Recuperati reperti provenienti dalle Catacombe di San Callisto e di Domitilla

RECUPERATI REPERTI PROVENIENTI DALLE CATACOMBE ROMANE DI SAN CALLISTO E DOMITILLA

Giovedì 2 dicembre 2021, ore 11.00, presso il “Casale della Torretta”, comprensorio delle Catacombe di S. Callisto, Via Appia Antica, 110.

recuperati reperti catacombe romane di San Callisto e Domitilla Oggi 2 dicembre 2021, alle ore 11.00, presso il casale detto della Torretta nel comprensorio delle catacombe di S. Callisto (Roma, Via Appia antica, 110), la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (PCAS) si è data comunicazione del recupero, da parte del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) – Sezione Archeologia, di un piccolo ma significativo gruppo di reperti scultorei antichi, iscrizioni e frammenti di sarcofagi, provenienti dalle catacombe romane di S.Callisto e di Domitilla.

recuperati reperti catacombe romane di San Callisto e Domitilla

Per la PCAS erano presenti il Presidente, Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Gianfranco Ravasi, il Segretario, Rev.do Mons. Pasquale Iacobone, il Sovrintendente Archeologico delle Catacombe, Prof. Fabrizio Bisconti, ed alcuni loro collaboratori. Per il Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale era presente il Comandante, Generale di Brigata Roberto Riccardi, insieme ai Carabinieri specializzati della Sezione Archeologia. La presentazione darà l’opportunità al Cardinale Ravasi di ringraziare personalmente il Comando TPC non solo per i recenti recuperi, ma anche per tutta la lunga e fruttuosa collaborazione tra il Comando e la PCAS.

recuperati reperti catacombe romane di San Callisto e Domitilla

Dopo gli indirizzi di saluto e di ringraziamento dei partecipanti, vi è stata una breve illustrazione dei reperti oggetto di restituzione alla PCAS e quindi, in piccoli gruppi secondo le modalità prescritte dalla situazione sanitaria, una visita del Museo allestito nel Casale, nel quale una sezione è dedicata proprio ai reperti recuperati nel corso degli anni dalle attività dei Carabinieri e di altre forze di polizia.

recuperati reperti catacombe romane di San Callisto e Domitilla

Testo dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

recuperati reperti catacombe romane di San Callisto e Domitilla
Recuperati reperti provenienti dalle Catacombe di San Callisto e di Domitilla

Nell’ambito dei controlli antiquari che vengono periodicamente svolti dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) e del monitoraggio delle compravendite di antichità attraverso le case d’asta nazionali e internazionali, sono stati individuati e acquisiti, nel mese di maggio del 2020, alcuni reperti archeologici che erano stati lasciati in conto vendita a un operatore del settore, potenziale provento di ricettazione.

recuperati reperti catacombe romane di San Callisto e Domitilla

Tra questi reperti vi era una piccola epigrafe in marmo, spezzata in due frammenti che, a seguito dello studio di un archeologo, risultava identica a un’analoga iscrizione proveniente dalle Catacombe romane di Santa Domitilla e pubblicata sul catalogo online della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra che le sovraintende.

Benché dal controllo nella “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti” gestita dal Comando TPC, non risultasse alcuna denuncia specifica di furto, a seguito di un sopralluogo congiunto con gli Ispettori delle catacombe si è potuto constatare che, effettivamente, in data imprecisata, erano state sottratte le seguenti epigrafi:

  • Iscrizione funeraria con epitaffio del piccolo Marcianus pubblicata in “Inscriptiones Cristianae Urbis Romae di Angelo Silvagni e Angelo Ferrua”, III volume, n. 7697. L’epigrafe era collocata nella galleria N1 del piano inferiore della catacomba di Domitilla.

 

  • Frammento di alzata di sarcofago decorato con cavalli marini e parte di tabula inscriptionis del defunto pubblicata in ICVR, Volume III, n. 8061. Tale frammento era collocato nella galleria G2 del piano superiore della Catacomba di Domitilla.

  • Frammento di sarcofago romano in marmo, raffigurante un personaggio femminile stante di profilo, musa, pubblicata nei volumi Max Wegner sui sarcofagi romani con le rappresentazioni di muse.

Il frammento, proveniente dalle Catacombe di San Callisto, venne denunciato come asportato il 13 luglio 1982 unitamente ad altri reperti.

L’opera è stata recuperata da personale del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma il 12 febbraio 2019 a Londra presso una casa d’aste nel contesto di una procedura penale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Frammento di sarcofago romano raffigurante “Talia”, musa della commedia, altezza 46 cm, II secolo d.C.

EPITAFFIO DI MARCIANO

hic infans qui hic positus est no
mine Marcianus vixit ann(is) VII dieb(us)
XLIIII hor(is) noctis IIII
extinctum puerum crudeli funere plango
occidit infelix spes artis maxima flave
cuius per occasu(m) perit palestre(m) voluptas
cuius et ipse dolens immitem defleo sortem
Felicio et Ammias filio
innocentissimo

recuperati reperti catacombe romane di San Callisto e Domitilla

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

recuperati reperti catacombe romane di San Callisto e Domitilla


BMTA: il Premio “Khaled Al-Asaad” va alla necropoli di Saqqara

Alla necropoli di Saqqara e ai suoi inestimabili tesori è stato assegnato l’International Archaeological Discovery Award, riconoscimento ufficiale che ogni anno premia, a livello mondiale, la scoperta archeologica più significativa.

Il premio, intitolato alla memoria dell’archeologo siriano Khaled al-Asaad, che nel 2015 ha pagato con la vita la difesa del sito di Palmira, è giunto ormai alla settima edizione. La cerimonia di assegnazione avrà luogo il prossimo 26 novembre, nel corso della seconda giornata della XXXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che quest’anno si svolgerà dal 25 al 28 novembre e sarà ospitata nella nuova e definitiva sede dell’ex Tabacchificio Cafasso. Il premio sarà consegnato a Mostafa Waziry, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità di Egitto, alla presenza della figlia di Khaled al-Asaad, l’archeologa Fayrouz Asaad.

Nella stessa occasione si svolgerà la cerimonia di premiazione per la scoperta archeologica vincitrice dell’edizione 2019, che non ha potuto svolgersi a causa della pandemia: il premio sarà consegnato a Daniele Morandi Bonacossi, Direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e docente dell’Universita di Udine, per la scoperta dei rilievi rupestri raffiguranti divinità mesopotamiche, nel sito assiro di Faida, a 50 km da Mosul.

La necropoli di Saqqara (Egitto)

Si tratta di centinaia di tombe portate alla luce in tempi diversi nel corso del 2020, nel sito di Saqqara, a 30 km a sud da Il Cairo. Le ricerche sono state condotte dalla Missione Archeologica Egiziana sotto la guida di Mostafa Waziri. Le prime 27 tombe, sigillate, sono state ritrovate a settembre 2020, in due momenti diversi, all’interno di un pozzo funerario.

Saqqara. ph.-Presidency-of-the-Egyptian-Council-of-Ministers

A ottobre hanno fatto seguito altre scoperte: 59 sarcofagi antropomorfi e policromi, anch’essi sigillati, sono stati portati alla luce da tre differenti pozzi, a oltre 10 metri di profondità.

Le tombe, che al momento della scoperta erano impilate ed erano situate in diverse camere, risalgono alla XXVI dinastia (664-525 a.C.) e appartengono, secondo Waziri, ad alti funzionari della società egizia e a membri della casta sacerdotale, in particolare ai sacerdoti della dea Bastet. In uno di quegli stessi pozzi vi erano inoltre 28 statue di legno raffiguranti il dio Ptah-Sokaris-Osiride, signore del regno dei morti e protettore degli artigiani, e una statuetta bronzea, alta 35 cm, del dio Nefertum, raffigurato con un grosso copricapo a forma di loto (simbolo di rinascita e immortalità), composto da pietre preziose.

Saqqara
Saqqara. ph.-Presidency-of-the-Egyptian-Council-of-Ministers

Ancora, a novembre, il team archeologico diretto dall'egittologo Zahi Hawass ha realizzato una scoperta ancora più incredibile: 50 sarcofagi appartenenti a un periodo molto più antico, ossia al Nuovo Regno, databile tra XVI e XI secolo a.C., sono emersi intatti dal fondo di ben 52 pozzi funerari. I sepolcri appartenevano ad un complesso funerario facente parte del tempio della regina Naert, consorte di Teti, il primo faraone della VI dinastia dell’Antico Regno. A ciò si aggiungono ulteriori 100 tombe, trovate nello stesso mese, databili al Periodo Tardo e all’età tolemaica, oltre a 40 statue dorate e diverse maschere funerarie.

A Gerusalemme sotto il Muro del Pianto si celavano tre stanze di 2.000 anni fa

Le eccezionali scoperte di Saqqara hanno stupito il mondo dell’archeologia, riuscendo a battere le altre concorrenti al premio. Tra le scoperte candidate vi erano le tre stanze ipogee di 2000 anni fa rinvenute a Gerusalemme, sotto il Muro del Pianto, contenenti oggetti di uso quotidiano: la scoperta si è aggiudicata lo “Special Award” per il maggior consenso sulla pagina Facebook della BMTA.

Ancora, concorrevano al premio le più recenti scoperte di Pompei (un Thermopolium, un carro cerimoniale, le origini etrusche della città); la pittura rupestre più antica al mondo, risalente a 45.000 anni fa, raffigurante un cinghiale dipinto in ocra rossa, rinvenuta sull’isola di Sulawesi, in Indonesia; infine, i nuovi studi e le recenti analisi del Disco di Nebra, in Germania, che hanno fornito nuove prove sulla sua cronologia e sul luogo di provenienza.


Saqqara

BMTA Special Award 2021: il premio alla scoperta archeologica più votata

Aperte fino al 30 settembre le votazioni per la migliore scoperta archeologica del 2020, sulla pagina Facebook della Borsa Mediterranea sul Turismo Archeologico: tra le scoperte proposte, quella che avrà ottenuto il maggior consenso sui social riceverà lo “Special Award”.

Il premio sarà conferito in occasione della XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, unitamente all’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, giunto quest'anno alla sesta edizione.

Il premio "Khaled al-Asaad", l’unico dedicato all’archeologia e riconosciuto a livello mondiale, è intitolato all’archeologo siriano ucciso nel 2015 dai militanti dell’ISIS nel tentativo di salvare dalla distruzione il sito di Palmira, patrimonio UNESCO.

Di seguito le cinque scoperte archeologiche selezionate che saranno le finaliste del Premio:

-Le centinaia di sarcofagi intatti ritrovati nella necropoli di Saqqara, in Egitto.

-Le recenti analisi del Disco di Nebra, in Germania, hanno fornito nuove prove sulla sua cronologia e sul luogo di provenienza.

-La pittura rupestre più antica al mondo, risalente a 45.000 anni fa, raffigurante un cinghiale dipinto in ocra rossa, rinvenuta sull’isola di Suwalesi, in Indonesia.

- Tre stanze di 2.000 anni fa scoperte sotto il Muro del Pianto, a Gerusalemme.

-Le più recenti scoperte di Pompei: un Thermopolium, un carro cerimoniale, le origini etrusche della città.

Un “tesoro” di centinaia di sarcofagi intatti rinvenuto nella necropoli di Saqqara, in Egitto.

L’Egitto, con la sua storia millenaria e i continui ritrovamenti archeologici, non smette mai di stupire. Una delle scoperte più importanti degli ultimi anni riguarda oltre un centinaio di tombe, portate alla luce in tempi diversi nel corso del 2020 nel sito di Saqqara, a 30 km a sud da Il Cairo. Le ricerche sono state condotte dalla Missione Archeologica Egiziana sotto la guida di Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Superiore delle Antichità.

Le prime 27 tombe sono state ritrovate a settembre, in due momenti diversi, all’interno di un pozzo funerario: le bare, impilate l’una sull’altra, sono in legno e riccamente decorate; rappresentano un rinvenimento unico perché esse, essendo sigillate, sono rimaste inviolate per più di 2500 anni, e hanno restituito mummie in ottimo stato di conservazione, oltre a diversi manufatti.

Saqqara
Saqqara. Foto: BMTA

Ad ottobre hanno fatto seguito altre scoperte: 59 sarcofagi antropomorfi e policromi, anch’essi sigillati, sono stati portati alla luce da tre differenti pozzi, a oltre 10 metri di profondità. Le tombe, che al momento della scoperta erano impilate ed erano situate in diverse camere, risalgono alla XXVI dinastia (664-525 a.C.) e appartengono, secondo Waziri, ad alti funzionari della società egizia e a personaggi influenti della casta sacerdotale, in particolare ai sacerdoti della dea Bastet, una della divinità più venerate del pantheon egizio, come dimostrano le numerosissime mummie di felini - animali sacri alla divinità - rinvenute nella necropoli di Saqqara.

Nel corso della conferenza stampa, lo stesso Waziri, insieme all’egittologo Zahi Hawass, ha aperto per la prima volta due sarcofagi, scoprendo al loro interno due mummie, avvolte nelle tipiche bende di lino, insieme a ricchi ornamenti d’oro.

Saqqara
Saqqara. Ph. Presidency of the Egyptian Council of Ministers

In uno di quegli stessi pozzi vi erano inoltre 28 statue di legno raffiguranti il dio Ptah-Sokaris-Osiride, signore del regno dei morti e protettore degli artigiani, e una statuetta bronzea, alta 35 cm, del dio Nefertum, raffigurato con un grosso copricapo a forma di loto (simbolo di rinascita e immortalità), composto da pietre preziose come agata rossa, lapislazzuli e turchese.

Ancora, a novembre, il team archeologico diretto da Hawass ha realizzato una scoperta ancora più incredibile: 50 sarcofagi appartenenti a un periodo molto più antico, ossia al Nuovo Regno, databile tra XVI e XI secolo a.C., sono emersi intatti dal fondo di ben 52 pozzi funerari. I sepolcri appartenevano ad un complesso funerario che faceva parte del tempio della regina Naert, consorte di Teti, il primo faraone della VI dinastia dell’Antico Regno. A ciò si aggiungono ulteriori 100 tombe, trovate nello stesso mese, databili al Periodo Tardo e all’età tolemaica, e oltre 40 statue dorate e diverse maschere funerarie.

Saqqara
Saqqara. Ph. Presidency of the Egyptian Council of Ministers

Saqqara, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità fin dal 1979, fu la necropoli della città di Memphis, capitale del Regno Antico, venendo utilizzata come luogo di sepoltura dei faraoni e delle famiglie dell’alta società egizia fin dal periodo protodinastico. A Saqqara venne inoltre costruita quella che è considerata come la più antica piramide egizia: la famosa piramide a gradoni di Djoser, costituita da sei mastabe sovrapposte, eretta dall’architetto Imhotep come tomba monumentale del faraone Djoser, appartenente alla III dinastia.

Si tratta di un sito che ha ancora molto da offrire, tant’è che le ricerche sul campo continuano senza sosta: ultimi, ma non meno importanti dei precedenti, i ritrovamenti avvenuti lo scorso gennaio che hanno permesso di scoprire ulteriori 50 sarcofagi databili al Nuovo Regno, un papiro di circa 4x1 m contenente il XVII capitolo del Libro dei Morti, oltre a numerose statue, maschere funerarie e manufatti di vario genere. Scoperte che lasciano presagire quanti altri tesori straordinari si nascondano in attesa di essere portati alla luce, testimonianze di un’antica civiltà che il lavoro degli archeologi aiuta a comprendere sempre di più.

 


Saqqara Didibastet Niut-shiae Laboratorio di mummificazione

Grandi scoperte a Saqqara: la sepoltura di Didibastet e quella dei sacerdoti di Niut-shaes

Oops, they did it again! L’Università di Tubinga lo ha fatto di nuovo!
Sempre durante lo scavo della missione tedesco-egiziana a Saqqara, è stata scoperta una nuova camera sepolcrale proprio nel Laboratorio di mummificazione scoperto nel 2018 dalla stessa missione, insieme ad altre cinque camere sepolcrali. Il Laboratorio di mummificazione risale alla XXVI Dinastia (664-525 a. C. circa).

Saqqara Didibastet Niut-shiae Laboratorio di mummificazioneDopo più di un anno di lavori e di documentazione, la missione ha scoperto quindi la sesta camera sepolcrale, nascosta da una parete di più di 2600 anni fa. Il Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Dr Mostafa Waziri, annunciò ieri la nuova scoperta aggiungendo che la sepoltura conteneva quattro scarcofagi in legno purtroppo in un pessimo stato di conservazione.

Dr. Ramadan Badri Hussein ha dichiarato nell’intervista che uno dei sarcofagi appartiene ad una donna chiamata Didibastet. Fu sepolta con sei (!) vasi canopi, contraddicendo la tradizione di imbalsamare solo i polmoni, lo stomaco, gli intestini e il fegato del defunto e di riporli in quattro vasi sotto la protezione dei quattro figli di Horus: Amseti, Duamutef, Hapi e Qebesenuf.

La missione ha già esaminato il contenuto dei due vasi canopi in eccesso usando per adesso solo la tomografia computerizzata (la famosa TAC, per intenderci) e da un’analisi preliminare si evince che contengano proprio dei tessuti umani.

Per sapere se questi due vasi canopi “extra” appartengano o meno alla donna bisognerà aspettare ulteriori analisi. Secondo gli studiosi della missione la donna potrebbe aver avuto un trattamento ‘speciale’ che prevedeva appunto la mummificazione di sei diversi organi del sup corpo. Perché? Questo forse non lo scopriremo mai...

Come se questo ‘enigma’ non fosse sufficiente, studiando gli altri sarcofagi della camera sepolcrale, la missione ha poi identificato sacerdoti e sacerdotesse di una particolare dea serpente, conosciuta come Niut-shaes.

Per adesso, grazie a questi ritrovamenti possiamo affermare che i sacerdoti di questa divinità venivano sepolti insieme e essa divenne una divinità piuttosto influente durante la 26ª dinastia e che forse avesse un suo santuario a Menfi.

Inoltre si potrebbe ipotizzare che questi sacerdoti fossero di origine straniera, così come i loro nomi farebbero pensare. Ayput o Tjanimit erano nomi comuni tra la comunità libica che si stanziò in Egitto a partire dalla 22ª dinastia in poi.

L’antico Egitto era una società multiculturale dove arrivava gente da diverse parti del mondo, inclusi greci, libici e fenici.

Saqqara Didibastet Niut-shiae Laboratorio di mummificazione
Foto Credits: Eberhard Karls Universität Tübingen

Dr. Ramadan Badri ha inoltre aggiunto che son stati fatto dei test di origine non invasiva, come la spettrometria di fluorescenza ai raggi X (per analizzare gli elementi chimici) sulla maschera rivestita di argento di una delle mummie di una sacerdotessa della dea Niut-shaes. Il test ha confermato la purezza della maschera d’argento al 99.07 %.

Questa maschera d’argento è la prima ad esser stata rinvenuta in Egitto dal 1939 e la terza tra le maschere mai ritrovate.

L’équipe internazionale composta da archeologi e da chimici dell’Università di Tubinga, di quella di Monaco e del Centro di Ricerche Nazionale Egiziano sta procedendo allo studio dei residui di olii e resine ritrovate nelle tazze, ciotole e vasi trovati nel Laboratorio di Mummificazione.

I primi risultati dei test confermano la presenza di sostanze ben note per il rito di mummificazione, tra le quali il bitume (catrame), olio e resina di cedro, resina di pistacchio, cera d’api, grasso animale e forse olio d’oliva e di ginepro.

Adesso non ci resta che aspettare la fine degli scavi per aver un’idea chiara dell’intera scoperta.

Ove non indicato diversamente, foto dal Ministero del Turismo e delle Antichità Egiziane: 1, 2.

Altri articoli online: Eberhard Karls Universität Tübingen, DjedMedu, Egypt Today, Associated Press,


Vatican Coffin Project

Vatican Coffin Project: Museo Egizio, Centro Conservazione e Restauro e partner protagonisti nello studio dei sarcofagi

Museo Egizio e Centro Conservazione e Restauro protagonisti nello studio dei sarcofagi: due giorni di confronto a Torino con i partner del progetto internazionale Vatican Coffin Project

Vatican Coffin Project
Photo credit: Museo Egizio, Torino

Una due giorni densa di confronti e approfondimenti scientifici quella che ieri e oggi ha visto convergere al Museo Egizio e al Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” alcuni fra i massimi esperti internazionali nello studio dei sarcofagi, protagonisti del periodico appuntamento di aggiornamento del Vatican Coffin Project, a cui entrambe le istituzioni culturali torinesi partecipano.

Si tratta di un progetto internazionale avviato nel 2008 dai Musei Vaticani, dedicato ad approfondire la conoscenza e affinare le tecniche diagnostiche, di conservazione e restauro dei sarcofagi lignei policromi del Terzo Periodo Intermedio (1076 a.C. - 722 a.C.), i cosiddetti “sarcofagi gialli”.

Un esempio delle potenzialità dell’attività di ricerca condotta in seno al Vatican Coffin Project è offerta dalla mostra “Archeologia Invisibile” in corso al Museo Egizio: proprio all’azione del gruppo di lavoro si deve la suggestiva sala che propone la riproduzione 3D del sarcofago dello scriba Butehamon, con la tecnologica proiezione in video mapping del suo stesso processo realizzativo e decorativo. Restaurato nell’ambito di questa iniziativa, il reperto rappresenta uno fra i più significativi oggetti esposti nella Galleria dei sarcofagi. Oggetto delle indagini sono infatti, tra gli altri, lo studio della tecnica costruttiva e pittorica dei sarcofagi, l’identificazione di eventuali atelier, le analisi diagnostiche sui reperti.

Photo credit: Museo Egizio, Torino

Alla serie di incontri delle due giornate torinesi sono intervenuti, oltre al direttore del Museo Egizio, Christian Greco e ai vertici del Centro Conservazione e Restauro, gli esperti degli altri partner del progetto: i Musei Vaticani - con la direttrice del reparto Antichità Egizie, Alessia Amenta - il Museo del Louvre, il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France e il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden.

“Si tratta di un progetto prezioso per il Museo Egizio, - spiega Christian Greco, direttore del Museo Egizio - che ho fortemente voluto portare all’interno delle nostre attività per il suo valore, tanto sotto l’aspetto scientifico e di ricerca quanto in termini museali. L’opportunità di lavorare fianco a fianco fra istituzioni scientifiche di tale rilievo internazionale rappresenta un’occasione di arricchimento reciproco, nonché il corretto approccio con cui ha il dovere di operare chiunque, come noi, abbia l’onore e l’onere di custodire parte del patrimonio culturale dell’umanità”

Grazie a questa importante collaborazione internazionale, negli anni, il Centro ha potuto approfondire un tema scientifico di altissimo rilievo e ha costituito un team di restauratori e tecnici scientifici specializzato nell’analisi e nell’intervento conservativo sulle antichità egizie. Siamo grati ai nostri partner di progetto – dice Elisa Rosso, segretario generale del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” – perché solo attraverso il confronto e la condivisione si aprono le strade della ricerca e dell’innovazione, obiettivi primari per un centro di formazione e ricerca come il nostro”.

Il Vatican Coffin Project, nato nel 2008 sotto la direzione scientifica del Reparto Antichità Egizie dei Musei Vaticani, coinvolge da cinque anni il Museo Egizio e il Centro Conservazione e Restauro e ha portato a un’attività continuativa di analisi e di lavoro su numerosi reperti, alcuni dei quali sono allo studio e in restauro all’interno dei laboratori del Centro e in una nuova area dedicata e visibile al pubblico al secondo piano del Museo Egizio.

 

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa del Museo Egizio di Torino


Aperta al pubblico la Piramide del re Sesostri II

Il Ministro delle Antichità Dr. Khaled El-Enany ha inaugurato la piramide di Al-Lahun appartenuta al re Sanusert II (Sesostri II della XII dinastia che regnò in Egitto dal 1895 al 1878 a.C.), per la prima volta aperta al pubblico dopo i lavori di restauro. Il Dr. Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha spiegato che i lavori di restauro hanno incluso la rimozione dei detriti trovati all’interno dei corridoi della piramide e della camera funeraria, la rimessa in opera delle pietre cadute nella sala centrale e nel corridoio dopo il loro restauro così come la risistemazione dei pavimenti, l’installazione di un nuovo sistema di illuminazione e un nuovo percorso di fruizione con l’inserimento di pannelli comunicativi.

Piramide di Al-Lahun

La piramide di Lahun è stata realizzata in mattoni crudi, ha una lunghezza di 106 metri e un’altezza di 48,6 metri. Dopo l’inaugurazione della piramide, il Dr. El-Enany ha accompagnato una delegazione nell’area di scavo per visionare gli oggetti che sono stati scoperti dalla missione archeologica egiziana guidata dal Dr. Waziri. Questi ha spiegato che gli oggetti sono stati scoperti all’interno di una delle tombe databili al Medio Regno e collocate nel lato sud della piramide.

La tomba era riempita di macerie e dopo averle rimosse, sono emersi frammenti di vasi ceramici, parti di sarcofagi di legno e resti di cartonage databili ad epoche differenti. L’interno della tomba che comprende tre camere sepolcrali e un atrio, ha restituito una serie di sarcofagi lignei per uomini, donne e bambini, alcuni di questi rozzamente scolpiti e altri abilmente lavorati  con i ritratti dei defunti. La missione ha anche rinvenuto una statua di legno, una collezione di amuleti in faience così come vasi di terracotta di differenti forme e dimensioni, resti di ossa umane e scatole di legno contenenti ushabti.

Foto: Ministero delle Antichità


mummia mummie mumia

Basta un poco di ‘mummia’ e la pillola va giù!

Negli ultimi giorni si è molto parlato della notizia del ritrovamento della mummia, avvenuto ad Assuan; prendiamo spunto da qui per una curiosità: lo sapevate che dal XII al XX secolo son stati venduti, in tutto il mondo, resti umani mummificati e polverizzati, usati come pigmento o, peggio, come medicina, sotto l’accattivante nome di “Mumia”? La richiesta di questo “discutibile” materiale era tanto alta che superava di gran lunga i rifornimenti e la povere era spesso fatta da animali mummificati o cadaveri non tanto ‘antichi’.

mummia mummie mumia
Contenitore di un'erboristeria del diciottesimo secolo con la scritta MUMIA. Foto di Bullenwächter, CC BY-SA 3.0

Nel XVI secolo il pigmento “Mummy Brown” (il Marrone ‘Mummia’) divenne alquanto popolare tra i pittori in tutta Europa, ma il suo uso in medicina risale a tempi ben piu remoti, con gli arabi che a loro volta ripresero una credenza dell’antica greca per la quale il bitume usato durante la mummificazione avesse un qualche potere curativo. Abd’ el Latif, nel XII sec, affermava, infatti, che il bitume che ricopriva le mummie poteva essere tranquillamente riutilizzato e non differiva poi tanto da quello trovato in natura. Allora, perche non polverizzare direttamente qualche corpo mummificato, piu facile da reperire, che avrebbe reso il processo più esotico e intrigante?

Asfalto naturale/bitume dal Mar Morto. Foto di Daniel Tzvi

Dal momento che la parola persiana per ‘bitume’ era proprio mum or mumiya, questi termini finirono per essere applicati direttamente a quei corpi cosi ben preservati e ricoperti di bitume. Ancora oggi infatti usiamo la parola “mummia” (in inglese “mummy”) e lo dobbiamo proprio a questo.

Venditore di mummie (1875), Foto di Félix Bonfils

La ‘polvere di mummia’ veniva entusiasticamente prescritta per alleviare la tosse, per le infezioni urinarie, per curare le ferite, per i dolori del parto, per l’artrosi (ovvio, no?), per la dissenteria, per il mal di testa e particolarmente per l’epilessia. Insomma una panacea per tutti i mali!

Se volete sapere di più sull’argomento vi suggerisco l’articolo di Philip McCouat, The life and death of Mummy Brown, pubblicato nel Journal of Art in Society.

mummia mummie mumia
Contenitore in legno da erboristeria con la scritta MUMIÆ, da Museo di Amburgo. Foto di Christoph Braun

Libano: sei sarcofagi fenici da Byblos

2 Settembre 2015
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Sei sarcofagi fenici sono stati scoperti a Jbeil (l'antica Byblos), nel distretto omonimo, nel Governatorato del Monte Libano.
Link: Lebanese Republic - Ministry of Information
Il Governatorato del Monte Libano, da Wikipedia, CC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Lebanon location map.svg (by NordNordWest)).