Nella tomba di Shakespeare manca il suo teschio

23 - 27 Marzo 2016
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Il teschio di William Shakespeare non sarebbe nella sua tomba, presso la Holy Trinity Church di Stratford-upon-Avon.
Queste le conclusioni di scansioni effettuate sulla tomba stessa, che darebbero così credito a una notizia del 1879 nel magazine The Argosy. Lì si documenterebbe che cacciatori di trofei avrebbero rimosso il cranio dalla tomba (che effettivamente non risulta indisturbata) nel 1794.
Link: BBC News 1, 2The GuardianNational GeographicThe Vulture; The Telegraph; USA Today; Quartz; Vox.
La tomba di Shakespeare a Stratford-upon-Haven, foto di David Jones (originally posted to Flickr as And curst be he yt moves my bones), da WikipediaCC BY 2.0.


Scontro alle Termopili tra Greci e Goti durante il regno di Gallieno

18 - 22 Marzo 2016
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Un frammento di un antico testo greco - probabilmente proveniente dagli Scythica di Publio Erennio Dessippo - testimonierebbe una battaglia tra Romani e Goti alle Termopili, nei primissimi anni degli anni sessanta del terzo secolo dell'era volgare.
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Il frammento descrive importanti eventi del regno di Gallieno: vi fu un attacco dei Goti a Tessalonica, che fallì (negli anni cinquanta del terzo secolo). I Goti vengono descritti come una banda compatta mentre tenta l'assalto alla città. Si narrano poi i successivi preparativi dei Greci (parte dell'Impero Romano) per respingere i barbari che si spostavano a sud in Acaia, verso Atene. A quel punto i Greci si riunirono presso il passo delle Termopili, armandosi con lance, asce e altri strumenti di fortuna, e fortificando il muro perimetrale. Il generale Mariano avrebbe esortato i Greci a combattere, ricordando loro degli antenati che lì si scontrarono contro i Persiani.
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Il frammento è stato ritrovato nel 2007 da Jana Grusková, in un manoscritto dell'undicesimo secolo, proveniente dalla Biblioteca Nazionale Austriaca a Vienna. Non era stato notato in precedenza poiché trattasi di un palinsesto, cioè di una pagina scritta, cancellata e nuovamente riscritta. Nel  2014, grazie alle nuove tecnologie, è stato pubblicato dalla stessa Jana Grusková e da Gunther Martin nel periodico Wiener Studies. La traduzione del frammento è stata recentemente pubblicata sul Journal of Roman Studies.
Lo studio "Dexippus and the Gothic Invasions: Interpreting the New Vienna Fragment (Codex Vindobonensis Hist. gr. 73, ff. 192v–193r)  *", di Christopher Mallan e Caillan Davenport, è stato pubblicato sul Journal of Roman Studies.
Link: Journal of Roman StudiesDaily Mail; Greek Reporter; Live Science.
Particolare dal Sarcofago Grande Ludovisi, foto di Jastrow (2006), da WikipediaPubblico Dominio.
Busto di Publio Licinio Egnazio Gallieno, foto di ChrisO  da WikipediaCC BY-SA 3.0.
Le Termopili, foto di Fkerasar, da WikipediaCC BY-SA 3.0.


Turchia: resti di epoca bizantina dal distretto di Datça

20 Marzo 2016
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Ritrovata nel giardino di una chiesa del diciannovesimo secolo una sepoltura con resti umani, ritenuti di epoca bizantina. La chiesa è vicino Hızırşah, nel distretto di Datça della provincia turca di Muğla.
Link: Hurriyet Daily News via Anadolu Agency
La provincia occidentale di Muğla in Turchia, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Turkey location map.svg (by NordNordWest).)


Quando i vigneti fiorivano in Sudan...

25 Marzo 2016

Quando i vigneti fiorivano in Sudan...

Capitello in pietra della colonna ad Hag Magid. Foto di Dobiesława Bagińska
Capitello in pietra della colonna ad Hag Magid. Foto di Dobiesława Bagińska

Gli archeologi di Poznań hanno scoperto insediamenti, paesi e cimiteri medievali durante la loro ricerca nel Sudan settentrionale, nell'area del bacino del Letti. Ora, i ricercatori intendono esaminare uno di questi luoghi in maggior dettaglio.

Nella metà del settimo secolo, l'Egitto fu conquistato da armate musulmane. La pressione dell'esercito invasore, che avanzava verso sud nella Valle del Nilo, fermò il regno cristiano di Makuria. I resti di questa civiltà sono stati scoperti dagli archeologi di Poznań nell'area del bacino del Letti, a circa 350 km a nord di Khartoum. Makuria era un potente regno, che esistette dal sesto al quattordicesimo secolo, tra la seconda e la quinta cataratta del Nilo. Per diversi secoli il suo potere giunse persino più a nord, fin quasi al moderno Assuan.
La dott.ssa Dobiesława Bagińska controlla le coordinate GPS del sito di Hag Magid. Foto del dott. Krzysztof Grzymski
La dott.ssa Dobiesława Bagińska controlla le coordinate GPS del sito di Hag Magid. Foto del dott. Krzysztof Grzymski

"La parte meridionale del Regno di Makuria era abbastanza ben conosciuta grazie agli scavi condotti dal Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia a Ghazali, Banganarti e Dongola - l'ultima era la capitale del regno. La parte settentrionale è ancora +terra incognita+" - ha spiegato a PAP la dott.ssa Dobiesława Bagińska del Museo Archeologico di Poznań, iniziatrice del progetto di ricerca nel bacino del Letti.
Nell'autunno del 2015, gli scienziati portarono avanti una ricognizione estesa nel bacino del Letti, in un'area di approssimativamente 150 km² - quest'area era in precedenza stata assai scarsamente oggetto di rilevamenti da parte degli archeologi. Diversi siti sono stati rilevati da Krzysztof Grzymski del Museo Reale dell'Ontario.
Ora gli archeologi hanno confermato la presenza di siti noti in precedenza, ma pure scoperto diversi resti di insediamenti e cimiteri fino ad ora non noti, principalmente dal periodo del regno di Makuria. Queste scoperte confermano i resoconti dei viaggiatori arabi - più di 1.000 anni fa, il Regno di Makuria era una nazione ricca, il cui potere poteva competere con gli invasori arabi, che attaccavano dall'Egitto. Il bacino del Letti era una base economica e culturale per la capitale della Makuria - Dongola.
Vista del sito di Hag Magid. Foto di Dobiesława Bagińska
Vista del sito di Hag Magid. Foto di Dobiesława Bagińska

"Hag Magid è specialmente promettente per noi - è un'enorme altura con un'area di oltre un ettaro, sulla superficie della quale abbiamo trovato colonne medievali, dettagli di architettura e migliaia di frammenti di ceramiche" - ha affermato la dott. ssa Bagińska.
La ricercatrice sospetta che sotto la sabbia vi siano i resti ben preservati di una chiesa, di un monastero e altre strutture con più di mille anni. Per confermarlo, programma di effettuare rilevamenti geofisici non invasivi, che diranno cosa si nasconde al di sotto della superficie senza dover usare il badile.
"Le strutture che si nascondono al di sotto della sabbia sono dello stesso periodo e appartengono allo stessa cerchia culturale della basilica scoperta decenni fa dal prof. Kazimierz Michałowski a Faras on - i dipinti ritrovati finirono a Khartoum e Varsavia, dove sono esibiti nei musei" - spiega la dott.ssa Bagińska.
La ricercatrice è cauta nelle sue stime sull'importanza di Hag Magid, e se queste saranno comparabili a quelle di Faras, ma il rilevamento preliminare è promettente - lei crede che sia possibile effettuare spettacolari scoperte nella forma di interni decorati con dipinti, dettagli architettonici in pietra e pavimenti decorati.
"Significativamente, in contrasto con quanto avviene in Egitto e altri paesi del Medio Oriente, dove non è possibile acquisire neppure una parte dei resti degli scavi, le autorità sudanesi sono aperte a questo tipo di soluzione. Ciò significa che risultati tangibili degli scavi non solo aumenteranno la conoscenza, ma pure le collezioni museali. Persino i monumenti ritrovati sulla superficie del nostro sito di interesse avranno un grande valore espositivo" - ha notato la dott.ssa Bagińska. Attualmente, la ricercatrice è alla ricerca di fondi per finanziare il lavoro sul campo e i rilevamenti geofisici nella stagione archeologica di quest'anno, che è programmata per l'autunno.
Piatti in ceramica riposano sulla superficie della collina presso Hag Magid, e risalgono ai secoli VII-XIII. La collina ha un'altezza di approssimativamente 6 metri; gli archeologi credono che si sia formata come risultato di centinaia di anni di insediamenti - strutture successive furono erette nello stesso luogo. Ciò creò un'enorme collina costituita dai resti di edifici, mattoni in fango, pietra e tonnellate di ceramiche.
Gli scienziati sanno che più di 1.000 anni fa il bacino del Letti sembrava molto differente da oggi - ora domina il deserto sabbioso. "Durante l'apice del regno di Makuria, un canale correva presso Hag Magid e irrigava l'intera area. Vale la pena notare che le vigne erano coltivate qui su larga scala, e il vino era prodotto, come leggiamo nei resoconti dei viaggiatori arabi che si avventurarono in questo regno cristiano" - ha affermato la dott. ssa Bagińska.
Quindi, lo scopo degli scienziati sarà anche lo studio del clima storico e delle coltivazioni - finora gli archeologi al lavoro in Sudan non hanno effettuato ricerche su questo argomento.
"Siamo anche preoccupati che Hag Magid possa essere sepolta dalle mutevoli dune sabbiose - quindi perderemmo l'opportunità di studiarla per i prossimi decenni." - ha concluso la dott. ssa Bagińska.

 
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, Szymon Zdziebłowski. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


Polonia: dozzine di reperti dell'Età del Bronzo recuperati dalla polizia a Janowiec Wielkopolski

23 Marzo 2016

Grande Polonia: scoperta di un tesoro con reperti risalenti a tremila anni fa

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Diverse dozzine (almeno) di reperti dell'Età del Bronzo, risalenti a circa tremila anni fa sono state scoperte il 10 Marzo dalla polizia di Poznań police. La scoperta è stata fatta nella foresta vicino Janowiec Wielkopolski.
"Dozzine di reperti ritrovati dalla polizia erano per la maggior parte oggetti posseduti da donne; collane, spille per capelli, braccialetti, e pure punte di lancia e asce" - così ha riferito a PAP il portavoce del Comandante della Polizia Provinciale a Poznań, Andrzej Borowiak.
Ha aggiunto che i reperti dell'Età del Bronzo sono stati scoperti dagli ufficiali della Polizia di Poznań dei Dipartimenti di Investigazione Criminale e Ricerca, i cui compiti comprendono quello del recupero delle opere d'arte e della protezione del patrimonio culturale.
"La polizia ha scoperto questi oggetti di rilevanza storica mentre svolgeva i propri compiti; stavano controllando alcune informazioni quando alcune persone con un metal detector son state viste nell'area di Janowiec Wielkopolski. Questa mattina andarono a controllare questa informazione, perché questo tipo di attività effettuate da individui sono illegali" - spiega Borowiak.
La polizia ha già informato il Ministero della Cultura e del Patrimonio Culturale Nazionale circa la scoperta. Gli oggetti di rilevanza storica saranno ora messi al sicuro ed esaminati dagli archeologi.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.
La Grande Polonia, da WikipediaCC BY-SA 3.0 (di Poznaniak - własna praca na podstawie: Historia Polski, Polska do 1586, Kraków 2007 r., s. 508, ISBN 978-84-9819-808-9).


Prima stagione del progetto di ricerca alla Piana delle giare in Laos

23 Marzo 2016

Scienziati stanno studiando l'enigmatica Piana delle giare in Laos

Sito 1. Foto di Dougald O'Reilly
Sito 1. Foto di Dougald O'Reilly
Gigantesche giare in pietra sono disperse nella parte centrale del Laos. Finora, gli archeologi non sono stati in grado di determinare chi le ha prodotte e per quale scopo. Il numero esatto di questi inusuali oggetti è pure ignoto. Uno studio internazionale, coordinato dall'Australian National University, e con la partecipazione di scienziati e studenti da Poznan, getta nuova luce su questo tema.
Gli scienziati hanno appena completato la prima stagione di un approfondito progetto di ricerca, la cui parte di ricerca sul campo ha avuto luogo a Febbraio.
"Abbiamo diversi obiettivi nel nostro progetto di ricerca. Vogliamo determinare chi costruì le misteriose giare in pietra, che sono disperse nella parte centrale del Laos. Rimane ancora un mistero per noi. Non sappiamo quale popolazione li costruì, da dove provenivano, e dove vivevano. Abbiamo solo una vaga idea della funzione di questi siti di giare" - ha spiegato il dott. Dougald O'Reilly della Australian National University, a capo del progetto.
Finora si riteneva che i siti delle giare fossero costruiti tra la metà del primo millennio a. C. e l'anno 500 d. C. La maggior parte era fatta di arenaria - la materia prima estratta dalle miniere locali. Sono spesso accompagnate da dischi in pietra, ai quali ci si riferisce spesso come coperchi di giara.
Per ora, i ricercatori si sono concentrati sul Sito 1, collocato nella bassa pianura vicino Phonsavan nella provincia di Xieng Khouang, dove probabilmente il più grande gruppo di questi siti specifici è collocato. La maggior parte di questi gruppi di giare sono su un terreno più elevato - approssimativamente a 1200 - 1300 metri sopra il livello del mare.
L'ultimo studio principale delle giare del Laos è stato portato avanti negli anni trenta dalla geologa e archeologa dilettante Madeleine Colani. In periodi successivi, solo scavi più piccoli sono stati portati avanti, e hanno poco contribuito alla conoscenza delle misteriose giare. Negli anni 1963-1974 la forza militare statunitense bombardò pesantemente l'area durante la guerra del Vietnam. Milioni di materiali militari inesplosi, nella forma di bombe a grappolo, hanno reso il sito molto pericoloso per la popolazione locale e i turisti. Solo all'inizio di questo secolo alcuni dei più noti siti di giare sono stati sminati, permettendo agli archeologi di cominciare ricerche estensive.
"Speriamo che la nostra ricerca contribuirà a nominare la Piana delle giare nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO" - ha aggiunto il dott. O'Reilly.
I risultati degli scavi in prossimità delle giare - sepolture in urne ceramiche. Foto di Dougald O'Reilly
I risultati degli scavi in prossimità delle giare - sepolture in urne ceramiche. Foto di Dougald O'Reilly

Le conclusioni preliminari mostrano che le giare erano associate a pratiche di sepoltura in epoca preistorica. Durante la recente ricerca, gli archeologi hanno scoperto sepolture umane con scheletri e urne in prossimità delle giare. "La nostra ricerca, nonostante il suo stato iniziale, rivela l'ampio spettro di pratiche di sepoltura al Sito 1, che è molto interessante. Una tale varietà di rituali in una cultura è inusuale. Ci possono essere diverse spiegazioni per questo fenomeno. Speriamo di trovare una spiegazione" - ha affermato il dott. O'Reilly.
Kasper Hanus prepara il drone per il volo. Foto di Marta Siłakowska
Kasper Hanus prepara il drone per il volo. Foto di Marta Siłakowska

Alcune delle aree oggetto di scavi sono state selezionate sulla base dell'analisi GPS; gli scienziati usano una vasta gamma di metodi di ricerca. Effettueranno l'analisi del DNA e degli isotopi sulle ossa dei defunti. Il sistema di ricerca GIS (Geographic Information System) è stato sviluppato per questo progetto da Kasper Hanus - un dottorando dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz University a Poznań, che ha anche avuto una parte attiva nella ricerca sul campo.
"I nostri conseguimenti comprendono una precisa mappatura di tutte le giare e oggetti che le accompagnano presso il Sito 1 - finora nessuno aveva intrapreso questo compito. Ora sappiamo che c'erano esattamente 348 giare qui" - Kasper Hanus ha spiegato a PAP.
Scavi nei pressi delle giare, condotti da studenti polacchi. Foto di Dougald O'Reilly
Scavi nei pressi delle giare, condotti da studenti polacchi. Foto di Dougald O'Reilly

Il GIS - database contenenente informazioni non solo sulla collocazione delle giare ma pure sulle loro dimensioni e materie prime delle quali erano composte - sarà accoppiato a una mappa preparata pure da Kasper Hanus utilizzando le immagini scattate da un drone. Gli studenti dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań hanno pure partecipato ai lavori di quest'anno.
"Alcune giare hanno dimensioni impressionanti - la più grande che abbiamo misurato questanno aveva due metri di diametro ed era alta più di 2 metri!" - così ha spiegato a PAP Karolina Joka, una studentessa che ha partecipato alla ricerca.
Parte integrale del progetto di ricerca è stato l'addestramento di archeologi e studenti di archeologia nell'uso di moderne tecnologie per la ricerca sul campo.
Il lavoro proseguirà l'anno prossimo - l'intero progetto è programmato per 5 anni. La ricerca dell'Australian National University presso la Piana delle giare, condotta in cooperazione col Ministro dell'Informazione, Cultura e Turismo del Laos, è finanziata dall'Australian Research Council.

 
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, Szymon Zdziebłowski. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


I cannoni in ferro dal Forte William Henry provengono dall'HMS Looe?

25 Marzo 2016
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Secondo Joseph Zarzynski, alcuni (se non tutti) i nove cannoni in ferro (su un totale di 68) presenti nel Forte William Henry, proverrebbero dal relitto della nave HMS Looe.
La nave affondò nel 1744, dopo aver colpito la barriera corallina. Il forte è una riproduzione, ricreata a New York e aperta nel 1954: il forte originale fu costruito nel 1755 dai Britannici durante la guerra contro Francesi e Indiani.

Link: The History Blog; The Eagle; Associated Press
Entrata al Forte William Henry, da WikipediaPubblico Dominio (IrisKawling at en.wikipedia - Work of IrisKawling. Transferred from en.wikipedia to Commons by User:Kurpfalzbilder.de using CommonsHelper).


Inchiostro metallico nei papiri di Ercolano

25 Marzo 2016
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L'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. ha coperto e preservato pure i papiri appartenenti all’unica biblioteca dell’antichità a conservarsi integralmente fino ad oggi, ad Ercolano (Herculaneum). Recentemente è stato pure possibile leggere alcune parole da questi papiri carbonizzati, senza srotolare i delicatissimi reperti.
Un'altra scoperta recente riguarda l'utilizzo del piombo nell'inchiostro utilizzato per la scrittura nei manoscritti greci e romani. Fino a poco tempo fa si riteneva che quell'inchiostro fosse invece prodotto col carbonio, e che il metallo fu utilizzato maggiormente solo a partire dal quarto secolo d. C.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, si è spinto ora a formulare ipotesi sull'origine e lo stato del piombo in quei papiri. In particolare, si è scoperto inchiostro metallico in due frammenti dei papiri della biblioteca ritrovata ad Ercolano. Ciò modifica la nostra conoscenza della storia della scrittura e spinge indietro di alcuni secoli l'introduzione dei metalli nell'inchiostro.
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Milano: ‘Cristo di Gaudenzio Ferrari e il manigoldo’ al Castello Sforzesco

Castello Sforzesco

Pasqua, straordinaria esposizione del ‘Cristo di Gaudenzio Ferrari e il manigoldo’ proveniente dal Sacro Monte di Varallo

Presso il Museo delle sculture lignee l’opera dialoga con una ‘Maddalena’ appena acquistata dal Comune e con altre opere coeve

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Milano, 26 marzo 2016 – Una piccola ma straordinaria esposizione presso il Museo delle Sculture Lignee al Castello Sforzesco accompagna la Pasqua dei milanesi. Al centro della sala XVII del Museo si trova infatti allestito un gruppo di due splendide statue policrome a grandezza naturale: si tratta del  ‘Cristo di Gaudenzio Ferrari e il Manigoldo’, coppia di sculture in legno provenienti dalla Cappella XXXII Sacro Monte di Varallo, un complesso monumentale tutelato dall’UNESCO che si snoda lungo un percorso di 45 cappelle popolate da oltre 800 statue dipinte a grandezza naturale, rappresentando idealmente il percorso di ascesa al Calvario di Gesù.

Le due statue, che rappresentano la scena di un Cristo flagellato e sanguinante trascinato con una corda da un furfante, sono poste in dialogo con altre due opere delle Raccolte Civiche in modo da poterne indagare affinità e differenze: una statua lignea della ‘Maddalena’ da poco acquistata dal Comune di Milano per ricongiungersi con quella di un ‘Nicodemo’ al fine di ricomporre un ‘Compianto sul Cristo morto’ realizzato da Giovanni Angelo del Maino (Pavia, 1470 circa - 1536), che viene esposta per la prima volta al pubblico; e una ‘testa’ lignea, anch’essa attribuita a Gaudenzio Ferrari.

Oggetto a Milano di un accuratissimo restauro che ha rinnovato colori e ripristinato tessuti e capigliatura, le due sculture resteranno esposte al Castello Sforzesco fino al 3 aprile e poi, fino all’8 maggio, presso Casa Testori a Novate. Si deve infatti a Giovanni Testori l’attribuzione della statua del Cristo a Gaudenzio Ferrari ­(1470 circa, Valduggia – 1546, Milano), artista attivo a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento e dunque contemporaneo di Leonardo e Bernardino Luini. Successivamente, le statue torneranno a Varallo per riunirsi al percorso di quello che Testori stesso definì ‘il gran teatro montano’.

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Osso d'orso dalla Contea di Clare pone il popolamento dell'Irlanda a 12500 anni fa

20 - 21 Marzo 2016
800px-Island_of_Ireland_location_map_Clare.svgUna rotula di un orso della Contea irlandese di Clare sposta indietro la data del popolamento dell'Irlanda di 2.500 anni. L'osso presenta infatti sette incisioni causate da uno strumento tagliente.
Ritrovato nel 1903 nella grotta di Alice e Gwendaline, l'osso era rimasto nel Museo Nazionale d'Irlanda per cento anni, fino alla datazione al radiocarbonio che lo ha datato a 12.500 anni fa, nel Paleolitico.
Fino ad oggi, la prima attestazione della presenza umana veniva dal Monte Sandel nella contea di Derry, da un sito mesolitico datato all'8.000 a. C.

Link: Institute of Technology Sligo; BBC NewsThe GuardianThe Independent; The Irish TimesThe Journal.ie; Fox News
La Contea irlandese di Clare, da WikipediaCC BY-SA 3.0 ( Island_of_Ireland_location_map.svg: *Ireland_location_map.svg: NordNordWest Northern_Ireland_location_map.svg: NordNordWest Northern_Ireland_-_Counties.png: Maximilian Dörrbecker (Chumwa) derivative work: Rannpháirtí anaithnid (talk) derivative work: Mabuska (talk) - Island_of_Ireland_location_map.svg ).