Quando gli elefanti popolavano il Nord Europa

Quando gli elefanti popolavano il Nord Europa 

Il Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza ha partecipato al ritrovamento di uno scheletro quasi completo di elefante preistorico, insieme a strumenti d’osso, schegge di pietra e a numerose impronte nel terreno. I resti, rinvenuti nel sito archeologico di Schöningen in Germania, risalgono a 300.000 anni fa e forniscono un nuovo scenario per il nord Europa del tempo

Schöningen, in Germania, è senz’ombra di dubbio uno dei siti dell’età della pietra più importanti al mondo. In passato ha già fornito importanti informazioni sulla flora, la fauna e sulle specie umane e animali che popolavano la Terra 300.000 anni fa, durante il Pleistocene.

Oggi, una nuova importante scoperta in questo sito permette di ricostruire lo scenario, piuttosto inaspettato, del nord Europa del tempo: un team di ricercatori, guidato dall’italiano Jordi Serangeli e da Nicholas Conard, dell’Università di Tübingen e del Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza, ha ritrovato uno scheletro quasi intero di elefante insieme a resti di strumenti litici utilizzati probabilmente per cibarsene, e, a pochi metri di distanza, delle impronte di un piccolo gruppo di elefanti.

elefante Schöningen Nord Europa elefanti
Raffigurazione artistica di caccia all'elefante a Schöningen. Immagine ©CLARYS20

Lo studio, pubblicato sulla rivista tedesca Archäologie in Deutschland, conferma come quelle terre, nonostante il clima piuttosto simile a quello attuale, fossero abitate al tempo da molti animali selvatici che oggi considereremmo in gran parte esotici, quali cavalli, leoni, tigri dai denti a sciabola e persino grossi elefanti. Infatti, sebbene il sito si trovi nell’Europa centro-settentrionale, i ricercatori hanno escluso che si trattasse di un mammut, ma bensì di un Palaeoloxodon antiquus, un tipo di elefante con le zanne dritte, identificato anche in molti siti in Italia, confermando che la specie non fosse diffusa solo in ambienti caldi, ma anche molto più a nord.

L’elefante rinvenuto a Schöningen morì 300.000 anni fa, probabilmente per cause naturali, sulla sponda di un antico lago che occupava la zona durante il Pleistocene. Le analisi archeozoologiche hanno confermato che si tratta dello scheletro di un elefante anziano, forse di una femmina, alto più di 3 metri e pesante quasi sette tonnellate, con zanne lunghe oltre due metri. L’esemplare antico era più grande di un elefante africano dei nostri giorni.

Flavio Altamura e Jordi Serangeli in una foto di Karl-Heinz Dube

Il fatto che questi animali popolassero l’area, è stato confermato anche dalle decine di impronte fossili ritrovate a circa 100 metri dallo scheletro. “Un branco di elefanti giovani e adulti, deve essere passato di qui - spiega Flavio Altamura della Sapienza, responsabile dell’analisi e dell’interpretazione delle tracce - i pesanti animali camminavano lungo la riva dell’antico lago e le loro zampe sono affondate nel fango e nella torba, lasciando delle depressioni circolari con un diametro massimo di 60 cm. Grazie all’eccezionale stato di conservazione del materiale organico nel sito di Schöningen, abbiamo addirittura rinvenuto nelle impronte alcuni frammenti di legno schiacciati dal peso degli elefanti”.

Immagine 3D di Ivo Verheijen

Lo scheletro dell’elefante, trovato nell’antico lago, era conservato in maniera straordinaria, permettendo agli archeologi di identificare chiaramente entrambe le zanne, la mandibola completa, le vertebre, le costole, tre degli arti e addirittura tutte e cinque le ossa che sorreggono la lingua (le ossa ioidi).

elefante Schöningen Nord Europa elefanti
Elefante Foto di Jans Lehmann

I segni conservati nelle ossa dell’elefante hanno permesso di capire che vari animali carnivori si cibarono della carcassa e che anche l’Homo heidelbergensis, nostro antenato, ne approfittò: 30 schegge di selce e due ossa, di cui una sicuramente di cervo, sono state rinvenute intorno allo scheletro e alcune tra le ossa dell’elefante. I cacciatori del Paleolitico sono intervenuti sulla carcassa, usando le schegge per tagliare carne, grasso e tendini, e probabilmente hanno utilizzato altri strumenti ossei per riaffilare gli strumenti litici.

Il lavoratore specializzato Martin Kursch libera dal sedimento un piede di elefante. Foto di Jordi Serangeli

Lo studio è un importante tassello nella ricostruzione del paesaggio di questa area geografica durante la Preistoria, ma anche delle abitudini dei gruppi umani e animali che la abitavano.

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Elefant 2020. Immagine 3D di Ivo Verheijen

Riferimenti:

Jordi Serangeli, Ivo Verheijen, Bárbara Rodríguez Álvarez, Flavio Altamura, Jens Lehmann and Nicholas J. Conard. Elefanten in Schöningen - Archäologie in Deutschland 2020 / 3, pp. 8-13.

 

Video YouTube pubblicati dal Research Centre Schöningen, Testo e foto sull'elefante di Schöningen dal Settore Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma


Da Blombos in Sud Africa viene il più antico disegno astratto

Il più antico esemplare di disegno astratto, realizzato con l'ocra su roccia silicea, è stato ritrovato presso il sito preistorico di Blombos, una piccola grotta presso Capo Agulhas in Sud Africa. La roccia è stata datata a 73 mila anni fa, sulla base della sua provenienza da uno strato al quale erano associati strumenti litici del tipo Still Bay.

La grotta di Blombos. Credits: Magnus Haaland

I risultati, pubblicati su Nature, sono ritenuti importanti dal team di ricercatori dietro lo studio, in quanto il disegno realizzato sulla silcrete costituirebbe un primo indicatore cognitivo e di comportamento. Con la datazione suindicata, andrebbe a precedere di 30 mila anni il più antico disegno astratto finora noto.

Foto © D'Errico/Henshilwood/Nature

A lungo gli studiosi sono stati convinti del fatto che solo l'Homo sapiens fosse in grado di realizzare simboli, ma recenti scoperte - spiega il professor Christopher Henshilwood - suggeriscono invece che la produzione e l'uso di simboli emerse molto prima, in Africa, in Asia, in Europa. Ad esempio, un'incisione è stata ritrovata su una conchiglia di bivalve di 540 mila anni fa a Trinil, Giava, mentre oggetti decorativi sono stati ritrovati in Africa e datati a un periodo compreso tra i 70 mila e i 120 mila anni prima del tempo presente. Nella Penisola Iberica si è proposto che una raffigurazione di 64 mila anni fa sia stata realizzata dai Neanderthal.

Il disegno da Blombos consta di nove linee, alcune delle quali si incrociano; il ritrovamento è stato effettuato dall'archeologo dottor Luca Pollarolo, ricercatore onorario presso l'Università del Witwatersrand.

Una delle sfide metodologiche principali per gli autori dello studio è stata quella di dimostrare che i disegni furono tracciati intenzionalmente sulla silcrete. Si trattava di linee naturali, parte della roccia? Del problema si sono occupati i membri francesi del team, specializzati nell'analisi chimica dei pigmenti utilizzati: sono giunti alla conclusione che i segni furono tracciati con uno strumento appuntito in ocra, utilizzato su una superficie precedentemente levigata.

Lo strato dal quale proviene il reperto aveva già in passato reso molti altri oggetti rivelatori di pensiero simbolico, e altri frammenti in ocra con simili incisioni. Secondo il professor Henshilwood si dimostrerebbe quindi anche la capacità di questi primi Homo sapiens di produrre disegni con tecniche e materiali diversi.

Link: CNRS; University of Witwatersrand, Johannesburg; National Geographic.

Lo studio An abstract drawing from the 73,000-year-old levels at Blombos Cave, South Africa, di Christopher S. Henshilwood, Francesco d’Errico, Karen L. van Niekerk, Laure Dayet, Alain Queffelec & Luca Pollarolo, è stato pubblicato su Nature.


Sperimentazioni agricole in Turchia prima delle migrazioni in Europa

4 Agosto 2016

Strumenti da Tepecik-Çiftlik. Credit: Tepecik-Ciftlik Archive
Strumenti da Tepecik-Çiftlik. Credit: Tepecik-Ciftlik Archive

Prima di arrivare in Europa, gruppi di cacciatori raccoglitori praticarono le basi dell'agricoltura nell'odierna Turchia, durante l'Età della Pietra.

Un nuovo studio, pubblicato su Current Biology, ha rilevato che almeno due ondate dei primi coloni europei aveva lo stesso pool genetico dei contadini nella Turchia Centrale. Lo studio ha preso in esame le informazioni genetiche di Europei che vissero nel Neolitico (tra 10 mila e 4 mila anni fa) con quelle di nove individui da due antichi insediamenti in Anatolia. Quattro campioni provenivano dal sito di Boncuklu (10.300-9.500 anni fa), cinque da quello di Tepecik-Çiftlik (9.500-7.800 anni fa).

Quelli di Boncuklu possono definirsi proto-agricoltori: non avevano animali domestici e le attività di raccolta erano importanti. Ancora mille anni dopo, nei due insediamenti la caccia e le attività di raccolta erano rilevanti. Allo stile di vita neolitico si giunse perciò dopo molto tempo, sia da un punto di vista culturale che demografico. Lo studio conferma quanto si sapeva già sull'espansione dell'agricoltura in Europa, ma quello sul Vicino Oriente è ancora un capitolo da scrivere: la ricerca è pure la prima a considerare materiali genetici da questi insediamenti.

Donna e bambino dal villaggio di Boncuklu. Credit: Douglas Baird (Boncuklu Project)
Donna e bambino dal villaggio di Boncuklu. Credit: Douglas Baird (Boncuklu Project)

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Popolazioni geneticamente differenti adottarono l'agricoltura

14 Luglio 2016

Teschio di 10.000 anni fa dal sito Neolitico di Tepe Abdul Hossein. Credit: photo/©: Courtesy Fereidoun Biglari, National Museum of Iran

La transizione da cacciatori raccoglitori a uno stile agricolo e sedentario costituì un cambiamento epocale, al punto che si coniò pure il termine di rivoluzione neolitica. La sedentarietà e l'agricoltura apparvero attorno a diecimila anni fa nella regione tra Anatolia sud orientale, Siria, Iraq e Iran, tradizionalmente nota come Mezzaluna Fertile.

Secondo un nuovo studio, pubblicato su Science, questa transizione avvenne sì presso popolazioni confinanti, ma che erano pure geneticamente distinte. Fino ad oggi si riteneva invece che quei primi agricoltori fossero da un'unica popolazione omogenea. La ricerca ha sequenziato i genomi provenienti da quei primi agricoltori neolitici dei Monti Zagros, dimostrando che non sono gli antenati né dei primi agricoltori europei, né dei moderni europei. È stata una sorpresa per gli studiosi, visto che recentemente avevano dimostrato che i primi agricoltori in Europa provenivano dall'Anatolia nord occidentale. Ora pare invece che la catena migratoria si sia interrotta nell'Anatolia orientale.

La Mezzaluna Fertile, su cartina politica. Credit: Ill./©: Joachim Burger, JGU

Nello studio precedente si era rilevato come i coloni neolitici del nord della Grecia e dalla regione del Mar di Marmara, nella Turchia occidentale, arrivarono in Europa Centrale attraverso i Balcani e attraverso un percorso nel Mediterraneo, che passava per la Penisola Iberica. Il nuovo studio dimostrerebbe che si tratta di un gruppo geneticamente distinto da quello dei primi agricoltori dell'Iran. I due gruppi sarebbero solo lontanamente correlati.

Per il prof. Joachim Burger, è  interessante però notare come popolazioni geneticamente diverse, dall'apparenza diversa, che parlavano diverse lingue, adottarono lo stile di vita agricolo simultaneamente in diverse parti dell'Anatolia e del Vicino Oriente. L'origine dell'agricoltura sarebbe perciò molto più complessa di quanto ritenuto, da un punto di vista genetico. Per lui, piuttosto che parlare di un singolo centro neolitico, bisognerebbe adottare l'idea di una Zona Nucleare Neolitica Federale (in Inglese, Federal Neolithic Core Zone).

La Mezzaluna Fertile, su cartina politica. Credit: Ill./©: Joachim Burger, JGU

I Monti Zagros costituiscono una catena montuosa che interessa Turchia, Iraq e Iran, e qui si sono ritrovate alcune delle prime tracce di agricoltura. Secondo il nuovo studio, quei primi contadini neolitici dell'area si sarebbero separati da quelli dell'Anatolia circa 46-77 mila anni fa, e mostrerebbero analogie con gli odierni pakistani, afghani, ma in particolare con gli odierni Zoroastriani dell'Iran. In conclusione, diverse popolazioni di cacciatori raccoglitori - geneticamente differenziate - adottarono l'agricoltura nell'Asia sud occidentale, e i Monti Zagros sarebbero stati la culla dell'espansione verso est.

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Nessun collegamento tra cambiamento climatico e innovazioni nei primi umani

6 Luglio 2016

Credit: Christopher Henshilwood
Credit: Christopher Henshilwood

Potrebbe non esserci stata interazione tra cambiamento climatico e prime innovazioni umane: queste le conclusioni di un nuovo studio, pubblicato su PLOS One, che ha raccolto i dati sull'ambiente da siti archeologici in Sud Africa.

Quello che gli anglofoni chiamano Middle Stone Age (tra 280 mila e 50-25 mila anni fa) fu un periodo di cambiamenti drammatici per i primi umani nell'Africa meridionale, e si è ritenuto che il cambiamento climatico sia stato il principale propulsore per l'apparizione di invenzioni come strumenti in osso, produzione di ocra e ornamenti personali. Altri hanno invece postulato che proprio una stabilità climatica possa aver permesso tali innovazioni.

Gli autori dello studio hanno analizzato resti animali da due siti, la grotta di Blombos e il rifugio di Klipdrift (per un periodo tra 98 e 73 mila anni fa e 72 e 59 mila anni fa rispettivamente). I risultati hanno confermato che non ci sarebbe coincidenza tra cambiamenti climatici e ambientali e innovazioni presso i due siti.

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Utilizzo del veleno nelle punte di freccia della Grotta di Kuumvi?

17 Giugno 2016
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Ricercatori hanno studiato i manufatti nella Grotta di Kuumvi, a Zanzibar, giungendo alla conclusione che strumenti ossei erano usati per la caccia, includendo punte di freccia avvelenate.

Queste le conclusioni dello studio pubblicato su Azania: Archaeological Research in Africa, che suggerisce che la tecnologia riguardante l'utilizzo dell'osso fosse un elemento centrale per gli abitanti della Grotta di Kuumvi, 13 mila anni fa. Altri studi hanno dimostrato che questa tecnologia è in uso da 60 mila anni fa: la maggior parte delle prove in merito provengono però dall'Africa meridionale, ma i ritrovamenti presso la Grotta di Kuumvi dimostrano che fu adottata anche in Africa Orientale.

I ricercatori hanno preso in esame sette manufatti ossei, cinque punte di proiettile in osso, un punteruolo osseo e un tubo osseo dentellato. Gli studiosi sono giunti alla conclusione che si trattasse di punte di freccia avvelenate per la loro forma sottile e corta, e per il ritrovamento di carbonella dalla pianta Mkunazi, il cui frutto contiene veleno.

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Formazioni naturali e non arte rupestre nella grotta di Mäanderhöhle

27 Aprile - 12 Maggio 2016
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La grotta di Mäanderhöhle, vicino Bamberg, era considerata straordinaria da un punto di vista archeologico, per la presenza di arte rupestre dell'Età della Pietra.
Julia Blumenröther ha ora dimostrato che i suddetti segni non sarebbero stati prodotti dall'uomo, ma sarebbero il risultato di processi naturali.
Link: EurekAlert! via University of Erlangen-Nuremberg.
Il Distretto dell'Alta Franconia, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (TUBS - Own work, based on: Locator map of Regierungsbezirk Oberfranken in Bavaria, Germany).


Uno sguardo all'interazione tra gruppi nell'area della Grotta di Blombos

2 Febbraio 2016

La Grotta di Blombos. Credit: University of Bergen.
La Grotta di Blombos. Credit: University of Bergen.

Nel 2015 sono stati prodotti ben quattro studi riguardanti la Grotta di Blombos in Sud Africa. Questo sito, a 300 km da Città del Capo, sta difatti contribuendo alla nostra conoscenza dei primi umani, a partire dalla scoperta negli anni novanta. I resti ritrovati datano all'Età della Pietra, con depositi tra 100 e 70 mila anni fa, e poi ad epoca successiva, tra 2 mila e trecento anni fa.
Ora si punta a conoscere meglio l'area nella quale è situata la Grotta di Blombos, e a comprendere come i gruppi umani si muovessero e interagissero. Si sta perciò guardando alle tecnologie e ai ritrovamenti di punte di lancia in pietra e gusci d'uovo di struzzo, per verificare sovrapposizioni e contatti tra umani dell'epoca.
Gli studiosi rilevano che al variare della demografia c'è più interazione tra le persone. Per esempio, pattern simili vengono ritrovati sui gusci di uova di struzzo da diversi siti: probabilmente condividevano una stessa cultura simbolica. Gli studiosi sottolineano dunque come il contatto tra gruppi abbia costituito per i nostri antenati Homo Sapiens un elemento vitale per lo sviluppo di nuove tecnologie ed elementi culturali.
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Un massacro preistorico estende la storia dei conflitti

20 Gennaio 2016

Prove di un massacro preistorico estendono la storia della guerra

Lo scheletro di quest'uomo fu ritrovato mentre giaceva prono tra i sedimenti della laguna. Il teschio presenta lesioni multiple sulla fronte e sul lato sinistro, coerentemente con ferite da uno strumento contundente, come una clava. Credit: Marta Mirazon Lahr
Lo scheletro di quest'uomo fu ritrovato mentre giaceva prono tra i sedimenti della laguna. Il teschio presenta lesioni multiple sulla fronte e sul lato sinistro, coerentemente con ferite da uno strumento contundente, come una clava. Credit: Marta Mirazon Lahr

Resti scheletrici di un gruppo di foraggieri massacrati attorno a 10.000 anni fa sulle rive di una laguna sono la prova unica di un violento scontro tra gruppi di antichi cacciatori raccoglitori in conflitto, e suggerisce la “presenza della guerra” nelle tarde società foraggiere dell'Età della Pietra.

Le ossa fossilizzate di un gruppo di cacciatori raccoglitori preistorici, che furono massacrati attorno a 10.000 anni fa, sono state dissotterrate a 30 km ad ovest del Lago Turkana, in Kenya, in un luogo chiamato Nataruk.
Ricercatori dal Leverhulme Centre for Human Evolutionary Studies (LCHES) dell'Università di Cambridge hanno scoperto i resti parziali di 27 individui, comprendenti almeno otto donne e sei bambini.

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Contestato il commercio di grano di ottomila anni fa tra Inglesi ed Europei

3 Novembre 2015
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Grazie a un nuovo test del DNA, una ricerca dal Max Planck Institute contesta il commercio di grano (da Bouldnor Cliff), ottomila anni fa circa, tra i cacciatori raccoglitori Inglesi coi contadini europei.
Si tratterebbe, molto probabilmente, di grano dei nostri tempi.
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