Teatro Valle, oggi la firma per il passaggio al patrimonio di Roma Capitale

TEATRO VALLE, DOMANI (Nota: oggi) LA FIRMA PER IL PASSAGGIO AL PATRIMONIO DI ROMA CAPITALE
Pronti anche i 3 milioni per la tutela, valorizzazione e messa a norma del Teatro

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A poche ore dall’approvazione del Bilancio di Roma Capitale, si è tenuta questa mattina al Collegio Romano una riunione operativa per definire le modalità dell’imminente passaggio del Teatro Valle dal patrimonio statale al patrimonio di Roma Capitale, e il programma di lavori per la valorizzazione del Teatro.
Nel corso della riunione, a cui erano presenti rappresentanti del Mibact e di Roma Capitale, è stata confermata la spesa  di 3 milioni di euro per il restauro strutturale e architettonico del Teatro, da finanziare nell’annualità 2016 con una somma di 1,5 milioni di euro a carico del Bilancio capitolino e di 1,5 milioni di euro quale contributo del Mibact.
Il trasferimento del Valle al patrimonio del Comune di Roma sarà perfezionato nella giornata di domani dal Tavolo tecnico, attivo dall’aprile 2015. Si è conclusa, infatti, l’elaborazione del Programma di valorizzazione che contiene l’elenco degli interventi per gli adeguamenti degli impianti di sicurezza, di quello  elettrico, del sistema antincendio e delle vie d’esodo, dei percorsi di accessibilità, delle opere impiantistiche, ma anche gli interventi per la tutela e la valorizzazione delle opere artistiche presenti nel Teatro. A riguardo si prevede il rilievo dell’edificio e delle impermeabilizzazioni delle coperture, il restauro della facciata principale di Valadier, la verifica ignifuga dei materiali di arredo, dalle poltrone alle moquette, il rialzo dei parapetti dei palchi, il sistema di illuminazione  e gli adeguamenti strutturali del palcoscenico. I 3 milioni di euro di investimento saranno gestiti dalla Sovrintendenza Capitolina, che è già operativa per la definizione dei bandi di gara per l’affidamento dei lavori.
Roma, 25 febbraio 2016
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone

TEATRO VALLE, APPROVATO PIANO DI VALORIZZAZIONE E FIRMATO PASSAGGIO AL PATRIMONIO DI ROMA CAPITALE

Si è riunito questa mattina al San Michele, sede del Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Tavolo tecnico operativo per il Teatro Valle.
Nel corso della riunione, a cui hanno partecipato rappresentanti del Mibact, di Roma Capitale e del Demanio, è stato approvato il trasferimento formale del Teatro Valle dal patrimonio statale al patrimonio di Roma Capitale e il Piano di valorizzazione che prevede un investimento di 3 milioni di euro per il restauro strutturale e architettonico, la messa in sicurezza e la valorizzazione del teatro.
Gli interventi sono ripartiti, in modo equo, tra Mibact e Roma Capitale. Sarà adesso la Sovrintendenza Capitolina a definire i bandi di gara per l’affidamento dei lavori.
Roma, 26 febbraio 2016
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone
Esterno del Teatro Valle, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (The original uploader was Marten253 at Italian Wikipedia - Transferred from it.wikipedia to Commons. Transfer was stated to be made by User:Alter Mandarine).


Università La Sapienza a Roma: eventi dal 29 Febbraio al 3 Marzo

25 Febbraio 2016
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Per la settimana prossima, si segnalano i seguenti eventi di carattere culturale presso l’Università La Sapienza a Roma (ove non indicato diversamente):
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Palazzo Davanzati: conferenza e visita ai merletti restaurati

Palazzo Davanzati: conferenza e visita ai merletti restaurati

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In seguito al nubifragio del settembre 2014, il 21 dicembre dello stesso anno riapriva al pubblico la Sala dei merletti di Palazzo Davanzati. Per ricordare quello straordinario recupero e presentare ai visitatori i numerosi restauri, sabato 27 febbraio alle ore 11 nel museo di via Porta Rossa 13, a Firenze, si terrà la conferenza dal titolo “La Sala dei Merletti e dei Ricami. Restauri e novità dopo i danni del 2014”, a cura di Brunella Teodori, Jennifer Celani, Azelia Lombardi, Costanza Perrone da Zara. A fine conferenza è prevista una visita guidata ai materiali recuperati. L’ingresso alla conferenza è libero con il biglietto del museo, fino a esaurimento dei posti disponibili.
IL PATRIMONIO SALVATO
La riapertura della sala dei Merletti e dei Ricami, invasa dall’acqua piovana nel settembre del 2014, avvenne in concomitanza col il completamento della prima fase dei restauri dell’ambiente, dei 5 dipinti danneggiati (Cerchia di Sofonisba Anguissola Ritratto di bambino con cane, olio su Giovanna Fratellini Ritratto di Elisabetta Bentivogli Tempi, pastello su carta; Giovanna Fratellini, Ritratto di Beatrice Violante di Baviera, pastello su carta; Scuola fiorentina del XVI secolo, Ritratto di donna , olio su tavola) e del tessile esposto nelle due vetrine interessate della seconda sala (30 merletti di manifattura italiana, francese e belga dei secoli XIX e XX). Nella seconda fase furono poi restaurati tutti gli oggetti conservati nelle cassettiere danneggiate della stessa sala che sono stati ricollocati e resi visibili al pubblico dal dicembre 2015, per un totali di 70 manufatti tessili tra cui 26 fazzoletti ricamati, 37 samplers o imparaticci, sei cuffiette da neonato e una veste da battesimo (vedi foto e didascalie). Pertanto dal dicembre 2015 tutti i materiali tessili restaurati (100 opere) sono tornati visibili al loro posto. Tutti i restauri sono stati finanziati dalla ex-Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e sono stati eseguiti , per il tessile dalla ditta Restauro Tessile di Beyer e Perrone da Zara e dalla ditta Azelia Luigia Lombardi, per i cinque dipinti dalla ditta Daniele Rossi.
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Da confini del mondo alla patria di Ovidio. Merci, uomini e idee

Da confini del mondo alla patria di Ovidio. Merci, uomini e idee

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Apre al pubblico il 25 febbraio alle 18 presso il  la mostra "Dai confini del mondo alla patria di Ovidio". Il consueto appuntamento al Museo Civico Archeologico, proposto da Soprintendenza Archeologia dell'Abruzzo e Comune di Sulmona, si basa quest’anno sull’individuazione di quei reperti esposti nelle tre sezioni museali che documentano la capillare circolazione di merci, idee e uomini lungo le strade che anche in area peligna aprivano l’antica società sulmonese al mondo allora conosciuto, esteso tra Mediterraneo, Asia e Paesi “europei”.
L’idea della mostra nasce dalla opportunità di fornire una nuova consapevolezza delle radici storiche della realtà sulmonese da sempre permeabile ai traffici commerciali e alla circolazione di idee e persone, favorendo il rilancio del patrimonio archeologico museale anche come raccordo all'attuale spinta all'integrazione tra cultura locale e le culture altre presenti oggi sul territorio.
Non si espongono capolavori, ma normali oggetti oggi divenuti reperti archeologici che dichiarano la propria esistenza in una rete di relazioni che espande il mondo di Sulmo allo spazio di terra e di mare allora percorso da navi, carri, dromedari. Dunque una piccola mostra ma dai vasti orizzonti.
Non si pretende di sintetizzare così l’enorme e straordinaria complessità di una società lontana, ma di esporre alcuni documenti archeologici che attestano la capacità di relazioni che caratterizza la nostra terra da più di duemila anni.
La mostra sarà aperta al pubblico dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30, fino al 31 maggio 2016.
 Come da MiBACT, Redattore Giuseppe La Spada.

 
Museo Civico Archeologico di Sulmona, foto di Ra Boe (selbst fotografiert DigiCam C2100UZ) da WikipediaCC BY-SA 2.5.


Presentata la grande mostra sull'Egitto e Pompei con tre sedi espositive

PRESENTATA LA GRANDE MOSTRA SU EGITTO E POMPEI
Tre sedi espositive per un unico progetto

“Il Nilo a Pompei” Affresco dalla Casa del Bracciale d’Oro Intonaco dipinto Soprintendenza Pompei, depositi
“Il Nilo a Pompei” Affresco dalla Casa del Bracciale d’Oro
Intonaco dipinto
Soprintendenza Pompei, depositi
Torino, Pompei e Napoli unite da un grande progetto espositivo con un solo denominatore comune: l’Egitto.
È questo il tema di una prestigiosa mostra, articolata in tre luoghi e quattro tempi, che racconta influssi e innesti spirituali, sociali, politici e artistici originati da culti ed elementi di stile nati o transitati per la terra del Nilo, che si inserisce in una più ampia riflessione di approfondimento sulle relazioni di Pompei con le grandi civiltà affacciate sul Mediterraneo.

Egitto Pompei, questo il titolo che unifica il programma di tre sedi espositive, nasce dalla collaborazione tra il Museo Egizio, la Soprintendenza Pompei e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che si avvalgono, questi ultimi, dell’organizzazione di Electa.

L’obiettivo è ripercorrere un incontro tra culture tanto diverse, quanto intimamente e storicamente legate. Il museo torinese, l’area archeologica pompeiana e il museo napoletano inaugureranno in successione l’articolato dialogo tra reperti egiziani di epoca faraonica e quelle opere di età ellenisticorepubblicana e imperiale che ne hanno accolto e riletto l’iconografia. I temi decorativi propri dell’arte dei faraoni e del culto di Iside, così come di altre divinità egizie come quello di Serapide, Arpocrate e Anubi, saranno riconoscibili in affreschi, rilievi, mosaici, statue e arredi in mostra.
Prima data il 5 marzo 2016 al Museo Egizio con l’apertura per la prima volta al pubblico di uno spazio di circa 600 mq che, a partire da questo appuntamento, verrà riservato alle mostre temporanee. È qui che saranno allestiti gli oltre 330 pezzi di cui 172 prestati dalla Soprintendenza Pompei e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e molti altri provenienti da musei italiani e stranieri: pitture, vasellame e sculture ricostruiranno la trama storica tra arte faraonica e arte greco-romana.
Il percorso si snoderà attraverso nove sezioni partendo dalla ricezione dell’Egitto nel mondo greco, passando per la grecizzazione degli dei egiziani sotto i Tolomei, e la diffusione dei culti egizi nel Mediterraneo e in particolare in Italia. Ci si concentra sui culti egiziani nei siti vesuviani grazie a reperti di straordinaria bellezza, per la prima volta esposti a Torino, come gli affreschi dell’Iseo
Pompeiano o della Casa del Bracciale d’Oro a Pompei. L’allestimento si conclude con una sezione dedicata alla diffusione dei culti isiaci in Piemonte con gli splendidi bronzi del sito di Industria.
Il serrato dialogo tra le due sponde del Mediterraneo sarà reso ulteriormente evidente dalla ricostruzione in 3D delle case pompeiane del Bracciale d’Oro e di Loreio Tiburtino, decorata con statue che rimandano all’Egitto.
Statue di Sekhmet da Tebe Karnak Tempio di Amenhotep III (riempiegate nel Tempio di Mut?) Diorite, Nuovo Regno / XVIII dinastia, Amenhotep III (1388 – 1351 a.C.) Torino, Museo Egizio
Statue di Sekhmet da Tebe
Karnak Tempio di Amenhotep III (riempiegate nel Tempio di Mut?)
Diorite, Nuovo Regno / XVIII dinastia, Amenhotep III (1388 – 1351 a.C.)
Torino, Museo Egizio
A Pompei, nella Palestra Grande, uno scenografico allestimento di Francesco Venezia riunirà dal 16 aprile sette monumentali statue con testa di leone della dea Sekhmet e la statua seduta del faraone Tutmosi III che per la prima volta escono dalle sale della collezione permanente del Museo Egizio. I
monoliti di granito prestati dal museo torinese marcano la centralità del culto solare: un ritorno alle origini di una secolare storia di sincretismi religiosi, in cui l’adorazione della dea Sekhmet riconduce il racconto della mostra alla fase costitutiva del cosmo e all’ordine imposto dagli dei. Il rapporto tra la divinità e il mondo, e la necessità di mantenere un equilibrio tra forze contrapposte,
si manifesta attraverso una serie di rituali di cui le imponenti statue sono testimoni. Una emozionante video installazione di Studio Azzurro accompagnerà l’esposizione delle opere.
All’interno degli scavi verrà tracciato, inoltre, un percorso egizio a partire dal Tempio di Iside, interessato da un intervento multimediale di realtà immersiva, per arrivare alle numerosissime domus che riportano motivi decorativi egittizzanti, come quella di Loreio Tiburtino.
Skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano
Skyphos di ossidiana da Stabiae con scene di culto egiziano
 Dal 28 giugno il terzo capitolo dell’esposizione al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’inaugurazione di una nuova sezione del percorso di visita delle collezioni permanenti servirà a focalizzare l’attenzione sull’insieme di culti che, nati o arrivati dall’oriente attraverso l’Egitto, hanno trovato in Campania un terreno fertile di ricezione e diffusione nel resto d’Italia. Questo settore del museo andrà a integrare e completare la narrazione della sala in cui sono attualmente ricomposti gli arredi dell’Iseo di Pompei. Troveranno finalmente una collocazione le coppe di ossidiana da Stabia, capolavori dell’artigianato alessandrino che seppe tradurre modelli di epoca faraonica in un linguaggio apprezzatissimo e diffuso all’indomani della conquista romana dell’Egitto (31
a.C.), e i due affreschi provenienti da Ercolano con scene di cerimonie isiache, che sembrano illustrazioni del testo di Apuleio. Nell’esposizione di opere che attestano la diffusione di culti e religioni orientali (da Sabazio a Dusares a Mitra) praticate e seguite per secoli, non mancheranno i riferimenti al giudaismo, presente a Napoli, e al nascente cristianesimo.
E dall’8 ottobre l’intero progetto si concluderà con la riapertura della collezione egiziana del museo di Napoli. Negli stessi spazi individuati fin dal 1864 come naturale sede delle raccolte Borgia e Picchianti, e nel totale rifacimento dell’allestimento del 1989, saranno riesposti gli oltre 1200 oggetti che fanno di quella del Museo Archeologico Nazionale di Napoli una delle più importanti Collezioni Egizie d’Italia, il cui nucleo principale si è formato prima della spedizione napoleonica. Per facilitare la lettura al pubblico il nuovo percorso è stato articolato per temi. Dopo una sala introduttiva sul formarsi della raccolta, ognuna delle cinque sale sarà dedicata a un argomento: Uomini
e Faraoni, La Tomba e il Corredo Funerario, La Mummificazione, Il Mondo magico e religioso, La Scrittura, i Mestieri e l’Egitto in Campania. Un’aggiornata segnaletica, realizzata con l’università L’Orientale, completerà l’allestimento arricchito da supporti multimediali e da un percorso dedicato ai bambini.

Turchia: una maschera di duemila anni fa da Tralleis

9 Febbraio 2016
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Una maschera teatrale in terracotta di duemila anni fa è stata ritrovata nel sito di Tralleis, presso la città turca di Aydın. La maschera era tra i doni sepolcrali in una delle tre bare di una cripta. 37 i reperti dalla camera.
Link: Daily Sabah.
La provincia turca di Aydın, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Turkey location map.svg (by NordNordWest)).


Francia: una taverna di epoca romana da Lattara

22 - 23 Febbraio 2016
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Una taverna di 2.100 anni fa circa è stata dissotterrata presso l'antica città romana di Lattara, nella parte meridionale della Francia. Questa era una città di agricoltori, prima che i Romani conquistassero la Gallia mediterranea (nel secondo secolo a. C.). Da quel momento, probabilmente, si svilupparono poi qui nuove occupazioni.
L'edificio è stato interpretato come una taverna sulla base degli elementi ritrovati: innanzitutto tre mulini e tre forni. Nessuna abitazione possedeva allora attrezzature su questa scala. Attraversato il cortile, in un'altra stanza ci sono panche allineate ai muri e un focolare. Ritrovati resti di pesci, pecore e bestiame, che indicano una dieta variegata. Tra i frammenti ceramici ve ne sono di importati dall'Italia, assieme al vino. In antichità, i Celti erano famosi per il loro amore per la bevanda.
Anche se le taverne erano luoghi di una certa importanza nel mondo romano, da un punto di vista archeologico la nostra comprensione di questi edifici non è sufficiente. Si tratta della prima taverna di questo tipo nella regione, e pure di un indicatore dei cambiamenti socioeconomici avvenuti nell'area in quel periodo.
Menzionata già da autori antichi, la città portuale corrisponde all'odierna Lattes, nel regione francese della Linguadoca-Rossiglione.
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Burma: cimitero dell'Età del Bronzo dal villaggio Nyaung’gan

18 Febbraio 2016
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Scoperto un cimitero dell'Età del Bronzo presso il villaggio di Nyaung’gan, nella Regione di Sagaing in Myanmar (o Burma). Risalgono a cinquemila anni fa le 41 sepolture di uomini, donne e bambini, nelle quali si sono ritrovati grani di collane, coperte e ceramiche.
Link: DVB
La Regione di Sagaing, da WikipediaCC BY-SA 3.0 TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Myanmar location map.svg (by Uwe Dedering).


Pelagios Commons: identificare e registrare riferimenti geografici nei documenti

23 Febbraio 2016
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Pelagios Commons è un'iniziativa di collaborazione internazionale, guidata da un gruppo di università e istituti (Lancaster University, The Open University, AIT Austrian Institute of Technology, Institute of Catalans Studies) e che coinvolgerà centinaia di altri partner.
Lo scopo di Pelagios Commons è quello di identificare e registrare i riferimenti geografici che si trovano nei documenti storici. Gli strumenti precedentemente utilizzati dal team sono ora utilizzati da istituzioni ed esperti di 13 nazioni e in 8 lingue. La natura collettiva dei contributi permette poi di affrontare la grande quantità di dati sulla geografia del passato, ora disponibile per tutti.
Link: Pelagios Commons 1, 2AlphaGalileo via Lancaster University
Rappresentazione dell'Ecumene di Johannes Schnitzer (1482), da WikipediaPubblico Dominio (Johannes Schnitzer, engraver Claudius Ptolemy, cartographer - Scanned by Scott Ehardt from Decorative Maps by Roderick Barron - ISBN 1851702989).


L'Isola di Jan Mayen nella Seconda Guerra Mondiale

22 Febbraio 2016
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Nella primavera del 1940, la Norvegia continentale fu invasa e occupata dai nazisti. L'unico territorio sul quale il governo del Regno di Norvegia (in esilio a Londra) conservò il pieno controllo durante la Seconda Guerra Mondiale fu quello dell'isola vulcanica di Jan Mayen, nell'Artico.
Già allora la Norvegia possedeva una stazione meteorologica sull'isola: i rapporti venivano però inviati in Gran Bretagna. La stazione fu chiusa dagli stessi Alleati nel 1940, al fine di impedire che i Tedeschi potessero trarne vantaggio. Una nave tedesca che tentò di prendere possesso dell'isola fu pure affondata nel 1940, dai Britannici. Ci si rese però subito conto dell'utilità di quei rapporti, e soldati norvegesi giunsero qui dall'Islanda a partire dal 1941, al fine di garantire le previsione meteorologiche agli Alleati.
Si pensò pure di utilizzare l'Isola di Jan Mayen a fini propagandistici, ma le considerazioni sull'utilità della stazione meteorologica prevalsero. L'interesse tedesco per questo territorio non fu mai perciò pieno, anche se si rilevano due aerei precipitati. I Tedeschi pensavano vi fosse una base aerea qui, ma a causare le loro perdite furono in realtà le condizioni atmosferiche.
La mappatura geologica dell'isola, oggi, ha rivelato pure le rovine della base americana di Atlantic City, relativa a quel periodo. Si trattava semplicemente di una stazione di sorveglianza radio, il cui scopo era quello di localizzare le stazioni radio tedesche in Groenlandia. Fu abbandonata nel 1946 e, colpita da una tempesta il 28 Settembre 1954, inghiottita dal mare. Tutto quel che resta oggi sono pochissimi edifici ancora in piedi.
La vita sull'Isola di Jan Mayen, quasi per intero riserva naturale, è oggi molto più pacifica di allora.
Link: AlphaGalileo via The Norwegian University of Science and Technology (NTNU); Gemini
Egg-oeja, penisola sulla costa occidentale di Jan Mayen. Foto di Hannes Grobe, Alfred Wegener Institute, da WikipediaCC BY-SA 2.5.