15 Gennaio 2016

Fino ad oggi, le prime prove della presenza umana nell’Artico dell’Eurasia risalivano a 30 – 35 mila anni fa. Una carcassa di mammuth congelato, con segni di ferite dovute a strumenti litici impiegati nella caccia, testimonierebbe la presenza umana nell’Artico siberiano ben dieci millenni prima di quanto ritenuto finora, e cioè 45 mila anni fa.

La carcassa presenta segni sulla mandibola, e dovuti ad armi acuminate (probabilmente lance) tra le costole, oltre a un buco nel cranio. Segni ci sono pure sulla zampa e sulle ossa della spalla. Tagli presso la zanna destra indicano che si tentò di rimuoverla, probabilmente per ricavarne strumenti in avorio. Il mammuth aveva circa 15 anni al momento dell’uccisione.
Il sito si trova nei pressi della Baia di Yenisei del Mare di Kara, e recentemente un osso di lupo coevo segnalò pure l’attività di caccia umana ad est. Probabilmente si trattava inoltre di appartenenti alla nostra specie, più che di Neanderthal.

Lo studio “Early human presence in the Arctic: Evidence from 45,000-year-old mammoth remains”, di Vladimir V. PitulkoAlexei N. TikhonovElena Y. PavlovaPavel A. Nikolskiy, Konstantin E. KuperRoman N. Polozov, è stato pubblicato su Science.
Link: Science; Science MagBBC News; Scientific American; The Atlantic; Associated Press; Past Horizons.
Mammut lanoso, modello dal Royal BC Museum, a Victoria (Canada), foto di Flying Puffinda WikipediaCC BY-SA 2.0, caricata da FunkMonk.
Mare di Kara, da WikipediaCC BY-SA 3.0, Created by NormanEinstein, November 29, 2005.