Prima fase programma salvataggio del patrimonio culturale attaccato dall'ISIS

TERMINATA PRIMA FASE DEL PROGRAMMA ITALO-IRACHENO PER LA SALVEZZA DEL PATRIMONIO CULTURALE ATTACCATO DA ISIS

Momento del corso di primo intervento sul patrimonio archeologico Erbil, Sito di Qalinji Agha
È terminata agli inizi di marzo la prima parte del programma “Sostegno all’azione istituzionale di protezione e recupero del patrimonio culturale iracheno”, finanziata al Segretariato Generale MIBACT e dal Ministero Affari Esteri/Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Momento del corso sui manufatti in pietra Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)
Presso l’Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH) di Erbil si è tenuta la cerimonia di chiusura dei due corsi di formazione “Monitoraggio e protezione del paesaggio archeologico: dal Remote Sensing alla Prospezione Archeologica” (Monitoring and Saving Archaeological Landscape: from Remote Sensing to Field Survey)  e “Attività di primo intervento e tecniche di conservazione del patrimonio archeologico” (First Aid and Conservation Techniques of Damaged Archaeological Sites), avviati il 15 gennaio 2017.
Momento delle lezioni sul rilevamento satellitare delle condizioni dei territori occupati da ISIS Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)

Momento delle lezioni sul rilevamento satellitare delle condizioni dei territori occupati da ISIS Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)
I due corsi, incentrati sul trasferimento tecnologico e di competenze (Remote Sensing; cartografia archeologica GIS-based; survey; conservazione dei materiali archeologici: pietra e mattone crudo) hanno coinvolto venti studenti iracheni e curdi per un totale di 420 ore di lezioni frontali e sul campo.
Momento del corso di primo intervento sul patrimonio archeologico Erbil, Sito di Tell Lashkar
Dal 2014 il MIBACT ha intrapreso, in collaborazione con l’UNESCO e con lo State Board of Antiquities and Heritage iracheno e in sinergia interistituzionale con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il monitoraggio satellitare dei danni inflitti da ISIS sul patrimonio culturale dei territori sotto occupazione. Nell’ambito di questa azione è stata realizzata la formazione di personale del Ministero della Cultura iracheno e della Regione Autonoma del Kurdistan all’uso di queste metodiche al fine di rendere gli uffici iracheni autonomi nell’applicazione di queste avanzate tecnologie.
Il programma, che si concluderà il prossimo ottobre, prosegue ora con missioni di restauratori italiani presso i laboratori di restauro del Museo Archeologico Nazionale di Baghdad per l’assistenza ai colleghi iracheni nei settori della conservazione del libro e materiale di archivio, di sculture archeologiche in pietra e di reperti antichi in avorio e metallo.
Consegna dei certificati di partecipazione ai tecnici iracheni e curdi Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)

Consegna dei certificati di partecipazione ai tecnici iracheni e curdi Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)

Foto di gruppo delle due classi di tecnici iracheni e curdi, Erbil, Iraqi Institute for the Conservation of Antiquities and Heritage (IICAH)
Roma, 10 marzo 2017
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone


Roma, Sabato al Museo: “Save Palmyra” alla Sapienza e laboratori

Syria - Palmyra (Tadmor)
Mediterraneo bene comune è il tema del secondo “Sabato al Museo” alla Sapienza. “Save Palmyra” l’appuntamento principale
Per tutti i sabato del mese la città universitaria e i suoi musei saranno meta di attività culturali, laboratori didattici e approfondimenti a tema
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Prima fase di apertura per il recupero dei monumenti di Palmira, in Siria

27 Aprile 2016

Archeologi polacchi recuperano i monumenti di Palmira, in Siria

La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli scienziati. Foto di Bartosz Markowski
La statua del leone dal tempio di Allat è in condizioni migliori di quanto precedentemente ritenuto dagli studiosi. Foto di Bartosz Markowski
I Polacchi dell'Università di Varsavia sono stati i primi archeologi stranieri a partecipare al recupero dei monumenti dalle rovine di Palmira in Siria - solo pochi giorni dopo la ricattura dallo Stato Islamico (IS). Hanno presentato i risultati del loro lavoro lo scorso mercoledì all'Università di Varsavia.
Gli archeologi dell'Università di Varsavia (UW) hanno lavorato a Palmira dal 7 al 17 Aprile. Sono andati dietro invito del Direttorato Generale per le Antichità e i Musei in Siria. Hanno presentato i risultati del loro lavoro durante una conferenza stampa a Varsavia.
"Siamo stati i primi specialisti esteri nel campo dell'archeologia e conservazione ad arrivare a Palmira poco dopo che fu ricatturata dallo Stato Islamico" - ha affermato in un'intervista a PAP il conservatore d'arte Bartosz Markowski, che era a Palmira con l'archeologo Robert Żukowski del Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia.
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski

Per una settimana, gli archeologi polacchi hanno cercato tra le migliaia di frammenti dei monumenti che appartenevano al museo a Palmira, distrutti dalla guerra. Di circa duecento sculture e bassorilievi, sono stati in grado di ritrovare la maggior parte dei frammenti di circa 130 monumenti. "La qualità della loro conservazione futura dipende da queste azioni - se nel futuro vedremo a Palmira monumenti rotti, incompleti, ma originali, o loro ricostruzioni più o meno riuscite" - così ha affermato l'esperto.
Attualmente i monumenti sono ancora nel museo; sono pronti ad essere posti nelle scatole ed evacuati verso un luogo dove saranno oggetto di restauro.
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski
Bartosz Markowski al lavoro all'interno del museo, foto di Robert Żukowski

"Sfortunatamente, la maggior parte dei reperti nel museo sono stati distrutti - di circa duecento sculture collocate sul piano terra, solo quattro rimangono intatte. Lo scopo della nostra spedizione era quello di raccogliere quanti più frammenti possibile delle sculture danneggiate. Le loro parti erano mescolate alle macerie, ai vetri rotti e a pezzi di mobilio. L'edificio del museo è in condizioni terribili, è stato bombardato diverse volte. Il nostro obiettivo chiave era quello di selezionare i frammenti delle sculture, di modo che non fossero rimossi durante i lavori di riparazione" - ha affermato Markowski.
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Robert Żukowski si fa strada sul piano terra del museo demolito, foto di Bartosz Markowski
Coinvolti nel progetto sono stati pure i restauratori e archeologi siriani che hanno recuperato i mosaici distrutti durante il bombardamento e inventariato i reperti in magazzino.
Il conservatore polacco ha spiegato che il danno principale ai monumenti ha riguardato la rottura dei dettagli delle figure con martelli (i volti e le mani o le bocche degli animali ritratti nelle opere d'arte), che i fondamentalisti hanno distrutto per ragioni ideologiche. "Queste sono le raffigurazioni per le quali Palmira era famosa. Erano monumenti unici" - ha aggiunto Markowski.
I polacchi hanno pure condotto una ricognizione delle rovine dell'antica città. Hanno pre-stimato la scala della distruzione dei templi di Bel e Baalshamin e dell'Arco di Trionfo.
"Non sono un architetto, ma penso che ci sia moltissimo da recuperare. Le strutture sono cadute, ma i blocchi di costruzione sono ancora lì. Non cambia il fatto che la ricostruzione sarà un'enorme investimento - ha affermato Markowski. La loro condizione non cambierà nel futuro prossimo - un'azione urgente e immediata non è necessaria in questo caso - al contrario che per il museo, dove per le sculture c'erano molti frammenti rotti e mescolati. Era importante evitare la rimozione accidentale di frammenti di sculture insieme alle macerie".
Durante la permanenza degli esperti polacchi, è proseguita l'azione dei genieri russi che sminavano il sito di scavo.  Quest'area è tuttora inaccessibile a causa delle numerose bombe inesplose.
Markowski ha portato le buone notizie sul simbolo di Palmira - la statua del leone dal Tempio di Al-lāt, scoperta durante gli scavi polacchi, che per decenni è rimasta in piedi di fronte all'entrata del museo. Gli studiosi temevano che fosse completamente distrutta.
"Mi aspettavo che fosse stato fatto saltare in aria e polverizzato. Il leone, tuttavia, è ancora intatto, solo rovesciato, probabilmente con un bulldozer o con un'altra grande macchina. La struttura in cemento rinforzato che lo sosteneva, è rotta, ma gli elementi in pietra ad esso ancorato sono ancora uniti insieme. La bocca ha subito la maggior parte del danno. Sarà certamente possibile rimettere in piedi di nuovo la scultura e restaurarla, ma le tracce dei danni causati dalla crisi resteranno per sempre visibili" - ha affermato Markowski.
La vicina città araba contemporanea - Tadmor, che era una base per i turisti verso le antiche rovine, è deserta. "Case, hotel, negozi, souk - il mercato, i ristoranti - sono distrutti. Solo l'esercito siriano e quello russo sono stazionati nella città. Gli ex abitanti sono tornati solo per recuperare il resto dei loro possedimenti" - ha affermato Markowski.
"Abbiamo ricevuto parole di sincera gentilezza e inusuale felicità dai Siriani, che qualcuno fosse interessato al problema, che non erano rimasti soli. Hanno davvero apprezzato noi, Polacchi, specialmente ora" - Robert Żukowski ha così riferito ai reporter.
Markowski ha affermato che il ritorno a Palmira non è stato ancora programmato. "Dipende dalle autorità siriane e dalle autorità internazionali che prepareranno i progetti di conservazione. Quello che abbiamo fatto è un'apertura, un prologo alla preparazione di tali progetti" - Markowski ha spiegato ai reporter.
"Palmira non sarà mai più esattamente come la ricordavamo. Come consolazione, dobbiamo dire che non era così in tempi antichi - ciò è ovvio. Prima di tutto, finora abbiamo dissotterrato non più del 20 per cento dell'antica città. Il resto è ancora al sicuro sotto terra e nel futuro i nostri successori probabilmente arricchiranno le collezioni del museo a Palmira e mostreranno nuovi monumenti di questa antica civiltà" - così il precedente Direttore del Centro di Archeologia Mediterranea, prof. Michał Gawlikowski, durante la conferenza stampa.
La ricerca a Palmira cominciò col pioniere dell'archeologia polacca mediterranea, prof. Kazimierz Michalowski. La spedizione dal Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia lavorò qui dal 1959 al 2011. In seguito, il lavoro è stato sospeso a causa dello scoppio del conflitto armato. I monumenti dell'antica città divennero un bersaglio dello Stato Islamico nel 2015. Palmira era nota principalmente per la sua architettura scenica e monumentale - lunghi colonnati e numerosi templi dedicati a varie divinità. La città divenne un Sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 1980. Era un'importante attrazione turistica in Siria.
I Siriani presentarono una proposta ai Polacchi per il loro ritorno agli inizi di Aprile, durante la conferenza "I Polacchi nel Medio Oriente" all'Università di Varsavia.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Ricatturata Palmira, operazioni di sminamento e valutazione dei danni

24 - 29 Marzo 2016
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Palmira è stata finalmente ricatturata dalle forze del Governo Siriano. È ora possibile rendersi conto dei danni subiti dal sito in questi mesi, durante i quali si sono perpetuati saccheggi e distruzioni.
Secondo l'archeologo Maamoun Abdelkarim (a capo delle Antichità Siriane), l'80% di quello che c'era a Palmira sarebbe rimasto in gran parte intatto: sebbene vi siano sicuramente gravi danni, la vista panoramica sul sito è rimasta, e molte delle iconiche colonne rimangono in piedi. I danni riguardano strade, bagni e templi. Ci vorrebbero cinque anni di restauri per cercare di restaurare le strutture danneggiate o distrutte a Palmira.
Diversa l'opinione dell'esperta Annie Sartre-Fauriat, al servizio dell'UNESCO, che è molto dubbiosa sulla possibilità di ricostruire il sito o i monumenti ridotti in polvere.
Completamente distrutti sarebbero il tempio di Bel e di Baal Shamin. La priorità al momento sembra anche essere quella di rimuovere gli esplosivi collocati presso il sito.


Link: Wall Street Journal; The GuardianThe Telegraph; Independent; Reuters 1, 2;  Daily Mail; SputnikLA TimesGizmodo; RTThe Atlantic; Il Post; RAI News; Repubblica 1, 2SANA; Archaeology News Network via AP.
L’Arco Monumentale o Arco di Trionfo a Palmira, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Bgag (Bernard Gagnon).


Iraq: distrutto il Monastero di Sant'Elia

20 Gennaio 2016
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Distrutto il più antico monastero cristiano in Iraq, il Monastero di Sant'Elia (o Dair Mar Elia) presso Mosul, la cui fondazione risale agli ultimissimi decenni del sesto secolo d. C. Secondo l'esame da satellite non ci sarebbe più nulla da ricostruire: tutto sarebbe ridotto in polvere, a partire dalle pareti.
Il monastero, nel Nord dell'Iraq, era meta di pellegrinaggi. Nel 1743, un generale che guidava le forze persiane massacrò qui fino a 150 monaci che rifiutarono di convertirsi. A partire dal 2003 subì pure danneggiamenti, con le azioni relativi all'occupazione americana dell'Iraq.
Sembrerebbe che la distruzione si stata compiuta nel 2014, subito dopo l'occupazione dell'area da parte dell'IS.  Nelle settimane e nei mesi scorsi abbiamo assistito a devastazioni in Siria (Palmira) e Iraq (Ninive, Hatra, Nimrud).

Link: BBC News; CNN; Euronews; CCTV; Il Sole 24 Ore 1, 2La Stampa; ArtribuneRepubblica; TGCOM; MashableArchaeology News Network via Associated Press
Il Monastero di Sant'Elia presso Mosul, foto del 2005 di Doug, da Wikipedia, CC BY SA 4.0.


Siria: ancora distruzioni a Palmira

24 Giugno - 3 Luglio 2015
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Continuano le distruzioni a Palmira, dopo quelle rese note il 22 Giugno e riguardanti le tombe del del dotto Sufi Nizar Abu Bahaa Eddine, che visse nella città 500 anni fa, e di Mohammad Bin Ali, discendente dell'Imam Ali, cugino del profeta Maometto e santo Sciita.Questa volta sono stati distrutti manufatti inestimabili, tra i quali il celebre leone di orice di Al-lāt, che si trovava all'entrata del tempio di Bel, scoperto nel 1977 e datato al secondo secolo d. C. 
Pronta la condanna da parte dell'UNESCO. Altri siti siriani sarebbero stati saccheggiati a tal punto da non possedere più valore storico e archeologico.

Link: Nazioni UniteCNN; Archaeology News Network via Washington ExaminerArchaeology News Network via Associated Press; Il Secolo XIX; AskaNews
Il leone in orice di Al-lāt, che si trovava all'entrata del tempio di Bel, secondo secolo d. C. Foto da Wikipedia, CC BY-SA 4.0, caricata da e di Mappo.