L’ARTE DEL ‘900 TRA OSSESSIONE E FOLLIA

Bacon, Freud e la Scuola di Londra al Chiostro del Bramante

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Bacon FreudFrancis Bacon, Lucian Freud: due artisti-simbolo del Novecento, differenti per stile di vita e percorso artistico eppure accomunati dall’interesse ossessivo per la psiche umana, da essi trasposta nelle loro opere con linguaggi opposti. Per la prima volta dopo il 1954, anno in cui entrambi rappresentarono, assieme a Ben Nicholson, la Gran Bretagna alla XXVII Biennale di Venezia, ai due artisti è dedicata un’importante mostra frutto della collaborazione tra DART – Chiostro del Bramante e la Tate Gallery di Londra: Bacon, Freud e la Scuola di Londra nasce con l’ambiziosa finalità di evidenziare, attraverso il raffronto tra i due titolari e i loro discepoli, l’evoluzione dell’arte tra la metà del secolo XX e i nostri giorni.

Bacon FreudQuelli di Bacon e Freud, si diceva, sono linguaggi opposti, ma solo in apparenza: il percorso espositivo è abilmente studiato per dare in prima battuta una visione sincretica del lessico di entrambi gli artisti, per poi prendere in esame la produzione del singolo autore e infine, attraverso le opere dei loro allievi più rappresentativi (Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff e Paula Rego), mettere in luce l’influenza che la loro poetica ha continuato ad avere fino alla fine del ‘900.

A Francis Bacon, celebre per la sua vita sregolata e piena di eccessi, si associa una pittura ferina, istintiva, ottenuta con la sovrapposizione ossessiva dello stesso soggetto ripreso da diversi punti di vista, spesso direttamente sulla tela non preparata; è l’artista del pentimento continuo, con parti del dipinto che vengono coperte e riportate alla luce all’infinito: sue prerogative sono i volti deformati, esseri umani dal sesso indefinibile e dal corpo molle, bocche spalancate in grida di terrore su volti dai lineamenti non discernibili.

Bacon FreudViceversa, Lucian Freud è il pittore dei soggetti apparentemente semplici, quasi infantili nella loro estrema leggibilità: amici, amanti, familiari, perfino animali domestici e oggetti d’uso comune sono da lui ritratti con disegno essenziale e con simbolismo profondo ma appena accennato. Eppure, a un esame più approfondito, queste opere rivelano una gestazione elefantiaca protrattasi lungo anni, talvolta decenni, dovuta a una spasmodica (e mai del tutto conclusa) ricerca della maniera di rappresentare l’anima umana, l’Io più intimo e inconoscibile, la pura psiche. A tal proposito, è impossibile non collegare questo artista a suo nonno Sigmund, padre della psicanalisi.

Folle passione da una parte, ossessiva ponderatezza dall’altra: ne emerge che Bacon e Freud siano due facce di una stessa medaglia, uniti da quella costante indagine psicologica che è alla base dell’arte contemporanea, della quale i due artisti sono forse tra i pionieri più eminenti.

Se per i due titolari numero e disamina delle opere in mostra sono più che sufficienti a dare un’esaustiva visione d’insieme, non è tuttavia lo stesso per gli altri artisti in catalogo: solo un terzo dei quarantasette quadri presenti nel Chiostro appartiene ai seguaci di Bacon e Freud, e alcuni di essi (è il caso della Rego e di Kossoff) sono presenti solo con un paio di dipinti per ciascuno. Di conseguenza, la mostra fallisce in due dei suoi obiettivi dichiarati: tracciare un efficace profilo biografico e artistico di tali artisti e al contempo evidenziare l’importanza della Scuola di Londra nello sviluppo dell’arte contemporanea, soprattutto nel contesto di tematiche quali l’immigrazione, il ruolo della donna e il dibattito socioculturale, richiamate in presentazione ma di fatto scarsamente indagate.

Semmai, le restanti sezioni della mostra sono utili a comprendere quanto certi stilemi riscontrabili in Freud e Bacon si siano perpetuati lungo tutto il Novecento e oltre: si pensi alla cristallizzazione degli istanti, la sovrapposizione dei gesti e dei volti, l’indagine psicologica, pienamente riconoscibili anche nelle opere più vicine ai nostri tempi (la più recente è datata 2004).

In quest’ottica è di certo doveroso menzionare Frank Auerbach, la cui arte si estrinseca massimamente nel ridipingere uno stesso soggetto su un’unica tela fino a farne emergere il colore in maniera quasi tridimensionale: l’artista, tuttora vivente, è forse colui che più di tutti ha recepito la lezione di Freud e Bacon, dei quali è stato allievo e amico, e non è un caso che lui solo sia presente in mostra con più di dieci opere.

Il percorso espositivo si articola su due piani del Chiostro del Bramante, i quali per l’occasione appaiono pesantemente modificati fino a rendere scarsamente individuabili le infrastrutture originali: pareti di cartongesso e quinte provvisorie creano una spazialità labirintica, resa ancora più cupa dai toni grigi con cui sono state tinteggiate le pareti, allo scopo di rendere immersive le suggestioni artistiche evocate dalle opere in mostra.

Completa l’allestimento il cortometraggio The Naked Truth del giovane regista Enrico Maria Artale, proiettato a ciclo continuo in un’apposita saletta a metà percorso: commissionato in esclusiva da DART per questa mostra, il film è stato realizzato con lo scopo di trasporre su pellicola l’arte di Bacon e Freud, nel contesto generale dell’apertura alla multimedialità, già sperimentata in maniera eccellente con le mostre tematiche Dream (2019), Enjoy (2018) e Love (2017) e le monografiche dedicate a Turner (2018) e Basquiat (2017).

Francis Bacon Lucien FreudUna mostra forse imperfetta dal punto di vista accademico, ma estremamente affascinante per atmosfere e qualità delle opere, mediante la quale il Chiostro del Bramante si conferma contenitore d’eccellenza per le esposizioni d’arte moderna e contemporanea nella Capitale.

Freud, Bacon, la Scuola di Londra al Chiostro del Bramante è stata curata da Elena Crippa, Curator of Modern and Contemporary British Art presso la Tate Gallery; sarà visitabile fino al 23 febbraio 2020.