Apud Cannas

Apud Cannas

La mattina del 18 ottobre, la "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" vedrà anche la proiezione del film di Francesco Gabellone relativo ad una delle più importanti battaglie della seconda guerra punica. "Apud Cannas", interamente realizzato in 3D, è una delle chicche di questa edizione del festival. Da non perdere!

 

Apud Cannas

Apud CannasNazione: Italia

Regia: Francesco Gabellone

Consulenza scientifica: Marisa Corrente

Durata: 16’

Anno: 2017

Produzione: Technè s.a.s., Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Segretariato Regionale per la Puglia

Sinossi:

La battaglia di Canne è la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola. Il filmato, stereoscopico in 3D, coniuga lo studio diretto delle fonti con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, dei protagonisti e delle condizioni politiche e sociali di contesto.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Vieste ArcheoFilm, Vieste (FG) – luglio 2019

  • I Festival Internazionale del Cinema Archeologico, Modica (RG) – luglio 2019

  • Firenze Archeofilm Festival - 2019

Informazioni regista:

Laureatosi presso L’Università “G. D’Annunzio” di Pescara con l’indirizzo del piano di studi “Tutela e recupero del patrimonio storico e architettonico”, Francesco Gabellone è dal 2001 Tecnologo in ruolo (III livello) presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche – IBAM, con sede a Lecce. Dal 2004 è docente a contratto di “Restauro Digitale”, all’interno del corso di Conservazione e Restauro presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce. È fondatore e responsabile scientifico dell’Information Technologies Lab (IBAM ITLab) dell’IBAM-CNR di Lecce. Dal 2008 è Ricercatore in Ruolo (III Livello) presso il Consiglio Nazionale delle Ricerce – IBAM di Lecce.

Nel 2011 ha vinto il premio per il “Miglior Documentario Scientifico 2011” al Festival Rome Doscient 2011, con il filmato “Il Plancton” e ottenuto una menzione speciale per “efficace interpretazione del messaggio scientifico e potenzialità divulgativa”, grazie ai filmati “Il Plancton” e “I Delfini”, presso il Sea Heritage Best Communication Campaign Award del 2012. Attualmente svolge attività di ricerca finalizzata alla conoscenza, valorizzazione e fruizione dei Beni Culturali attraverso l’uso delle tecnologie informatiche, all’interno delle linee tematiche di Sviluppo di piattaforme online e offline per la fruizione a distanza dei Beni Culturali, Modellazione tridimensionale e implementazione dei nuovi algoritmi di calcolo per lo studio ricostruttivo di edifici antichi, Rilievo e rappresentazione del costruito attraverso metodi diretti ed indiretti, Authoring di DVD Video e DVD interattivi.

Informazioni casa di produzione: http://www.technesas.it/apud-cannas/

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Carthago. Il mito della città rivive in una mostra al Colosseo

Dimenticate gli stereotipi studiati a scuola e immaginate strade polverose, profumi orientali e lusso. Cartagine e il suo mito vanno oltre la storia romana e il Parco Archeologico del Colosseo ci propone un inedito racconto dell'eterna  nemica di Roma senza il filtro dei vincitori.

Le storie di Cartagine e Roma si intrecceranno in diversi momenti della storia, contrassegnati prima da reciproca indifferenza e poi da una lotta per il potere senza esclusioni di colpi che vedrà vittorie e sconfitte a nord e sud della penisola italica e del Mar Mediterraneo. Roma sarà l’unica vincitrice, Marco Porcio Catone al termine di ogni suo discorso in Senato e fino al 149 a.C. pronuncerà la famosa frase latina “Carthago delenda est” e l’unica testimonianza narrativa sarà sempre e solo quella della vincitrice.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Tanti degli stereotipi ricevuti dal passato sono stati accolti e variamente rielaborati senza rimuovere, anzi talvolta rafforzando, l’idea centrale di Cartagine come alterità. Ma la ricerca filologica ed archeologica, in questi anni ha saputo raccogliere la voce di Cartagine e renderla autonoma, così come si vuole raccontare proprio in questa mostra.

Il titolo scelto, Carthago (resa latina del nome punico della città), evidenzia la centralità di Cartagine ma, al tempo stesso, ne sottolinea l’importanza rivestita dalla dialettica con Roma. La stessa Roma, sede della mostra, è chiamata infatti a raccontare ora Cartagine in un modo diverso. La via di presentazione scelta è stata quella di fornire un grande affresco storico generale, prevedendo molteplici possibilità di fruizione.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Ampio sarà il racconto cronologico nel narrare, in parallelo, le vicende delle due grandi potenze del Mediterraneo, Cartagine e Roma, che cominciano ad entrare in contrasto quando ancora Roma era limitata nel suo ruolo di osservatrice delle alleanze e dei giochi di potere nel Mare Nostrum. La mostra andrà ben oltre le guerre puniche e Annibale e ha la volontà di raccontare al grande pubblico la fondazione dell’Oriente fenicio, la cultura degli abitanti, la ricchezza e la fortuna degli scambi commerciali nella fase che va dalle guerre puniche, III secolo a.C. e fino all’età augustea, sino a giungere al lungo e complesso processo di romanizzazione che portò Roma nella battaglia delle Egadi del 241 a.C. a distruggere e annientare la potente flotta cartaginese, l’unica potenza mediterranea che poteva giocarsela su più fronti contro Roma. E proprio dalle Egadi provengono numerosi reperti frutto di numerose campagne subacquee condotte dal compianto ex Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa che tanto lavoro aveva dedicato proprio a questa battaglia, ai suoi esiti e alle dinamiche di scontro tra le due flotte.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Il percorso narrativo, inoltre, andrà ben oltre la distruzione devastante della città punica e i curatori, nello spazio espositivo allestito nei pressi del Foro Romano e del tempio di Romolo, racconteranno la nuova Colonia Concordia Iulia Carthago che per tutta l’età imperiale si distinguerà per la sua superficie di oltre 200 ettari e che sarà sede di domus lussuose e grandi edifici da spettacolo noti in tutto il Mediterraneo.

Un’esposizione che, come racconta l’ideatrice nonché Direttore del Parco Archeologico del Colosseo – Alfonsina Russo – “restituisce la forza e la fortuna dell’incontro – scontro delle diverse culture insediate lungo le rive del nostro mare”.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Forza del percorso le diverse testimonianze che giungono dal museo del Bardo di Tunisi che vuole rilanciare la sua immagine dopo il doloroso attentato del 18 marzo 2015 durante il quale hanno perso la vita numerosi turisti. Una testimonianza quindi di grande rispetto per uno dei musei archeologici più belli e ricchi al mondo.

Sezioni della mostra: Fondazione e storia – Le origini orientali: La Fenicia e le sue città - I Fenici: navigatori, commercianti, artigiani - L’espansione fenicia nel Mediterraneo - La navigazione e il commercio - L’espansione cartaginese nel Mediterraneo – La città di Cartagine: l’urbanistica - Vita politica e amministrativa - Arti e artigianato - Cibo per gli dei, cibo per gli uomini: l’alimentazione - Culti e riti - Il Tofet - Il mondo funerario - Cartagine e Roma - Dal dominio cartaginese a quello romano: un complesso gioco di interscambio culturale - Cartagine all’indomani della fine della III Guerra Punica - La Colonia Concordia Iulia Carthago - Domus e autocelebrazione del dominus - La Cartagine cristiana - La riscoperta di Cartagine - Cartagine nell’immaginario moderno e contemporaneo.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano.

Carthago. Il mito immortale è la prima grande mostra dedicata alla storia e alla potenza di una delle città più affascinanti del Mediterraneo che si snoderà tra gli spazi del Colosseo e del Foro Romano, del tempio di Romolo e della Rampa Imperiale con oltre quattrocento reperti provenienti da prestigiosi musei internazionali e frutto di un lavoro di cooperazione internazionale.

CARTHAGO_© ph Claudia Pesacatori

L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, è allestita fino al 29 marzo 2020.


Carthago. La mostra sulla potente città arriva al Colosseo

Al via dal 27 settembre 2019 Carthago. Il mito immortale, la prima grande mostra interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del  mondo antico curata da Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi.

Carthago

L’esposizione, promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa, sarà allestita fino al 29 marzo 2020 nei monumentali spazi del Colosseo e del Foro Romano con oltre quattrocento reperti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali italiane e straniere, grazie a prestiti straordinari, frutto di un lavoro assiduo di cooperazione internazionale.

La mostra si colloca, con ampiezza cronologica e ricchezza documentaria anche con l’ausilio di inedite ricostruzioni e installazioni multimediali, oltre che nei suggestivi spazi del Colosseo, al Foro Romano nel tempio di Romolo e nella Rampa imperiale.

Alla mostra si accompagnano due pubblicazioni edite da Electa. Il volume di studi, dai numerosi contributi, fornisce un grande affresco storico generale, sorretto da rigorose e aggiornate basi scientifiche. Privilegia alcune chiavi di lettura che mirano a introdurre il lettore nella realtà antica e, al tempo stesso, a consentirgli una riflessione su fenomeni moderni in qualche modo comparabili. A questa pubblicazione si affianca un’agile guida, bilingue italiano e inglese, che accompagna il visitatore attraverso le varie sezioni della rassegna e nel percorso espositivo al Foro Romano


Completato il trasferimento dei reperti provenienti dalla necropoli di Himera

Lo scorso 2 maggio è stato completato il trasferimento alla Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo di oltre 20.000 reperti, rinvenuti presso la necropoli di Himera, colonia greca fondata nel VII secolo a. C. e situata lungo il tracciato del raddoppio ferroviario Fiumetorto-Cefalù Ogliastrillo (sulla linea Palermo-Messina), in esercizio dal dicembre 2017.

Il Tempio della Vittoria a Himera. Foto di Clemensfranz, CC BY 2.5

Himera fu edificata al centro di un ampio golfo, tra i promontori di Cefalù e Termini Imerese, in prossimità della foce del fiume Imera Settentrionale. Come documentato dagli impianti urbanistici risalenti alla prima metà del VI secolo a.C., la città ebbe un rapido sviluppo edilizio e demografico. Distrutta intorno alla fine del V secolo, in seguito ad uno degli innumerevoli scontri con i Cartaginesi, parte della sua popolazione si disperse nelle campagne, mentre altri presero parte, insieme agli stessi Cartaginesi, alla fondazione di Thermai Himeraiai (Termini Imerese). Tuttavia, i resti di abitazioni erette sugli strati di distruzione della città dimostrano che una piccola parte della popolazione continuò, probabilmente, a vivere nel sito della polis. In seguito, il sito fu abitato in Età Romana e Medievale.

Lo scavo, tra i più importanti in Europa, ha restituito oltre 9.000 sepolture con relativi corredi funerari, consentendo degli studi più approfonditi sulla popolazione della città, anche dal punto di vista antropologico.

La consegna alla Soprintendenza ha portato la maggior parte dei reperti all’ “Albergo delle Povere” di Palermo, mentre i restanti sono stati distribuiti fra i siti archeologici di Solunto e della stessa Himera.

Un importante investimento complessivo di circa 17 milioni di Euro, frutto della decennale collaborazione fra Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Ferrovie dello Stato) e Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo, e dell’impegno del compianto assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, ha consentito il finanziamento della campagna di scavo, avviata nel 2008 e conclusasi nel 2010, dei lavori di catalogazione e gli interventi di restauro.

necropoli Himera
Foto © Gruppo FS Italiane 2018

Eccezionale recupero di un altro rostro romano della Battaglia delle Egadi

Il mare delle Egadi continua a restituirci preziose testimonianze della battaglia che si combattè nel 241 a.C. tra Romani e Cartaginesi. Tra i 75 e i 95 metri di profondità, nei fondali a nord-ovest dell’isola di Levanzo, nel corso della campagna di ricerca subacquea effettuata dalla Soprintendenza del mare nel mese di settembre – ottobre, è stato recuperato il 18esimo rostro della battaglia delle Egadi.

Il luogo della battaglia era già stato individuato negli anni scorsi, ma quest’anno le ricerche si sono concentrate in un’area ritenuta più rilevante per numero di presenze archeologiche, ben tre rostri infatti sono stati individuati e il diciottesimo è stato da poco rilevato, documentato e recuperato.

“La ricerca nei fondali delle Egadi – dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Sebastiano Tusa – continua con grande successo, dimostrando ancora una volta la grande ricchezza dei fondali egadini e, in particolare, presso il luogo dove avvenne la Battaglia delle Egadi nel 241 a.C.. Malgrado ormai il corpus dei materiali rinvenuti sia estremamente ricco, come dimostra il numero di rostri ed elmi individuati e recuperati (19 rostri, 22 elmi del tipo montefortino e numerose anfore), l’originalità di quest’ultimo reperto è foriera di ulteriori sorprese che la ricerca futura sicuramente ci offrirà”.

Queste ultime scoperte si aggiungono alle tante effettuate nel passato in questo tratto di mare tra Levanzo e Marettimo e che hanno permesso di localizzare esattamente il sito in cui si combatté una delle più grandi battaglie navali dell’antichità per numero di partecipanti, circa 200 mila, tra i Romani, guidati da Lutazio Catulo, e i Cartaginesi, capeggiati da Annone, e che, oltre a chiudere a favore dei primi la lunga e lacerante Prima Guerra Punica, sancì la supremazia di Roma su Cartagine.

L’eccezionale novità di questa campagna di ricerche è costituita proprio dal rostro Egadi 18, chiaramente romano e che risulta essere il primo del suo genere, un unicum nel panorama di tale classe di rostri visto che presenta una decorazione in rilievo raffigurante una vittoria alata a tutto tondo.

“È un risultato molto importante - dichiara il soprintendente del mare Adriana Fresina - soprattutto sotto il profilo scientifico, poiché aggiunge altri reperti con caratteristiche assolutamente inedite rispetto a quelli già noti e recuperati e che certamente potranno fornire nuovi dati tipologici, tecnici, epigrafici e storici. Le indagini subacquee, sono state condotte quest’anno con nuove tecniche di ricerca in un esempio di giusto equilibrio fra ricerca strumentale e intervento diretto dell’uomo”.

Foto da Soprintendenza del Mare.

Crediti fotografici:
Craig Walker (GUE)
Claudio Provenzani (GUE)
Luca Palezza (GUE)
Salvo Emma (Assessorato BB CC e IS)


Si torna a scavare nell'agorà di Selinunte

Si torna a scavare a Selinunte. Da oggi riparte la campagna storica del DAI di Roma nell’agorà della città antica, sull’altopiano della Manuzza. L’Istituto Archeologico Germanico è ormai impegnato da oltre 20 anni nel sito e proprio l’ultima campagna cercherà di approfondire la trasformazione di Selinunte dopo il 409 a.C., cioè dopo la disfatta della città dopo lo scontro con i Cartaginesi.

Foto di Alessandra Randazzo

“Siamo molto felici della ripresa di queste ricerche – dichiara Enrico Caruso, direttore del Parco Archeologico di Selinunte -  perché si torna a lavorare in un particolare settore della Selinunte arcaica, abbandonata fuori dal circuito murario di età punica dopo la disfatta della città greca ad opera del possente esercito Cartaginese del 409 a.C. Questi scavi consentiranno di legare alcuni elementi significativi delle presenze in seno all'agorà, parzialmente indagate negli anni Settanta del secolo scorso, mediante dei saggi isolati che  portarono alla scoperta di una necropoli arcaica e di un santuario punico da parte della Prof.ssa Antonia Rallo delll'Università La Sapienza di Roma e di quelli, risalenti a non oltre un decennio fa, dell'Ing.-Arch. Dieter Mertens, il quale, nell'ambito della scoperta della vasta agorà e dell'isolato orientale che la delimitava, in un saggio pressoché centrale aveva scoperto la cosiddetta tomba dell'Ecista, cioè del fondatore della città.

Foto di Alessandra Randazzo

Tutti questi elementi isolati, finalmente, potranno essere messi in relazione tra di loro grazie agli scavi iniziati lo scorso anno sotto la direzione della Dott.ssa Sophie Helas, membro del DAI e nota per l'importante studio pubblicato sulle case puniche nell'Acropoli di Selinunte, che riprende anche quest'anno le sue ricerche iniziate nel 2017. Le premesse sono eccellenti, non vi è alcun dubbio sulla loro portata, ciò consentirà non solo di capire meglio l'organizzazione interna della grande piazza selinuntina prima della distruzione e dopo di essa, ma anche di capire quali erano le relazioni intrinseche tra le diverse parti esistenti, distinte temporalmente e topograficamente”.

Foto di Alessandra Randazzo

“ I nuovi scavi di quest’anno e quelli del 2017, sono indagini di una zona particolare dell’Agorà. La Dott.ssa Rallo aveva scoperto alcune tombe arcaiche di una prima fase dell’esistenza di Selinunte negli anni sessanta. Probabilmente potremmo essere in presenza di un sito di venerazione di personaggi che avevano un ruolo particolare  - ha affermato Ortwin Dally, Direttore dell’Istituto Archeologico Germanico - per l’identità della popolazione greca della città antica. Dopo  il 409 a.C. Selinunte fu conquistata dai Punici. La zona dell’Agorà fu trasformata. L’area investigata nel 2017, dal nostro Istituto Germanico, fu eventualmente trasformata in una nuova zona sacra. L’obiettivo è un tentativo di capire meglio la trasformazione della città di Selinunte dopo il 409 a.C."

È dal 1971 che l’Istituto Archeologico Germanico  è attivo a Selinunte, prima in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Trapani, poi con il Parco Archeologico di Selinunte.

Dopo gli scavi di questa estate guidati da Clemente Marconi in un accordo di collaborazione tra il Parco di Selinunte e l’Institute of Fine Arts della New York University, novità si attendono dal DAI.

La curiosità è tanta.

 

 


Il Boa delle sabbie segnalato in Sicilia. Era usato come arma?

31 Dicembre 2015 - 1 Gennaio 2016
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Il boa delle sabbie (Eryx jaculus) è un serpente della famiglia Boidae, presente oggi in molte isole del Mar Egeo, nell'Europa Orientale, nel Caucaso, nel Medio Oriente e in Nord Africa. Cresce fino a 30-60 cm di lunghezza e ha una natura elusiva e abitudini notturne (e probabilmente a causa di questo era finora sfuggito). Non è velenoso e rientra tra le specie protette: è l'unica specie di boa nel continente europeo.
Un nuovo studio, pubblicato sugli Acta Herpetologica, riferisce ora la presenza di una popolazione di questo animale nell'area di Licata (Provincia di Agrigento), nella parte meridionale della Sicilia. I primi avvistamenti risalgono agli anni trenta del secolo scorso e poi nuovamente nel 2006: seguirono studi più approfonditi.
Gli studiosi sospettano che la specie sia stata introdotta in antichità. La nuova ricerca riporta anche le opinioni di coloro che in passato ritennero l'animale introdotto in Sicilia per rituali di guerra o culti religiosi, con particolare riferimento ai Greci che abitarono a lungo l'area. In particolare, i Greci avrebbero utilizzato questi serpenti (come alternativa alle vipere) durante le battaglie navali, lanciandoli come proiettili sulle navi nemiche, al fine di creare paura e scompiglio. A favore dell'introduzione non recente dell'animale giocherebbero anche i nomi che il dialetto gli ha attribuito: Apita, Aspit surdu, Spitu.
David Meadows sul blog Rogueclassicism ha peraltro espresso scetticismo sulla possibilità che questi serpenti siano stati effettivamente utilizzati come armi, sia perché il riferimento bibliografico* parla delle sole vipere, sia perché tratta dell'introduzione (che rimane ipotetica) di queste sull'isola toscana di Montecristo da parte dei Greci di Sicilia. Sarebbero stati poi i Cartaginesi ad avere il costume di utilizzare giare piene di serpenti come proiettili, come riportato nel Capitolo X del De viris illustribus di Cornelio Nepote.
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Spagna: alla ricerca dell'insediamento romano di Oba

31 Dicembre 2015
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Sono cominciati gli scavi presso il Castillo di Jimena de la Frontera, in Andalusia. Qui gli archeologi hanno già iniziato a ritrovare i resti di uno dei più importanti insediamenti di epoca romana, che tra il primo secolo a. C. e il terzo d. C. era noto col nome di Oba.
Anche se il castello fu costruito nell'ottavo secolo d. C. dai Mori di Granada (del Califfato degli Omayyadi), secondo gli studiosi è tuttora possibile ritrovare i segni del passato più antico del luogo. Si sono scoperte le porte principali di epoca romana, le torri, le infrastrutture idrauliche, le mura e un tempio.
Il luogo era già abitato a partire dall'ottavo secolo a. C., però, con Fenici, Iberi, Cartaginesi. Jimena de la Frontera non è lontana da Gibilterra, ed è facile comprendere la posizione strategica ove sorge il Castillo.
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Link: BBC News
Il Castillo di Jimena de la Frontera, foto di George Washington Wilson (http://gibraltarphotos.blogspot.co.uk/2012/02/1870s-gibraltar-old-photographs-by.html1879-1890) da WikipediaPubblico Dominio, caricata da Victuallers.
 
La provincia di Cadice, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Galicia in Spain (plus Canarias).svg (by TUBS). This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Localización de la provincia de Álava.svg (by Ctrl-Z)).
 


La vita nell'antica città di Selinunte

10 Novembre 2015
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L'antica città greca di Selinunte, sulla costa sud-occidentale della Sicilia (e attualmente presso Castelvetrano), fu fondata nel 570 a. C. Ebbe vita breve: si schierò dalla parte di Siracusa nel conflitto contro Cartagine, e fu da questa saccheggiata e distrutta nel 409 a. C., con parte della popolazione massacrata o resa schiava. Gli sviluppi successivi e alterni condussero poi al suo abbandono e all'evacuazione durante la Prima Guerra Punica.
Le sue sfortunate vicende l'hanno resa però la città greca la cui metropoli è interamente conservata, grazie alla sabbia e alla terra che l'hanno ricoperta. E questo, nonostante terremoti e spoliazioni nei secoli.
Selinunte si sta quindi rivelando una capsula temporale che ci permette di gettare luce sulla vita dell'epoca: gli archeologi hanno ritrovato i resti dei pranzi lasciati a metà dagli abitanti terrorizzati e in fuga, e le ceramiche ancora non passate dalla fornace. Si producevano così svariati oggetti, dai contenitori ai contrappesi dei telai alle statuine. E proprio le ceramiche costituivano un'attività fondamentale dell'antica città, essendo una parte importante delle esportazioni: si sono ritrovate circa 80 strutture, tra fornaci e laboratori. Lo studio intrapreso delle ceramiche nel Mediterraneo permetterà di comprendere quali provenivano dal sito.
 
Nel frattempo, è partito dalla Regione Sicilia un programma di interventi e promozione del distretto turistico "Selinunte, il Belìce e Sciacca Terme".
Link: ANSA; Independent; Daily Mail; International Business Times.
Il Tempio di Era (anche Tempio E) a Selinunte, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Urban~commonswiki.
 
 
 


Concorso Internazionale Golden Brush Awards e Italian Festival Art

CONCORSO INTERNAZIONALE GOLDEN BRUSH AWARDS e ITALIAN FESTIVAL ART - UAE
Programma relativo all'intervento della delegazione siciliana a Dubai 19 novembre 2015

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Illustrazione video della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, attualmente impegnata con l'evento "Percorso espositivo itinerante del patrimonio culturale subacqueo siciliano", in collaborazione con l'Allard Pierson Museum dell'Università di Amsterdam (NL) e con prestigiosi partner internazionali (Ashmolean Museum di Oxford e il Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen) coordinati dal Soprintendente Prof. Sebastiano Tusa, dallo studioso Giovanni Taormina (referente del LUM dell'Università di Palermo) e dall'arch. Stefano Zangara, relatore della manifestazione, illustreranno a Dubai le fasi salienti del ritrovamento degli 11 Rostri di Levanzo protagonisti della fase conclusiva dell'epica "Battaglia delle Egadi" tra CARTAGINESI e ROMANI durante la Prima Guerra Punica del 10 marzo 241 a.C. e testimoni dell'intensità degli scambi culturali e dei traffici commerciali nel Mediterraneo aventi come protagonista la Sicilia.
Lo storico dell'arte Stefano Zuffi, attualmente impegnato in un ciclo di studi presso il Museo Diocesano di Milano sulla relazione fra Leonardo e la natura, sarà presente con una presentazione multimediale il cui tema avrà per argomento "Leonardo da Vinci e le opere Ingegneristiche Idrauliche" che sarà commentata da Giovanni Taormina.
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