Museo delle Culture MUDEC Banksy

Milano: dal 21 novembre la mostra “A visual protest. The art of Banksy”

MuDeC

Dal 21 novembre “A visual protest. The art of Banksy”.

Per la prima volta l’arte dello street artist entra in un museo pubblico italiano In programma fino al 14 aprile 2019.

Museo delle Culture MUDEC BanksyMilano, 20 novembre 2018 – Apre domani al MuDeC la prima mostra mai dedicata a Banksy in un museo pubblico italiano. Banksy, artista e writer inglese la cui identità rimane tuttora nascosta, è considerato uno dei più noti rappresentanti della street art contemporanea e i suoi lavori esprimono sempre, in chiave satirica e provocatoria, posizioni politiche o etiche, in grado di interpretare o influenzare il pensiero collettivo. La sua protesta visuale, insieme all’alone di mistero che circonda la sua figura, hanno conquistato un pubblico ampio e trasversale, costituito in grande maggioranza dai giovani.

Sarà una mostra non autorizzata dall’artista, come tutte quelle a lui dedicate prima d’ora, in quanto Banksy continua a difendere il proprio anonimato e la propria indipendenza dal “sistema”.

“A Visual Protest. The Art of Banksy”, in programma al MuDeC fino al 14 aprile 2019, è un progetto espositivo curato da Gianni Mercurio che raccoglie circa 80 lavori tra dipinti, litografie, serigrafie e print numerati (edizioni limitate a opera dell’artista), corredati di oggetti, fotografie e video, circa 60 copertine di vinili e cd da lui disegnati e una quarantina di memorabilia (adesivi, stampe, magazine, fanzine, flyer promozionali) che raccontano attraverso uno sguardo retrospettivo l’opera e il pensiero di Banksy.

Il percorso risponde alla mission del Museo, che intende fornire a un pubblico più ampio possibile le chiavi di lettura per comprendere (e apprezzare) una forma di espressione artistica capace di attraversare in maniera trasversale tutte le culture contemporanee, dove si è affermata come tecnica in grado di affrontare i grandi temi del presente.

La mostra, promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE - che ne è anche il produttore - e ideata da Madeinart, rientra nel più ampio progetto scientifico concepito dal MuDeC dal titolo “Geografie del futuro”, un racconto sul “sapere geografico” inteso come approfondimento sui territori e sulle culture che li abitano, letto attraverso la lente di diverse discipline di studio (storiche, sociali, fisiche, antropologiche, ecc). In particolare, con Banksy la relazione con la geografia si connota di tratti sociali: la relazione con il paesaggio umano nel quale Banksy si esprime, spesso in zone di conflitto, l’attitudine sperimentale e l’interesse verso la teoria della “psicogeografia” di matrice situazionista, secondo cui lo spazio di azione dell’artista è il territorio.

"Voglio sottolineare la sempre più profonda sintonia tra lo staff del Mudec e quello del partner privato 24ORE Cultura, che ha come effetti la realizzazione di progetti espositivi in reciproca e profonda coerenza, e l'autorevolezza dell'impianto curatoriale, di grande qualità e rigore scientifico - ha affermato l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Questa esposizione è infatti l'approdo del progetto scientifico del MuDeC dal titolo 'Geografie del futuro', che propone una riflessione sulle articolazioni sociali del presente e del futuro e comprende anche le due mostre già aperte al pubblico 'Capitani coraggiosi' e 'Se a parlare non resta che il fiume'".

Il MuDeC, dal 27 novembre fino al 15 gennaio 2019, proporrà una campagna di comunicazione legata alla mostra che prevede l’affissione in giro per la città di 660 manifesti (140x200 cm) per dare la possibilità, agli artisti che vorranno esprimersi, di trasformare il manifesto in un’opera. Ogni 15 giorni verranno affissi 220 manifesti, pronti a ospitare le creazioni degli artisti. Poi, come da regolamento comunale, i manifesti verranno sostituiti per dare spazio alle nuove creatività; lo stesso destino, del resto, che subiscono le opere di alcuni street artist, godute solo da poche persone prima della loro cancellazione, strappo, distruzione o furto.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Introduzione

Dopo aver varcato un’ideale “soglia” che evoca un mondo industriale e metropolitano, il visitatore si imbatte nella prima sezione introduttiva: il mondo di Banksy prima di Banksy. Il Situazionismo, le proteste del maggio 1968 e iwriter di New York degli anni ’70 e ’80 furono i “movimenti” che, con una forma di protesta visiva attraverso la fusione di parole e immagini e con un’attitudine all’azione sono per Banksy espliciti riferimenti per modalità espressive o per “affinità elettive”. Del movimento situazionista degli anni ’50 e ’60 (con radici nel marxismo, nell’anarchismo e nelle avanguardie artistiche del Novecento) Banksy condivide l’attitudine sperimentale, l’attenzione alle realtà urbane, la teoria della “psicogeografia” (secondo la quale lo spazio di azione dell’artista è il territorio), l’aspetto performativo, ma soprattutto il “détournement”, cioè quella forma di plagio in cui sia la fonte che il significato dell’opera originale vengono sovvertiti per creare un nuovo lavoro.

Come gli street artist della sua generazione, Banksy accentua il contenuto dei messaggi politici e sociali in maniera esplicita, spostando il messaggio dalla forma al contenuto. Questi aspetti emergono come fondanti dell’arte di Banksy nel corpus di opere presentate in mostra, e costituiscono il cuore centrale dell’allestimento, che è suddiviso per temi.

Il tema della ribellione

Banksy sostiene che se il potere esercita la propria egemonia culturale in televisione, cinema, pubblicità, chiese, scuole e musei, lo street artist trova nella strada il luogo ideale nel quale mettere in atto una contro-egemonia. Lo fa con una serie di tecniche artistiche create ad hoc, veloci, seriali e riproducibili, come ad esempio l’idea e la pratica della serialità o del “détournement. Attraverso la lettura dei lavori sono quindi illustrate le strategie, il senso e gli obiettivi dei suoi messaggi e la sua cifra stilistica, lo stencil, affinato da Banksy con il duplice scopo di poter eseguire i lavori illegali con una notevole velocità e allo stesso tempo renderli più elaborati.

In mostra anche i suoi famosissimi ratti, che assumono per lui una dimensione metaforica: “Esistono senza permesso”, dichiara. “Sono odiati, braccati e perseguitati. Vivono in una tranquilla disperazione nella sporcizia. Eppure sono in grado di mettere in ginocchio l’intera civiltà”. Nei lavori di Banksy i ratti diventano vandali armati di vernice e pennelli, borghesi con l’ombrello e abiti impeccabili, scassinatori, rapper, operai, sabotatori. I ratti sono il paradigma dei writer: come i ratti popolano fogne, cunicoli, aree degradate e abbandonate delle metropoli moderne, così i graffitisti si muovono nottetempo in luoghi analoghi per marchiare muri, vagoni, cancelli e serrande con i loro spray, stando bene attenti a non incappare nelle grinfie delle forze dell’ordine sempre in agguato.

Il tema dei “giochi” di guerra

Gran parte dei soggetti di Banksy è contro la guerra. Più che un impegno politico, la sua è una guerra culturale contro la guerra e contro le logiche che la producono. Tra queste, Banksy inquadra nei propri lavori la religione, l’industria bellica e lo sfruttamento del territorio.

Il tema del consumismo

I lavori di Banksy sul tema del consumismo prendono di mira il capitalismo e in particolare il mercato dell’arte, i cui consumatori sono spesso privi della capacità critica necessaria per comprenderla. Il consumo è principio e fine di una dinamica sociale che rende l’individuo sempre più incline all’acquisizione di beni materiali e all’ossessione del possesso: una dinamica basata su un’aspettativa di felicità che viene sempre disattesa ma che crea dipendenza, come mostrano le figure ammantate che si inginocchiano davanti a un cartello che recita “Oggi fine dei saldi”, in venerante attesa di una nuova stagione di sconti.

Un documentario, a cura di Butterfly e David Chaumet e appositamente realizzato per la mostra, racconta al pubblico la figura di Banksy: venti minuti di vita vissuta tra le periferie, gli spazi urbani e i riflettori – non voluti – delle più prestigiose case d’asta e degli spazi espositivi di mezzo mondo.

Banksy si è cimentato anche nella produzione di cover di vinili e cd per importanti gruppi artistici musicali contemporanei: in mostra circa 60 copertine di dischi che spaziano dalla musica elettronica sperimentale all’hip hop, dalle grandi band internazionali dell’elettronica, come i Durty Funker, al British hip-hop di Blak Twang, fino ai dischi dei Blur e alla contraffazione di un disco di Paris Hilton. Un corner dedicato a questa produzione poco conosciuta di Banksy offre la possibilità al visitatore di fermarsi ad ascoltare alcune selezioni di brani da questi dischi.

Le opere sono integrate da una quarantina di memorabilia di e sull’artista tra litografie, flyer promozionali, cartoline, fanzine, magazine e giornali vari, cartoline e biglietti raccontano in maniera insolita e poco vista la storia dell’artista e il suo mondo.

Infine uno spazio multimediale a cura dello studio Storyville chiude il percorso raccontando i luoghi del mondo in cui Banksy ha operato, lasciando allo spazio pubblico i suoi murales: alcuni lavori sono tuttora esistenti, molti altri sono scomparsi per incuria o sono stati rimossi dalla mano dell’uomo. Da questo lavoro meticoloso di mappatura emerge come il genius loci sia un aspetto fondamentale nel lavoro dell’artista: molti murales nascono infatti anche semplicemente in funzione dei luoghi in cui sono realizzati. Anche per questo motivo, e in linea con i principi di fruizione delle opere dell’artista, si è scelto di non presentare in mostra lavori che potessero essere sottratti illegittimamente da spazi pubblici, ma solo opere di collezionisti privati di provenienza e autenticità certificata.

INFORMAZIONI     

02/88.46.37.24 | www.mudec.it

BIGLIETTI   

Intero € 14,00 | Ridotto € 12,00

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

www.ticket24ore.it | Tel. +39 0254917

Come da Comune di Milano.


Le mostre da vedere all'estero tra fine 2018 e inizi 2019

Dopo le 10 mostre assolutamente da vedere entro il 2019 in Italia, abbiamo pensato di proporvi una selezione di quanto offre il panorama museale europeo tra gli ultimi mesi del 2018 e i primi del 2019.

Che desideriate immergervi in una mostra d’arte moderna o contemporanea, scoprire come un museo possa migliorare il nostro benessere psicofisico, sfidare i vostri pregiudizi o approfondire le vostre conoscenze su un determinato personaggio o periodo storico, troverete sicuramente la mostra che solletica la vostra curiosità. 

Ecco una breve panoramica di alcune interessanti mostre in diverse città europee:

Spagna

Dallo scorso luglio, e fino al 20 gennaio 2019, è in corso al Museo Sorolla di Madrid la mostra ‘Sorolla - A Garden To Paint’, che presenta oltre 170 tra dipinti, schizzi, disegni, sculture e fotografie dei giardini del Reales Alcázares di Siviglia e de La Alhambra di Granada, catturati da Sorolla quale fonte di ispirazione per la realizzazione del proprio giardino nell’abitazione madrilena.

È stata recentemente inaugurata presso le sale 4 e 5 del MUSAC (Museo de Arte Contemporáneo de Castilla y Léon) di Léon la mostra ‘Todos los tonos de la rabia. Poéticas y políticas antirracistas’, che considera il fenomeno del razzismo, e le sue implicazioni, nel contesto storico attuale, dividendo il discorso in quattro sezioni: ‘Crescere in un mondo bianco’, ‘Zoo di mostri’, ‘La vita erotica del razzismo’ e ‘Non si aspettavano che sopravvivessimo’.

Avete voglia di perdervi tra le materializzazioni dei sogni di colei che è stata definita una degli artisti più importanti e versatili del XX secolo? Allora, non perdetevi la mostra ‘Dorothea Tanning - Behind the door, another invisible door’, al Museo Reina Sofia di Madrid dal 3 ottobre 2018 al 7 gennaio 2019. Divisa in sale tematiche, la mostra racconta la storia di Dorothea Tanning attraverso un mondo fantastico, che appare sotto forma di dipinti, costumi e scenografie per balletti, disegni, sculture, e che vuole invitare il visitatore ad andare oltre ciò che la realtà gli propone.

Francia

Fino al prossimo 7 gennaio, il Musée de l’Homme di Parigi ospita la mostra temporanea ‘Néandertal - l’expo’ che racconta, in modo interdisciplinare ed interattivo, il cugino più prossimo della nostra specie, dialogando con la nostra percezione delle differenze e le nostre idee sulla specie umana e la sua evoluzione.

Dal 26 settembre al 1° luglio 2019, la Petite Galerie del Louvre propone una mostra piuttosto interessante: ‘L’archéologie en boulles’. Divisa in quattro aree tematiche che esplorano il lavoro dell’archeologo ed il rapporto tra arte ed archeologia, la mostra presenterà una selezione di circa 100 tavole originali di fumettisti che si sono ispirati all’archeologia. Tra esse, anche una tavola della graphic novel italiana Il porto proibito (2015), di Teresa Radice e Stefano Turconi.

Dallo scorso 25 agosto, e fino al 25 agosto 2019, il MuCEM di Marsiglia ospita l’installazione ‘Horizontal Alphabet (black)’, dell’artista visuale Katinka Bock. Protagonisti di questa installazione sono dei mattoni di ceramica rossi e neri, realizzati in base alle misure di mani e piedi di diversi partecipanti anonimi, che rappresentano contemporaneamente la ripetizione (come l’uso, da parte di culture diverse, di unità di misura legate al corpo umano, quali ad es. pollice e piedi) e la diversità che contraddistinguono gli esseri umani.

Regno Unito

Fino al 24 febbraio 2019, il Victoria and Albert Museum di Londra ospiterà la mostra ‘Videogames: Design/Play/Disrupt’, che racconta, in modo immerso ed interattivo, il processo di realizzazione dei videogame più innovativi.

Dal 4 ottobre al 3 Marzo 2019, il Wellcome Collection di Londra ospiterà la mostra ‘Living with Buildings’, che esplora il modo in cui i paesaggi urbani in cui viviamo influenzano la nostra vita ed il nostro benessere psicofisico.

A Mount Stewart (Co. Down), nell’Irlanda del Nord, dal 9 novembre e fino al 3 febbraio 2019, sarà possibile visitare la mostra itinerante ‘Faces of Change: Votes for Women’, organizzata dal National Trust in collaborazione con la National Portrait Gallery, in occasione del centenario dalla concessione del diritto di voto ad alcune categorie di donne. La mostra esplora, attraverso ritratti, documenti e fotografie, le lotte delle suffragettes ed il dibattito sul diritto di voto ed il suffragio femminile. Prima di approdare in Irlanda del Nord, parte della mostra sarà visitabile a Killerton House, nel Devon, fino al 31 ottobre.

Paesi Bassi

In occasione del Cinquecentenario dalla sua scomparsa, il Museo Teylers di Haarlem si prepara ad inaugurare una mostra dedicata a Leonardo da Vinci ed alla sua capacità di catturare le emozioni umane, che sarà visitabile dal 5 ottobre al 6 gennaio. ‘Leonardo da Vinci’ ospiterà oltre trenta disegni originali di Leonardo ed altrettante opere di seguaci e contemporanei, provenienti da collezioni di tutto il mondo; tra essi, gli studi per l’Ultima Cena e per un volto femminile.

Il Museo Van Gogh, fino a 13 gennaio 2019, ospita la mostra ‘Van Gogh Dreams’, un’esperienza sensoriale tra le emozioni di Vincent, nel periodo in cui si trasferì ad Arles ed era pieno di speranze per la sua nuova vita. La mostra non prevede l’esposizione di dipinti, ma sarà interamente basata sull’intenso scambio epistolare che Vincent ebbe con suo fratello Theo, ed a farla da padrone saranno luci, suoni, colori ed emozioni.

Il Tropenmusem di Amsterdam, fino al 1° dicembre 2019, ospita la mostra ‘Bitter Chocolate Stories’, che presenta le storie di 15 minori (su oltre 2 milioni) che lavorano nelle piantagioni di cacao in Ghana e Costa d’Avorio, per contribuire a soddisfare la domanda dei consumatori di cioccolato che vivono a centinaia di chilometri di distanza. 

Lo stesso Tropenmusem, dal 28 settembre, ospita la mostra ‘Cool Japan’, che mette a confronto moderne icone del mondo dei manga e degli anime con l’arte tradizionale giapponese dei dipinti e degli ukyo-e. A completare la mostra, un’opera di Matsuura Hiroyuki il quale, con la sua tecnica che unisce modernità e tradizione, rappresenta la sintesi perfetta del tema della mostra.

Polonia

Siete amanti dell’arte contemporanea? Allora, non potete perdervi la mostra ‘The Culture Collider: The Post-Exotic Art’ al Museo Manggha dell’Arte e della Tecnologia Giapponese di Cracovia. Si tratta di un progetto della curatrice viennese Goschka Gawlik che mira ad esplorare la situazione dell’arte prodotta nell’era della globalizzazione, facilmente soggetta a mutamenti ed influenze. Le opere esposte sono state realizzate da artisti sia europei che asiatici, in un mix tra  cultura identitaria e sguardo sull’altro.

Fino al 4 novembre, l’Asia and Pacific Museum di Varsavia ospita la mostra ‘Playing with Culture - Traditional Asian Play and Games’. Lo scopo della mostra è quello di proporre uno sguardo sulla cultura asiatica attraverso il gioco, attività che ha da sempre permesso all’uomo di mettere se stesso alla prova e di coltivare le proprie relazioni sociali. Oggetto dell’indagine è il valore culturale del gioco e del giocattolo, riconosciuto anche dall’UNESCO, quale vettore che permette di interpretare antiche credenze e sistemi sociali. 

Avete in programma una visita all’Auschwitz-Birkenau Memorial? Se sì, sappiate che dal 30 ottobre, e fino a marzo 2019, sarà possibile visitare anche la mostra ‘David Olère. The one who survived Crematorium III’. Oltre ai 19 dipinti del museo di Auschwitz, verranno esposti anche 64 opere provenienti da collezioni Israeliane e Francesi, che raccontano l’esperienza dell’artista durante la prigionia nel campo di concentramento.

Germania

Chiudiamo la nostra selezione con Berlino. 

La Gemäldedegalerie, dallo scorso luglio e fino all’11 novembre, ospita la mostra ‘Impressions of the Thirty Years’ War - Printmaking from the Kupferstichkabinett’. Si tratta di una mostra che, attraverso pamphlet satirici e stampe del XVII secolo, provenienti dal Kupferstichkabinett (Galleria delle Incisioni), descrive gli effetti della Guerra dei Trent’anni sulla società dell’epoca.

Il Kupferstichkabinett, a sua volta, dallo scorso agosto e fino al 18 novembre, ospita una mostra dedicata alla bottega di Rembrandt: ‘From Rembrandt’s Workshop - Drawings from the Rembrandt School’. In seguito alle ricerche che hanno portato ad una revisione delle opere attribuite al Maestro olandese, il Kupferstichkabinett mostra differenze e similitudini tra Rembrandt ed i suoi allievi, attraverso una selezione di circa 100 disegni.

 


Londra: nuovi scavi e lavori presso The Theatre, palcoscenico shakespeariano

Pochissimi giorni fa il MOLA (Museum of London Archaeology), nella sezione blog del proprio sito, ha reso nota una nuova iniziativa riguardante gli scavi presso The Theatre, nel quartiere londinese di Hackney.

Archeologi presso l'area esterna di The Theatre nel 2018 (c) MOLA

Sulla base dei primi scavi condotti in situ nel 2008, che avevano rivelato la classica struttura poligonale del celebre The Theatre di epoca elisabettiana, adesso il team avrebbe scoperto come l’impresario e attore James Burbage avesse modificato l’intera area tramite costruzioni appartenenti all’antecedente Holywell Priory, presa in affitto nel 1576, per creare un vero e proprio Complesso Teatrale, con abbastanza spazio per gli spettatori per girarsi intorno e socializzare durante le lunghe performance dei teatranti. Deduzione affascinante e perfettamente in linea con quell’ideale di “esperienza collettiva” che il teatro elisabettiano voleva trasmettere, e che Shakespeare si prestava ad realizzare con i suoi drammi.

Gli archeologi presso Holiwell Priory (c) MOLA

Da qui dunque scaturisce l’iniziativa di predisporre uno spazio per un progetto, il Box Office (situato proprio presso i resti archeologici del centro della scena di The Theatre) consistente in una vera e propria mostra sulla cultura teatrale di epoca elisabettiana. Sarà anche caratterizzata da una finestra che si affaccerà direttamente sui resti del teatro, rimasto celato agli occhi del pubblico per più di quattrocento anni. Inoltre il museo mostrerà le nuove scoperte effettuate durante lo scavo, nonché gli artefatti iconici del precedente scavo e numerosi oggetti concessi in prestito da ogni parte di Londra. Il tutto dovrebbe essere pronto entro la fine del prossimo anno.

Lo spazio espositivo presso The Theatre © Nissen Richards Studio

Entusiaste le parole della direttrice dello scavo, Heather Knight:

“È incredibile tornare sul sito di The Theatre, è un sito archeologico significativo ed iconico a livello internazionale e un posto realmente speciale per gli archeologi, gli storici, gli attori e i Londinesi ma specialmente per Shoreditch, che fu la prima area teatrale di Londra. È stata la scoperta di The Theatre a dare ad Hackney il suo primo monumento sottoposto a tutela, questo scavo con un po’ di fortuna porterà alla luce molte altre interessanti scoperte.”

 

Legenda:

The Theatre, il secondo teatro permanente ad essere costruito in Inghilterra, dopo il Red Lion, e il primo di successo. Inaugurato nel 1577, vide esibirsi importanti troupe, tra le quali quella nella quale operava William Shakespeare.

"The Box Office": il "Botteghino", nome col quale sarà nota la nuova struttura presso The Theatre, che si affaccia sui resti del teatro, e con una mostra sulla cultura teatrale di epoca elisabettiana.

monumento sottoposto a tutela: nel sistema britannico di tutela dei monumenti si parla di scheduled monument e di ancient monument, o anche di scheduled ancient monument, come nel caso in questione, per The Theatre. Si tratta di siti archeologici o edifici di importanza nazionale, per i quali non è possibile procedere con modificazioni non autorizzate. Sono stati definiti dall'Ancient Monuments and Archaeological Areas Act del 1979.

Foto dal MOLA.


Dimostrazioni archeoastronomiche nei cerchi di pietra della Scozia

17 Agosto 2016

Le pietre erette di Stenness. Credit: Copyright Douglas Scott.
Le pietre erette di Stenness. Credit: Copyright Douglas Scott.

Una ricerca, svolta da ricercatori dell'Università di Adelaide e pubblicata sul Journal of Archaeological Science: Reports, per la prima volta prova da un punto di vista statistico che i grandi monumenti in pietra della Gran Bretagna furono costruiti specificamente per essere in linea coi movimenti del sole e della luna, 5.000 anni fa.

La dott.ssa Gail Higginbottom. Credit: University of Adelaide
La dott.ssa Gail Higginbottom. Credit: University of Adelaide

La dott.ssa Gail Higginbottom spiega che nessuno prima aveva determinato da un punto di vista statistico che un cerchio di pietra fosse stato costruito tenendo a mente i fenomeni astronomici. Si trattava solo di una supposizione.

In particolare, i ricercatori hanno preso in esame i cerchi in pietra scozzesi dai siti di Callanish sull'isola di Lewis e di Stenness sull'isola di Orkney (nell'arcipelago delle Orcadi). Entrambi precedono Stonehenge di 500 anni circa. I ricercatori hanno quindi utilizzato tecnologie 2D e 3D per produrre test quantitativi sull'allineamento delle pietre erette.

Si è così scoperta una grande concentrazione di allineamenti verso il sole e la luna in diversi momenti dei loro cicli. Le pietre non sarebbero tuttavia semplicemente connesse con i due astri, ma si sarebbe rilevata una complessa relazione tra allineamento delle pietre, panorama circostante e orizzonte, in relazione ai movimenti solari e lunari.

La dott.ssa Higginbottom spiega che scelsero i luoghi sulla base del sole e della luna, e in particolare al momento del loro levarsi e del loro tramontare, ad esempio quando la luna è al suo punto più settentrionale all'orizzonte, ogni 18,6 anni. Queste popolazioni scelsero di erigere i loro monumenti in maniera molto precisa rispetto al loro panorama e furono necessari tremendi sforzi per farlo.

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Gli ultimi cacciatori raccoglitori della Gran Bretagna

11 Agosto 2016

Selezione di frammenti ossei da Cnoc Coig. Credit: Sophy Charlton
Selezione di frammenti ossei da Cnoc Coig. Credit: Sophy Charlton

Identificati a Cnoc Coig resti ossei relativi a sei umani e datati al Tardo Mesolitico, più precisamente al 4000 a. C., e cioè appena prima dell'introduzione dell'agricoltura in Gran Bretagna. I resti sarebbero stati individuati grazie a tecniche innovative.

Il sito di Cnoc Coig è situato ad Oronsay, un'isola delle Ebridi interne. Stranamente, non vi sono molti resti umani relativamente a quest'epoca. Le analisi sono poi servite per identificare la dieta di questi ultimi cacciatori raccoglitori e la loro relazione rispetto all'agricoltura.

In precedenza si riteneva che l'arrivo dell'agricoltura avesse determinato un repentino cambiamento della dieta, ma in realtà recenti scoperte stanno dimostrando che questa si basava ancora su fonti di cibo di origine marina anche dopo.

Secondo la dott.ssa Sophy Charlton, potenzialmente lo stile di vita dei cacciatori raccoglitori sarebbe coesistito per diverse centinaia di anni con quello degli agricoltori.

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Tumulo dell'Età del Bronzo e cimitero Anglosassone a Rothley

21 Luglio 2016

Il sito durante gli scavi. Credit: University of Leicester
Il sito durante gli scavi. Credit: University of Leicester

Un progetto dell'Università di Leicester ha investigato il riutilizzo di luoghi sacri da parte di diverse generazioni. In particolare, sono stati oggetto di esame un tumulo dell'Età del Bronzo e un cimitero anglosassone presso Rothley, nel Leicestershire.

Ascia in Pietra del Neolitico. Credit: University of Leicester
Ascia in Pietra del Neolitico. Credit: University of Leicester

Alcune delle testimonianze qui datano addirittura a seimila anni fa: le prime attività datano al Neolitico (4.000 - 2.000 a. C.) con un'ascia e frammenti ceramici in una vicina fossa. Importanti siti neolitici sono nelle vicinanze.

Frammento di ceramica neolitica "Peterborough Ware". Credit: University of Leicester
Frammento di ceramica neolitica "Peterborough Ware". Credit: University of Leicester

Oggetto principale del progetto è stato poi il tumulo datato all'Età del Bronzo (2000 - 700 a. C., in attesa di datazione più precisa), che misura oltre 30 metri di diametro. Non è sopravvissuto alle attività agricole dei secoli successivi, ma le sepolture (cremazione) vicino al bordo del fossato sì. Si trova alla confluenza dei fiumi Soar e Wreake.

Durante l'Età del Ferro il tumulo era ormai parzialmente eroso, ma era ancora visibile, sebbene il suo significato e scopo si siano modificati. A quest'epoca (700 a. C. - 43 d. C.) risale il fossato rettangolare.

Sepoltura anglosassone ai bordi di un tumulo. Artwork by Debbie Miles-Williams
Sepoltura anglosassone ai bordi di un tumulo. Artwork by Debbie Miles-Williams

In seguito, durante il periodo Anglosassone (410 - 700 d. C.), il tumulo vide un cimitero per inumazione. Il riutilizzo di tumuli da parte degli Anglosassoni è un fatto piuttosto frequente in Inghilterra, ma pochi casi sono noti per il Leicestershire. Con dodici sepolture, è risultato il più grande per l'area. A parte pochi frammenti, i terreni acidi hanno però distrutto gli scheletri. Ritrovati pure alcuni oggetti metallici e un contenitore ceramico.

Una tomba anglosassone. Credit: University of Leicester
Una tomba anglosassone. Credit: University of Leicester

Link: AlphaGalileo via University of Leicester


Leicester: la cintura di un militare romano?

7 Luglio 2016

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Archeologi dell'Università di Leicester (più precisamente, dell'University of Leicester Archaeological Services - ULAS) hanno recentemente effettuato scavi presso un cimitero romano di epoca tarda nella Western Road della cittadina inglese.

La tomba dello scheletro 23, la cintura è stata ritrovata  sul fianco destro. Credit: University of Leicester
La tomba dello scheletro 23, la cintura è stata ritrovata sul fianco destro. Credit: University of Leicester

Tra gli 83 scheletri ritrovati, spicca una semplice tomba nella quale si trovano i resti di un uomo di mezza età, con una cintura elaborata. Lo stile suggerisce che la stessa avrebbe potuto essere indossata da un soldato o da un civile verso la seconda metà del quarto secolo d. C. o agli inizi del quinto. Il fatto stesso che la delicata cintura in bronzo sia sopravvissuta è un fatto notevole. Essa presenta decorazioni con spirali intrecciate e teste di delfini, ed è stata prodotta con la tecnica del Kerbschnitt (in Inglese chip-carving style).

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Il proprietario aveva tra i 36 e i 45 anni al momento della morte: durante l'infanzia la sua salute non sarebbe stata buona, ma sarebbe poi migliorata in età adulta. Si segnala un avambraccio sinistro rotto: la ferita guarì lasciando però il polso indebolito. Anche i muscoli del braccio destro e della spalla risultano indeboliti. Per gli studiosi si tratta di ferite compatibili con la vita militare dell'epoca, o forse l'individuo si ritirò in seguito, diventando un importante collaboratore locale.

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester

Link: Università di Leicester 1, 2.
Credit: University of Leicester
Credit: University of Leicester


Il contributo europeo a ciò che è inglese per antonomasia

24 Maggio 2016

Il monumento della Duchessa di Montagu, opera di P.M. van Gelder, dalla chiesa di Warkton in Northamptonshire. Copyright Tom Arber
Il monumento della Duchessa di Montagu, opera di P.M. van Gelder, dalla chiesa di Warkton in Northamptonshire. Copyright Tom Arber

Gli immigrati dall'Europa hanno contribuito a lungo a formare quello che si immagina come "inglese" o "scozzese". Le tombe dei re e delle regine Tudor, così come molte delle sculture nell'Abbazia di Westminster sono, ad esempio, creazione degli Europei.

Molti dei primi monumenti equestri, molte tombe dell'aristocrazia e molte sculture nei giardini delle case di campagna furono il prodotto di scultori migranti dall'Italia, dalla Francia, dai Paesi Bassi. Gli Gli Ugonotti vennero come rifugiati dalle persecuzioni, ma altri immigrati arrivarono qui a causa delle loro abilità e conoscenze superiori, assai richieste dai Britannici.

Questo è stato uno dei temi trattati durante la conferenza tenutasi il 26-27 Maggio presso la  City and Guilds of London Art School.

Link: University of Leicester


Segni della fragilità e delle carestie nella Londra medievale

2 Maggio 2016

Ipoplasia dello smalto (i solchi orizzontali) sono indicativi di stress fisiologico tra i sei mesi e i sei anni. Credit: Sharon DeWitte
Ipoplasia dello smalto (i solchi orizzontali) sono indicativi di stress fisiologico tra i sei mesi e i sei anni.
Credit: Sharon DeWitte

In una ricerca pubblicata sull'American Journal of Physical Anthropology, si è lavorato coi resti provenienti dagli scavi del cimitero londinese di St. Mary Spital, in uso dal 1120 al 1540 d.C. In questo lavoro sono stati escluse le sepolture collegate alla Peste nera, per concentrarsi sugli effetti delle carestie.
Tra le conclusioni alle quali le studiose sono giunte, quelle relative all'ipoplasia dello smalto (caratterizzata da solchi orizzontali) determinata a seguito di traumi fisiologici tra i sei mesi e i sei anni di età. Questo indicatore sarebbe stato collegato pure alle carestie. Al contrario, le lesioni periostali sarebbero legate a persone in buona salute, un fatto inaspettato per molti.
Samantha Yaussy e Sharon DeWitte. Credit: University of South Carolina
Samantha Yaussy e Sharon DeWitte.
Credit: University of South Carolina

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Documenti riservati UK 1873-1953 sul sito Secret Files from World Wars to Cold War

14 Aprile 2016
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I file riservati da The National Archives del Regno Unito, per il periodo dal 1873 al 1953, che comprende le due guerre mondiali e la guerra fredda, sono ora stati sul sito Secret Files from World Wars to Cold War della piattaforma Routledge. Si tratta di 144 mila pagine di documenti.
È possibile una prova gratuita, previa registrazione.
Link: Secret Intelligence FilesAlphaGalileo via Taylor & Francis.
The National Archives, UK, foto da The National Archives UK, da WikipediaCC BY 3.0.