Oggi, al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, sono state presentate alla stampa le 3 mostre:

URBS PICTA la Street Art a Roma. Fotografie di Mimmo Frassineti

26/08/2013 Roma. Quartiere Ostiense. Graffiti in via dei Magazzini Generali
26/08/2013 Roma. Quartiere Ostiense. Graffiti in via dei Magazzini Generali

29 Ottobre 2015 – 17 Gennaio 2016

Reportage fotografico di Mimmo Frassineti sulla street art a Roma. Pareti anonime di palazzi, di muri di cinta, di viadotti, di interi lotti di case popolari, trasformate in arte accessibile dalla strada.

Cultura Domestica

cultura_domestica_large

Un progetto di Las Mitocondria

29 Ottobre – 29 Novembre 2015

Maria Ángeles Vila e Alicia Herrero attraverso il racconto della loro quotidianità, indagano, con sottile ironia, l’essere donna e le complicazioni legate al dover conciliare lavoro e vita privata

Speculum: la materia e il suo doppio

speculum_la_materia_e_il_suo_doppio_large

29 Ottobre – 6 Dicembre 2015

La personale di Marco Angelini dal titolo “Speculum: la materia e il suo doppio” in esposizione nelle salette del primo piano, è curata da Raffaella Salato

————————————————————————————-

URBS PICTA

la Street Art a Roma

fotografie di Mimmo Frassineti

A cura di Alberta Campitelli con Carla Scagliosi

Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese

29 ottobre 2015 – 17 gennaio 2016

Si inaugura mercoledì 28 ottobre, al Museo Carlo Bilotti, la mostra Urbs Pictala Street Art a Roma, di Mimmo Frassineti, promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzata dall’agenzia AGF e supportata da Acea.

Palazzi, viadotti, muri di cinta, interi lotti di case popolari, pareti anonime trasformate in arte accessibile dalla strada, capace di raggiungere le persone superando la barriera per la quale la metà degli italiani non frequenta mostre né musei.

Un’arte pubblica, parzialmente acquisita alla legalità, promossa da gallerie e associazioni culturali e supportata dall’Amministrazione Comunale. Operano poi negli spazi cittadini artisti e associazioni che si appropriano dei muri senza chiedere il permesso e non intendono dialogare con le istituzioni. Arte pubblica anch’essa, ma illegale per ideologia e storia. Nella mostra i due orientamenti, legale e illegale, si confrontano. È illustrato il percorso di un linguaggio artistico, per sua natura trasgressivo, verso l’istituzionalizzazione o, all’opposto, la scelta di continuare a operare in una dimensione alternativa. Uno scenario complesso in una città diventata uno dei poli della Street Art. Solo qualche anno fa ad essere menzionato era quasi esclusivamente l’Ostiense – tuttora cuore dell’arte urbana. Ma oggi molti altri quartieri ne seguono l’esempio: San Lorenzo, Prenestino, Garbatella, Marconi Tiburtino, Trastevere, Nomentano, Vigne Nuove, Monte Mario, Manzoni, Quarticciolo, Tor Sapienza, Casilino, Quadraro, San Giovanni, San Basilio, Talenti, Torpignattara, Borghesiana, Casalbertone, Pigneto, Testaccio, Vigna Clara, Trionfale. Murali colorano le stazioni della Metro e i piloni della Sopraelevata.

La Street Art, grazie anche alla sua consueta monumentalità, cambia la percezione dello spazio urbano, di quella città, soprattutto, che è fuori dalle Mura Aureliane, o addirittura dal Grande Raccordo Anulare, dove non ci si aspetta d’imbattersi in opere d’arte e la loro presenza, per di più così prepotente, innesca una sorpresa, un corto circuito mentale, un capovolgimento di orizzonte. Il pubblico non è selezionato, per cultura o per classe sociale, come nei musei: è quello degli abitanti del quartiere, dei passanti, degli automobilisti, della gente che osserva i dipinti dal finestrino dell’autobus, o, talvolta, che si muove apposta per andarli ad ammirare.

Alla molteplicità dei luoghi corrisponde quella degli stili, dei contenuti, dei messaggi – sempre legati alle convinzioni dell’artista e alla sua esigenza di libertà espressiva – che spaziano dalla elaborazione fantastica al pacifismo, all’ambientalismo, alla protesta e alle lotte sociali. Il percorso fotografico tocca luoghi non sempre accessibili, come alcuni centri sociali, inoltre documenta lavori, anche recenti, che non esistono più. Accade che sullo stesso muro si succedano più interventi, ciascuno dei quali cancella il precedente. Ristrutturazioni, demolizioni, intemperie sono altri fattori di rischio. Si affaccia ormai la convinzione che l’arte urbana debba essere tutelata e conservata, ma resta un elemento d’incertezza, di gioco con l’effimero, connaturato a questa forma espressiva.

La mostra è curata da Alberta Campitelli con Carla Scagliosi. Il progetto di allestimento è di Enrica Scalfari. Nel corso della mostra sono previsti incontri con alcuni artisti della Street Art.

INFO PUBBLICO

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese

Viale Fiorello La Guardia, 00197 Roma

Ingresso gratuito

Orari: martedì – venerdì 10 – 16; sabato e domenica 10-19; lunedì chiuso

INFO

tel. +39 060608

www.museocarlobilotti.it

————————————————————————————-

Cultura Domestica

un progetto di Las Mitocondria

a cura di Antonia Arconti

e in collaborazione con Beatrice Bertini,

Adriana Rispoli, Alessandra Sannella, Daniela Trincia, Paola Ugolini e Sabrina Vedovotto

MUSEO CARLO BILOTTI – ARANCIERA DI VILLA BORGHESE

Inaugurazione: 28 ottobre 2015 alle 18.00, con performance alle ore 19.00

Apertura al pubblico: 29 ottobre – 29 novembre 2015

Il Museo Carlo Bilotti presenta Cultura Domestica, un progetto di Las Mitocondria (Maria Ángeles Vila e Alicia Herrero) in cui le due artiste, attraverso il racconto della loro quotidianità, indagano, con sottile ironia, l’essere donna e le complicazioni legate al dover conciliare lavoro e vita privata. L’iniziativa, con il contributo dell’ Ambasciata di Spagna a Roma, è promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Il percorso, aperto e circolare, si sviluppa nella project room e nella sala de Chirico attraverso quattro lavori che s’intersecano e si completano a vicenda: un video, una serie d’incisioni a parete, una performance e un libro d’artista.

Nella project room viene presentata un’installazione realizzata da Maria Ángeles Vila e composta da una serie di incisioni, applicate su ovali, che rappresentano alcuni dettagli del video. Questo lavoro, omaggio contemporaneo all’uso decorativo dei ritratti degli anni Trenta, accoglie e introduce il visitatore al tema della mostra.

Il video Cultura Domestica (2013) accompagna l’installazione. In una casa della Valencia anni ’30, Las Mitocondria mette in scena piccoli momenti di vita quotidiana, il doversi occupare dei grandi e dei piccoli e le difficoltà di conciliare lavoro e vita domestica. Nel finale le protagoniste del video esplodono in una gioiosa danza sfrenata, in una liberazione di energia positiva che rappresenta la soluzione delle loro preoccupazioni e impegni quotidiani.

Conclusione di questa parte è un libro d’artista in cui sono presenti i testi di alcune curatrici e storiche dell’arte che raccontano la ricerca di Las Mitocondria, partendo comunque dalla propria esperienza personale di donne divise tra lavoro e vita privata.

La sala de Chirico è invece il palcoscenico di una performance prodotta da Alicia Herrero con Maria Ángeles Vila che andrà in scena in occasione dell’opening della mostra. Le artiste, su un pavimento realizzato ad hoc, svolgono un’azione che si ricollega al video e ne richiama la sensazione di oppressione e successiva liberazione. Dopo la performance, gli elementi utilizzati rimangono esposti e aprono al contempo un dialogo con le opere di De Chirico presenti in sala.

LAS MITOCONDRIA
Las Mitocondria è un gruppo formato da due artiste spagnole che sviluppano la propria ricerca attraverso discipline diverse: le arti visive e la danza. Alicia si forma come ballerina e coreografa a Londra mentre María Ángeles finisce gli studi di Belle Arti e realizza le prime mostre in Italia. Dal 2008 collaborano in spettacoli di danza, performance, mostre ed eventi. Nel 2009 realizzano il progetto
Midriasis/Cajas Habitadas basato su uno studio della memoria e delle emozioni. Las cajas habitadas sono dei grandi contenitori di emozioni con un’ estetica esterna di trasporto industriale. Il progetto unisce la performance di Herrero e il lavoro di collage e incisione di Maria Angeles Vila; ha inoltre sviluppato un aspetto didattico, prevedendo corsi formativi per professionisti della danza, del teatro o delle arti plastiche.

INFO PUBBLICO

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, viale Fiorello La Guardia, 00197 Roma (Villa Borghese)

Ingresso gratuito

Orari: 10 – 16; sabato e domenica 10-19; lunedì chiuso

INFO: +39 060608

www.museocarlobilotti.it

Join us on Facebook MuseoCarloBilotti

And Twitter MuseiInComune

La mostra è stata realizzata grazie al contributo dell’Ambasciata di Spagna – Ministerio de Asuntos Esterno y de Cooperation e con il patrocinio dell’Istituto Cervantes.
Sponsor tecnici: Klinamen, Acquaforte Stamperia Roma, Natura e Architettura Ortolani, Curina ADV, Scuola del Festival del Verde e del paesaggio, Semi d’Arte

————————————————————————————-

SPECULUM: LA MATERIA E IL SUO DOPPIO

Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese

29 ottobre – 6 dicembre 2015

La “materia allo specchio” di Marco Angelini, l’artista-sociologo romano attivo tra Varsavia, Londra e New York, approda al Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese

Mercoledì 28 ottobre prossimo, alle ore 18.00, presso le sale del 1°piano del Museo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese a Roma, si inaugura la personale di Marco Angelini dal titolo “Speculum: la materia e il suo doppio”, promossa dall’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Raffaella Salato: un compendio di 20 opere, realizzate in un ristretto arco temporale, che dialogano idealmente tra loro a coppie,tracciando al contempo una sintesi del percorso già battuto e l’avvio di un nuovo ciclo di sperimentazione espressiva (3, infatti, sono gli inediti – senza titolo – realizzati nell’anno in corso).

L’esposizione segue il fil rouge del tema del “doppio” secondo criteri che variano ogni volta, nascondendosi o svelandosi ora nei materiali utilizzati (veri protagonisti dell’opera di Angelini, spesso di riciclo come per l’artista americana Louise Nevelson), ora nella forma espressiva, ora nei colori, ora persino nella cornice. Così, accanto ai dipinti accomunati dal tema del dripping (“sgocciolamento”)di Pollock, o a quelli simili soltanto per armonia cromatica, o ancora aventi soggetto eguale ma collocato diversamente nello spazio, troviamo quadri che nascono accoppiati in quanto interpretazioni di uno specifico tema ed altri che lo diventano per ragioni che sfuggono all’intelletto ma risiedono nell’esperienza sensoriale. Il tutto, ispirato al principio della specularità, che richiama senza replicare pedissequamente (lo specchio, infatti, ci restituisce la nostra immagine “al contrario”) ed innesca la dialettica senza dare nulla per assunto.

Marco Angelini nasce a Roma nel 1971, e fin dal principio innesta la propria creatività artistica nell’interpretazione sociologica della realtà, che costituisce il suo retroterra culturale e formativo di riferimento. Egli, infatti, è fermamente convinto che l’arte debba svolgere un decisivo ruolo sociale: quello di ridonare visibilità alle cose, generare attenzione e creare così inedite possibilità di comunicazione e nuovi interrogativi.

Tra le opere in mostra, sono da ricordare: due dipinti della corposa serie intitolata “Anatomical Hearts” (esposta a Varsavia nel giugno 2013), un terzo della quale fa parte della prestigiosa Collezione Permanente della Fondazione Roma; “Illuminarium”, in mostra alla Biennale di Venezia del 2011 e all’Istituto Italiano di Cultura a Varsavia nello stesso anno; la coppia “Intimità” e “Distacco”, esposti sempre a Varsavia nel 2009; “Items of Background” ed “Emotional Diversion” della mostra londinese “Restful Turmoil” del 2009.

www.marcoangelini.it

Testi e immagini da Ufficio Stampa Zètema – Progetto Cultura