In una rosa di candidati più promettente che mai, per il Premio Strega 2021, spicca per la lodevole commistione di potenza e leggerezza, brutalità e acume, l’ultimo romanzo di Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce, edito da Bompiani.

Ci troviamo davanti a un romanzo di formazione (o meglio de-formazione) in piena regola: seguiamo le vicende della protagonista, nonché voce narrante del romanzo, tutto raccontato in prima persona, a partire dall’infanzia sino alla giovinezza inoltrata – la incontriamo per la prima volta che non ha ancora dieci anni e la abbandoniamo all’ultima pagina che si è ormai laureata da un po’ di tempo.

Per una buona parte del romanzo, a fare da sfondo alla storia (e in un certo senso anche a rivestire il ruolo da co-protagonista) è il lago di Bracciano, specchio fisico e metaforico degli stati d’animo e della storia personale di questa ragazzina e poi giovane donna di cui, al contrario di tutti gli altri protagonisti, il lettore saprà il nome (che, per amore dell’espediente letterario scelto da Caminito, non rivelerò qui) soltanto nelle ultimissime pagine.

Il fil rouge di questa formazione/deformazione è rappresentato dalla povertà, dalla vita grama, prima nella metropoli e poi in provincia, da tutte le conseguenze che la mancanza di denaro e di mezzi hanno sul carattere della protagonista. E poi, dalla famiglia: una madre brusca, dalle capacità limitate e un po’ perverse (seppur genuine) di mostrare il suo affetto ai figli, una donna dal temperamento battagliero, dal forte senso della giustizia ma anche dell’ingiustizia e della vendetta, dai modi di fare induriti dal tempo e dalle delusioni; un padre soccombente, costretto su una sedia a rotelle, senza capacità materiali di incidere in modo sostanziale sulla vita dei figli; un fratello “ribelle”, dalle idee radicali e un po’ ingenue, ripudiato dalla madre (ma in fondo a lei fedele) e tanto amato dalla protagonista.

Questo scenario, sommato ai molti nefasti accidenti della vita (dal bullismo a scuola per i rossi capelli al suicidio di un’amica non proprio tanto amata, alla delusione di un dottorato promesso e alla fine non ottenuto), trasforma la nostra protagonista in una “ragazza cattiva”, capace di sentire a fondo una grande varietà di sentimenti umani, incluso l’odio, l’odio puro, quello che porta alla violenza, al desiderio di vendetta, ad azioni pericolose per se stessi e per gli altri.

La protagonista non è incapace di amare. Tutt’altro. La scopriamo vulnerabile tanto alle cotte adolescenziali quanto ad amori più maturi, la vediamo legarsi potentemente ad amici e amiche, aspettandosi molto in cambio. Ma la vediamo anche disprezzare, picchiare, anche desiderare di uccidere. Una catarsi completa non c’è, eppure, alla fine, la vediamo – ferita ancora una volta nel profondo dagli eventi di una vita ingiusta – reagire con una forza ingenua e delicata, quella dei bambini, una forza che perdona, che spera. Un tuffo ancora nel lago della sua adolescenza, a redimere una vita non completamente ben spesa, ma ancora giovane, ancora in tempo.

Lo stile di Giulia Caminito è asciutto e limpido, ma non privo di immagini forti e di lessico ricercato. La prima persona accentua e rafforza i sentimenti violenti che fanno da padroni nel romanzo. L’azione di certo prevale sulla descrizione, ma la scrittura di Caminito rende perfettamente la brutalità dei sentimenti dei protagonisti, la polarità fra città e provincia, tra il centro di Roma e il lago, tra la vita frenetica e quella apparentemente calma ma realmente turbolenta lontana dalla metropoli; e, in ultima analisi, la polarità fra la formazione e deformazione dei personaggi.

Giulia Caminito acqua del lago dolce
La copertina del romanzo di Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce, pubblicato da Bompiani (2021) nella collana Narratori Italiani

L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito è candidato alla LXXV edizione del Premio Strega.