Adolf Vallazza

Adolf Vallazza, sciamano del legno antico

"Adolf Vallazza, sciamano del legno antico" di Lucio Rosa ci porta nel mondo dello scultore gardanese e delle sue straordinarie opere in legno.
Il documentario verrà proiettato alle 18:00 di domenica 19 ottobre alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea".

 

Adolf Vallazza, sciamano del legno antico

Adolf VallazzaNazione: Italia

Regia: Lucio Rosa

Consulenza scientifica: Stefano Biagetti

Durata: 40’

Anno: 2019

Produzione: Studio Film TV

Sinossi:

Il bosco, silente e ordinato, i tronchi ravvicinati e umidi si sono affidati ad Adolf Vallazza. Un viaggio assorto e pieno di attese, finisce nei linguaggi e nelle forme dell’uomo contemporaneo. L’artista non interroga la materia – che è già sua – ma il genio dei luoghi che l’ha generata. Con lui tesse il dialogo serrato che porta alle trasformazioni dei legni, programma i loro destini futuri e in loro soffia il suo spirito.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Dolomitale Filmfestival Val Gardena 2019

  • Firenze Archeofilm 2019

Informazioni regista:

Lucio Rosa, regista, documentarista, giornalista, fotografo, inizia l'attività nel 1965 come libero professionista. Vive e lavora tra Bolzano e Venezia, la sua città natale, ma il lavoro lo svolge anche lungo le "vie del mondo". Nel 1975 fonda la STUDIO FILM TV un’azienda di produzione cinematografica e televisiva, che in completa autonomia produttiva e, avvalendosi anche di professionisti esterni con grande esperienza, realizza prodotti video sia in elettronica che con la tecnica cinematografica. L’esperienza e la competenza di un team di professionisti dell'immagine, supportati da una dotazione tecnica di proprietà dagli elevati standard qualitativi (Broadcast - Digital Betacam), permettono di seguire tutte le fasi di creazione del prodotto: ideazione, stesura della sceneggiatura e dei testi, riprese, editing e post produzione.

Informazioni casa di produzione: http://www.studiofilmtv.it/

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Conte magico

Il Conte magico

Un capitolo della Storia d'Italia, quello del Risorgimento, raccontato in modo originale attraverso la storia di un individuo decisamente bizzarro.
Se non avete mai sentito parlare di Cesare Mattei e non avete mai visitato la sua splendida Rocchetta, allora dovete vedere "Il conte magico", sabato 19 ottobre, alle 21, alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea".
Il film è diretto da Marco Melluso e Diego Schiavo, e vede la partecipazione di Antonio Pisu, Luciano Manzalini, Eraldo Tutta e Roberta Giallo.
Non mancate!

Il Conte magico

Conte magicoNazione: Italia

Regia: Marco Melluso, Diego Schiavo

Durata: 80’

Anno: 2019

Produzione: Paolo Rossi per Genoma Films

Sinossi:

La vita di Cesare Mattei e della sua Rocchetta, sospesa tra storia e leggenda, narrata con umorismo e garbo, alla scoperta delle meraviglie di un territorio ricco di sorprendenti attrattive.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Bellaria Film Festival

  • L’aquila e il corvo – Nuovo Cinema Aquila di Roma

Premi e riconoscimenti:

  • Premio Mangiacinema Pop

Informazioni regista:

Marco Melluso è un docente a contratto sul corso di Istituzioni di diritto romano e Storia del diritto romano. Svolge da anni ricerche sul tema della schiavitù in epoca romana, in particolar modo sul passaggio tra l’antichità romana e il Medioevo. Si occupa anche di divulgazione attraverso l’audiovisivo.

Diego Schiavo, classe 1976, sound designer, autore e regista. Nel 2000 ha lavorato come sound designer ponendo particolare attenzione all’interazione tra segno sonoro e significato. Insegna Sound Design e Suono applicato in numerosi corsi e seminari. Ha collaborato, tra gli altri, con Peter Greenaway, Giuseppe Bertolucci, Giorgio Diritti, Davide Ferrario, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Lella Costa, Luciano Manzalini, Syusy Blady e Patrizio Roversi, Ducati Moto e Piquadro. I suoi lavori hanno ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Informazioni casa di produzione: https://genomafilms.it/

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=nfgUVLj4qmI

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://buonenotiziebologna.it/primo-piano/77-interviste/3616-il-conte-magico

Scheda a cura di: Fabio Fancello


ragazzo Nikon Lucio Rosa

Il “ragazzo” con la Nikon

Un occhio curioso e vivace, quello di Lucio Rosa, autore del documentario "Il ragazzo con la Nikon". Una dichiarazione d'amore, resa attraverso migliaia di foto, per una terra dalla storia millenaria, ormai sempre meno raggiungibile: la Libia.
Il film, prodotto da StudioFilmTv, verrà proiettato sabato 19 ottobre alle 19:00 alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea".

Il “ragazzo” con la Nikon

ragazzo Nikon Lucio RosaNazione: Italia

Regia: Lucio Rosa

Durata: 31’

Anno: 2019

Produzione: Studio Film TV

Sinossi:

Le antiche oasi che gli Imazighen, “uomini liberi”, i berberi di Libia, vestirono di una splendida architettura, oggi sono quasi tutte abbandonate e cadute nel degrado. È un mondo che sta scomparendo, non essendoci più grande interesse per il recupero e per la conservazione della memoria e della storia: le architetture sublimi di antiche sontuose dimore, le elaborate architetture con cui si innalzavano magazzini fortificati, i villaggi che accoglievano i mercanti che con le loro carovane portavano i prodotti dell’Africa nera verso i porti del Mediterraneo.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Firenze Archeofilm

Informazioni regista:

Lucio Rosa, regista, documentarista, giornalista, fotografo, inizia l'attività nel 1965 come libero professionista. Vive e lavora tra Bolzano e Venezia, la sua città natale, ma il lavoro lo svolge anche lungo le "vie del mondo". Nel 1975 fonda la STUDIO FILM TV un’azienda di produzione cinematografica e televisiva, che in completa autonomia produttiva e, avvalendosi anche di professionisti esterni con grande esperienza, realizza prodotti video sia in elettronica che con la tecnica cinematografica. L’esperienza e la competenza di un team di professionisti dell'immagine, supportati da una dotazione tecnica di proprietà dagli elevati standard qualitativi (Broadcast - Digital Betacam), permettono di seguire tutte le fasi di creazione del prodotto: ideazione, stesura della sceneggiatura e dei testi, riprese, editing e post produzione.

Informazioni casa di produzione: http://www.studiofilmtv.it/

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=cdXnRYfwkGE

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti): http://www.associazioneargogaudio.org/news/143-libia-2

https://archeologiavocidalpassato.com/tag/film-il-ragazzo-con-la-nikon/

Scheda a cura di: Fabio Fancello


La tempesta in un bicchier d’acqua

Palazzo Mazzetti e l’ingresso alla mostra

Monet e la Normandia in mostra ad Asti

Quando gli scienziati cercano di studiare un fenomeno complesso spesso lo riproducono in laboratorio. Isolarlo dalle interferenze ambientali serve a limitare le variabili in campo e disporre di dati più significativi e facili da interpretare.

La mostra sbarcata ad Asti, nella sede di Palazzo Mazzetti, dopo una vera tournée internazionale, pare concepita con il medesimo intento. Il titolo, “Monet e gli Impressionisti in Normandia”, in realtà si dimostra, come purtroppo accade sempre più spesso, ampiamente inadeguato a farci intuire il senso del percorso (ma forse perfettamente adeguato a richiamare pubblico).
Piuttosto si tratta, appunto, di raccogliere opere che forniscono un punto di vista privilegiato, proprio perché parziale, sulle dinamiche che portano all’infrangersi della tradizione accademica e al formarsi della visione e del sistema dell’arte contemporanei. 

La nascita dell’impressionismo? Non proprio, e comunque non solo.

Ciò che lega tutti i dipinti in mostra, che pure coprono un arco temporale più che ragguardevole per un periodo turbolento come il XIX secolo, è il soggetto: si tratta di vedute della Normandia; per lo più marine, che si alternano a scenari campestri e urbani.
Questa estrema periferia della nazione francese, piccolo universo esotico e selvaggio, ma comodamente raggiungibile da Parigi con il treno, è il bicchiere in cui si scatena la tempesta che scuote il mondo dell’arte ottocentesca.

Viaggio in Normandia

In modo intelligente almeno quanto scolastico il percorso ci offre fin da subito il contatto e il ricordo della scuola di Barbizon: un superbo Daubigny, per cronologia già dentro gli anni roventi dell’Impressionismo, incanta con la plasticità dei grumi di colore (prima e meglio di Van Gogh). 

Monet e gli Impressionisti in Normandia
Charles Daubigny, Villerville-Les-Graves, raggio di sole, 1875

Viene scomodato persino il padre romantico di questi scapestrati: un gustoso e riuscito acquerello di Delacroix suggerisce il legame tra introspezione e paesaggio. Solo quando l’artista si è sentito legittimato a rappresentare il proprio mondo interiore la pittura di figura ha cominciato a cedere il passo al paesaggio. Che non è mai neutro, che non racconta se stesso, ma nel suo carattere, fatto di luci, ombre, superfici, gamme di colore, registra piuttosto lo stato d’animo dell’artista.

Monet e gli Impressionisti in Normandia
Eugène Delacroix, Falesie a Dieppe - Eugène Le Poittevin, Bagno a Étretat - Adolphe-Félix Cals, Tramonto a Honfleur

Monet emerge fin dalla prima sala; si distingue da un percorso tutto sommato coerente proprio per l’evidente estraneità a questo compiacimento narcisista della pittura romantica. Le falesie di Étretat appaiono con assertiva solidità. Nessun facile ammiccamento: ma la precisa e immanente registrazione ottica della veduta.
Nessuna indulgenza verso il pittoresco, nessuna narrazione della vivace vita dei bagnanti che cominciano a popolare le località di mare (come invece accade nella curiosa scena ritratta da Eugène le Poittevin). Solo roccia, sabbia, acqua, cielo, nuvole: e su tutto, la luce, o meglio la virtù della luce di rivelare ai nostri occhi la specificità della materia con cui si scontra. Sempre uguale, sempre diversa.

Ecco il quesito centrale: da dove può venire questo drastico scatto in avanti? Bastano i presupposti naturalisti e tardo-romantici a determinare questo sviluppo? O c’è un elemento di rottura, un punto di radicale novità che può aver spinto l’occhio di Monet a vedere nel paesaggio, e soprattutto nelle marine della Normandia, la crepa che permette di guardare oltre il massiccio e statico sistema dell’arte tradizionale verso il futuro delle avanguardie?

A mio parere l’elemento capace di scatenare la tempesta impressionista è ben rappresentato dalla mostra (anzi, forse avrebbe meritato di comparire nel titolo): l’opera di un vero figlio della Normandia, Eugene Boudin.

Monet e gli Impressionisti in Normandia
Eugène Boudin, Pescatori in riva al mare, 1891

Il re dei cieli alle radici dell’avanguardia

Nato a Honfleur, autentico normanno, Boudin impreziosisce il percorso con opere belle, interessanti, importanti. Con l’occhio di chi è abituato a indagare un paesaggio in costante mutamento, “le roi des ciels”, come lo chiamava Camille Corot, pare intraprendere in modo del tutto ingenuo quella strada che condurrà a tappe rapidissime verso le rivoluzioni del XX secolo. 

Eugène Boudin, Veduta del bacino di Trouville, 1865

Cieli giganteschi sovrastano scene sapide, quotidiane e moderne, stenografate con grazia vivace: niente giudizio, niente retorica. Non c’è una storia da raccontare, non c’è qualcuno di cui sorridere né uno stile di vita da additare a modello. Nessuna morale; solo la registrazione di un momento e di un luogo. Tanto precisa da colpire Charles Baudelaire, che commenta: “Guardando un dipinto di Boudin, si può indovinare la stagione, l'ora e il vento”.

Boudin coltiva, forse senza neppure accorgersi delle conseguenze, la capacità di osservare senza immaginare, di registrare con precisione un momento effimero. E la trasmette al suo più brillante allievo, Claude Monet, dopo averne riconosciuto il talento e averlo convinto ad applicarsi al paesaggio piuttosto che alle caricature. 

Eugène Boudin, Bassa marea al tramonto, 1880-85

L’allievo assorbe a pieno questo metodo fino a farlo proprio. Una volta entrato in contatto con il fermento parigino e immerso nel turbine della modernità che si andava affermando comprenderà a pieno quali possano essere le conseguenze sul modo stesso di concepire il senso e la pratica della pittura di quella che nel suo maestro non era più di un’attitudine.

Nelle enormi porzioni di nuvole e azzurro che occupano quasi per intero le tele di Boudin le regole della pittura figurativa tradizionale cominciano a sfrangiarsi, fino ad evaporare in una sinfonia di colori primi nella tarda raffigurazione delle falesie di Pourville.

Monet e gli Impressionisti in Normandia
Claude Monet e le falesie di Pourville

Come satelliti intorno a questo dialogo allievo-maestro che contribuisce a gettare le fondamenta dell’idea contemporanea del fare arte ruotano opere godibili e curiose

Auguste Renoir, Tramonto, veduta di Guernsey (?), 1893 ca

Un Renoir vaporoso, evanescente e bizzarro. Ottimi lavori dell’elegantissimo Camille Corot si confrontano con il naturalismo di Courbet.
Un’intensa prova di Bonnard fa da apripista a una rappresentanza di post impressionisti, riuniti intorno al tema della veduta urbana lungo le rive della Senna.

Monet e gli Impressionisti in Normandia
Pierre Bonnard, Il bacino degli yachts a Deauville, 1910 ca.

Come nuvolette che si sparpagliano nel cielo, come onde ingrossate che si infrangono via via più mansuete sulla spiaggia, queste gradevoli presenze sembrano man mano disperdere la forza di un temporale. Di quell’improvvisa tempesta che si scatena in un minuscolo scorcio di Francia affacciato sul mare e che, nel suo diradarsi, lascerà il nostro modo di intendere l’arte e la pittura irrimediabilmente trasformato. Carico di un’energia tanto dirompente da travolgere tradizioni e istituzioni per arrivare a infiammare il Novecento.

 

 

 

Le immagini delle opere in mostra sono state realizzate da me e sono pubblicate con licenza Creative Commons
Licenza Creative Commons
Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.


Quando il paesaggio forma l'architettura

Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!

(Johann Wolfgang Goethe)

Volete perdere i sensi anche voi come Goethe? Open House Napoli ve ne offre l’occasione e il prossimo weekend del 26 e 27 ottobre sarà possibile scoprire 100 luoghi nascosti, privati, sempre unici e normalmente non accessibili. È coinvolta tutta Napoli, dai centri alle periferie, e gli oltre 400 volontari guideranno i visitatori in un’esperienza unica e inedita, del tutto gratuita. Per il programma completo basta visitare il sito di Open House Napoli www.openhousenapoli.org dove, per ogni luogo da scoprire, sono indicati gli orari, l’accessibilità, la possibilità di portare gli amici animali o l’eventuale necessità di prenotazione.

Ebbene, tra questi luoghi abbiamo deciso di sceglierne alcuni che Goethe non può, di certo, aver visto - e capiremo il perché - ma che sembrano fatti apposta per fare perdere i sensi per la potenza del paesaggio che li circonda e non solo.

Casa Glo - la Gloriette. Foto: Open House Napoli

Siamo a Posillipo, sulla collina a picco sul Golfo dove la vista, prima di perdersi, spazia su Capri e Sorrento. Via Petrarca è la via a mezza costa che taglia la collina di Posillipo e in corrispondenza del civico 50, sulla sinistra venendo da Mergellina, una serie di tornanti scende ripida verso la costa; dopo un centinaio di metri si raggiunge Casa Glo-La Gloriette.

Ci sono luoghi in cui l’architettura è fatta di sensazioni visive e anche di valori civici e morali; non solo fatta di mattoni e cemento ma anche e soprattutto di pensiero e di storia, anche di storia recente e di cronaca e La Gloriette è uno di questi luoghi. Un luogo in cui è passata la storia quotidiana di un riscatto civile e il segno della vittoria della civiltà sulla barbarie della camorra. Per questo motivo non sono le linee e gli spazi di un edificio ampio, ma cupo e imprigionato tra mura e sistemi di difesa che gli anni non migliorano, quelle che trasformano in architettura un’edilizia corrente; non sono i vezzi di una ricchezza volgare e sciatta a fare l’architettura ma piuttosto le idee di una società civile che è riuscita nell’impresa di trasformare un edificio in un luogo dello spirito grazie alle attività e alle molteplici abilità di persone che la nostra società sbagliata chiama disabili. E in questo luogo, grazie a loro e alle attività del Centro polivalente La Gloriette - un servizio della Cooperativa Sociale L'Orsa Maggiore che accoglie persone vulnerabili con problemi di autonomia -, si esce da quelle mura cieche, da quelle recinzioni di guerra, da quella volgarità esibita, si trasfigura tutto e qui il paesaggio meraviglioso e struggente del Golfo usa i nostri occhi come porte per colpire l’anima e quasi farci svenire per l’emozione.

Casa Glo - la Gloriette. Foto: Open House Napoli

La gloriette era, nell’architettura storica, una struttura leggera per il belvedere ornata di piante, una parte del parco di una villa da dove godere il panorama, un luogo dello spirito dove dedicarsi al riposo e alla poesia. Scomparsa la struttura originaria ne è rimasto il toponimo finché, negli anni Ottanta, un boss del narcotraffico se ne appropriò facendone la residenza bunker per sé e per la propria famiglia: protetta da alti muri ciechi con feritoie per la difesa armata, schermata verso l’esterno da rampicanti di cui restano i graticci metallici di sostegno, difesa con recinzioni più adatte a una fortezza, la casa esprime ancora oggi la paura dei suoi proprietari per il mondo esterno e per il mondo civile; i volontari di Open House Napoli sapranno descrivervi questa paura anche attraverso la descrizione della follia che governa l’inquietante lastra di pietra incisa che orna la parete di un salone. La casa dimostra, in sostanza, la negazione per la straordinaria bellezza del paesaggio che la circonda, ma proprio questo paesaggio è quello che si è poi dimostrato vincente e questo paesaggio, insieme ai valori del riscatto sociale, è riuscito a disegnare una vera architettura.

Casa Glo - la Gloriette. Foto: Open House Napoli

Lo Stato ha impiegato quasi 35 anni per restituire La Gloriette alla società civile e oggi, la visita che ci offre Open House Napoli, è un’opportunità unica di scoperta di una parte della città che è tornata ad essere un luogo dello spirito dove il pensiero civile riporta alla luce splendida del sole di Napoli un’architettura celata, rapita e restituita alla collettività.

Info visita:

Via Francesco Petrarca, 50, 80123 Napoli NA

Sabato 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 12:00 > 13:00
Durata: 60 minuti

Numero di persone per visita: 50
Accessibilità disabili: totale
Bambini: sì
Animali: no
L’ingresso è su prenotazione

https://www.openhousenapoli.org/location/location.php?l=24

A Casa Glo-La Gloriette abbiamo scoperto come l’edilizia si faccia architettura attraverso la rinascita civile e il paesaggio; a poca distanza da lì, riprendendo Via Petrarca e raggiungendo il civico 38, sempre sulla sinistra in direzione di Marechiaro, Open House ci fa scoprire un’altra sorpresa: questa volta una vera e propria architettura pensata, disegnata e costruita per fondere il linguaggio materico con il paesaggio circostante: si tratta di Casa Bianca.

CASA BIANCA - STUDIO PICA CIAMARRA ASSOCIATI. Foto: Open House Napoli

A partire da un vecchio casolare di famiglia immerso tra le frasche della collina, ormai degradato a edilizia priva di qualsiasi carattere espressivo, l’architetto Massimo Pica Ciamarra, nel 1964, nel doppio ruolo di committente e progettista, affronta il tema della casa e lo declina in un complesso multiforme e sfaccettato, poliedrico ma al tempo stesso fortemente unitario che recupera in parte la disposizione dell’edificio preesistente inglobandone alcuni elementi peculiari come la torre dei colombi, ambienti voltati, vecchi muri e, soprattutto e facendolo diventare il centro propulsore di tutto il complesso, un grande albero di noce centenario.

Il paesaggio è anche in questo luogo il protagonista che costruisce l’architettura e la stessa architettura prende corpo e matericità per formare un nuovo paesaggio che dialoga con gli scorci che, dall’interno delle abitazioni e attraverso i percorsi, i camminamenti, gli affacci, creano fluenti canali di paesaggio che esaltano la relazione organica tra esterno ed interno, tra casa e contesto circostante.

CASA BIANCA - STUDIO PICA CIAMARRA ASSOCIATI. Foto: Open House Napoli

La maestria dell’architetto sta nell’aver creato un cardine spaziale nella corte comune che ha a sua volta il suo fulcro nel vecchio noce; è, questo, un luogo collettivo che favorisce l’incontro e il confronto -quasi una riduzione in scala delle piazze del centro di Napoli- e da questo si irradiano tutti i percorsi che collegano i tre edifici, di cui uno, triangolare e a un solo piano, ospitava lo studio dell’architetto. La Casa Bianca si dispone su più livelli adeguandosi alla forma del terreno e le terrazze digradano verso l’orizzonte, come se anch’esse fossero attratte dallo spettacolo naturale dell’intorno; il paesaggio entra nelle abitazioni attraverso grandi vetrate e la luce brillante diventa un arredo fisso cangiante e multiforme, capace di inondare e trasformare gli spazi di abitazione. Lo stesso progettista ci può fare da guida nella descrizione: è un paesaggio architettonico multiforme e variegato: ora prolungato e disteso in volumi lavorati, tagliati, svuotati, giustapposti e comunque segnati dalle grandi aperture, ora raggrumato in anditi raccolti, in piccole logge, passaggi “segreti”.

Info visita:

Via Francesco Petrarca, 38, 80123 Napoli NA

Sabato 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 12:00 > 13:00 | 13:00 > 14:00 | 14:00 > 15:00

Durata: 60 minuti

Numero di persone per visita: 20
Accessibilità disabili: si
Bambini: sì
Animali: no
L’ingresso è su prenotazione

https://www.openhousenapoli.org/location/location.php?l=83

C’è un altro luogo, e non è certo l’ultimo, tra quelli proposti da Open House Napoli nelle giornate del 26 e 27 ottobre, che possiamo raggiungere prima di scendere a Mergellina e tornando sui nostri passi; superiamo, sulla destra, l’ingresso della spettacolare Villa Doria d’Angri e imbocchiamo via Orazio: sulla destra, posta al di sotto del livello stradale e stretta tra la mezza costa, via Caracciolo, la fontana del Sebeto e il mare, si affaccia la Villa Oro di Luigi Cosenza e Bernard Rudofsky.

Gli schizzi dell’architetto conservati all’archivio Luigi Cosenza (1905-1984) ci immergono negli anni Trenta e, ancora una volta, nell’emozione del paesaggio del golfo in cui spicca un Vesuvio ancora fumante. A questo link per poterlo vedere: (https://www.archivioluigicosenza.it/it/6/villa-oro-napoli-1934-1937)

Villa Oro. Foto Open House Napoli

Mentre Cosenza collabora con le prestigiose riviste Domus e Casabella e avvia la collaborazione con l’architetto viennese Bernard Rudofky, dopo aver progettato il Mercato Ittico di piazza Duca degli Abruzzi, si avvicina al razionalismo europeo e nelle due case unifamiliari di Villa Oro e Villa Savarese, vicine tra loro a Posillipo, crea un linguaggio architettonico che all’oggettivismo mescola i caratteri dell’architettura mediterranea.

La villa è costruita su un costone di tufo esposto a mezzogiorno sulle meraviglie di via Caracciolo, Castel dell'Ovo, il Vesuvio, la penisola sorrentina e Capri. L’edificio si innalza su tre livelli che giocano tra spazi coperti e aree scoperte, riuscendo ad occupare il lotto di terreno stretto e lungo con un' alternanza di aperture verso il mare e schermature di protezione dal sole che creano giochi di ombre scure e profonde.

Villa Oro. Foto Open House Napoli

Sul basamento tufaceo e costruiti di blocchi dello stesso materiale sono realizzati gli ambienti tecnici, dei servizi, due camere, un bar e una taverna, mentre al livello intermedio si aprono gli ambienti di rappresentanza e al livello superiore, con volumi bianchi concatenati, erano disposte le camere da letto. I volumi presentano facciate bianche e tese, prive della retorica del Regime e più vicine, invece, ad un razionalismo europeo che si sposa perfettamente con il contesto e con il tema della villa sul mare.

Arredo e mobili, insieme al grande pavimento centrale in maiolica sul quale è disegnato il golfo di Napoli, rappresentano un ulteriore contributo alla qualità del progetto.

Villa Oro. Foto Open House Napoli

Luigi Cosenza elaborò il progetto di Villa Oro trascorrendo più di un anno, nel 1934, sull’isola di Procida e, affacciandosi sulle terrazze della villa, si comprende immediatamente quanto l’emozione del paesaggio del Golfo sia entrato intimamente a formare di sé un’architettura unica, raffinata e pienamente partenopea.

Info visita:

Via Orazio, 27, 80122 Napoli NA
Sabato 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 16:00 > 17:00 |

Domenica 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00

Durata: 60 minuti

Numero di persone per visita: 10
Accessibilità disabili: no
Bambini: no
Animali: no
L’ingresso è su prenotazione

https://www.openhousenapoli.org/location/location.php?l=81

 

 

 


in minimis maxima

In minimis maxima

"In minimis maxima", scriveva Plinio il Vecchio riferendosi alla Natura. La frase diventa il titolo di questo originale documentario, artistico e archeologico, in cui la storia della ricerca nel sito paleolitico di Valle Giumentina, in Abruzzo, si intreccia con quella degli studiosi coinvolti nello scavo.
Il film, dei registi Pierre Gaignard e Laura Haby aprirà la giornata di domenica 20 ottobre, alle 17:00, alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea".

#inminimismaxima - Chronique d'une fouille

in minimis maximaNazione: Francia

Regia: Pierre Gaignard, Laura Haby

Consulenza scientifica: Elisa Nicoud

Durata: 52’

Anno: 2018

Produzione: CNRS CEPAM

Sinossi:

Questo film ibrido, artistico e archeologico, invita a pensare l’Umanità di ieri guardando quella di oggi, a meno che non sia il contrario, attraverso ciò che ci lega tutti: i nostri gesti, le nostre tradizioni, i nostri territori, la nostra resilienza, i nostri oggetti tecnici, che si tratti di bifacciali o degli smartphone. L’archeologo e il regista si confrontano con l’assenza di documenti scritti o figurativi. Ciò nonostante, il lavoro di ciascuno di loro è di fornire al pubblico delle vere immagini della Preistoria di Valle Giumentina. Attraverso un va e vieni tra il tempo che passa sul cantiere di scavo e il lungo tempo che si esplora, lo sguardo etnografico si forma, la memoria si sveglia, il discorso storico si scrive.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Firenze Archeofilm

Informazioni regista:

Pierre Gaignard si è laureato in Belle Arti a Rennes e Lione. Regista, scultore, narratore, dà ai suoi soggetti di ricerca opere eclettiche sotto forma di film o costruzioni metalliche motorizzate.

Laura Haby si è formata in pittura e arte audiovisiva presto le scuole d’arte di Montpellier e Lione e a Fresnoy, presso lo studio nazionale di arti contemporanee. Adesso incentra i suoi film su vari temi di ricerca, combinando storie intime e contesti sociali, linguaggio e modellatura plastica.

Informazioni casa di produzione: http://www.cepam.cnrs.fr/projets/autres-projets/idex-uca-in-minimis-maxima-elisa-nicoud/amp/

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=i9vDwgtIxZY

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

http://univ-cotedazur.fr/fr/idex/academies/human-societies-ideas-and-environments/contents/news/inminimismaxima-au-festival-du-film-archeologique-de-florence

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Riqualificazione e verde urbano. Alla scoperta del polmone verde della città di Napoli

Essere felici in città? Si può e tutti possono contribuire. Non servono studi scientifici a dirlo, ma gli spazi cittadini con molto verde aiutano a smaltire lo stress e a ridurre la depressione. Ritrovare se stessi immersi in una piacevole lettura, a respirare aria buona in mezzo ad alberi e fiori è possibile senza dover spostarsi di molto e andare in campagna. Come tutte le grandi città ad alta densità di popolazione e cementificazione, anche Napoli nasconde dei polmoni verdi dal grande valore paesaggistico. Spazi verdi, parchi e orti urbani che partono da un importante progetto di riqualificazione urbana e di zone dismesse aiuta moltissimo a migliorare la salute delle persone e della città, ripulendola dalle emissioni di CO2. Spesso le spese sono low cost e in molti casi è la soluzione perfetta per non consegnare all’oblio metri quadrati di territorio prezioso.

L’attenzione al verde, secondo recenti statistiche, è cresciuta molto ultimamente e se fino a pochi anni fa alcuni concetti erano in mano esclusivamente ad esperti del settore, ora si può parlare di cultura pop del verde.

Grazie all’evento Open House Napoli che nasce per diffondere bellezza e conoscenza del territorio, sarà possibile, passeggiare, nelle due giornate di sabato e domenica 26 - 27 ottobre, nello spazio verde di Napoli attraverso visite che, già da questa prima edizione, permetteranno di scoprire il “respiro nascosto della città”. Qualche esempio?Il Parco di Re Ladislao, splendido hortus conclusus a ridosso della Chiesa di San Giovanni a Carbonara e luogo di inestimabile valore architettonico o il Parco del Poggio sulla collina di Capodimonte, esempio di recupero di un’area inutilizzata e degradata, recuperata e sottratta all’edificazione degli anni ’60 e ’70. Ma soprattutto vera occasione sarà la possibilità di visita di Nisida che proprio per Open House Napoli aprirà in via eccezionale il suo parco letterario e i suoi suggestivi sentieri.

Scopriamo questo itinerario “verde” all’interno di Napoli!

Parco del Poggio. Foto: Open House Napoli

Parco del Poggio

Sorge nell’area residenziale dei Colli Aminei  nell'area adibita a campo container del dopo terremoto, che era occupata nella Napoli ottocentesca dal Parco della Villa del Marchese del Gallo, nota come Villa Regina Isabella, opera di Antonio Niccolini. Il progetto di riqualificazione dell’area nasce per sottrarre la zona dall’abbandono dopo l’intensa attività di sfruttamento di estrazione del tufo negli anni sessanta per l’edificazione di parte del vicino Rione Sapio. Terminata l’estrazione del tufo, l’area è rimasta per anni in stato di abbandono e si è reso necessario un intelligente progetto di recupero grazie alla costituzione di un parco urbano a cura del Servizio Progettazione e Valutazione Ambientale del Comune di Napoli. Nel parco vi è un’area giochi per bambini e presenta una perfetta commistione tra elementi antropici ed elementi naturali, tra cui un sistema di cascatelle d'acqua che confluisce in una grande vasca, su cui trova posto una piattaforma per spettacoli all'aperto, che da vari anni vede svolgersi una rassegna cinematografica estiva, e percorsi pedonali in tufo e battuto di lapillo che accompagnano ai due belvedere e al giardino di tufo. Le essenze inoltre sono state sapientemente scelte tra quelle autoctone, rendendo i costi di gestione e manutenzione del verde quasi inesistenti.

Info visita: Viale Poggio di Capodimonte, 53, 80131 Napoli NA

Sabato 10:00 > 14:00 | 16:00 > 18:00 | Domenica 10:00 > 14:00

Durata: 45 minuti

Numero di persone per visita: 30
Accessibilità disabili: 
Bambini: sì
Animali: 
L'entrata è consentita fino ad un'ora prima dell'orario di chiusura indicato

Nisida Parco letterario. Foto: Open House Napoli

Nisida Parco Letterario

Dal greco "nisis" che significa isola, Nisida è straordinariamente caratterizzata da un’imparagonabile bellezza paesaggistica ricca di flora e fauna che ha ispirato sin dall’antichità decine di scrittori e poeti che non si sono solo limitati a descriverla ma che proprio da questo luogo hanno tratto le loro trame e personaggi più famosi. L’isola è bene del demanio dello Stato, di pertinenza del Ministero della Giustizia in quanto sede dell’importante Istituto penale Minorile, del centro studi sulla criminalità minorile e di altri servizi sempre relativi alla Giustizia Minorile.

I suoi percorsi, la sua struttura geofisica e le splendide caratteristiche della macchia mediterranea che accoglie, sono state raccontate attraverso le parole di Omero, Cicerone, Boccaccio, Sannazzaro, Caderon de la Barca, Cervantes, Dumas, solo per citarne alcuni. Le essenze vegetali presenti sull’isola, sono state oggetto di studi sin dall’antichità e numerosi testi ci hanno restituito alcune specie tipiche della macchia mediterranea. Tra tutti, il più noto è sicuramente il commento di Plinio il Vecchio, erudita, naturalista, studioso e comandante della flotta di Capo Miseno che portò aiuto alle città vesuviane durante l’eruzione del 79 d.C. Nella sua “Naturalis Historia”, infatti, ci parla della varietà di asparagi presenti sull’isola. La sistemazione dell’isola per sentieri e terrazzamenti risale invece al ‘600, quando un nobile napoletano, Vincenzo Macedonio, provvide ad esaltarne ulteriormente la bellezza favorendone anche un piccolo sfruttamento agricolo. Nisida come Parco Letterario e Naturale è stato immaginato come un percorso che consenta di godere dell’ambiente naturale, attraverso alcuni dei suggestivi sentieri che sono stati riaperti e che percorrono l'isola, come quello dedicato a Omero.

Info visita:

Via Nisida, 59, 80124 Napoli NA

Domenica 10:00 > 11:30 | 11:30 > 13:00 | 13:00 > 14:30 | 14:30 > 16:00

Durata: 90 minuti

Numero di persone per visita: 20
Accessibilità disabili: no
Bambini: sì
Animali: no

Parco re Ladislao. Foto: Open House Napoli

 Parco di Re Ladislao

È un piccolo gioiello posto alle spalle della Chiesa di San Giovanni a Carbonara, nel centro storico di Napoli, dichiarato nel 1995 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per la grande varietà di opere che presenta. Il Parco di Re Ladislao è un giardino storico di 4.500 metri quadrati ed è un esempio tipico di hortus conclusus medioevale, nascosto alla vista  dalle mura. Incantevole il suo contenuto e i suoi profumi che nelle diverse stagioni scatenano i sensi: aranceti, nespoli, limoni, albicocchi e anche un piccolo vigneto.  Molto formale e geometrico, questo tipo di contesto, derivato direttamente dal modello romano, oscillava tra una finalità estetico-contemplativa e quella pratica e produttiva. Il Parco di Re Ladislao si connota infatti come giardino dei semplici, in cui i monaci coltivavano, nel rigore di una tecnica attenta e di un'antica sapienza, piante aromatiche e medicinali. Gli agrumeti fornivano un'integrazione preziosa alla dieta, creando nel contempo un ambiente di particolare, intima suggestione. Il parco prende il nome dal re di Napoli Ladislao d’Angiò – Durazzo vissuto tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400 e passo alla storia per aver a lungo progettato, senza riuscirci, un’unificazione dell’Italia che doveva avere Napoli come capitale. Le sue spoglie sono conservate in una cappella monumentale fatta costruire nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara. Il parco ha subito un restauro nel 2001 con l’inserimento di nuovi innesti botanici e un abbellimento delle oasi di verde.

Info visita:

Via Cardinale Seripando, 80139 Napoli NA

Sabato 10:00 > 13:00 | Domenica 10:00 > 13:00

Durata: 45 minuti

Numero di persone per visita: 25
Accessibilità disabili: no
Bambini: 
Animali: sì
L'entrata è consentita fino ad un'ora prima dell'orario di chiusura indicato

Giardino di Babuk. Foto: Open House Napoli

Giardino e ipogeo di Babuk

Fu la famiglia Caracciolo Del Sole a volere la realizzazione di quest’oasi di pace e bellezza. E protagonisti e gelosi abitanti sono i gatti. Il giardino, infatti, deve il nome proprio al gatto Babuk, il cui erede si aggira tra i cespugli insieme ad altri amici felini. Sono circa 1000 i metri quadrati di piante di limone, banani, fiori e un faggio antichissimo, databile intorno al XIV secolo che rendono ricco il giardino. Tra le aiuole si celano le tracce delle sepolture degli infanti delle suore del Convento dei Saponari, rimaste incinte per le brutalità dei soldati francesi entrati a Napoli nel 1799 al seguito di Championnet. L’ipogeo è costituito da un complesso di cavità, scavate nel XVII secolo per estrarre il tufo necessario a costruire il palazzo sovrastante. Nel corso degli anni fu poi adibito a cisterna d’acqua e durante la Seconda guerra mondiale a rifugio antiaereo, come testimonia un impianto elettrico degli anni ’40 realizzato con isolatori in porcellana. Nell’ipogeo sono incisi alle pareti segni esoterici come croci e salamandre ma lungo un muro, un piccolo incavo è decorato anche da un affresco risalente alla fine del ‘600 come testimonia un’iscrizione. Interessanti anche alcune tracce di difficile datazione e incerta finalità, costituite da uno scudo in rilievo in testa all’ultimo rampante e due nicchie scavate nell’angolo, in prossimità dello smonto della scala al piano cisterna.

 Info visite:

 Via Giuseppe Piazzi, 55 Cerca su Google Maps, 80137 Napoli NA

Sabato 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 12:00 > 13:00 | 14:00 > 15:00 | 15:00 > 16:00 | 16:00 > 17:00 | Domenica 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 12:00 > 13:00 | 14:00 > 15:00 | 15:00 > 16:00 | 16:00 > 17:00

Durata: 60 minuti

Numero di persone per visita: 30
Accessibilità disabili: no
Bambini: a partire dai 12 anni
Animali: no

 

 

 

 

 


Ragusa terra iblea

"Ragusa terra iblea" è l'opera prima del giovane Francesco Bocchieri. Il documentario, realizzato da Terra Iblea produzioni video, si snoda nel tempo e nei luoghi del piccolo capoluogo siciliano: un viaggio a tappe, dalle sue origini ai giorni nostri, dalla campagna allo spazio urbano.
La proiezione avrà luogo sabato 19 ottobre, alle ore 18:15, alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea".

 

Ragusa terra iblea

Ragusa terra ibleaNazione: Italia

Regia: Francesco Bocchieri

Durata: 41’

Anno: 2019

Produzione: Francesco Bocchieri Luana Dicunta

Sinossi:

ll documentario di un viaggio nel territorio di Ragusa attraverso immagini intense e affascinanti.
Vivere la bellezza e la vivacità culturale del territorio ibleo e così apprezzare al meglio la permanenza in città, lasciandosi guidare per le vie di Ragusa, alla scoperta delle sue tante bellezze. Omaggio alla città di Ragusa, il documentario analizza le tappe storiche fondamentali che hanno portato Ragusa ad essere la città che vediamo oggi. Ci si introduce nel territorio e nelle tracce lasciate dall’uomo fino alla distruzione del terremoto e alla successiva rinascita barocca.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Militello Indipendent Film Fest 2019 – Militello in Val di Catania (Catania)

Informazioni casa di produzione: http://www.ragusaterraiblea.it/progetto/

Trailer: http://www.ragusaterraiblea.it/portfolio/trailer/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://www.ecodegliblei.it/IBLA-APRE-UN-aCINEMA-PER-TURISTIa-DALL-IDEA-DI-FRANCESCO-BOCCHIERI-E-LUANA-DICUNTA.htm

https://www.ragusaoggi.it/a-ibla-apre-un-cinema-per-turisti-lidea-di-autoimprenditorialita-di-due-giovani-e-un-film-documentario-ragusa-terra-iblea/

Scheda a cura di: Fabio Fancello


pecunia non olet

Pecunia non olet. L’odore dei soldi nell’antica Pompei

Quali erano gli odori prodotti dagli antichi artigiani di Pompei? Ce lo racconta il film: "Pecunia non olet. L'odore dei soldi nell'antica Pompei", prodotto da Produzioni TILE assieme al Centre Jean Bérard e a Pompeii - Parco Archeologico, per la regia di Nicola Barile.
Il documentario verrà proiettato alle 17.30 di sabato, 19 ottobre, alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea".

 

Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei

pecunia non oletNazione: Italia/Francia

Regia: Nicola Barile

Durata: 40’

Anno: 2018

Produzione: Tile, CNRS/Centre J. Bérard, Parco Arch. di Pompei

Sinossi:

Come avrebbe detto Vespasiano «pecunia non olet», ma i soldi anche a Pompei un odore ce l’avevano. A volte sgradevole, come l’odore dei corpi nei lupanari, il sudore dei vogatori, il pesce marcio nel garum, l’urina per smacchiare; a volte piacevole, come quello delle profumerie e delle panetterie. Il documentario è un viaggio negli odori dell’antica Pompei che oggi il nostro olfatto non riesce più a percepire. Il lavoro dei ricercatori sulle attività produttive all’interno degli scavi di Pompei permette di compiere un suggestivo viaggio attraverso gli odori perduti che le attività umane generavano durante il lavoro per produrre ricchezza.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Firenze ArcheoFilm

  • Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico – Rovereto (TN)

Informazioni regista: Nicola Barile (Santa Maria Capua Vetere, 5 febbraio 1962) è uno sceneggiatore, scrittore e regista italiano. Considerato uno dei pionieri dell'animazione in Campania, dopo aver lavorato diversi anni alle sceneggiature di Un posto al sole, nel 2003 comincia a dedicarsi alla scrittura per ragazzi e, l'anno dopo, pubblica il suo primo romanzo: "Gli scheletri nell'armadio" edito da Tilapia/Colonnese Editore. Da questa pubblicazione prese vita il personaggio "Edo, il piccolo principe di Sansereno". Questi diverrà, qualche anno dopo, il protagonista di un mediometraggio animato realizzato dalla Rai e trasmesso su Rai Due. Parallelamente all'attività di autore, fonda Tilapia, casa editrice e casa di produzione leader nella realizzazione di cartoni animati e di prodotti educational per bambini. Nel decennio 2003-2013 collabora a pieno ritmo con la Rai, firmando come produttore o come regista gli special "Il mistero dell'Uovo di Virgilio" e "La cantata dei Pastori". Nel 2008 scrive e dirige il cortometraggio di animazione "Dalla cella alla brace" realizzato insieme ai detenuti del Carcere di Secondigliano. Nel 2014 produce per Peppino Di Capri il cartone animato "Champagne" in onore del 40º anniversario della canzone. Nel 2015 presenta alla XXVI Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto la serie di documentari Docoons "Arti e Mestieri, Uomini al Lavoro a Pompei". Nel 2016 conduce la direziona artistica della fortunata serie degli spot a cartoni di Caffè Borbone, firmati da Guido Bozzelli e Giovanni Calvino, prodotti da Digitalcomoedia e TILE Storytellers, per poi ritornare nel 2017 alla regia del cartoon-movie "Ninna nanna di sua Maestà", una delle canzoni dello Zecchino D'Oro cantate dal coro dell'Antoniano di Bologna. Nel 2018 scrive, insieme a Calvino, sei nuovi episodi di Giga & Stick, pensati completamente per la nuova frontiera del Virtuale Reality Cartoon. A marzo del 2019 completa la graphic novel “Fiammetta” prodotta da Guido Bozzelli e Giovanni Parisi sulla sceneggiatura scritta da Giovanni Calvino. Prima di imporsi come pioniere dall'animazione in Campania, firma numerosi soggetti e sceneggiature di documentari trasmessi dalla Rai. Il più famoso, ritrasmesso spesse volte sui canali tematici quali Rai Cultura e Rai Storia è "Lo sposo di Napoli" un documentario sulla vita di Achille Lauro. Di rilevanza i documentari firmati con Tilapia e CNRS-Centre Jean Bérard di Napoli, alcuni dei quali presentati alla Rassegna Internazionale di Rovereto. Tra questi, l'ultimo lavoro realizzato è "Pecunia non olet" ovvero "L'odore dei soldi nell'Antica Pompei. Documentario prodotto da Tile in collaborazione col CNRS ed il Parco Archeologico di Pompei selezionato anche per il Firenze Archeofilm organizzato da Archeologia Viva.

Informazioni casa di produzione: https://www.tilestorytellers.com/ http://centrejeanberard.cnrs.fr http://pompeiisites.org/

Scheda a cura di: Fabio Fancello


prehistoric night

The prehistoric night of Mars and Venus

Sabato 19 ottobre la sessione pomeridiana della "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" aprirà con "The prehistoric night of Mars and Venus", di Darko Puharić. Il documentario croato ci porta a scoprire alcuni aspetti della cultura di Vučedol, legati all'astronomia e al culto.
La proiezione comincerà alle 17.00. Vi aspettiamo a Licodia Eubea!

The prehistoric night of Mars and Venus - La notte preistorica di Marte e Venere

prehistoric night Mars VenusNazione: Croazia

Regia: Darko Puharić

Durata: 33’

Anno: 2018

Produzione: Darko Puharić

Sinossi:

La sponda destra del fiume Danubio, nella Croazia orientale, fu occupata dalla cultura dei Vučedol alla fine del III millennio a.C. Tra il 3000 e il 2500 a.C. questo popolo influenzò fortemente le altre culture dell’epoca, lasciando segni evidenti su tutto il patrimonio europeo. Ha convissuto con il periodo sumero in Mesopotamia, la costruzione delle piramidi In Egitto e la fondazione della città di Troia. I Vučedoliani sono stati i primi a padroneggiare il tempo (la prima cultura ad aver creato il calendario!), i primi astronomi a leggere i segreti dei cieli. La notte del 9 marzo 2889 a.C., appena attraversate le Pleiadi, i pianeti di Venere e Marte si trovarono in una congiunzione visibile dalla Terra come in un approccio ravvicinato o anche una “postura d’amore”.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • 10th Alexandre Trauner ART / FILM Festival – Szolnoki, Ungheria

  • Jahorina Film Festival 2019 – Jahorina, Bosnia Erzegovina

  • Aphrodite Film Awards 2019 – New York, USA

  • Berlin Flash Film Festival 2019 – Berlino, Germania

  • Beyond Earth Film Festival 2019 – Chennai, India

  • International Tour Film Festival – Civitavecchia (Roma)

  • Viva Film Festival – Sarajevo, Bosnia Erzegovina

  • Rome Indipendent Prisma Awards - Roma

Premi e riconoscimenti:

  • Miglior cortometraggio in Europa al Quetzalcoatl Indigenous International Film Festival - Oaxaca, Messico

Informazioni casa di produzione: https://www.designstudio-d.hr/

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=6_Sz9r3wt5s

Scheda a cura di: Fabio Fancello