) ai siriani impossibilitati ad espatriare.

Girato fra il 2014 e il 2017 in Siria, Svizzera e Italia, il film-documentario non racconta la guerra, bensì esplora la condizione umana in tempo di guerra. È un viaggio materiale e spirituale, una “storia d’amore” la cui destinazione finale sarà Roma.

Mother Fortress Maria Luisa Forenza Paolo Matthiae Casa del Cinema RomaNella ricerca personale sul “Tempo” come idea-guida delle riprese, il film tenta di cogliere tempo mitico, tempo cronologico, tempo liturgico okairos, colto nell’oscillazione fra realtà quantitativa e “dilatazione” del presente. Girato in condizioni di emergenza e pericolo incombente per possibili attacchi di Daesh, il film è anche un documento della vita quotidiana in Siria. Concepito a San Francisco il film Mother Fortress è il risultato di questo sforzo conoscitivo ed espressivo.

MOTHER FORTRESS  (78min)

Produzione: Damascena Film

Soggetto e Regia: Maria Luisa Forenza

Fotografia: Maria Luisa Forenza, Giulio Pietromarchi

Montaggio: Annalisa Forgione, Maria Luisa Forenza

Montaggio Suono ed Effetti: Marco Furlani

Missaggio Suono: Marcos Molina

Correzione Colore: Vincenzo Marinese

CASA DEL CINEMA

Spazio culturale di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale

Gestione Zètema Progetto Cultura

Direzione Giorgio Gosetti

in collaborazione con Rai; Rai Cinema 01 distribution

 

INDIRIZZO Largo Marcello Mastroianni, 1

INFO tel. 060608 www.casadelcinema.it www.060608.it

INGRESSO GRATUITO

Testo e immagini da Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura


Università Ca' Foscari Venezia Carlo Scarpa

Carlo Scarpa 'il professore': Ca' Foscari dedica un docufilm e ricordi inediti al grande architetto

Giornata scarpiana mercoledì 28 novembre dalle 9.15

SCARPA ‘IL PROFESSORE’: CA’ FOSCARI DEDICA

UN DOCUFILM E RICORDI INEDITI AL GRANDE ARCHITETTO

La figura di educatore, il rapporto con matematica, luce e cinema in Aula Baratto. Proiezione di “Nel cuore muto del divino” alle 14.30 a CFZ

Università Ca' Foscari Venezia Carlo Scarpa docufilm  

VENEZIA – Ca’ Foscari dedica una giornata a Carlo Scarpa “il professore”, tra i grandi dell’architettura del XX secolo come testimoniano anche gli interventi nel palazzo dell’ateneo ‘in volta de canal’. Proprio nell’Aula Baratto ridisegnata da Scarpa si svolgerà mercoledì 28 novembre dalle 9.15 un convegno aperto a tutti su “Carlo Scarpa come educatore”, seguito, alle 14.30, dalla proiezione del docufilm ”Nel cuore muto del divino, Carlo Scarpa a Ca’ Foscari”, del regista Riccardo De Cal (a CFZ Cultural Flow Zone, Zattere).

La giornata scarpiana chiude una serie di iniziative attorno al rapporto tra Scarpa e Ca’ Foscari che l’ateneo ha curato in occasione del 150° anniversario dalla sua fondazione. ll progetto “Una perla in volta de canal” ha infatti valorizzato con un film e una ricerca d’archivio uno spazio architettonico che racchiude in sé due straordinarie stagioni scarpiane (lavori del 1937 e 1957).

Gli interventi

Scarpa, la Tomba Brion e il fotografo Sekiya (1942-2002). Dall’archivio Sekiya, Tokyo

J.K. Mauro Pierconti, Waseda University, Tokyo

Una riflessione sull’opera di Carlo Scarpa attraverso gli scatti di un fotografo d’eccezione, il giapponese Sekiya Masaaki. Il lavoro di ordinamento del suo archivio sta portando alla luce molti fondi, tutti riguardanti architetti del XX° secolo, da F.L. Wright a Richard Rogers.

Il fondo Scarpa è uno dei più ricchi e solo alla Tomba Brion ha dedicato più di 1000 scatti. Una piccola selezione di immagini ci guiderà così in un percorso di lettura dell’opera di Scarpa più rappresentativa.

La luce di Carlo

Franca Pittaluga

Vagando tra stanze museali di Carlo Scarpa da tutti conosciute, si propone un itinerario inedito e assai tendenzioso: una sorta di ‘visita  guidata’ che induce ad ignorare le distanze di tempo e di territorio, per concentrarsi piuttosto sugli stratagemmi che l’allestitore preordina  nel ‘mettere in luce’ le opere che espone. Cercando di disvelarne gli artifizi, lungo l’itinerario proposto si focalizza lo sguardo su un solo elemento: la luce naturale. Imparando ad osservare come Scarpa la modula, la inquadra, la nega, la ruba, la chiama, la costringe… creando vere trappole emotive, di cui il visitatore diviene inconsapevole - se pur felice - vittima.

Carlo Scarpa e il cinema

Riccardo De Cal

Alcune considerazioni su cinema e architettura per arrivare nello specifico alla narrazione per immagini delle opere di Scarpa.

Capire la mente di un artista con la matematica

Paolo Pellizzari

Cosa aveva in mente Carlo Scarpa disegnando il pavimento-mosaico del Palazzo Querini Stampalia? La ricerca delle possibili fonti d’ispirazione e la decomposizione dell’opera in “componenti semplici” consente di costruire immagini “matematicamente” simili a quella messa in opera nel marmo. È illusorio affermare che si sia compreso il disegno originale e la sua complessità ma è interessante osservare altri pavimenti che forse avrebbero potuto essere ma non hanno mai visto la luce.

Carlo Scarpa come educatore

Tobia Scarpa e Ferruccio Franzoia

Ricordi e considerazioni sullo stile e sul ruolo di educatore di Carlo Scarpa.

Carlo Scarpa e la Grecia

Franca Semi

Carlo Scarpa come educatore

Guido Pietropoli

Perché Carlo Scarpa è quasi più noto con il titolo di Professore piuttosto che con quello di architetto? Dal 1926 alla sua morte (28/11/1978) Carlo Scarpa svolse un'intensa attività didattica presso l'Università come docente e lui stesso dichiarò che gli sarebbe stato difficile scegliere tra  la scuola e la professione d'architetto. Pochi studiosi hanno trattato questo versante della sua vita che si estende per più di cinquant'anni e se Franca Semi non avesse pubblicatone 2010  il suo libro che trascrive alcune lezioni tenute all'IUAV all'inizio degli anni '70 saremmo privi di una straordinaria testimonianza del suo metodo didattico. Fortunatamente un grande numero dei suoi disegni è custodito attualmente al Centro Carlo Scarpa di Treviso e al Museo MAXXI di Roma; grazie a questi documenti straordinari - più di 18.000 unità - è ora possibile ricostruire opera per opera il processo progettuale dell'architetto, quello che Paul Klee ha chiamato la "confessione creatrice" dell'artista.

Lo studio di questa mole straordinaria di elaborati regalerà importanti informazioni sulla sua  euristica progettuale e sulla genesi delle varie opere.Scarpa continuerà così a insegnare e a mostrare agli  allievi e agli architetti il suo processo di elaborazione della forma architettonica. Uno spunto interessante per avvicinare la personalità dell'architetto è offerto da un ritratto di Carlo Scarpa a firma di Andy Warhol; l'analisi di quest'opera sciamanica con le implicazioni concettuali che la sua visione comporta è l'occasione per ragionare sulla cultura come cibo dello spirito così come ne parla Platone nel suo Protagora.

Cenni biografici

Carlo Scarpa (1906-178) è stato un architetto, designer e accademico italiano tra i più importanti del XX secolo.

Si diplomò in architettura all'Accademia di Belle Arti nel 1926, anno in cui iniziò l'attività didattica presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, dove operò in qualità di professore ordinario di composizione dal 1964 al 1976 e come direttore dal 1972 al 1974. Grazie all'insegnamento, Scarpa contribuì alla formazione di diverse generazioni di architetti, ai quali trasmise grande perizia nell'uso dei materiali e la profonda conoscenza della storia.

La sua attività di professionista si concentrò prevalentemente nell'allestimento di esposizioni e mostre, nel restauro di complessi monumentali e musei, nella realizzazione di abitazioni private e negozi. Tra gli interventi museali più famosi si possono ricordare i lavori alle Gallerie dell’Accademia a Venezia (1948-55), Palazzo Abatellis a Palermo (1953-54), Gipsoteca Canoviana di Possagno (1956-57), Museo di Castelvecchio a Verona (1958-74) e Fondazione Querini Stampalia a Venezia (1961-65).

Fin dal 1926 lavorò come progettista di vetri e dal 1932 al 1947 fu alle dipendenze della vetreria di Murano Venini, divenendone anche direttore artistico. Al compimento dei suoi trent'anni, tra il 1935 e il 1937, Scarpa realizzò la sua prima opera impegnativa, la sistemazione della Ca' Foscari di Venezia, sede dell'omonima università.

Ottenne numerosi riconoscimento fra cui il Premio Nazionale Olivetti per l'architettura nel 1956 e la stessa azienda gli commissionò la sistemazione dello spazio espositivo Olivetti in piazza San Marco. La sua opera venne presentata in Italia e all'estero in importanti mostre personali presso il Museum of Modern Art di New York nel 1966, la Biennale di Venezia nel 1968, la Heinz Gallery di Londra, l'Institut de l'Environnement a Parigi, e infine a Barcellona nel 1978. Nello stesso anno ricevette una laurea honoris causa in architettura dall'Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Fra le opere più importanti si segnala la Tomba Brion a S. Vito di Altivole, che era quasi terminata quando nel 1978 Scarpa morì a Sendai in Giappone.

Testi da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia:


Gian Lorenzo Bernini Galleria Borghese Magnitudo film docufilm

Gian Lorenzo Bernini nella Galleria Borghese

GIAN LORENZO BERNINI

nella Galleria Borghese

Il docufilm Bernini, ambientato nella Galleria Borghese, è un intreccio dell’artista con il museo romano. Bernini non avrebbe scolpito le quattro colossali statue se il suo committente, il cardinale Scipione Borghese, non le avesse commissionate, proprio per quel determinato ambiente.

Possiamo ammirare il ratto di Proserpina, il Davide, Enea con Anchise e Ascanio, Apollo e Dafne: sono opere scolpite in bianco marmo e alte circa tre metri. Due crocifissi bronzei, per l’occasione insieme (oggi non si trovano in Italia, ma uno in Spagna, l’altro in America) e i bozzetti in creta, future, colossali statue, alcune delle quali mai realizzate.

La quattro solenni realizzazioni, fatte da un Gian Lorenzo giovanissimo (alcune di esse, forse, anche con l’aiuto del talentuoso scultore, suo padre Pietro Bernini), sono osservabili da tutti i punti possibili. Bernini vuole dare vita, infonde movimento alla composizione, è una novità, riesce a lavorare il marmo fino al limite massimo prima che si frantumi (le dita di Dafne ormai trasformate in foglie di alloro) o perda il suo baricentro (Enea che avanza con il peso del vecchio padre Anchise).

Studia le statue antiche, iniziando la sua carriera le restaura (come l'Ermafrodito dormiente, copia romana del II secolo d.C., che crea un materasso tattile, oggi la statua è conservata nel Louvre) facendo sua l’arte passata, e una volta conquistata la maestria rompe gli schemi. E così vediamo Ade che affonda le sue possenti mani nella coscia di Proserpina che tende una mano nello spazio e che piange; per la prima volta, una statua esprime un sentimento. La statuaria al pari della pittura è viva.

Ma Bernini, (Napoli 1598 - Roma 1680) non è solo uno scultore, lui è anche architetto, pittore, ritrattista, disegnatore, caricaturista, scenografo e scrittore di opere teatrali.

Pittore di se stesso, le fonti coeve ci raccontano di un Bernini pittore molto talentuoso. Architetto, i papi lo chiamano per creare strutture e tombe in Vaticano; sempre per la città di Roma realizza fontane, piazze, chiese; inoltre le fonti ci descrivono opere teatrali avvincenti con scenografie realistiche. Ritrattista, attua numerosi busti di Papi, cardinali e un sensualissimo busto di Costanza Buonarelli, sua amante (attualmente nel museo fiorentino del Bargello).

 

La sua fama oltrepassa la nostra Patria e viene incaricato di eseguire opere per la Francia e per l’Inghilterra.

Luigi XIV lo chiama a Parigi nel 1665, per realizzare il progetto della facciata del Louvre ed esegue anche un grande monumento equestre, che oggi si trova nel parco di Versailles.

In Inghilterra nel 1637, concretizza da un triplice ritratto dipinto dal Van Dyck di faccia e di profilo, il busto di Carlo I d'Inghilterra, oggi a Windsor.

Il documentario soffermandosi su particolari, angoli, punti, che ad un osservatore in loco non sarebbe permesso vedere (ricordiamo la maestosità delle opere) e con musiche appositamente scelte per catturare definitivamente l’attenzione dello spettatore, regala, una meravigliosa scoperta del bianco berniniano.

Gian Lorenzo Bernini docufilm Galleria Borghese Magnitudo Film


Emiliano Mancuso Casa del Cinema Roma fotografia documentari

La Casa del Cinema ricorda il regista e fotografo Emiliano Mancuso

La Casa del Cinema ricorda il regista e fotografo Emiliano Mancuso, scomparso improvvisamente lo scorso 26 settembre

Il 16 novembre dalle ore 19 verrà celebrato l’artista con un incontro alla presenza di colleghi e amici e la proiezione del suo ultimo film Le Cicale

 Emiliano Mancuso Casa del Cinema Roma fotografia documentari Le Cicale

Roma, 14 novembre 2018 – A circa un mese dalla sua scomparsa, la Casa del Cinema di Roma porge i suoi saluti ad uno dei più apprezzati fotografi e documentaristi italiani: Emiliano Mancuso. Il prossimo 16 novembre alle ore 19 verrà ricordato in un incontro moderato dal vicedirettore di Internazionale Jacopo Zanchini durante il quale interverranno i colleghi che lo hanno affiancato nella lavorazione del suo ultimo documentario Le cicaleFederico Romano, co-regista dell’opera, la montatrice Aline Hervé, il montatore del suono Giuseppe D’Amato, la produttrice Giulia Tornari e uno dei protagonisti Giuseppe Ricciardi. Al termine seguirà, per la prima volta a Roma, la proiezione del film.

 Nato a Roma nel 1971, dopo una laurea in filosofia e una specializzazione in estetica, Emiliano Mancuso sceglie la fotografia come mezzo espressivo per documentare la società contemporanea e le sue criticità. Dal 2009 entra all'Agenzia Contrasto e negli anni collabora con importanti testate nazionali e internazionali.

Nel 2011 pubblica il libro Stato d’Italia, un affresco in bianco e nero del nostro Paese durante gli anni della crisi nell’era berlusconiana. Nello stesso anno si dedica all’insegnamento e diventa direttore del Master in Fotogiornalismo contemporaneo presso Officine Fotografiche a Roma.

Nel 2012 è membro fondatore dell'associazione Zona e il suo percorso professionale evolve verso il linguaggio dell'audiovisivo e del documentario. Nel 2014 realizza il suo primo documentario Il diario di Felix sulla comunità di Casa Felix, nella periferia est di Roma, che ospita minori con problemi familiari e penali. Il lungometraggio viene selezionato al Festival dei Popoli edizione 2015 nella sezione Panorama ed è nominato nello stesso anno al Globo d’oro  come miglior documentario.

Nel 2018 realizza con Federico Romano il documentario Le cicale (doc, Italia, 2018, 70'), film dedicato agli anziani che vivono con la pensione minima nella città di Roma, selezionato in concorso al Festival Visioni dal mondo.

Quando l'estate finisce, racconta la fiaba di Esopo, la formica previdente passerà un inverno sereno, la cicala che ha  sperperato tutto invece morirà al freddo. Ma che succede se anche i chicchi di grano messi da parte dalla formica non sono più sufficienti ad affrontare l'inverno?

Le cicale è un viaggio intimo nella vita di chi, già andato in pensione o in procinto di andarci, si ritrova a lottare ancora per sopravvivere, perché lo stato sociale oggi non basta più a garantire una serena "età del riposo". Per tutti, quando l'inverno è arrivato, i chicchi di grano messi da parte non erano sufficienti, spesso nemmeno ad avere la certezza di poter dormire con un tetto sopra la testa. Ma il destino non li ha piegati, questi pensionati ed esodati: non sono rassegnati ma pieni di energia, perché sanno che è un loro diritto arrivare vivi alla morte. Un racconto corale, dove attraverso le voci di queste 'cicale' loro malgrado, ci troviamo di fronte una possibile verità, che il futuro dei giovani sarà molto simile al presente dei vecchi.

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They Shall Not Grow Old Peter Jackson Prima Guerra Mondiale Grande Guerra

They Shall Not Grow Old: nuova vita agli archivi britannici della Prima Guerra Mondiale

Col documentario They Shall Not Grow Old, i filmati britannici della Prima Guerra Mondiale - ormai con un secolo di vita sulle spalle - potranno finalmente arrivare in modo vivido alle nuove generazioni.

Peter Jackson ha difatti restituito nuova vita alle immagini d'archivio della Grande Guerra, grazie ad apparecchiature d'avanguardia, e conferendo così colore, alta definizione, 3D e persino integrando voci e musica dove non c'erano. Si sono quindi affiancate le voci dei veterani, veri protagonisti del conflitto al fronte.

Non si tratta però di un'operazione meramente cosmetica. Lo scopo di Peter Jackson era quello di riportare questi uomini nel mondo moderno, di modo che potessero acquisire nuovamente la loro umanità, e non essere visti - a causa delle limitazioni delle registrazioni dell'epoca - come dei Charlie Chaplin nei filmati d'archivio. Si tratta perciò di un'operazione al contempo coraggiosa e innovativa, che sta riscuotendo un consenso unanime dalla critica.

Il punto di vista è quello britannico, poiché il punto di partenza sono gli archivi dell'Imperial War Museum e della BBC. In They Shall Not Grow Old, l'attenzione è posta sin dal titolo verso questi ragazzi giovanissimi, troppi dei quali non arriveranno a vedere la fine del conflitto. Sarà così possibile vedere come mangiavano, come dormivano, come si creavano legami di amicizia; si scopriranno le loro speranze e le loro paure.

Il documentario è stato prodotto e diretto da Peter Jackson (vincitore dell'Academy Award e regista per la trilogia del Signore degli Anelli) dal 2018, e commissionato da 14-18 NOW (programma britannico per il Centenario della Prima Guerra Mondiale), dagli Imperial War Museums e in associazione con la BBC.

They Shall Not Grow Old è stato proiettato in anteprima mondiale il 16 ottobre 2018 al London Film Festival, con una presentazione speciale e un'intervista con Mark Kermode; è stato presentato in Italia alla Festa del Cinema di Roma 2018. Sarà trasmesso su BBC Two nella mattinata dell'11 novembre 2018, alle ore 9:30; il giorno dell'armistizio coincide con la Remembrance Sunday nel Regno Unito e con il Veterans Day negli Stati Uniti. La Warner Bros. ha acquisito i diritti di distribuzione del documentario.

Non si può che sperare che il documentario arrivi quindi anche al grande pubblico italiano.

https://www.facebook.com/KermodeMayo/videos/695489050825020/

 

They Shall Not Grow Old

Nazione: Regno Unito, Nuova Zelanda

Regia: Peter Jackson

Consulenza Scientifica: Peter Connor, Chris Pugsley, Andy Robertshaw

Durata: 99’

Anno: 2018

Link: Sito UfficialeFacebookIMDb, BBC, Variety, Cinematografo, Bad Taste 1, 2,  (YouTube), Disinformatico.


Domenica 21 ottobre si è conclusa la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica 2018

Assegnati i premi del Festival documentaristico di Licodia Eubea, “SHEPHERDS IN THE CAVE” DI ANTHONY GRIECO VINCE IL PREMIO PER IL MIGLIOR FILM

Domenica 21 ottobre si è conclusa la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica 2018

Giornata finale per l’VIII Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, aperta con le visite guidate all’interno del territorio di Licodia Eubea, tra il Castello Santapau, il museo etnoantropologico, il museo archeologico e le chiese della città.

Nel pomeriggio, l’ultima sessione di proiezioni è iniziata con “Il viaggiatore del Nord” di Alessandro Stevanon, dedicato all’importante scoperta archeologica avvenuta durante i lavori di ampliamento dell’ospedale di Aosta, e con “Incontriamo Peter” che la regista Gemma Duncan ha dedicato all’archeologo Peter Crossley, riscopritore di luoghi perduti, come le grotte di scorrimento sotto la più grande città della Nuova Zelanda. L’ultimo film in concorso è stato quello di Rui Pedro Lamy, dal titolo “Bobadela Romana. Splendidissima Civitas” che racconta della bellissima città fondata dai Romani, che la definirono “splendidissima civitas”.

Prima della premiazione, spazio alla proiezione di due documentari fuori concorso. “Babinga, piccoli uomini della foresta”, diretto nel 1987 da Lucio Rosa, ospite della manifestazione, è un reportage su questa comunità di pigmei che popola la foresta equatoriale africana, la cui impraticabilità ha contribuito a proteggere la loro esistenza; “La voce del corpo” di Luca Vullo, è una docu-fiction del 2012 ispirata ad un racconto di Giuseppe Pitrè sulla capacità dei Siciliani di esprimersi in lunghi discorsi adoperando solo la gestualità fisica. Tra le due rappresentazioni spazio anche alla consueta “Finestra sul Documentario Siciliano”, con il critico Renato Scatà.

Nella serata, l’assegnazione dei premi in concorso. Il premio “Archeovisiva” per il miglior film, novità dell’edizione 2018, selezionato dalla giuria internazionale di qualità ed assegnato dal documentarista e fotografo Jay Cavallaro, è stato assegnato a “Pastori nella grotta (Sheperds in the cave)” di Anthony Grieco. A ritirare il premio, Donato Laborante, poeta-cantastorie, testimonial del film. “In questo film”, si legge nella motivazione della giuria internazionale, “i protagonisti sono loro, gli abitanti nuovi e vecchi di questo territorio. Pastori, allevatori, migranti giunti da lontano; ma anche restauratori, archeologi e antropologi, intenzionati a recuperare e valorizzare i segni tangibili di questa memoria, dando vita ad una collaborazione sinergica che non ha confini di luogo, né di ruolo. Nel raccontare il progetto portato avanti con passione da Tonio Creanza, Anthony Grieco, regista canadese dalle origini italiane, si rivela un raffinato direttore d’orchestra, in grado di calibrare con efficacia e sensibilità le tante diverse voci che animano la sua opera”.

Il premio “Antonino Di Vita è stato conferito al giornalista e scrittore Fabio Isman, per il suo impegno professionale nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico, da Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e Antichità Italiche presso l’Università di Macerata. “Impegnato da oltre trent’anni come giornalista d’inchiesta, prima in ambito politico, con importanti lavori sulle figure del terrorismo”, ha spiegato Maria Antonietta Rizzo Di Vita, “Fabio Isman a partire dagli anni Novanta si dedica attivamente alle tematiche relative al patrimonio culturale, ed in particolare alle inchieste sul trafugamento, smembramento e dispersione nel mondo delle opere storico-artistiche e archeologiche italiane. L’accuratezza del suo metodo di ricerca ha dato vita a numerose pubblicazioni di importanza fondamentale per la lotta alle archeomafie e ai fenomeni di commercio illegale di opere d’arte nel mondo. La sua opera punta a informare e sensibilizzare le più diverse tipologie di pubblico. Di più, forse: a scuoterne le coscienze. Lo fa con acume e precisione, nonché con un’ironia sferzante che trasforma le sue inchieste in racconti di immediata efficacia”. Il premio Archeoclub d’Italia, consegnato da Concetta Caruso, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Palazzolo Acreide, al film più votato dal pubblico, è stato, invece, assegnato al documentario francese “Le mythe du Labyrinth” (Il mito del Labirinto) di Mikael Lefrançois e Agnès Molia.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea


Continua la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, ieri terza giornata a Licodia Eubea

Continua la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, ieri terza giornata del Festival di Licodia Eubea

Un partecipatissimo seminario e ospiti di rilievo per discutere di comunicazione archeologica, arte e archeomafie

 

Si è conclusa ieri sera, 20 ottobre, la terza giornata della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea. La sessione mattutina e parte di quella pomeridiana sono state dedicate a un seminario e a un workshop dal titolo “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta”, dedicati al tema della comunicazione archeologica, con la partecipazione dell’archeologa e blogger Antonia Falcone e del blogger e giornalista Graziano Tavan che hanno discusso sulle forme di comunicazione dell’Antico attraverso i media tradizionali e quelli di ultima generazione.
Concluso il workshop, sono stati mostrati i primi due documentari. Alla proiezione di “Alla ricerca dei secoli bui”, di Jakob Stępnik, breve racconto incentrato sull’atmosfera percepita durante la seconda stagione di scavi condotti presso la cittadella medievale di Kodnica, in Polonia, è seguita la presentazione di “Pastori nella grotta” di Antony Grieco, docufilm con protagonista un gruppo internazionale di ricercatori, incaricati del restauro degli affreschi medievali presenti in un sistema di antiche grotte, che si sono trovati a contatto con una comunità di pastori e migranti che hanno usato quelle grotte per secoli, che hanno mostrato loro l’esistenza di una cultura ancora in vita che va protetta.

A seguire, l’incontro con il giornalista e scrittore Fabio Isman che ha presentato il suo libro “L’Italia dell’Arte venduta”. Di conservazione del patrimonio storico e artistico parla anche il documentario “Artquake” di Andrea Calderone, presentato successivamente e incentrato sul rapporto tra comunità umane, fenomeni naturali e creazione artistica, messo sempre a dura prova dopo ogni evento sismico o calamità naturale.

Dopo l’aperitivo con visita guidata al Museo Civico “Antonio Di Vita”, le ultime due proiezioni sono state quelle del film turco “Vivere tra le rovine” di Işilay Gürsu, dedicato alla complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, sul modo in cui le comunità che vivono nei pressi dei siti archeologici sono state influenzate dall’ambiente circostante, e “Pelle d’anima” di Pierre-Oscar Lévy che racconta della riscoperta del set cinematografico del film “Peau d’Ane” di Jacques Demy, attraverso lo scavo effettuato da una squadra di archeologi che si trovano di fronte a scoperte ben al di là delle loro aspettative iniziali.

L’VIII edizione della manifestazione si concluderà oggi domenica 21 ottobre, con la proiezione degli ultimi film in concorso, la partecipazione di nuovi ospiti e l’assegnazione dei tre premi della Rassegna, il premio del pubblico “Archeoclub d’Italia, ilpremio “ArcheoVisiva per il miglior film e il premio “Antonio Di Vita”, assegnato a chi ha speso la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico.

Donato Laborante

 

Testo e immagini di Fabio Isman e Donato Laborante dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea