ASCESA E DECLINO DELLA CIVILTÀ MICENEA

Non è semplice trovare un punto di partenza preciso nel percorso che ha condotto allo sviluppo della civiltà micenea; ancor meno lo è tracciare un identikit dei re e delle regine che ne hanno scandito le tappe storiche. Per chi come noi è cresciuto con i grandi poemi omerici, gli eroi e le eroine della mitologia, la civiltà micenea inizia ad assumere contorni più nitidi man mano che ci si avvicina alla fase conclusiva della sua esistenza. Ed è da lì che partiremo, avendo come epicentro Micene e la sua rocca, dimora del più potente dei re achei, Agamennone, e della sua sposa, la regina Clitemnestra, moglie ferita e assetata di vendetta.

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Tomba di Clitemnestra. Foto di Cristina Provenzano

L’epoca micenea viene a mancare tra la fine del XIII e gli albori del XII secolo a.C. Si era sviluppata cinque secoli prima, una volta preso il controllo dell’isola di Creta, dopo la terribile eruzione vulcanica di Thera che aveva spazzato via la civiltà minoica e la sua fiorente economia.

Stabilitisi dalle steppe del nord Europa nel territorio ellenico e coagulatisi attorno ad alcuni centri, a partire dalla prima metà del II millennio i Micenei, così chiamati dal nome del loro centro più importante, sono in grado di costituire una rete commerciale di prim’ordine grazie al surplus delle derrate alimentari: è a Tirinto, Pilo e Micene nel Peloponneso, Orcomeno e Tebe in Beozia, e Iolco in Tessaglia, che vengono a sorgere i palazzi, luoghi di potere deputati alla gestione della produzione agricola, di cui una parte deputata al commercio verso mercati esteri in cambio di metalli e beni di lusso.

Veduta del Parco archeologico di Micene. Foto di Cristina Provenzano

La scrittura

I Micenei erano organizzati secondo una piramide gerarchica al cui vertice era posto il re, signore del palazzo; la società apriva le porte ad una burocrazia di corte e al popolo, che viveva nei borghi sviluppatisi ai piedi del grande centro di potere: esattamente come avvenne a Creta, anche in Grecia attorno ai palazzi si coagularono le case degli artigiani e dei mercanti.

Il crollo dei palazzi ha determinato anche la scomparsa di una serie di attività legate alla vita di corte, come ad esempio la produzione della cultura materiale e, soprattutto, l’utilizzo di una scrittura, denominata lineare B, adoperata solo all’interno delle corti per registrare le attività legate all’economia della società. Per molto tempo la lineare B, rinvenuta in tavolette di argilla, non è stata decifrata; soltanto nel 1952 uno studioso britannico, Michael Ventris, riuscì a capire che si trattava di un sistema scrittorio per cui, ad ogni segno, corrispondeva una sillaba e non una lettera: questa scrittura è la forma arcaica della lingua greca, e, per tale motivo, si può affermare che i Micenei rappresentano la fase più antica della civiltà greca.

Le testimonianze archeologiche: la rocca di Micene e il “tesoro di Atreo”

I Micenei avevano grandi architetture in pietra. Decoravano con pitture parietali di straordinaria bellezza le stanze più importanti dei palazzi e utilizzavano oggetti preziosi che importavano dall’Oriente o producevano loro stessi. Dalle ricostruzioni effettuate dagli archeologi nei siti principali, si sa per certo che la sala del trono aveva quattro colonne al centro, un focolare, e stupende decorazioni nei soffitti.

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Il palazzo di Agamennone. Foto di Cristina Provenzano

E, a proposito di archeologia, il centro di Micene, è stato il primo sito ad essere analizzato con interesse grazie all’opera di Heinrich Schliemann, che, nel 1876, riportò alla luce tombe intatte risalenti all’incirca al XVI secolo a.C., contenenti resti di personalità regali ed una quantità spropositata di oggetti in oro, tra cui diademi, corazze, maschere mortuarie, gioielli e armi: si tratta del cosiddetto tesoro di Atreo, rinvenuto in quella che viene comunemente definita tomba di Agamennone, una denominazione di comodo dato che non conosciamo i nomi dei personaggi realmente sepolti.

La porta dei leoni a Micene. Foto di Cristina Provenzano

La rocca di Micene è costituita da fortificazioni megalitiche con blocchi di pietra. La porta dei leoni costituisce l’accesso principale alla cittadella di Micene, al cui interno si trovava il palazzo del re.

I Micenei avevano grandi tombe funerarie, destinate ai re e ai loro familiari, chiamate tholoi di 20 m di altezza e diametro. Erano grandi cupole in pietra che venivano ricoperte di terra e diventavano collinette artificiali, all’interno delle quali erano sepolti i personaggi della casata reale.

Cupola della tomba a Tholos di Agamennone. Foto di Cristina Provenzano

I circoli reali erano le tombe reali più antiche. Al loro interno sono stati rinvenuti degli oggetti di straordinaria bellezza: maschere, collocate sui volti dei defunti inumati, ma anche oggetti di uso quotidiano in vista della vita ultraterrena.

La civiltà micenea aveva raggiunto una grande ricchezza e una capacità di costruire edifici enormi. Ciò fa supporre una grande disponibilità di forza-lavoro.

Col crollo dei palazzi assistiamo ad un tracollo della organizzazione statale micenea, le cui cause sono ancora oggetto di studio. Vi sono alcuni studiosi che hanno ipotizzato una distruzione di tutti i palazzi micenei contemporaneamente e la loro non ricostruzione sarebbe dovuta a dei disastri di carattere naturale. Altri ritengono che il fatto che i palazzi non siano stati ricostruiti più e che, nella documentazione successiva, sia sparita qualunque nota di riferimento ad una classe aristocratica così ricca, potrebbe significare che la distruzione sia avvenuta in seguito a dei fenomeni di ribellione sociale delle classi più basse che avrebbero eliminato la figura del re.

Il mito ci racconta tutte le peripezie che gli eroi, vincitori della guerra a Troia, hanno dovuto affrontare una volta giunti a casa, talvolta con esito negativo. Per alcuni studiosi queste peripezie potrebbero essere il ricordo di una grave difficoltà che i regni micenei hanno avuto attorno al 1200. Non possiamo stabilire con certezza la causa reale, forse c’è un concorso di motivi che hanno portato al crollo contemporaneo di tutti i palazzi micenei e alla loro non ricostruzione. I greci non producono alcun testo scritto. Con la caduta dei palazzi hanno perduto la capacità di scrivere. Le tavolette sono state rinvenute all’interno delle residenze reali, perché esisteva una classe di scribi addetti alla registrazione delle derrate alimentari che entravano e uscivano dal palazzo. Quando, dunque, il palazzo cessa di esistere e il re non c’è più, viene meno anche la necessità di scrivere. E non si scriverà più fino all’VIII secolo a.C.

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Particolare delle costruzioni in muratura, delle cosiddette mura ciclopiche. Foto di Cristina Provenzano

Bibliografia base sulla civiltà  micenea:

– Bejor, Castoldi, Lambrugo: Arte Greca. Dal X al I secolo a.C., Mondadori 2021.
– Cultraro M., I Micenei. Archeologia, storia, società dei Greci prima di Omero, Carocci Editore 2017.
– Marazzi M., La scrittura dei Micenei, Carocci Editore 2015.
– Musti D., Storia greca. Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Laterza Editore 2010.
– Taylor W., I Micenei, Il Saggiatore 1966

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