Adattamento all'ambiente e mescolamento di antichi umani, Neanderthal e Denisovan

7 Gennaio 2016

Frequenza del DNA TLR analogo a quello dei Neanderthal, sulla base di un set di 1000 genomi. Dannemann et al./American Journal of Human Genetics 2016
Frequenza del DNA TLR analogo a quello dei Neanderthal, sulla base di un set di 1000 genomi. Dannemann et al./American Journal of Human Genetics 2016

Quando, in epoca preistorica, umani e Neanderthal si mescolarono in Europa, si determinarono modificazioni genetiche che hanno aumentato la nostra capacità di allontanare le infezioni, ma al contempo la nostra predisposizione alle allergie si sarebbe pure incrementata.
Due nuovi studi pubblicati sull'American Journal of Human Genetics hanno rilevato come il mescolamento degli antichi umani con i Neanderthal e i Denisovan abbia influenzato l'attuale diversità genetica. Si sottolinea pure quanto il movimento dei geni tra le specie sia stato importante per l'immunità innata nell'uomo.
Studi precedenti avevano sottolineato come percentuali fino al 6% del genoma umano in Eurasia derivassero da quello di quegli antichi ominidi come Neanderthal e Denisovan. Uno dei due nuovi studi ha esaminato il ruolo di questa parte del genoma in relazione al sistema immunitario, scoprendo pure che per certi geni relativi alle immunità innate pochi cambiamenti sarebbero intervenuti per lunghi periodi di tempo. Per altri, invece, a causa delle epidemie la selezione sarebbe stata più rilevante, emergendo alcune varianti. La maggior parte degli adattamenti si colloca tra i sei e i tredicimila anni fa.
In conclusione, l'importanza del mescolamento degli antichi umani con Neanderthal e Denisovan ha contribuito al nostro adattamento all'ambiente, sia riguardo la reazione agli agenti patogeni che nel metabolizzare i cibi.
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Lancio del più grande studio interdisciplinare sulle mummie egiziane

1 Gennaio 2016

Lancio del più grande studio sulle mummie egiziane

Marzena Ożarek-Szilke (L), Kamila Braulińska (2L) e Wojciech Ejsmond (R) durante una conferenza stampa riguardante il  Warsaw Mummy Project, a Otwock. Col progetto, i ricercatori studieranno più di 40 mummie antiche di umani e animali. Lo studio fornirà la possibilità di trovare tracce di malattie avvenute in antichità. Foto: PAP/Jacek Turczyk 15.12.2015
Marzena Ożarek-Szilke (L), Kamila Braulińska (2L) e Wojciech Ejsmond (R) durante una conferenza stampa riguardante il Warsaw Mummy Project, a Otwock. Col progetto, i ricercatori studieranno più di 40 mummie antiche di umani e animali. Lo studio fornirà la possibilità di trovare tracce di malattie avvenute in antichità. Foto: PAP/Jacek Turczyk 15.12.2015
Ricercatori studieranno più di 40 mummie umane e animali, come parte del Warsaw Mummy Project, che è stato inaugurato a Otwock. Lo studio darà la possibilità di trovare tracce di malattie avvenute in antichità.
Gli autori del progetto sono archeologi e bioarcheologi polacchi, dottorandi all'Università di Varsavia: Wojciech Ejsmond, Kamils Braulińska e Marzena Ożarek-Szilke. Il progetto è portato avanti in stretta cooperazione con il Museo Nazionale a Varsavia, che ha in cura le mummie.
Il Warsaw Mummy Project è la più grande iniziativa accademica interdisciplinare dedicata allo studio delle mummie antiche.
Gli scienziati controlleranno innanzitutto se le mummie sono autentiche, e cosa contengono. "Specialmente nel caso degli animali mummificati sappiamo che gli insiemi spesso contengono solo parti degli animali - tali mummie erano prodotte in massa e vendute ai pellegrini come offerte votive agli dei nei templi" - ha spiegato a PAP Marzena Ożarek-Szilke.
Lo studio risponderà anche a domande riguardanti le specie, il sesso e l'età delle mummie, ma soprattutto darà una possibilità di trovare tracce di malattie avvenute in antichità, comprese malattie delle ossa, disordini alimentari, malattie infettive, vascolari, parassitarie, e in particolar modo il cancro.
Da sinistra: Marzena Ożarek-Szilke, Kamil Braulińska, Dorota Ignatowicz-Woźniakowska, Monika Dolińska e Andrzej Radkowski, durante la conferenza stampa riguardante il Warsaw Mummy Project, a Otwock. Foto: PAP/Jacek Turczyk 15.12.2015
Da sinistra: Marzena Ożarek-Szilke, Kamil Braulińska, Dorota Ignatowicz-Woźniakowska, Monika Dolińska e Andrzej Radkowski, durante la conferenza stampa riguardante il Warsaw Mummy Project, a Otwock. Foto: PAP/Jacek Turczyk 15.12.2015

La prima fase è cominciata martedì 15 Dicembre 2015, nel Centro Internazionale sul Cancro Affidea a Otwock, sotto la supervisione di oncologi e radiologi. Test che hanno utilizzato la tomografia computerizzata (CT) e camere digitali all'avanguardia per gli esami a raggi X sono proseguiti fino a mercoledì.
Dopodiché, le mummie torneranno nei magazzini del Museo Nazionale, dove ulteriori test continueranno fino al 2018, e poi saranno esibite nella mostra attualmente in fase di riorganizzazione presso la Galleria di Arte Antica.
"Finora solo pochi progetti di ricerca interdisciplinare sulle mummie sono stati effettuati, nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Canada, e nel 2001 i ricercatori hanno portato avanti una serie di test sulla mummia egiziana a Cracovia - ha ricordato Ożarek-Szilke. - Il nostro progetto implicherà l'andare oltre i metodi noti e utilizzati da altri team, vogliamo anche sviluppare nuove tecniche e analisi mediche, finora non utilizzate per i test sulle mummie".
Ha sottolineato che la scienza moderna permette di studiare gli antichi Egiziani non solo per soddisfare la curiosità e spiegare i misteri del passato, ma pure per i benefici tangibili che vengono dalla ricerca sulle malattie che ci affliggono oggi.
La seconda fase del Warsaw Mummy Project consisterà nel raccogliere campioni dalle mummie - ad ogni modo, come investigatori riservati - senza danneggiare le opere, utilizzando la laparoscopia. Questo permetterà di condurre accurate analisi di laboratorio, compresi gli studi genetici utilizzando i test del DNA.
"Siamo onorati di aver contribuito a questo affascinante progetto. Acquisire la conoscenza sui tipi di tumore ritrovati in tempi antichi, sugli organi che attaccarono e gli stadi di sviluppo delle malattie può significativamente contribuire al miglioramento dei presenti metodi per prevenire e combattere il cancro" - ha affermato Andrzej Radkowski, direttore medico di Affidea Polonia, il partner medico esclusivo per la prima fase della ricerca del Warsaw Mummy Project.
Il progetto polacco coinvolge anche i Carabinieri Italiani. "Il loro contributo sarà particolarmente prezioso. Gli Italiani hanno ampia esperienza nella dattiloscopia e traseologia dei resti mummificati" - Ożarek-Szilke ha riferito a PAP. Ha aggiunto che grazie all'analisi delle impronte l'occupazione del defunto potrà essere determinata, se svolgesse attività fisiche, se era mancino o destro. Sarà anche possibile determinare l'origine dei morti - se erano Nubiani, Egizi, e forse Ittiti.
Le mummie egizie sono state oggetto di numerosi test tomografici sin dagli anni settanta. Finora, i reperti da circa cento mostre di questo tipo sono state esaminate. È una parte molto piccola di tutte le mummie che si trovano nei musei mondiali. "Ma non sono mai stati testati così meticolosamente, in una maniera così completa e all'interno di un progetto così complesso e interdisciplinare, come quello che il nostro team sta per intraprendere" - crede Ożarek-Szilke.
Dorota Ignatowicz-Woźniakowska, Capo Conservatore al Museo Nazionale a Varsavia, ha affermato che il laboratorio del museo riorganizzato intende essere attivamente coinvolto nella seconda fase dello studio. Il potenziale del museo sarà rafforzato dalla cooperazione con una delle più avanzate istituzioni di ricerca  - il Centro di Ricerca interdisciplinare Biologico e Chimico dell'Università di Varsavia. "Siamo anche aperti a iniziative scientifiche non convenzionali e le supportiamo. E il Warsaw Mummy Project è un'iniziativa di questo tipo"- ha aggiunto Ignatowicz-Woźniakowska.
Il progetto degli scienziati può essere seguito dal sito: http://warsawmummyproject.com/. "Questo promuoverà pure la Polonia e presenterà i risultati in numerose pubblicazioni scientifiche e conferenze all'estero" - hanno annunciato Braulińska e Wojciech Ejsmond.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


La storia dei virus è anche nelle ossa umane

27 Novembre - 1 Dicembre 2015
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Il DNA nei resti scheletrici rappresenta un'importante fonte di informazioni, e pure di virus infettivi. Poco è noto, tuttavia, circa la persistenza dei virus nelle ossa.
Un nuovo studio ha esaminato le ossa di settant'anni fa, di morti sui campi di battaglia della Karelia (in Finlandia) nella Seconda Guerra Mondiale. I resti presentavano ancora materiale genetico relativo a virus, fornendo per la prima volta la prova che le ossa umane sono adatte all'esplorazione alla ricerca del DNA di questi.
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Francia: malattie del cuore del sedicesimo secolo dal Convento dei Giacobini a Rennes

2 Dicembre 2015
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Nelle fondamenta del Convento dei Giacobini a Rennes (anche noto come Convento della Bonne-Nouvelle), si ritrovarono delle tombe datate tra la fine del sedicesimo e gli inizi del diciassettesimo secolo.
All'interno di queste, le famiglie delle élite posero dei cuori in piombo: dentro di questi vi erano proprio i cuori preservati dei defunti, che oggi sono stati riesaminati da ricercatori. Nonostante le difficoltà correlate al fatto che gli organi erano imbalsamati (anche se molto ben preservati), gli studiosi hanno potuto verificare la presenza di malattie come l'arteriosclerosi, e segni di ostruzione delle arterie.
Link: RSNA - Radiological Society of North America; Live ScienceThe History Blog.
Vista del cortile interno del Convento dei Giacobini a Rennes, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di Pymouss.
 


Austria: sifilide congenita prima di Colombo?

19 Novembre 2015
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Fino a questo momento, una delle teorie principali sulla sifilide (Treponema pallidum) la vede portata nel Vecchio Mondo a seguito del viaggio di Cristoforo Colombo nelle Americhe. È invece oggetto di discussione il fatto che potesse essere presente in altri luoghi diversi dalle Americhe, prima di allora.
Un nuovo studio porterebbe ora le prove di un caso probabile di sifilide congenita, sulla base di sintomi ritrovati in resti umani datati tra il 1320 e il 1390 d. C., e provenienti da scavi nella piazza della cattedrale a St. Pölten, in Austria. La sifilide infatti si trasmette anche dalla madre al feto, e gli studiosi ne hanno ritrovato i segni caratteristici nei denti in un individuo non ancora adulto. Si attendono ora ulteriori conferme dalle analisi.
Negli scavi presso la piazza della Cattedrale di St. Pölten si sono finora dissotterrati novemila scheletri, risalenti fino al nono secolo d. C. Per la grande quantità dei resti, si tratta di un sito unico in Europa.
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Milano: “Out of Sight”, la mostra fotografica sull’HIV/AIDS

Cultura della Salute

“OUT OF SIGHT” la mostra fotografica sull’HIV/AIDS

Alla Fabbrica del Vapore fino al 5 dicembre gli scatti di Nanni Fontana corredati da informazioni epidemiologiche, morfologiche, farmaco-economiche, sulla prevenzione e sulle terapie. Assessore Majorino: “Il rischio di contagio purtroppo non è finito, per questo è fondamentale promuovere la prevenzione e sensibilizzare i cittadini”

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Milano, 9 novembre 2015 – “OUT OF SIGHT - Un viaggio nell’epidemia globale di HIV e AIDS” è un percorso scientifico emozionale che offre ai visitatori spunti di riflessione e informazioni indispensabili sull’epidemia di HIV/AIDS. La mostra inaugura alla Sala delle Colonne della Fabbrica del Vapore dove resterà aperta al pubblico fino al 5 dicembre. Il percorso, a cura di Vanda Elisa Gatti, ruota attorno agli scatti del fotogiornalista Nanni Fontana ed è corredato da informazioni epidemiologiche, morfologiche, farmaco-economiche, sulla prevenzione e sulle terapie.

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La peste è molto più antica di quanto ritenuto finora

22 Ottobre 2015

La peste negli umani è ‘due volte più antica’ ma non cominciò con la pulce come agente di trasmissione. Così rivela il DNA antico

Una nuova ricerca data la peste alla prima Età del Bronzo, mostrando che è stata endemica tra gli umani lungo l'Eurasia per millenni, ancor prima della prima epidemia globale registrata, e che la peste ancestrale mutò nella sua forma bubbonica, trasmessa dalle pulci, tra il secondo e il primo millennio a. C.

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Una nuova ricerca che ha utilizzato il DNA antico ha rivelato che la peste è stata endemica nelle popolazioni umane per più del doppio di quanto precedentemente ritenuto, e che la peste ancestrale si sarebbe diffusa prevalentemente col contatto da persona a persona – fino al verificarsi di mutazioni genetiche che permisero allo Yersinia pestis (Y. pestis), il batterio che causa la peste, di sopravvivere nella viscere delle pulci.
Queste mutazioni, che potrebbero essersi verificate attorno al volgere del primo millennio a. C., diedero vita alla forma bubbonica della peste, che si diffuse a una velocità terrificante attraverso le pulci – e di conseguenza i ratti – che la trasmettevano. La peste bubbonica causò le pandemie che decimarono popolazioni a livello globale, compresa la Peste Nera, che spazzò via metà della popolazione europea nel quattordicesimo secolo.

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Mangeresti il tuo gatto?

6 - 19 Ottobre 2015
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Solo pochi anni fa (2010) fece scalpore la vicenda di Beppe Bigazzi, che durante la trasmissione "La prova del cuoco", rievocò il consumo di carne di gatto negli anni '30 e '40 in Valdarno.
Nelle gran parte delle società occidentali, difatti, la pratica costituisce un tabù: solo in pochissime aree ci si sognerebbe di mangiare il proprio animale domestico.
Tuttavia, non è così ovunque nel mondo. In Asia, 4 milioni di gatti vengono consumati ogni anno, per preferenza o superstizione, oltre che per insicurezza alimentare. Anche in Africa l'animale viene mangiato.
Un nuovo studio ha esaminato il consumo di carne di gatto in Madagascar (dove anche a causa dell'instabilità politica la pratica è aumentata), e le ripercussioni della cosa sulla salute pubblica. Ben il 34% degli intervistati ha consumato la carne di gatto nell'ultima decade, ma questo sarebbe stato determinato da opportunismo: si tratta di gatti regalati, o che si sono acquisiti in modo casuale (ad esempio, a seguito di un incidente). Non si tratterebbe perciò di una risposta alle difficoltà economiche. Per questo motivo, la cosa può costituire un rischio per la salute pubblica e per la diffusione di determinate malattie (tra cui la toxoplasmosi).
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La vita poco salubre dei ricchi nel Medio Evo

20 Ottobre 2015
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Nel Medio Evo, la vita non doveva essere poi così salubre per i ricchi: questi potevano infatti permettersi di mangiare da coppe e piatti smaltati. Quest'ultimo però conteneva piombo, che con i cibi salati e acidi si faceva strada nel corpo. Il metallo era poi presente pure nelle monete, e nell'acqua che veniva a contatto con le tegole sui tetti degli edifici (che lo contenevano). Nelle popolazioni rurali il problema era meno sentito. i Il mercurio invece era utilizzato per il colore cinabro, ma pure come medicina, ad esempio per la lebbra.
Questi alcuni dei risultati ai quali è giunto uno studio che ha studiato l'avvelenamento da piombo e mercurio nelle ossa delle popolazioni rurali e urbane della Danimarca meridionale e della Germania settentrionale, nel Medio Evo.
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Perché l'Influenza spagnola fu così letale?

22 Settembre 2015
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L'influenza causa normalmente tra le 250 e le 500 mila vittime ogni anno, nel mondo. Nel 1918, però, la pandemia influenzale nota come Influenza spagnola uccise tra 50 e 100 milioni di persone, mentre la Prima Guerra Mondiale era ancora in corso. Perché fu tanto più letale?
A questa domanda prova ora a rispondere un nuovo studio, che ha scoperto che una proteina del virus del 1918 si lega direttamente alla proteina umana RIG-I, che svolge un ruolo chiave nella risposta immunitaria all'influenza.
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