I depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) contengono molti reperti che possono ampliare le nostre conoscenze sulla vita quotidiana della Campania Felix prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Tra le varie testimonianze è significativa una bottiglia di vetro, che sin dal 2018 è oggetto di studio della collaborazione tra il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II e il MANN.

olio oliva Ercolano
La bottiglia contenente tracce di olio di oliva, forse proveniente da Ercolano e oggi al MANN. Foto R. Sacchi et al., dall’Università di Napoli “Federico” II, CC BY 4.0

Catalogato con l’inventario n° 313337 (Mann-S1), questo recipiente proviene forse da Ercolano, ma come accade in molti casi si sono ormai perse le informazioni relative alla sua scoperta. Per quanto concerne le caratteristiche formali del reperto, si tratta di una bottiglia di vetro cilindrica dall’altezza di 25, 5 cm, costituita da un solo manico e da un collo piuttosto corto. Al suo interno doveva essere presente una sostanza di materia organica cerosa e giallastra, che nel corso del tempo si è solidificata. È significativo notare la corrispondenza con una bottiglia rappresentata in un affresco dei Praedia di Giulia Felice a Pompei, dettaglio che ha portato ad ipotizzare l’impiego di simili oggetti in età imperiale e dunque anche nel periodo dell’eruzione.

Già nel 2018 Alberto Angela, interessatosi all’oggetto durante una visita ai depositi del MANN, aveva ipotizzato che la bottiglia potesse contenere residui di vino, ma questa teoria è stata oggi smentita definitivamente. La analisi chimiche e la datazione al Carbonio-14 condotte dal team del prof. Raffaele Sacchi, appartenente al Dipartimento di Agraria, hanno infatti permesso di scoprire la natura delle particelle contenute nel recipiente. Pertanto, grazie a questi studi è stato possibile individuare un campione di olio d’oliva all’interno della bottiglia, la cui composizione chimica alterata è spiegabile sia con le alte temperature dell’eruzione del Vesuvio, sia con le alterazioni ambientali dovute al tempo che ci separa dal 79 d.C.

Non vino dunque, ma olio d’oliva. Un prodotto sicuramente diffuso e importante in età romana, sia come prodotto alimentare che per altri impieghi relativi alla vita quotidiana: dall’illuminazione alla cura del corpo umano, dagli unguenti profumati ai cosmetici. Questa scoperta assume una maggiore rilevanza se consideriamo l’intensa produzione di questo prodotto nella Campania Felix, come emerge anche da fonti letterarie quali gli Epigrammi di Marziale (XII, 63, 101) o la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (XVIII, 111).

Significativa a riguardo è anche la dichiarazione del prof. Raffaele Sacchi, il cui lavoro costituisce dunque un elemento importante per comprendere le abitudini quotidiane dell’antica Ercolano: “si tratta del più antico campione di olio di oliva a noi pervenuto in grosse quantità, la più antica bottiglia d’olio del mondo. L’identificazione della natura della ‘bottiglia d’olio archeologico’ ci regala una prova inconfutabile dell’importanza che l’olio di oliva aveva nell’alimentazione quotidiana delle popolazioni del bacino Mediterraneo ed in particolare degli antichi Romani nella Campania Felix“.

Riferimenti:

Sacchi, R., Cutignano, A., Picariello, G. et al. Olive oil from the 79 A.D. Vesuvius eruption stored at the Naples National Archaeological Museum (Italy). npj Sci Food 4, 19 (2020). https://doi.org/10.1038/s41538-020-00077-w