Alla ricerca dei secoli bui

Alla ricerca dei secoli bui, di Jakub Stępnik, racconta la missione archeologica condotta nella cittadella altomedievale in Chodlik (Polonia). Lo fa spostando la camera su archeologi e studenti, lasciando scoprire i piccoli gesti quotidiani, ma anche la passione e la serità con cui uno scavo archeologico viene condotto.

Il film verrà proiettato sabato 20 ottobre 2018, alle 17.00, nell'ambito dell'ottava edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.

W poszukiwaniu średniowiecza

Alla ricerca dei secoli bui

Nazione: Polonia

Regia: Jakub Stępnik

Consulenza scientifica: Łukasz Miechowicz

Durata: 8’

Anno: 2017

Produzione: Jakub Stępnik

 

Sinossi: Breve racconto incentrato sulla passione per la ricerca e il modo in cui viene percepita l’atmosfera di una missione archeologica. Questo filmato riassume la seconda stagione di scavi condotti presso un deposito di derrate nella cittadella altomedievale di Chodlik, in Polonia.

 

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://sketchfab.com/chodlik

https://it-it.facebook.com/chodlik/

Scheda a cura di: Alessandra Cilio

 


Le mostre da vedere all'estero tra fine 2018 e inizi 2019

Dopo le 10 mostre assolutamente da vedere entro il 2019 in Italia, abbiamo pensato di proporvi una selezione di quanto offre il panorama museale europeo tra gli ultimi mesi del 2018 e i primi del 2019.

Che desideriate immergervi in una mostra d’arte moderna o contemporanea, scoprire come un museo possa migliorare il nostro benessere psicofisico, sfidare i vostri pregiudizi o approfondire le vostre conoscenze su un determinato personaggio o periodo storico, troverete sicuramente la mostra che solletica la vostra curiosità. 

Ecco una breve panoramica di alcune interessanti mostre in diverse città europee:

Spagna

Dallo scorso luglio, e fino al 20 gennaio 2019, è in corso al Museo Sorolla di Madrid la mostra ‘Sorolla - A Garden To Paint’, che presenta oltre 170 tra dipinti, schizzi, disegni, sculture e fotografie dei giardini del Reales Alcázares di Siviglia e de La Alhambra di Granada, catturati da Sorolla quale fonte di ispirazione per la realizzazione del proprio giardino nell’abitazione madrilena.

È stata recentemente inaugurata presso le sale 4 e 5 del MUSAC (Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y Léon) di Léon la mostra ‘Todos los tonos de la rabia. Poéticas y políticas antirracistas’, che considera il fenomeno del razzismo, e le sue implicazioni, nel contesto storico attuale, dividendo il discorso in quattro sezioni: ‘Crescere in un mondo bianco’, ‘Zoo di mostri’, ‘La vita erotica del razzismo’ e ‘Non si aspettavano che sopravvivessimo’.

Avete voglia di perdervi tra le materializzazioni dei sogni di colei che è stata definita una degli artisti più importanti e versatili del XX secolo? Allora, non perdetevi la mostra ‘Dorothea Tanning - Behind the door, another invisible door’, al Museo Reina Sofia di Madrid dal 3 ottobre 2018 al 7 gennaio 2019. Divisa in sale tematiche, la mostra racconta la storia di Dorothea Tanning attraverso un mondo fantastico, che appare sotto forma di dipinti, costumi e scenografie per balletti, disegni, sculture, e che vuole invitare il visitatore ad andare oltre ciò che la realtà gli propone.

Francia

Fino al prossimo 7 gennaio, il Musée de l’Homme di Parigi ospita la mostra temporanea ‘Néandertal - l’expo’ che racconta, in modo interdisciplinare ed interattivo, il cugino più prossimo della nostra specie, dialogando con la nostra percezione delle differenze e le nostre idee sulla specie umana e la sua evoluzione.

Dal 26 settembre al 1° luglio 2019, la Petite Galerie del Louvre propone una mostra piuttosto interessante: ‘L’archéologie en boulles’. Divisa in quattro aree tematiche che esplorano il lavoro dell’archeologo ed il rapporto tra arte ed archeologia, la mostra presenterà una selezione di circa 100 tavole originali di fumettisti che si sono ispirati all’archeologia. Tra esse, anche una tavola della graphic novel italiana Il porto proibito (2015), di Teresa Radice e Stefano Turconi.

Dallo scorso 25 agosto, e fino al 25 agosto 2019, il MuCEM di Marsiglia ospita l’installazione ‘Horizontal Alphabet (black)’, dell’artista visuale Katinka Bock. Protagonisti di questa installazione sono dei mattoni di ceramica rossi e neri, realizzati in base alle misure di mani e piedi di diversi partecipanti anonimi, che rappresentano contemporaneamente la ripetizione (come l’uso, da parte di culture diverse, di unità di misura legate al corpo umano, quali ad es. pollice e piedi) e la diversità che contraddistinguono gli esseri umani.

Regno Unito

Fino al 24 febbraio 2019, il Victoria and Albert Museum di Londra ospiterà la mostra ‘Videogames: Design/Play/Disrupt’, che racconta, in modo immerso ed interattivo, il processo di realizzazione dei videogame più innovativi.

Dal 4 ottobre al 3 Marzo 2019, il Wellcome Collection di Londra ospiterà la mostra ‘Living with Buildings’, che esplora il modo in cui i paesaggi urbani in cui viviamo influenzano la nostra vita ed il nostro benessere psicofisico.

A Mount Stewart (Co. Down), nell’Irlanda del Nord, dal 9 novembre e fino al 3 febbraio 2019, sarà possibile visitare la mostra itinerante ‘Faces of Change: Votes for Women’, organizzata dal National Trust in collaborazione con la National Portrait Gallery, in occasione del centenario dalla concessione del diritto di voto ad alcune categorie di donne. La mostra esplora, attraverso ritratti, documenti e fotografie, le lotte delle suffragettes ed il dibattito sul diritto di voto ed il suffragio femminile. Prima di approdare in Irlanda del Nord, parte della mostra sarà visitabile a Killerton House, nel Devon, fino al 31 ottobre.

Paesi Bassi

In occasione del Cinquecentenario dalla sua scomparsa, il Museo Teylers di Haarlem si prepara ad inaugurare una mostra dedicata a Leonardo da Vinci ed alla sua capacità di catturare le emozioni umane, che sarà visitabile dal 5 ottobre al 6 gennaio. ‘Leonardo da Vinci’ ospiterà oltre trenta disegni originali di Leonardo ed altrettante opere di seguaci e contemporanei, provenienti da collezioni di tutto il mondo; tra essi, gli studi per l’Ultima Cena e per un volto femminile.

Il Museo Van Gogh, fino a 13 gennaio 2019, ospita la mostra ‘Van Gogh Dreams’, un’esperienza sensoriale tra le emozioni di Vincent, nel periodo in cui si trasferì ad Arles ed era pieno di speranze per la sua nuova vita. La mostra non prevede l’esposizione di dipinti, ma sarà interamente basata sull’intenso scambio epistolare che Vincent ebbe con suo fratello Theo, ed a farla da padrone saranno luci, suoni, colori ed emozioni.

Il Tropenmusem di Amsterdam, fino al 1° dicembre 2019, ospita la mostra ‘Bitter Chocolate Stories’, che presenta le storie di 15 minori (su oltre 2 milioni) che lavorano nelle piantagioni di cacao in Ghana e Costa d’Avorio, per contribuire a soddisfare la domanda dei consumatori di cioccolato che vivono a centinaia di chilometri di distanza. 

Lo stesso Tropenmusem, dal 28 settembre, ospita la mostra ‘Cool Japan’, che mette a confronto moderne icone del mondo dei manga e degli anime con l’arte tradizionale giapponese dei dipinti e degli ukyo-e. A completare la mostra, un’opera di Matsuura Hiroyuki il quale, con la sua tecnica che unisce modernità e tradizione, rappresenta la sintesi perfetta del tema della mostra.

Polonia

Siete amanti dell’arte contemporanea? Allora, non potete perdervi la mostra ‘The Culture Collider: The Post-Exotic Art’ al Museo Manggha dell’Arte e della Tecnologia Giapponese di Cracovia. Si tratta di un progetto della curatrice viennese Goschka Gawlik che mira ad esplorare la situazione dell’arte prodotta nell’era della globalizzazione, facilmente soggetta a mutamenti ed influenze. Le opere esposte sono state realizzate da artisti sia europei che asiatici, in un mix tra  cultura identitaria e sguardo sull’altro.

Fino al 4 novembre, l’Asia and Pacific Museum di Varsavia ospita la mostra ‘Playing with Culture - Traditional Asian Play and Games’. Lo scopo della mostra è quello di proporre uno sguardo sulla cultura asiatica attraverso il gioco, attività che ha da sempre permesso all’uomo di mettere se stesso alla prova e di coltivare le proprie relazioni sociali. Oggetto dell’indagine è il valore culturale del gioco e del giocattolo, riconosciuto anche dall’UNESCO, quale vettore che permette di interpretare antiche credenze e sistemi sociali. 

Avete in programma una visita all’Auschwitz-Birkenau Memorial? Se sì, sappiate che dal 30 ottobre, e fino a marzo 2019, sarà possibile visitare anche la mostra ‘David Olère. The one who survived Crematorium III’. Oltre ai 19 dipinti del museo di Auschwitz, verranno esposti anche 64 opere provenienti da collezioni Israeliane e Francesi, che raccontano l’esperienza dell’artista durante la prigionia nel campo di concentramento.

Germania

Chiudiamo la nostra selezione con Berlino. 

La Gemäldedegalerie, dallo scorso luglio e fino all’11 novembre, ospita la mostra ‘Impressions of the Thirty Years’ War - Printmaking from the Kupferstichkabinett’. Si tratta di una mostra che, attraverso pamphlet satirici e stampe del XVII secolo, provenienti dal Kupferstichkabinett (Galleria delle Incisioni), descrive gli effetti della Guerra dei Trent’anni sulla società dell’epoca.

Il Kupferstichkabinett, a sua volta, dallo scorso agosto e fino al 18 novembre, ospita una mostra dedicata alla bottega di Rembrandt: ‘From Rembrandt’s Workshop - Drawings from the Rembrandt School’. In seguito alle ricerche che hanno portato ad una revisione delle opere attribuite al Maestro olandese, il Kupferstichkabinett mostra differenze e similitudini tra Rembrandt ed i suoi allievi, attraverso una selezione di circa 100 disegni.

 


Prima fase di apertura per il recupero dei monumenti di Palmira, in Siria

27 Aprile 2016

Archeologi polacchi recuperano i monumenti di Palmira, in Siria

La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli scienziati. Foto di Bartosz Markowski
La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli studiosi. Foto di Bartosz Markowski
I Polacchi dell'Università di Varsavia sono stati i primi archeologi stranieri a partecipare al recupero dei monumenti dalle rovine di Palmira in Siria - solo pochi giorni dopo la ricattura dallo Stato Islamico (IS). Hanno presentato i risultati del loro lavoro lo scorso mercoledì all'Università di Varsavia.
Gli archeologi dell'Università di Varsavia (UW) hanno lavorato a Palmira dal 7 al 17 Aprile. Sono andati dietro invito del Direttorato Generale per le Antichità e i Musei in Siria. Hanno presentato i risultati del loro lavoro durante una conferenza stampa a Varsavia.
"Siamo stati i primi specialisti esteri nel campo dell'archeologia e conservazione ad arrivare a Palmira poco dopo che fu ricatturata dallo Stato Islamico" - ha affermato in un'intervista a PAP il conservatore d'arte Bartosz Markowski, che era a Palmira con l'archeologo Robert Żukowski del Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia.
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski

Per una settimana, gli archeologi polacchi hanno cercato tra le migliaia di frammenti dei monumenti che appartenevano al museo a Palmira, distrutti dalla guerra. Di circa duecento sculture e bassorilievi, sono stati in grado di ritrovare la maggior parte dei frammenti di circa 130 monumenti. "La qualità della loro conservazione futura dipende da queste azioni - se nel futuro vedremo a Palmira monumenti rotti, incompleti, ma originali, o loro ricostruzioni più o meno riuscite" - così ha affermato l'esperto.
Attualmente i monumenti sono ancora nel museo; sono pronti ad essere posti nelle scatole ed evacuati verso un luogo dove saranno oggetto di restauro.
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski

"Sfortunatamente, la maggior parte dei reperti nel museo sono stati distrutti - di circa duecento sculture collocate sul piano terra, solo quattro rimangono intatte. Lo scopo della nostra spedizione era quello di raccogliere quanti più frammenti possibile delle sculture danneggiate. Le loro parti erano mescolate alle macerie, ai vetri rotti e a pezzi di mobilio. L'edificio del museo è in condizioni terribili, è stato bombardato diverse volte. Il nostro obiettivo chiave era quello di selezionare i frammenti delle sculture, di modo che non fossero rimossi durante i lavori di riparazione" - ha affermato Markowski.
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Coinvolti nel progetto sono stati pure i restauratori e archeologi siriani che hanno recuperato i mosaici distrutti durante il bombardamento e inventariato i reperti in magazzino.
Il conservatore polacco ha spiegato che il danno principale ai monumenti ha riguardato la rottura dei dettagli delle figure con martelli (i volti e le mani o le bocche degli animali ritratti nelle opere d'arte), che i fondamentalisti hanno distrutto per ragioni ideologiche. "Queste sono le raffigurazioni per le quali Palmira era famosa. Erano monumenti unici" - ha aggiunto Markowski.
I polacchi hanno pure condotto una ricognizione delle rovine dell'antica città. Hanno pre-stimato la scala della distruzione dei templi di Bel e Baalshamin e dell'Arco di Trionfo.
"Non sono un architetto, ma penso che ci sia moltissimo da recuperare. Le strutture sono cadute, ma i blocchi di costruzione sono ancora lì. Non cambia il fatto che la ricostruzione sarà un'enorme investimento - ha affermato Markowski. La loro condizione non cambierà nel futuro prossimo - un'azione urgente e immediata non è necessaria in questo caso - al contrario che per il museo, dove per le sculture c'erano molti frammenti rotti e mescolati. Era importante evitare la rimozione accidentale di frammenti di sculture insieme alle macerie".
Durante la permanenza degli esperti polacchi, è proseguita l'azione dei genieri russi che sminavano il sito di scavo.  Quest'area è tuttora inaccessibile a causa delle numerose bombe inesplose.
Markowski ha portato le buone notizie sul simbolo di Palmira - la statua del leone dal Tempio di Al-lāt, scoperta durante gli scavi polacchi, che per decenni è rimasta in piedi di fronte all'entrata del museo. Gli studiosi temevano che fosse completamente distrutta.
"Mi aspettavo che fosse stato fatto saltare in aria e polverizzato. Il leone, tuttavia, è ancora intatto, solo rovesciato, probabilmente con un bulldozer o con un'altra grande macchina. La struttura in cemento rinforzato che lo sosteneva, è rotta, ma gli elementi in pietra ad esso ancorato sono ancora uniti insieme. La bocca ha subito la maggior parte del danno. Sarà certamente possibile rimettere in piedi di nuovo la scultura e restaurarla, ma le tracce dei danni causati dalla crisi resteranno per sempre visibili" - ha affermato Markowski.
La vicina città araba contemporanea - Tadmor, che era una base per i turisti verso le antiche rovine, è deserta. "Case, hotel, negozi, souk - il mercato, i ristoranti - sono distrutti. Solo l'esercito siriano e quello russo sono stazionati nella città. Gli ex abitanti sono tornati solo per recuperare il resto dei loro possedimenti" - ha affermato Markowski.
"Abbiamo ricevuto parole di sincera gentilezza e inusuale felicità dai Siriani, che qualcuno fosse interessato al problema, che non erano rimasti soli. Hanno davvero apprezzato noi, Polacchi, specialmente ora" - Robert Żukowski ha così riferito ai reporter.
Markowski ha affermato che il ritorno a Palmira non è stato ancora programmato. "Dipende dalle autorità siriane e dalle autorità internazionali che prepareranno i progetti di conservazione. Quello che abbiamo fatto è un'apertura, un prologo alla preparazione di tali progetti" - Markowski ha spiegato ai reporter.
"Palmira non sarà mai più esattamente come la ricordavamo. Come consolazione, dobbiamo dire che non era così in tempi antichi - ciò è ovvio. Prima di tutto, finora abbiamo dissotterrato non più del 20 per cento dell'antica città. Il resto è ancora al sicuro sotto terra e nel futuro i nostri successori probabilmente arricchiranno le collezioni del museo a Palmira e mostreranno nuovi monumenti di questa antica civiltà" - così il precedente Direttore del Centro di Archeologia Mediterranea, prof. Michał Gawlikowski, durante la conferenza stampa.
La ricerca a Palmira cominciò col pioniere dell'archeologia polacca mediterranea, prof. Kazimierz Michalowski. La spedizione dal Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia lavorò qui dal 1959 al 2011. In seguito, il lavoro è stato sospeso a causa dello scoppio del conflitto armato. I monumenti dell'antica città divennero un bersaglio dello Stato Islamico nel 2015. Palmira era nota principalmente per la sua architettura scenica e monumentale - lunghi colonnati e numerosi templi dedicati a varie divinità. La città divenne un Sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 1980. Era un'importante attrazione turistica in Siria.
I Siriani presentarono una proposta ai Polacchi per il loro ritorno agli inizi di Aprile, durante la conferenza "I Polacchi nel Medio Oriente" all'Università di Varsavia.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Archeologi da Gliwice sulle tracce delle residenze medievali dei cavalieri

25 Aprile 2016

Archeologi da Gliwice sulle tracce delle residenze medievali dei cavalieri

Source: Fotolia
Source: Fotolia
Numerosi resti delle residenze dei cavalieri medievali sono state scoperti a Pniów e Stare Tarnowice, grazie all'uso di moderni metodi di ricerca da parte degli archeologi dal Museo a Gliwice.
In Alta Slesia, anche nell'area di Gliwice, ci sono dozzine di tumuli di terra che gli archeologi chiamano fortezze (NdT: hill fort in Inglese). Sono considerati resti di residenze in torri, costruite dai rappresentanti della nobiltà locale nel periodo che va dal tredicesimo al quindicesimo secolo.
Nel 2015, il Museo a Gliwice finanziò studi non invasivi dei tumuli situati a Pniów e Stare Tarnowice. Sono stati utilizzati gli ultimi metodi di ricerca della moderna archeologia, compresa un'apparecchiatura chiamata magnetometro. Permette di rilevare anomalie magnetiche sotterranee, che possono essere identificate con l'esistenza di resti archeologici, ad esempio fosse o strutture architettoniche.
Questo genere di lavoro spesso permette di effettuare rilevamenti nei siti archeologici prima degli scavi programmati. Permette di definire una più precisa ubicazione delle fosse durante i lavori di scavo, e quindi di ottenere una conoscenza più dettagliata dei resti esaminati.
"Siamo incappati in diverse anomalie che sono i resti di torri di cavalieri. A prescindere da queste, possiamo aspettarci i resti di terrapieni: fossati, palizzate, ma pure i cosiddetti strati culturali relativi all'utilizzo di torri, probabilmente contenenti frammenti di contenitori, armi, strumenti della vita quotidiana che ci permettono di datare questi resti. Con questa ricerca non invasiva, sappiamo esattamente dove guardare, dove scavare" - così ha riferito a PAP Radosław Zdaniewicz, archeologo dal Museo di Gliwice.
Gli archeologi di Gliwice hanno fatto domanda al conservatore provinciale per finanziare gli scavi.
Radosław Zdaniewicz ha spiegato che nel Medio Evo, le torri in legno erano i luoghi più comuni di residenza per i cavalieri e le loro famiglie, permettendo un controllo efficiente e la gestione delle proprietà. "I cavalieri ricevevano la terra dal principe, e su quella potevano costruire le loro residenze. In cambio, dovevano rispondere ad ogni chiamata del principe. Sfortunatamente, sappiamo poco dei cavalieri che potevano vivere vicino l'odierna Gliwice. Dai documenti relativi ai resti conosciamo solo il nome di Piotr de Tarnowitz, che visse a Tarnowice" - così l'archeologo.
Dalla fine del quindicesimo secolo, i manieri in legno erano spesso eretti sugli stessi tumuli, rimpiazzando le torri residenziali medievali.
I primi studi di verifica delle fortezze (NdT: hill fort in Inglese) vicino Gliwice sono stati effettuati nel 1970. I lavori successivi portati avanti dagli archeologi del Museo a Gliwice in luoghi che comprendono Kozłów gettano luce sull'aspetto di alcuni di questi resti, e i reperti scoperti nelle macerie permettono di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti. Gli scienziati sperano che scoperte ancor più interessanti vengano dalle ricerche a Pniów e Stare Tarnowice.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Polonia: la ricerca della casa di famiglia di Zawisza Czarny

6 Aprile 2016

La ricerca della casa di famiglia di Zawisza Czarny

Zawisza Czarny in un dettaglio della "Battaglia di Grunwald", di Jan Matejko. Fonte: Wikipedia
Zawisza Czarny in un dettaglio della "Battaglia di Grunwald", di Jan Matejko. Fonte: Wikipedia
La sua fama giunse nelle più lontane parti d'Europa. Imbattuto nei tornei, vincitore sul campo di battaglia, un diplomatico - Zawisza Czarny di Garbów, blasone Sulima. Gli studiosi cominceranno presto il progetto di ricerca che potrà contribuire a ritrovare la sua casa di famiglia vicino Sandomierz.
Stary Garbów e Nowy Garbów, piccoli villaggi confinanti, sono situati a meno di 15 km a nord di Sandomierz, nel comune di Dwikozy (Świętokrzyskie). Non spiccano tra i paesi locali, circondati da una scacchiera di campi e frutteti. La loro storia, ad ogni modo, è abbastanza straordinaria. Gli studiosi hanno confermato oltre ogni dubbio che da "questo" Garbów venne il più famoso cavaliere polacco Zawisza Czarny (circa 1370-1428), che, attraverso i trionfi in numerosi tornei in Europa, tra quattordicesimo e quindicesimo secolo guadagnò fama, similmente alle più grandi star dello sport e della cultura pop di oggi.
"Siamo fiduciosi che questo sia il luogo, anche se solo 20 anni fa non era affatto certo nella storiografia" - così ha riferito a PAP il dott. Tomisław Giergiel dell'Istituto di Storia dell'Università Maria Curie-Skłodowska a Lublino. Ha aggiunto che la ricerca condotta in anni recenti ha dissipato molti dubbi. "Sappiamo che era nato qui e che era fiero delle sue radici. Quel sentimento non è diminuito nonostante la carriera da meteora nei tornei medievali. Ovunque fosse nell'Europa occidentale, si riferiva a se stesso come facevano suo padre e suo nonno: +di Garbów+" - ha sottolineato il dott. Giergiel.
Ma dov'era esattamente la casa natale del cavaliere? A Stary Garbów o a Nowy Garbów? O da qualche parte nel mezzo? Come doveva apparire? Era simile ad altri palazzi di famiglie benestanti? "Venne da Garbów. Questa Garbów" - ed è qui che la conoscenza di storici, regionalisti ed esperti termina.
L'archeologo, direttore del Museo Regionale a Sandomierz, dott. Dominik Abłamowicz vuole aprirsi un varco nella nebbia di congetture e ipotesi. "Ho lavorato a Sandomierz per un anno. Visto che sono qui, imparo a conoscere questa terra, i suoi monumenti. Sono stupefatto dal numero di monumenti, ce ne sono così tanti. Mentre esploravo le aree circostanti ho visitato Garbów" - ha affermato in un'intervista a PAP.
Il ricercatore era affascinato dal fatto che nella documentazione archeologica dall'area di Garbów non ci sia un solo sito del Medio Evo. Secondo il direttore del museo, nonostante la mancanza di reperti archeologici noti del Medio Evo in quest'area, si può confermare oltre ogni dubbio che l'insediamento a Garbów sia molto più antico. "Ci deve essere stato un centro feudale qui, associato al fatto che questa era la residenza della famiglia Zawisza, che regnava su queste terre. Dovevano esserci insediamenti rurali" - ha affermato.
Così nacque l'idea di utilizzare i metodi della moderna archeologia e scienze connesse per trovare l'ubicazione della residenza. "Il finanziamento che siamo riusciti a vincere non è per operazioni di carattere invasivo. Non avremo fondi per gli scavi. L'archeologia ha varie tecniche di ricognizione. Da una mano c'è il metodo tradizionale che comprende l'esplorazione della superficie, particolarmente efficace durante l'inizio della primavera, quando vari oggetti compaiono sulle superfici dei terreni arabili come risultato dei processi legati al gelo e alle attività agricole. Questo è un metodo" - ha affermato.
Ci si può aspettare che le case della nobiltà avessero funzioni difensive e che fossero costruite in posti naturalmente difesi. "In aggiunta alle ragioni archeologiche, il terreno è importante, ragion per cui intendiamo incontrare i residenti di Garbów, i giovani, per chiedere loro se hanno mai trovato qualcosa, se un tumulo o una collina furono appiattiti nel passato" - ha affermato il direttore.
Tra quattordicesimo e quindicesimo secolo, la motta castrale (NdT: motte-and-bailey castle in Inglese) era una forma popolare di residenza per i nobili, le cui tracce ancora rimangono in molti luoghi della vecchia provincia di Sandomierz. Una delle meglio preservate di questo tipo è situata a Włoszczowa, nella parte occidentale della provincia di Świętokrzyskie. Un tumulo regolare, alto cinque metri si erge chiaramente sui terreni piatti e i prati. In cima probabilmente c'era un tempo una torre residenziale.
Qualsiasi informazione dai residenti, fondata, ad esempio, su storie di famiglia, che da qualche parte a Garbów ci fosse una collina o un "tumulo", potrebbe guidare gli archeologi verso il luogo dove un tempo si ergeva la casa di Zawisza Czarny; supponendo che fosse una motta castrale, il che non è certo. "Questa è una delle ipotesi" - ha sottolineato l'archeologo.
Un altro suggerimento che può avvicinare i ricercatori a ritrovare la sua ubicazione potrebbe essere fornito da una storia ben più recente. "A Garbów c'era un palazzo, nel quale nacque il generale Józef Dowbor-Muśnicki (1867-1937). Il palazzo non esiste più. Ne faccio menzione perché è la seconda persona di rilievo nella storia della Polonia a vivere qui. Spesso, nuove residenze di nobili, ad esempio palazzi, erano costruiti sul luogo di vecchie residenze, come  +luogo di potere sancito+; questo è un altro aspetto del caso" - ha affermato.
Oltre ai rilevamenti in superficie, gli studiosi intendono utilizzare gli ultimi metodi di ricerca. Questi comprendono le foto aeree, l'elaborazione delle quali permette un'analisi accurata della morfologia del terreno per determinare la configurazione del paesaggio. "In luoghi di interesse porteremo avanti test fisici utilizzando attrezzature per la resistività elettrica, simili a quelle utilizzate per la ricerca del +treno dorato+ nella Bassa Slesia" - ha spiegato.
Un altro ramo dell'archeologia, che può avvicinarci alla risoluzione del puzzle, è chiamato archeologia ambientale, ed esamina la relazione tra uomo e la sua economia e il paesaggio. "Nel nostro campo scientifico ci poniamo spesso domande di geografia storica: perché gli uomini scelsero questo particolare posto, perché l'insediamento fu fondato qui? Come cambiò i dintorni?" - ha spiegato il dott. Abłamowicz. Ha notato che al contrario delle credenze popolari, i cambiamenti nel paesaggio non sono solo caratteristici dell'era industriale, poiché il paesaggio è influenzato dall'attività agricola.
Per questa ragione, gli studiosi intendono prendere campioni vicino il fiume Opatówka e nelle lanche della Vistola, dove la torba può essere presente. "La torba crea un microclima unico, che mantiene i dati dal passato freschi come in un frigo. (...) Presenta i resti delle piante. Il loro studio e la loro datazione permettono di determinare se i sedimenti includono resti botanici riconducibili all'azione umana, come pollini di granaglie o altre colture. Se si può stabilirlo, contribuirebbe a determinare molti aspetti dell'attività agricola al tempo di Zawisza" - ha affermato.
La scoperta dell'ubicazione della casa di Zawisza Czarny sarebbe un altro importante evento per il paese, dove la memoria del cavaliere medievale è molto viva. C'è un monumento del cavaliere, che è il patrono della scuola locale. C'è pure un'Associazione per la Memoria di Zawisza Czarny blasone Sulima di Garbów che è molto attiva; la sua attività può essere seguita sull'interessante sito web.
La ricerca sarà supportata da un finanziamento dell'Istituto del Patrimonio Culturale Nazionale a Varsavia dal programma "Patrimonio Culturale - priorità: protezione dei siti archeologici". Includendo il proprio contributo, il lavoro programmato costerà circa 40 mila zloty.
A Zawisza Czarny di Garbów, blasone Sulima, ci si riferisce nelle cronache latine come a Zawissius Niger de Garbow, nato attorno al 1370 a Garbów. Morì per mano dei Turchi nel Giugno 1428 nella fortezza di Golubac, le rovine della quale possono ancora essere viste nella Serbia orientale sulla riva destra del Danubio. A causa delle sue vittorie in numerosi tornei e dell'eroismo sul campo di battaglia fu visto come un modello di virtù cavalleresca. Fu anche un esperto diplomatico di re Ladislao II Jagiello, che rappresentò Ladislao II al Concilio di Costanza negli anni 1414-1418.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, Marek Klapa. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Una finestra sulle credenze preistoriche: il santuario di Bolków

4 Aprile 2016

Una finestra sulle credenze preistoriche - il santuario di Bolków

Offerta sacrificale scoperta nel santuario - una zappa in corno di alce. Foto by T. Galiński
Offerta sacrificale scoperta nel santuario - una zappa in corno di alce. Foto by T. Galiński
Circa 9 mila anni fa, vicino l'odierno lago Świdwie (Pomerania Occidentale) gli sciamani effettuavano misteriosi rituali. Oggi, gli archeologi scoprono le tracce di questa inusuale attività.
Figure vestite di pelliccia, che cantano brani monotoni, emergono dalle ombre e da nubi di fumo. Vestendo maschere e corna animali sulle loro teste, portano piccoli fasci... Forse è così che apparivano i rituali effettuati migliaia di anni fa vicino l'odierna Szczecin.
Probabilmente non conosceremo mai i dettagli dei rituali. Ad ogni modo, tutte le indicazioni vanno nel senso che le scoperte effettuate dal prof. Tadeusz Galiński della sede di Szczecin dell'Istituto di Archeologia ed Etnologia PAS sono uniche in Europa. Gli archeologi cominciarono a studiare il sito nel 2012. Inizialmente non si resero conto di ciò con cui avevano a che fare - sono semplicemente capitati sui resti di capanne. Pensavano si trattasse del tipico insediamento di cacciatori di oltre 9 mila anni. Ad ogni modo, ulteriori ritrovamenti divennero sempre più affascinanti.
Vista generale del presunto santuario, durante gli scavi. Foto by T. Galiński
Vista generale del presunto santuario, durante gli scavi. Foto by T. Galiński

La ricerca si è rapidamente concentrata su un'area circolare del diametro di circa 6 m, dove gli scienziati hanno incontrato misteriose strutture. L'elemento principale del sito è risultato essere un edificio trapezoidale con pali, circondato da un arco di pietra collocati a uguale distanza l'uno dall'altro. C'erano anche bastoni affilati in tasso e conficcati nel terreno, secondo la forma di una figura orizzontale simile al Grande Carro - un frammento della costellazione dell'Orsa Maggiore. Al tempo nel quale le capanne erano utilizzate, c'era un lago nelle vicinanze. Da qui, da un alto pendio, c'era una vista panoramica della campagna circostante. "Nei giorni con cielo terso, doveva essere un posto molto buono per osservare le stelle" - ha aggiunto lo scienziato.
Un incensiere in legno scoperto durante gli scavi. Foto by T. Galiński
Un incensiere in legno scoperto durante gli scavi. Foto by T. Galiński

Secondo il prof. Galiński, tutto indica che questo luogo era un santuario. Ciò è ulteriormente evidenziato dai reperti scoperti: un incensiere in legno, che era utilizzato per affumicare ritualmente il luogo, le persone e gli oggetti al fine di scacciare gli spiriti maligni, e un fascio di pezzi di legno, corteccia, piante erbacee ed ossa animali, il quale, secondo il prof. Galiński, dovrebbe essere interpretato come un'offerta dello sciamano. "Le offerte sacrificali erano un'espressione di credenze nei poteri sovrannaturali e nelle forze della natura. Il loro scopo era quello di placare le divinità. Erano fatte in nome di tutti i residenti e membri del gruppo con la partecipazione del leader spirituale" - afferma il ricercatore.
All'interno del santuario i ricercatori hanno ritrovato diverse grandi pietre - quasi ognuna era differente. Tra queste c'erano: sienite, diorite, granito, quarzite, arenaria e gneiss, e persino marmo rosso e sienite verde, rare in Pomerania. Una sorpresa assoluta è stata la scoperta in questa regione di giaietto, anche chiamato ambra nera, e di roccia vulcanica, pomice.
"Questa collezione di rocce straordinariamente ricca è unica tra i siti del Mesolitico finora noti e situati all'interno della vasta Pianura Europea, e nella zona delle colline pedemontane e degli altipiani. Queste rocce furono portata al sito di Bolków, e non solo dall'area circostante (...), ma pure da terre lontane, il miglior esempio in tal senso è dato dalla cornubianite, che si trova sui Monti dei Giganti e sullo Harz" - ha spiegato il prof. Galiński in un articolo pubblicato sul periodico "Archeologia Polski" ("Archeologia della Polonia"). È interessante che le rocce mostrino segni di formazione.
Dispersi all'interno del santuario erano numerosi oggetti fatti di legno, corna e pietra. La loro natura, secondo il prof. Galiński, tradisce funzioni direttamente o indirettamente correlate ai rituali - per esempio, includono un caratteristico bastone dalla forma inusuale, un pendente in legno, e persino un oggetto fatto di corteccia di betulla, che si interpreta come frammento di maschera rituale.
Presunti resti di un santuario scoperto a Bolków sono stati preservati in condizioni eccellenti, grazie alle favorevoli condizioni naturali nelle quali sono rimasti i ritrovamenti: torba e sabbia. E "(...) l'enorme quantità di diverse informazioni contenute nelle fonti estratte significa che porteranno una nuova qualità nella ricerca sulla cultura delle comunità cacciatrici del Primo Olocene nella Pianura Europea" - afferma lo scopritore.
La descrizione dettagliata dello studio dell'inusuale sito a Bolków del 2012-2014 è stata pubblicata nell'ultimo numero di "Archeologia Polski" (LX: 2015) in un articolo di Tadeusz Galiński "Shaman sanctuary from the Mesolithic period in Bolków on the lake Świdwie in Pomerania". La ricerca sul campo e i test di laboratorio del sito non sono stati ancora completati. Gli scienziati si aspettano ulteriori intriganti scoperte e ritrovamenti.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Roma, mostra: "Camioniste polacche. Ausiliarie del 2° corpo d'armata polacco. Dalla Russia all'Italia. 1942-1946"

MOSTRA DOCUMENTARIA E FOTOGRAFICA

CAMIONISTE POLACCHE

AUSILIARIE DEL 2° CORPO d'ARMATA POLACCO

DALLA RUSSIA ALL’ITALIA 1942-1946

CASA della MEMORIA e della STORIA di Roma

8 aprile – 20 maggio 2016

inaugurazione giovedì 7 aprile ore 17.00

image002 (17)La mostra "CAMIONISTE POLACCHE. Ausiliarie del 2° Corpo d'Armata Polacco. Dalla Russia all’Italia. 1942-1946" ricorda e rende omaggio alle donne che durante il secondo conflitto mondiale fecero parte del II Corpo d’Armata Polacco, prestando servizio nell’esercito come autiste e camioniste in ruoli e incarichi solitamente ricoperti dagli uomini.

Leggere di più


Sulle tracce dei cambiamenti storici nel fisico dei Polacchi

31 Marzo 2016

Sulle tracce dei cambiamenti storici nel fisico dei Polacchi

Modificazioni negli scheletri, oltre ad archivi d'ospedale e documenti di coscrizione - antropologi, archeologi e storici cercano di leggerli per comprendere come la guerra abbia cambiato il corpo umano, come gli abitanti di paesi e villaggi vissero sul volgere dei secoli diciannovesimo e ventesimo e se la vita nel Medio Evo fosse stressante.
Ogni generazione è leggermente più alta della generazione dei suoi genitori e nonni. Entro un decennio, un rappresentante medio delle nazioni in via di sviluppo è in media più alta di quella dei suoi predecessori di circa 0,5-2 cm. Esaminando le deviazioni da questa tendenza, gli scienziati sono in grado di valutare meglio le condizioni di vita degli antichi abitanti della Polonia - così i partecipanti alla conferenza "Corpo umano in Polonia: ieri e oggi" (NdT: "Human physique in Poland: yesterday and today"), organizzato sabato 19 Marzo all'Università Cardinale Stefan Wyszyński a Varsavia dalla Facoltà di Biologia e Scienze Ambientali dell'Università, e dal Museo di Storia Polacca.
Come il corpo umano sia influenzato dalla guerra è il soggetto della ricerca (utilizzando l'esempio della popolazione di Cracovia) di Bartosz Ogórek, storico e demografo dall'Istituto di Storia e Archivi, Università Pedagogica di Cracovia. Quando si tratta di salute, la guerra influenza particolarmente i ragazzi durante la pubertà - ha affermata alla conferenza.
"Durante la guerra a Cracovia, la cosa peggiore era di essere un ragazzo di circa dieci anni, che è l'età durante la quale gli adolescenti cominciano a mangiare moltissimo e a crescere intensivamente. I ragazzi, comunque, non avevano la quantità appropriata di cibo. La mortalità civile in questo gruppo aumentò del 170 per cento" - questo ha sottolineato Bartosz Ogórek.
Lo storico ha cercato le prove di questa tendenza nei documenti post-bellici sui coscritti, contenenti dati sulle misurazioni dei loro corpi. Ha affermato che i ragazzi nati all'inizio del ventesimo secolo, che entrarono nella pubertà durante la guerra - al momento della coscrizione, all'età di 21 anni erano più bassi dei loro pari chiamati alle armi prima della guerra.
Cattive condizioni influenzavano pure i neonati: bambini con peso inferiore nacquero durante la guerra. "Questo è un semplice meccanismo associato con una scarsa nutrizione, esposizione a malattie infettive e uno standard di vita inferiore durante il tempo di guerra" - spiega lo storico.
Ha aggiunto che le persone nate durante la guerra incrementerebbero nel tempo il loro insufficiente peso al momento della nascita. "Persino dopo la guerra, alcuni ragazzi nati nel 1915 erano un po' più bassi di quelli nati negli anni vicini. In età scolare, queste persone erano circa 2 cm più basse di quelle nate negli altri anni. La maggior parte di loro probabilmente compensò queste perdite in seguito nella vita, ma secondo i biologi potrebbe essere deleterio per la salute in età adulta" - questa la descrizione di Bartosz Ogórek.
"Le conseguenze della guerra, relativamente a salute e demografia, persistono fin quando rimangono vive le persone nate durante la guerra" - ha affermato lo storico.
Stile di vita, altezza e peso di queste persone che vivevano nei paesi e nei villaggi del Regno di Polonia e a Varsavia nel tardo diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo è l'argomento della ricerca della prof.ssa Alicja Budnik dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań. La professoressa analizza l'indice di massa corporea (NdT: BMI, o body mass index) (che, in parole povere, mostra il rapporto tra peso corporeo e altezza di una persona).
La sua analisi mostra che in termini di peso e altezza la nobiltà emerse tra i gruppi sociali, ma i borghesi stavano rapidamente recuperando.
Le donne dei paesi - specialmente dopo i 30 - hanno la tendenza a guadagnare peso, perché restavano a casa, con poco movimento e molto cibo. Spiegando questo fenomeno, il prof. Budnik ha citato un anonimo aforista, "non fidarti delle persone che mangiano poco, perché queste persone sono gelose o di cattivo carattere, e l'astinenza è una caratteristica da asociale". "Persino Leon Potocki nelle sue memorie ammise che mangiare era l'attività più importante della vita civile. Così mangiavano, e aumentavano la dimensione dei loro corpi" - ha affermato il professore.
Di conseguenza, il numero di persone che erano sovrappeso e obese crebbe nella società polacca. Alla fine del diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo più della metà di uomini e donne era in sovrappeso. Gli uomini del proletariato, malnutriti e che lavoravano duro erano i più bassi e magri. Le donne nei loro strati sociali erano in condizioni migliori. "Contrariamente alla credenza popolare sui contadini poveri - sembra che non andasse così male tra loro. Almeno in alcuni luoghi" - così il prof. Budnik.
Cosa si mangiava nel Regno di Polonia alla fine del diciannovesimo secolo? La gente di paese consumava un sacco di latte, burro, carne e uova. I contadini mangiavano legumi e patate.
La dott.ssa Barbara Kwiatkowska dal Dipartimento di Antropologia all'Università di Scienze Biologiche a Wrocław traccia i cambiamenti nella struttura del corpo umano in Polonia nell'ultimo millennio. Sulla base dei teschi e delle ossa degli antichi abitanti di Wrocław, valuta le condizioni in cui vivevano le persone nel Medio Evo. "Si tratta della risposta corporea a condizioni ambientali avverse - condizioni di vita difficili, fame, malattia, parassiti e malattie causate da questi. Il corpo in queste condizioni compie uno sforzo enorme, che lascia tracce sulle ossa, tracce che un antropologo può leggere" - ha spiegato la dott.ssa Kwiatkowska.
Indicazioni di pessime condizioni di vita comprendono i cambiamenti nello smalto e malattie dentarie, osteoporosi, stress muscoloscheletrico o cosiddette linee di Harris (tracce di inibizione della crescita sulle ossa, che rimangono dopo periodi di malnutrizione, ad esempio l'hungry gap - NdT: il periodo primaverile durante il quale nei climi britannici non c'è cibo vegetale). Un segnale importante è l'altezza del corpo e il dimorfismo sessuale, ad esempio la differenza di altezza tra donne e uomini.
La dott.ssa Kwiatkowska ha guardato tali cambiamenti sugli scheletri delle persone sepolte nei secoli XII-XVI in varie località nella Wrocław medievale. Le persone più povere erano sepolte nei sobborghi; le persone più ricche nelle parti centrali della città.
La loro situazione sociale lasciò tracce sugli scheletri. "Sul sito di Ołbin dai secoli dodicesimo e tredicesimo, dove le condizioni di vita erano molto buone - le vie si incrociavano e c'era un mercato - il dimorfismo sessuale raggiunse 11 cm! Sappiamo da fonti storiche che nello stesso periodo, gli abitanti della città di Wrocław che vivevano ai margini della città erano seppelliti nel cimitero della Piazza Dominikański. Il dimorfismo tra loro era inferiore, come nella Chiesa di S. Cristoforo, dove le persone del borgo e dei villaggi circostanti erano seppellite" - così ha affermato la dott.ssa Kwiatkowska.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


Polonia: tesoro di reperti in bronzo dalla provincia di Lubuskie

29 Marzo 2016

Un tesoro di bronzi scoperti nella provincia di Lubuskie

Uno dei ritrovamenti presentati al Museo Jan Dekerta di Lubuskie, presso Gorzów Wielkopolski. Foto: PAP/ Lech Muszyński 17.03.2016
Uno dei ritrovamenti presentati al Museo Jan Dekerta di Lubuskie, presso Gorzów Wielkopolski. Foto: PAP/ Lech Muszyński 17.03.2016
Un tesoro di reperti in bronzo è stato scoperto alla periferia di un paese nella Provincia di Lubuskie. Gli oggetti sono probabilmente associati alla cultura lusaziana e al periodo dell'Età del Bronzo - così ha riferito a PAP Błażej Skaziński, a capo della sede di Gorzów dell'Ufficio Regionale per la Protezione dei Monumenti.
La collezione di manufatti, inizialmente datata al IV-V periodo dell'Età del Bronzo (1100-700 a. C.) consta di diverse dozzine di reperti, compresi quelli associati alle credenze religiose e ai rituali della comunità che li produsse.
La collezione consta di 5 contenitori in bronzo, 6 ruote e 6 altre parti di un carro cultuale, oltre a 24 bottoni. Inoltre, il ritrovamento è stato accompagnato da frammenti di ceramiche dal contenitore nel quale il deposito era collocato.
"La presenza di parti di un carro cultuale determina la speciale importanza del ritrovamento. Questo genere di reperti è molto raro. Gli oggetti furono probabilmente nascosti in una situazione di emergenza e il deposito non è stato recuperato fino ad oggi. Gli oggetti non erano associati alla sepoltura" - ha affermato Skaziński.
Il tesoro è stato ritrovato sul confine di un campo da una famiglia, durante una passeggiata. Coloro che hanno effettuato il ritrovamento lo hanno denunciato, consegnando i reperti al Conservatore dei Monumenti Regionale di Lubuskie. Poco dopo, un archeologo ha esaminato attentamente il luogo della scoperta degli oggetti.
Secondo la legge, i reperti sono proprietà della Tesoreria dello Stato. Sono stati depositati nel museo di Gorzów, dove presto saranno oggetto di ricerche specializzate e di lavori di natura conservativa.
La scoperta rappresenta ancora un'altra prova del fatto che diverse migliaia di anni fa la Regione Centrale dell'Oder era abitata da comunità caratterizzate da una ricca cultura, credenze e alto livello di abilità artigiana.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

 


Polonia: dozzine di reperti dell'Età del Bronzo recuperati dalla polizia a Janowiec Wielkopolski

23 Marzo 2016

Grande Polonia: scoperta di un tesoro con reperti risalenti a tremila anni fa

800px-Poznańskie_kaliskie

Diverse dozzine (almeno) di reperti dell'Età del Bronzo, risalenti a circa tremila anni fa sono state scoperte il 10 Marzo dalla polizia di Poznań police. La scoperta è stata fatta nella foresta vicino Janowiec Wielkopolski.
"Dozzine di reperti ritrovati dalla polizia erano per la maggior parte oggetti posseduti da donne; collane, spille per capelli, braccialetti, e pure punte di lancia e asce" - così ha riferito a PAP il portavoce del Comandante della Polizia Provinciale a Poznań, Andrzej Borowiak.
Ha aggiunto che i reperti dell'Età del Bronzo sono stati scoperti dagli ufficiali della Polizia di Poznań dei Dipartimenti di Investigazione Criminale e Ricerca, i cui compiti comprendono quello del recupero delle opere d'arte e della protezione del patrimonio culturale.
"La polizia ha scoperto questi oggetti di rilevanza storica mentre svolgeva i propri compiti; stavano controllando alcune informazioni quando alcune persone con un metal detector son state viste nell'area di Janowiec Wielkopolski. Questa mattina andarono a controllare questa informazione, perché questo tipo di attività effettuate da individui sono illegali" - spiega Borowiak.
La polizia ha già informato il Ministero della Cultura e del Patrimonio Culturale Nazionale circa la scoperta. Gli oggetti di rilevanza storica saranno ora messi al sicuro ed esaminati dagli archeologi.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
La Grande Polonia, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (di Poznaniak - własna praca na podstawie: Historia Polski, Polska do 1586, Kraków 2007 r., s. 508, ISBN 978-84-9819-808-9).