Halaesa Arconidea

Importanti scoperte nel sito di Halaesa Arconidea

Importanti scoperte nel sito di Halaesa Arconidea (Tusa, ME) dove la missione archeologica dell’Università francese di Amiens ha individuato il monumentale muro di accesso al Teatro dell’antica città.

Il corridoio di accesso al teatro dal lato sud era in uno stato perfetto di conservazione su vari metri di altezza e in tutta la lunghezza e si conferma come uno dei ritrovamenti più importanti emersi dagli scavi archeologi della missione 2021.

Il teatro, la cui fase oggi visibile è probabilmente quella del III secolo a.C., doveva essere visibile sia dal mare che dal porto sottostante e doveva apparire anche riccamente decorato come dimostrano i blocchi di decoro architetturale ritrovati nel sito.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: Regione Siciliana Assessorato per i Beni Culturali e l'identità siciliana

La missione francese si è concentrata sul teatro di Halaesa e grazie alle ricerche sul campo ha chiarito alcune questioni importanti circa il rapporto tra la porta con l’imponente sistema di scolo delle acque che si apre nelle fortificazioni della città a valle del teatro e anche relativamente al teatro stesso e all’organizzazione della scena con il proscenio lastricato. Ulteriori indagini hanno permesso di scoprire che il muro a contrafforti in parte scavato negli anni ’50 da Carettoni, nella parte alta del teatro, continua ad abbracciare tutto l’emiciclo del teatro.

Anche le altre due università che scavano sul sito di Halaesa, quella di Messina e quella di Palermo, hanno terminato per questa stagione le loro indagini.

L’Università di Messina ha scoperto una struttura nella quale si compivano abluzioni rituali legate al culto di Apollo in un’area che si pensava ospitasse un altare, mentre l’Università di Palermo ha operato in due settori delle fortificazioni orientali, la Torre C e un’area attorno alla cinta muraria dove si trova una cisterna.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: https://www.facebook.com/photo?fbid=297228848656142&set=pcb.297229198656107

Le indagini hanno permesso di chiarire che la torre era probabilmente un rifacimento di III secolo a.C. del sistema difensivo e che faceva parte di un tratto di fortificazione che rifoderava all’esterno una cinta già esistente. Riguardo la cisterna sembrano potersi individuare due fasi, entrambe forse di età ellenistico-romana (III secolo a.C. – I secolo d.C) cui si sovrappone un muro in crollo con resti di un mosaico che suggerisce la presenza di un secondo piano.

“Al di là dei significativi esiti delle campagne di scavo – sottolinea l’assessore regionale dei beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è importante anche segnalare la ripresa delle attività di ricerca nel Parco Archeologico di Tindari, grazie alla fattiva azione del direttore, Mimmo Targia. Un’azione che si collega a quella in corso in tutta la Sicilia e che ha visto il riattivarsi delle campagne di scavi in quella che amo definire la "primavera dell’archeologia siciliana".

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Foto: https://www.facebook.com/photo?fbid=297228908656136&set=pcb.297229198656107

“É stato molto emozionante – ha detto il direttore del Parco Archeologico di Tindari, Mimmo Targia – vivere il febbrile entusiasmo legato alle campagna di scavo che hanno animato in quest’ultimo mese il sito di Halaesa. Un’eccitazione che ha coinvolto l’intera comunità che, ha vissuto attivamente l’entusiasmo di tornare a veder vivere il sito. Sono molto felice di aver contribuito a questo piccolo miracolo restituendo per prima cosa pulizia e dignità ai luoghi e garantendo l'attuazione di tutte le misure necessarie a visitare gli scavi in sicurezza. Ritengo molto importante il coinvolgimento dell'amministrazione locale nella gestione del sito e la rinnovata collaborazione con la comunità scientifica siciliana e internazionale. Sono certo - precisa Targia - che l’eco dei nuovi ritrovamenti, sarà determinante per indirizzare tanti visitatori nell’antica città di Halaesa”.


Nave romana

Nave romana individuata al largo dell'Isola delle Femmine

Una nave romana con il suo carico è stata ritrovata al largo dell’Isola delle Femmine a 92 metri di profondità.

Il relitto databile al II secolo a.C. è stato individuato durante una ricognizione nelle acque antistanti la provincia di Palermo effettuata dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana a bordo della nave oceanografica Calypso South dell’Arpa Sicilia.

L’intervento ha consentito agli archeologi della Soprintendenza di documentare anche il ricco carico di anfore della nave romana, probabilmente destinate al trasporto di vino e appartenenti al tipo Dressel 1 A.

La nave, attrezzata con strumentazione di alta precisione e condotta dagli specialisti dell’area Mare dell’Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, nelle scorse settimane ha effettuato, insieme alla SopMare, ricognizioni subacquee per verificare la presenza di reperti archeologici in alto fondale; le prime immagini sono state rilevate dai tecnici dell’Arpa nell’ambito delle campagne di monitoraggio svolte mediante il Rov, robot guidato da remoto.

Nave romana
Nave romana. Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell'identità siciliana

«L'individuazione della nave romana sul fondale di Isola delle Femmine – sottolinea l'assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Alberto Samonà - è forse uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi mesi. Ancora più significativo se si considera che è frutto dell'azione congiunta di due organismi regionali. La sinergia del lavoro dei tecnici dell'Arpa Sicilia e della Soprintendenza del Mare, infatti, dimostra che la proficua interazione tra le discipline legate all’ambiente e all'archeologia può contribuire a far emergere dati importantissimi ai fini dell’approfondimento degli studi sul “Mare nostrum”».

«Il Mediterraneo ci restituisce continuamente elementi preziosi per la ricostruzione della nostra storia legata ai commerci marittimi, alle tipologie di imbarcazioni, ai trasporti effettuati, alle talassocrazie, ma anche – precisa la Soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni - dati relativi alla vita a bordo e ai rapporti tra le popolazioni costiere. La missione congiunta ha consentito, a distanza di poche settimane, il secondo ritrovamento di eccezionale interesse che segue quello del relitto coevo di Ustica. Il ritrovamento conferma la presenza di numerose permanenze archeologiche nelle fasce batimetriche oltre i 50/80 metri, che ci stimolano a proseguire le nostre ricerche in alto fondale in sinergia con le competenze  dei tecnici dell’Arpa, che continuerà a produrre esiti eccellenti».


Centuripe mostra Segni

Centuripe: inaugurato il primo centro espositivo con la mostra Segni

Inaugurato il primo centro espositivo di Centuripe con la mostra SEGNI. Da Cézanne a Picasso, da Kandinskij a Miró, i maestri del '900 europeo dialogano con le incisioni rupestri di Centuripe

Centuripe 

Centro Espositivo “L’Antiquarium” – Riparo Cassataro

4 luglio – 17 ottobre 2021

A Centuripe, cittadina a metà strada tra Enna e Catania, sabato 3 luglio 2021, è stato  inaugurato, con la presenza dell’Assessore regionale dei beni culturali e dell’identità Siciliana Alberto Samonà, il primo centro espositivo con la mostra SEGNI. Da Cézanne a Picasso, da Kandinskij a Miró, i maestri del '900 europeo dialogano con le incisioni rupestri di Centuripe, a cura di Simona Bartolena, che illustra la straordinaria produzione grafica dei più importanti artisti del Novecento europeo.

Centuripe mostra SegniCenturipe, dall’incredibile pianta a forma di stella, è arroccata su un sistema montuoso che si affaccia di fronte all’imponente mole dell'Etna. Il progetto del nuovo centro espositivo ha l’ambizione di diventare uno dei fiori all’occhiello della nuova politica culturale del paese, un luogo di produzione artistica per le prossime generazione, cosa inimmaginabile fino ad oggi. Lo spazio, storicamente uno dei più interessanti del territorio, è nel chiostro di un ex convento agostiniano, costruito nel Cinquecento, che nel corso dei secoli ha cambiato destinazione ed è stato anche, fino al 2000, sede dell’Antiquarium comunale.

“Sono molto orgoglioso - sostiene il Sindaco Salvatore La Spina - non solo per aver dotato il paese di un centro espositivo comunale ma anche per aver inaugurato lo spazio con una mostra che permette da un lato di poter ammirare le opere grafiche dei più importanti artisti moderni ma anche di valorizzare il nostro territorio. Un progetto che mette in rete tanti attori da ogni parte d’Italia con i nostri giovani di Centuripe, ed è stato reso possibile grazie al supporto di tante aziende del nostro territorio che hanno creduto in noi.  Mi auguro che questo sia solo l’inizio di una vera rinascita”.

L’idea di questa esposizione nasce non solo per inserire Centuripe nel circuito dei grandi centri espositivi siciliani, ma anche con l’idea di valorizzare il patrimonio culturale ereditato. La mostra ha come obiettivo quello di mettere in relazione i maestri del ‘900 con le importanti testimonianze storiche ed antropologiche del territorio, in particolare con il sito archeologico Riparo Cassataro, fino ad ora sconosciuto, che viene mostrato per la prima volta al mondo, e che custodisce le uniche testimonianze in Sicilia sud-orientale di pitture rupestri preistoriche, fonte di ispirazione per molti artisti presenti alla mostra.

Le opere esposte, 82 opere tutte originali (alcune molto rare, quando non uniche), propongono un percorso nell’opera dei Peintres-graveures (pittori-incisori) dalla fine dall’Ottocento al secondo dopoguerra, con l’intenzione di sottolineare il ruolo delle tecniche di stampa nell’evoluzione dei linguaggi, degli stili e delle modalità espressive dei movimenti avanguardistici europei del secolo scorso e dei loro esponenti. È una sorta di “riassunto” della storia dell’arte del primo Novecento europeo che inizia simbolicamente alla fine dell’Ottocento, con l’opera di personaggi chiave per gli sviluppi dell’arte nei decenni successivi – su tutti Paul Cézanne e Toulouse-Lautrec – per proseguire poi tra i vari movimenti d’avanguardia e i loro principali interpreti: da Picasso Matisse, da Pechstein a Dix, da Kandinskij a Klee, da Miró a Giacometti, da Hartung a Dubuffet, da Vedova a Fontana. Una panoramica esaustiva della scena artistica europea di questo periodo storico, che testimonia, attraverso i fogli di alcuni autori del tempo, l’importanza della stampa d’arte come mezzo espressivo autonomo, uno strumento prezioso nella loro ricerca a cui affidare le sperimentazioni tecniche più ardite e importanti passaggi stilistici.

Gli artisti selezionati per la mostra non considerano la stampa come un semplice mezzo di riproduzione e diffusione di un’immagine ma come un’opera d’arte tout-court. Esiste una definizione, coniata da Ambroise Vollard, che ben identifica gli artisti del XX secolo che hanno prodotto stampe di invenzione e non di riproduzione: Peintres-graveures. E proprio di questo si tratta, di artisti che usano le tecniche di stampa con la medesima mentalità e la medesima intenzione con cui usano il pennello, la tavolozza, i colori a olio. La questione di “proseguire la ricerca oltre alla pittura” è un tema molto sentito dagli artisti che hanno frequentato le tecniche a stampa. Per Picasso, Rouault, Miró, Morandi o il gruppo degli artisti di Die Brücke, per citare solo i primi casi che vengono in mente, la realizzazione di opere a stampa costituisce un momento importante di sperimentazione creativa.

“In Italia, purtroppo, la stampa d’artista è ancora poco considerata dal grande pubblico” sottolinea la curatrice Simona Bartolena. “Vittima di pregiudizi senza fondamento, l’opera grafica è poco raccontata. Le collezioni di molti musei internazionali, ad esempio quella del Moma di New York, vantano una sezione di opere a stampa di migliaia di esemplari, in dialogo con la pittura, la scultura, la fotografia, l’editoria e il design. Questa esposizione offre una straordinaria opportunità di seguire l’esempio internazionale e considerare l’opera grafica come una parte importante, talvolta fondamentale, della ricerca dei maestri del Novecento. La preferenza di una tecnica sulle altre, la scelta di un metodo di stampa, l’approccio stesso alla matrice da incidere e alla carta da imprimere rivelano sfumature interessantissime della ricerca di un artista o del linguaggio di un movimento, offrendo un punto di vista diverso da quello, più noto, della pittura e della scultura. La mostra è quindi uno splendido “viaggio” nella storia dell’arte del Novecento attraverso i suoi protagonisti, ma anche un’occasione per scoprire le tecniche e i processi di stampa e le loro peculiarità. Curarla è stato entusiasmante. Spero lo sarò anche visitarla!”.

Per Centuripe, SEGNI acquisisce, inoltre, un significato speciale, offrendo un ulteriore spunto di riflessione. I massimi protagonisti delle Avanguardie storiche di inizio Novecento si sono ispirati all’arte africana e primitiva, dando vita al fenomeno del cosiddetto Primitivismo. Le pitture rupestri preistoriche del Riparo Cassataro, eccezionale sito scoperto nel 1976, creano un inedito confronto con alcune delle opere esposte, su tutte il celebre Toro di Picasso. La relazione strettissima tra la ricerca di un nuovo codice estetico e i linguaggi primigeni di civiltà diverse e distanti nello spazio e nel tempo, emerge con chiarezza, suggerendo nuovi percorsi di lettura e motivi di approfondimento.

All’interno del Riparo Cassataro, anfratto roccioso costituito dall’accatastamento di enormi blocchi di arenaria, si individuano due serie di pitture: una più evidente in ocra rossa e l’altra più sbiadita di colorazione nera. Quest’ultima, più visibile in foto all'infrarosso, rappresenta un bue con lunghe corna e una figura antropomorfa che abbraccia un tamburello ed è ritenuta la più antica, databile al neolitico sia per lo stile sia per i ritrovamenti ceramici nei pressi della rocca.

La scena in ocra rossa sembrerebbe appartenere a un periodo più tardo, con buona probabilità all’età del bronzo. Si individuano una serie di figure antropomorfe, da sinistra verso destra, con un grado di semplificazione e astrazione crescente. Le figure prima provviste di arti vengono poi semplicemente raffigurate come dei quadrati smussati muniti di testa all'interno. La curiosa forma sembra dovuta ad una stilizzazione di persone oranti o in festa con le braccia alzate. Le figure antropomorfe si distribuiscono attorno ad un grande disegno centrale che ne costituisce il fulcro, molto complesso che al momento non ha fornito elementi chiari di decifrazione. Potrebbe rappresentare una grande costruzione, forse una capanna/sacello oppure una figura importante come una divinità o una persona di rilievo della comunità. Il disegno ha alcuni tratti in comune con le figure stilizzate antropomorfe ma presenta una maggiore ricchezza e complessità dovuta anche ad una struttura a reticolo che potrebbe rappresentare le maglie di una veste.

Nel riparo si distingue una parte del basamento dove è evidente una numerosa serie di coppelle scavate di probabile utilizzo cultuale. Il Riparo Cassataro, custodito all’interno di una proprietà privata, sarà eccezionalmente visibile per la prima volta durante l’intera durata della mostra, previa prenotazione.

La mostra, patrocinata dall’Assessorato regionale dei beni culturali e dell'identità siciliana, dall’Assessorato regionale turismo Regione Sicilia e dal Comune di Centuripe, nasce da un progetto di Enrico Sesana, è prodotta da Vidi Cultural srl ed è realizzata grazie al contributo dell’Ars (Assemblea Regionale Siciliana) e dell’Assessorato regionale turismo Regione Sicilia. Si ringraziano per la sponsorizzazione LuxEsco e Barbera International,  per il supporto Verzì Caffè e il Consorzio Utenza Acqua “Aragona”, e Crimi per l’edilizia per il supporto tecnico. Si ringrazia infine l’Istituto Alberghiero “Don Pino Puglisi” per il servizio di catering.

 

Testo, immagini e video dall'Ufficio Stampa della mostra.


Megara Hyblaea: riprese le attività di scavo

Sono iniziati, dopo una lunga attesa legata alla situazione pandemica, i lavori di scavo archeologico presso il sito di Megara Hyblaea, in provincia di Augusta. Ad osservare le operazioni di scavo, l'assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Alberto Samonà.

Le ricerche sono dirette dall'Ècole Française de Rome in collaborazione con il Parco Archeologico di Leontinoi, sotto la direzione del professor Jean-Christophe Sourisseau, dell'Università di Marsiglia, e del direttore del Parco Lorenzo Guzzardi.

La dottoressa René-Marie Berard coordinerà i lavori di ricerca nel settore occidentale della città in merito ad un impianto arcaico, già oggetto di studio nel 2019, risalente alla fine dell'VIII secolo a.C.

Megara Hyblaea
Megara Hyblaea, scavo. Foto: Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell'Identita' Siciliana

Inoltre, le nuove indagini si concentreranno sui resti di un fossato di un villaggio di età neolitica su cui aveva lavorato anche Paolo Orsi durante i primi decenni del Novecento. Al progetto parteciperà il personale scientifico del Parco Archeologico di Leontinoi e del Parco Archeologico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai.

Megara Hyblaea
Megara Hyblaea, scavo. Foto: Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell'Identita' Siciliana

Così il Direttore del Parco, Lorenzo Guzzardi: "La nuova esplorazione  seguirà l'andamento del fossato, un'importante opera di difesa che prevedeva anche un aggere, un terrapieno difensivo in terra, che fa di Megara Hyblaea uno tra i più grandi insediamenti trincerati della Sicilia neolitica. Si punta anche ad esplorare i resti delle capanne preistoriche, in parte visibili al di sotto della griglia di strade e case di epoca greca".

Megara Hyblaea
Megara Hyblaea, scavo. Foto: Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell'Identita' Siciliana

Significative anche le parole dell'assessore Alberto Samonà: "Il progetto di scavo rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione con le università straniere, nel quadro di una lettura multidisciplinare del mondo antico, il cui punto di forza è costituito dall'interazione tra saperi scientifici e discipline umanistiche. Dopo oltre settant'anni da quando Luigi Bernabò Brea, Soprintendente alle Antichità per la Sicilia Orientale, affidò alla missione francese di G. Vallet e F. Villard l'esplorazione di Megara, continua, oggi come allora, la collaborazione tra la Sicilia e la Francia con un ambizioso progetto di recupero della memoria storica del Mediterraneo, che vede in Sicilia un territorio privilegiato di indagine".


Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

Mancano poche settimane all'apertura dei quattro cantieri che riporteranno alla riqualificazione dell'area dove sorge l'Olympieion, il tempio dedicato a Zeus Olimpio (la cui monumentalità ci è nota grazie alla testimonianza di Diodoro Siculo), situato nel cuore della Valle dei Templi ed eretto per celebrare la vittoria del tiranno Terone sui Cartaginesi nella celebre battaglia di Himera del 480 a.C.

Agrigento Olympieion restauro Tempio di Giove Olimpio Valle dei Templi
Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

Oltre ai lavori di restauro verranno infatti musealizzati numerosi reperti appartenenti alla decorazione architettonica, tra i quali bisogna annoverare il riassemblaggio della trabeazione sostenuta dalle imponenti sculture dei telamoni e la musealizzazione delle parti dell'enorme statua che verrà sostenuta in piedi tramite una sottile lastra in acciaio con mensole di pochi millimetri, un supporto antisismico volto a garantire un migliore conservazione delle parti originali della statua, ritrovate dallo studioso tedesco Heinz Jürgen Beste dell'Istituto Archeologico di Roma.

Progetto di sostegno di telamone

"In questo momento i beni culturali della Sicilia sono in fermento. I Parchi archeologici e i musei, costretti a chiudere le porte dalle misure anti-COVID-19, stanno operando con massimo impegno per prepararsi alla riapertura con  ambienti più accoglienti e nuovi progetti ed emozioni – ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni Culturali e all'identità siciliana, Alberto Samonà -. I cantieri che interessano l'area del tempio di Giove Olimpio nella Valle dei Templi e la valorizzazione del Telamone, sono un invito a visitare Agrigento e la Sicilia, per trasmettere al mondo una storia e un'identità profonda, che rendono unica la nostra terra”.

Agrigento Olympieion restauro Tempio di Giove Olimpio Valle dei Templi
Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

Questi interventi gettano una nuova luce su quella che doveva essere la struttura originaria del tempio, prima del suo crollo a seguito dei terremoti del 1401 e del XVIII secolo: sono stati infatti identificati 90 frammenti appartenenti alle sculture dell'edificio, tra cui anche blocchi provenienti da 8 diversi telamoni.
"L’area merita di essere recuperata e valorizzata – spiega il direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta –, il pubblico presto la potrà visitare nella sua interezza: saranno chiusi gli accessi secondari e si potrà seguire un unico percorso di visita che dall’Olympieion condurrà ai resti dell’altare, liberato dai massi crollati durante gli scavi negli anni Venti, così da far riguadagnare la percezione del collegamento tra altare e tempio. I visitatori non si fermeranno alla Concordia ma saranno invogliati alla scoperta di tutta la collina dei Templi, fino al bacino della Kolymbetra”.

Agrigento Olympieion restauro Tempio di Giove Olimpio Valle dei Templi
Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

 

Si prevede che i lavori avranno una durata di circa 9 mesi e sarà a cantiere aperte: questo significa che i visitatori, gli appassionati, gli studenti universitari e le scolaresche, previa prenotazione, potranno assistere al lavoro sul campo degli esperti.

Agrigento Olympieion restauro Tempio di Giove Olimpio Valle dei Templi
Google Earth: Tempio di Giove Olimpio

Per le foto e il video si ringrazia l'Ufficio Stampa della Regione Siciliana.


Capo Mulini Ognina relitti

A Catania si ispezionano i fondali: due relitti di epoca romana a Capo Mulini e Ognina

A Catania è appena stata effettuata una campagna di controllo dello stato conservativo di diverse anfore e tegole, presenti in due differenti relitti inabissatisi in epoca romana, rispettivamente a Capo Mulini e Ognina. 

Il primo relitto - segnalato nel 2009 e completamente rilevato nel 2016 - si trova ad una profondità di circa 55 metri e presenta centinaia di anfore di 5 tipologie diverse, che contenevano probabilmente vino, databili tra la fine del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. 

Il secondo, invece, è conosciuto fin dal 1986 e si trova ad una profondità di circa 40 metri, nei pressi di Ognina. Esso trasportava un carico di tegole rettangolari di grosso modulo (66 x 50 cm), con i bordi ad alette ripiegate e coppi semicircolari. 

Questo relitto non è stato mai studiato con metodicità scientifica, per cui è stata effettuata una valutazione dell’area di dispersione e delle condizioni di giacitura del carico, con le stesse modalità attuate per il primo. 

Foto dalla Regione Siciliana

La Soprintendenza del Mare, in collaborazione con il 3° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Messina, diretto dal comandante Giuseppe Simeone e supportato da mezzi nautici della Capitaneria di Porto di Catania e dell'Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto, ha proceduto ad esplorare mediante ROV – un veicolo filoguidato dalla superficie in grado di immagazzinare immagini - i fondali di Capo Mulini e Ognina per monitorare e controllare il carico delle due navi. 

Le operazioni di indagine sono state coordinate dall'archeologo della Soprintendenza del Mare, Nicolò Bruno, supportato da Teresa Saitta, archeologa esterna e grande conoscitrice dei fondali catanesi, e da Alessandro Barcellona, esperto subacqueo locale. A controllare l’andamento dell’immersione è intervenuto direttamente il comandante del nucleo subacqueo della Guardia Costiera, che ha messo a disposizione il ROV per verificare in situ le condizioni dei due relitti.

Il patrimonio scoperto viene lasciato per la maggior parte sui fondali marini, come testimonianza della consistenza e tipologia dei giacimenti archeologici rinvenuti, e in linea con le direttive Unesco, che suggeriscono di non prelevare dal fondale reperti, qualora sia possibile la loro fruizione e la salvaguardia del bene stesso sul luogo. 

Anche per migliorare la qualità delle indagini e l'attività della SopMare è in programma il potenziamento di un sistema di telerilevamento che favorisca una migliore indagine dei relitti.

Commenta così l’archeologo Nicolò Bruno: “Poter operare a quelle profondità con un veicolo munito di telecamera subacquea e monitor ci ha consentito di valutare le condizioni del giacimento archeologico e di indirizzare l'operatore ROV su aree particolarmente importanti per una più approfondita comprensione del relitto. Particolarmente preziosa si è rivelata anche in questo caso la collaborazione con il Nucleo Subacqueo della Capitaneria di Porto grazie alla quale - dopo anni dalla scoperta del relitto – è stato possibile verificare che il carico di anfore si mantiene abbastanza integro, come anche tutti gli elementi in piombo delle ancore e la tubazione plumbea relativa alla pompa di sentina lunga ben 4 metri, che sono rimasti nella stessa posizione di giacitura del 2016”.

Commenta così la Soprintendente del Mare, con Valeria Li Vigni: “La scelta di effettuare una ricognizione sui due relitti è stata dettata anche dalla necessità di acquisire elementi utili a creare itinerari subacquei per un turismo particolare, considerato che nella zona vi sono diving che hanno tutte le caratteristiche per poter operare in profondità. L'attività della SopMare è costantemente orientata alla ricerca, tutela e manutenzione degli itinerari e dei siti individuati, che vengono protetti attraverso ordinanze di interdizione che provvediamo a richiedere alla Capitaneria di Porto. Il primo relitto, anche se posto a notevole profondità, è in condizione di essere visitato senza alcun intervento, poiché il carico anforario è visibile e ben conservato. Il relitto delle tegole, invece, come constatato dalla ricognizione e dalla documentazione prodotta, ha bisogno di una sostanziale pulitura che servirebbe a far emergere le numerose tegole che, anche se coperte da sabbia, appaiono essere impilate. In quest'ultimo caso non ci troviamo davanti a un vero e proprio scavo subacqueo, ma ad un intervento che, oltre a consentire una migliore fruizione, permetterebbe di studiare più approfonditamente il sito, ritrovando elementi utili per una più precisa datazione della nave e del suo carico”. 

L’archeologia subacquea si conferma un’attività particolarmente strategica e importante dell’azione culturale del Governo regionale, sulla quale ha operato dapprima Sebastiano Tusa, e sta continuando ad operare con crescente impegno l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, che, attraverso la Soprintendenza del Mare, sta cercando di operare la messa a rete e la valorizzazione degli itinerari che si trovano lungo la costa siciliana e che potrebbero rendere la nostra Isola una delle mete ambite del turismo subacqueo, grazie anche al considerevole numero di aree rilevate e censite. 

Capo Mulini Ognina relitti
Foto di Alessandro Pagano

 

Immagini sui relitti da Capo Mulini e Ognina dalla Regione Siciliana, dalla Soprintendenza del Mare e Alberto Samonà.


rostro isole Egadi isola di Levanzo 70 anni Sebastiano Tusa

Ritrovato un rostro di epoca romana al largo di Levanzo, nelle Egadi

Proprio nel giorno in cui il compianto Sebastiano Tusa avrebbe compiuto il suo settantesimo compleanno, giorno 2 agosto, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con il Nucleo Sommozzatori della Guardia di Finanza di Palermo ha recuperato un antico rostro nei fondali a nord ovest dell'isola di Levanzo (Egadi). L'operazione è stata condotta con la collaborazione dei subacquei altofondalisti della GUE - Global Underwater Explorer guidati da Francesco Spaggiari e Mario Arena.

Presenti durante le operazioni di recupero anche l'assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, Alberto Samonà, la Soprintendente del Mare Valeria Li Vigni, il gruppo subacqueo della Soprintendenza del Mare e i militari delle Fiamme Gialle, con in testa il comandante della Sezione unità navali di Palermo, Massimiliano Bonura e il capitano Daniele Bonanese della Sezione operativa navale di Trapani.
Oltre ad un rostro, già scoperto da Sebastiano Tusa, sono state riportate alla luce anche una spada e diverse monete.

Una volta concluse le operazioni, il rostro è stato trasportato a Favignana, dove la delegazione, guidata dall'assessore Samonà, è stata accolta dal vicesindaco Lorenzo Ceraulo. Il rostro è ora custodito presso l'ex Stabilimento Florio dell'isola. La parole dell'assessore Samonà:
"Il recupero di oggi conferma la volontà del Governo Musumeci di continuare la preziosa attività dell'indimenticabile Sebastiano Tusa e di dare la giusta rilevanza alle ricerche e alle indagini sul vasto patrimonio sommerso, di cui il nostro mare è custode. Grazie di cuore alla Guardia di Finanza!"

Foto dalla Regione Siciliana sul ritrovamento del rostro al largo dell'isola di Levanzo, nelle Egadi.

rostro isole Egadi isola di Levanzo 70 anni Sebastiano Tusa


Necropoli di Sant'Angelo Muxaro: nuovi ritrovamenti del IV millennio a.C.

Novità di grande interesse archeologico giungono dalla Necropoli di Sant'Angelo Muxaro nell'agrigentino: non si sono fatte attendere dopo la recente ripresa della campagna di scavi. Le ricerche in località Monte M'pisu le tombe a pozzetto dell'insediamento neolitico risalenti al IV millennio a.C. hanno permesso di portare alla luce numerosi resti scheletrici, che nei prossimi giorni verranno sottoposte ad analisi isotopiche per ottenere informazioni sul tipo di alimentazione della popolazione, e anche notevoli esempi di vasi, su cui verranno condotti esami per comprendere per che tipo di contenuto fossero destinati.
Parallelamente agli scavi di Sant'Angelo Muxaro si stanno portando avanti anche importanti studi sul Monte Castello, che ha già condotto a ritrovamenti di primaria rilevanza: da un'analisi in profondità si è potuta constatare la presenza di un insediamento umano riconducibile a 5000 anni prima di Cristo. La ricerca, inoltre, ha condotto al ritrovamento di ceramiche a decoro dipinto e inciso, oltre a notevoli reperti in ossidiana di Lipari e Pantelleria, testimoniando la potenzialità del commercio ad ampio raggio già nel Neolitico.
Monte Castello rappresenta un unicum per quanto riguarda la continuità abitativa della zona, che risulta ininterrotta dal V millennio a.C. fino al Medioevo, legandosi addirittura a leggende che ruotano intorno alla figura del cretese Minosse e del re sicano Kokalos.
Il ritrovamento dalla Necropoli di Sant'Angelo Muxaro è stato possibile grazie al finanziamento della Regione Siciliana, che ha consentito di avviare otto cantieri nelle province di Palermo, Catania, Agrigento, Trapani, Enna, Ragusa e Messina. Si tratta di alcune tra le zone della Sicilia fino a questo momento più trascurate per quanto riguarda i finanziamenti per la ricerca.
A questo proposito Nello Masumeci, presidente della Regione Siciliana, ha evidenziato la prioritaria importanza della valorizzazione del patrimonio locale. «La valorizzazione del nostro patrimonio archeologico - ha affermato - è una delle priorità del mio governo. Quello di Sant'Angelo Muxaro è uno degli otto cantieri che abbiamo attivato in tutta l'Isola, dopo un'interruzione di oltre dieci anni, per aprire una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: da un lato arricchire l'offerta del nostro immenso giacimento culturale a turisti, studiosi e curiosi, dall'altro conservare la nostra memoria».
Alberto Samonà, assessore dei Beni culturali e dell'identità siciliana, ha commentato: «Le attività di ricerca e di scavo archeologico negli ultimi decenni sono state condotte da Università e Istituti privati ed è stata precisa volontà del governo regionale, sotto impulso dell’assessore Sebastiano Tusa, quella di ricominciare a finanziare campagne in tutta la Sicilia affidandole alle professionalità che operano all’interno dell’assessorato dei Beni culturali. I risultati ci confortano e rafforzano la consapevolezza che le Soprintendenze siciliane, dotate di eccellenti archeologi e tecnici, hanno la potenzialità di continuare in quell’attività di ricerca che ci ha reso famosi nel mondo. Riprendere le campagne di scavo, inoltre è il modo per riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria».
Muxaro Necropoli di Sant'Angelo Muxaro
Foto dalla Regione Siciliana.