10 Settembre 2015
Tiree,_Balephuil_Bay
Il più antico caso noto di rachitismo è stato individuato in uno scheletro di una donna tra i 25 e i 30 anni, vissuta nel Neolitico (e precisamente tra il 3340 e il 3090 a. C.), e ritrovato nel 1912 presso l’isola scozzese di Tiree, nell’arcipelago delle Ebridi.
Al di là di questo, il caso presenta diversi elementi poco chiari: ci si interroga innanzitutto sullo status della donna, ritrovata in una semplice sepoltura, e non di una tomba a camera. A causa della deformità indotta dalla malattia, potrebbe essere stata isolata dal gruppo.
Rimane poi il dubbio: com’è possibile che la donna abbia contratto una malattia causata dalla mancanza di vitamina D (possibilmente determinata dalla mancanza di luce e cibo dal mare), in un contesto rurale e costiero? Gli studiosi ritengono possibile che la comunità la confinasse al chiuso, che fosse una schiava, che soffrisse di altre malattie o, al contrario, che ricoprisse un ruolo religioso.
Quella sull’isola era una comunità agricola, che coltivava orzo e allevava ovini e bovini, ma aveva smesso di pescare per motivi ignoti, situazione comune nelle società neolitiche: forse vi erano motivi religiosi o tabù in merito.

Lo studio “Difference in Death? A Lost Neolithic Inhumation Cemetery with Britain’s Earliest Case of Rickets, at Balevullin, Western Scotland”, di Ian Armit, Fiona Shapland, Janet Montgomery e Julia Beaumont, è stato pubblicato su Proceedings of the Prehistoric Society.
Link: Proceedings of the Prehistoric Society; University of Bradford; The Guardian; BBC News; Independent; Past HorizonsScience Daily
L’isola di Tiree, foto di Irvine Smith, da WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da Cactus.man.
 

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