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Getty Museum sigla accordo per restituzione statua Zeus in trono I secolo a. C.

FRANCESCHINI, IL GETTY MUSEUM SIGLA ACCORDO CON L’ITALIA PER LA RESTITUZIONE DELLO ZEUS IN TRONO RIENTRA A NAPOLI STATUA DEL I SECOLO A.C.

Statua di Zeus in trono, artista sconosciuto, Grecia, 100 a.C. circa.
Il J. Paul Getty Museum di Malibu ha annunciato oggi la restituzione volontaria di una statuetta in marmo raffigurante Zeus databile intorno al 100 a.C. acquistata dal museo nel 1992.
Il Getty ha preso la decisione di restituire la scultura di Zeus in trono, alta 74 centimetri, recependo le informazioni fornite dalle autorità italiane corroborate dalla recente scoperta di un frammento della statua. La scultura potrebbe essere stata oggetto di culto in una cappella privata di una ricca dimora greca o romana. Le pesanti incrostazioni marine che in parte la ricoprono fanno supporre un prolungato periodo di immersione in mare. Il lato sinistro della statua, intatto, era probabilmente immerso nella sabbia e perciò protetto.
“Il ritorno dello Zeus in trono – dichiara il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini – restituisce all’Italia un reperto che è parte integrante del patrimonio culturale nazionale. La statua verrà esposta in un primo momento al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per poi venir destinata, una volta determinatane l’esatta provenienza, alla comunità alla quale è stata illecitamente sottratta”.
“Siamo felici di riportare lo Zeus in trono a casa – dichiara il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Nunzio Fragliasso – e di poterlo condividere con i cittadini italiani e i visitatori che giungono da tutto il mondo per apprendere la storia e la cultura del nostro Paese”.
“Il Getty da’ un grande valore alle sue relazioni con i colleghi italiani nei musei e in altri settori culturali” – ha dichiarato il direttore del J. Paul Getty Museum, Timothy Potts – “La decisione di restituire questo reperto da un lato prosegue la nostra pratica di collaborazione con il Ministero per risolvere questioni riguardanti la provenienza e la proprietà di opere della nostra collezione in maniera tale da rispondere a ogni nuova informazione disponibile e dall’altro lato rispetta la buona fede e la missione culturale di entrambe le parti”.
L’antica scultura è stata consegnata oggi alle autorità italiane presso la Villa Getty alla presenza del Console Generale italiano a Los Angeles, Antonio Verde, che si è complimentato con la decisione del museo di restituire il reperto: “E’ meraviglioso che il Getty abbia una relazione così positiva con l’Italia, sia riguardo alle restituzioni di opere d’arte che alle mostre speciali e ai prestiti che espongono capolavori italiani al museo”.
Roma, 13 giugno 2017
Ufficio Stampa MiBACT

Come da MiBACT, redattore Renzo De Simone

Bari: «La “scuola delle donne” nel mondo greco»

Il 25 ottobre l’Associazione Italiana di Cultura Classica (delegazione di Bari) organizza presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Centro Polifunzionale per gli Studenti, sala 1 (Ex Palazzo delle Poste), la conferenza:

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«La “scuola delle donne” nel mondo greco. Dimensione femminile e trasmissione della conoscenza: una riflessione fra antichità e presente»

tenuta dalla Prof. Flavia Frisone, docente di Storia greca dell’Università del Salento.

Abstract della conferenza

Quale spazio era riservato al sapere, nell’universo femminile antico?

E quali “saperi” del femminile erano considerati importanti e socialmente accettabili nella Grecia antica?

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Si partirà da una riflessione sui ruoli educativi che erano destinati alle donne e sull’influenza che questo poteva avere nel definire la forma stessa della società. Dal ruolo di custodi delle memorie familiari, della vendetta e del sangue, a quello di prime destinatarie della promessa salvifica delle religioni misteriche, dall’istruzione pratica da sovrintendenti dell’azienda familiare alla possibilità di attingere agli orizzonti più alti della cultura contemporanea e di misurarsi con gli uomini, a prezzo però della propria dignità sociale, le vedremo, queste donne antiche, incarnate in modelli letterari o in donne vere, che lasciarono traccia della loro vita reale nella documentazione materiale. Ci mostreranno come lo spazio dedicato al loro sapere, o al sapere per loro, non fu mai neutro ma spesso aiuta a ricostruire un’immagine più autentica del mondo in cui vissero.

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Ci insegna qualcosa, oggi, la storia di queste donne, il loro spazio nel margine di un modello culturale che pure ha costituito un paradigma fondamentale per la cultura moderna e contemporanea? Oggi, che l’educazione negata si rivela una schiacciante violenza esercitata su milioni di bambine e ragazze nel mondo, proviamo a chiederci quale peso abbia, per una società, una cultura che possa declinarsi anche al femminile. Per esempio: cosa significa la progressiva “femminilizzazione” degli studi classici che si manifesta sotto i nostri occhi, nella scuola e nell’Università italiane? Dobbiamo considerarla un’ulteriore forma di marginalizzazione, di fronte a una società che dà valore ad altri modelli di sapere? O possiamo guardare a questa come a un’opportunità da non perdere, per le donne e per la cultura?

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Relatore: Flavia Frisone, docente di Storia greca Università del Salento

-> https://www.unisalento.it/web/guest/scheda_personale/-/people/flavia.frisone

Organizzazione: Associazione Italiana di Cultura Classica (delegazione di Bari)

Luogo: Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Centro Polifunzionale per gli Studenti,

sala 1 (Ex Palazzo delle Poste)

Data: 25 Ottobre 2016, ore 17.00

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Il Cavaliere di Marafioti a Locri

Il Cavaliere di Marafioti a Locri

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri

Locri (Reggio Calabria) – Contrada Marasà

30 luglio – 7 agosto 2016

Inaugurazione: 30 luglio 2016 – Ore 19.00

Cavaliere di Marafioti

Dal 30 luglio al 7 agosto 2016, presso il Museo Archeologico Nazionale di Locri – Polo Museale della Calabria, si terrà l’esposizione temporanea del Gruppo del Cavaliere di Marafioti, opera in terracotta del V secolo a.C. rinvenuta in località Pirettina (Comune di Portigliola), alle spalle dell’antica città di Locri.

L’esposizione temporanea sarà inaugurata, alla presenza di autorità istituzionali, sabato 30 luglio 2016, alle ore 19.00.

L’opera, elemento architettonico in terracotta del tempio dorico scoperto nel 1910 dall’archeologo Paolo Orsi, presentata a Milano (“Restituzioni. Tesori d’arte restaurati” di Intesa Sanpaolo), sarà adesso esposta, per la prima volta, nel territorio da cui proviene.

L’intervento di restauro, promosso e curato da Intesa Sanpaolo nell’ambito della XVIIª edizione di “Restituzioni. Tesori d’arte restaurati 2016”, è stato fondamentale per la sua conservazione e per una più approfondita conoscenza della tecnica di realizzazione. Ha permesso, inoltre, di riscoprire anche con l’ausilio di aggiornate strumentazioni, dettagli affascinanti, quali i segni di stesura a pennello del sottile scialbo originale o la policromia in nero, bianco, rosso che evidenziava meglio nell’intento del coroplasta il muso equino o la criniera rifinita a stecca.

Analisi diagnostiche hanno completato il restauro del gruppo che all’epoca della sua scoperta, sul lato occidentale del tempio, era stato rinvenuto in “ minuti frammenti ” e che fu oggetto di un primo intervento di restauro tra il 1911 ed il 1925 quando Paolo Orsi e il restauratore Giuseppe Damico incollarono e integrarono le parti lacunose rafforzando il manufatto con supporti interni.

L’attività di restauro del 2015 è stata effettuata dai restauratori Giuseppe Mantella e Sante Guidi; le ricerche diagnostiche dal dottor Domenico Miriello del Dipartimento di Scienze della Terra – Unical.

Il gruppo del Cavaliere di Marafioti, subito dopo ritornerà nella sua sede, il Museo archeologico di Reggio Calabria e sarà esposto nella sala dedicata alla colonia locrese.

Dottoressa Angela Tecce - Direttore Polo Museale della Calabria

L’iniziativa, fortemente voluta dalla dottoressa Angela Tecce, direttore del Polo Museale della Calabria e dalla dottoressa Rossella Agostino, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Locri, è stata realizzata grazie alla proficua collaborazione con il Museo Archeologico di Reggio Calabria, la Regione Calabria, il FAI – Presidenza Regionale Calabria, e con il sostegno di Intesa Sanpaolo e delle amministrazioni comunali di Locri e di Portigliola.

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Il Cavaliere di Marafioti a Locri

Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri

Locri (Reggio Calabria) – Contrada Marasà

30 luglio – 7 agosto 2016

Inaugurazione: 30 luglio 2016 – Ore 19.00

Dottoressa Rossella Agostino - Direttore Museo Archeologico Nazionale di Locri

Testo e immagini da Ufficio Stampa Polo Museale della Calabria

Sicilia: nuove importanti scoperte a Himera

Presentazione delle nuove importanti scoperte a Himera

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Si conclude nei prossimi giorni la quinta campagna di scavi condotti a Himera, sul Piano del Tamburino, dall’Università di Berna grazie ad una convenzione stipulata nel 2012 con il Parco Archeologico di Himera.

Francesca Spatafora

Questa campagna chiude una prima fruttuosa fase di ricerca che ha fornito nuovi e importantissimi dati sulla funzione del Piano del Tamburino all’interno della antica polis greca di Himera” (Francesca Spatafora)

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Sotto la guida della Prof.ssa Elena Mango dell’Università di Berna ha lavorato, oltra a un gruppo cospicuo di maestranze locali, un’equipe di 13 persone, composta da assistenti, studenti e dottorandi delle Università di Berna, di Neuchâtel e di Tübingen, nonché di un restauratore, di una disegnatrice e dell’archeometro Prof. Hans Mommsen dell’Università di Bonn.

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La campagna di scavi ha pure previsto altre attività legate allo studio, al disegno e al restauro dei reperti archeologici rinvenuti negli ultimi anni, i più rilevanti dei quali saranno esposti – per la prima volta – in occasione del ricevimento di chiusura della campagna, che si svolgerà il prossimo giovedì 14 luglio, alle ore 18.30, presso il nuovo Museo Pirro Marconi (Tempio della Vittoria) di Himera.

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I lavori sul terreno si sono concentrati su due zone, verosimilmente interessate dalla presenza di aree sacre delimitate da un possente muro: una di esse è situata su un pianoro del Piano Tamburino, mentre l’altra si trova a circa 120 metri di distanza in un punto più basso dell’altipiano(Elena Mango)

In un caso, è stato possibile identificare un imponente e vasto edificio di circa 20 metri di lunghezza che rivestiva certamente una funzione centrale nell’ambito dell’area sacra; nell’altro, un edificio consistente di più vani di dimensioni minori, che ha subito varie modifiche, nonché possenti strutture murarie adiacenti attribuibili a un’area sacra a cielo aperto, dotata di due altari. In quest’area sono state portate alla luce varie fosse e fossette votive, bothroi e un abbondante materiale ceramico (coppe, crateri, idrie, brocche ecc.), osseo e malacologico, che permette di ipotizzare per questa zona una doppia funzione legata sia alla deposizione votiva sia al consumo di cibo e bevande durante le celebrazioni in onore delle divinità.

I lavori svolti sono dunque di straordinaria importanza perché permettono di conoscere e comprendere meglio i culti e la vita religiosa degli abitanti dell’antica colonia di Himera” (Francesca Spatafora)

Testo e immagini da Polo Regionale di Palermo per i Parchi e i Musei Archeologici

Spettrometria di massa per guardare dentro un’anfora greca

6 Luglio 2016

Credit: MIPT
Credit: MIPT

Scienziati russi hanno preso in esame i componenti del più antico campione di bitume in un vaso antico e hanno effettuato una stima accurata della sua età. I risultati sono stati pubblicati in un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Mass Spectrometry.

Il bitume è una miscela di idrocarburi che si trova pure presso depositi naturali, il cui utilizzo cominciò già nell’Età della Pietra. Persino la parola mummia deriva dal bitume (che era utilizzato nell’imbalsamazione), attraverso il Persiano ‘mūm’. I Greci utilizzavano il bitume nelle costruzioni, in medicina e in guerra (celebre è il fuoco greco che potrebbe averlo contenuto).

Gli archeologi russi hanno preso in esame un’anfora greca del quinto secolo prima dell’era volgare, e proveniente dalla Penisola di Taman, una regione vulcanica e una probabile fonte del bitume dei Greci. L’analisi di antichi campioni di bitume può rivelare età e provenienza: già ricercatori statunitensi avevano rilevato come il bitume da una mummia egizia non provenisse solo dal Mar Morto.

Il contenuto in ossigeno dell’anfora in questione si attesta attorno all’11%, contro l’1% di un campione recente: questo perché l’attività batterica produce ossidazione nelle molecole organiche della sostanza. I campioni più antichi possiedono perciò più ossigeno. Lo studio, in particolare, ha utilizzato la spettrometria di massa per distinguere i picchi, ciascuno corrispondente a uno ione con un rapporto massa/carica specifico. Lo spettro di massa è il pattern di questi picchi, e permette l’identificazione delle sostanze. In conclusione, la spettrometria di massa ad altissima risoluzione può fornire preziose informazioni sulla composizione molecolare di una sostanza, con applicazioni nel campo della petrochimica e dell’archeologia.

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