Una barca eccezionalmente conservata ad Abusir

1 Febbraio 2016

Una barca unica, dell'età delle Piramidi, scoperta ad Abusir dalla spedizione dell'Istituto di Egittologia Ceco

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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty ha dichiarato un'importante scoperta di una barca dell'Antico Regno presso l'area di Abusir, il cui possessore, apparentemente molto importante, aveva importanti collegamenti con la famiglia reale.
La missione dell'Istituto di Egittologia Ceco (Facoltà d'Arte), dell'Università Carolina di Praga, ha recentemente effettuato un'inaspettata scoperta nell'area Sud di Abusir, che ancora una volta mette in luce l'importanza di questo cimitero di ufficiali dell'Antico Regno. I lavori sono cominciati nel 2009 su una grande mastaba denominata AS 54, seguiti da diverse stagioni di scavi. La sua eccezionale dimensione (52.60 x 23.80 m), l'orientamento, i dettagli architettonici, così come il nome del sovrano Huni (Terza Dinastia), scoperto su una delle ciotole in pietra seppellite nella camera sotterranea settentrionale, indicano l'elevato status sociale della persona seppellita nel pozzo (fino ad ora non localizzato). Sfortunatamente, il suo nome resta ignoto a causa del cattivo stato di conservazione della cappella cruciforme.
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Lo sgombero dell'area a sud della Mastaba AS 54 ha rivelato un'imbarcazione in legno di 18 metri di lunghezza, durante la stagione di scavi 2015. Giaceva su tafla (NdT: sic), coperta dalla sabbia soffiata dal vento. Anche se la barca è situata a quasi 12 metri a sud della Mastaba AS 54, il suo orientamento, la sua lunghezza, e le ceramiche raccolte dal suo interno stabiliscono una chiara connessione tra la struttura e il vascello, entrambi datati proprio alla fine della Terza o agli inizi della Quarta Dinastia (2550 a. C. circa).
Anche se estremamente fragili, le tavole (datate grosso modo a 4.500 anni fa) getteranno nuova luce sulle capacità cantieristiche nell'Antico Egitto. Le tavole in legno erano unite da pioli in legno che sono ancora visibili nella loro posizione originale. Straordinariamente, la sabbia del deserto ha preservato il fissaggio in fibra vegetale che copriva la giuntura delle tavole. Alcune delle funi che legavano insieme la barca sono ancora nella loro posizione originale con tutti i dettagli intatti, il che è una scoperta unica nello studio delle antiche barche egiziane. Tutti questi dettagli minuziosi sono della più grande importanza, poiché la maggior parte delle antiche barche e navi egiziane sono sopravvissute o in cattivo stato di conservazione, o sono state smantellate a pezzi. Durante la stagione del 2016, l'Istituto di Egittologia Ceco lancerà un progetto, insieme ad esperti dall'Istituto di Archeologia Nautica (Institute of Nautical Archaeology - INA) presso l'Università del Texas A&M, per studiare le tecniche utilizzate nella costruzione dello scafo.
I dettagli di costruzione non sono le uniche caratteristiche che rendono la barca unica. L'abitudine di seppellire barche vicino alle mastabe cominciò durante il Periodo Arcaico dell'Egitto. Questo fenomeno è stato ben documentato per le strutture reali, così come per alcune tombe appartenenti a membri della famiglia reale, l'élite della società. Il dott. Miroslav Bárta, direttore delle note della missione: “Infatti, questa è una scoperta altamente inusuale, poiché barche di una simile dimensione e costruzione erano, durante questo periodo, riservate esclusivamente ai membri ai vertici della società, che di solito appartenevano alla famiglia reale. Questo suggerisce il potenziale di scoperte ulteriori durante la prossima stagione primaverile.”
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Gli studiosi dibattono lo scopo delle sepolture egiziane con imbarcazione. Servivano al defunto nell'aldilà, o potevano aver funzionato come barche solari simboliche, utilizzate durante il viaggio del proprietario nell'oltretomba. I sovrani dell'Antico Regno adottarono la precedente tradizione, e spesso hanno diverse barche seppellite all'interno dei loro complessi piramidali. Sfortunatamente, la maggior parte delle fosse sono state trovate già prive di legni, altre contenevano poco più che polvere marrone nella forma della barca originale. La sola eccezione furono le due barche di Cheope che sono sopravvissute, e che furono ricostruite o sono in fase di ricostruzione.
Ad ogni modo, non c'era una barca di simili dimensioni dell'Antico Regno, ad essere ritrovata in un contesto non regale, fino alla scoperta di Abusir. “Si tratta certamente di una scoperta notevole. L'attenta attività di scavo e registrazione della barca di Abusir darà un considerevole contributo alla nostra comprensione dell'antico natante egizio e del suo ruolo nel culto funerario. E dove c'è una barca, ve ne possono certo essere altre.” ha aggiunto il direttore degli scavi, Miroslav Bárta.
La barca presso il muro meridionale della Mastaba AS 54 indica la straordinaria posizione sociale del possessore della tomba. Poiché non è collocata in vicinanza di una piramide regale, il possessore della mastaba non era probabilmente un membro della famiglia reale: sia la dimensione della tomba, così come la presenza della stessa barca, ad ogni modo, chiaramente collocano il defunto all'interno delle élite del suo tempo, con forti connessioni al faraone regnante.
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Milano: presentato oggi programma 2016 Palazzina Liberty in musica

Cultura

Presentato oggi dall’assessore Del Corno il programma 2016 di Palazzina Liberty in musica

L'mmagine testimonial è l’opera di Alphonse Mucha, Zdeňka Černŷ, the greatest Bohemian violoncellist per gentile concessione della Fondazione Mucha di Praga © Mucha Trust 2016

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Milano, 1° febbraio 2016 – L’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, questa mattina, nella Palazzina Liberty in Largo Marinai d’Italia, ha presentato il progetto “Palazzina Liberty in musica”, promosso da Comune di Milano | Cultura, in collaborazione con i partner in residenza Milano Classica, Festival Liederìadi e La Risonanza e con la speciale partecipazione della Fondazione Mucha di Praga.

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Galleria degli Uffizi: restaurati due busti di epoca romana

Galleria degli Uffizi: restaurati due busti di epoca romana

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Sono stati presentati oggi, nel Primo Corridoio della Galleria degli Uffizi alla presenza del direttore Eike Schmidt, due busti romani restaurati grazie alla generosità dell'associazione Guide Turistiche di Firenze.
Le due opere, un Ritratto femminile erroneamente identificato per secoli con Lucilla, la moglie di Lucio Vero, e una testa maschile raffigurante un ignoto personaggio della fine del II secolo d.C., convenzionalmente identificato con Geta, appartengono al nucleo collezionistico più antico delle sculture degli Uffizi.
Realizzato da Gabriella Tonini e Louis Pierelli, l’intervento di recupero ha consentito di restituire a piena leggibilità questi due splendidi esempi della ritrattistica del II secolo d.C., resi opachi dagli spessi strati di depositi che li ricoprivano. Il restauro non solo ha messo in condizione di recuperare i valori estetici dei due marmi, ma anche di approfondire la conoscenza delle vicissitudini che hanno subito nel corso dei secoli rivelando, nel caso del ritratto femminile, tracce di un’acconciatura più antica (testimoniata da una treccia che coronava la testa) di cui s’ignorava l’esistenza perché cancellata quasi interamente da una rilavorazione tardoantica della capigliatura.
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Anche nel caso del cosiddetto ritratto di Geta, la ripulitura ha consentito di restituire visibilità alla tonalità brunita del marmo, conseguenza dell’esposizione della scultura all’incendio del 1762 che distrusse buona parte del terzo corridoio. Questo prezioso indizio della tormentata storia collezionistica dell’opera non compromette minimamente la godibilità del ritratto, che s’impone ora all’attenzione dei visitatori come uno splendido esempio d’introspezione psicologica tipico della ritrattistica degli anni di Marco Aurelio.
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L’importante intervento, che costituisce un ulteriore passo avanti nel processo di recupero della statuaria classica della Galleria, è stato sovvenzionato dall’ AGT (Associazione Guide Turistiche di Firenze) in memoria del collega Ugo Primadei, prematuramente e improvvisamente scomparso all'età di 61 anni nel luglio del 2015. Laureato in filosofia, uomo colto e studioso appassionato di storia, arte, musica, ma anche di scienza e astrofisica e attento alle nuove tecnologie, Primadei ha lavorato come guida turistica di Firenze sin dal 1998 ed ha ricoperto la carica di presidente dell'AGT dal 2003 al 2010, periodo durante il quale si è sempre impegnato per la difesa della professionalità della guida turistica.

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Bari, terzo Mercoledì con la Storia: "La violenza sulle donne"

“Mercoledì con la storia”, VIII edizione
Gabriella PICCINNI
La violenza sulle donne
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Mercoledì 3 febbraio 2016 alle ore 18 presso la Libreria Laterza di Bari, per il nuovo appuntamento dei nostri Mercoledì con la storia affronteremo la tematica della Violenza sulle donne. Protagonista sarà Gabriella Piccinni, che dialogherà con Francesco Mastromatteo. La nostra ospite sta infatti lavorando al progetto di un volume collettivo dedicato al tema, un’indagine che coinvolge studiosi diversi – archeologi, storici del diritto, dell’economia, della vita religiosa – e si caratterizza per alcuni tratti peculiari: «la violenza è intesa in senso ampio, cioè riferita alla sfera fisica, ma anche a quella psicologica e della proprietà e lo studio non è limitato alla società cristiana, ma si estende anche al mondo ebraico e a quello musulmano». Nel corso della serata, a questa crudele aberrazione sociale, per la quale abbiamo addirittura assistito al conio di un termine ad hoc, femminicidio, si guarderà da una prospettiva storica, prendendo le mosse dai recenti lavori di Marco Cavina, Nozze di sangue (Laterza), e Anna Esposito, Lucrezia e le altre: la vita difficile delle donne. Roma e Lazio secc. XV-XVI (ed. Roma nel Rinascimento). La violenza maritale, infatti, si è sempre nascosta dietro lo stereotipo tranquillizzante dell’armonia del focolare, «è stato un elemento fisiologico e accettato del matrimonio, legalmente fino a tutto l’Antico Regime, socialmente ben oltre. E occorre ovviamente tener sempre presente che il ‘sommerso’ in questa materia fu – un tempo come e più di oggi – di enormi dimensioni [...] Dietro alle mura domestiche si occultò un’infinità di violenze, talora gravi, talora modeste, talora nemmeno avvertite come tali e accettate con rassegnato fatalismo». Ha senso parlare di tutto ciò perché ancora oggi esiste «chi considera la moglie, la compagna, l’amica, la donna incontrata casualmente, non un essere umano di pari dignità e di pari diritti, ma un oggetto di cui si è proprietari; se la proprietà viene negata, se un altro maschio si avvicina all’oggetto che si ritiene proprio, scatta la violenza cieca». Parlarne, discuterne, conoscere le radici storiche e sociali di questo atteggiamento è la nostra quotidiana battaglia.
Gabriella Piccinni dal 2000 è professore ordinario di Storia Medievale all’Università di Siena, dove insegna dal 1979. È oggi direttrice del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali ed è membro del Senato accademico. È vicepresidente del ‘Centro studi sulle campagne e sul lavoro contadino’ e membro del comitato scientifico del ‘Centro di Studi sulla Civiltà del Tardo Medioevo’, del ‘Centro di Studi di Storia e d’arte di Pistoia’, del comitato editoriale della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. È membro del comitato scientifico delle riviste: «Bollettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo», «Studi Storici», «Rivista di storia dell’agricoltura», «Archivio Storico Italiano». Ha diretto numerosi progetti di ricerca sulla società medievale, tra i quali alcuni sono stati ritenuti di interesse nazionale e cofinanziati dal Ministero dell’Università. Ha svolto attività didattica all’estero, tenendo lezioni alle Università di Valencia, Pamplona, Saragozza, Granada, Parigi (Sorbonne), Lerida e all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Ha pubblicato due manuali destinati agli studenti universitari (I mille anni del Medioevo e Il Medioevo).
Testo dall’Ufficio Stampa Associazione Centro Studi Normanno Svevi


Call for papers: Cupis volitare per auras

PROLEPSIS

Primo convegno internazionale per studenti e dottorandi

CFP: «Cupis volitare per auras»

Libri, biblioteche e trasmissione del testo dall’Antichità al Medioevo

Università degli Studi di Bari, 27-28 Ottobre 2016.

Relatore principale: Stephen J. Harrison (Corpus Christi College, Oxford)

Prolepsis rosso

Nell’epigramma I, 3 («Cupis volitare per auras»), Marziale lamenta la fuga del suo libro, che, anziché restare con lui a casa al sicuro, sceglie di diventare pubblico.

L’Associazione Culturale Prolepsis è lieta di annunciare il primo convegno internazionale per studenti e dottorandi che sarà incentrato sulla produzione, la trasmissione e la circolazione dei testi letterari e storici dall’Antichità classica all’epoca bizantina. Particolare attenzione sarà riservata ai seguenti ambiti di ricerca:

  • Antichi materiali scrittori

  • Biblioteche antiche, attività di copisti e filologi antichi, storia delle collezioni

  • Oralità e scrittura nell’età greca arcaica

  • Il libro dall’età classica all’età imperiale: ekdosis e diadosis

  • Trasmissione dei testi giudaici e cristiani

  • Testi antichi in tradizione indiretta

  • Testi greci e latini tradotti in altre lingue antiche

  • Testi letterari su epigrafi

  • Commenti antichi e critica testuale greca e latina

  • Centri di produzione libraria in età bizantina e medievale

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